Abbracci rotti, di Oscar Eleni - Carlo Recalcati conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con Meneghin e La Guardia, ormai il vicepresidente vicario bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale. Così dicono nel generone romano che riabbraccia Gino Natali, tornato a casa Toti da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. Milano respira.
sabato 4 luglio 2009
Quanti sono gli esperti di Sky?
Un minuto dopo la fine del Federer-Roddick di domani pomeriggio ripiomberemo nel tunnel del calciomercato, anche per il non trascurabile motivo che la maggior parte dei nostri 'clienti' (le virgolette dipendono dai loro tempi di pagamento) di Calciatori.com ci chiede quello. Intanto, con Sky Sport 24 sempre accesa, ci ponevamo un quesito epocale: fra trasmissioni dedicate (quella serale di Bonan e Di Marzio, più altri tre spazi fissi quotidiani) ed interventi a piaggia di altri giornalisti dedicati alla materia, intervistati dai conduttori, siamo arrivati a contare in una sola giornata ben sette esperti Sky di calciomercato. E ogni giorno ne spunta uno nuovo, per non parlare dei commentatori. Essendo almeno due per giornale gli esperti dei quotidiani sportivi ed avando ogni paesello i suoi media personalizzati, non è fantacalcio ipotizzare che uno come Branca o Secco riceva quotidianamente telefonate da almeno venti giornalisti diversi che gli chiedono la stessa cosa. Con tre aggiornamenti al dì, per le fantomatiche 'missioni' (le migliori sono quelle di Galliani, che spiega sempre che 'Ci hanno chiesto 65 e noi abbiamo offerto 10, però il giocatore vuole il Milan') arriveremmo facilmente a 60 telefonate giornalistiche al giorno fatte alla stessa persona. Qualcosa non torna, visto che un d.s. serio non risponde così tante volte.
venerdì 3 luglio 2009
Gli edicolanti degli altri
Pierini e il Pampa Sosa sono usciti relativamente bene dalla vicenda scommesse grazie al patteggiamento: quattro mesi di reclusione, con pena sospesa (Udine è pur sempre in Italia), spiccioli di multa e qualche danno in più per l'amico-edicolante Armando Zamparo, solo ononimo della Tania Miss Italia di Sky. A ottobre saranno invece processati i vari Jankulovski, Di Michele, Margiotta e Pinzi, come si è letto sul Messaggero Veneto e sul Gazzettino. L'Udinese di qualche anno fa non era ovviamente la centrale mondiale del betting,per questo dal punto di vista sportivo la vicenda è stata volutamente tenuta bassa. Perchè non siamo di fronte al solito totonero con camorra, mafia, eccetera, ma ad uno schema che è molto diffuso in tutta Italia dal momento che i tesserati non possono scommettere nemmeno su partite che non li riguardano direttamente. Insomma, una stangata sportiva avrebbe innescato il meccanismo 'E allora perché loro no?' molto più che in altre materie: con grande facilità nel fare nomi e cognomi degli intermediari. Semplicemente Zamparo giocava per conto dei suoi 'ragazzi', non solo dell'Udinese, con la complicità di una funzionaria di Eurobet che in un modo che sinceramente non abbiamo capito faceva poi sparire dal sistema le tracce delle giocate. Evidentemente non tutte. Illegalità mista a stupidità, quando anche il più ignorante dei clienti di una banca sa che ogni assegno o bonifico è tracciabile. Molti sono usciti a suo tempo dall'inchiesta con scuse risibili (Iaquinta disse di avere versato mille euro a Zamparo, ma solo per il videopoker: che senso ha nascondere le partite a videopoker?), ma in generale il calcio non ha molta voglia di affrontare l'argomento. Quanti 'edicolanti' ci sono? E quanti papà che ricevono cinquanta sms al giorno dai figli?
giovedì 2 luglio 2009
L'ultimo trofeo del Real
Fra le mille vittorie del Real Madrid sarà ricordata anche l'introduzione del salary cap nel calcio europeo, se è vero che il messaggio odierno di Platini (''Entro due anni un regime di controllo finanziario a livello continentale'', potenzialmente dal tutto al niente ma comunque un segnale) sarà recepito dai molto presunti 'depredati' odierni. Quelli che parlano di incidenza fiscale dopo decine di miliardi versati in nero ai bei tempi ad olandesi ed italiani, quelli che costituivano fondi offshore mentre spiegavano che Maradona non arrivava per rispetto verso i cassintegrati di Mirafiori, quelli che pagano due allenatori che al lordo costano più dei diciannove delle altre squadre di A messi insieme (davvero!). Tutti questi bravi amministratori hanno scatenato le varie macchiette mediatiche contro il Real Madrid che ha osato acquistare giocatori usando una tattica davvero sporca: facendo un'offerta ai loro precedenti club, che li avevano sotto contratto ancora per anni (Kakà-Milan fino al 2013, Cristiano Ronaldo-Man U fino al 2012, Benzema-Lione fino al 2013). Bei tempi quando l'undicesima squadra della serie A comprava il migliore di sempre o giù di lì (El Diez ventiquattrenne), o la nona il più grande mito brasiliano dopo Pelé e Garrincha. Ma al di là della malafede di chi si lamenta adesso, intortando ottusi pensionati fuori dal seggio elettorale, tifiamo per il salary cap. Magari partendo dai singoli stati, per arrivare in breve ad una soluzione europea. Fra l'altro David Stern in questo preciso istante è in Italia (insieme a Jerry Colangelo) per motivi privati, ma qualche ripetizione al presidente della Lega potrebbe farla lo stesso. Il piccolo problema è che questo presidente non esiste, così come la volontà di dare qualche speranza di medio periodo al bambino bergamasco o barese. E allora viva Florentino.
