A chi importa se il Manifesto fallisce

di Stefano Olivari
Del governo Monti i media parlano bene, grazie anche al facile confronto con i precedenti, ma non ancora benissimo. Sarà per questo che lo stanziamento per i contributi diretti all'editoria, inizialmente previsto in 47 milioni di euro, è stato elevato prima a 70 milioni e adesso, all'ultimo conteggio, si è arrivati a quota 120.

La difesa di Mondonico

Questo Novara tornerebbe sparato in serie B anche se ad allenarlo ci fossero Vittorio Pozzo ed Ernst Happel resuscitati, saltiamo a piedi pari le scontate considerazioni tecniche sulla rosa e veniamo a un numero non inedito in tempi di crisi, cioé il ritorno in panchina del primo allenatore esonerato. In questo caso Attilio Tesser, al posto di un Emiliano Mondonico per il quale tutti tifavano: per il suo passato da ottimo allenatore che mai ha avuto una grande occasione, oltre che per il suo presente di uomo che non si è fatto battere dalla malattia. Un esonero che non si giustifica certo con i risultati, visto che la media punti di Mondonico è stata migliore di quella di Tesser, ma nemmeno con quel ‘progetto’ che viene tirato in ballo da chi non sa cosa altro dire per giustificare un fallimento.
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La NBA di Chamberlain

di Stefano Olivari
I 100 punti di Wilt Chamberlain in una singola partita, rievocati quattro giorni fa in occasione del cinquantenario, pur nella loro incredibilità statistica ci hanno sempre lasciati più freddi dei numeri medi di quel fenomeno: nella stagione 1961-62 50,4 punti e 25,7 rimbalzi... Nella pioggia di celebrazioni abbiamo trovato particolarmente interessante l'intervista di Al Attles a Marc Stein di Espn, in cui l'attuale dirigente degli Warriors con poche pennellate regala un grande affresco della NBA dell'epoca. Attles era in campo in quella famosa serata di Hershey, come compagno di The Stilt proprio negli Warriors (all'epoca a Philadelphia, oggi a Oakland dopo i nove anni a San Francisco) ed è senz'altro più credibile di chi non c'era o non ha visto filmati di quella partita contro i New York Knicks.

Uno Zucchero e tanti flop

di Alvaro Delmo
Prendiamo spunto da alcuni commenti comparsi dopo il nostro post dedicato alla classifica degli album italiani più belli pubblicata da Rolling Stone per un giro di opinioni sui dischi di 'big name' italiani registrati in inglese, tra tentativi più o meno riusciti. Premettendo che abbiamo deciso di lasciare fuori fenomeni come la Italodisco o canzoni reinterpretate da artisti stranieri con notevole successo (e ce ne sono parecchie, ad esse dedicheremo un intervento a parte).

I Moggi passano ma loro restano

di Anna Laura
Il Divide et impera del principe macchiavellico è sempre attualissimo. Due società, Milan e Juventus, ci hanno messo pochi anni a ricostruire le stesse strutture ante-Calciopoli, dimostrando al mondo del calcio che i Moggi passano ma loro restano. Come hanno fatto? Semplice hanno fatto come hanno sempre fatto, per ottenere quello che hanno sempre ottenuto: promettendo e non mantenendo le promesse. Demolendo l'aria del cambiamento con tesi giornalistiche azzardate, ma fatte passare con un fuoco mediatico impressionante come dati di fatto.

Chi scommette sul progetto

Le scommesse sul calciomercato sono molto pubblicizzate, ma nella realtà poco diffuse. Il motivo è semplice: sono ad altissimo rischio di insider trading, come provano le notevoli differenze fra un mercato e l'altro. E poi generano bassi volumi, venendo sospese appena si muovono cifre importanti. Prendiamo il derby romano di domenica scorsa, fra due squadre con allenatori in bilico: Luis Enrique perché il famoso «progetto» sta portando risultati mediocri e Reja perché ogni giorno con Lotito porta a uno scenario diverso.
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Poche baionette per Ghirardi

Il Parma conta zero, siamo tutti d’accordo. Se al suo posto in serie A ci fossero il Foggia o il Treviso per il mitico ‘sistema calcio’ sarebbe la stessa cosa, essendo il carrozzone fondato su tre club che raccolgono il 75% del tifo nazionale e su altre cinque o sei che rappresentano città con popolazione significativa. Però il presidente Ghirardi non si meritava la spocchia con cui il presidente degli arbitri Marcello Nicchi ha commentato le proteste del Parma dopo i clamorosi errori che lo hanno penalizzato nella partita con il Napoli: ”Ghirardi deluso da me e da Braschi? E’ un problema suo”. Una buona risposta, se fosse data a tutti i presidenti che si lamentano.
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La regina e gli intoccabili

di Oscar Eleni
Il riciclaggio di Petrucci, l'eredità di Lefebre e i descamisados di Siena. Sensazioni su Milano, Siena, Calvani, Bologna, Cerella, Casale, Pasquini e Meneghin. Voti a Pungetti, Esposito, Hunter, Pianigiani, Mancinelli, Gentile, Aradori, Melli, Bonamico, Fotsis, Moss, Mordente, Vitali e Amoroso.

