Platini vince il tiro della monetina e Giresse inizia la serie di rigori, tirando nella stessa porta dove mezz’ora prima aveva segnato il gol del sogno, dell’illusione. È il terzo lancio della monetina della partita e per la terza volta vincono i francesi…qualche anno prima le partite terminate in parità venivano decise proprio in questa maniera ma purtroppo per i francesi, così fortunati con la peseta, a Sevilla la finalista verrà decisa dai calci di rigore. L’attesa del primo rigore è lunghissima, Corver improvvisa un momento teatrale riprendendo per tre minuti buoni i giocatori a centrocampo e poi Schumacher in porta. Questa perdita di tempo potrebbe aumentare terribilmente la tensione di Giresse, il numero dodici francese però rimane freddissimo e spiazza Schumacher con un rasoterra preciso. Kaltz, Amoros, Breitner e Rocheteau spiazzano il portiere a loro volta, la Francia conduce sei a cinque. È il sesto rigore della serie e tocca ad Ulrich Stielike “le meilleur libero du monde”, come viene presentato da Larqué prima del rigore…
Ed è proprio lui, Uli Stielike, terzo rigorista tedesco, a rompere l’equilibrio facendosi parare il tiro dal dischetto da Jean-Luc Ettori. Nonostante la fama di duro (chiedere ad Altobelli) Stielike dopo l’errore scoppia a piangere come un bambino, sdraiato a fianco del dischetto… Schumacher arriva e sposta di forza il suo compagno numero 15 garantendogli che parerà il rigore successivo. Quando Didier Six, quarto rigorista francese, si avvicina al dischetto del rigore per posizionare la palla, Stielike è l’unico degli ottantamila del Pizjuan a non guardare verso la porta difesa da Schumacher, la testa tra le braccia del giovane Pierre Littbarski, inconsolabile nella sua esplosione di lacrime, così poco dignitose per un cattivo come lui…Ma è il momento di Didier Six, il numero 19 ha la possibilità di scagliare in rete la palla della finale…dopo di lui tirerà Michel Platini, una sicurezza…
La leggenda di Sevilla (smentita e confermata migliaia di volte dai protagonisti) racconta che Schumacher abbia alzato gli occhi verso il centrocampo dove Hansi Muller, giocatore assai intelligente che conosce bene Six, sta mimando vistosamente un tiro di piatto verso sinistra, indicando la parte verso la quale sicuramente l’attaccante francese avrebbe tirato…Vero o falso che sia, Schumacher si getta verso la sua destra e respinge il tiro di Six, al quale improvvisamente cedono le ginocchia…di nuovo parità…si va avanti in equilibrio…Didier Six, il maledetto del calcio francese…era stato lui 4 anni prima a Buenos Aires, durante una partita spettacolare, a fallire un gol contro l’Argentina che avrebbe cambiato la partita ed è lui a fallire il rigore che tutti i francesi ancora oggi identificano come quello decisivo. Stielike si accorge dell’errore dell’avversario, alza gli occhi e vede che il suo errore è stato neutralizzato dal portiere…ma non sorride ancora, sa di averla combinata grossa…torna con il volto tra le mani, tra le ginocchia…forse per vergogna, forse perché ancora disperato…o forse perché, superstiziosamente, pensa che mantenendo questo atteggiamento il suo portiere parerà anche il rigore successivo di Platini…Tocca a Littbarski ristabilire la parità, uno dei migliori in campo non si smentisce con un rigore centrale sotto la traversa…è il momento dei rigoristi finali, Platini, e Rummenigge, cinque anni di Palloni d’Oro 1981-1985,...i due fuoriclasse trasformano il proprio rigore in maniera perfetta e sul risultato di sette pari si esaurisce la serie dei cinque rigori iniziali: si va ad oltranza.
Hidalgo racconterà che non era stata preparata una lista di rigoristi ma si sarebbero valutati al momento i disponibili. Tigana, infortunatosi nel finale, è automaticamente escluso ed il primo a presentarsi sul pallone è quindi Maxime Bossis, uno dei migliori in campo; “Ho preferito offrirmi di tirare il rigore piuttosto che farmelo chiedere, dopotutto al Nantes ero uno dei tiratori”…calzettoni alle caviglie, è un tiro decisivo, Bossis tira con decisione ma Schumacher intercetta il pallone e i sogni della Francia crollano: “in quel momento mi sentivo perso, credevo che la serie si sarebbe arrestata al primo errore e non ho pensato minimamente al fatto che toccava a Hrubesch, per me era già finita in quell’istante, non capivo più nulla”. Horst Hrubesch nel giugno 1980 allo stadio Flaminio aveva consegnato la Coppa Europa alla Germania Ovest con una doppietta in finale contro il Belgio, è già stato decisivo per la sua squadra, potrebbe essere lui a chiudere la partita…al contrario Ettori deve parare il rigore altrimenti la Germania è in finale, Corver posiziona il pallone sul dischetto ed invita Hrubesch a controllare, al contrario del solito il tedesco non tocca la palla, la lascia così com’è: “Ero talmente sicuro di segnare che ho lasciato il pallone là dove l’aveva posizionato l’arbitro”…il rigore del centravanti è perfetto, Ettori non si butta nemmeno, la Germania Ovest è in finale; racconta Hrubesch: “Inizialmente non volevo essere il sesto rigorista, ma poi mi sono detto 'ce la fai, la metti in porta' e mi sono preso le mie responsabilità…un’ora prima della partita, quando ho aperto l’armadietto negli spogliatoi, ho trovato incollata una foto di Gesù…ho detto ai miei compagni, ragazzi, oggi non ci può accadere nulla di male perché Gott Mit Uns”…e in effetti Hrubesch durante i festeggiamenti si rende protagonista negli spogliatoi… “ve l’avevo detto che Dio sarebbe stato con noi e ci avrebbe aiutato”…
È finita, Rummenigge e Kaltz corrono ad abbracciare il corpulento centravanti, Platini è perso a centrocampo, Tigana zoppica, Rocheteau, sportivissimo, va ad applaudire i tifosi francesi che ricambiano: al Pizjuan di Sevilla è appena terminata la partita più bella del secolo e i protagonisti, vincitori e sconfitti, entreranno di diritto nella leggenda della Coppa del Mondo di calcio. A tarda notte, all’aeroporto di Sevilla, in attesa di prendere l’aereo per Alicante (due giorni dopo ci sarebbe stata la finalina contro la Polizia), i giocatori francesi notano Corver che discute simpaticamente con i tedeschi in partenza per Madrid…Tigana è rosso dalla rabbia e viene trattenuto a stento dai compagni…non c’è niente da fare, la Francia più bella di sempre volerà ad Alicante ed il viso di Giresse, stravolto dalla gioia, rimarrà per sempre un’immagine romantica e triste nell’immaginario degli sportivi francesi e di tutto il mondo…la resurrezione di Rummenigge e la traversa di Amoros, la rovesciata di Fischer e la sforbiciata di Trésor, il dolore di Battiston ed il cinismo di Schumacher, l’errore di Six e le lacrime di Stielike, i dribbling di Littbarski e la classe infinita di Michel Platini…tutto questo è la Leggenda di Sevilla, grazie a tutti i protagonisti di avercela regalata, perché anche a ventisei anni di distanza questa partita ci procura sempre emozioni infinite.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Visualizzazione post con etichetta Mon amour. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mon amour. Mostra tutti i post
L'urlo di Giresse
I massaggiatori si danno da fare mentre la regia spagnola indugia su Karl-Heinz Rummenigge, evidentemente destinato ad entrare in campo. Partono i supplementari e la Francia attacca ancora: dopo un corner c’è una punizione da posizione decentrata sulla destra, batte Giresse, a centro area Marius Trésor è completamente solo, il giocatore della Guadalupa si coordina perfettamente ed in semirovesciata spara di destro sotto la traversa, è un gol splendido che permette alla Francia di prendere il vantaggio…ma i Bleus non si accontentano ed attaccano ancora, Rummenigge capisce che è il momento di accelerare il riscaldamento. Dopo tre minuti di shock arriva la reazione della Mannschaft, Littbarski ruba la palla ad Amoros ma Ettori salva in corner evitando una situazione pericolosissima. La Germania ora reagisce trascinata dalla giovane ala del Colonia, la Francia prova a pungere in contropiede con Tigana (tiraccio fuori). Minuto 98, entra Karl-Heinz Rummenigge al posto di Hans-Peter Briegel, Derwall si gioca il tutto per tutto con quattro attaccanti, la Germania Ovest ora attacca in massa, non c’è più l’energia per difendere con i raddoppi, i duelli sono tutti uno contro uno, Janvion e Trésor salvano due volte su situazioni pericolose.
La Francia può contrattaccare, è un contropiede manovrato, lo guida Michel Platini, allarga sul vertice sinistro dell’area per Didier Six, l’ala sinistra attende il suo avversario, la Germania è spezzata in due, quattro difensori nell’aera piccola a marcare Rocheteau e Platini, Giresse ha seguito l’azione e si trova al limite dell’area, Six lo serve, il piccolo bordolese scaglia un destro di esterno-collo che sbatte contro il palo interno e poi in rete, è il magnifico gol del 3-1, Giresse esulta come farà 3 giorni dopo Marco Tardelli, stesso urlo e stessa gioia, per molti giornalisti transalpini ancora oggi l’immagine di Giresse che corre verso la panchina inseguito da Six è la più celebre e commovente della storia del calcio francese, da pelle d’oca…i compagni lo sommergono, è il minuto 98, ne mancano ancora venti ma per la Francia sembra fatta…Alain Giresse viene intervistato 21 anni dopo quella partita leggendaria, che non è stata ancora digerita…”Ci diciamo sempre, tra di noi, che Corver ce l’ha messa tutta per farci perdere, non l’abbiamo ancora perdonato, ci sarebbero state così tante occasioni non dico per favorirci, ma almeno per essere obiettivi”…Giresse ricorda con passione e rimpianto quella serata entrata nella storia… “Dopo la fine dei calci di rigore siamo diventati degli zombie, tutto quello che stavamo facendo, lo stavamo facendo in modo meccanico, aspettando semplicemente che il tempo passasse…non pensavamo a nulla, solo a partire immediatamente per dimenticare tutto, ma sarebbe stata soltanto un’illusione, perché l’oblio non è mai arrivato, ti rendi conto col passare del tempo che è impossibile, che non se ne andrà mai...ventun anni dopo è sempre là, sempre caldo”…
Certamente il fatto che nel 1982 Six fosse il solo giocatore francese a militare un campionato estero, era una lacuna della nazionale francese i cui giocatori non erano ancora abituati a fare calcoli e, soprattutto, a gestire una situazione di vantaggio…sedici anni dopo, quando finalmente i Bleus riusciranno a vincere il Mondiale, una buona parte di questa vittoria sarà da attribuire alla mentalità vincente e alla capacità di gestire il risultato appresa dai numerosi giocatori come Thuram, Zidane, Djorkaeff, Deschamps, Desailly che militano nel campionato italiano…ma nel 1982 purtroppo la Francia di Hidalgo non sapeva difendersi, sapeva solamente attaccare e di fronte a lei si stava per compiere la resurrezione di Karl-Heinz Rummenigge…
Dopo il 3-1 la Germania Ovest continua ad attaccare con ancor più convinzione, al minuto 101° viene annullato per fuorigioco un gol a Klaus Fischer, La Francia gestisce la partita in zona d’attacco, Giresse viene steso al limite ma la palla resta per un istante ai Bleus, pertanto Corver non fischia. Anche Platini subisce un duro contrasto ma il gioco prosegue, la Germania Ovest riparte e ci sono due giocatori francesi a terra. Bossis perde un contrasto con Rummenigge che lancia, aiutato da Stielike e Littbarski, una pericolosa azione d’attacco, proprio Littbarski penetra in area da sinistra, Bossis ha lasciato scoperta la sua zona, il cross è morbido, Janvion sarebbe in vantaggio ma Rummenigge in acrobazia si tuffa in spaccata e tocca la palla anticipando proprio Janvion ed Ettori. E' un gol meraviglioso di classe infinita del numero undici tedesco, che riapre la partita. Finisce il primo supplementare e le squadre cambiano di campo. La Francia inizia a soffrire, la situazione è difficilissima e gli avversari hanno troppi giocatori di personalità ed esperienza per una partita del genere, le sortite offensive si fanno sempre meno frequenti, i palloni piovono in area francese: i chili ed i centimetri dei tedeschi si fanno sentire, eccome. Rummenigge batte un corner corto con Kaltz che gli fa la sponda, Kalle gestisce la palla e poi dà a Forster, il numero 5 apre a sinistra per Littbarski che crossa alto al centro sul secondo palo, Janvion non è in grado di contrastare Hrubesch che di testa fa la torre per Fischer, la palla rimane un po’ indietro ed il centravanti del Colonia si deve coordinare per una rovesciata, il tiro è perfetto e termina nell’angolino alla sinistra di Ettori che rimane immobile; è il 3-3 della Germania dopo soli 2 minuti dall’inizio del secondo supplementare; Platini urla, ce l’ha con l’arbitro che non ha fischiato due contrasti duri, ma soprattutto rimprovera i suoi compagni…sta capendo che la partita gli sta scivolando via dopo aver creduto di tenerla saldamente in mano.
La Germania attacca ancora, Amoros per evitare un corner salta su un cartellone Iveco ma scivola e termina su un fotografo. Rummenigge è incontenibile quando cambia passo, la Francia soffre ancora. Trésor riesce a tenere bene la difesa, tuttavia, come fa notare Larqué, il problema delle marcature non è ancora risolto. I giocatori sono stanchissimi, e la partita si avvia alla fine senza azioni particolarmente pericolose, a parte qualche mischia in area francese, e per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo una partita viene decisa ai calci di rigore.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La Francia può contrattaccare, è un contropiede manovrato, lo guida Michel Platini, allarga sul vertice sinistro dell’area per Didier Six, l’ala sinistra attende il suo avversario, la Germania è spezzata in due, quattro difensori nell’aera piccola a marcare Rocheteau e Platini, Giresse ha seguito l’azione e si trova al limite dell’area, Six lo serve, il piccolo bordolese scaglia un destro di esterno-collo che sbatte contro il palo interno e poi in rete, è il magnifico gol del 3-1, Giresse esulta come farà 3 giorni dopo Marco Tardelli, stesso urlo e stessa gioia, per molti giornalisti transalpini ancora oggi l’immagine di Giresse che corre verso la panchina inseguito da Six è la più celebre e commovente della storia del calcio francese, da pelle d’oca…i compagni lo sommergono, è il minuto 98, ne mancano ancora venti ma per la Francia sembra fatta…Alain Giresse viene intervistato 21 anni dopo quella partita leggendaria, che non è stata ancora digerita…”Ci diciamo sempre, tra di noi, che Corver ce l’ha messa tutta per farci perdere, non l’abbiamo ancora perdonato, ci sarebbero state così tante occasioni non dico per favorirci, ma almeno per essere obiettivi”…Giresse ricorda con passione e rimpianto quella serata entrata nella storia… “Dopo la fine dei calci di rigore siamo diventati degli zombie, tutto quello che stavamo facendo, lo stavamo facendo in modo meccanico, aspettando semplicemente che il tempo passasse…non pensavamo a nulla, solo a partire immediatamente per dimenticare tutto, ma sarebbe stata soltanto un’illusione, perché l’oblio non è mai arrivato, ti rendi conto col passare del tempo che è impossibile, che non se ne andrà mai...ventun anni dopo è sempre là, sempre caldo”…
Certamente il fatto che nel 1982 Six fosse il solo giocatore francese a militare un campionato estero, era una lacuna della nazionale francese i cui giocatori non erano ancora abituati a fare calcoli e, soprattutto, a gestire una situazione di vantaggio…sedici anni dopo, quando finalmente i Bleus riusciranno a vincere il Mondiale, una buona parte di questa vittoria sarà da attribuire alla mentalità vincente e alla capacità di gestire il risultato appresa dai numerosi giocatori come Thuram, Zidane, Djorkaeff, Deschamps, Desailly che militano nel campionato italiano…ma nel 1982 purtroppo la Francia di Hidalgo non sapeva difendersi, sapeva solamente attaccare e di fronte a lei si stava per compiere la resurrezione di Karl-Heinz Rummenigge…
Dopo il 3-1 la Germania Ovest continua ad attaccare con ancor più convinzione, al minuto 101° viene annullato per fuorigioco un gol a Klaus Fischer, La Francia gestisce la partita in zona d’attacco, Giresse viene steso al limite ma la palla resta per un istante ai Bleus, pertanto Corver non fischia. Anche Platini subisce un duro contrasto ma il gioco prosegue, la Germania Ovest riparte e ci sono due giocatori francesi a terra. Bossis perde un contrasto con Rummenigge che lancia, aiutato da Stielike e Littbarski, una pericolosa azione d’attacco, proprio Littbarski penetra in area da sinistra, Bossis ha lasciato scoperta la sua zona, il cross è morbido, Janvion sarebbe in vantaggio ma Rummenigge in acrobazia si tuffa in spaccata e tocca la palla anticipando proprio Janvion ed Ettori. E' un gol meraviglioso di classe infinita del numero undici tedesco, che riapre la partita. Finisce il primo supplementare e le squadre cambiano di campo. La Francia inizia a soffrire, la situazione è difficilissima e gli avversari hanno troppi giocatori di personalità ed esperienza per una partita del genere, le sortite offensive si fanno sempre meno frequenti, i palloni piovono in area francese: i chili ed i centimetri dei tedeschi si fanno sentire, eccome. Rummenigge batte un corner corto con Kaltz che gli fa la sponda, Kalle gestisce la palla e poi dà a Forster, il numero 5 apre a sinistra per Littbarski che crossa alto al centro sul secondo palo, Janvion non è in grado di contrastare Hrubesch che di testa fa la torre per Fischer, la palla rimane un po’ indietro ed il centravanti del Colonia si deve coordinare per una rovesciata, il tiro è perfetto e termina nell’angolino alla sinistra di Ettori che rimane immobile; è il 3-3 della Germania dopo soli 2 minuti dall’inizio del secondo supplementare; Platini urla, ce l’ha con l’arbitro che non ha fischiato due contrasti duri, ma soprattutto rimprovera i suoi compagni…sta capendo che la partita gli sta scivolando via dopo aver creduto di tenerla saldamente in mano.
La Germania attacca ancora, Amoros per evitare un corner salta su un cartellone Iveco ma scivola e termina su un fotografo. Rummenigge è incontenibile quando cambia passo, la Francia soffre ancora. Trésor riesce a tenere bene la difesa, tuttavia, come fa notare Larqué, il problema delle marcature non è ancora risolto. I giocatori sono stanchissimi, e la partita si avvia alla fine senza azioni particolarmente pericolose, a parte qualche mischia in area francese, e per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo una partita viene decisa ai calci di rigore.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Cuore e Amoros
La partita riprende con la Francia propositiva come prima dell’incidente di Battiston, Platini è nervoso e reclama un corner che non gli viene concesso, i Bleus attaccano in massa, anche con Trésor, Amoros e Bossis, Platini entra in area e viene sfiorato da Briegel ma l’arbitro non concede il penalty tra le proteste del futuro juventino. Al 65’ Schumacher sbaglia l’uscita su un corner ma Lopez manda alto di poco, Trésor e Bossis sono in condizioni atletiche straripanti e si lanciano coraggiosamente contro tutti i Tedeschi che si propongono all’attacco, proprio Trésor entra in tackle su Stielike a piedi uniti (oggi sarebbe da rosso), ma l’arbitro lo rimprovera solo verbalmente. La Francia attacca ancora, Rocheteau viene fermato da un tackle spettacolare di K-H Forster al limite dell’aera, Jupp Derwall capisce che la sua squadra ha bisogno di giocatori freschi e fa scaldare Horst Hrubesch…la Germania reagisce con un’azione di pura potenza di Briegel che libera al tiro Dremmler, Ettori para. Punizione dal limite per la Francia ma per Platini non è giornata dalla mattonella: barriera, una mano tedesca tocca il pallone ma, come fa signorilmente notare anche Larqué, è involontaria (in realtà una delle critiche mosse dall’Equipe il giorno dopo a Corver sarà il fatto che la barriera tedesca si piazza sempre a sei metri dalla palla, impedendo ogni conclusione di Roi Michel.
Intanto entra Hrubesch per un Magath davvero deludentissimo, le squadre nell’ultima metà della ripresa iniziano ad essere più stanche e ad allungarsi moltissimo, le azioni pericolose partono non necessariamente dai piedi più raffinati, ma spesso da giocatori come Briegel, Dremmler, Amoros, Bossis, Tigana, che hanno più energie…Ettori salva appunto un tiro potente scagliato dal futuro veronese da posizione decentrata un minuto dopo che Amoros, con una strepitosa azione, aveva servito Six di fronte a Schumacher…Un cross di Six pericolosissimo potrebbe essere trasformato in gol da Rocheteau, ma l’attaccante Charentais, non un cuor di leone in verità, non si tuffa di testa come sarebbe necessario…il ricordo di Battiston venti minuti prima e l’ombra minacciosa di Schumacher che si lancia in avanti evidentemente lo hanno spaventato. Al minuto 85 Tigana parte in progressione sulla fascia destra, la sua accelerazione dopo una partita del genere è impressionante, il cross è bellissimo ma Rocheteau e Six si ostacolano a vicenda e mandano fuori un gol già fatto. La Germania Ovest inizia a cercare la testa di Hrubesch con lanci lunghi; la tattica ha un doppio vantaggio, innanzitutto Bossis deve abbandonare le sue scorribande sulla fascia perché è l’unico che ha i centimetri per poter marcare efficacemente il centravanti dell’Amburgo, e poi Hrubesch mette in difficoltà Ettori (solo 172 cm) nelle uscite in presa alta, vero tallone d’Achille del portiere monegasco.
All'88esimo la Francia è in possesso di palla, poco oltre la metà campo sulla sinistra avanza Amoros, nessun tedesco gli si avvicina e il giovanissimo terzino lascia partire un destro potentissimo da 35 metri circa che si stampa sulla parte bassa della traversa, Six non riesce a ribadire in rete…l’ultima emozione al 92° è per Breitner che sottrae palla in fase d’attacco a Tigana e tira rasoterra centralmente, la palla ha però un rimbalzo irregolare ed Ettori non può bloccare, Fischer si avventa sulla palla ma lo stesso Ettori, con grande reattività, lo anticipa in calcio d’angolo prendendosi anche una scarpata in testa; i tempi regolamentari terminano qui, la partita è stata bellissima.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Intanto entra Hrubesch per un Magath davvero deludentissimo, le squadre nell’ultima metà della ripresa iniziano ad essere più stanche e ad allungarsi moltissimo, le azioni pericolose partono non necessariamente dai piedi più raffinati, ma spesso da giocatori come Briegel, Dremmler, Amoros, Bossis, Tigana, che hanno più energie…Ettori salva appunto un tiro potente scagliato dal futuro veronese da posizione decentrata un minuto dopo che Amoros, con una strepitosa azione, aveva servito Six di fronte a Schumacher…Un cross di Six pericolosissimo potrebbe essere trasformato in gol da Rocheteau, ma l’attaccante Charentais, non un cuor di leone in verità, non si tuffa di testa come sarebbe necessario…il ricordo di Battiston venti minuti prima e l’ombra minacciosa di Schumacher che si lancia in avanti evidentemente lo hanno spaventato. Al minuto 85 Tigana parte in progressione sulla fascia destra, la sua accelerazione dopo una partita del genere è impressionante, il cross è bellissimo ma Rocheteau e Six si ostacolano a vicenda e mandano fuori un gol già fatto. La Germania Ovest inizia a cercare la testa di Hrubesch con lanci lunghi; la tattica ha un doppio vantaggio, innanzitutto Bossis deve abbandonare le sue scorribande sulla fascia perché è l’unico che ha i centimetri per poter marcare efficacemente il centravanti dell’Amburgo, e poi Hrubesch mette in difficoltà Ettori (solo 172 cm) nelle uscite in presa alta, vero tallone d’Achille del portiere monegasco.
