di Stefano Olivari
Finalmente qualcuno che prende in giro la folle ossessione per il passato di quasi tutta la cultura contemporanea, nelle sue varie declinazioni. E' il critico musicale Simon Reynolds, nel suo difficile e per molti aspetti profondo Retromania - Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, in Italia edito da Isbn. Un libro difficile perché pieno di riferimenti musicali sconosciuti ai più, sia a livello di nomi (chi sono i Temperance Seven?) che di genere (cos'è l'hypnagogic?), ma profondo proprio perché scava nelle ragioni ultime della nostra rivalutazione o ipervalutazione anche di ciò che 'ai suoi tempi' era considerato marginale. Siamo ben oltre la tiritera del Totò snobbato dalla critica (detto fra parentesi, lui era un genio ma i film rimangono orribili anche a sessant'anni di distanza), siamo in piena patologia.
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Coccodrilli che comprano su Amazon
di Stefano Olivari
La chiusura di una libreria di solito ispira un buon temino da giornalista che rimpiange vaghissimi bei tempi, magari omettendo di scrivere che non entra in una libreria tradizionale da anni e che quel poco che legge (è pur sempre un giornalista, non ha tempo se non per le marchette) lo compra su Amazon e su altre librerie online. Leggendo la notizia dell'ennesima chiusura di un negozio, la libreria Largo Mahler, vicino all'Auditorium di Milano, sappiamo già cosa sia scattato nella mente di qualche coccodrillo: del resto ancora oggi nei banchi di molte scuole c'è il buco per il porta-inchiostro...
La chiusura di una libreria di solito ispira un buon temino da giornalista che rimpiange vaghissimi bei tempi, magari omettendo di scrivere che non entra in una libreria tradizionale da anni e che quel poco che legge (è pur sempre un giornalista, non ha tempo se non per le marchette) lo compra su Amazon e su altre librerie online. Leggendo la notizia dell'ennesima chiusura di un negozio, la libreria Largo Mahler, vicino all'Auditorium di Milano, sappiamo già cosa sia scattato nella mente di qualche coccodrillo: del resto ancora oggi nei banchi di molte scuole c'è il buco per il porta-inchiostro...
Meglio i videogiochi di oggi
di Stefano Olivari
Il culto acritico del passato, con il sottinteso era tutto meglio, ha contagiato addirittura la fantascienza. Ma non impedisce di scrivere capolavori come Player One, titolo originale Ready Player One: di notte chi frequentava le sale giochi negli anni Ottanta si sogna ancora queste tre parole, così come il tamarro (il nostro incubo si chiamava Aniello) che pretendeva il gettone omaggio. E' il titolo del romanzo che Ernest Cline ha dedicato apparentemente ai videogiochi ma in realtà a un rapporto sano con i mezzi tecnologici totalizzanti. Un libro pieno di citazioni alla portata di tutti (Space Invaders, PacMan, Dungeons and Dragons) ed altre oltre il confine del maniacale anche per chi come noi ha avuto quasi tutto: dal Ping-O-Tronic (Regalo di Natale 1977, con l'aggiunta del Gun-o-tronic: stiamo parlando di un tennis giocato da due linee verticali, di un calcio tre contro tre, sempre linee, e di un tiro al bersaglio dove il bersaglio era un quadrato bianco) alla PlayStation, passando per Intellivision (il set shot del basket era vettoriale come il nostro sul campo reale), Commodore 64 e Sega MegaDrive.
Il culto acritico del passato, con il sottinteso era tutto meglio, ha contagiato addirittura la fantascienza. Ma non impedisce di scrivere capolavori come Player One, titolo originale Ready Player One: di notte chi frequentava le sale giochi negli anni Ottanta si sogna ancora queste tre parole, così come il tamarro (il nostro incubo si chiamava Aniello) che pretendeva il gettone omaggio. E' il titolo del romanzo che Ernest Cline ha dedicato apparentemente ai videogiochi ma in realtà a un rapporto sano con i mezzi tecnologici totalizzanti. Un libro pieno di citazioni alla portata di tutti (Space Invaders, PacMan, Dungeons and Dragons) ed altre oltre il confine del maniacale anche per chi come noi ha avuto quasi tutto: dal Ping-O-Tronic (Regalo di Natale 1977, con l'aggiunta del Gun-o-tronic: stiamo parlando di un tennis giocato da due linee verticali, di un calcio tre contro tre, sempre linee, e di un tiro al bersaglio dove il bersaglio era un quadrato bianco) alla PlayStation, passando per Intellivision (il set shot del basket era vettoriale come il nostro sul campo reale), Commodore 64 e Sega MegaDrive.