Il raccattapalle di Zico
di Alec Cordolcini“Ormai ho imparato a conoscermi e ad accettarmi: cambierò ancora compagna e magari cambierò anche squadra. Sarà la vita che mi ha reso più duro, ma ho capito che l’unica cosa importante è rimanere fedeli a sé stessi, non agli altri”. 33 anni, una carriera alla quale non è rimasto più nulla da chiedere, un vertiginoso saliscendi tra gol e infortuni, tra successi e delusioni, tra cadute e rinascite. In una sola parola, Ronaldo. Protagonista sempre, dentro e fuori dal campo. Ieri Fenomeno, oggi quasi un sopravvissuto. A sé stesso, ai suoi vizi, al suo smisurato talento. Il capitolo conclusivo della sua storia comunque non è ancora stato scritto. Di seguito abbiamo voluto riassumere in sei sintetiche puntate tutto quello che è successo finora, con l'esclusione del Corinthians che rappresenta attualità e con un’avvertenza: niente amori né scandali nella Ronaldo-story che vi proponiamo. Per il gossip c’è sempre la stampa sportiva “specializzata” nel copiare le notizie dall'estero.
Brasile. Bento Ribeiro è un quartiere situato nella parte ovest di Rio de Janeiro. Un agglomerato ad alto di tasso di povertà che deve il suo nome a Bento Manuel Ribeiro Carnero Monteiro, sindaco di Rio dal 1910 al 1914. I brasiliani non lo considerano una vera e propria favela, e comunque non a livello di quella Cidade de Deus efficacemente descritta da Fernando Meirelles nel suo film City of God. Le condizioni di vita degli abitanti rimangono però estremamente precarie, così come precaria era la famiglia in cui Ronaldo Luis Nazario de Lima nacque il 22 settembre 1976. O, almeno, quello fu il giorno in cui il bimbo venne registrato all’anagrafe, perché in realtà “Dadado” (questo il suo nomignolo d’infanzia) aveva visto la luce quattro giorni prima, il 18 settembre. Madre capofamiglia, padre con problemi di alcol, due fratelli più grandi, il divorzio dei genitori quando lui aveva 10 anni. Il piccolo Ronaldo mangiava pane e calcio, ma nelle interminabili partite tra le strade di quartiere non amava, a differenza della stragrande maggioranza dei propri coetanei, immedesimarsi nell’idolo di un’intera nazionale, Pelè, bensì in un altro mito del calcio verdeoro quale Zico. “Andavo a vederlo da piccolo al Maracanã quando giocava nel Flamengo. Io facevo il raccattapalle ai bordi del campo di gioco e provavo un’emozione indescrivibile ogni volta che recuperavo la palla e la passavo a lui. Perché lui e non Pelè? Perché Zico era il miglior calciatore della sua generazione, la prima che ho potuto vedere direttamente in azione da bambino”. Ronaldo inizia la carriera nel Tennis Club Valqueire, quindi passa al Social Ramos, un’altra piccola squadra dei sobborghi di Rio de Janeiro. Il biglietto verso i piani alti del calcio brasiliano lo stacca però con la maglia del São Cristovão, club minore di Rio de Janeiro noto per avere ottenuto dalla Fifa una particolare dispensa che gli permette di indossare sempre la propria prima maglia (interamente bianca) sia negli incontri casalinghi sia in quelli in trasferta, e famoso anche per la vicinanza del proprio stadio a un grande campo militare, i cui soldati in passato erano soliti, durante il periodo di libera uscita, indossare la casacca bianca e scendere in campo con la squadra. Da qui il soprannome di “Os Cadetes” (I Cadetti) che accompagna tifosi e società del São Cristovão. E’ lì che il piccolo cadetto Ronaldo viene notato da una vecchia gloria del calcio verdeoro quale Jairzinho e introdotto nel settore giovanile del Cruzeiro. Nel 1993 arriva il salto in prima squadra. Il biglietto da visita del bimbo prodigio sono 12 gol in 14 partite nel campionato brasiliano (inclusa una cinquina in un 6-0 rifilato dal club di Belo Horizonte al Bahia, con una delle reti segnata addirittura dopo aver rubato palla al portiere avversario il quale, dopo aver bloccato un tiro, si era fermato ad allacciarsi una scarpa) e 23 in 18 in quello Mineiro. In dodici mesi Ronaldo festeggia una Coppa Brasiliana, il titolo di campione dello stato di Minas Gerais e la palma di capocannoniere del torneo. Niente male come esordio nel calcio professionistico. (1-continua).