All'88esimo la Francia è in possesso di palla, poco oltre la metà campo sulla sinistra avanza Amoros, nessun tedesco gli si avvicina e il giovanissimo terzino lascia partire un destro potentissimo da 35 metri circa che si stampa sulla parte bassa della traversa, Six non riesce a ribadire in rete…l’ultima emozione al 92° è per Breitner che sottrae palla in fase d’attacco a Tigana e tira rasoterra centralmente, la palla ha però un rimbalzo irregolare ed Ettori non può bloccare, Fischer si avventa sulla palla ma lo stesso Ettori, con grande reattività, lo anticipa in calcio d’angolo prendendosi anche una scarpata in testa; i tempi regolamentari terminano qui, la partita è stata bellissima.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Le memorie di Battiston
Il cinquantasettesimo minuto: finora abbiamo raccontato una bellissima semifinale dei Mondiali di calcio, adesso comincia la “Leggenda di Siviglia”… Patrick Battiston è nato in Lorena come Michel Platini, e come il capitano dei Bleus milita per il Saint-Etienne, la squadra di tutti i francesi…Tanti altri sono i punti in comune di questi due grandissimi amici, anche fuori dal campo; entrambi disputeranno i 3 Mondiali della “Generazione Platini”, dall’Argentina al Messico (con loro anche Bossis e Rocheteau), ed entrambi vinceranno da protagonisti l’Europeo 1984, l’intesa in campo è perfetta, si conoscono alla perfezione, così quando Platini ha la palla Battiston sa che può partire sulla fascia certo di ricevere un passaggio perfetto, e viceversa, il capitano cerca sempre di servire il compagno in velocità per sfruttare le sue ottime doti atletiche.
È il 57’ minuto, da ormai dieci minuti la Francia ha in mano la partita, i tedeschi tentano senza successo qualche azione di alleggerimento ma Bossis riconquista puntualmente il pallone per lanciare i contrattacchi dei compagni…Platini riceve palla dal terzino del Nantes a centrocampo, con una finta evita Breitner, la difesa tedesca è piazzata male; Battiston non ci pensa nemmeno mezzo secondo e si lancia in profondità: l’esterno destro di Platini che lo va a pescare al limite dell’area è da cineteca, Battiston è solo, e la sua velocità gli ha permesso di lasciarsi Stielike e Kaltz alle spalle, Schumacher esce, gli si fa incontro minaccioso, ma la palla di Michel rimbalza perfettamente davanti a lui, non è impossibile tentare il pallonetto, il portiere è fuori dai pali…
Ma Schumacher non si sta lanciando in avanti per intercettare il pallone, sta correndo troppo forte perché possa fermarsi e fronteggiare il terzino del Saint-Etienne per evitare la rete…Battiston lo vede, capisce che le intenzioni di Schumacher sono violente, ma ancora un piccolissimo istante di vantaggio gli permetterebbe di arrivare primo sul pallone, per segnare una rete. Battiston però esita per quell’istante brevissimo, la mole del portiere gli si fa incontro minacciosa, entrambi stanno correndo troppo velocemente per evitare lo scontro, “proviamo ad evitarlo con un tocco di sinistro”: senz’altro Patrick deve aver pensato questo, l’idea è ottima, ma il piede trema e la palla, colpita con troppa timidezza, termina fuori di un soffio…sotto gli occhi dei giocatori, dell’arbitro e 75 mila del Pizjuan, che seguono col fiato sospeso la sua lenta rotolata che sfiora il palo.
Tutto il mondo sta seguendo quella palla, Harald Schumacher no, del pallone a lui non importa nulla, è nervoso e vuole soltanto colpire i francesi, è uscito a valanga con i suoi novantacinque chili per colpire il giocatore in maglia blu, meglio se procurandogli un danno fisico; l’impatto è terrificante, Battiston sta guardando il pallone e non fa in tempo a proteggersi, Schumacher invece salta voltandosi per colpire l’avversario con tutto il peso del corpo, come se stesse cercando di sfondare una vetrata. Battiston crolla a terra, trema visibilmente e serra il pugno, ma non è una reazione normale…
Passano due lunghissimi secondi, l’attenzione di tutti è sul pallone che termina fuori, ma subito dopo lo sguardo indietreggia di una decina di metri, ritorna sul numero 3 francese a terra, privo di sensi, lo scontro è stato terribile, e le conseguenze sono gravissime. Battiston è disteso immobile sul terreno di gioco, i compagni accorrono e subito vengono presi dal panico, Didier Six cerca di rianimarlo, Platini, Rocheteau e Tresor chiamano i soccorsi. Il dottor Vrillac sbianca, il polso di “Battiste” non risponde, si teme il peggio, una frattura delle vertebre cervicali, la squadra francese è presa dal panico, Schumacher intanto si allontana come se niente fosse, con un cinismo vergognoso che lo porterà poi ad affermare, negli spogliatoi “se può far piacere a Battiston sono pronto a pagare di persona il conto del dentista”. Il replay della televisione è impietoso, non ci sono dubbi sul fatto che Schumacher volesse deliberatamente colpire Battiston, nessun gesto per rallentare od attutire l’impatto inevitabile. Al contrario, il portiere del Colonia si gira per aumentare lo slancio, la forza d’urto che colpisce Battiston in pieno volto.
Termina il replay, e si vede lo stesso Schumacher pronto a riprendere con un rinvio da fondo campo e visibilmente spazientito per l’interruzione del gioco. Tutti i medici sono ancora in campo intorno a Battiston cercando di fargli riprendere conoscenza anche praticandogli un massaggio cardiaco; Schumacher però non volge nemmeno per un istante lo sguardo a ciò che sta avvenendo a cinque metri da lui. Centoventi secondi, il tempo in cui Patrick Battiston resta svenuto sul prato, prima che il dottor Vrillac riesca a rianimarlo, lo caricano su una barella, Platini lo accompagna fuori tenendogli la mano, da capitano vero, da grande amico. Corver intanto non fa una piega e fa segno di ricominciare, Janvion lo insulta: “c’è un ferito grave, al diavolo la Coppa del Mondo!”, ma le proteste dei francesi sono tuttavia deboli.
Più che l’indignazione e la rabbia per l’intervento abominevole del portiere, i sentimenti, fortissimi, che stanno travolgendo Platini e compagni sono la paura, il panico, ed il terrore per il dramma sfiorato, a nessuno viene in mente di fare il giustiziere con Schumacher che intanto tenta di fare la foca (con pessimi risultati) con la palla, cercando di distrarsi come uno che sa di averla combinata grossa e vuole cancellare immediatamente dalla propria mente quello a cui stanno pensando tutti gli spettatori intorno a lui...Platini è sconsolato tanto è assurdo quello che ha appena visto, Corver chiama una barella con ampi gesti. La barella, probabilmente nascosta nelle cantine del Pizjuan tanto ci mette ad arrivare, viene portata con notevole impaccio da due poliziotti della Guardia Civil, rallentati dall’instabilità del tricornio d’ordinanza. Battiston viene portato alla clinica “Sagrado Corazon” di Sevilla, dove passa la notte in osservazione; la mattina dopo, visibilmente scosso, lamenta un forte mal di testa e ai denti: nello scontro con Schumacher ha perduto un incisivo e due molari oltre ad aver subito una commozione cerebrale, e per questo motivo si esprime con difficoltà davanti ai giornalisti…Vrillac spiega che ha perduto conoscenza per dieci minuti e la memoria per oltre un’ora…
I ricordi sono assai vaghi: “Ricordo che stavo correndo verso la porta, che Michel mi aveva dato una palla splendida dalla destra, che Stielike mi pressava e Schumacher mi veniva incontro…poi ho un buco…ho fatto il pallonetto vero?” - “sì Patrick, ma è terminato fuori, di poco…” - “Peccato… mi ricordo qualcuno che mi diceva di stendermi sull’ambulanza, ecco tutto…quando ho ripreso conoscenza ero negli spogliatoi con a fianco Philippe Mahut (il difensore dello Strasburgo trascorrerà accanto a lui la notte in ospedale), che mi diceva che stavamo vincendo 3-1…non ci potevo credere, mi sentivo come nella nebbia, in un sogno…sognavo che contrastavo Forster, che rubavo la palla a Briegel, che tiravo in porta di sinistro (tutte azioni effettivamente svolte da Battiston nei nove minuti giocati)…e infine che mi involavo verso Schumacher…ma poi non ricordo nulla…è una sensazione curiosa”. Si tocca la mascella Battiston, si passa la lingua sui denti spezzati…lo sguardo è triste: “Che peccato averla persa…c’eravamo così vicini…chi ha sbagliato i rigori?” - “Stielike, Six e Bossis” - “Come? Stielike ha sbagliato il suo? C’est trop bête…”
Probabilmente, in un’azione così veloce, nessuno ha badato allo scontro tra i due giocatori, e, colpevolmente, nemmeno l’arbitro che avrebbe dovuto, senza alcun dubbio, espellere Schumacher ed assegnare il calcio di rigore. Al contrario si riprende con una rimessa da fondo campo e con Hidalgo costretto a far entrare Christian Lopez, giocatore intelligente e di esperienza ma inadatto ad una partita ad altissimi ritmi come questa, ma Lopez è soprattutto il secondo ed ultimo cambio dei Bleus che praticamente azzera le possibilità di una variante tattica nel finale di partita (Soler sarebbe stata la mossa strategica di Hidalgo), quando la Germania Ovest, al contrario, avrà modo di inserire due giocatori freschi tra cui il leggendario Rummenigge.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
È il 57’ minuto, da ormai dieci minuti la Francia ha in mano la partita, i tedeschi tentano senza successo qualche azione di alleggerimento ma Bossis riconquista puntualmente il pallone per lanciare i contrattacchi dei compagni…Platini riceve palla dal terzino del Nantes a centrocampo, con una finta evita Breitner, la difesa tedesca è piazzata male; Battiston non ci pensa nemmeno mezzo secondo e si lancia in profondità: l’esterno destro di Platini che lo va a pescare al limite dell’area è da cineteca, Battiston è solo, e la sua velocità gli ha permesso di lasciarsi Stielike e Kaltz alle spalle, Schumacher esce, gli si fa incontro minaccioso, ma la palla di Michel rimbalza perfettamente davanti a lui, non è impossibile tentare il pallonetto, il portiere è fuori dai pali…
Ma Schumacher non si sta lanciando in avanti per intercettare il pallone, sta correndo troppo forte perché possa fermarsi e fronteggiare il terzino del Saint-Etienne per evitare la rete…Battiston lo vede, capisce che le intenzioni di Schumacher sono violente, ma ancora un piccolissimo istante di vantaggio gli permetterebbe di arrivare primo sul pallone, per segnare una rete. Battiston però esita per quell’istante brevissimo, la mole del portiere gli si fa incontro minacciosa, entrambi stanno correndo troppo velocemente per evitare lo scontro, “proviamo ad evitarlo con un tocco di sinistro”: senz’altro Patrick deve aver pensato questo, l’idea è ottima, ma il piede trema e la palla, colpita con troppa timidezza, termina fuori di un soffio…sotto gli occhi dei giocatori, dell’arbitro e 75 mila del Pizjuan, che seguono col fiato sospeso la sua lenta rotolata che sfiora il palo.
Tutto il mondo sta seguendo quella palla, Harald Schumacher no, del pallone a lui non importa nulla, è nervoso e vuole soltanto colpire i francesi, è uscito a valanga con i suoi novantacinque chili per colpire il giocatore in maglia blu, meglio se procurandogli un danno fisico; l’impatto è terrificante, Battiston sta guardando il pallone e non fa in tempo a proteggersi, Schumacher invece salta voltandosi per colpire l’avversario con tutto il peso del corpo, come se stesse cercando di sfondare una vetrata. Battiston crolla a terra, trema visibilmente e serra il pugno, ma non è una reazione normale…
Passano due lunghissimi secondi, l’attenzione di tutti è sul pallone che termina fuori, ma subito dopo lo sguardo indietreggia di una decina di metri, ritorna sul numero 3 francese a terra, privo di sensi, lo scontro è stato terribile, e le conseguenze sono gravissime. Battiston è disteso immobile sul terreno di gioco, i compagni accorrono e subito vengono presi dal panico, Didier Six cerca di rianimarlo, Platini, Rocheteau e Tresor chiamano i soccorsi. Il dottor Vrillac sbianca, il polso di “Battiste” non risponde, si teme il peggio, una frattura delle vertebre cervicali, la squadra francese è presa dal panico, Schumacher intanto si allontana come se niente fosse, con un cinismo vergognoso che lo porterà poi ad affermare, negli spogliatoi “se può far piacere a Battiston sono pronto a pagare di persona il conto del dentista”. Il replay della televisione è impietoso, non ci sono dubbi sul fatto che Schumacher volesse deliberatamente colpire Battiston, nessun gesto per rallentare od attutire l’impatto inevitabile. Al contrario, il portiere del Colonia si gira per aumentare lo slancio, la forza d’urto che colpisce Battiston in pieno volto.
Termina il replay, e si vede lo stesso Schumacher pronto a riprendere con un rinvio da fondo campo e visibilmente spazientito per l’interruzione del gioco. Tutti i medici sono ancora in campo intorno a Battiston cercando di fargli riprendere conoscenza anche praticandogli un massaggio cardiaco; Schumacher però non volge nemmeno per un istante lo sguardo a ciò che sta avvenendo a cinque metri da lui. Centoventi secondi, il tempo in cui Patrick Battiston resta svenuto sul prato, prima che il dottor Vrillac riesca a rianimarlo, lo caricano su una barella, Platini lo accompagna fuori tenendogli la mano, da capitano vero, da grande amico. Corver intanto non fa una piega e fa segno di ricominciare, Janvion lo insulta: “c’è un ferito grave, al diavolo la Coppa del Mondo!”, ma le proteste dei francesi sono tuttavia deboli.
Più che l’indignazione e la rabbia per l’intervento abominevole del portiere, i sentimenti, fortissimi, che stanno travolgendo Platini e compagni sono la paura, il panico, ed il terrore per il dramma sfiorato, a nessuno viene in mente di fare il giustiziere con Schumacher che intanto tenta di fare la foca (con pessimi risultati) con la palla, cercando di distrarsi come uno che sa di averla combinata grossa e vuole cancellare immediatamente dalla propria mente quello a cui stanno pensando tutti gli spettatori intorno a lui...Platini è sconsolato tanto è assurdo quello che ha appena visto, Corver chiama una barella con ampi gesti. La barella, probabilmente nascosta nelle cantine del Pizjuan tanto ci mette ad arrivare, viene portata con notevole impaccio da due poliziotti della Guardia Civil, rallentati dall’instabilità del tricornio d’ordinanza. Battiston viene portato alla clinica “Sagrado Corazon” di Sevilla, dove passa la notte in osservazione; la mattina dopo, visibilmente scosso, lamenta un forte mal di testa e ai denti: nello scontro con Schumacher ha perduto un incisivo e due molari oltre ad aver subito una commozione cerebrale, e per questo motivo si esprime con difficoltà davanti ai giornalisti…Vrillac spiega che ha perduto conoscenza per dieci minuti e la memoria per oltre un’ora…
I ricordi sono assai vaghi: “Ricordo che stavo correndo verso la porta, che Michel mi aveva dato una palla splendida dalla destra, che Stielike mi pressava e Schumacher mi veniva incontro…poi ho un buco…ho fatto il pallonetto vero?” - “sì Patrick, ma è terminato fuori, di poco…” - “Peccato… mi ricordo qualcuno che mi diceva di stendermi sull’ambulanza, ecco tutto…quando ho ripreso conoscenza ero negli spogliatoi con a fianco Philippe Mahut (il difensore dello Strasburgo trascorrerà accanto a lui la notte in ospedale), che mi diceva che stavamo vincendo 3-1…non ci potevo credere, mi sentivo come nella nebbia, in un sogno…sognavo che contrastavo Forster, che rubavo la palla a Briegel, che tiravo in porta di sinistro (tutte azioni effettivamente svolte da Battiston nei nove minuti giocati)…e infine che mi involavo verso Schumacher…ma poi non ricordo nulla…è una sensazione curiosa”. Si tocca la mascella Battiston, si passa la lingua sui denti spezzati…lo sguardo è triste: “Che peccato averla persa…c’eravamo così vicini…chi ha sbagliato i rigori?” - “Stielike, Six e Bossis” - “Come? Stielike ha sbagliato il suo? C’est trop bête…”
Probabilmente, in un’azione così veloce, nessuno ha badato allo scontro tra i due giocatori, e, colpevolmente, nemmeno l’arbitro che avrebbe dovuto, senza alcun dubbio, espellere Schumacher ed assegnare il calcio di rigore. Al contrario si riprende con una rimessa da fondo campo e con Hidalgo costretto a far entrare Christian Lopez, giocatore intelligente e di esperienza ma inadatto ad una partita ad altissimi ritmi come questa, ma Lopez è soprattutto il secondo ed ultimo cambio dei Bleus che praticamente azzera le possibilità di una variante tattica nel finale di partita (Soler sarebbe stata la mossa strategica di Hidalgo), quando la Germania Ovest, al contrario, avrà modo di inserire due giocatori freschi tra cui il leggendario Rummenigge.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Azione e reazione
Dopo un quarto d’ora Platini stende Briegel sui 25 metri: sulla punizione che segue, mentre Ettori sta ancora piazzando la barriera, Breitner tocca per Littbarski che centra in pieno la traversa con un tiro bellissimo. La Germania Ovest prende coraggio e tre minuti dopo Breitner in accelerazione centrale serve in profondità Klaus Fischer che scatta benissimo e si trova solo davanti ad Ettori; il controllo del centravanti del Colonia non è perfetto, si allunga leggermente la palla ed il reattivo portiere francese si getta disperatamente in avanti cercando di anticiparne il tiro…il numero 22 di Hidalgo riesce in effetti a respingere, la palla arriva però sul piede destro di Pierre Littbarski che, appostato al limite dell’area, ha la prontezza di calciare al volo tenendo basso il pallone, che passa tra le gambe di Ettori (che si sta rapidamente rialzando) e termina in rete; uno a zero per la Germania.
La reazione della Francia è inizialmente controllata senza problemi dai tedeschi, Rocheteau in particolare viene servito sempre in modo impreciso, e non riesce ad entrare in partita. Al ventiseiesimo minuto Genghini subisce fallo da Kaltz, il capitano tedesco ha un accenno di reazione per motivi non precisati (non è l’unico: anche Breitner, Stielike e Schumacher cercano spesso la provocazione). Corver ci mette un minuto a placare gli animi, sulla palla si porta Giresse, un’occhiata a Platini e quando il capitano fa il movimento ad aggirare Bernd Forster, Giresse di esterno destro gli deposita il pallone sulla testa nel cuore dell’area, Platini fa sponda di testa per Rocheteau che è riuscito a liberarsi del suo marcatore, il fino ad allora impeccabile Karl-Heinz Forster, che altro non può fare che cinturarlo: il rigore è sacrosanto e Platini, dopo aver baciato il pallone, lo trasforma spiazzando sulla sinistra Schumacher.
L’ultimo quarto d’ora del primo tempo è molto equilibrato e vede una sequenza continua di capovolgimenti di fronte. La Francia, inizialmente più contratta per la minor abitudine dei suoi giocatori a giocare questo tipo di partite, prende via via più confidenza con l’avversario. Il duello più appassionante è quello sull’ala destra tedesca tra il ventiduenne Pierre Littbarski e il ventenne Manuel Amoros, sicuramente tra i migliori giovani visti al Mondiale insieme a Beppe Bergomi (altro che Cassano ventiseienne eterno ragazzo…). Schumacher intanto inizia il suo show: in ogni uscita, non appena abbranca il pallone, approfitta di quella frazione di secondo che gli è “concessa” dalla conclusione del gesto atletico per rifilare qualche colpo proibito agli attaccanti francesi; il primo a farne le spese è Platini, che prende un’altra botta nel solito “punto Panenka”. Nel finale di tempo Corver diventa protagonista del match: dapprima non ammonisce Dremmler per un fallo da dietro molto brutto su Tigana poi non esita a mostrare il giallo a Giresse per proteste nemmeno tanto esagitate; è evidente l’intenzione di dare una certa “direzione” alla partita. L’ultima occasione del primi quarantacinque minuti è per la Germania, Briegel penetra sul lato sinistro dell’area e crossa in mezzo, ci sono due attaccanti tedeschi ed il solo Bossis per la Francia ma il difensore del Nantes con un meraviglioso intervento in spaccata riesce ad anticipare i suoi avversari.
Il secondo tempo si gioca con una temperatura leggermente più fresca, dopo pochi secondi Rocheteau viene steso sulla trequarti da un’entrataccia di Bernd Forster che viene ammonito. Al 51’ al posto di Bertrand Genghini entra il terzino d’attacco Patrick Battiston: Hidalgo ritiene l’interno del Sochaux troppo tecnico ma poco prestante per quella che sta diventando una vera e propria battaglia sportiva. Platini ha un paio di buone occasioni prima con una punizione con cui colpisce però la barriera, e poi con un tiro dal limite dell’area che termina alto a conclusione di una splendida azione personale; nel raccogliere il pallone Harald Schumacher provoca i tifosi francesi che sono seduti alle sue spalle con gesti minacciosi, nessuno può immaginare quanto serie siano le minacce dell’estremo difensore tedesco, ma un minuto più tardi, esattamente al 57’, un suo intervento cambierà per sempre la partita.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La reazione della Francia è inizialmente controllata senza problemi dai tedeschi, Rocheteau in particolare viene servito sempre in modo impreciso, e non riesce ad entrare in partita. Al ventiseiesimo minuto Genghini subisce fallo da Kaltz, il capitano tedesco ha un accenno di reazione per motivi non precisati (non è l’unico: anche Breitner, Stielike e Schumacher cercano spesso la provocazione). Corver ci mette un minuto a placare gli animi, sulla palla si porta Giresse, un’occhiata a Platini e quando il capitano fa il movimento ad aggirare Bernd Forster, Giresse di esterno destro gli deposita il pallone sulla testa nel cuore dell’area, Platini fa sponda di testa per Rocheteau che è riuscito a liberarsi del suo marcatore, il fino ad allora impeccabile Karl-Heinz Forster, che altro non può fare che cinturarlo: il rigore è sacrosanto e Platini, dopo aver baciato il pallone, lo trasforma spiazzando sulla sinistra Schumacher.
L’ultimo quarto d’ora del primo tempo è molto equilibrato e vede una sequenza continua di capovolgimenti di fronte. La Francia, inizialmente più contratta per la minor abitudine dei suoi giocatori a giocare questo tipo di partite, prende via via più confidenza con l’avversario. Il duello più appassionante è quello sull’ala destra tedesca tra il ventiduenne Pierre Littbarski e il ventenne Manuel Amoros, sicuramente tra i migliori giovani visti al Mondiale insieme a Beppe Bergomi (altro che Cassano ventiseienne eterno ragazzo…). Schumacher intanto inizia il suo show: in ogni uscita, non appena abbranca il pallone, approfitta di quella frazione di secondo che gli è “concessa” dalla conclusione del gesto atletico per rifilare qualche colpo proibito agli attaccanti francesi; il primo a farne le spese è Platini, che prende un’altra botta nel solito “punto Panenka”. Nel finale di tempo Corver diventa protagonista del match: dapprima non ammonisce Dremmler per un fallo da dietro molto brutto su Tigana poi non esita a mostrare il giallo a Giresse per proteste nemmeno tanto esagitate; è evidente l’intenzione di dare una certa “direzione” alla partita. L’ultima occasione del primi quarantacinque minuti è per la Germania, Briegel penetra sul lato sinistro dell’area e crossa in mezzo, ci sono due attaccanti tedeschi ed il solo Bossis per la Francia ma il difensore del Nantes con un meraviglioso intervento in spaccata riesce ad anticipare i suoi avversari.