Esterni al sistema
di Stefano Olivari
Pensare che Roberto Saviano scriva come un ragazzo di seconda media non significa fiancheggiare la camorra, quindi giudicare già letto e straletto l'ultimo libro di Carlo Petrini, Lucianone da Monticiano, non equivale ad una rivalutazione etica di Moggi. Lo diciamo con tutta la simpatia per un uomo che ha vissuto in prima persona il calcio sporco degli anni Settanta e che ne ha potuto parlare solo perché uscito dal giro.
Pensare che Roberto Saviano scriva come un ragazzo di seconda media non significa fiancheggiare la camorra, quindi giudicare già letto e straletto l'ultimo libro di Carlo Petrini, Lucianone da Monticiano, non equivale ad una rivalutazione etica di Moggi. Lo diciamo con tutta la simpatia per un uomo che ha vissuto in prima persona il calcio sporco degli anni Settanta e che ne ha potuto parlare solo perché uscito dal giro.
Gli amici di Nino
di Fabrizio Provera
Non è stato proprio come trovarsi di fronte Philip Marlowe o Anna Karenina, ma conoscere il protagonista di un romanzo che hai apprezzato (ne possiamo parlare solo bene, visto che è stato prodotto dal 'democratico' Indiscreto) fa sempre impressione.
Non è stato proprio come trovarsi di fronte Philip Marlowe o Anna Karenina, ma conoscere il protagonista di un romanzo che hai apprezzato (ne possiamo parlare solo bene, visto che è stato prodotto dal 'democratico' Indiscreto) fa sempre impressione.
Un'idea che non Chollima
di Alec Cordolcini
“Con lo spirito Chollima” è un libro di Marco Bagozzi dedicato al calcio nella Corea del Nord, uno dei paesi più isolati e “sconosciuti” al mondo. Una pubblicazione “no commercial potential” (per dirla come il buon Frank Zappa) della quale abbiano parlato con l’autore, analista politico e collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia.
“Con lo spirito Chollima” è un libro di Marco Bagozzi dedicato al calcio nella Corea del Nord, uno dei paesi più isolati e “sconosciuti” al mondo. Una pubblicazione “no commercial potential” (per dirla come il buon Frank Zappa) della quale abbiano parlato con l’autore, analista politico e collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia.
Quando Gianelli tifava per l'Ascoli
di Franco Casalini
Non credo di avere mai visto, in tre anni, John non dico arrabbiarsi, ma nemmeno alzare un sopracciglio. Nemmeno a Mosca, quando campò per tre giorni di pane e burro, a causa del cibo non proprio gradito. In regime di scambio di ospitalità, per motivi di valuta, il CSKA ci aveva alloggiato in un grazioso ostello della gioventù, confortevole (c'erano persino i cuscini!), ma non precisamente segnalato sulla Guida Michelin. In effetti la brodaglia rossastra che ci accoglieva immancabilmente ad ogni colazione, pranzo e cena, non era propriamente allettante, né tanto meno le aringhe, più o meno affumicate, che formavano l'unico ghiotto secondo di ogni pasto. E così vedevamo progressivamente John deperire, fatalmente, fino alla partita. Cosa che non gli impedì di giocare, al solito, con insuperato rendimento, anche se perdemmo di un punto. Ecco, l'unica parola che riesco efficacemente ad associare a John è proprio rendimento. Né punti, né passaggi, né blocchi, né difesa, né rimbalzi. Ma tutte queste voci quando ne serviva una.
