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La nostra Martina

1. Mentre in Italia lo sport preferito dei dietrologi sembra essere quello di vaneggiare sui reali motivi alla base del divorzio tra coach Piatti e la Federazione, la stagione 2008 del tennis giovanile entra nel vivo. Le prime pallide luci dei risultati baluginano dai luoghi più disparati del globo, illuminando il palcoscenico deserto delle ferie natalizie, quando il ritmo della giornata di lavoro rallenta, gli impiegati rubano lunghe pause pranzo alle aziende, i tavolini dei bar si riempiono di turisti e i mendicanti reclamano con cenni delle mani le monetine che tintinnano nelle tasche dei passanti. In molti ci avete chiesto pronostici sul 2008 degli italiani. Sono domande di routine che, tuttavia, interpretiamo positivamente come un segnale di rinnovato interesse verso i tennisti italiani. Un interesse che nasconde anche una certa inquietudine. I praticanti e, soprattutto, i giovani agonisti, hanno bisogno di sapere che “uno di loro”, magari cresciuto in circolo di provincia con pochi mezzi e tanta passione, ce l’abbia fatta. L’incidenza del “fattore Federazione” sul successo di un giovane riteniamo sia una questione da addetti ai lavori, che seduce poco il popolo dei praticanti. Vero è, d’altra parte, che se la Federazione svolge al meglio la sua nobile missione di evangelizzazione dei giovanissimi, sempre più bombardati dall’artiglieria pesante dell’industria calcistica, è più facile che venga fuori un campione. E’ tuttavia errato, oltre che inutile, scaricare sulla Federazione la responsabilità della mancata esplosione dei nostri giovani talenti. Il successo sportivo non può prescindere da una mentalità vincente e dall’attitudine al sacrificio. Se i ragazzi non ci credono fino in fondo o sono poco inclini alle rinunce, anche la Federazione più illuminata potrebbe fare ben poco.
2. Si sa, sbilanciarsi in un pronostico sportivo è un’operazione estremamente delicata e fallace, ma non possiamo sottrarci all’arduo compito. A livello Under-18 maschile è molto difficile far meglio del 2007, stagione conclusa con due italiani tra i top 10 del ranking Itf (Trevisan terzo e Fabbiano settimo). Il tennista di punta è “SuperJack” Miccini (n.28 del ranking Itf), che è anche il più giovane del drappello degli Under 18 (5 luglio del 1992). Giacomo ha iniziato la stagione con l’ottimo risultato della Semi raggiunta alla Copa Casablanca (torneo di Grado A), seguito dal mezzo passo falso alla Copa del Café (battuto agli ottavi dallo statunitense Van Overbeek), parzialmente giustificato da un virus contratto proprio in Messico che ha debilitato il marchigiano. Nella prima parte della stagione potrebbe mancargli un po’ di continuità, ma siamo convinti che Giacomo abbia tutte le carte in regola per chiudere la stagione tra i top 10. Il banco di prova sarà Wimbledon, dove uno col suo servizio devastante può arrivare fino in fondo. In ogni caso, siamo in attesa di un suo acuto in uno Slam.
3. Speriamo di essere smentiti, ma abbiamo qualche dubbio sulle possibilità dei ragazzi del ’90 di imporsi a livelli elevati; se avessimo ragione sarebbe un vero peccato, poiché il potenziale non manca. La sorpresa potrebbe essere rappresentata da un ritorno di Davide Della Tommasina, che la settimana scorsa in Costa Rica ha ottenuto una bella vittoria contro lo statunitense Tennys Sandgren ed è attualmente impegnato a Caracas (Copa Gatorade 2008). In ribasso le quotazioni di Lorenzo Papasidero, che ha iniziato la trasferta australiana con una sconfitta al primo turno subita a Traralgon (4-6 5-7 contro l’australiano Clifford Marsland), in Australia, nel torneo vinto da Roger Federer nel 1998 e da Richard Gasquet nel 2002. Avvio col freno a mano tirato anche per Erik Crepaldi, che, se sta bene ed è in fiducia, a nostro avviso non può perdere da Niki Moser (2-6 5-7 al primo turno a Traralgon). Tra i ’91 Marco Bortolotti e Andrea Paciello sembrano i più in forma, mentre Stucchi può e deve fare di più. Ci piacciono molto, invece, i ragazzi del ’92: in particolare Alessandro Colella potrebbe essere protagonista di una grande stagione.