Il secondo tempo si gioca con una temperatura leggermente più fresca, dopo pochi secondi Rocheteau viene steso sulla trequarti da un’entrataccia di Bernd Forster che viene ammonito. Al 51’ al posto di Bertrand Genghini entra il terzino d’attacco Patrick Battiston: Hidalgo ritiene l’interno del Sochaux troppo tecnico ma poco prestante per quella che sta diventando una vera e propria battaglia sportiva. Platini ha un paio di buone occasioni prima con una punizione con cui colpisce però la barriera, e poi con un tiro dal limite dell’area che termina alto a conclusione di una splendida azione personale; nel raccogliere il pallone Harald Schumacher provoca i tifosi francesi che sono seduti alle sue spalle con gesti minacciosi, nessuno può immaginare quanto serie siano le minacce dell’estremo difensore tedesco, ma un minuto più tardi, esattamente al 57’, un suo intervento cambierà per sempre la partita.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Siviglia
Sono le ore 21 dell’8 Luglio 1982 e allo stadio José Sanchez Pizjuan, casa dell’ FC Sevilla, sta per iniziare la seconda semifinale del Campionato del Mondo di calcio 1982 tra Francia e Germania Ovest per stabilire la squadra che affronterà l’Italia nella finalissima in programma il giorno 11 allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Platini e Kaltz (a causa dell’assenza di Rummenigge) sono i capitani delle due squadre, l’arbitro è l’olandese Corver, sulla televisione francese il commento è affidato come al solito a Thierry Roland e Jean-Michel Larqué, ex-capitano del Saint-Etienne e compagno di squadra di diversi giocatori presenti sul terreno di gioco. Il bi-Pallone d’oro in carica, Karl-Heinz Rummenigge, non è in grado di partire dal primo minuto per il colpo alla coscia occorsogli nella partita d’esordio contro l’Algeria; Kalle è sostituito non da Hrubesch, come ci si attendeva alla vigilia, ma a sorpresa da Magath, regista dell’Hamburger SV; i telecronisti francesi si domandano se è meglio per loro che giochi un Magath al 100% o Rummenigge al 40%; la partita finirà con il dare un responso netto.
Michel Hidalgo schiera la Francia con Jean Luc Ettori in porta, Bossis e Amoros terzini, Janvion stopper e Marius Trésor libero, a centrocampo ci sono i tre 'numeri 10' Genghini, Giresse e Platini, Tigana è il cursore di fascia destra, Didier Six è l’ala sinistra e Rocheteau, in dubbio fino all’ultimo per l’infortunio patito contro l’Irlanda del Nord, è regolarmente in campo nel ruolo di centravanti. In panchina ci sono il secondo portiere Jean Castaneda, poi Lopez, Battiston, Soler e Bellone; rispetto alla partita contro l’Irlanda del Nord Hidalgo tiene in panchina Soler (titolare fisso nelle prime 5 partite) e schiera Six, giocatore più esperto che ben conosce il calcio tedesco visto che gioca a Stoccarda con i due Forster ed Hansi Muller. Jupp “Onda Bianca” Derwall, allenatore della Germania Ovest, sceglie Schumacher in porta, i due Forster, Bernd e Karl-Heinz come marcatori, Stielike è il libero-regista, Kaltz e Briegel i due esterni, Dremmler è il centrocampista “di fatica”, Breitner e Magath i due interni, e la coppia del Colonia, Pierre Littbarski e Klaus Fischer, gli attaccanti. La panchina della Germania Ovest è davvero super con Franke, Hannes e soprattutto Rummenigge, Hansi Muller e Hrubesch, tre pezzi da novanta da schierare per rivoluzionare eventualmente il settore offensivo. A Sevilla fa più caldo che a Madrid ma la temperatura è in ogni caso più che accettabile. Durante gli inni nazionali si nota una particolarità curiosa: tutti e 22 i giocatori in campo giocano con le Adidas “World Cup” nere.
La Germania parte fortissima, ha più esperienza in questo tipo di partite, e la Francia passa la metà campo nei primi cinque minuti, fino a quando Platini e Giresse si mettono a giocare palla a terra di prima; Amoros gioca a sinistra nella zona dove attacca Littbarski, Bossis rimane a destra e si deve occupare di un mediocre Magath, pertanto ha molto spazio per proporsi in avanti, Giresse, Genghini e Platini evitano intanto con giocate di gran classe il pressing aggressivo dei Tedeschi. Giresse si rende subito pericoloso con un tiro a spiovere dal limite e poi con un passaggio filtrante per Michel Platini intercettato per miracolo da Stielike. Tra i Tedeschi è molto brillante Littbarski (come in tutto il Torneo), Amoros ha sempre bisogno del raddoppio di un compagno per neutralizzarlo. La partita è davvero bella, le giocate di classe si susseguono in continuazione, e vista con gli occhi di oggi (25 anni dopo) è interessante notare alcune cose: a) anche per via del caldo, il pressing delle due squadre sia molto meno asfissiante rispetto ad adesso ed i giocatori hanno quella frazione di secondo in più di libertà che permette di poter tentare la giocata di classe; b) le squadre sono sovente molto lunghe, raramente un difensore centrale avanza oltre la propria trequarti, e raramente viene applicata la tattica del fuorigioco, nei rari casi in cui accade è più per un errore dell’attaccante che per una strategia della difesa; c) vengono tentati molti più dribbling ed attacchi uno contro uno da parte di tutti i giocatori, non solo da quelli più tecnici, il raddoppio di marcatura è poco frequente; d) una miriade di falletti e scorrettezze (maglie tirate, falli da dietro, sgambetti) che oggi verrebbero sanzionati automaticamente con un cartellino, non vengono invece mai puniti con l’ammonizione dall’arbitro Corver e tendono a spezzettare il gioco in maniera fastidiosa; e) i ruoli in campo sono molto meno precisi e definiti; nella Germania ad esempio, a parte Stielike che gioca libero e K.H.Forster che marca fisso Rocheteau, tutti gli altri giocatori partecipano alla manovra d’attacco senza una posizione precisa come siamo abituati a vedere oggi: Briegel parte come terzino sinistro ma spesso si trova in percussione centrale, Dremmler difende a destra quando Kaltz è all’attacco, Bernd Forster gioca praticamente dappertutto e così via. Oggi è inusuale vedere Zambrotta per dieci minuti in mezzo al campo con Pirlo a fare contemporaneamente il terzino: non diciamo cosa sia meglio o peggio, ma solo che il calcio è cambiato non solo a livello atletico. Ma il racconto della più bella partita di tutti i tempi è solo all'inizio...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Michel Hidalgo schiera la Francia con Jean Luc Ettori in porta, Bossis e Amoros terzini, Janvion stopper e Marius Trésor libero, a centrocampo ci sono i tre 'numeri 10' Genghini, Giresse e Platini, Tigana è il cursore di fascia destra, Didier Six è l’ala sinistra e Rocheteau, in dubbio fino all’ultimo per l’infortunio patito contro l’Irlanda del Nord, è regolarmente in campo nel ruolo di centravanti. In panchina ci sono il secondo portiere Jean Castaneda, poi Lopez, Battiston, Soler e Bellone; rispetto alla partita contro l’Irlanda del Nord Hidalgo tiene in panchina Soler (titolare fisso nelle prime 5 partite) e schiera Six, giocatore più esperto che ben conosce il calcio tedesco visto che gioca a Stoccarda con i due Forster ed Hansi Muller. Jupp “Onda Bianca” Derwall, allenatore della Germania Ovest, sceglie Schumacher in porta, i due Forster, Bernd e Karl-Heinz come marcatori, Stielike è il libero-regista, Kaltz e Briegel i due esterni, Dremmler è il centrocampista “di fatica”, Breitner e Magath i due interni, e la coppia del Colonia, Pierre Littbarski e Klaus Fischer, gli attaccanti. La panchina della Germania Ovest è davvero super con Franke, Hannes e soprattutto Rummenigge, Hansi Muller e Hrubesch, tre pezzi da novanta da schierare per rivoluzionare eventualmente il settore offensivo. A Sevilla fa più caldo che a Madrid ma la temperatura è in ogni caso più che accettabile. Durante gli inni nazionali si nota una particolarità curiosa: tutti e 22 i giocatori in campo giocano con le Adidas “World Cup” nere.
La Germania parte fortissima, ha più esperienza in questo tipo di partite, e la Francia passa la metà campo nei primi cinque minuti, fino a quando Platini e Giresse si mettono a giocare palla a terra di prima; Amoros gioca a sinistra nella zona dove attacca Littbarski, Bossis rimane a destra e si deve occupare di un mediocre Magath, pertanto ha molto spazio per proporsi in avanti, Giresse, Genghini e Platini evitano intanto con giocate di gran classe il pressing aggressivo dei Tedeschi. Giresse si rende subito pericoloso con un tiro a spiovere dal limite e poi con un passaggio filtrante per Michel Platini intercettato per miracolo da Stielike. Tra i Tedeschi è molto brillante Littbarski (come in tutto il Torneo), Amoros ha sempre bisogno del raddoppio di un compagno per neutralizzarlo. La partita è davvero bella, le giocate di classe si susseguono in continuazione, e vista con gli occhi di oggi (25 anni dopo) è interessante notare alcune cose: a) anche per via del caldo, il pressing delle due squadre sia molto meno asfissiante rispetto ad adesso ed i giocatori hanno quella frazione di secondo in più di libertà che permette di poter tentare la giocata di classe; b) le squadre sono sovente molto lunghe, raramente un difensore centrale avanza oltre la propria trequarti, e raramente viene applicata la tattica del fuorigioco, nei rari casi in cui accade è più per un errore dell’attaccante che per una strategia della difesa; c) vengono tentati molti più dribbling ed attacchi uno contro uno da parte di tutti i giocatori, non solo da quelli più tecnici, il raddoppio di marcatura è poco frequente; d) una miriade di falletti e scorrettezze (maglie tirate, falli da dietro, sgambetti) che oggi verrebbero sanzionati automaticamente con un cartellino, non vengono invece mai puniti con l’ammonizione dall’arbitro Corver e tendono a spezzettare il gioco in maniera fastidiosa; e) i ruoli in campo sono molto meno precisi e definiti; nella Germania ad esempio, a parte Stielike che gioca libero e K.H.Forster che marca fisso Rocheteau, tutti gli altri giocatori partecipano alla manovra d’attacco senza una posizione precisa come siamo abituati a vedere oggi: Briegel parte come terzino sinistro ma spesso si trova in percussione centrale, Dremmler difende a destra quando Kaltz è all’attacco, Bernd Forster gioca praticamente dappertutto e così via. Oggi è inusuale vedere Zambrotta per dieci minuti in mezzo al campo con Pirlo a fare contemporaneamente il terzino: non diciamo cosa sia meglio o peggio, ma solo che il calcio è cambiato non solo a livello atletico. Ma il racconto della più bella partita di tutti i tempi è solo all'inizio...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La vergogna di Gijon
Germania Ovest grande favorita del Mondiale insieme a Brasile ed Argentina dunque...si comincia al Molinón di Gijón contro l'Algeria il 16 giugno 1982; formazione tipo per la Germania che schiera Littbarski-Hrubesch-Rummenigge in attacco...dopo un primo tempo mediocre è il cabilo Rabah Madjer, non ancora "Tacco di Allah", ad aprire le marcature; Rummenigge pareggia un quarto d'ora dopo con un classico gol di prepotenza ma passa un minuto e Lakhdar Belloumi riporta in vantaggio l'Algeria. La Germania non reagisce, gli avversari sono molto più freschi e brillanti, così per la prima volta nella storia una squadra africana batte un'europea in una fase finale di Coppa del Mondo, episodio passato alla storia col nome poco originale di "Miracolo di Allah". Quattro giorni dopo con la medesima formazione una tripletta di Rummenigge (un paio di gol meravigliosi, anche con gli occhi di oggi) stende il Cile 4-1 (di Reinders e Gustavo Moscoso gli altri gol).
La situazione del girone, che comprende anche l'Austria, però è tutt'altro che chiara: Krankl e compagni hanno infatti battuto per uno a zero il Cile all'esordio (gol di Schachner) e si sono ripetuti, questa volta con un punteggio di 2-0, contro l'Algeria (Krankl e Schachner). Con l'Austria a 4 punti (+3 la differenza reti) e la Germania Ovest e l'Algeria appaiate a 2 punti (differenze reti rispettivamente +2 e -1) è l'ultima partita a decidere chi si qualificherà alla seconda fase. All'epoca le testa di serie di vari gironi (la Germania Ovest, in questo caso) avevano il notevole vantaggio di giocare l'ultima partita un giorno dopo rispetto alle avversarie, e così l'Algeria, per essere sicura di passare alla seconda fase, si trova a dover vincere con tre gol di scarto nei confronti del Cile già matematicamente eliminato; nel primo tempo in effetti una doppietta di Assad ed una rete di Bensaoula fanno presagire una goleada dei nordafricani (e di conseguenza uno scontro fratricida tra Germania e Austria), ma nella ripresa Neira e Letelier accorciano le distanze e la partita termina 3-2.
Una vittoria della Germania Ovest sui cugini austriaci per una o due reti di scarto qualificherebbe entrambe le squadre. L'Austria inoltre qualificandosi come seconda eviterebbe il temibile girone successivo con l'Inghilterra, che nella prima fase aveva ben impressionato. E' evidente il rischio di una combine a danno dell'Algeria, ma nessuno può immaginare che questa partita passerà alla storia come la "Vergogna di Gijón"; la Germania Ovest passa in vantaggio dopo dieci minuti con Hrubesch, a questo punto entrambe le squadre sono qualificate e per i restanti ottanta minuti non si registrano azioni pericolose, con entrambe le squadre sommerse dai fischi dei tifosi neutrali e con i telecronisti tedeschi che per protesta nei confronti di questa farsa smettono di commentare le azioni; la Guardia Civil riesce non senza qualche difficoltà ad impedire che diversi tifosi nordafricani invadano il campo per protesta creando ulteriore imbarazzo. In ogni caso la Germania è qualificata, ma con un Rummenigge a mezzo servizio, e con un girone difficilissimo da disputare a Madrid contro i padroni di casa della Spagna e contro l'Inghilterra delle meraviglie, le speranze di qualificazione alla semifinale sono decisamente limitate.
La prima partita si disputa il 29 giugno 1982 al Bernabeu; contro l'Inghilterra Derwall rinuncia a Breitner e Magath, provando a recuperare Hansi Muller (elemento di classe notevole ma dalle condizioni fisiche spesso precarie) a supporto del quale inserisce il potente Bernd Forster, suo compagno allo Stoccarda, e soprattutto silura Hrubesch per mettere il semiesordiente Reinders in attacco con Littbarski (finora il migliore dei suoi) e Rummenigge. La partita è bruttissima: l'Inghilterra ha speso molto nei primi incontri e non riesce a sfondare la solida difesa tedesca. Rummenigge e Muller, i due giocatori che dovrebbero inventare gioco d'attacco per la Germania Ovest, sono menomati; nemmeno l'ingresso di Fischer per Muller cambia qualcosa, e così le due squadre si accontentano di uno zero a zero per giocarsi la qualificazione contro la Spagna terza incomoda, sperando che l'arbitro non la favorisca sfacciatamente come è invece capitato nel primo girone, in particolare contro la Jugoslavia e l'Honduras. In effetti i tedeschi sono molto fortunati perchè Casarin è un arbitro affidabile e nonostante Rummenigge debba essere sostituito alla fine del primo tempo da Reinders, Littbarski è in condizione eccellente e dapprima apre le marcature avventandosi su una corta respinta di Arconada su tiro di Dremmler, e poi serve un comodo assist a Fischer per il raddoppio, rendendo inutile il bellissimo colpo di testa di Jesus Zamora che vale il 2-1 finale.
La Spagna è già eliminata, l'Inghilterra potrebbe ancora qualificarsi per la semifinale battendo i padroni di casa (ma segnando almeno due reti); si teme che la Spagna, col morale a terra per il Mondiale deludentissimo, possa di fatto lasciare campo libero agli Inglesi che invece non riescono a passare, nemmeno quando nella mezzora finale entrano Keegan e Brooking, campionissimi finora assenti dal Mondiale per problemi fisici. La Germania Ovest quindi raggiunge l'obiettivo minimo della semifinale, ma le premesse sono tutt'altro che buone, nonostante la tenuta della difesa, con un Karl-Heinz Forster spettacolare. Davanti è il solo LIttbarski a creare qualche pericolo agli avversari, e contro una Francia così in forma, appare evidente che ripetere il facile 4-1 dell'amichevole di due anni prima sarà tutt'altro che facile.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La situazione del girone, che comprende anche l'Austria, però è tutt'altro che chiara: Krankl e compagni hanno infatti battuto per uno a zero il Cile all'esordio (gol di Schachner) e si sono ripetuti, questa volta con un punteggio di 2-0, contro l'Algeria (Krankl e Schachner). Con l'Austria a 4 punti (+3 la differenza reti) e la Germania Ovest e l'Algeria appaiate a 2 punti (differenze reti rispettivamente +2 e -1) è l'ultima partita a decidere chi si qualificherà alla seconda fase. All'epoca le testa di serie di vari gironi (la Germania Ovest, in questo caso) avevano il notevole vantaggio di giocare l'ultima partita un giorno dopo rispetto alle avversarie, e così l'Algeria, per essere sicura di passare alla seconda fase, si trova a dover vincere con tre gol di scarto nei confronti del Cile già matematicamente eliminato; nel primo tempo in effetti una doppietta di Assad ed una rete di Bensaoula fanno presagire una goleada dei nordafricani (e di conseguenza uno scontro fratricida tra Germania e Austria), ma nella ripresa Neira e Letelier accorciano le distanze e la partita termina 3-2.
Una vittoria della Germania Ovest sui cugini austriaci per una o due reti di scarto qualificherebbe entrambe le squadre. L'Austria inoltre qualificandosi come seconda eviterebbe il temibile girone successivo con l'Inghilterra, che nella prima fase aveva ben impressionato. E' evidente il rischio di una combine a danno dell'Algeria, ma nessuno può immaginare che questa partita passerà alla storia come la "Vergogna di Gijón"; la Germania Ovest passa in vantaggio dopo dieci minuti con Hrubesch, a questo punto entrambe le squadre sono qualificate e per i restanti ottanta minuti non si registrano azioni pericolose, con entrambe le squadre sommerse dai fischi dei tifosi neutrali e con i telecronisti tedeschi che per protesta nei confronti di questa farsa smettono di commentare le azioni; la Guardia Civil riesce non senza qualche difficoltà ad impedire che diversi tifosi nordafricani invadano il campo per protesta creando ulteriore imbarazzo. In ogni caso la Germania è qualificata, ma con un Rummenigge a mezzo servizio, e con un girone difficilissimo da disputare a Madrid contro i padroni di casa della Spagna e contro l'Inghilterra delle meraviglie, le speranze di qualificazione alla semifinale sono decisamente limitate.
La prima partita si disputa il 29 giugno 1982 al Bernabeu; contro l'Inghilterra Derwall rinuncia a Breitner e Magath, provando a recuperare Hansi Muller (elemento di classe notevole ma dalle condizioni fisiche spesso precarie) a supporto del quale inserisce il potente Bernd Forster, suo compagno allo Stoccarda, e soprattutto silura Hrubesch per mettere il semiesordiente Reinders in attacco con Littbarski (finora il migliore dei suoi) e Rummenigge. La partita è bruttissima: l'Inghilterra ha speso molto nei primi incontri e non riesce a sfondare la solida difesa tedesca. Rummenigge e Muller, i due giocatori che dovrebbero inventare gioco d'attacco per la Germania Ovest, sono menomati; nemmeno l'ingresso di Fischer per Muller cambia qualcosa, e così le due squadre si accontentano di uno zero a zero per giocarsi la qualificazione contro la Spagna terza incomoda, sperando che l'arbitro non la favorisca sfacciatamente come è invece capitato nel primo girone, in particolare contro la Jugoslavia e l'Honduras. In effetti i tedeschi sono molto fortunati perchè Casarin è un arbitro affidabile e nonostante Rummenigge debba essere sostituito alla fine del primo tempo da Reinders, Littbarski è in condizione eccellente e dapprima apre le marcature avventandosi su una corta respinta di Arconada su tiro di Dremmler, e poi serve un comodo assist a Fischer per il raddoppio, rendendo inutile il bellissimo colpo di testa di Jesus Zamora che vale il 2-1 finale.
La Spagna è già eliminata, l'Inghilterra potrebbe ancora qualificarsi per la semifinale battendo i padroni di casa (ma segnando almeno due reti); si teme che la Spagna, col morale a terra per il Mondiale deludentissimo, possa di fatto lasciare campo libero agli Inglesi che invece non riescono a passare, nemmeno quando nella mezzora finale entrano Keegan e Brooking, campionissimi finora assenti dal Mondiale per problemi fisici. La Germania Ovest quindi raggiunge l'obiettivo minimo della semifinale, ma le premesse sono tutt'altro che buone, nonostante la tenuta della difesa, con un Karl-Heinz Forster spettacolare. Davanti è il solo LIttbarski a creare qualche pericolo agli avversari, e contro una Francia così in forma, appare evidente che ripetere il facile 4-1 dell'amichevole di due anni prima sarà tutt'altro che facile.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La barba di Breitner
Proprio nel giugno 1980, quando l'Europeo italiano sta per cominciare, iniziano le partite di qualificazione del Mondiale 1982. La Germania Ovest è inserita nel girone 1 con Austria, Bulgaria, Finlandia ed Albania. Nelle prime 5 partite la Germania resta a guardare, mentre Austria e Bulgaria si portano in testa al girone con due vittorie a testa; la prima partita è a Sofia il 3 dicembre 1980, pochi giorni dopo aver strapazzato la Francia 4-1 in amichevole ad Hannover (vedi Mon Amour 21), rispetto ai finalisti di Roma c'è solo Magath al posto di Schuster ed in 53 minuti la partita è chiusa da una doppietta di Kaltz e da una rete di Rummenigge. Il 1981 inizia con un torneo a Montevideo (il memorabile Mundialito che segnò l'ingresso di Berlusconi nel mercato dei diritti televisivi del calcio) in cui la Germania Ovest perde con Argentina (2-1 vantaggio di Hrubesch e negli ultimi 5 minuti autogol di Kaltz e rete di Ramon Diaz) e Brasile (anche qui vantaggio di Allofs, e match ribaltato nell'ultima mezzora dai gol di Junior, Cerezo, Serginho e Ze Sergio); ma quando la Germania torna ai match veri per la qualificazione non ci sono problemi; 2-0 a Tirana (doppietta di Schuster) ed identico risultato contro l'Austria ad Amburgo (autogol di Krauss e rete di Klaus Fischer, centravanti del Colonia).