Brasile. Bento Ribeiro è un quartiere situato nella parte ovest di Rio de Janeiro. Un agglomerato ad alto di tasso di povertà che deve il suo nome a Bento Manuel Ribeiro Carnero Monteiro, sindaco di Rio dal 1910 al 1914. I brasiliani non lo considerano una vera e propria favela, e comunque non a livello di quella Cidade de Deus efficacemente descritta da Fernando Meirelles nel suo film City of God. Le condizioni di vita degli abitanti rimangono però estremamente precarie, così come precaria era la famiglia in cui Ronaldo Luis Nazario de Lima nacque il 22 settembre 1976. O, almeno, quello fu il giorno in cui il bimbo venne registrato all’anagrafe, perché in realtà “Dadado” (questo il suo nomignolo d’infanzia) aveva visto la luce quattro giorni prima, il 18 settembre. Madre capofamiglia, padre con problemi di alcol, due fratelli più grandi, il divorzio dei genitori quando lui aveva 10 anni. Il piccolo Ronaldo mangiava pane e calcio, ma nelle interminabili partite tra le strade di quartiere non amava, a differenza della stragrande maggioranza dei propri coetanei, immedesimarsi nell’idolo di un’intera nazionale, Pelè, bensì in un altro mito del calcio verdeoro quale Zico. “Andavo a vederlo da piccolo al Maracanã quando giocava nel Flamengo. Io facevo il raccattapalle ai bordi del campo di gioco e provavo un’emozione indescrivibile ogni volta che recuperavo la palla e la passavo a lui. Perché lui e non Pelè? Perché Zico era il miglior calciatore della sua generazione, la prima che ho potuto vedere direttamente in azione da bambino”. Ronaldo inizia la carriera nel Tennis Club Valqueire, quindi passa al Social Ramos, un’altra piccola squadra dei sobborghi di Rio de Janeiro. Il biglietto verso i piani alti del calcio brasiliano lo stacca però con la maglia del São Cristovão, club minore di Rio de Janeiro noto per avere ottenuto dalla Fifa una particolare dispensa che gli permette di indossare sempre la propria prima maglia (interamente bianca) sia negli incontri casalinghi sia in quelli in trasferta, e famoso anche per la vicinanza del proprio stadio a un grande campo militare, i cui soldati in passato erano soliti, durante il periodo di libera uscita, indossare la casacca bianca e scendere in campo con la squadra. Da qui il soprannome di “Os Cadetes” (I Cadetti) che accompagna tifosi e società del São Cristovão. E’ lì che il piccolo cadetto Ronaldo viene notato da una vecchia gloria del calcio verdeoro quale Jairzinho e introdotto nel settore giovanile del Cruzeiro. Nel 1993 arriva il salto in prima squadra. Il biglietto da visita del bimbo prodigio sono 12 gol in 14 partite nel campionato brasiliano (inclusa una cinquina in un 6-0 rifilato dal club di Belo Horizonte al Bahia, con una delle reti segnata addirittura dopo aver rubato palla al portiere avversario il quale, dopo aver bloccato un tiro, si era fermato ad allacciarsi una scarpa) e 23 in 18 in quello Mineiro. In dodici mesi Ronaldo festeggia una Coppa Brasiliana, il titolo di campione dello stato di Minas Gerais e la palma di capocannoniere del torneo. Niente male come esordio nel calcio professionistico. (1-continua).
(in esclusiva per Indiscreto)
Parole senza microfono
A Milano esiste ancora qualcuno che non organizza (o non sa organizzare) eventi, la serata al 4-4-2 per l'Altra Milano lo ha dimostrato. Venti persone attese, ospiti d'onore compresi, duecento e passa arrivate di cui almeno centonovanta non sono riuscite ad ascoltare una parola di quelle dette dagli ex presidenti (Milanaccio e Caspani della Pallacanestro, Maifredi della federazione), dagli ex campioni (Isaac, Zanatta e De Rossi), dagli ex giornalisti (noi) e dai giornalisti ancora in servizio (Eleni, Beccantini, Arrigoni). Il colpo di genio è stato infatti quello di non prevedere l'uso del microfono, in una conferenza stampa...Cerchiamo di rimediare fuori tempo massimo, andando dritti sul punto d'arrivo, che non è tanto far rinascere ad alto livello una squadra rimasta nella memoria generazionale (basterebbe un pazzo appassionato con i soldi veri, paradossalmente sarebbe la cosa più semplice: un diritto di LegaDue costa 300mila euro, ce li ha anche il nostro dentista) ma proporre nel 2009 un ritorno al passato per il basket di tutta Italia. Non alla preistoria, ma ad uno sport professionistico con squadre riconoscibili, giocatori non di passaggio, visibilità anche per le famiglie non dotate di pay-tv. Memore dei miliardi (di lire) spesi all'epoca (Bovone, Gennari e Cosmelli i colpi che scossero il mercato), il co-fondatore della Lega Milanaccio ritiene impossibile una visione imprenditoriale del basket in Italia: anche a livelli inferiori alla serie A è un'attività in perdita, adatta a ricchi signori con passione, desiderio di visibilità o scopi meno confessabili (ma è chiaro che con il calcio si ricicla meglio, essendo le cifre più alte). Il discorso visibilità poi mal si adatta a realtà come Milano, Roma, Napoli, dove molti giornalisti di settore sono adagiati sulla sciocca retorica del tipo 'nelle metropoli esisti solo se vinci'. Più possibilista Caspani, che vede nella fine dell'identificazione il vero problema del basket italiano: secondo il signor Mobilquattro il problema non è tanto il rosso di bilancio, è chiaro che per le aziende il basket è un veicolo di marketing, quanto un ambiente che non riconosce più nemmeno i giocatori di casa propria. Solo un addetto ai lavori, con il sito della Lega sempre online, riesce ormai ad assere aggiornato sui roster. Non è insomma, secondo Caspani, un problema di qualità di basket (peraltro più bassa rispetto a qualche decennio fa, se si prescinde dalle individualità), ma del suo inserimento continuo in un ambiente. Realista anche Fausto Maifredi, che vede l'interesse generale per questo sport uguale a quello di trenta anni fa: per problemi di impianti, per minore esposizione mediatica, ma anche onestamente per suoi limiti invalicabili (spiegare le regole del basket è complicato, inoltre il localismo italiano trova terreno fertile soprattutto nel calcio). Anche con i campioni si è parlato di pallacanestro vecchia e nuova, con aneddoti che ricicleremo abilmente come quelli di Isaac sul bambino Kobe Bryant conosciuto a Reggio Emilia (dove Joe allenava Bryant senior ad inizio anni Novanta). Vi risparmiamo la lista di ringraziamenti ruffiana, diciamo solo che siamo stati contenti di essere lì in mezzo a tante persone che hanno dato la vita per lo sport di base, da Fabio Guidoni a Dante Gurioli.
