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La versione di Stakhovsky

La traduzione di un'intervista che ci ha colpito per il modo diretto in cui il tennista ucraino spiega la realtà quotidiana del suo mondo. L'età media dei professionisti sempre più alta, i guadagni che coprono a malapena i costi di trasferta, la scomparsa dei campi veloci, gli schemi di Djokovic, i guadagni dei grandi, l'idea respinta di Nadal, i nemici di Federer, il prezzo dei biglietti aerei, i premi degli Slam, le scommesse dei giocatori, la neutralità svizzera e la politica dell'Atp.

Il solito discorso sui Bolelli

l disastroso ritorno dell’Italia maschile nel World Group, cioé la serie A, della Coppa Davis dopo oltre un decennio di assenza ha una spiegazione tremenda nella sua semplicità: i cechi sono più forti della squadra capitanata da Corrado Barazzutti, come dice chiaramente il loro ranking ATP in uno sport che è strutturalmente incapace di mentire. I numero 7 (Berdych) e 29 (Stepanek) di solito vincono quando incontrano rispettivamente il 135 (Bolelli) e 45 (Seppi), come è avvenuto nella prima giornata. Ingiudicabile, nella sua pochezza a questi livelli, il nostro doppio che ha pagato la poca attitudine di Starace e la giornata di grazia di Berdych che in 6 turni di servizio ha vinto 24 punti perdendone solo 2…
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Bravi e disumani

di Stefano Olivari
Dopo sei ore giocate a un livello disumano, non solo atletico ma anche mentale, Novak Djokovic si è confermato il numero uno del mondo in uno sport dove l'arbitro conta poco ma conta invece molto quello che si fa in preparazione delle partite. Il rimbalzo di Melbourne, il più lento del mondo extra terra battura ma con traiettorie più basse e ovviamente meno irregolari di quelle del Roland Garros, sembra fatto apposta per maratone come quelle viste in finale e nella semifinale fra il campione e Murray.

Il copione fisso

Rafa Nadal ha molte cose in comune con Bjorn Borg, ma di sicuro non quella di essere scoppiato di testa a 25 anni. E anche le malandate ginocchia tanto logore alla fine non sembrano, quattro ore di recuperi e scatti sul duro non sono uno sport per tutti. Lo spagnolo ha ancora tantissima voglia, al punto da aver replicato per l’ennesima volta contro Roger Federer quello che ormai è un copione fisso sui campi che non siano velocissimi (e quello della Rod Laver Arena è davvero lento). Grande inizio dello svizzero, molto centrato e sicuro nei game di servizio e ‘osante’ in quelli di risposta, Nadal che rimane aggrappato e che nel secondo set fa girare la partita, gasandosi con qualche recupero straordinario e vedendo l’avversario che cala fisicamente senza riuscire più ad aggirare la palla in modo da tirare il diritto di sfondamento.
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La migliore quando ha voglia

Fra le tante numero uno del tennis femminile Petra Kvitova è la più numero uno di tutte, al di là di quello che dirà il computer WTA alla fine dell’Australian Open e dei gusti personali. Nel quarto di finale contro una Sara Errani per niente rassegnata ha giocato a sprazzi, facendosi rimontare nel primo set e rimontando nel secondo, ma con la solita costante: decide lei quando vincere e quando perdere.
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Nati con Edberg

Quello iniziato stanotte rimane il quarto torneo del Grande Slam, in ordine di importanza, ma al netto delle temperature atroci è forse quello dove i giocatori vanno più volentieri. Meno pressione che a Roland Garros, Wimbledon e Flushing Meadows, possibilità di evadere dall’inverno, certezza di presentarsi riposati. Il tutto unito a un impianto, quello di Melbourne Park, che è nel centro della città (Melbourne, appunto) e non in semi-periferia. Detto questo, bisogna aggiungere che la sua nobiltà è recente. A riprova che anche in un mondo chiuso come quello del tennis esiste spazio per chi abbia idee e soldi.
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Classe viva e cybertennis stanco

di Simone Basso
I coriandoli all'O2 Arena festeggiano la fine della stagione agonistica, almeno quella che conta, con buona pace dei benpensanti che si ostinano a vibrare per la Davis... Vince, per la sesta volta, il Mago Merlino: un bel crepuscolo il suo, nobile come nessuno prima di lui o quasi; difatti ci vengono in mente solo Connors, Sampras e Agassi nella categoria specifica. L'elvetico, bontà sua, continua imperterrito ad affastellare primati: la centesima finale, il settantesimo trionfo, sorpassa due Grandi (Ivan il Terribile e Pistol Pete) nel palmarès dei Masters vinti e lo fa da vincitore più vecchio di sempre (sic) del torneo. Intanto il tempo se ne va e l'impressione è che uno così, neoclassico nei gesti, postmoderno nelle dinamiche, difficilmente lo rivedremo ancora.