Questo Faceskin è un po' Facebook

di Stefano Olivari
Che fine ha fatto Claudio Cecchetto? L'immortale idolo di Gioca Jouer dopo avere festeggiato, si fa per dire, i trent'anni della Radio DeeJay da lui fondata (e lasciata a metà anni Novanta, ora è di proprietà del gruppo Espresso-Repubblica e il direttore è Linus) ed avere lanciato un'infinità di talenti fra musica (arrivando quasi ai giorni nostri, con i Finley) e spettacolo in senso ampio, adesso si occupa di web. E ha creato, sì avete indovinato, un social network. Il suo nome è Faceskin, l'idea di base sembra buona: nel mare di internet fornire una guida, per risparmiare tempo e angoscia derivante dalle troppe possibilità di scelta.

Bastava cambiare Cambiasso

di Libeccio
Molti spettatori interisti di San Siro hanno capito tutto: la colpa è di Cambiasso. Non di una società che, con la squadra in caduta libera, ha ritenuto di poter spolpare ulteriormente la rosa vendendo Thiago Motta. Guarin (un buon giocatore, ma rotto) e Palombo (un giocatore di terza fascia, a dispetto del suo passato in Nazionale) i sostituti per passare la nottata.

Quelli che non sono Mourinho

Cos’hanno in comune Claudio Ranieri a André Villas-Boas? Con una facile battuta, potremmo dire che saranno i prossimi due allenatori esonerati da Massimo Moratti (che come tutti i padroni non può esonerare sé stesso, ma forse potrebbe iniziare dai suoi consiglieri di mercato invece che dall’allenatore). In realtà, guardando a questa stagione, con età è prospettive diverse hanno condiviso il destino di di gestire la fine di un ciclo di squadre che nei cinque-sei anni precedenti sono state ai vertici in patria e in Europa.
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Il Muro del Calcio 3.7

Interventi su calcio e dintorni, dal 2 marzo 2012 fino al raggiungimento dei 5mila commenti o all'introduzione della eccitante quarta versione del Muro. Che ormai è in dirittura d'arrivo, insieme alla migrazione su Wordpress e a varie altre mirabilie tecniche che dovrebbero rendere meno respingente la lettura. Come al solito, inutile stabilire regole diverse da quella di avere qualcosa da dire. Non è una cosa da poco... Forse l'abbiamo già detto?

Il Muro dello Sport

Alle solite due regole dei nostri forum se ne aggiunge una terza: vietato parlare di calcio. Non per snobismo, ma solo perché almeno qui non vorremmo sentirne parlare...

Nel fango del calcio italiano

di Alec Cordolcini
Questa intervista a Jeannine Koevoets, ex signora Tonellotto nonché presidente della Triestina per un mese, è stata rifiutata da quattro testate italiane prima di essere pubblicata, parzialmente, da Il Giornale. Eppure non ci sembra riveli chissà quali verità nascoste, né che il suo contenuto sia particolarmente scomodo. Semplicemente, le risposte non sono una fiera delle banalità come quelle dell'intervistato medio del mondo del calcio. La riproponiamo su Indiscreto, in versione integrale.

La personalità di Franco Gasparri

di Fabrizio Provera
Chissà se Kartlos, capo pagano considerato il padre della moderna Georgia, avrebbe mai immaginato che anche la pallacanestro sarebbe stata un elemento importante dell'orgoglio nazionale. Non siamo intenditori di paganesimo (chi scrive è cattolico apostolico romano), ma ovunque si trovi Kartlos deve aver apprezzato l'ingenua domanda di un ignaro giornalista ad Andrea Trinchieri durante le Final Eight di coppa Italia: qual è la ragione dei tanti punti provenienti dalla panchina di Cantù? Semplice, replicò il coach, è tutta una questione riconducibile alla nazionale georgiana.