In questa partita il ruolo di regista viene occupato da Paul Breitner: giocatore dalla personalità immensa oltre che campione del mondo 1974 (all'epoca giocava terzino sinistro). Breitner per motivi "politici" era stato allontanato dalla nazionale per alcuni anni: noto maoista militante, aveva rifiutato di indossare la maglia della nazionale al mondiale 1978 per protesta contro la dittatura argentina, ma Derwall, che già stava incominciando a capire quanto fosse difficile gestire Schuster, aveva deciso di reintegrarlo nella rosa. Curiosamente Breitner entrò nell'occhio del ciclone ancora una volta prima del Mondiale 1982 (dove realizzò un gol per la seconda volta in una finale, solo Pelè, Vavà e Zidane ci sono riusciti), quando un'azienda di cosmetici tedesca gli offrì una somma enorme (per i canoni del periodo) perchè utilizzasse in una pubblicità i suoi prodotti dopo essersi rasato la pelosissima barba che lo aveva reso famoso e senz'altro originale a vedersi durante tutta la carriera. Dopo la ri-perdita col Brasile a Stoccarda (2-1 con gol ancora di Junior e Cerezo) arriva la facile vittoria per 0-4 in Finlandia (doppietta di Fischer), quindi trascorre l'estate e la Germania Ovest entra alla grande nella stagione 1981-82 che porta al Mondiale: 0-2 in amichevole a Chorzow con la Polonia (Fischer e Rummenigge), e poi sette gol alla malcapitata Finlandia (triplo Kalle e doppio Breitner), tre gol a Vienna contro l'Austria (doppietta di Littbarski, giovanissima ala destra del Colonia), otto all'Albania (tripletta di Rummenigge) ed altri quattro alla Bulgaria (ancora doppietta di Rummenigge). La Germania Ovest è quindi qualificata con otto vittorie in otto partite ed un incredibile ruolino di 33 gol fatti (9 dei quali da Rummenigge) e solamente 3 subiti; questa media stratosferica fa dei Tedeschi i grandi favoriti del vecchio continente per il Mondiale spagnolo, sebbene in marzo l'ennesima tournée in Sudamerica si chiuda con un magro bilancio di un pari con l'Argentina ed una sconfitta di misura col Brasile (ancora gol di Leo Junior).
L'ultima amichevole prima di partire per la Spagna è una vittoria per 2-4 ad Oslo con doppiette di Littbarski e Rummenigge, poco dopo Derwall dirama la lista dei convocati per la Coppa del Mondo; i portieri sono Toni Schumacher e le riserve Bernd Franke ed Eike Immel (che sarà titolare all'Europeo 1988); tra i difensori ci sono i due fratelli Forster, Bernd e Karl-Heinz, marcatori fortissimi, poi Stielike e la sua riserva Wilfried Hannes (ottimo libero del Borussia M. famoso per aver avuto una grande carriera nonostante fosse privo dell'occhio destro, per un tumore alla pupilla avuto da piccolo), quindi Holger Hieronymus dell'Amburgo. I giocatori di fascia sono i titolarissimi Briegel e Kaltz, più Dremmler del Bayern, calciatore operaio nel vero senso della parola (faceva il metalmeccanico, venne scoperto da...Breitner) in grado di ricoprire più ruoli in difesa e a centrocampo. I centrocampisti sono Magath e Breitner, il giovane Lothar Matthaus del Borussia Monchengladbach, quindi Engels del Colonia; Schuster in rimane a casa per "motivi disciplinari". In attacco i convocati sono davvero molti, Hansi Muller, Rummenigge, Littbarski, Fischer, Hrubesch, Allofs, e Reinders del Werder Brema; questa abbondanza, necessaria per via della non perfetta condizione fisica di qualche giocatore sul finire della stagione 1981-82 (Rummenigge e Muller su tutti), in realtà finirà col creare più di un problema di gestione dello spogliatoio a Derwall; in particolare Hrubesch nel corso del Mondiale contesterà vivamente le scelte del mister, creando una fazione di protesta alla quale si legarono poi anche Hansi Muller e Klaus Fischer.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
In questa partita il ruolo di regista viene occupato da Paul Breitner: giocatore dalla personalità immensa oltre che campione del mondo 1974 (all'epoca giocava terzino sinistro). Breitner per motivi "politici" era stato allontanato dalla nazionale per alcuni anni: noto maoista militante, aveva rifiutato di indossare la maglia della nazionale al mondiale 1978 per protesta contro la dittatura argentina, ma Derwall, che già stava incominciando a capire quanto fosse difficile gestire Schuster, aveva deciso di reintegrarlo nella rosa. Curiosamente Breitner entrò nell'occhio del ciclone ancora una volta prima del Mondiale 1982 (dove realizzò un gol per la seconda volta in una finale, solo Pelè, Vavà e Zidane ci sono riusciti), quando un'azienda di cosmetici tedesca gli offrì una somma enorme (per i canoni del periodo) perchè utilizzasse in una pubblicità i suoi prodotti dopo essersi rasato la pelosissima barba che lo aveva reso famoso e senz'altro originale a vedersi durante tutta la carriera. Dopo la ri-perdita col Brasile a Stoccarda (2-1 con gol ancora di Junior e Cerezo) arriva la facile vittoria per 0-4 in Finlandia (doppietta di Fischer), quindi trascorre l'estate e la Germania Ovest entra alla grande nella stagione 1981-82 che porta al Mondiale: 0-2 in amichevole a Chorzow con la Polonia (Fischer e Rummenigge), e poi sette gol alla malcapitata Finlandia (triplo Kalle e doppio Breitner), tre gol a Vienna contro l'Austria (doppietta di Littbarski, giovanissima ala destra del Colonia), otto all'Albania (tripletta di Rummenigge) ed altri quattro alla Bulgaria (ancora doppietta di Rummenigge). La Germania Ovest è quindi qualificata con otto vittorie in otto partite ed un incredibile ruolino di 33 gol fatti (9 dei quali da Rummenigge) e solamente 3 subiti; questa media stratosferica fa dei Tedeschi i grandi favoriti del vecchio continente per il Mondiale spagnolo, sebbene in marzo l'ennesima tournée in Sudamerica si chiuda con un magro bilancio di un pari con l'Argentina ed una sconfitta di misura col Brasile (ancora gol di Leo Junior).
L'ultima amichevole prima di partire per la Spagna è una vittoria per 2-4 ad Oslo con doppiette di Littbarski e Rummenigge, poco dopo Derwall dirama la lista dei convocati per la Coppa del Mondo; i portieri sono Toni Schumacher e le riserve Bernd Franke ed Eike Immel (che sarà titolare all'Europeo 1988); tra i difensori ci sono i due fratelli Forster, Bernd e Karl-Heinz, marcatori fortissimi, poi Stielike e la sua riserva Wilfried Hannes (ottimo libero del Borussia M. famoso per aver avuto una grande carriera nonostante fosse privo dell'occhio destro, per un tumore alla pupilla avuto da piccolo), quindi Holger Hieronymus dell'Amburgo. I giocatori di fascia sono i titolarissimi Briegel e Kaltz, più Dremmler del Bayern, calciatore operaio nel vero senso della parola (faceva il metalmeccanico, venne scoperto da...Breitner) in grado di ricoprire più ruoli in difesa e a centrocampo. I centrocampisti sono Magath e Breitner, il giovane Lothar Matthaus del Borussia Monchengladbach, quindi Engels del Colonia; Schuster in rimane a casa per "motivi disciplinari". In attacco i convocati sono davvero molti, Hansi Muller, Rummenigge, Littbarski, Fischer, Hrubesch, Allofs, e Reinders del Werder Brema; questa abbondanza, necessaria per via della non perfetta condizione fisica di qualche giocatore sul finire della stagione 1981-82 (Rummenigge e Muller su tutti), in realtà finirà col creare più di un problema di gestione dello spogliatoio a Derwall; in particolare Hrubesch nel corso del Mondiale contesterà vivamente le scelte del mister, creando una fazione di protesta alla quale si legarono poi anche Hansi Muller e Klaus Fischer.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La generazione dei migliori
Qualche mese fa avevamo lasciato la Francia di Platini, Giresse e Rocheteau vittoriosa nel girone D della seconda fase dei Mondiali 1982, davanti ad Austria ed Irlanda del Nord. I Bleus, dopo una prima fase abbastanza deludente, avevano incantato nelle ultime due partite guadagnandosi l'appellativo di "Brasile d'Europa" e qualificandosi per la semifinale della Coppa, dove avrebbero affrontato la Germania Ovest in quella che personalmente riteniamo la partita più bella della storia. Prima di iniziare a parlare di questo incontro leggendario, riteniamo però doveroso dedicare una puntata di Mon Amour ad una sintesi di come la Germania Ovest fosse arrivata alla semifinale, lasciando momentaneamente in secondo piano la Francia ed i giocatori francesi.
Torniamo indietro fino al giugno 1980 quando la Germania Ovest, guidata da Karl-Heinz Rummenigge, trionfa nell'Europeo disputato in Italia battendo in finale il Belgio di Pfaff e Ceulemans. Nel girone a 4 squadre di Euro 80 la Germania dapprima ha la meglio sulla Cecoslovacchia all'Olimpico con gol di Rummenigge, poi al San Paolo una tripletta di Klaus Allofs, mezzala sinistra del Fortuna Dusseldorf, demolisce l'Olanda vicecampione del mondo (partita storica perchè segna l'esordio di Lothar Matthaus in nazionale, prima di 150 presenze con la maglia della Mannschaft), infine un pareggio a reti inviolate con la Grecia garantisce l'approdo alla finale di Roma. A Roma è una doppietta di Horst Hrubesch, Das Kopfball-Ungeheuer (la Bestia dei colpi di testa) a regalare alla Germania Ovest il titolo Europeo.
Quella squadra schiera in porta il fortissimo Harald "Toni" Schumacher del FC Koln, difensori centrali sono Bernard Dietz del Duisburg e Karl-Heinz Forster del Vfb Stuttgart (sicuramente uno dei primi tre stopper degli anni 80), sulle fasce giocano Manfred Kaltz dell'Hamburger SV, fantastico crossatore e rigorista della squadra (detiene il record di rigori realizzati in Bundesliga con 53) e Hans-Peter Briegel del Kaiserslautern, ex-decathleta dalla forza fisica impressionante. Sin dai tempi di Beckenbauer la Germania ha sempre giocato con un libero di grande classe che, in fase offensiva, andava ad occupare il ruolo di regista davanti alla difesa (Augenthaler nel '90, Sammer nel '96, Matthaus nel '98); nei primi anni '80 questo ruolo era coperto da Ulrich Stielike, ex-colonna del Borussia Monchengladbach che quando perse la Coppa dei Campioni 1977 contro il Liverpool decise di emigrare al Real Madrid (scelta questa che gli costò la partecipazione al Mondiale 1978, poichè la DFB aveva deciso di escludere dalle convocazioni tutti i giocatori che non militassero in Bundesliga).
A centrocampo la stella è il ventenne gioiellino del Colonia Bernd Schuster, eletto miglior giocatore del torneo ed in procinto di fuggire al Barcelona (http://www.settimanasportiva.it/index/it/news.show/articolo.html?sku=901), con lui gioca il giovane fantastista del Vfb Stuttgart Hansi Muller, che quell'anno vincerà il Bravo del Guerino. In attacco, insieme ad Allofs e Hrubesch, il fuoriclasse della squadra è Karl-Heinz Rummenigge del Bayern Monaco, attaccante dotato di classe immensa, dribbling e fiuto del gol oltre che una mentalità vincente, una grinta ed una forza fisica tipicamente tedesche; per raccontare di Rummenigge, idolo della nostra infanzia (insieme a Zico) bisognerebbe creare una rubrica apposta, sintetizzando banalmente ricordiamo che vinse due Palloni d'oro consecutivi (1980 e 1981) impresa riuscita solamente a Cruijff, Platini (che ne vinse 3), Keegan e Van Basten.
Più in generale mai come tra il 1980 e il 1982 la Bundesliga è stata il campionato più importante del mondo come livello di squadre e giocatori. Prendiamo la Coppa Uefa 1979-80, manifestazione che allora era un ottimo indice del valore di un movimento calcistico: vi partecipavano 4 squadre per paese, per i paesi leader, e la Germania Ovest riuscì nell'impresa di portarne 5 ai quarti di finale (Eintracht, Bayern, Koln, Kaiserslautern ed il Borussia Monchengladbach iscritto come detentore del trofeo), ed incredibilmente 4 in semifinale (fuori il Kaiserslautern col Bayern), evento mai più verificatosi nel corso della storia.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Torniamo indietro fino al giugno 1980 quando la Germania Ovest, guidata da Karl-Heinz Rummenigge, trionfa nell'Europeo disputato in Italia battendo in finale il Belgio di Pfaff e Ceulemans. Nel girone a 4 squadre di Euro 80 la Germania dapprima ha la meglio sulla Cecoslovacchia all'Olimpico con gol di Rummenigge, poi al San Paolo una tripletta di Klaus Allofs, mezzala sinistra del Fortuna Dusseldorf, demolisce l'Olanda vicecampione del mondo (partita storica perchè segna l'esordio di Lothar Matthaus in nazionale, prima di 150 presenze con la maglia della Mannschaft), infine un pareggio a reti inviolate con la Grecia garantisce l'approdo alla finale di Roma. A Roma è una doppietta di Horst Hrubesch, Das Kopfball-Ungeheuer (la Bestia dei colpi di testa) a regalare alla Germania Ovest il titolo Europeo.
Quella squadra schiera in porta il fortissimo Harald "Toni" Schumacher del FC Koln, difensori centrali sono Bernard Dietz del Duisburg e Karl-Heinz Forster del Vfb Stuttgart (sicuramente uno dei primi tre stopper degli anni 80), sulle fasce giocano Manfred Kaltz dell'Hamburger SV, fantastico crossatore e rigorista della squadra (detiene il record di rigori realizzati in Bundesliga con 53) e Hans-Peter Briegel del Kaiserslautern, ex-decathleta dalla forza fisica impressionante. Sin dai tempi di Beckenbauer la Germania ha sempre giocato con un libero di grande classe che, in fase offensiva, andava ad occupare il ruolo di regista davanti alla difesa (Augenthaler nel '90, Sammer nel '96, Matthaus nel '98); nei primi anni '80 questo ruolo era coperto da Ulrich Stielike, ex-colonna del Borussia Monchengladbach che quando perse la Coppa dei Campioni 1977 contro il Liverpool decise di emigrare al Real Madrid (scelta questa che gli costò la partecipazione al Mondiale 1978, poichè la DFB aveva deciso di escludere dalle convocazioni tutti i giocatori che non militassero in Bundesliga).
A centrocampo la stella è il ventenne gioiellino del Colonia Bernd Schuster, eletto miglior giocatore del torneo ed in procinto di fuggire al Barcelona (http://www.settimanasportiva.it/index/it/news.show/articolo.html?sku=901), con lui gioca il giovane fantastista del Vfb Stuttgart Hansi Muller, che quell'anno vincerà il Bravo del Guerino. In attacco, insieme ad Allofs e Hrubesch, il fuoriclasse della squadra è Karl-Heinz Rummenigge del Bayern Monaco, attaccante dotato di classe immensa, dribbling e fiuto del gol oltre che una mentalità vincente, una grinta ed una forza fisica tipicamente tedesche; per raccontare di Rummenigge, idolo della nostra infanzia (insieme a Zico) bisognerebbe creare una rubrica apposta, sintetizzando banalmente ricordiamo che vinse due Palloni d'oro consecutivi (1980 e 1981) impresa riuscita solamente a Cruijff, Platini (che ne vinse 3), Keegan e Van Basten.
Più in generale mai come tra il 1980 e il 1982 la Bundesliga è stata il campionato più importante del mondo come livello di squadre e giocatori. Prendiamo la Coppa Uefa 1979-80, manifestazione che allora era un ottimo indice del valore di un movimento calcistico: vi partecipavano 4 squadre per paese, per i paesi leader, e la Germania Ovest riuscì nell'impresa di portarne 5 ai quarti di finale (Eintracht, Bayern, Koln, Kaiserslautern ed il Borussia Monchengladbach iscritto come detentore del trofeo), ed incredibilmente 4 in semifinale (fuori il Kaiserslautern col Bayern), evento mai più verificatosi nel corso della storia.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
L'originale
Nella seconda fase del Mundial 1982 la Francia è capitata nella “poule” sulla carta più agevole, soprattutto se confrontata al micidiale triangolo Italia-Brasile-Argentina, ed esordisce al Vicente Calderon di Madrid il 28 giugno 1982 alle 17.15 contro l’Austria, qualificatasi come seconda del girone di Gijon-Oviedo: l’arbitro della partita sarà l’ungherese Palotai. Le conseguenze della partita di quattro giorni prima contro la Cecoslovacchia costringono Hidalgo a fare delle sostituzioni: Amoros, squalificato per somma di ammonizioni, viene rimpiazzato da Battiston; Platini, dopo il duro colpo alla coscia ricevuto da Panenka nel finale di partita, non riesce a recuperare; al suo posto esordice Jean-Amadou Tigana, rimasto in panchina nelle prime tre partite manifestando una certa insofferenza; anche Lacombe non è al meglio, ma parte titolare al fianco di Soler e Didier Six.
L’Austria del quinquennio 1978–1982 è una squadra povera di fantasia ma molto ben organizzata e solida, con almeno 5/6 giocatori di ottimo livello; si può tranquillamente affermare che, con due passaggi di primo turno in due mondiali consecutivi, quella che scende in campo allenata da Schmidt e Latzke contro la Francia sia la miglior Austria dell'ultimo mezzo secolo. La coppia d’attacco è una delle meglio collaudate del vecchio continente; l’esperienza e il senso del gol di Hans Krankl, centravanti di Barcellona e Rapid Vienna, sono perfettamente integrati dalla velocità del giovane talento Walter Schachner, di proprietà del Cesena. A centrocampo il regista è l’interista Herbert Prohaska, in procinto di passare alla Roma con la quale, dopo il mondiale, vincerà uno scudetto storico; al suo fianco giocano Hattenberger, Hintermaier e Jara. La difesa è guidata da un campione assoluto, il libero Bruno Pezzey, che gioca in Germania, i marcatori sono Krauss, Obermayer e Degeorgi (l’unico che otto anni dopo ritornerà a Italia 90). Ma il vero fuoriclasse l’Austria lo schiera in porta, è l’estremo difensore dell’Austria Vienna (squadra per cui abbiamo un debole), il biondo Friedrich Koncilia. Nel corso di questa partita Koncilia compirà una serie infinita di miracoli, una prestazione al livello di quella di Banks contro il Brasile nel 1970, e grazie a questa partita verrà eletto miglior portiere del Mondiale davanti anche ad una leggenda come Dino Zoff.
Fa caldo a Madrid, ci sono 35 gradi, ma la Francia priva di Platini gioca che è una meraviglia; Tigana, che occupa la zona destra del centrocampo, si integra benissimo con Giresse e Genghini ed in generale la squadra di Hidalgo gioca a calcio in maniera scintillante. Dopo un quarto d’ora Lacombe chiede il cambio e quindi entra Rocheteau, rimasto ai margini dopo la prestazione pessima contro l'Inghilterra all'esordio: l’angelo blu appare completamente trasformato rispetto al pessimo esordio con l’Inghilterra…Pezzey prova a tenere alta la difesa ma Giresse e Genghini con meravigliosi passaggi filtranti armano le tre punte liberandole spesso sole davanti a Koncilia, che con un coraggio ed una classe infiniti esce tempestivamente a chiudere lo specchio della porta agli attaccanti avversari. Le occasioni per i francesi non si contano, solo questo fantastico portiere riesce ad impedire alla sua squadra di capitolare. Al 39' minuto Rocheteau, davvero incontenibile, viene steso poco fuori dal limite dell’area, sul lato destro dell’attacco francese. È la zona preferita di Bernard Genghini, specialista di questo tipo di giocate. Koncilia lo sa, e piazza in barriera quattro giocatori, da sinistra a destra Obermayer, Hattenberger, Hintermaier e Prohaska…il regista del Sochaux ed il suo magico piede sinistro compiono un capolavoro: la palla, colpita con una forza e una precisione impeccabili scavalca la barriera e va a terminare esattamente all’incrocio dei pali, rimbalzando sul palo interno alla sinistra di Koncilia che si getta eroicamente ma senza successo contro il montante della porta. Il gol di Genghini è un vero gioiello e permette alla Francia di andare al riposo con un vantaggio più che meritato.
Nella ripresa ci si aspetta la reazione dell’Austria, ma è ancora la Francia a dominare. In questa partita, proprio per il gioco spumeggiante della squadra di Hidalgo, nasce il leggendario appellativo “Calcio Champagne”, che rende benissimo l’idea di come i Galletti interpretassero il calcio sempre proiettati all’attacco. Giresse e Genghini, liberati da compiti di copertura grazie alla presenza di Tigana, sicuramente più adatto a questo ruolo rispetto a Platini, fanno girare la squadra in maniera meravigliosa, Rocheteau è in giornata di grazia, un suo gol viene annullato per fuorigioco, uno strepitoso Koncilia gliene nega altri quattro. Qualcuno, ricordando il match con i cecoslovacchi potrebbe temere un calo nel finale, il vantaggio di un solo gol non è sufficiente per essere tranquilli. Ma Ettori oggi rimane praticamente disoccupato, non ci sono pericoli, un’occasione di Baumeister termina in nulla, manca poco, e finalmente arriva il fischio finale... la Francia ha battuto l’Austria, e lo ha fatto in maniera così netta che tutta la stampa internazionale riconoscerà il giorno dopo che i gol di scarto sarebbero potuti essere addirittura una decina, se a difendere la porta austriaca non ci fosse stato il fenomenale Koncilia.
Dopo il difficile girone, in cui la pressione dei media e la dura preparazione premondiale hanno impedito di giocare al meglio, i Francesi si sono sciolti e stanno incominciando a mostrare delle qualità tecniche importanti. Un altro aspetto da considerare è che proprio nella partita in cui è mancato per infortunio Michel Platini, fuoriclasse, capitano e leader indiscutibile della squadra, tutti gli altri giocatori hanno reso al massimo ed il centrocampo Giresse–Genghini–Tigana ha letteralmente sovrastato quello austriaco...forse che per poter andare avanti è necessario rinunciare a Platini? Dopotutto la migliore partita giocata dai Bleus è coincisa con la sua assenza…in realtà non si può pensare di rinunciare ad un giocatore del genere: Platini è e rimane uno dei migliori calciatori del pianeta, ed è privo di significato dire che Giresse e gli altri hanno giocato meglio perché più responsabilizzati; è vero però che la Francia è riuscita a far fronte in maniera assai brillante a questa mancanza, dimostrando che il lavoro di Hidalgo come commissario tecnico è di altissimo livello al di là del talento dei singoli di cui dispone. E proprio Hidalgo, figlio di uno spagnolo di Catalayud, e la cui nipote Paloma è impiegata nell’organizzazione del Mondiale, fa innamorare tutti i giornalisti presenti con la sua intelligenza, con la sua capacità comunicativa fuori dal comune e con dichiarazioni ed aforismi sempre interessanti: “Le grandi squadre, come i grandi giocatori, nascono durante la competizione” oppure “Una grande squadra è quella che comincia nell’amicizia e finisce nell’ambizione”…e quel giorno a Madrid, i Bleus di Hidalgo hanno mostrato al mondo che per la Coppa, ambiziosi come non mai, ci sono anche loro.
