di Stefano Olivari
Ogni appassionato di videogiochi ha una o più nicchie di maniacalità: non amando le vicende troppo complesse, le nostre sono gli sportivi (dopo un periodo snob siamo stati travolti da Fifa Street) e gli sparatutto, per gli amici shoot'em up. In questo secondo girone uno dei nostri preferiti è Crysis, il cui labile pretesto per parlarne è fornito dall'imminente uscita della terza versione con novità che valuteremo sul campo ma che già adesso possiamo definire parente ma non rimasticatura delle prime due conosciutissime puntate. Di cosa stiamo parlando?
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Katy Perry e il senso del dovere
di Stefano Olivari
Chi non segue almeno per interposto ragazzo il mondo dei videogiochi non si può rendere conto di quale fenomeno sia The Sims, che dalla sua prima uscita (febbraio 2000) ha venduto oltre 150 milioni di pezzi. Tradotto in 20 lingue e disponibile in 60 diversi paesi, il gioco della Electronic Arts ideato da Will Wright (padre anche dello splendido Sim City, da consigliare agli aspiranti politici) è adesso arrivato alla sua terza versione e può essere considerato la serie di maggior successo nella storia dei videogiochi. A beneficio di chi è rimasto a Pong diciamo che in pratica si tratta di personaggi virtuali (i Sim, appunto), con loro tratti fisici e caratteriali, che vivono un vita completa come quelle di tutti noi, dalla nascita alla morte. Con gli stessi problemi (casa, lavoro, amicizie, eccetera) e la stessa tristezza di fondo. Onestamente il successo planetario del gioco ci risulta incomprensibile, visto che non esiste uno scopo (come nella vita vera, del resto), se non quello di andare avanti nella propria esistenza senza un vero perché. Fa un po' spavento vedere bambini alle prese con problemi di carriera...
Chi non segue almeno per interposto ragazzo il mondo dei videogiochi non si può rendere conto di quale fenomeno sia The Sims, che dalla sua prima uscita (febbraio 2000) ha venduto oltre 150 milioni di pezzi. Tradotto in 20 lingue e disponibile in 60 diversi paesi, il gioco della Electronic Arts ideato da Will Wright (padre anche dello splendido Sim City, da consigliare agli aspiranti politici) è adesso arrivato alla sua terza versione e può essere considerato la serie di maggior successo nella storia dei videogiochi. A beneficio di chi è rimasto a Pong diciamo che in pratica si tratta di personaggi virtuali (i Sim, appunto), con loro tratti fisici e caratteriali, che vivono un vita completa come quelle di tutti noi, dalla nascita alla morte. Con gli stessi problemi (casa, lavoro, amicizie, eccetera) e la stessa tristezza di fondo. Onestamente il successo planetario del gioco ci risulta incomprensibile, visto che non esiste uno scopo (come nella vita vera, del resto), se non quello di andare avanti nella propria esistenza senza un vero perché. Fa un po' spavento vedere bambini alle prese con problemi di carriera...
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