mercoledì 1 luglio 2009
Agenzia senza collocamento
Chi vive fuori dal mondo della cosiddetta comunicazione (in molti casi una banale voce del padrone) non si rende conto di quanto giornali e notiziari televisivi, per non parlare dei siti web, debbano alle notizie di agenzia. In particolare nel settore sportivo, dove non si va più in trasferta nemmeno nel cortile sotto casa (a Pechino per la Supercoppa non andrà praticamente nessuno), il riciclaggio di Ansa, AdnKronos e Dire è quasi un'arte. Cambi l'attacco, trasformi i bolognesi in felsinei, asciughi il virgolettato ed il gioco è fatto. Per questo la chiusura del notiziario sportivo della Dire, decisa ieri, è per i 'professionisti' del settore una piccola tragedia al di là delle solite logiche corporative. Problemi di bilancio, ovviamente, derivanti dall'impossibilità di farsi pagare per quelle che nel mondo pubblicitario vengono giudicate in anglo-cialtronese 'commodities'. Ci sono grandi club calcistici italiani che non pagano l'abbonamento all'Ansa, usando le password di televisioni amiche, ci sono un'infinità di radio che si limitano a leggere non diciamo Gazzetta.it, ma il...Televideo! Ce lo meritiamo, il dee jay del mattino che cazzeggia sulle brevi del Corsera: vero testo sacro dalle Alpi al Lilibeo.
Il pastore sbagliato di Foreman
di Stefano OlivariSiccome siamo sempre sulla notizia, stanotte abbiamo rivisto il bellissimo documentario 'When we were kings' di Leon Gast, su tutto quello che girava intorno ad Alì-Foreman di Kinshasa 1974. Una cosa che non ricordavano era il pastore tedesco con cui il campione del mondo in carica (Foreman) si presentò nell'allora Zaire: bellissimo cane, ma che nell'immaginario popolare era associato ai cani-poliziotto dell'esercito belga che fino a qualche anno prima aveva colonizzato il paese (poi Mobutu era mille volte peggio del peggior colonialismo, ma questo è un altro discorso). Un particolare che contribuì insieme a vari altri ed all'intelligente piacionismo dell'ex Cassius Clay a spostare il tifo verso lo sfidante. Memorabili un giovane Larry Holmes sparring partner di Alì, la sfilata di protagonisti della black music (James Brown e B.B. King su tutti), le conferenze stampa di Alì, l'essere troppo 'americano' di Foreman (prima di vederlo sulla scaletta dell'aereo, il novanta per cento degli zairesi credeva fosse bianco...) che gli si ritorse contro, la quantità di nani, ballerine ed intellettuali seriosi che fece di quel match una genialata mediatica con pochi eguali nella storia. Anche nella storia già di suo incredibile di Don King, che fino a qualche anno prima aveva operato nel recupero crediti (ammazzando un debitore, fra le altre cose). Il marketing di Mobutu spese bene quei dieci milioni di dollari (l'offerta più alta di organizzatori Usa era stata di quattro), insanguinandoli con una strage di ladri di strada che avrebbero potuto turbare le uscite dei giornalisti occidentali. Così il bravo inviato, ovviamente bianco, potè scrivere che lo Zaire è un paese di forti contrasti ma anche in crescita. L'avete letta anche di recente?
martedì 30 giugno 2009
Che banca?
di Italo Muti
1) Il Ministro Brunetta, che stimiamo, vuole o vorrebbe premiare le banche lungimiranti, quelle vicine alle imprese in questo momento specifico. Verrebbe istintivamente da chiedere quali, se si riesce a trovarne qualcuna che adeguata ai requisiti minimi.
2) Senza contare che, oltre alle imprese, ci sono le famiglie. Quelle le lasciamo da parte, non contano, sono superflue? Considerato che sono importantissime per la tenuta dei consumi, vorremmo sapere se gli istituti di credito possano essere vicini anche alle famiglie o se questa funzione è stata superata.
3) Il credito alle piccole imprese, per esempio, sacrificato sull'altare di quello concesso alle grandi o alle conglomerate: ne vogliamo accennare?