Nella seconda partita del girone la Francia è spettatrice della sfida tra Austria e Irlanda del Nord. Due importanti assenze, una per parte, caratterizzano la partita; per gli austriaci già praticamente spacciati non può scendere in campo Hans Krankl, mentre gli irlandesi devono rinunciare al capitano e leader Pat Jennings, fortissimo portiere dell’Arsenal, che sarebbe stato bello vedere nella sfida a distanza contro Friedrich Koncilia. 1 Luglio 1982: al Vicente Calderon, ci sono 38 gradi e di conseguenza i giocatori non possono rendere al meglio; passano i Verdi con Hamilton alla mezzora, ma ad inizio ripresa Bruno Pezzey e Hintermaier ribaltano il risultato. L’Irlanda del Nord reagisce ancora e con Hamilton pareggia per il 2-2 finale. La Francia esulta, basta non perdere nell’ultima gara in programma tre giorni dopo contro i nordirlandesi e si qualificherà alle semifinali. Inoltre i Galletti possono far ben fruttare i tre giorni in più di riposo rispetto ai rivali, il cui gioco generoso ma dispendiosissimo anche per via del caldo torrido, presenterà il conto nell’ultima partita a livello di risorse fisiche. Un altro colpo di fortuna per la Francia, ma la fortuna, si sa, presenta poi il conto in maniera crudele…
4 Luglio 1982, tardo pomeriggio al Vicente Calderon di Madrid, dalla partita tra Francia (cui basta un pari) e Irlanda del Nord uscirà la prima semifinalista del Mundial spagnolo. Hidalgo restituisce a Manuel Amoros, che ha scontato la squalifica, il posto di terzino destro richiamando Battiston in panchina, un Rocheteau in condizioni smaglianti viene confermato centravanti (anche perché l’infortunio di Lacombe è piuttosto serio) mentre il vero interrogativo è capire se il recuperato Platini rientrerà in squadra da titolare, andando a toccare un meccanismo che contro l’Austria si era rivelato perfetto, e nel caso, al posto di chi. Hidalgo non ha paura di schierare giocatori di qualità, così Giresse, Tigana e Genghini sono pienamente confermati, e Platini rientra prendendo il posto di Didier Six; quattro centrocampisti dalla classe sopraffina in campo contemporaneamente: ancora nessuno lo sa ma il 4 luglio 1982 nasce il “Carrè Magique”, il quadrato magico (prima maniera, perchè poi Fernandez diverrà titolare al posto di Genghini) della nazionale francese degli anni Ottanta. I nordirlandesi, allenati da Billy Bingham, recuperano in porta Pat Jennings (fondamentale per la sua grande esperienza e leadership) e scendono in campo con un 4-4-2 super-britannico (ovviamente). Linea difensiva con Jimmy Nicholl, McClelland, Chris Nicholl, e Mal Donaghy, centrocampo con McCreery, John O’Neill, Sammy McIlroy e Norman Whiteside (il mancuniano a 17 anni è il più giovane giocatore della storia dei Mondiali, record tuttora valido), e davanti i prestanti Armstrong e Hamilton. Squadra dallo stile di gioco tipicamente britannico, l’Irlanda del Nord mette in campo spirito combattivo ed agonismo come nessun’altra, tuttavia, alla quinta partita in pochi giorni in queste condizioni di caldo arriva a sfidare la Francia praticamente allo stremo delle forze.
La prima mezzora dei Francesi è di studio: non è necessario scoprirsi, il pari è sufficiente e l’Irlanda del Nord è una squadra che merita rispetto, dopotutto dieci giorni prima ha battuto la Spagna padrona di casa al Luis Casanova di Valencia. Al 34' però Rocheteau serve Platini sulla trequarti, che con una finta evita McIlroy e parte in accelerazione verso l’area di rigore sul lato destro; con un movimento perfetto Rocheteau gli porta via C.Nicholl, Platini riesce ad arrivare sul fondo ed a crossare rasoterra all’indietro per Giresse, il piccolo numero dodici controlla la palla e si gira incrociando rapidamente di destro verso il secondo palo, prendendo Jennings e J.Nicholl (appostato sulla linea) in contropiede: è il gol che apre la partita. Il primo tempo finisce, la Francia ha dominato ma conduce con un solo gol di scarto; in tribuna i Bleus iniziano ad essere chiamati “il Brasile d’Europa” per il modo tutto brasiliano di giocare il pallone rasoterra con rapidi tocchi di prima, prerogativa tecnica della squadra di fenomeni in maglia verdeoro. È pur vero che i Nordirlandesi possono sempre ribaltare con due accelerazioni e un traversone l’azione che la Francia costruisce faticosamente con una paziente rete di passaggi; per evitare qualsiasi rischio bisogna continuare ad attaccare per fare il gol della tranquillità.
Passano due minuti della ripresa: l’Irlanda del Nord si riversa in avanti, un intervento sontuoso di Tresor libera la difesa servendo sulla propria trequarti sinistra Dominique Rocheteau. L’angelo verde alza la testa, è il giocatore più avanzato della sua squadra, alla porta di Pat Jennings mancheranno sessanta, sessantacinque metri, non importa, Rocheteau parte, evita subito con una veronica Dave McCreery, passa la metà campo, avanza, Chris Nicholl lo affronta rinculando lentamente, sa che qualsiasi movimento faccia Rocheteau lo salterà con una finta, deve aspettare il rientro del compagno, ma l’accelerazione dell'attaccante francese è devastante, ormai siamo al limite dell’area, McCreery ha recuperato, è alle sue spalle ma Rocheteau ha già deciso, si sposta la palla sull’esterno e spara un sinistro strepitoso a mezz’altezza sul primo palo centrando un angolo che praticamente non esisteva…Pat Jennings non può fare nulla: è il meraviglioso due a zero francese, un gol da fuoriclasse assoluto di Dominique Rocheteau. Passano venti minuti e la Francia sta gestendo facilmente la partita, Six ha sostituito Soler, c’è una punizione in zona d’attacco per i Bleus, Platini la batte corta per Rocheteau che ha davanti quattro avversari, con un passo magico “destro-sinistro-destro” evita i primi due ed entra in area, altri due gli si fanno incontro ma li anticipa colpendo con una “puntatina” di destro cogliendo tutti in contropiede, la palla si infila delicatamente alla destra di Jennings, è il 3-0. Purtroppo Rocheteau in quest’azione viene toccato duro da Jimmy Nicholl ed è costretto a chiedere il cambio a Couriol, ma il gol, fantastico anche questa volta, rimane eccome...Non è finita: ad un quarto d’ora dalla fine Armstrong accorcia le distanze (solita esitazione di Ettori), ma nessuno si illude: minuto 80', Platini serve al limite Giresse, Giresse si gira e serve Jean-Amadou Tigana sulla fascia destra, il cross del maliano di prima intenzione è perfetto, Giresse anticipa tutti sul primo palo e dal basso del suo metro e sessantatre fulmina Jennings per la quarta volta sotto la traversa.
È il trionfo: la Francia si qualifica per le semifinali in maniera sontuosa, gli avversari stessi applaudono il gioco frizzante di Platini e compagni, i tricolori sventolano sulle tribune (insieme agli striscioni promozionali del Mondiale 1986 da giocare in Colombia, che dopo il terremoto la Fifa cancellerà assegnandoli al Messico). Sono passati 24 anni da quando Fontaine e Kopa hanno affrontato in una semifinale mondiale il Brasile di Pelè e la generazione di Platini, Rocheteau, Bossis e tutti gli altri è pronta a raccoglierne l’eredità. La partita sarà a dir poco leggendaria...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
L’Austria del quinquennio 1978–1982 è una squadra povera di fantasia ma molto ben organizzata e solida, con almeno 5/6 giocatori di ottimo livello; si può tranquillamente affermare che, con due passaggi di primo turno in due mondiali consecutivi, quella che scende in campo allenata da Schmidt e Latzke contro la Francia sia la miglior Austria dell'ultimo mezzo secolo. La coppia d’attacco è una delle meglio collaudate del vecchio continente; l’esperienza e il senso del gol di Hans Krankl, centravanti di Barcellona e Rapid Vienna, sono perfettamente integrati dalla velocità del giovane talento Walter Schachner, di proprietà del Cesena. A centrocampo il regista è l’interista Herbert Prohaska, in procinto di passare alla Roma con la quale, dopo il mondiale, vincerà uno scudetto storico; al suo fianco giocano Hattenberger, Hintermaier e Jara. La difesa è guidata da un campione assoluto, il libero Bruno Pezzey, che gioca in Germania, i marcatori sono Krauss, Obermayer e Degeorgi (l’unico che otto anni dopo ritornerà a Italia 90). Ma il vero fuoriclasse l’Austria lo schiera in porta, è l’estremo difensore dell’Austria Vienna (squadra per cui abbiamo un debole), il biondo Friedrich Koncilia. Nel corso di questa partita Koncilia compirà una serie infinita di miracoli, una prestazione al livello di quella di Banks contro il Brasile nel 1970, e grazie a questa partita verrà eletto miglior portiere del Mondiale davanti anche ad una leggenda come Dino Zoff.
Fa caldo a Madrid, ci sono 35 gradi, ma la Francia priva di Platini gioca che è una meraviglia; Tigana, che occupa la zona destra del centrocampo, si integra benissimo con Giresse e Genghini ed in generale la squadra di Hidalgo gioca a calcio in maniera scintillante. Dopo un quarto d’ora Lacombe chiede il cambio e quindi entra Rocheteau, rimasto ai margini dopo la prestazione pessima contro l'Inghilterra all'esordio: l’angelo blu appare completamente trasformato rispetto al pessimo esordio con l’Inghilterra…Pezzey prova a tenere alta la difesa ma Giresse e Genghini con meravigliosi passaggi filtranti armano le tre punte liberandole spesso sole davanti a Koncilia, che con un coraggio ed una classe infiniti esce tempestivamente a chiudere lo specchio della porta agli attaccanti avversari. Le occasioni per i francesi non si contano, solo questo fantastico portiere riesce ad impedire alla sua squadra di capitolare. Al 39' minuto Rocheteau, davvero incontenibile, viene steso poco fuori dal limite dell’area, sul lato destro dell’attacco francese. È la zona preferita di Bernard Genghini, specialista di questo tipo di giocate. Koncilia lo sa, e piazza in barriera quattro giocatori, da sinistra a destra Obermayer, Hattenberger, Hintermaier e Prohaska…il regista del Sochaux ed il suo magico piede sinistro compiono un capolavoro: la palla, colpita con una forza e una precisione impeccabili scavalca la barriera e va a terminare esattamente all’incrocio dei pali, rimbalzando sul palo interno alla sinistra di Koncilia che si getta eroicamente ma senza successo contro il montante della porta. Il gol di Genghini è un vero gioiello e permette alla Francia di andare al riposo con un vantaggio più che meritato.
Nella ripresa ci si aspetta la reazione dell’Austria, ma è ancora la Francia a dominare. In questa partita, proprio per il gioco spumeggiante della squadra di Hidalgo, nasce il leggendario appellativo “Calcio Champagne”, che rende benissimo l’idea di come i Galletti interpretassero il calcio sempre proiettati all’attacco. Giresse e Genghini, liberati da compiti di copertura grazie alla presenza di Tigana, sicuramente più adatto a questo ruolo rispetto a Platini, fanno girare la squadra in maniera meravigliosa, Rocheteau è in giornata di grazia, un suo gol viene annullato per fuorigioco, uno strepitoso Koncilia gliene nega altri quattro. Qualcuno, ricordando il match con i cecoslovacchi potrebbe temere un calo nel finale, il vantaggio di un solo gol non è sufficiente per essere tranquilli. Ma Ettori oggi rimane praticamente disoccupato, non ci sono pericoli, un’occasione di Baumeister termina in nulla, manca poco, e finalmente arriva il fischio finale... la Francia ha battuto l’Austria, e lo ha fatto in maniera così netta che tutta la stampa internazionale riconoscerà il giorno dopo che i gol di scarto sarebbero potuti essere addirittura una decina, se a difendere la porta austriaca non ci fosse stato il fenomenale Koncilia.
Dopo il difficile girone, in cui la pressione dei media e la dura preparazione premondiale hanno impedito di giocare al meglio, i Francesi si sono sciolti e stanno incominciando a mostrare delle qualità tecniche importanti. Un altro aspetto da considerare è che proprio nella partita in cui è mancato per infortunio Michel Platini, fuoriclasse, capitano e leader indiscutibile della squadra, tutti gli altri giocatori hanno reso al massimo ed il centrocampo Giresse–Genghini–Tigana ha letteralmente sovrastato quello austriaco...forse che per poter andare avanti è necessario rinunciare a Platini? Dopotutto la migliore partita giocata dai Bleus è coincisa con la sua assenza…in realtà non si può pensare di rinunciare ad un giocatore del genere: Platini è e rimane uno dei migliori calciatori del pianeta, ed è privo di significato dire che Giresse e gli altri hanno giocato meglio perché più responsabilizzati; è vero però che la Francia è riuscita a far fronte in maniera assai brillante a questa mancanza, dimostrando che il lavoro di Hidalgo come commissario tecnico è di altissimo livello al di là del talento dei singoli di cui dispone. E proprio Hidalgo, figlio di uno spagnolo di Catalayud, e la cui nipote Paloma è impiegata nell’organizzazione del Mondiale, fa innamorare tutti i giornalisti presenti con la sua intelligenza, con la sua capacità comunicativa fuori dal comune e con dichiarazioni ed aforismi sempre interessanti: “Le grandi squadre, come i grandi giocatori, nascono durante la competizione” oppure “Una grande squadra è quella che comincia nell’amicizia e finisce nell’ambizione”…e quel giorno a Madrid, i Bleus di Hidalgo hanno mostrato al mondo che per la Coppa, ambiziosi come non mai, ci sono anche loro.
Nella seconda partita del girone la Francia è spettatrice della sfida tra Austria e Irlanda del Nord. Due importanti assenze, una per parte, caratterizzano la partita; per gli austriaci già praticamente spacciati non può scendere in campo Hans Krankl, mentre gli irlandesi devono rinunciare al capitano e leader Pat Jennings, fortissimo portiere dell’Arsenal, che sarebbe stato bello vedere nella sfida a distanza contro Friedrich Koncilia. 1 Luglio 1982: al Vicente Calderon, ci sono 38 gradi e di conseguenza i giocatori non possono rendere al meglio; passano i Verdi con Hamilton alla mezzora, ma ad inizio ripresa Bruno Pezzey e Hintermaier ribaltano il risultato. L’Irlanda del Nord reagisce ancora e con Hamilton pareggia per il 2-2 finale. La Francia esulta, basta non perdere nell’ultima gara in programma tre giorni dopo contro i nordirlandesi e si qualificherà alle semifinali. Inoltre i Galletti possono far ben fruttare i tre giorni in più di riposo rispetto ai rivali, il cui gioco generoso ma dispendiosissimo anche per via del caldo torrido, presenterà il conto nell’ultima partita a livello di risorse fisiche. Un altro colpo di fortuna per la Francia, ma la fortuna, si sa, presenta poi il conto in maniera crudele…
4 Luglio 1982, tardo pomeriggio al Vicente Calderon di Madrid, dalla partita tra Francia (cui basta un pari) e Irlanda del Nord uscirà la prima semifinalista del Mundial spagnolo. Hidalgo restituisce a Manuel Amoros, che ha scontato la squalifica, il posto di terzino destro richiamando Battiston in panchina, un Rocheteau in condizioni smaglianti viene confermato centravanti (anche perché l’infortunio di Lacombe è piuttosto serio) mentre il vero interrogativo è capire se il recuperato Platini rientrerà in squadra da titolare, andando a toccare un meccanismo che contro l’Austria si era rivelato perfetto, e nel caso, al posto di chi. Hidalgo non ha paura di schierare giocatori di qualità, così Giresse, Tigana e Genghini sono pienamente confermati, e Platini rientra prendendo il posto di Didier Six; quattro centrocampisti dalla classe sopraffina in campo contemporaneamente: ancora nessuno lo sa ma il 4 luglio 1982 nasce il “Carrè Magique”, il quadrato magico (prima maniera, perchè poi Fernandez diverrà titolare al posto di Genghini) della nazionale francese degli anni Ottanta. I nordirlandesi, allenati da Billy Bingham, recuperano in porta Pat Jennings (fondamentale per la sua grande esperienza e leadership) e scendono in campo con un 4-4-2 super-britannico (ovviamente). Linea difensiva con Jimmy Nicholl, McClelland, Chris Nicholl, e Mal Donaghy, centrocampo con McCreery, John O’Neill, Sammy McIlroy e Norman Whiteside (il mancuniano a 17 anni è il più giovane giocatore della storia dei Mondiali, record tuttora valido), e davanti i prestanti Armstrong e Hamilton. Squadra dallo stile di gioco tipicamente britannico, l’Irlanda del Nord mette in campo spirito combattivo ed agonismo come nessun’altra, tuttavia, alla quinta partita in pochi giorni in queste condizioni di caldo arriva a sfidare la Francia praticamente allo stremo delle forze.
La prima mezzora dei Francesi è di studio: non è necessario scoprirsi, il pari è sufficiente e l’Irlanda del Nord è una squadra che merita rispetto, dopotutto dieci giorni prima ha battuto la Spagna padrona di casa al Luis Casanova di Valencia. Al 34' però Rocheteau serve Platini sulla trequarti, che con una finta evita McIlroy e parte in accelerazione verso l’area di rigore sul lato destro; con un movimento perfetto Rocheteau gli porta via C.Nicholl, Platini riesce ad arrivare sul fondo ed a crossare rasoterra all’indietro per Giresse, il piccolo numero dodici controlla la palla e si gira incrociando rapidamente di destro verso il secondo palo, prendendo Jennings e J.Nicholl (appostato sulla linea) in contropiede: è il gol che apre la partita. Il primo tempo finisce, la Francia ha dominato ma conduce con un solo gol di scarto; in tribuna i Bleus iniziano ad essere chiamati “il Brasile d’Europa” per il modo tutto brasiliano di giocare il pallone rasoterra con rapidi tocchi di prima, prerogativa tecnica della squadra di fenomeni in maglia verdeoro. È pur vero che i Nordirlandesi possono sempre ribaltare con due accelerazioni e un traversone l’azione che la Francia costruisce faticosamente con una paziente rete di passaggi; per evitare qualsiasi rischio bisogna continuare ad attaccare per fare il gol della tranquillità.
Passano due minuti della ripresa: l’Irlanda del Nord si riversa in avanti, un intervento sontuoso di Tresor libera la difesa servendo sulla propria trequarti sinistra Dominique Rocheteau. L’angelo verde alza la testa, è il giocatore più avanzato della sua squadra, alla porta di Pat Jennings mancheranno sessanta, sessantacinque metri, non importa, Rocheteau parte, evita subito con una veronica Dave McCreery, passa la metà campo, avanza, Chris Nicholl lo affronta rinculando lentamente, sa che qualsiasi movimento faccia Rocheteau lo salterà con una finta, deve aspettare il rientro del compagno, ma l’accelerazione dell'attaccante francese è devastante, ormai siamo al limite dell’area, McCreery ha recuperato, è alle sue spalle ma Rocheteau ha già deciso, si sposta la palla sull’esterno e spara un sinistro strepitoso a mezz’altezza sul primo palo centrando un angolo che praticamente non esisteva…Pat Jennings non può fare nulla: è il meraviglioso due a zero francese, un gol da fuoriclasse assoluto di Dominique Rocheteau. Passano venti minuti e la Francia sta gestendo facilmente la partita, Six ha sostituito Soler, c’è una punizione in zona d’attacco per i Bleus, Platini la batte corta per Rocheteau che ha davanti quattro avversari, con un passo magico “destro-sinistro-destro” evita i primi due ed entra in area, altri due gli si fanno incontro ma li anticipa colpendo con una “puntatina” di destro cogliendo tutti in contropiede, la palla si infila delicatamente alla destra di Jennings, è il 3-0. Purtroppo Rocheteau in quest’azione viene toccato duro da Jimmy Nicholl ed è costretto a chiedere il cambio a Couriol, ma il gol, fantastico anche questa volta, rimane eccome...Non è finita: ad un quarto d’ora dalla fine Armstrong accorcia le distanze (solita esitazione di Ettori), ma nessuno si illude: minuto 80', Platini serve al limite Giresse, Giresse si gira e serve Jean-Amadou Tigana sulla fascia destra, il cross del maliano di prima intenzione è perfetto, Giresse anticipa tutti sul primo palo e dal basso del suo metro e sessantatre fulmina Jennings per la quarta volta sotto la traversa.
È il trionfo: la Francia si qualifica per le semifinali in maniera sontuosa, gli avversari stessi applaudono il gioco frizzante di Platini e compagni, i tricolori sventolano sulle tribune (insieme agli striscioni promozionali del Mondiale 1986 da giocare in Colombia, che dopo il terremoto la Fifa cancellerà assegnandoli al Messico). Sono passati 24 anni da quando Fontaine e Kopa hanno affrontato in una semifinale mondiale il Brasile di Pelè e la generazione di Platini, Rocheteau, Bossis e tutti gli altri è pronta a raccoglierne l’eredità. La partita sarà a dir poco leggendaria...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Panenka, Amoros e fantasia
In un caldo torrido e con un vento terribile il giorno 24 giugno 1982 allo stadio Josè Zorilla di Valladolid Francia e Cecoslovacchia si sfidano per determinare quale squadra si qualificherà come seconda nel gruppo D alle spalle della già promossa Inghilterra; la Francia parte con un importante vantaggio, avendo battuto il Kuwait (compito in cui Panenka e compagni non sono al contrario riusciti), può permettersi di qualificarsi anche con un pareggio. Hidalgo conferma gli undici che hanno ben figurato nella partita precedente contro i mediorientali, ovvero il tridente Soler–Lacombe–Six, e un centrocampo molto tecnico con Giresse e Genghini ai fianchi di Platini nell’insolita veste di mediano difensivo. Venglos invece tiene in panchina Panenka e schiera a sorpresa Nehoda a centrocampo.
La Cecoslovacchia gioca il primo tempo con il vento a favore e con alcune iniziative individuali fa tremare la difesa guidata con molte incertezze da Jean-Luc Ettori: un calcio piazzato di Nehoda su cui non interviene nessuno (15°), una bella azione personale del centravanti Vizek che termina alle stelle (23°) un tiro deviato da Giresse (37°) e un corner di Masny che Ettori blocca con molte difficoltà in due tempi (43°). La Francia reagisce con qualche azione sull’asse Platini–Soler ben conclusa da Lacombe, ma la sensazione è che la gestione del risultato sia tutt’altro che semplice, nonostante il gioco dei Bleus sia più fluido rispetto a quello dei Cechi; le numerose situazioni di palla inattiva (Casarin, che è l’arbitro, fischia spesso) favoriscono i più prestanti giocatori in maglia bianca, creando ogni volta grossi pericoli per la difesa francese.
All’inizio della ripresa la Francia, che dovrebbe essere favorita dal vento a favore, gioca un quarto d’ora da infarto rischiando di capitolare per ben tre volte sempre su palla inattiva con Vizek e Nehoda, Ettori è impotente davanti a questo supplizio e manca una mezz’ora che rischia di diventare lunghissima. Proprio nel momento di massima sofferenza, durante una sortita offensiva della Francia, uno spiovente di Giresse arriva nel cuore dell’area ceca, Vojacek stacca bene di testa per liberare, ma il forte vento contrario mantiene la palla nei pressi dell’area; Soler ne approfitta e di testa serve Lacombe, il centravanti in scivolata anticipa Barmos ed il portiere Stromsik resistendo ad una carica del difensore. Mentre la palla rotola già lentamente verso la rete arriva Didier Six, che ha seguito l’azione e può ribadire per il più facile dei gol. L'inerzia della partita a questo punto cambia, entra Panenka a dare qualità alla manovra ceca ma la Francia è padrona del campo: Soler centra il palo, Giresse spara alto da buona posizione, Platini tenta il tiro dalla distanza mancando il gol di poco.
Minuto 84, una pallonetto di Bicovsky arriva in area francese, sul lato sinistro, Vizek è in anticipo su Bossis e si aggiusta il pallone di petto, il difensore del Nantes non riesce a frenare la propria corsa e appoggia le mani sull’attaccante ceco che si lascia cadere; Casarin fischia il rigore nonostante le proteste dei Francesi (secondo noi ingiustificate)…lo specialista Panenka spiazza Ettori e la partita è riaperta: mancano ancora sei minuti da batticuore. I Galletti resistono più o meno a fatica ma al novantesimo una punizione da posizione defilata si trasforma in un incubo per la difesa francese: Nehoda scodella in mezzo, Ettori esce come al solito malissimo, Tresor non riesce a liberare, la palla rimbalza in area e Bicovsky la colpisce contrastato da Girard e dallo stesso Ettori…seguendo una strana traiettoria la palla si dirige verso la rete, Bossis è in ginocchio, non può arrivarci, sembra gol fatto ma dal nulla spunta Amoros che di testa, con un riflesso prodigioso, colpisce il pallone ed evita il gol...la palla però resta in area piccola e ancora Bicovsky tenta la mezza girata con un tiro sporco che sfiora l’incrocio dei pali, con Amoros che segue questa volta impotente il susseguirsi dell’azione...il pallone per fortuna esce e Platini non appena ne ha la certezza, si appende alla traversa, come per scaricare l’enorme tensione...Passano pochi secondi e prima che la partita termini Panenka fa ancora in tempo a rifilare una “vecchietta” a Platini provocandogli un forte ematoma alla coscia destra…in questa battaglia si erano già infortunati Lacombe, Bossis e Janvion anche se gli ultimi due, indispensabili, erano rimasti in campo.