Non credo di avere mai visto, in tre anni, John non dico arrabbiarsi, ma nemmeno alzare un sopracciglio. Nemmeno a Mosca, quando campò per tre giorni di pane e burro, a causa del cibo non proprio gradito. In regime di scambio di ospitalità, per motivi di valuta, il CSKA ci aveva alloggiato in un grazioso ostello della gioventù, confortevole (c'erano persino i cuscini!), ma non precisamente segnalato sulla Guida Michelin. In effetti la brodaglia rossastra che ci accoglieva immancabilmente ad ogni colazione, pranzo e cena, non era propriamente allettante, né tanto meno le aringhe, più o meno affumicate, che formavano l'unico ghiotto secondo di ogni pasto. E così vedevamo progressivamente John deperire, fatalmente, fino alla partita. Cosa che non gli impedì di giocare, al solito, con insuperato rendimento, anche se perdemmo di un punto. Ecco, l'unica parola che riesco efficacemente ad associare a John è proprio rendimento. Né punti, né passaggi, né blocchi, né difesa, né rimbalzi. Ma tutte queste voci quando ne serviva una.
La periferia dentro
di Stefano Olivari
E' finalmente uscito Il teppista, il libro di Giorgio Specchia prodotto da Indiscreto. Un attacco veramente sciatto per un'opera straordinaria, che ci recensiamo da soli senza mendicare il favore dall'amico dell'amico. Ringrazieremo i giornali che scriveranno di noi, nessun problema con chi ci ignorerà: non è un complotto contro Indiscreto o contro Specchia, il problema è che escono troppi libri e quasi tutti del temibile 'collega' al quale non si può dire di no.
E' finalmente uscito Il teppista, il libro di Giorgio Specchia prodotto da Indiscreto. Un attacco veramente sciatto per un'opera straordinaria, che ci recensiamo da soli senza mendicare il favore dall'amico dell'amico. Ringrazieremo i giornali che scriveranno di noi, nessun problema con chi ci ignorerà: non è un complotto contro Indiscreto o contro Specchia, il problema è che escono troppi libri e quasi tutti del temibile 'collega' al quale non si può dire di no.
Il coach ed io
di Franco Casalini
“E così, sarai tu il mio assistente? Bene, non hai idea del culo che ti farai!”. E giù una risata sguaiata, come a dire: hai voluto la bicicletta? Pedala, adesso. Questo fu il mio primo impatto con il coach. Stava per dirigere il primo allenamento con la sua nuova squadra, ancora in giugno, appena arrivato da Bologna e reduce dalla finale persa contro la Mobilgirgi. Era un arrivo voluto, ma non all’unanimità. Infatti dopo l’ultimo risultato la stampa scriveva cose così: “A Milano arriva un perdente”.Da Bologna in treno, naturalmente: perché ‘’la mia macchinetta’’, come chiamava la sua preistorica 500 bianca con le portiere controvento, l'avrebbe portata a Milano in settembre: partenza al mattino, arrivo nel pomeriggio inoltrato. Non credo potesse superare i 60 all'ora.
“E così, sarai tu il mio assistente? Bene, non hai idea del culo che ti farai!”. E giù una risata sguaiata, come a dire: hai voluto la bicicletta? Pedala, adesso. Questo fu il mio primo impatto con il coach. Stava per dirigere il primo allenamento con la sua nuova squadra, ancora in giugno, appena arrivato da Bologna e reduce dalla finale persa contro la Mobilgirgi. Era un arrivo voluto, ma non all’unanimità. Infatti dopo l’ultimo risultato la stampa scriveva cose così: “A Milano arriva un perdente”.Da Bologna in treno, naturalmente: perché ‘’la mia macchinetta’’, come chiamava la sua preistorica 500 bianca con le portiere controvento, l'avrebbe portata a Milano in settembre: partenza al mattino, arrivo nel pomeriggio inoltrato. Non credo potesse superare i 60 all'ora.