Cucina trascendentale

di Simone Basso
La Vuelta stramba, Rodman per l'eternità, la profezia su Sabonis, la religione lituana, la gara dell'anno, il valore di Serena Williams e la passione di Ullrich.

Mercato batte Djokovic

di Stefano Olivari
Il torneo di Wimbledon terminato domenica scorsa ha dimostrato come sia possibile guadagnare sull’ignoranza della massa, perché la quota è fatta anche di mercato e il mercato in questo caso amava Rafa Nadal.

Un point a favore di Zabriskie

di Simone Basso
La cronometro di Rho, il Tour mutante, le calorie di Nibali, le famiglie a Wimbledon, la sfida fra cyborg, le discese della Vos e la testa di Schwazer.

Da tornarci sempre

di Stefano Olivari
Non essere mai stati a Wimbledon è un delitto, considerando il tempo e i soldi persi correndo dietro a persone e progetti inutili. Ecco, fino a ieri però non ci eravamo mai stati, pur ritenendo il tennis uno degli ultimi sport ad essere definibile come tale. Non abbiamo visto la luce, perchè le accelerazioni della Kvitova e la cattiveria agonistica della Sharapova si notano benissimo anche in televisione, ma un ambiente meraviglioso sì. Saltare da un campo secondario all'altro, fra una vecchia gloria e un ragazzo che gloria non lo sarà forse mai, vale il viaggio. Anche perchè l'unica tifoseria che si comporta in maniera imbarazzante sono i parenti (e nemmeno tutti) dei giocatori. Scriviamo queste righe fra la prima e la seconda semifinale maschile, solo per fissare alcune impressioni a caldo.

Senza nemmeno giocare male

di Marco Lombardo
Impressioni da Wimbledon su Federer, i suoi tifosi, la mamma di Murray, il gentiluomo Lopez, l'arrivo di Pippa, i giovani Ivanisevic, il futuro di Tomic, la caviglia di Nadal, i re del quinto set e le code senza senso.

Polonia teorica

di Marco Lombardo
Il regolamento del tetto, un controllo per Nadal, la considerazione per l'Azarenka, la passione per Tendulkar, il tifo di Federer, l'origine della Lisicki, la benzina della Bartoli, le tariffe dell'All England, il confronto con la Sharapova e la Kvitova simil-Graf.

Oggi niente Pippa

di Marco Lombardo
Dopo una settimana di Wimbledon televisivo, prime impressioni dal vivo sull'edizione 2011: italiani, Schiavone, Sharapova, Bartoli, Serena Williams, Milano, Lisicki, inviati, Kvitova e code.

Il momento dei trentenni

di Stefano Olivari
L'abisso fra i due tennis, Federer vincitore morale, il tifo contro Nadal, la dimensione di Djokovic e la Schiavone nella storia.

I guardoni della Dentoni

di Marco Lombardo
Impressioni veloci sul Roland Garros visto dal vivo: la nostra ragazza copertina, il quinto Slam, il momento di Nadal, il mito del 3D, gli ascolti del tennis in chiaro e il merchandising per italiani.

In gloria di Dirk Nowitzki

di Simone Basso
Il più forte europeo di sempre, le prospettive Nba della grande Jugoslavia, il classico materiale da trasferta, i trainati del Giro, le velocità variabili di Djokovic e Nadal, gli indesiderati della Federtennis, la scoperta di Contador e la fine di Wanjiru.

Una nuova Schiavone in un brutto momento

Caroline Wozniacki è probabilmente la peggior numero uno della storia del tennis femminile, insieme a Dinara Safina, ma questo non toglie che per la maggior parte dei pronosticatori la grande favorita per il Roland Garros che sta per cominciare sia proprio lei.

Nostalgia di una telecronaca

di Stefano Olivari
Niente e nessuno sono più come una volta: le merendine (quant'era buona la Girella), la televisione (mancano quei bei duetti fra Mina e Alberto Lupo), soprattutto Rino Tommasi e Gianni Clerici (aahhh, il WCT di Dallas).

Ci vuole un fisico bestiale (ma vale per tutti)

di Stefano Olivari
Il nuovo Djokovic, che di veramente nuovo rispetto a sei mesi fa ha qualche chilo in meno, una preparazione fisica e una cattiveria agonistica che fanno impressione, va al di là dei record di imbattibilità: le sue 37 vittorie consecutive valgono già più di delle 46 di Guillermo Vilas (con tutto il rispetto per i tornei di South Orange, Columbus e Louisville), ma non è questo il punto.