4) Per paura che le grandi aziende non rientrino a sufficienza o lo facciano con passo riflessivo, si è ristretto il credito verso le medie-piccole imprese, vero nerbo del tessuto industriale italiano. Ricatti, vessazioni, garanzie finanziarie giacchè quelle immobiliari contano molto ma molto meno. Vogliamo premiare le banche che hanno fatto le minori angherie?
5) Altro punto dolente riguardo la situazione del credito, gli investimenti con il capitale proprio fatti in precedenza e smontati ad ottobre-novembre 2008 e i prodotti proposti ai clienti con leve lunghe e derivati sintetici come sottostanti.
6) La situazione post fallimento LB provocò un'onda sisimica rilevante, amplificata in Italia dalle banche stesse. Il panico, la paura che altre banche fallissero, i timori sugli scoperti concessi alle imprese e alle famiglie, compresi i mutui per acquisto casa, hanno comportato vendite massicce di azioni, obbligazioni e titoli di stato da patre delle banche stesse.
7) Un flusso ininterrotto di vendite a prezzi stracciati tipo Unicredit, da 3,77 a 1,79 da inizio settembre a fine novembre, per esempio. Oppure obbligazione Goldman Sachs 2010 da 98 a 85 per poi tornare a 100. Si potrebbe continuare all'infinito, ma vedendo che le vendite ad ogni costo da parte delle banche dei propri asset ha comportato un discesa più forte di tutti i titoli scatenando il panic selling oltre alla paura del futuro che, oltretutto, ha impedito ogni mossa logica da homo economicus. Tanto una volta venduto, dopo tre giorni il denaro veniva accreditato sul conto corrente, del resto chissenefrega.
8) L'unica mossa valida sarebbe stato comprare titoli a prezzi stracciati, a meno che non si ipotizzasse il fallimento non solo delle banche americane, ma anche di Enel, Eni, Generali , tanto per stare in Italia. Chi ha comprato il titolo del leone a 10 e a 16 ha rivenduto, come lo vedete? Ha rischiato troppo?
9) Una puntata a parte meriterebbero lo smontaggio delle leve lunghe e i derivati sintetici come sottostanti di obbligazioni strutturate, magari quelle di bancoposta. Magari come puntata di Cialtronia, paese estremamente popolato.
10) Chissà se dopo Cirio, Parmalat, Argentina, Giacomelli, derivati, swap, per tacer dei soggetti principali, incomincerà l'era dell'etica finanziaria.
11) Nessuna procedura contro Italpetroli, diceva oggi a Milano il buon Palenzona. Vicepresidente di Unicredit, non un passante. Fioranelli bravissima persona, i giornalisti veri eroi dell'informazione. A fare insider trading dev'essere stato un soggetto non citato, ma non ci viene in mente nessuno.
12) Bei dividendi Finivest e Pirlo scaricato davanti al seggio elettorale, non volendo tornare sul caso Kakà: qualcosa non torna? In via del tutto eccezionale il direttore di Indiscreto aveva una notizia, ma non ha il coraggio di scriverla.
13) Moggi burattinaio del Bologna, come scrive la Gazzetta? Può essere, in un futuro prossimo. Per adesso c'è altra parte della via Emilia, con una vittima designata. Ricordando i bei tempi in cui Moratti era (o faceva) la vittima, lo definirei il Moratti dei poveri.
14) Un procuratore ben conosciuto a Monte Carlo deve sistemare decine di milioni di nero: la Svizzera lava ancora più bianco, ma in troppi la tengono d'occhio ed a settembre nulla sarà come prima. Amici di Jersey, battete un colpo.
(per gentile concessione dell'autore, fonte: Dentro la Finanza)
1) Il Ministro Brunetta, che stimiamo, vuole o vorrebbe premiare le banche lungimiranti, quelle vicine alle imprese in questo momento specifico. Verrebbe istintivamente da chiedere quali, se si riesce a trovarne qualcuna che adeguata ai requisiti minimi.
2) Senza contare che, oltre alle imprese, ci sono le famiglie. Quelle le lasciamo da parte, non contano, sono superflue? Considerato che sono importantissime per la tenuta dei consumi, vorremmo sapere se gli istituti di credito possano essere vicini anche alle famiglie o se questa funzione è stata superata.
3) Il credito alle piccole imprese, per esempio, sacrificato sull'altare di quello concesso alle grandi o alle conglomerate: ne vogliamo accennare?
4) Per paura che le grandi aziende non rientrino a sufficienza o lo facciano con passo riflessivo, si è ristretto il credito verso le medie-piccole imprese, vero nerbo del tessuto industriale italiano. Ricatti, vessazioni, garanzie finanziarie giacchè quelle immobiliari contano molto ma molto meno. Vogliamo premiare le banche che hanno fatto le minori angherie?
5) Altro punto dolente riguardo la situazione del credito, gli investimenti con il capitale proprio fatti in precedenza e smontati ad ottobre-novembre 2008 e i prodotti proposti ai clienti con leve lunghe e derivati sintetici come sottostanti.
6) La situazione post fallimento LB provocò un'onda sisimica rilevante, amplificata in Italia dalle banche stesse. Il panico, la paura che altre banche fallissero, i timori sugli scoperti concessi alle imprese e alle famiglie, compresi i mutui per acquisto casa, hanno comportato vendite massicce di azioni, obbligazioni e titoli di stato da patre delle banche stesse.