L’angoscia è finita, la Francia è praticamente qualificata (in realtà con questo risultato bisogna sperare che il Kuwait non batta l’Inghilterra con cinque gol di scarto, cosa assai improbabile), ma le brillanti dichiarazioni di Platini fanno capire quanto la partita sia stata carica di tensione “Noi abbiamo avuto paura, è vero, ma è stata una partita molto tattica…meglio uscire a testa bassa e qualificati che a testa alta ma eliminati”. L’eroe della partita è comunque il ventenne Manuel Amoros, che ha salvato letteralmente un gol già fatto con un intervento miracoloso: senza il suo salvataggio, la storia del Mundial 1982 sarebbe stata scritta diversamente. Il giorno dopo l'Inghilterra batte agevolmente il Kuwait con gol di Trevor Francis e si qualifica alla seconda fase a punteggio pieno (exploit riuscito solamente al Brasile di Zico e Falcao); la Francia è così qualificata come seconda davanti a Cecoslovacchia e Kuwait.
A questo punto è interessante fare alcune brevi considerazioni sulla formula organizzativa del Mundial spagnolo. Mentre oggi in tutte le manifestazioni di una certa importanza le ultime due partite del girone di qualificazione vengono giocate in contemporanea, per evitare calcoli antisportivi, nel 1982 le teste di serie del girone avevano la possibilità di giocare l'ultima partita il giorno dopo delle loro avversarie, sapendo così in anticipo quale risultato sarebbe stato necessario per qualificarsi. Questo aspetto organizzativo ha poca importanza nel girone della Francia, ma diventa essenziale perchè Germania Ovest e Austria, nel girone B, si accorderanno vergognosamente per far fuori l'Algeria, che nella partita d'apertura del girone aveva sorprendentemente battuto Rummenigge e compagni.
Per la seconda fase del Mondiale si qualificano le prime due squadre di ognuno dei sei gironi, queste vengono raggruppate in quattro mini-gironi da tre squadre che si sfideranno a Madrid (stadi Calderon e Bernabeu) e Barcelona (Nou Camp e Sarrià). Il calendario della Coppa 1982 prevede che nel mini-girone del Vicente Calderon, insieme alla seconda del Gruppo D (cioè la Francia) ci siano la seconda del gruppo B e la prima del gruppo E (secondo le previsioni l'Austria e la Spagna): una situazione costruita su misura per i padroni di casa. In realtà le cose vanno molto diversamente: la Spagna, nonostante un numero vergognoso di aiuti arbitrali (tipo rigori assegnati e fatti ribattere qualora sbagliati) riesce a perdere contro l'Irlanda del Nord (che si qualifica così come prima) mentre la Germania Ovest, battuta come detto dall'Algeria di Madjer e Belloumi, è costretta a "chiedere l'elemosina" ai cugini austriaci nell'ultima partita battendoli uno a zero in una partita nota come "la farsa di Gijon" (gol di Hrubesch al 10°), qualificandosi come prima. Così all'Inghilterra che si è qualificata a punteggio pieno tocca un girone proibitivo al Bernabeu contro le Furie Rosse e la Mannschaft, mentre la Francia, passata in maniera assai faticosa, capita in un girone con Austria ed Irlanda del Nord, sicuramente molto più abbordabili. Hidalgo e la sua squadra hanno avuto un notevole colpo di fortuna, ma adesso è compito loro meritarsela. Intanto, nella prima partita contro l'Austria, ci sono molte probabilità che Michel Platini non ci possa essere, il colpo di Panenka fa ancora male...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
La Cecoslovacchia gioca il primo tempo con il vento a favore e con alcune iniziative individuali fa tremare la difesa guidata con molte incertezze da Jean-Luc Ettori: un calcio piazzato di Nehoda su cui non interviene nessuno (15°), una bella azione personale del centravanti Vizek che termina alle stelle (23°) un tiro deviato da Giresse (37°) e un corner di Masny che Ettori blocca con molte difficoltà in due tempi (43°). La Francia reagisce con qualche azione sull’asse Platini–Soler ben conclusa da Lacombe, ma la sensazione è che la gestione del risultato sia tutt’altro che semplice, nonostante il gioco dei Bleus sia più fluido rispetto a quello dei Cechi; le numerose situazioni di palla inattiva (Casarin, che è l’arbitro, fischia spesso) favoriscono i più prestanti giocatori in maglia bianca, creando ogni volta grossi pericoli per la difesa francese.
All’inizio della ripresa la Francia, che dovrebbe essere favorita dal vento a favore, gioca un quarto d’ora da infarto rischiando di capitolare per ben tre volte sempre su palla inattiva con Vizek e Nehoda, Ettori è impotente davanti a questo supplizio e manca una mezz’ora che rischia di diventare lunghissima. Proprio nel momento di massima sofferenza, durante una sortita offensiva della Francia, uno spiovente di Giresse arriva nel cuore dell’area ceca, Vojacek stacca bene di testa per liberare, ma il forte vento contrario mantiene la palla nei pressi dell’area; Soler ne approfitta e di testa serve Lacombe, il centravanti in scivolata anticipa Barmos ed il portiere Stromsik resistendo ad una carica del difensore. Mentre la palla rotola già lentamente verso la rete arriva Didier Six, che ha seguito l’azione e può ribadire per il più facile dei gol. L'inerzia della partita a questo punto cambia, entra Panenka a dare qualità alla manovra ceca ma la Francia è padrona del campo: Soler centra il palo, Giresse spara alto da buona posizione, Platini tenta il tiro dalla distanza mancando il gol di poco.
Minuto 84, una pallonetto di Bicovsky arriva in area francese, sul lato sinistro, Vizek è in anticipo su Bossis e si aggiusta il pallone di petto, il difensore del Nantes non riesce a frenare la propria corsa e appoggia le mani sull’attaccante ceco che si lascia cadere; Casarin fischia il rigore nonostante le proteste dei Francesi (secondo noi ingiustificate)…lo specialista Panenka spiazza Ettori e la partita è riaperta: mancano ancora sei minuti da batticuore. I Galletti resistono più o meno a fatica ma al novantesimo una punizione da posizione defilata si trasforma in un incubo per la difesa francese: Nehoda scodella in mezzo, Ettori esce come al solito malissimo, Tresor non riesce a liberare, la palla rimbalza in area e Bicovsky la colpisce contrastato da Girard e dallo stesso Ettori…seguendo una strana traiettoria la palla si dirige verso la rete, Bossis è in ginocchio, non può arrivarci, sembra gol fatto ma dal nulla spunta Amoros che di testa, con un riflesso prodigioso, colpisce il pallone ed evita il gol...la palla però resta in area piccola e ancora Bicovsky tenta la mezza girata con un tiro sporco che sfiora l’incrocio dei pali, con Amoros che segue questa volta impotente il susseguirsi dell’azione...il pallone per fortuna esce e Platini non appena ne ha la certezza, si appende alla traversa, come per scaricare l’enorme tensione...Passano pochi secondi e prima che la partita termini Panenka fa ancora in tempo a rifilare una “vecchietta” a Platini provocandogli un forte ematoma alla coscia destra…in questa battaglia si erano già infortunati Lacombe, Bossis e Janvion anche se gli ultimi due, indispensabili, erano rimasti in campo.
L’angoscia è finita, la Francia è praticamente qualificata (in realtà con questo risultato bisogna sperare che il Kuwait non batta l’Inghilterra con cinque gol di scarto, cosa assai improbabile), ma le brillanti dichiarazioni di Platini fanno capire quanto la partita sia stata carica di tensione “Noi abbiamo avuto paura, è vero, ma è stata una partita molto tattica…meglio uscire a testa bassa e qualificati che a testa alta ma eliminati”. L’eroe della partita è comunque il ventenne Manuel Amoros, che ha salvato letteralmente un gol già fatto con un intervento miracoloso: senza il suo salvataggio, la storia del Mundial 1982 sarebbe stata scritta diversamente. Il giorno dopo l'Inghilterra batte agevolmente il Kuwait con gol di Trevor Francis e si qualifica alla seconda fase a punteggio pieno (exploit riuscito solamente al Brasile di Zico e Falcao); la Francia è così qualificata come seconda davanti a Cecoslovacchia e Kuwait.
A questo punto è interessante fare alcune brevi considerazioni sulla formula organizzativa del Mundial spagnolo. Mentre oggi in tutte le manifestazioni di una certa importanza le ultime due partite del girone di qualificazione vengono giocate in contemporanea, per evitare calcoli antisportivi, nel 1982 le teste di serie del girone avevano la possibilità di giocare l'ultima partita il giorno dopo delle loro avversarie, sapendo così in anticipo quale risultato sarebbe stato necessario per qualificarsi. Questo aspetto organizzativo ha poca importanza nel girone della Francia, ma diventa essenziale perchè Germania Ovest e Austria, nel girone B, si accorderanno vergognosamente per far fuori l'Algeria, che nella partita d'apertura del girone aveva sorprendentemente battuto Rummenigge e compagni.
Per la seconda fase del Mondiale si qualificano le prime due squadre di ognuno dei sei gironi, queste vengono raggruppate in quattro mini-gironi da tre squadre che si sfideranno a Madrid (stadi Calderon e Bernabeu) e Barcelona (Nou Camp e Sarrià). Il calendario della Coppa 1982 prevede che nel mini-girone del Vicente Calderon, insieme alla seconda del Gruppo D (cioè la Francia) ci siano la seconda del gruppo B e la prima del gruppo E (secondo le previsioni l'Austria e la Spagna): una situazione costruita su misura per i padroni di casa. In realtà le cose vanno molto diversamente: la Spagna, nonostante un numero vergognoso di aiuti arbitrali (tipo rigori assegnati e fatti ribattere qualora sbagliati) riesce a perdere contro l'Irlanda del Nord (che si qualifica così come prima) mentre la Germania Ovest, battuta come detto dall'Algeria di Madjer e Belloumi, è costretta a "chiedere l'elemosina" ai cugini austriaci nell'ultima partita battendoli uno a zero in una partita nota come "la farsa di Gijon" (gol di Hrubesch al 10°), qualificandosi come prima. Così all'Inghilterra che si è qualificata a punteggio pieno tocca un girone proibitivo al Bernabeu contro le Furie Rosse e la Mannschaft, mentre la Francia, passata in maniera assai faticosa, capita in un girone con Austria ed Irlanda del Nord, sicuramente molto più abbordabili. Hidalgo e la sua squadra hanno avuto un notevole colpo di fortuna, ma adesso è compito loro meritarsela. Intanto, nella prima partita contro l'Austria, ci sono molte probabilità che Michel Platini non ci possa essere, il colpo di Panenka fa ancora male...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Il fischio dello sceicco
Valladolid, stadio Josè Zorilla, 21 giugno 1982: 25000 spettatori sono pronti ad assistere alla partita che sarà diretta dal russo Miroslav Stupar; anche oggi si gioca nel tardo pomeriggio, ma fa leggermente meno caldo che cinque giorni prima a Bilbao. Risparmiamo l’elenco dei giocatori kuwaitiani (non interessa nemmeno a noi, che siamo malati di queste cose), anche se è doveroso menzionare che li allena nientemeno che Carlos Alberto Parreira. Esattamente il Carlos Alberto Parreira dei giorni nostri, campione del mondo 1994 e adesso commissario tecnico del Sudafrica, all'epoca noto come ex preparatore atletico delle squadre allenate da Mario Zagallo. Prima fra tutte il Brasile 1970... Hidalgo, in bermuda e polo a righe orizzontali bianche e celesti (sembra uno skipper ma non cambierà più tenuta per tutto il Mondiale) rivoluziona la formazione; dentro Amoros e Janvion al posto di Battiston e Lopez in difesa (il fuoriclasse Tresor rende di più come libero accanto ad un marcatore puro come il “Cèrbere” Janvion), in mediana entra Genghini e viene arretrato Platini (i silurati sono Girard e Larios) mentre davanti viene confermato Soler, al fianco del recuperato Lacombe e di Didier Six; Rocheteau contro l’Inghilterra è apparso assolutamente fuori forma e quindi siede in panchina.
Hidalgo torna a quello stile di calcio d’attacco con cui la sua squadra ha ottenuto nel corso degli anni i migliori risultati privilegiando i giocatori più tecnici, e i risultati si vedono subito: Platini e compagni tengono in mano il pallino del gioco dall’inizio mettendo in difficoltà il Kuwait, peraltro molto meno brillante che contro i Cechi. Minuto 30, punizione dal limite destro dell’area, nonostante ci sia in campo Michel Platini (che ha subito il fallo in questione), quella è la zolla dell’altro grande specialista, Bernard Genghini: il regista del Sochaux colpisce magistralmente la palla che termina all’incrocio dei pali e per il portiere non c’è niente da fare. Minuto 43, Giresse taglia il campo palla al piede, Lacombe gli si fa incontro seguito da tre difensori Kuwaitiani, sulla destra si inserisce benissimo Platini che viene servito in corsa dal piccolo Girondino, Platini si trova solo davanti al portiere e lo beffa con un tocco di punta sul primo palo in anticipo, un gol in apparenza facile ma che viene reso tale solo dalla classe infinita del capitano dei Bleus, vero specialista di questo tipo di reti; la Francia va così al riposo in vantaggio di due gol, e soprattutto con la convinzione di aver ritrovato il proprio gioco, pur se contro un avversario assai modesto. Il secondo tempo è iniziato da due minuti, e ancora Platini, poco oltre la metà campo, serve con un lob meraviglioso Didier Six che in corsa dal limite dell’area stoppa di petto e, senza far toccare terra al pallone, fulmina Al-Tarabulsi con un tiro al volo di collo-piede sinistro sotto la traversa; un gesto atletico da grande campione.
A questo punto la Francia trotterella, gestendo con facilità il risultato nonostante Al-Bouloshi accorci le distanze (schema su punizione battuta rapidamente al 74° minuto), ma all’ottantesimo ecco l’episodio che ha reso celeberrima questa partita: Bossis serve Genghini che prolunga verso Platini; Giresse taglia centralmente e Platini, girato al contrario, lo serve d’esterno destro (un numero da fuoriclasse assoluto)…Giresse è solo e può facilmente realizzare il quarto gol. Platini fa cenno ad Hidalgo che può bastare così e viene sostituito da Girard, quand’ecco che l’attenzione dei giocatori kuwaitiani si concentra verso un omone baffuto (e bruttissimo) in tribuna…è lo sceicco Ahmed Al-Jaber, capo-delegazione oltre che potentissimo ministro dello sport, membro del CIO, e fratello dell’emiro del Kuwait. Quest’uomo in tunica fa ampi cenni ai suoi giocatori di andarsene, di rientrare negli spogliatoi (lo stadio è piccolo e lo possono riconoscere chiaramente)… Stupar ordina di proseguire, ma nessun giocatore asiatico vuole battere da centrocampo, lo sceicco allora entra in campo e minaccia l’arbitro di ritirare la squadra qualora non venisse annullato il gol di Giresse. Il motivo che ha scatenato la protesta pare sia stato un fischio arrivato dalle tribune, che ha distratto i difensori kuwaitiani “facilitando”, secondo lo sceicco, l’azione di Giresse. Al-Jaber pretende quindi che la rete non venga convalidata per questa irregolarità. Intanto Hidalgo, vestito come se stesse andando a prendere un aperitivo a Saint-Tropez, senza nemmeno il cartellino d’identificazione al collo, protesta in maniera vivace seguito da una telecamera personale, ma viene malmenato dalla polizia e “accomodato” nuovamente sulla panchina; anche i giocatori francesi protestano senza risultato, ma chi protesta più di tutti è comunque il solito sceicco che si lascia andare ad un turpiloquio clamoroso: “la Fifa è peggio della mafia, se potessimo l’abbandoneremmo senza esitazione, che se ne andassero tutti a fare in c…”. L’indomani viene aperta un’inchiesta da parte della Fifa, la Federcalcio kuwaitiana riceve un’ammenda di 25 mila franchi svizzeri per condotta antisportiva, il suo presidente ne riceve altrettanti a titolo personale per il suo intervento, l’organizzazione dello stadio di Valladolid viene ammonita per “non aver saputo mantenere l’ordine ed il controllo” e infine Miroslav Stupar viene sospeso dal Mondiale. A onor del vero va detto che al momento del passaggio di Platini per Giresse, scattato sul filo del fuorigioco, un fischio proveniente dalle tribune si è chiaramente sentito…
La partita non termina sul tre a uno perché qualche minuto dopo al Kuwait viene annullato un gol (in modo anche discutibile) mentre al 96° minuto (!) Maxime Bossis, dopo una discesa sulla fascia sinistra, vince tre rimpalli in area e realizza il suo primo e unico gol in oltre 80 presenze con la maglia francese (prima dei vari Deschamps, Desailly e Barthez è lui ad aver avuto il record di presenze). Lo sceicco Al-Jabber applaude in piedi in tribuna, a suo giudizio questo è un gol regolare, e quindi onore all’avversario…La Francia ora è in una buona posizione nel girone; è sufficiente un pareggio con la Cecoslovacchia nell’ultima partita per accedere alla seconda fase del mondiale…
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Hidalgo torna a quello stile di calcio d’attacco con cui la sua squadra ha ottenuto nel corso degli anni i migliori risultati privilegiando i giocatori più tecnici, e i risultati si vedono subito: Platini e compagni tengono in mano il pallino del gioco dall’inizio mettendo in difficoltà il Kuwait, peraltro molto meno brillante che contro i Cechi. Minuto 30, punizione dal limite destro dell’area, nonostante ci sia in campo Michel Platini (che ha subito il fallo in questione), quella è la zolla dell’altro grande specialista, Bernard Genghini: il regista del Sochaux colpisce magistralmente la palla che termina all’incrocio dei pali e per il portiere non c’è niente da fare. Minuto 43, Giresse taglia il campo palla al piede, Lacombe gli si fa incontro seguito da tre difensori Kuwaitiani, sulla destra si inserisce benissimo Platini che viene servito in corsa dal piccolo Girondino, Platini si trova solo davanti al portiere e lo beffa con un tocco di punta sul primo palo in anticipo, un gol in apparenza facile ma che viene reso tale solo dalla classe infinita del capitano dei Bleus, vero specialista di questo tipo di reti; la Francia va così al riposo in vantaggio di due gol, e soprattutto con la convinzione di aver ritrovato il proprio gioco, pur se contro un avversario assai modesto. Il secondo tempo è iniziato da due minuti, e ancora Platini, poco oltre la metà campo, serve con un lob meraviglioso Didier Six che in corsa dal limite dell’area stoppa di petto e, senza far toccare terra al pallone, fulmina Al-Tarabulsi con un tiro al volo di collo-piede sinistro sotto la traversa; un gesto atletico da grande campione.
A questo punto la Francia trotterella, gestendo con facilità il risultato nonostante Al-Bouloshi accorci le distanze (schema su punizione battuta rapidamente al 74° minuto), ma all’ottantesimo ecco l’episodio che ha reso celeberrima questa partita: Bossis serve Genghini che prolunga verso Platini; Giresse taglia centralmente e Platini, girato al contrario, lo serve d’esterno destro (un numero da fuoriclasse assoluto)…Giresse è solo e può facilmente realizzare il quarto gol. Platini fa cenno ad Hidalgo che può bastare così e viene sostituito da Girard, quand’ecco che l’attenzione dei giocatori kuwaitiani si concentra verso un omone baffuto (e bruttissimo) in tribuna…è lo sceicco Ahmed Al-Jaber, capo-delegazione oltre che potentissimo ministro dello sport, membro del CIO, e fratello dell’emiro del Kuwait. Quest’uomo in tunica fa ampi cenni ai suoi giocatori di andarsene, di rientrare negli spogliatoi (lo stadio è piccolo e lo possono riconoscere chiaramente)… Stupar ordina di proseguire, ma nessun giocatore asiatico vuole battere da centrocampo, lo sceicco allora entra in campo e minaccia l’arbitro di ritirare la squadra qualora non venisse annullato il gol di Giresse. Il motivo che ha scatenato la protesta pare sia stato un fischio arrivato dalle tribune, che ha distratto i difensori kuwaitiani “facilitando”, secondo lo sceicco, l’azione di Giresse. Al-Jaber pretende quindi che la rete non venga convalidata per questa irregolarità. Intanto Hidalgo, vestito come se stesse andando a prendere un aperitivo a Saint-Tropez, senza nemmeno il cartellino d’identificazione al collo, protesta in maniera vivace seguito da una telecamera personale, ma viene malmenato dalla polizia e “accomodato” nuovamente sulla panchina; anche i giocatori francesi protestano senza risultato, ma chi protesta più di tutti è comunque il solito sceicco che si lascia andare ad un turpiloquio clamoroso: “la Fifa è peggio della mafia, se potessimo l’abbandoneremmo senza esitazione, che se ne andassero tutti a fare in c…”. L’indomani viene aperta un’inchiesta da parte della Fifa, la Federcalcio kuwaitiana riceve un’ammenda di 25 mila franchi svizzeri per condotta antisportiva, il suo presidente ne riceve altrettanti a titolo personale per il suo intervento, l’organizzazione dello stadio di Valladolid viene ammonita per “non aver saputo mantenere l’ordine ed il controllo” e infine Miroslav Stupar viene sospeso dal Mondiale. A onor del vero va detto che al momento del passaggio di Platini per Giresse, scattato sul filo del fuorigioco, un fischio proveniente dalle tribune si è chiaramente sentito…
La partita non termina sul tre a uno perché qualche minuto dopo al Kuwait viene annullato un gol (in modo anche discutibile) mentre al 96° minuto (!) Maxime Bossis, dopo una discesa sulla fascia sinistra, vince tre rimpalli in area e realizza il suo primo e unico gol in oltre 80 presenze con la maglia francese (prima dei vari Deschamps, Desailly e Barthez è lui ad aver avuto il record di presenze). Lo sceicco Al-Jabber applaude in piedi in tribuna, a suo giudizio questo è un gol regolare, e quindi onore all’avversario…La Francia ora è in una buona posizione nel girone; è sufficiente un pareggio con la Cecoslovacchia nell’ultima partita per accedere alla seconda fase del mondiale…
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Un'estate al Mariner
L’11 giugno 1982 la carovana della nazionale francese si sposta da Font-Romeu a Tordesillas, trenta chilometri a sud di Valladolid, una piccola città famosa perché qui nel 1494 Spagnoli e Portoghesi si erano riuniti per decidere come spartirsi il continente americano. In quella data, di passaggio a San Sebastian, i Francesi affrontano in amichevole la Real Sociedad campione di Spagna (ma i cui migliori giocatori erano ovviamente in Nazionale) battendola per 3-0 (Rocheteau, Platini e Lacombe i marcatori). Come si può ben immaginare la differenza di temperatura tra i freschi Pirenei e la Castilla spagnola non aiuta i giocatori a recuperare dopo alcune settimane di preparazione durissima svolta in altura. In più nella residenza di El Montijo giornalisti e tifosi hanno praticamente libero accesso, disturbando così la serenità dei giocatori francesi. Nel Girone D l’Inghilterra di Greenwood è testa di serie, (giocherà quindi tutte e tre le partite a Bilbao) mentre Francia, Cecoslovacchia, e l’esotico Kuwait si affronteranno allo Josè Zorilla di Valladolid.