4. Tra le ragazze, Giovine (quarti a Traralgon), Grymalska (ottavi a Traralgon), Burnett e Vierin (ottavi a Traralgon, con vittoria più importante della sua carriera sull’australiana Tyra Calderwood, n.38 del ranking Itf) sono buone giocatrici più o meno sugli stessi livelli (dovendo scegliere prendiamo le ultime due), ma il vero astro nascente del tennis italiano femminile è Martina Trevisan (sorella di Matteo), mancina, classe ’93, classifica FIT 2.3; da lei ci aspettiamo grandi risultati, soprattutto sulla terra, ma Martina (nella foto, premiata a Montecatini) può giocare bene su tutte le superfici, come ha dimostrato la settimana scorsa in Svezia, al Salk Open, arrendendosi soltanto in semifinale alla più esperta Anna Brazhnikova. Il 2008 sarà anche l’anno decisivo per Camila Giorgi, mentre non sottovalutiamo le potenzialità di Di Giuseppe, Confalonieri e Caregaro, tre ragazze giovanissime con ampi margini di miglioramento.
5. Nella categoria Under-16 maschile le nostre preferenze cadono sul ’92 Fabrizio Ornago (Tc Gorgonzola) e su tre ’93 molto promettenti: il lombardo Andrea Dell’Asta, il piemontese Edoardo Eremin e il siciliano Alberto Cammarata. Tra le Under 16 in gonnella ci piacciono molto la pordenonese Elena Bertoia (classe ’93, classifica FIT 2.7), la comasca Giulia Sussarello (classe ’92, classifica FIT 2.5) e la sanremese Michelle Pansecchi (classe ’92 e classifica FIT 2.6). Tra le “big hope” Under 14, due nomi su tutti: l'italiano d'america Gianluigi Quinzi, che a 11 anni (compirà 12 anni il primo febbraio) è gia un 3.5, e la “piccola grande” Francesca Palmigiano (classe ’94 e classifica FIT 3.2), la Patty Schnyder de’ noantri, che a 13 anni, esile come un giunco, è gia in grado di battere avversarie di seconda categoria (2.7 o 2.8) quattro o cinque anni più anziane di lei. Entrambi potrebbero recitare il ruolo di outsider di lusso nel prestigioso torneo Les Petits As, in programma a Tarbes, in Francia, a fine gennaio. Tra i migliori U-14 vale la pena di segnalare: Matteo Donati, Stefano Napolitano, Giacomo Tartarini, Cristiano Compagnone, Silvia Albano, Giulia Mastellone e Giada Clerici.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Natale con grandi e Miccini

Il telefono vibra da un punto imprecisato sotto la montagnola di giacche, sciarpe, guanti e pacchetti natalizi, mentre chi scrive cerca di respirare seduto sul bordo della sedia, con la testa piegata in avanti sopra il mucchio di cibo. Ci vogliono 180 secondi per recuperare il cellulare tra le giacche e premere il tasto dei messaggi in arrivo. “6-3 6-2. Giacomo in versione Ivanisevic. Ace a grappoli. Ivan.” E’ la catena di Sant’Antonio degli sms, un’iniziativa terribilmente seria, ideata per ovviare alla mancanza di live scoring nei tornei Under 18 del circuito Itf. Nella “massoneria” degli appassionati di junior tennis vige la legge non scritta che impone a ciascun membro di trasmettere agli altri iscritti al “club” notizie fresche, risultati e altre ghiottonerie sui protagonisti del circuito. Ciò avviene anche durante il cenone della vigilia di Natale, se è in corso la Copa Casablanca e a Città del Messico il fuso orario è di meno sette rispetto a Milano. Dopo circa 10 minuti: “Tanya was pushed to three sets by Danielle Mills. Marin.” Dopo mezzora: ”Ty overcame a sluggish start to beat Andreozzi 7-6 6-1. Todd”. Il meccanismo di trasmissione è analogo a quello del lancio d’agenzia: l’sms parte da qualcuno che è in campo (genitori, coach, amici dei giocatori) e in cinque minuti fa il giro il mondo, viene postato sui blog, i più volenterosi si fanno carico di aprire un thread sui forum più frequentati, la notizia viene commentata e il match viene analizzato sulla base delle informazioni circolate. E’ il valore aggiunto della rete.