7) Un flusso ininterrotto di vendite a prezzi stracciati tipo Unicredit, da 3,77 a 1,79 da inizio settembre a fine novembre, per esempio. Oppure obbligazione Goldman Sachs 2010 da 98 a 85 per poi tornare a 100. Si potrebbe continuare all'infinito, ma vedendo che le vendite ad ogni costo da parte delle banche dei propri asset ha comportato un discesa più forte di tutti i titoli scatenando il panic selling oltre alla paura del futuro che, oltretutto, ha impedito ogni mossa logica da homo economicus. Tanto una volta venduto, dopo tre giorni il denaro veniva accreditato sul conto corrente, del resto chissenefrega.
8) L'unica mossa valida sarebbe stato comprare titoli a prezzi stracciati, a meno che non si ipotizzasse il fallimento non solo delle banche americane, ma anche di Enel, Eni, Generali , tanto per stare in Italia. Chi ha comprato il titolo del leone a 10 e a 16 ha rivenduto, come lo vedete? Ha rischiato troppo?
9) Una puntata a parte meriterebbero lo smontaggio delle leve lunghe e i derivati sintetici come sottostanti di obbligazioni strutturate, magari quelle di bancoposta. Magari come puntata di Cialtronia, paese estremamente popolato.
10) Chissà se dopo Cirio, Parmalat, Argentina, Giacomelli, derivati, swap, per tacer dei soggetti principali, incomincerà l'era dell'etica finanziaria.
11) Nessuna procedura contro Italpetroli, diceva oggi a Milano il buon Palenzona. Vicepresidente di Unicredit, non un passante. Fioranelli bravissima persona, i giornalisti veri eroi dell'informazione. A fare insider trading dev'essere stato un soggetto non citato, ma non ci viene in mente nessuno.
12) Bei dividendi Finivest e Pirlo scaricato davanti al seggio elettorale, non volendo tornare sul caso Kakà: qualcosa non torna? In via del tutto eccezionale il direttore di Indiscreto aveva una notizia, ma non ha il coraggio di scriverla.
13) Moggi burattinaio del Bologna, come scrive la Gazzetta? Può essere, in un futuro prossimo. Per adesso c'è altra parte della via Emilia, con una vittima designata. Ricordando i bei tempi in cui Moratti era (o faceva) la vittima, lo definirei il Moratti dei poveri.
14) Un procuratore ben conosciuto a Monte Carlo deve sistemare decine di milioni di nero: la Svizzera lava ancora più bianco, ma in troppi la tengono d'occhio ed a settembre nulla sarà come prima. Amici di Jersey, battete un colpo.
(per gentile concessione dell'autore, fonte: Dentro la Finanza)
L'ora dell'automarchetta
L'ora dell'automarchetta è finalmente scoccata. Domani, mercoledì 1 luglio, alle 19 presso il Four Four Two di via Procaccini 61 a Milano verrà presentato il libro 'L'Altra Milano - Dall'oratorio a Jura, la generazione della pallacanestro', scritto da Giorgio Specchia e Stefano Olivari per la prestigiosa casa editrice Indiscreto. Alla presentazione interverranno molti dei nostri amici (gli editori seri mandano invece i dipendenti), molti nostalgici dell'epopea All'Onestà-Mobilquattro-Xerox e addirittura qualche lettore di Indiscreto. Non solo: a parlare dell'età dell'oro della pallacanestro italiana ci saranno di sicuro coach Dante Gurioli, Marino Zanatta, Joe Isaac, Eligio De Rossi, Giovanni Milanaccio, Fabio Guidoni, Tino Caspani e altri personaggi che hanno fatto la storia di quella squadra. Oltre a giornalisti del livello di Oscar Eleni, Roberto Beccantini e Claudio Arrigoni. Per informazioni ed una minima idea di cosa ci sia nel libro il link giusto è www.laltramilano.com . Senza falsa modestia, anticipiamo che chi ama una certa pallacanestro non rimarrà deluso...Murray senza interruzione
Visto che nel tennis ognuno per fortuna rappresenta solo se stesso e non nazioni o peggio ancora paeselli, siamo contenti per il quarto (e forse non solo, anche se la Dementieva rispetto al solito sta servendo bene) di finale della Schiavone perchè ci piace il suo gioco ed abbiamo seguito fino alla fine i cinque set di Murray e Wawrinka terminati ieri sera alle undici meno venti di Wimbledon. Dopo il 'chi se ne frega' di una fortunata epoca di Cuore, il pensierino del mattino: le tradizioni quando sono stupide si possono buttare, essere vecchi non è un valore. Quanti Wimbledon rovinati dalla pioggia, con partite falsate e giornate degli appassionati condizionate (certo, al giornalista che è lì pagato non poteva fregargliene di meno, si prendeva le sue fragole e aspettava che Rosewall e Hoad tornassero in campo), quanto tempo televisivo regalato ad altri sport o al nulla. Milioni di persone banali come noi pensavano bastasse un tetto e l'illuminazione artificiale, soluzioni costose (ma il torneo da solo mantiene tutto il tennis inglese e genera lo stesso utili spaventosi) però con tecnologia disponibile già mezzo secolo fa. Adesso sono arrivati e la bellezza del tennis in prima serata farà di sicuro cambiare molti programmi negli anni a venire. A volte le cose vecchie sono semplicemente vecchie, come la ridicola domenica di stop a metà torneo che tuttora resiste. Nel 1992 ogni quotidiano aveva il suo elzeviro sulla poesia del portiere che poteva prendere con le mani i passaggi all'indietro dei compagni. Invece si può andare avanti, senza per forza trovare il buio.