Il Maracanà, il Bernabeu, San Siro, l’Old Trafford, l’Azteca…difficile dire quale sia lo stadio più bello del mondo, ogni appassionato di calcio ha la sua preferenza, non è facile stabilire una gerarchia universale…noi romantici ed indipendentisti, abbiamo una debolezza per l’unica squadra al mondo i cui giocatori arrivano dalla stessa regione, l’Euzkadi, pertanto, quando lo scorso dicembre abbiamo potuto visitarlo di persona (guidati tra l’altro da una ragazza molto carina e simpatica), ci siamo emozionati come non mai; i seggiolini “a picco” sul terreno di gioco, il prestigio di una squadra che antepone la propria identità alle coppe in bacheca, la leggenda di giocatori come Telmo Zarraonandia, che qui hanno scritto pagine gloriose della storia del calcio: questo è lo stadio San Mames di Bilbao, cuore palpitante della regione e del popolo più antico d’Europa, i Baschi…questa è “la Catedral”.
16 Giugno 1982, ore 16.15 spagnole; è l’ora del tè e l’Inghilterra sfida la Francia nella Catedral di Bilbao. La temperatura è terribile, il caldo è soffocante, all’interno di questa vera e propria stufa la resistenza atletica sarà senz’altro decisiva per stabilire chi sarà il vincitore; l’arbitro è il portoghese Garrido. Brooking e Keegan, stelle della squadra di Greenwood, non sono disponibili per problemi fisici e l’Inghilterra scende dunque in campo con un classico 4-4-2 di stampo ultrabritannico: il leggendario Peter Shilton in porta col numero 22, difesa a quattro con Terry Butcher (l’abbiamo sempre amato per il cognome), e Thompson centrali, il capitano Mills e Kenny Sansom terzini, Steve Coppell e Graham Rix esterni di centrocampo, Ray Wilkins regista con Bryan Robson del Manchester United come incursore dietro i due attaccanti Trevor Francis (futuro sampdoriano) e Paul Mariner. Hidalgo si aspetta un match molto fisico: sa che i suoi giocatori, reduci dalla faticosa preparazione, non sono al meglio e decide di schierare una formazione piuttosto coperta, con Ettori in porta (scelta molto contestata alla vigilia), Lopez e Tresor centrali, Battiston e Bossis terzini, Larios, Girard e Giresse a centrocampo, Platini centravanti con Rocheteau e Gerard Soler come ali; l’allenatore in pratica rinuncia alla qualità di Platini in mezzo al campo a beneficio di due giocatori più “fisici” come Larios e Girard, una scelta che evidenzia la sua intenzione di puntare al pareggio, possibilmente senza reti.
Infatti dopo soli ventisette secondi di gioco una rimessa in zona d’attacco di Mills viene prolungata di testa all’indietro da Butcher, tenuto a fatica da Tresor e Lopez, sul secondo palo arriva rapidissimo Bryan Robson, completamente dimenticato da tutti, che anticipa Ettori in semirovesciata per l’uno a zero. Uno schema da rugby ha portato gli inglesi a segnare il gol più rapido della storia dei Mondiali (battendo il record di Lacombe a Mar del Plata 4 anni prima), ma l’errore di posizione della difesa francese, che lascia liberissimo Robson, è drammatico; Hidalgo è costretto a rivedere la sua tattica dopo nemmeno mezzo minuto di gioco. La Francia deve inseguire, ma gli inglesi sono più potenti, occorre quindi giocare la palla a terra con la massima precisione e per almeno venti minuti l’Inghilterra si difende con facilità rendendosi pericolosa in contropiede con Mariner e Francis. Al 22’ la Francia ha la sua prima occasione, un traversone di Platini viene mancato di un niente da Gerard Soler, e tre minuti più tardi Giresse, ricevuta palla da Larios sulla propria trequarti, vede lo scatto di Gerard Soler sul filo del fuorigioco (errore di posizione di Butcher) e lo serve con un lancio di 40 metri perfetto. L’ala francese lascia rimbalzare la palla un paio di volte e poi appena entrato in area scarica un bellissimo sinistro ad incrociare che sbatte sul palo e termina in rete alle spalle di Shilton; è un gol simile a quello realizzato dallo stesso Soler contro il Belgio, che conferma le sue qualità.
In un modo o nell’altro la Francia termina in parità il primo tempo, ma nel secondo si spegne a poco a poco, sopraffatta da un’Inghilterra tutt’altro che irresistibile. Platini ha un paio di occasioni su punizione ma centra la barriera, Coppell prova un tiro dalla distanza che Ettori respinge di pugno in modo stilisticamente pessimo. Al 21’ un morbido traversone dalla destra di Trevor Francis chiama Jean-Luc Ettori all’uscita, sulla palla si avventa però anche Bryan Robson, è un duello in volo che dura un secondo interminabile. Ettori, un metro e settantadue di nervi, cerca di arrivarci ma il numero 16 inglese, altro più di un metro e ottanta, è saltato con un tempismo perfetto, Ettori si distende, ma Robson è in vantaggio e colpisce magistralmente il pallone di testa realizzando un gol fantastico. Il replay, che evidenzia a quale altezza il centrocampista del Manchester sia andato a colpire la palla, è impietoso, Ettori ne viene sovrastato, quando invece dovrebbe essere il portiere a travolgere tutto e tutti nelle uscite; ma non c’è niente da fare, l’Inghilterra di nuovo in vantaggio. In seguito al gol di Robson scoppiano intanto dei tumulti sugli spalti, la polizia spagnola riesce per così dire a riportare la calma tra gli hooligan ma le immagini non possono far altro che portare alla mente quello che accadrà tragicamente tre anni dopo a Bruxelles. Hidalgo toglie Larios e il deludentissimo Rocheteau per mettere Tigana e Didier Six, ma gli attacchi francesi sono sterili...all’81, quando la Francia è ormai sulle gambe, l’ennesimo traversone di Wilkins viene rimesso in mezzo da Graham Rix, e Francis cerca di servire con una volée Paul Mariner. Sulla traiettoria si trova Tresor che invece di rinviare svirgola la palla servendo il numero 11 britannico ancora meglio; questi non può far altro che insaccare il terzo gol, e il risultato non cambierà più fino alla fine. La Francia esce clamorosamente ridimensionata dal match di apertura, errori clamorosi hanno regalato tre gol agli inglesi, mettendo in dubbio tutta l’organizzazione difensiva. Solamente Larios, Giresse e Soler hanno giocato ai loro livelli. Lopez, Tresor e Rocheteau sembravano i fantasmi di loro stessi, Platini accusa indirettamente Hidalgo (“Se gioco centravanti, chi mi passa la palla?”), ma soprattutto il più criticato è il portiere Ettori gravemente colpevole sul secondo gol, in cui ha completamente sbagliato il tempo dell’uscita.
Non tutto è ancora perduto, il giorno dopo a Valladolid la Cecoslovacchia affronta il Kuwait e nonostante sia riuscita a passare in vantaggio con un rigore molto dubbio trasformato dal solito Panenka, si fa raggiungere nella ripresa da Al-Dakhil. La partita termina così ed i cechi non vanno oltre un pareggio assai deludente, il Kuwait ha mostrato un buon gioco collettivo ma senz’altro il caldo terribile è stato un fondamentale alleato della squadra asiatica: la Francia dovrà fare molta attenzione anche a questo aspetto, al momento di affrontarli. Il 20 giugno al San Mamès di Bilbao si affrontano l’Inghilterra e la Cecoslovacchia: Greenwood non cambia nessuno degli undici che hanno battuto la Francia, Josef Venglos deve invece fare a meno di Panenka. I Cechi contro il Kuwait sono apparsi molto pesanti, lenti e con un gioco privo di fantasia: queste impressioni negative si confermano anche nella partita con gli inglesi, che forti della leadership del girone giocano senza scoprirsi troppo. Dopo un’ora scarsa di gioco, su calcio d’angolo, il portiere ceco Stromsik manca una facile presa permettendo a Trevor Francis, bene appostato, di realizzare l’uno a zero. Tre minuti più tardi il terzino sinistro Barmos, cercando di intervenire su un pallone pericoloso tra Francis e Mariner, devia alle spalle del proprio portiere, per il due a zero che chiude la partita. L’Inghilterra vince così la seconda partita del girone qualificandosi per la seconda fase senza aver fatto molta fatica: come già contro la Francia, è sufficiente una prestazione dignitosa in cui vengono capitalizzati al meglio i graditissimi regali delle difese avversarie; di conseguenza i Bleus, che di fatto si giocano il passaggio del turno contro i Cechi, non possono che gioire del fatto che i loro avversari sono in condizioni peggiori; occorre però vincere assolutamente contro il Kuwait.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Il Maracanà, il Bernabeu, San Siro, l’Old Trafford, l’Azteca…difficile dire quale sia lo stadio più bello del mondo, ogni appassionato di calcio ha la sua preferenza, non è facile stabilire una gerarchia universale…noi romantici ed indipendentisti, abbiamo una debolezza per l’unica squadra al mondo i cui giocatori arrivano dalla stessa regione, l’Euzkadi, pertanto, quando lo scorso dicembre abbiamo potuto visitarlo di persona (guidati tra l’altro da una ragazza molto carina e simpatica), ci siamo emozionati come non mai; i seggiolini “a picco” sul terreno di gioco, il prestigio di una squadra che antepone la propria identità alle coppe in bacheca, la leggenda di giocatori come Telmo Zarraonandia, che qui hanno scritto pagine gloriose della storia del calcio: questo è lo stadio San Mames di Bilbao, cuore palpitante della regione e del popolo più antico d’Europa, i Baschi…questa è “la Catedral”.
16 Giugno 1982, ore 16.15 spagnole; è l’ora del tè e l’Inghilterra sfida la Francia nella Catedral di Bilbao. La temperatura è terribile, il caldo è soffocante, all’interno di questa vera e propria stufa la resistenza atletica sarà senz’altro decisiva per stabilire chi sarà il vincitore; l’arbitro è il portoghese Garrido. Brooking e Keegan, stelle della squadra di Greenwood, non sono disponibili per problemi fisici e l’Inghilterra scende dunque in campo con un classico 4-4-2 di stampo ultrabritannico: il leggendario Peter Shilton in porta col numero 22, difesa a quattro con Terry Butcher (l’abbiamo sempre amato per il cognome), e Thompson centrali, il capitano Mills e Kenny Sansom terzini, Steve Coppell e Graham Rix esterni di centrocampo, Ray Wilkins regista con Bryan Robson del Manchester United come incursore dietro i due attaccanti Trevor Francis (futuro sampdoriano) e Paul Mariner. Hidalgo si aspetta un match molto fisico: sa che i suoi giocatori, reduci dalla faticosa preparazione, non sono al meglio e decide di schierare una formazione piuttosto coperta, con Ettori in porta (scelta molto contestata alla vigilia), Lopez e Tresor centrali, Battiston e Bossis terzini, Larios, Girard e Giresse a centrocampo, Platini centravanti con Rocheteau e Gerard Soler come ali; l’allenatore in pratica rinuncia alla qualità di Platini in mezzo al campo a beneficio di due giocatori più “fisici” come Larios e Girard, una scelta che evidenzia la sua intenzione di puntare al pareggio, possibilmente senza reti.
Infatti dopo soli ventisette secondi di gioco una rimessa in zona d’attacco di Mills viene prolungata di testa all’indietro da Butcher, tenuto a fatica da Tresor e Lopez, sul secondo palo arriva rapidissimo Bryan Robson, completamente dimenticato da tutti, che anticipa Ettori in semirovesciata per l’uno a zero. Uno schema da rugby ha portato gli inglesi a segnare il gol più rapido della storia dei Mondiali (battendo il record di Lacombe a Mar del Plata 4 anni prima), ma l’errore di posizione della difesa francese, che lascia liberissimo Robson, è drammatico; Hidalgo è costretto a rivedere la sua tattica dopo nemmeno mezzo minuto di gioco. La Francia deve inseguire, ma gli inglesi sono più potenti, occorre quindi giocare la palla a terra con la massima precisione e per almeno venti minuti l’Inghilterra si difende con facilità rendendosi pericolosa in contropiede con Mariner e Francis. Al 22’ la Francia ha la sua prima occasione, un traversone di Platini viene mancato di un niente da Gerard Soler, e tre minuti più tardi Giresse, ricevuta palla da Larios sulla propria trequarti, vede lo scatto di Gerard Soler sul filo del fuorigioco (errore di posizione di Butcher) e lo serve con un lancio di 40 metri perfetto. L’ala francese lascia rimbalzare la palla un paio di volte e poi appena entrato in area scarica un bellissimo sinistro ad incrociare che sbatte sul palo e termina in rete alle spalle di Shilton; è un gol simile a quello realizzato dallo stesso Soler contro il Belgio, che conferma le sue qualità.
In un modo o nell’altro la Francia termina in parità il primo tempo, ma nel secondo si spegne a poco a poco, sopraffatta da un’Inghilterra tutt’altro che irresistibile. Platini ha un paio di occasioni su punizione ma centra la barriera, Coppell prova un tiro dalla distanza che Ettori respinge di pugno in modo stilisticamente pessimo. Al 21’ un morbido traversone dalla destra di Trevor Francis chiama Jean-Luc Ettori all’uscita, sulla palla si avventa però anche Bryan Robson, è un duello in volo che dura un secondo interminabile. Ettori, un metro e settantadue di nervi, cerca di arrivarci ma il numero 16 inglese, altro più di un metro e ottanta, è saltato con un tempismo perfetto, Ettori si distende, ma Robson è in vantaggio e colpisce magistralmente il pallone di testa realizzando un gol fantastico. Il replay, che evidenzia a quale altezza il centrocampista del Manchester sia andato a colpire la palla, è impietoso, Ettori ne viene sovrastato, quando invece dovrebbe essere il portiere a travolgere tutto e tutti nelle uscite; ma non c’è niente da fare, l’Inghilterra di nuovo in vantaggio. In seguito al gol di Robson scoppiano intanto dei tumulti sugli spalti, la polizia spagnola riesce per così dire a riportare la calma tra gli hooligan ma le immagini non possono far altro che portare alla mente quello che accadrà tragicamente tre anni dopo a Bruxelles. Hidalgo toglie Larios e il deludentissimo Rocheteau per mettere Tigana e Didier Six, ma gli attacchi francesi sono sterili...all’81, quando la Francia è ormai sulle gambe, l’ennesimo traversone di Wilkins viene rimesso in mezzo da Graham Rix, e Francis cerca di servire con una volée Paul Mariner. Sulla traiettoria si trova Tresor che invece di rinviare svirgola la palla servendo il numero 11 britannico ancora meglio; questi non può far altro che insaccare il terzo gol, e il risultato non cambierà più fino alla fine. La Francia esce clamorosamente ridimensionata dal match di apertura, errori clamorosi hanno regalato tre gol agli inglesi, mettendo in dubbio tutta l’organizzazione difensiva. Solamente Larios, Giresse e Soler hanno giocato ai loro livelli. Lopez, Tresor e Rocheteau sembravano i fantasmi di loro stessi, Platini accusa indirettamente Hidalgo (“Se gioco centravanti, chi mi passa la palla?”), ma soprattutto il più criticato è il portiere Ettori gravemente colpevole sul secondo gol, in cui ha completamente sbagliato il tempo dell’uscita.
Non tutto è ancora perduto, il giorno dopo a Valladolid la Cecoslovacchia affronta il Kuwait e nonostante sia riuscita a passare in vantaggio con un rigore molto dubbio trasformato dal solito Panenka, si fa raggiungere nella ripresa da Al-Dakhil. La partita termina così ed i cechi non vanno oltre un pareggio assai deludente, il Kuwait ha mostrato un buon gioco collettivo ma senz’altro il caldo terribile è stato un fondamentale alleato della squadra asiatica: la Francia dovrà fare molta attenzione anche a questo aspetto, al momento di affrontarli. Il 20 giugno al San Mamès di Bilbao si affrontano l’Inghilterra e la Cecoslovacchia: Greenwood non cambia nessuno degli undici che hanno battuto la Francia, Josef Venglos deve invece fare a meno di Panenka. I Cechi contro il Kuwait sono apparsi molto pesanti, lenti e con un gioco privo di fantasia: queste impressioni negative si confermano anche nella partita con gli inglesi, che forti della leadership del girone giocano senza scoprirsi troppo. Dopo un’ora scarsa di gioco, su calcio d’angolo, il portiere ceco Stromsik manca una facile presa permettendo a Trevor Francis, bene appostato, di realizzare l’uno a zero. Tre minuti più tardi il terzino sinistro Barmos, cercando di intervenire su un pallone pericoloso tra Francis e Mariner, devia alle spalle del proprio portiere, per il due a zero che chiude la partita. L’Inghilterra vince così la seconda partita del girone qualificandosi per la seconda fase senza aver fatto molta fatica: come già contro la Francia, è sufficiente una prestazione dignitosa in cui vengono capitalizzati al meglio i graditissimi regali delle difese avversarie; di conseguenza i Bleus, che di fatto si giocano il passaggio del turno contro i Cechi, non possono che gioire del fatto che i loro avversari sono in condizioni peggiori; occorre però vincere assolutamente contro il Kuwait.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Il terzo portiere Ettori
Font-Romeu è una piccola località di montagna sui Pirenei Orientali, nella Catalogna francese, situata a 1800 metri di altitudine; nel 1982 viene scelta da Michel Hidalgo per preparare atleticamente la nazionale francese in vista del Mondiale spagnolo. Lo staff ha scelto questo luogo poiché a causa dell’altitudine l’aria è più rarefatta e dunque si fa più fatica a recuperare dopo uno sforzo: in vista di una competizione che si svolgerà in condizioni climatiche difficili come quelle del torrido giugno spagnolo la preparazione atletica di Platini e compagni dev'essere curata nei minimi particolari. A differenza che nella spedizione del 1978, questa volta la Francia si organizza per il meglio: per allenare i portieri viene addirittura chiamato Yvan Curkovic, da poco ritiratosi. Nessun dettaglio viene lasciato al caso: l’esperienza accumulata al Mondiale precedente, dove i giocatori erano alloggiati nello stesso albergo dei giornalisti, è servita molto.
Facciamo un piccolo passo indietro fino al 28 aprile quando, quasi alla fine del campionato, la Francia affronta il Perù, miglior nazionale sudamericana dopo le irraggiungibili Brasile e Argentina. Nel Perù mancano per vari motivi la stella Teofilo Cubillas, il vecchio Chumpitaz e il futuro avellinese Geronimo Barbadillo: tocca allora a Julio Cesar Uribe (futuro giocatore del Cagliari ed attuale c.t. preuviano) farsi notare quando dopo uno scambio con Cueto serve sulla fascia sinistra la scheggia Oblitas che con un diagonale perfetto insacca alle spalle di Baratelli. Mancano otto minuti alla fine di una partita che la Francia ha giocato male e perderà giustamente, nonostante la presenza in campo di Platini, Genghini, Rocheteau e tanti altri. Quello che preoccupa di più è lo strapotere atletico dei giocatori peruviani, che corrono a velocità doppia rispetto ai francesi; nulla è compromesso ma questo è un primo campanello d’allarme. Il secondo campanello d’allarme arriva due settimane dopo, allorché allo stadio Gerland di Lione, in un’altra partita amichevole, la Francia non va al di là dello zero a zero contro la Bulgaria. In questa partita mancano diversi giocatori “Parisiens” e “Stephanois”, perché il giorno dopo al Parco si sarebbe giocata la finale di Coppa di Francia (una delle più belle della storia, col Saint-Etienne di Platini battuto ai rigori dal PSG degli ex Bathenay e Rocheteau): ciononostante è la seconda partita consecutiva in cui la squadra di Hidalgo non riesce ad andare in gol contro avversari oggettivamente non irresistibili.
A questo punto, in piena fase preparatoria, dopo un paio di test-match contro la vicina Andorra, il 2 giugno la Francia affronta il Galles a Tolosa nell'ultima partita premondiale. L’avversario viene scelto per il suo stile di gioco analogo a quello dell’Inghilterra, primo avversario dei Galletti nel girone: il risultato è deludentissimo, 0-1 con gol di Ian Rush, con Platini non al meglio per via di un problema alla coscia. Rispetto all’inizio della primavera, quando i Galletti erano in condizioni brillantissime, la stampa e i tifosi sono molto preoccupati, nel girone, oltre all’esotico Kuwait, occorrerà affrontare la favorita Inghilterra e la solida Cecoslovacchia (entrambe al ritorno dopo 12 anni in una Coppa del Mondo), e lo stato di forma dei giocatori francesi lascia ampiamente a desiderare; Hidalgo tuttavia rimane tranquillo, certo che la dura preparazione darà i frutti più avanti.
Fine maggio: non c’è più tempo per gli esperimenti e Hidalgo deve scegliere i suoi 22 uomini per il Mondiale. Tra i portieri non è ancora definito chi sarà il titolare tra Dominique Baratelli (numero 1) e Jean Castaneda (21): come terzo portiere viene scartato Dropsy a beneficio di Jean-Luc Ettori (22) del Monaco, portiere decisamente basso ma dagli ottimi riflessi. In difesa poche sorprese tra cui il siluramento di Specht a favore di Philippe Mahut (7); gli altri sono gli intoccabili Manuel Amoros (2), Maxime Bossis (4), Gérard Janvion (5), Marius Trésor (8), Christian Lopez (6) e Patrick Battiston (3). A centrocampo il numero 10 viene assegnato al capitano Michel Platini: con lui vengono convocati Bertrand Genghini (9), Alain Giresse (12), Jean-François Larios (13), Jean-Amadou Tigana (14) ed il non trascendentale René Girard (11); come si vede è stato scartato Dominique Bathenay, inviso al semidio Platini. Infine ci sono ben sei uomini per l’attacco, che Hidalgo conta di schierare sempre a tre punte; per il ruolo di ala destra ci sono Alain Couriol (16) e Bruno Bellone (15), come centravanti ovviamente Bernard Lacombe (17) e Dominique Rocheteau (18), le ali sinistre sono Didier Six (19) e Gerard Soler (20), mentre viene lasciato a casa Daniel Bravo, talentuoso ma ancora troppo acerbo per la Coppa. Ormai ci siamo, l'Inghilterra si avvicina...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Facciamo un piccolo passo indietro fino al 28 aprile quando, quasi alla fine del campionato, la Francia affronta il Perù, miglior nazionale sudamericana dopo le irraggiungibili Brasile e Argentina. Nel Perù mancano per vari motivi la stella Teofilo Cubillas, il vecchio Chumpitaz e il futuro avellinese Geronimo Barbadillo: tocca allora a Julio Cesar Uribe (futuro giocatore del Cagliari ed attuale c.t. preuviano) farsi notare quando dopo uno scambio con Cueto serve sulla fascia sinistra la scheggia Oblitas che con un diagonale perfetto insacca alle spalle di Baratelli. Mancano otto minuti alla fine di una partita che la Francia ha giocato male e perderà giustamente, nonostante la presenza in campo di Platini, Genghini, Rocheteau e tanti altri. Quello che preoccupa di più è lo strapotere atletico dei giocatori peruviani, che corrono a velocità doppia rispetto ai francesi; nulla è compromesso ma questo è un primo campanello d’allarme. Il secondo campanello d’allarme arriva due settimane dopo, allorché allo stadio Gerland di Lione, in un’altra partita amichevole, la Francia non va al di là dello zero a zero contro la Bulgaria. In questa partita mancano diversi giocatori “Parisiens” e “Stephanois”, perché il giorno dopo al Parco si sarebbe giocata la finale di Coppa di Francia (una delle più belle della storia, col Saint-Etienne di Platini battuto ai rigori dal PSG degli ex Bathenay e Rocheteau): ciononostante è la seconda partita consecutiva in cui la squadra di Hidalgo non riesce ad andare in gol contro avversari oggettivamente non irresistibili.