La casa del calcio
di Massimo Marianella
C’era uscendo dalla metropolitana a sinistra un pretenzioso cartello. Welcome to Highbury the Home of Football. Pretenzioso certo, ma per me era molto vero. Era tutto quello che avevo sempre sognato. Londra, il calcio inglese, l’Arsenal. Quello per me era il calcio. E non stavo neanche guardando nessuna partita. Il profumo della storia. Il fascino di un mondo allora lontano che oggi la televisione satellitare ha avvicinato. Già la storia.
C’era uscendo dalla metropolitana a sinistra un pretenzioso cartello. Welcome to Highbury the Home of Football. Pretenzioso certo, ma per me era molto vero. Era tutto quello che avevo sempre sognato. Londra, il calcio inglese, l’Arsenal. Quello per me era il calcio. E non stavo neanche guardando nessuna partita. Il profumo della storia. Il fascino di un mondo allora lontano che oggi la televisione satellitare ha avvicinato. Già la storia.
Umberto Eco chi?
Articoletto autocelebrativo, sborone e spocchioso, perché la classe non è acqua (per noi devoti di Sharon Zampetti e Chicco Lazzaretti è One O One) ma soprattutto perché abbiamo scoperto che scrivere in un libro che molti giornalisti sono in malafede poi ti espone al rischio di non avere recensioni sulle testate in cui questi giornalisti lavorano. In un mondo ridicolo e con pochi interessi come il calcio, figurarsi nell'economia o in altri settori pesanti...
Vivere alla Bum Phillips
di Tani Rex
Quando il direttore di Indiscreto ci anticipò un anno fa che stava per pubblicare un libro di Roberto Gotta sul football ci incuriosimmo subito. Pur avendo sempre letto gli articoli su Espn.com e sul suo blog, mai ci era capitato tra le mani un suo scritto cartaceo. Non siamo abbastanza tifosi di football da essere interessati alle storie di personaggi e squadre dei quali conosciamo solo il nome o poco più, probabilmente se questo libro fosse stato scritto da un altro autore e pubblicato da un editore diverso nemmeno avremmo pensato di comprarlo.
Quando il direttore di Indiscreto ci anticipò un anno fa che stava per pubblicare un libro di Roberto Gotta sul football ci incuriosimmo subito. Pur avendo sempre letto gli articoli su Espn.com e sul suo blog, mai ci era capitato tra le mani un suo scritto cartaceo. Non siamo abbastanza tifosi di football da essere interessati alle storie di personaggi e squadre dei quali conosciamo solo il nome o poco più, probabilmente se questo libro fosse stato scritto da un altro autore e pubblicato da un editore diverso nemmeno avremmo pensato di comprarlo.
La nostra Jugoslavia
Entusiasmante la lettura del libro di Sergio Tavcar, per rivivere gli anni d'oro di un paese forse finto e di un basket invece verissimo. Da Cosic a Drazen Petrovic, passando per tutti gli eroi di culto dei sabato pomeriggio di mezza Italia...
Football & Texas, presentazione al Super Bowl
Le presentazioni dei libri sono sempre cose un po' tristi, oltre che per pochi intimi. Per i pochi intimi possiamo farci poco, mentre cercheremo di agire sulla tristezza domani sabato 9 luglio 2011 a Parma. Quando alle 19, cioè un'ora e mezza prima dell'inizio del Super Bowl italiano fra Warriors Bologna e Panthers Parma, Roberto Gotta presenterà (un mese dopo l'uscita, ma è colpa dell'editore) il suo Football & Texas - Storie americane.
La strada di Rodgers
di Roberto Gotta
Bordo campo al Ray Nitschke Field, ovvero il campo all’aperto dove si allenano i Green Bay Packers in estate e in qualsiasi momento le condizioni del tempo lo permettano. E’ uno dei primi giorni di agosto del 2010, e Dallas, con il suo Super Bowl XLV, è lontana nel tempo e nello spazio. Mike Dressler, coach della Horace Mann High School di Fond du Lac, nel Wisconsin, si gira verso due suoi giovanissimi assistenti, studenti appena diplomati, e sussurra loro qualcosa con tono vistosamente ammirato. La curiosità, per una volta, prevale sulla solita paralizzante timidezza, e chiedo.