Voglia di Dalla nell'era del file sharing

di Alvaro Delmo
Non sapevamp se scrivere qualcosa o meno su Lucio Dalla. La corsa alle dichiarazioni, che inevitabilmente viene fatta quando scompare un personaggio pubblico, ci aveva suggerito di rimanere in silenzio per qualche tempo. Certi che i lettori di Indiscreto se ne sarebbero fatti una ragione. Improvvisamente, avviando iTunes, abbiamo notato però come il cantautore bolognese stesse dominando le vendite con cinque singoli e otto album nelle Top 10 dello store di Apple. E allora ci siamo chiesti, per l'ennesima volta: possibile che uno debba morire per far sì che chi prima non l'aveva fatto senta la necessità di approfondirne l'opera? Sì possibile, anzi, è molto spesso la regola.

Appello indesiderato

di Oscar Eleni
La genialità di Enzo Lefebre, quelli che litigavano con Dalla e la debolezza di Siena.

Le motivazioni di Feltrinelli

di Stefano Olivari
Pochi minuti fa siamo arrivati alla decima, prima del Real Madrid. Si stanno sprecando le rievocazioni riguardanti la morte di Giangiacomo Feltrinelli, avvenuta quasi (era il 14 marzo) 40 anni fa poco lontano dal luogo che sarebbe diventato la sede della... Mondadori (il palazzo di Segrate progettato dal famoso, nel senso che se lo conosciamo noi deve essere per forza famoso, Oscar Niemeyer è stato inaugurato nel 1975). Il corpo, dilaniato da un'esplosione, fu trovato nei pressi di un traliccio e da quel momento fino ai giorni nostri è stato un diluvio di rivelazioni, ricostruzioni, allusioni: tutto riconducibile al genere giornalistico 'servizi deviati', che spesso ha raccontato agli italiani verità pesantissime ma a volte (sembra essere una di quelle, viste le conclusioni dell'inchiesta giudiziaria) è incapace di arrendersi all'evidenza.

Venticinque per cento in più

Quanto guadagnano in realtà i procuratori del calcio? Sugli introiti di queste figure professionali, fondamentali per alimentare i siti di calciomercato e le televisioni a colpi di ‘Sì, c’è un interessamento’ e di ‘A chi non piacerebbe giocare in un club come quello?’, si fanno molte congetture ma in realtà in pochi sanno al di là dei singoli casi quanto entri nelle loro casse in maniera pulita (per tacere del resto, che non sappiamo Nè sapremo mai). Per questo le cifre aggregate del rapporto Fifa chiamato ‘Global Transfer 2011′ sono molto utili per capire i reali interessi finanziari che muove il calcio.
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Fallire e creare nella Silicon Valley

di Andrea Ferrari
Distinguerli dai coetanei ancora sui banchi dell’università è praticamente impossibile, ma Augusto Aghi Marietti e Marco Palladino, oltre ad averla abbandonata poco dopo averla cominciata, hanno appena raccolto un milione e mezzo di dollari da investitori come Jeff Bezos di Amazon ed Eric Schmidt di Google. Un round di finanziamento che servirà a Mashape, la loro creatura, per strutturarsi e crescere ulteriormente così da entrare nel novero delle startup di successo nate nella Silicon Valley. La fama iniziale però l’hanno ottenuta più di un anno fa per una lettera pubblica dai toni molto duri sul “sistema Italia” scritta nel momento in cui decisero di tentare l’avventura negli Stati Uniti e che innescò un’aspra discussione nel mondo tech italiano.

Fra nicchia e mainstream

di Alvaro Delmo
Arriviamo finalmente (o no?) anche noi a parlare della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre stilata da Rolling Stone con l'aiuto di 100 giurati. Diciamo subito che non è facile fare graduatorie su qualcosa che dipende così tanto dal gusto soggettivo di ciascuno. Su una cosa però non concordiamo: il primo posto di Bollicine di Vasco Rossi. Intendiamoci, grande disco che ha caratterizzato un'epoca e che contiene alcune delle migliori canzoni dell'artista di Zocca. Ma per noi non è superiore, per fare solo due esempi, a La voce del padrone (Franco Battiato) e Una donna per amico (Lucio Battisti), con i quali condivide il podio.

Il culto di Jasi

di Simone Basso
Elogio in zona Cesarini, all'imbrunire della carriera, di un vecchio fusto: Sarunas Jasikevicius. Culto cestistico da ormai tre lustri, prodotto della migliore scuola europea, forse mondiale se ne facessimo una questione di percentuale demografica, ovvero la Lituania. Una terra che ha sfornato sempre grandi talenti, prima per l'Unione Sovietica, poi in proprio; tralasciando le considerazioni, trite, tristi e breriane, sulla predisposizione della stirpe, sottolineremmo invece il sistema che hanno creato da quelle parti. Che oggi coltiva, seleziona e premia le promesse autoctone e, ai tempi di Jasi bimbo, consigliava l'esperienza americana.