lunedì 29 giugno 2009
Vuvu mi manchi tu
La ola, che purtroppo si sta notando in questi giorni anche a Wimbledon (mai vista tanta gente sbracata in tribuna, complice anche il caldo di Londra), ha stancato ma in fondo nei tempi morti fa spettacolo. La vuvuzela dà invece fastidio a tutti tranne che ovviamente ai giocatori sudafricani che sono abituati: impedisce la comunicazione in campo, non fa sentire bene i fischi dell'arbitro, rende il tifo del pubblico qualcosa di monocorde e di staccato dal senso della partita. Però non si può abolire per legge, se ne è reso conto anche Blatter che dopo avere pensato di vietarla oggi l'ha addirittura esaltata come emblema della cultura locale da salvaguardare. Cosa che in effetti è, ma senza leggende antiche visto che il suo uso è sempre stato calcistico: in lingua tswana (una delle lingue che si parlano in Sudafrica, oltre che quella prevalente nei bantustan: i ghetti neri creati negli anni dell'apartheid istituzionalizzato) alcuni residenti italiani ci dicono che la parola abbia un altro significato (ondata, doccia o pioggia a seconda delle versioni), non abbiamo niente per smentirli, mentre in zulu abbiamo letto sui siti locali che significa semplicemente 'fare rumore'. Ci sono problemi più gravi, insomma: se a Salonicco hanno mosso i canestri per decenni si potrà sopravvivere anche ad un mese di vuvu.
Senza munizioni
di Oscar Eleni
1. Oscar Eleni alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all’estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. Se avrete pazienza potrete trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l’aria fritta. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l’ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l’occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente.
2. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla solita crisi di idee e progetti, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché Siena non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario Ferdinando Minucci che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono.
3. In attesa di sapere chi e come farà la serie A prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come Renzi, persona stimabile, si metta davanti ai legaioli confusi urlando che vuole la testa di Meneghin, ci domandiamo se un giorno potremmo davvero mettere sulla stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c’è il dubbio della sconfitta. Basta mandare allo scoperto randellatori che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.
4. Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il Taugres Vitoria sta battendo tutti nella corsa a Dario Saric, il quindicenne fenomeno di Sebenico che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di Vitali, un talentino che a parole la racconta sempre bene, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere e ora ci spieghino nel centro vacanze di Azzurra se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l’anno scorso il Caravaggio bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà Recalcati, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con Stonerook sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.
5. Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. Repesa glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con Bucchi c’è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione.
6. A proposito di Milano lo Sciascia nostro, l’unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l’arrivo di Flavio Portaluppi, uno nato nell’Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno Soresina lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente ridarà vita al trofeo Lombardia per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull’annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell’interno della società che ora farà diventare il Palalido un’arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.
7. Aspettiamo conferma anche per l’atterraggio morbido del paron Zorzi nel feudo di Treviso dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile Benetton, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po’ cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni vi danno già un‘idea del mar Morto retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo.
8. L’Eurolega, birichina, premia Dule Vujosevijc come miglior allenatore dopo un'altra meravigliosa stagione del Partizan che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?
9. Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l ‘architetto Alessandro Barzalich, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché Pesaro, intesa come Scavolini, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d’argento sull’arenile.
10. Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere Snaidero riportandolo all’antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche Trieste si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. Non fateci sognare soltanto d’estate.
11. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l’immagine dell’ultima partita di finale, quella finita 47 per gli sfidanti 82 per i campioni. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c’è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l’Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell’antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea.
12. Tornando a Milano che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche Verona, Torino, la stessa Trieste, la Fortitudo, magari Udine, tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell’Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di scrivere un libro sull’altra Milano, quella dell’All’Onestà, della Mobilquattro, insomma degli straccioni della lotta con Jura senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al “4-4-2” di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell'autore, la foto di Dario Saric è tratta da http://www.elcorreodigital.com/ )
1. Oscar Eleni alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all’estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. Se avrete pazienza potrete trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l’aria fritta. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l’ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l’occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente.2. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla solita crisi di idee e progetti, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché Siena non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario Ferdinando Minucci che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono.
3. In attesa di sapere chi e come farà la serie A prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come Renzi, persona stimabile, si metta davanti ai legaioli confusi urlando che vuole la testa di Meneghin, ci domandiamo se un giorno potremmo davvero mettere sulla stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c’è il dubbio della sconfitta. Basta mandare allo scoperto randellatori che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.
4. Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il Taugres Vitoria sta battendo tutti nella corsa a Dario Saric, il quindicenne fenomeno di Sebenico che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di Vitali, un talentino che a parole la racconta sempre bene, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere e ora ci spieghino nel centro vacanze di Azzurra se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l’anno scorso il Caravaggio bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà Recalcati, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con Stonerook sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.
5. Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. Repesa glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con Bucchi c’è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione.