Bordo campo al Ray Nitschke Field, ovvero il campo all’aperto dove si allenano i Green Bay Packers in estate e in qualsiasi momento le condizioni del tempo lo permettano. E’ uno dei primi giorni di agosto del 2010, e Dallas, con il suo Super Bowl XLV, è lontana nel tempo e nello spazio. Mike Dressler, coach della Horace Mann High School di Fond du Lac, nel Wisconsin, si gira verso due suoi giovanissimi assistenti, studenti appena diplomati, e sussurra loro qualcosa con tono vistosamente ammirato. La curiosità, per una volta, prevale sulla solita paralizzante timidezza, e chiedo.
Texas & Football
di Roberto Gotta
Si fa presto a dire Texas. Colpa di media che vivono di luoghi comuni, un po’ per ignoranza e un po’ perché spesso ad essere ignorante è un pubblico che si accontenta di quel che gli viene propinato. E così vale anche per il Texas. Chiedi a un non americano – ma anche ad alcuni statunitensi – e ti senti descrivere un’entità geografica composta da un mosaico di stereotipi derivanti da film, telefilm, racconti e immagini manipolate.
Si fa presto a dire Texas. Colpa di media che vivono di luoghi comuni, un po’ per ignoranza e un po’ perché spesso ad essere ignorante è un pubblico che si accontenta di quel che gli viene propinato. E così vale anche per il Texas. Chiedi a un non americano – ma anche ad alcuni statunitensi – e ti senti descrivere un’entità geografica composta da un mosaico di stereotipi derivanti da film, telefilm, racconti e immagini manipolate.
Il vero Fulgencio
di Alberto Facchinetti
Dieci anni dopo avrebbe intrapreso la carriera da allenatore e sarebbe diventato uno dei tecnici più importanti del calcio argentino. Ma nel 1949 Juan Carlos Lorenzo era soltanto un buon centrocampista: fu il primo straniero della Sampdoria a non fare le valigie subito e ad andarsene dopo la prima stagione. Tenne duro, il ragazzo.
Dieci anni dopo avrebbe intrapreso la carriera da allenatore e sarebbe diventato uno dei tecnici più importanti del calcio argentino. Ma nel 1949 Juan Carlos Lorenzo era soltanto un buon centrocampista: fu il primo straniero della Sampdoria a non fare le valigie subito e ad andarsene dopo la prima stagione. Tenne duro, il ragazzo.
Doriani d'Argentina
Da Cucchiaroni a Veron, il libro di Alberto Facchinetti su quella che forse è la più grande scuola calcistica del mondo e sulla storia della Sampdoria. In comune di sicuro c'è la quantità di talento sperperato...
La partita fantasma di Pinochet
di Vincenzo Paliotto
Nessun calciatore al mondo si può augurare di giocare e addirittura fare gol contro nessuno. Un’eventualità che nella storia del calcio si è verificata in uno scenario macabro e in una circostanza insostenibile per i suoi stessi innocenti protagonisti. Come il grande Carlos Caszely...
Nessun calciatore al mondo si può augurare di giocare e addirittura fare gol contro nessuno. Un’eventualità che nella storia del calcio si è verificata in uno scenario macabro e in una circostanza insostenibile per i suoi stessi innocenti protagonisti. Come il grande Carlos Caszely...
I tanti scopritori di Ronaldo
di Enzo Palladini
Jair Ventura Filho, in arte Jairzinho, nella storia del calcio è conosciuto come Furaçao da Copa, l’uragano della Coppa. Il soprannome gli venne cucito addosso nel 1970 quando vinse il Mondiale segnando 7 gol in 6 partite, uno dei quali proprio nella finale vinta per 4-1 dal Brasile contro l’Italia.
Jair Ventura Filho, in arte Jairzinho, nella storia del calcio è conosciuto come Furaçao da Copa, l’uragano della Coppa. Il soprannome gli venne cucito addosso nel 1970 quando vinse il Mondiale segnando 7 gol in 6 partite, uno dei quali proprio nella finale vinta per 4-1 dal Brasile contro l’Italia.
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