Il segnapunti di Treviglio

di Fabrizio Provera
Indiscreto porta fortuna non a sé stesso ma all’Mc Carnaghi Villa Cortese, che innalza lo spirito oratoriano e la pallavolo femminile sino alle Final Four di Baku, in calendario il 24 e 25 marzo prossimi. Parte da lontano il viaggio che conduce Villa, 6.201 anime alle porte di Legnano, sino all’Azerbaigian: alla fine degli anni Settanta, quando le suore del Gruppo Sportivo Oratoriano fondarono la società che oggi - grazie alla tenacia del presidente Giancarlo Aliverti e al mecenatismo illuminato della Pietro Carnaghi, della Mc e del pool di aziende che sostiene la squadra (non è obbligatorio finanziare il volley, bisogna sempre ricordarlo) - scrive una bellissima pagina di sport. Che forse non basta a riscattare le tante ombre che gravano su ogni disciplina sportiva professionistica italiana che non sia il calcio, ma quanto meno apre uno squarcio di luce.

Sceicchi socialmente accettabili

Udinese, Lazio, a livello Champions il Napoli: tre filosofie sportive diverse, ma unite dai loro bilanci. Che dimostrano che gestire una società di calcio di alto livello non sia un’attività necessariamente in perdita. C’è il trucco, però. Udinese, Lazio e Napoli non sono costrette a vincere, né nel presente né nel futuro prossimo, i loro terzi posti non sono visti come fallimenti da tifosi ed avversari, messe insieme non rappresentano il 75% dell’odio-amore calcistico degli italiani. Diverso il caso di Milan e Inter, con soldi no limits pompati negli ultimi 26 e 17 anni da Berlusconi e Moratti nelle rispettive società e indirettamente in tutto il sistema calcio. Un comportamento da sceicchi, senza che la cosa ci abbia mai turbato come invece accade quando Manchester City o Paris Saint Germain ci ‘rubano’ qualche campione. Un mondo a parte quello della Juventus, dove nei decenni la propensione a spendere degli Agnelli è mutata, cambiando più volte segno, a seconda dei momenti politici e delle beghe familiari.
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La fede di Lotito

di Libeccio
Le lezioni di Milan-Juve, gli allenatori della Lazio, la fuga dall'Inter e l'ottimismo di Prandelli.

Pellegatti non fa una grinza

di Giovanni Tarantino
C’è poco di calcistico e molto di televisivo nella rissa fisica e mediatica scatenatasi prima, durante e dopo Milan-Juventus. Anche il comportamento dei telecronisti viene messo sotto accusa. Il modo di fare telecronache probabilmente influenza gli spettatori. Nulla di nuovo. Basta fare il giro dei forum in cui si parla di calcio, per esempio, per trovare invettive contro la coppia di commentatori Sky, Fabio Caressa e Beppe Bergomi, tacciati ora di essere antijuventini, ora antimilanisti e così via all’infinito. Gran parte dell’utenza pallonara italiana trova il rimedio a una telecronaca ritenuta fintamente imparziale, con una telecronaca parziale, parzialissima.

Il mondo interno di Sneijder

di Anna Laura
La notte dei lunghi coltelli. Dichiazioni di Snejider: "Io non dico che devono cacciare Ranieri, ho senso di appartenza...". Lettura: Ranieri conferma di essere un perdente e le sue tecniche di motivazione sono inefficaci. Ancora l'olandese dell'Inter: "Guardo spesso la Premier League, non che voglia andarci ma solo per conoscere i giocatori e prepararmi alla sfida con l'Inghilterra". Lettura: come Ibrahimovic con la Champions, avrei voluto ma non posso. Dichiarazioni di gente del mondo del calcio. Un trucco. Il tentativo di simulazione della propria realtà ideale, uno dei tanti tentativi di assoluzione personale.