6. A proposito di Milano lo Sciascia nostro, l’unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l’arrivo di Flavio Portaluppi, uno nato nell’Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno Soresina lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente ridarà vita al trofeo Lombardia per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull’annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell’interno della società che ora farà diventare il Palalido un’arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.
7. Aspettiamo conferma anche per l’atterraggio morbido del paron Zorzi nel feudo di Treviso dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile Benetton, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po’ cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni vi danno già un‘idea del mar Morto retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo.
8. L’Eurolega, birichina, premia Dule Vujosevijc come miglior allenatore dopo un'altra meravigliosa stagione del Partizan che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?
9. Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l ‘architetto Alessandro Barzalich, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché Pesaro, intesa come Scavolini, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d’argento sull’arenile.
10. Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere Snaidero riportandolo all’antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche Trieste si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. Non fateci sognare soltanto d’estate.
11. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l’immagine dell’ultima partita di finale, quella finita 47 per gli sfidanti 82 per i campioni. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c’è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l’Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell’antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea.
12. Tornando a Milano che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche Verona, Torino, la stessa Trieste, la Fortitudo, magari Udine, tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell’Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di scrivere un libro sull’altra Milano, quella dell’All’Onestà, della Mobilquattro, insomma degli straccioni della lotta con Jura senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al “4-4-2” di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell'autore, la foto di Dario Saric è tratta da http://www.elcorreodigital.com/ )
Come siamo buoni
Domanda dell'ufficio marketing del Ku Klux Klan, sezione italiana: cosa si può fare per aumentare il razzismo nella nostra bella società? Magari organizzare manifestazioni come i Mondiali di calcio antirazzisti, che dall'8 al 12 luglio prossimi porteranno a Casalecchio di Reno più di 200 squadre da tutto il mondo. Con un sano (ma anche no, poi i bambini si suicidano per un cinque e mezzo in disegno) spirito non competitivo ed una meno sana intenzione di impartire la solita lezioncina, come provano il patrocinio di Uisp ed enti locali (Regione, Provincia, Comune di Bologna). Un'assunzione regolare vale più di mille pistolotti sulla multiculturalità, ma non produce immagine e non rafforza il brand.
Quello sfigato di Lucio
Che sfigato, quel Lucio! E' solo campione del mondo, gioca in quell'oratorio chiamato Bayern Monaco, ha da parte solo una ventina di milioni di euro. Eppure piange per una vittoria con il Brasile nell'inutile Confederations Cup, secondo le prime firme tecniche di casa nostra una vittoria controproducente perché chi vince questo torneo poi non vince il Mondiale. Veramente sarebbe più facile dimostrare che quasi sempre chi 'non' vince la Confederations Cup poi non vince il Mondiale, però le statistiche a disposizione di tutti trasformano l'ultimo cane (senza offesa per i cani, uno dei pochi motivi per apprezzare la vita) in una caricatura dell'immenso Rino Tommasi. Ma adesso concentriamoci sul solito faccendiere, fuori dal solito ristorante. Magari anche Lucio, come tutti i bambini di Planaltina, tifava per un club italiano.
domenica 28 giugno 2009
Effetto collateral
Sì, d'accordo, i ragazzi non leggono un giornale cartaceo nemmeno per sbaglio. Ma era così anche qualche anno fa, eppure gli editori non piangevano miseria. Cos'è davvero cambiato, quindi? New Tabloid, bimestrale dell'Ordine dei giornalisti lombardo, ha fatto qualche numero. Dal 2001 tutti gli allegati ai giornali (libri, dvd, guide, tazzine, scarpe, asciugamani, rossetti, profumi, eccetera...) hanno salvato i fatturati, con percentuali d'incremento clamorose rispetto all'anno precedente: più 49% nel 2003, 46% nel 2004, fino a toccare l'apice assoluto nel 2005 quando tutte queste operazioni con valore giornalistico prossimo allo zero hanno inciso per circa il 15% sui ricavi totali. Attualmente questa voce pesa per il 6%, con tutto quel che ne consegue. La curiosità è che i libri, che più o meno sono coerenti con i giornali, nel 2004 rappresentavano il 69% del totale del fatturato da collateral mentre ora ne rappresentano meno della metà. Traduzione: al di là della crisi economica, gli italiani si sono riempiti la casa di opere che non leggeranno mai (nel nostro piccolo stiamo aiutando Repubblica con il Texone del giovedì, quando abbiamo già la collezione completa ed originale: detto fra noi, Tex a colori non ha senso) ed il ciclo si è ormai esaurito. Il problema è che il prezzo di copertina, di cui il 40% viene mangiato dai vari anelli della distribuzione, non riesce a tenere a galla quasi nessuno e che la pubblicità è praticamente scomparsa se è vero che alcuni quotidiani nazionali la vendono (Davvero! Abbiamo le mail con le offerte...) a 500 (cinquecento) euro a pagina. Cosa vogliamo dire, quindi? Che la mediazione giornalistica sta scomparendo e saranno sempre di più i protagonisti degli eventi a raccontare di se stessi attraverso media di proprietà finanziati anche da tifosi (di una squadra, di un partito, di una banca, di una presunta buona causa). A meno che i micropagamenti vagheggiati da Murdoch non funzionino, fra cinque anni tutto quello che leggeremo sarà dilettantistico o falso.
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