A questo punto, in piena fase preparatoria, dopo un paio di test-match contro la vicina Andorra, il 2 giugno la Francia affronta il Galles a Tolosa nell'ultima partita premondiale. L’avversario viene scelto per il suo stile di gioco analogo a quello dell’Inghilterra, primo avversario dei Galletti nel girone: il risultato è deludentissimo, 0-1 con gol di Ian Rush, con Platini non al meglio per via di un problema alla coscia. Rispetto all’inizio della primavera, quando i Galletti erano in condizioni brillantissime, la stampa e i tifosi sono molto preoccupati, nel girone, oltre all’esotico Kuwait, occorrerà affrontare la favorita Inghilterra e la solida Cecoslovacchia (entrambe al ritorno dopo 12 anni in una Coppa del Mondo), e lo stato di forma dei giocatori francesi lascia ampiamente a desiderare; Hidalgo tuttavia rimane tranquillo, certo che la dura preparazione darà i frutti più avanti.
Fine maggio: non c’è più tempo per gli esperimenti e Hidalgo deve scegliere i suoi 22 uomini per il Mondiale. Tra i portieri non è ancora definito chi sarà il titolare tra Dominique Baratelli (numero 1) e Jean Castaneda (21): come terzo portiere viene scartato Dropsy a beneficio di Jean-Luc Ettori (22) del Monaco, portiere decisamente basso ma dagli ottimi riflessi. In difesa poche sorprese tra cui il siluramento di Specht a favore di Philippe Mahut (7); gli altri sono gli intoccabili Manuel Amoros (2), Maxime Bossis (4), Gérard Janvion (5), Marius Trésor (8), Christian Lopez (6) e Patrick Battiston (3). A centrocampo il numero 10 viene assegnato al capitano Michel Platini: con lui vengono convocati Bertrand Genghini (9), Alain Giresse (12), Jean-François Larios (13), Jean-Amadou Tigana (14) ed il non trascendentale René Girard (11); come si vede è stato scartato Dominique Bathenay, inviso al semidio Platini. Infine ci sono ben sei uomini per l’attacco, che Hidalgo conta di schierare sempre a tre punte; per il ruolo di ala destra ci sono Alain Couriol (16) e Bruno Bellone (15), come centravanti ovviamente Bernard Lacombe (17) e Dominique Rocheteau (18), le ali sinistre sono Didier Six (19) e Gerard Soler (20), mentre viene lasciato a casa Daniel Bravo, talentuoso ma ancora troppo acerbo per la Coppa. Ormai ci siamo, l'Inghilterra si avvicina...
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Trottolino Amoros
Arriva il 1982, l’anno dei Mondiali. La Francia è qualificata e può prepararsi con calma per la manifestazione di giugno. La prima amichevole si gioca il 23 febbraio al Parc des Princes, l’avversario è una rivale storica, anch’essa in preparazione per il Mondiale: l’Italia di Enzo Bearzot. Nella Francia è assente Maxime Bossis, e il suo posto viene preso da un esordiente che ha compiuto vent’anni solo tre settimane prima; è l’ultimo tassello di una squadra perfetta, il giocatore che completa l’opera di Hidalgo; ha ottenuto il posto di titolare e non lo lascerà più per dieci anni, fino all’eliminazione all’Europeo 1992 contro la Danimarca, sommando 82 presenze con la maglia dei Bleus: diventerà uno dei terzini più forti della storia, lui è Manuel Amoros. Figlio di immigrati spagnoli (il nome si pronuncia come si scrive, e non Amorò), riesce a battere la concorrenza di campioni come Battiston, Bossis e Janvion prima di farsi strada come titolare inamovibile; già a vent’anni è dotato di una disinvoltura, di una completezza e di una tecnica assolutamente inusuali per un giocatore così giovane, per di più difensore; non ha un fisico prestante ma ha qualità atletiche fuori dalla norma, potenza, velocità e resistenza, insieme ad una mentalità da vincente e ad una fortissima personalità. Una notazione su tutte, per capire il livello di questo giocatore: al Mundial Mexico 1986 Amoros verrà eletto secondo miglior giocatore di tutta la manifestazione, alle spalle dell’inarrivabile Diego Armando Maradona.
Il grande protagonista di questa amichevole è però, ancora una volta, Michel Platini, ormai vero e proprio incubo di Zoff; al 19’ porta in vantaggio la Francia con un bellissimo diagonale dal limite dopo aver evitato l’intervento di Antonio Cabrini, nella ripresa con un tiro al volo da fuori area centra in pieno la traversa e nel finale fornisce l’assist ad un altro esordiente, il diciannovenne Daniel Bravo del Nizza, che realizza il due a zero; la prestazione di Platini è di un tale livello, in tutte le zone del campo, che l’Avvocato Agnelli va di corsa a Saint-Etienne a firmare un assegno in bianco per portare il giocatore a Torino; dopo il Mondiale spagnolo Platini diventerà finalmente bianconero. La Francia invece può gioire per aver battuto l’Italia per la prima volta dal 1920, Hidalgo è felice per quella che ritiene fino a quel momento la miglior partita giocata da quando è selezionatore, inoltre quando questo Platini entra in possesso di palla accade sempre qualcosa di pericoloso: l’anno 1982 si preannuncia ricco di soddisfazioni per i colori francesi.
Un mese dopo al Parco l’avversario è l’Irlanda del Nord, anch’essa qualificata per il Mondiale; Hidalgo, in vena di esperimenti, rivoluziona la linea d’attacco schierando Couriol, Bellone e Bernard Zénier, ala sinistra del Metz dalla carriera sfortunatissima: poco tempo dopo l’esordio in nazionale nel 1977 si rompe una gamba, superata la concorrenza dei vari Six, Amisse, Bellone e Zimako ha un’altra chance e viene pre-convocato per il Mundial ma a tre settimane dal via si rompe un ginocchio. Proprio Zénier porta in vantaggio la Francia su cross di Giresse, Couriol raddoppia dopo una respinta del portiere, poi arrivano anche i gol su rigore di Larios (conquistato dopo una clamorosa ingenuità di Brotherston) e il sigillo di Genghini per il 4-0 finale; all’inizio della primavera la Francia è in condizioni strepitose…
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Il grande protagonista di questa amichevole è però, ancora una volta, Michel Platini, ormai vero e proprio incubo di Zoff; al 19’ porta in vantaggio la Francia con un bellissimo diagonale dal limite dopo aver evitato l’intervento di Antonio Cabrini, nella ripresa con un tiro al volo da fuori area centra in pieno la traversa e nel finale fornisce l’assist ad un altro esordiente, il diciannovenne Daniel Bravo del Nizza, che realizza il due a zero; la prestazione di Platini è di un tale livello, in tutte le zone del campo, che l’Avvocato Agnelli va di corsa a Saint-Etienne a firmare un assegno in bianco per portare il giocatore a Torino; dopo il Mondiale spagnolo Platini diventerà finalmente bianconero. La Francia invece può gioire per aver battuto l’Italia per la prima volta dal 1920, Hidalgo è felice per quella che ritiene fino a quel momento la miglior partita giocata da quando è selezionatore, inoltre quando questo Platini entra in possesso di palla accade sempre qualcosa di pericoloso: l’anno 1982 si preannuncia ricco di soddisfazioni per i colori francesi.
Un mese dopo al Parco l’avversario è l’Irlanda del Nord, anch’essa qualificata per il Mondiale; Hidalgo, in vena di esperimenti, rivoluziona la linea d’attacco schierando Couriol, Bellone e Bernard Zénier, ala sinistra del Metz dalla carriera sfortunatissima: poco tempo dopo l’esordio in nazionale nel 1977 si rompe una gamba, superata la concorrenza dei vari Six, Amisse, Bellone e Zimako ha un’altra chance e viene pre-convocato per il Mundial ma a tre settimane dal via si rompe un ginocchio. Proprio Zénier porta in vantaggio la Francia su cross di Giresse, Couriol raddoppia dopo una respinta del portiere, poi arrivano anche i gol su rigore di Larios (conquistato dopo una clamorosa ingenuità di Brotherston) e il sigillo di Genghini per il 4-0 finale; all’inizio della primavera la Francia è in condizioni strepitose…
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Tutto in una punizione
Autunno 1981, Francia, Olanda e Irlanda si giocano il secondo posto nel girone per qualificarsi al Mundial spagnolo. Il 14 ottobre, al Lansdowne Road di Dublino, è fondamentale uscire imbattuti contro l’Irlanda. Come ormai è abitudine la Francia deve fare a meno di giocatori importantissimi: in porta c’è Jean Castaneda del Saint-Etienne, che tra i Verts ha rimpiazzato da qualche tempo il leggendario Yvan Curkovic, la difesa con Mahut è la stessa dell’Heysel, mentre a centrocampo con Larios e Platini ci sono Rene Girard del Bordeaux (squadra in cui funge normalmente da “angelo custode” di Giresse) e Didier Cristophe del Monaco. Davanti c’è la coppia del Monaco composta da Alain Couriol, veloce ala destra di colore, e “Lucky Luke” Bruno Bellone, talento diciannovenne che già all’epoca veniva paragonato a Georges Bereta per la sua velocità di tiro (ma che poi deluderà realizzando solo due gol in trentaquattro partite giocate in nazionale); entrambi sono all’esordio in una partita di qualificazione.
Gli irlandesi partono fortissimo. Al terzo minuto Robinson si invola sulla destra con una progressione devastante, Lopez viene saltato dall’attaccante in maglia verde e poi comicamente investito da Bossis, il cross basso in mezzo per Stapleton è perfetto, Mahut arriva in anticipo ma non riesce a colpire bene il pallone che finisce alle spalle di Castaneda: uno a zero per l’Irlanda. Cinque minuti dopo Couriol riceve da Janvion e prolunga al limite dell’area per Bellone, il giovane talento monegasco si gira velocemente con una finta che manda fuoritempo David O’Leary e di sinistro spara alle spalle di McDonagh per il pareggio dei Bleus. La Francia però in difesa fa acqua da tutte le parti: al 23’ un cross dalla sinistra di Lawrenson viene bucato da Castaneda e da tutti i difensori, arriva a Ronnie Whelan che rimette in mezzo, Stapleton vi si avventa e realizza il 2-1 in scivolata. Sul finire del tempo un rinvio di McDonagh viene spizzato di testa da Robinson, la palla termina a Janvion che completamente solo fa un errore clamoroso: invece di servire Lopez sbaglia completamente la misura del passaggio servendo lo stesso Robinson che si invola in perfetta solitudine verso Castaneda e lo batte per la terza volta. Nel finale Platini accorcia salvando l’onore, ma la Francia si trova adesso in una situazione complicatissima: deve assolutamente vincere la partita successiva al Parco dei Principi contro l’Olanda, altrimenti sarà eliminata dal Mondiale. L’impresa, già difficile di per sé, sembra proibitiva visti gli errori del reparto difensivo contro l’Irlanda, cui sono stati praticamente regalati tre gol; Hidalgo nelle ultime due partite ha rinunciato al gioco d’attacco che gli aveva procurato tanti successi prestigiosi per snaturarsi con una tattica attendista, assolutamente insolita per la nazionale da lui guidata. Il senno di poi rimane senno di poi, ma di certo le due sconfitte lo hanno severamente punito.
Il giorno decisivo è il 18 Novembre 1981. Lo stadio, naturalmente, è il Parc des Princes e l’arbitro è il portoghese Garrido. Come sempre in Francia l’atmosfera è elettrica, Hidalgo è contestato, Platini dichiara che giocare con un altro numero dieci come Giresse non è l’ideale per il suo tipo di gioco. Hidalgo chiama Giresse e lo rassicura, la stella del Bordeaux giocherà insieme a Platini e con loro anche il terzo “numero dieci” della nazionale, Bernard Genghini, per innescare in avanti, come nelle grandissime occasioni, il tridente d’oro Rocheteau – Lacombe – Six. Non sono pochi i giornalisti che fanno notare al tecnico alla vigilia, che questo schieramento super-offensivo potrebbe sembrare assai eccentrico e audace. Hidalgo risponde sicuro: “Sulla carta avete ragione voi, sul campo i giocatori daranno ragione a me”. L’ambiente è carico, invece di allenarsi come al solito a Jouy-en-Josas i Bleus svolgono la rifinitura al Parc des Princes, dribblando tutti i giornalisti che non gradiscono...“Per una partita eccezionale servono misure eccezionali” si giustifica Hidalgo: occorre infatti vincere assolutamente per poter eliminare i due volte vice-campioni del mondo. In qualsiasi altro caso Spagna 1982 in Francia sarà vissuto solo da spettatori.
La Francia entra in campo con la formazione annunciata, oltre al tridente d’oro c'è un centrocampo di talento assoluto con Platini, Giresse e Genghini, in difesa rientra Tresor con Lopez, Janvion e Bossis; in porta viene confermato Castaneda. L’Olanda schiera Hans Van Breukelen in porta, Wijnstekers e Poortvliet terzini, Van de Korput e Ruud Krol centrali, Johnny Metgod, Peters, Arnold Muhren e Neeskens a centrocampo, Van Kooten e Johnny Rep in attacco. Il primo tempo si chiude a reti inviolate, ma Platini negli spogliatoi è tranquillo e si dichiara convinto di vincere. Passano sei minuti della ripresa e viene fischiata da Garrido una punizione dai 24 metri per la Francia. Sul pallone va Platini, la palla si infrange contro la barriera, ma Garrido fischia ancora, Van de Korput ha toccato con un braccio, i giocatori in maglia arancione non sono d'accordo, le proteste vanno avanti 3 minuti...Nuova punizione, questa volta dal limite, l’ideale per Michel, è la sua zolla preferita, dalla quale ha già punito varie volte Dino Zoff…Krol non si fida, si mette sulla linea di porta, dietro la barriera, Lacombe lo segue…Van Breukelen deve occuparsi dell’altro palo, e Platini batte proprio verso quel palo “Allez Michel… ...Oui Michel…Oui Michel…Et voilal!!"...Thierry Roland che commenta la partita per TF1 esulta così, Platini ha centrato la “lucarne”, per Van Breukelen non c’è stato scampo, Francia avanti uno a zero grazie al suo fuoriclasse. Ora per la Francia inizia il difficile, subentra la paura, bisogna difendere il risultato col coltello tra i denti contro una squadra di grandissima esperienza. Nell’Olanda entrano i esotici due assi dell’Ajax, Tseu La Ling e Simon Tahamata, Platini ha i crampi e ad un quarto d’ora dalla fine viene sostituito da Tigana, si soffre tutti insieme. 82’ minuto, Genghini in contropiede lancia Rocheteau, l’angelo verde parte all’attacco sulla sinistra, con una finta meravigliosa fa sedere nientemeno che Ruud Krol, centra in mezzo, arriva il suo “gemello” Didier Six, in anticipo su Poortvliet e Van Breukelen uscito alla disperata, il tocco in anticipo dell’ala mancina termina in rete, è il due a zero. Six scoppia in lacrime, festeggiato da tutta la panchina, la Francia resiste, la partita termina qui. Tigana afferra lo storico pallone e se lo nasconde sotto la maglia inseguito comicamente dall’arbitro, la Francia è praticamente ai Mondiali 1982: manca solo da battere Cipro per averne la matematica certezza.
In sala stampa Hidalgo e Platini possono gioiosamente respingere tutte le critiche della vigilia al mittente, ma se l’allenatore è molto diplomatico Platoche non si risparmia le sue proverbiali battute: “Abbiamo vinto, la partita è finita e voi siete tutti qui con le vostre penne…se avessimo perso sono certo che vi sareste presentati con le mitragliette”. Janvion, uno per tutti, difende il suo allenatore: “Abbiamo reso giustizia ad Hidalgo” confermando una volta di più come il gruppo e lo spogliatoio siano molto solidi. L’indomani viene rivelata da Hidalgo una curiosità: in caso di calcio di rigore per la Francia il tiratore designato sarebbe stato Maxime Bossis. Lì per lì nessuno da peso a questo aneddoto, ma a farlo diventare importante ci penserà la Storia, nove mesi più tardi. Due settimane dopo gli stessi giocatori (a parte Platini sostituito da Tigana) batteranno con facilità Cipro (Rocheteau, Lacombe due volte e Genghini); la Francia, che ha un punto in più dell’Olanda e gli stessi punti dell’Irlanda (ma una migliore differenza reti) si qualifica per il Mondiale 1982: la sensazione di tutti è che questa volta non sarà una semplice comparsata, sia pure con qualche lampo di classe, come quattro anni prima in Argentina.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Gli irlandesi partono fortissimo. Al terzo minuto Robinson si invola sulla destra con una progressione devastante, Lopez viene saltato dall’attaccante in maglia verde e poi comicamente investito da Bossis, il cross basso in mezzo per Stapleton è perfetto, Mahut arriva in anticipo ma non riesce a colpire bene il pallone che finisce alle spalle di Castaneda: uno a zero per l’Irlanda. Cinque minuti dopo Couriol riceve da Janvion e prolunga al limite dell’area per Bellone, il giovane talento monegasco si gira velocemente con una finta che manda fuoritempo David O’Leary e di sinistro spara alle spalle di McDonagh per il pareggio dei Bleus. La Francia però in difesa fa acqua da tutte le parti: al 23’ un cross dalla sinistra di Lawrenson viene bucato da Castaneda e da tutti i difensori, arriva a Ronnie Whelan che rimette in mezzo, Stapleton vi si avventa e realizza il 2-1 in scivolata. Sul finire del tempo un rinvio di McDonagh viene spizzato di testa da Robinson, la palla termina a Janvion che completamente solo fa un errore clamoroso: invece di servire Lopez sbaglia completamente la misura del passaggio servendo lo stesso Robinson che si invola in perfetta solitudine verso Castaneda e lo batte per la terza volta. Nel finale Platini accorcia salvando l’onore, ma la Francia si trova adesso in una situazione complicatissima: deve assolutamente vincere la partita successiva al Parco dei Principi contro l’Olanda, altrimenti sarà eliminata dal Mondiale. L’impresa, già difficile di per sé, sembra proibitiva visti gli errori del reparto difensivo contro l’Irlanda, cui sono stati praticamente regalati tre gol; Hidalgo nelle ultime due partite ha rinunciato al gioco d’attacco che gli aveva procurato tanti successi prestigiosi per snaturarsi con una tattica attendista, assolutamente insolita per la nazionale da lui guidata. Il senno di poi rimane senno di poi, ma di certo le due sconfitte lo hanno severamente punito.
Il giorno decisivo è il 18 Novembre 1981. Lo stadio, naturalmente, è il Parc des Princes e l’arbitro è il portoghese Garrido. Come sempre in Francia l’atmosfera è elettrica, Hidalgo è contestato, Platini dichiara che giocare con un altro numero dieci come Giresse non è l’ideale per il suo tipo di gioco. Hidalgo chiama Giresse e lo rassicura, la stella del Bordeaux giocherà insieme a Platini e con loro anche il terzo “numero dieci” della nazionale, Bernard Genghini, per innescare in avanti, come nelle grandissime occasioni, il tridente d’oro Rocheteau – Lacombe – Six. Non sono pochi i giornalisti che fanno notare al tecnico alla vigilia, che questo schieramento super-offensivo potrebbe sembrare assai eccentrico e audace. Hidalgo risponde sicuro: “Sulla carta avete ragione voi, sul campo i giocatori daranno ragione a me”. L’ambiente è carico, invece di allenarsi come al solito a Jouy-en-Josas i Bleus svolgono la rifinitura al Parc des Princes, dribblando tutti i giornalisti che non gradiscono...“Per una partita eccezionale servono misure eccezionali” si giustifica Hidalgo: occorre infatti vincere assolutamente per poter eliminare i due volte vice-campioni del mondo. In qualsiasi altro caso Spagna 1982 in Francia sarà vissuto solo da spettatori.
La Francia entra in campo con la formazione annunciata, oltre al tridente d’oro c'è un centrocampo di talento assoluto con Platini, Giresse e Genghini, in difesa rientra Tresor con Lopez, Janvion e Bossis; in porta viene confermato Castaneda. L’Olanda schiera Hans Van Breukelen in porta, Wijnstekers e Poortvliet terzini, Van de Korput e Ruud Krol centrali, Johnny Metgod, Peters, Arnold Muhren e Neeskens a centrocampo, Van Kooten e Johnny Rep in attacco. Il primo tempo si chiude a reti inviolate, ma Platini negli spogliatoi è tranquillo e si dichiara convinto di vincere. Passano sei minuti della ripresa e viene fischiata da Garrido una punizione dai 24 metri per la Francia. Sul pallone va Platini, la palla si infrange contro la barriera, ma Garrido fischia ancora, Van de Korput ha toccato con un braccio, i giocatori in maglia arancione non sono d'accordo, le proteste vanno avanti 3 minuti...Nuova punizione, questa volta dal limite, l’ideale per Michel, è la sua zolla preferita, dalla quale ha già punito varie volte Dino Zoff…Krol non si fida, si mette sulla linea di porta, dietro la barriera, Lacombe lo segue…Van Breukelen deve occuparsi dell’altro palo, e Platini batte proprio verso quel palo “Allez Michel… ...Oui Michel…Oui Michel…Et voilal!!"...Thierry Roland che commenta la partita per TF1 esulta così, Platini ha centrato la “lucarne”, per Van Breukelen non c’è stato scampo, Francia avanti uno a zero grazie al suo fuoriclasse. Ora per la Francia inizia il difficile, subentra la paura, bisogna difendere il risultato col coltello tra i denti contro una squadra di grandissima esperienza. Nell’Olanda entrano i esotici due assi dell’Ajax, Tseu La Ling e Simon Tahamata, Platini ha i crampi e ad un quarto d’ora dalla fine viene sostituito da Tigana, si soffre tutti insieme. 82’ minuto, Genghini in contropiede lancia Rocheteau, l’angelo verde parte all’attacco sulla sinistra, con una finta meravigliosa fa sedere nientemeno che Ruud Krol, centra in mezzo, arriva il suo “gemello” Didier Six, in anticipo su Poortvliet e Van Breukelen uscito alla disperata, il tocco in anticipo dell’ala mancina termina in rete, è il due a zero. Six scoppia in lacrime, festeggiato da tutta la panchina, la Francia resiste, la partita termina qui. Tigana afferra lo storico pallone e se lo nasconde sotto la maglia inseguito comicamente dall’arbitro, la Francia è praticamente ai Mondiali 1982: manca solo da battere Cipro per averne la matematica certezza.
In sala stampa Hidalgo e Platini possono gioiosamente respingere tutte le critiche della vigilia al mittente, ma se l’allenatore è molto diplomatico Platoche non si risparmia le sue proverbiali battute: “Abbiamo vinto, la partita è finita e voi siete tutti qui con le vostre penne…se avessimo perso sono certo che vi sareste presentati con le mitragliette”. Janvion, uno per tutti, difende il suo allenatore: “Abbiamo reso giustizia ad Hidalgo” confermando una volta di più come il gruppo e lo spogliatoio siano molto solidi. L’indomani viene rivelata da Hidalgo una curiosità: in caso di calcio di rigore per la Francia il tiratore designato sarebbe stato Maxime Bossis. Lì per lì nessuno da peso a questo aneddoto, ma a farlo diventare importante ci penserà la Storia, nove mesi più tardi. Due settimane dopo gli stessi giocatori (a parte Platini sostituito da Tigana) batteranno con facilità Cipro (Rocheteau, Lacombe due volte e Genghini); la Francia, che ha un punto in più dell’Olanda e gli stessi punti dell’Irlanda (ma una migliore differenza reti) si qualifica per il Mondiale 1982: la sensazione di tutti è che questa volta non sarà una semplice comparsata, sia pure con qualche lampo di classe, come quattro anni prima in Argentina.
Carlo Maerna
carloblacksun@hotmail.com
Iscriviti a:
Post (Atom)