Gli spot con Brolin e Crippa

Il Parma di Tanzi è ormai storia vecchia, nel bene e nel male, la verità su quel ‘miracolo’ di provincia può quindi venire a galla. Sempre per merito della giustizia ordinaria, ovviamente. Mai che nessuno dei tanti controllori del mondo del calcio (dalla Covisoc in giù) all’epoca d’oro si fosse chiesto come mai calciatori senza alcuna immagine sottoscrivessero contratti pubblicitari per miliardi di lire. In ordine alfabetico Apolloni, Asprilla, Baggio (Dino), Brolin, Chiesa, Crippa, Crespo, Minotti, Stoichkov, Thuram, Veron: una formazione super anche senza il portiere, una formazione tutta finita nel registro degli indagati della Procura di Parma per concorso in bancarotta finalizzata alla distrazione (notizia data per prima dalla Gazzetta di Parma).
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Il deserto di Treviso

di Oscar Eleni
Lo sfogo di Buzzavo, gli applausi negati alla Benetton, la speranza di Lefebre e quella in Barbara Berlusconi, la ritirata di chi spendeva, le gente alla Brumatti, l'addio a Duranti, la maglia della Cinzano e la notte di Kevin Durant. Voti a Datome, Mazzon, Rocca, Griccioli, Bianchini, Recalcati e Jones.

La doppia alzata di Hayward

di Stefano Olivari
Cosa resterà di questo All Star Game 2012? Ci vorrebbe il Raf dei bei tempi per descrivere la malinconia che prende dopo tre notti insonni a osservare i migliori del mondo che giocano fra di loro, con una bassa percentuale di basket ma mettendo anche insieme molte altre cose: divertimento, senso dello spettacolo, consapevolezza di far parte di un club esclusivo, sincero amore per il trash (il ballo delle mascotte in versione gonfiabile e il finto draft fra i finti gm Shaq e Barkley i momenti di culto). Insomma, chi guarda l'All Star Game con gli stessi schemi mentali di chi osserva Obradovic rispondere alle mosse di Maljkovic è un compagno che sbaglia.

Ne vale ancora la pena

di Vincenzo Grieco
Spendere soldi e tempo, venendo da un'altra città, per vedere dal vivo Milan-Juventus è ancora nel 2012 un'esperienza da consigliare a chi si incattivisce davanti a Sky, a Mediaset Premium o, peggio ancora, allo schermo di un computer. Perché tutti siamo tifosi, ma chissà perché una partita vissuta allo stadio porta ad apprezzare il quadro generale più degli episodi...

Quelli del progetto

L’esclusione di De Rossi dalla partita con l’Atalanta offre il pretesto per una domanda del genere ‘re nudo’: in cosa consiste esattamente il progetto di Luis Enrique? Perché l’allenatore spagnolo è iscritto al club di quegli allenatori dei quali si giustifica ogni fallimento tirando in ballo, appunto, il Progetto con la p maiuscola.
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Coccodrilli che comprano su Amazon

di Stefano Olivari
La chiusura di una libreria di solito ispira un buon temino da giornalista che rimpiange vaghissimi bei tempi, magari omettendo di scrivere che non entra in una libreria tradizionale da anni e che quel poco che legge (è pur sempre un giornalista, non ha tempo se non per le marchette) lo compra su Amazon e su altre librerie online. Leggendo la notizia dell'ennesima chiusura di un negozio, la libreria Largo Mahler, vicino all'Auditorium di Milano, sappiamo già cosa sia scattato nella mente di qualche coccodrillo: del resto ancora oggi nei banchi di molte scuole c'è il buco per il porta-inchiostro...

La strategia segreta di Ranieri

di Anna Laura
Avanti con ironia. Dopo il buffetto della sconfitta di Napoli adesso all'Inter tocca il Catania in casa. In salotto? No, forse meglio il bagno. Partita tutta da decifrare per Ranieri e Moratti. Il tecnico ha deciso ormai di rendere lapalissiana la situazione, ride e scherza in conferenze stampa che sono esperienziali: fatte di clichè, di frasi fatte, sentite miliardi di volte da ogni tecnico in italia. Di diverso c'è che stavolta il difendere la squadra, la formazione e la sua professionalità come ha fatto Ranieri deve essere letto nella maniera corretta, cioè come un attacco frontale a Moratto, Branca e Paolillo.

Etica alternata per Buffon e Balotelli

Tutto si può dire di Cesare Prandelli, tranne che non goda di buona stampa. Il girone di qualificazione europea, disputato contro nessuno, non ha detto molto sul futuro della nostra Nazionale ma di sicuro è stato una passerella per marcare differenze con il passato. Soprattutto a livello etico, per quanto riguarda le logiche sottostanti alle convocazioni. Così ogni partita si trasforma in una specie di lavagna di buoni e cattivi, in base agli eventi più recenti. Peccato che la linea del c.t. tutto di un pezzo (a proposito, si parla tanto di giornalisti tifosi per i club ma è dai tempi del Bearzot 1982 che non leggiamo pezzi davvero pesanti contro il selezionatore in carica o contro la FIGC) non sia esattamente… una linea.
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