La cena della vigilia di Natale ha da tempo perduto il suo tradizionale carattere purificatorio: i più economici insaccati stanno guadagnando terreno su molluschi e murene e la gente divora il cibo con appetito da profugo. L’argomento di discussione più gettonato è il duplice omicidio-suicidio avvenuto nel milanese. L’Italia pallonara è focalizzata sulle papere di Dida e sul mercato di gennaio dell’Inter. Per fortuna c’e’ la “Copa Casablanca”: si sta concludendo il programma della prima giornata del torneo d’apertura della stagione 2008. E Miccini, alla prima uscita ufficiale dopo l’avvio del sodalizio con l’esperto coach argentino Norberto Valsecchi, liquida senza problemi il talentuoso californiano Raymond Sarmiento - uno dei primi cinque ’92 negli Stati Uniti - che recentemente ha portato Bernard Tomic al terzo set e battuto nettamente Andrea Stucchi. Il prossimo avversario di Giacomo sarà il mancino afro-americano Evan King, da molti salutato come l’erede di Donald Young, con una mano forse meno raffinata ma con una palla più pesante rispetto a Sarmiento.
Un’eventuale vittoria contro l’astro nascente di Chicago permetterebbe a Giacomo di difendere i 50 punti conquistati lo scorso anno a Città del Messico (sconfitto agli ottavi da Eysseric 4-6 4-6). A quel punto, anche un solo ulteriore successo (verosimilmente contro il russo Biryukov) permetterebbe al recanatese di compiere un bel balzo in avanti nel ranking, considerando anche che a partire dalla prossima settimana dovrebbero sparire dalle classifiche tutti i nati nel 1989. In teoria ci sarebbero le possibilità anche per giocare la Semi contro il favorito nonché beniamino locale Cesar Ramirez ma, per scaramanzia, ci fermiamo qui con i pronostici. Anche perchè, quella messicana è solo la prima tappa di una stagione lunga, nel corso della quale avrà tante opportunità per migliorare il bilancio di 26 vittorie e 16 sconfitte (61,9% di vittorie) registrato nel 2007, di colmare il gap in termini di ranking con i ’92 Tomic, Harrison e Bhambri e di entrare stabilmente tra i Top 20.
Mentre il cenone procede stancamente e si avvia verso la conclusione, arriva anche il verdetto della “rete di osservatori” sul match del giorno a Città del Messico: la vittoria in tre set (6-2 2-6 6-1) di Tanya Raycova contro Danielle Mills. La bulgara, che si allena a Ojai – Sud della California – presso la Mark Weil Tennis Academy, è forse l’unica in possesso del bagaglio tecnico adeguato per poter contendere il successo annunciato di Tammy Hendler, che nella parte alta del tabellone non sembra avere avversarie in grado di fermare la sua corsa.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Piccolo gigante

Con il doppio successo nella Yucatan World Cup, ultima tappa del calendario ITF, Ricardas Berankis (nella foto) ha suggellato la leadership nel ranking del 2007. Lo showdown tanto atteso con Vlad Ignatik non c’e’ stato poichè il bielorusso – vincitore del Roland Garros e dominatore della prima parte della stagione – si è arreso ai Quarti contro il francese Rufin. A quel punto, per chiudere la stagione al primo posto del ranking, al lituano sarebbe bastato anche soltanto arrivare in finale nel torneo di singolare e vincere il torneo di doppio, ma Berankis ha concluso il 2007 in bellezza, superando in finale di singolare il brasiliano Enrique Cunha (6-2 6-7 6-4 lo score finale) e facendo suo anche il doppio, dove – in coppia con lo statunitense Williams – ha superato il duo cileno Urzua/Rivera Aranguiz (6-3 3-6 6-3). Pertanto alla fine dei giochi il vantaggio su Ignatik è addirittura incrementato, passando da 37,5 a 55 punti (1380 punti di Berankis contro i 1325 del suo rivale).
E’ curioso, ma la scalata al successo del piccolo lituano – che con i suoi 172 cm di altezza sfata il luogo comune secondo cui i lituani sono tutti giganti – è cominciata un anno fa proprio a Merida, nello Yucatan, dove il figlio del tassista di Vilnius ottenne il suo primo successo in un torneo di Grado 1. In un anno ha vinto il Canadian Open, lo Us Open e l’Orange Bowl (in pratica, tutto quello che c’è da vincere sul cemento americano), si è allenato con Federer a Dubai, è approdato alla corte di Bollettieri, firmato per la Img e ha saggiato le difficoltà dei tornei future (n.707 al mondo con 23 punti Atp e quattro vittorie ottenute con tennisti professionisti tra i primi 500 al mondo). Da incorniciare la seconda fase della stagione: dopo la sconfitta di Wimbledon contro Ignatik ha perso solo un match (al secondo turno dell’Eddie Herr, 7-6 al terzo contro lo statunitense Chase Buchanan) su 29 partite disputate. Il testa a testa di quest’anno è stato per certi versi simile a quello di due anni fa, in cui Donald Young (classe 1989) vinse la volata per il primo posto sul podio all’ultimo sprint, precedendo di sole 37 lunghezze il croato Marin Cilic (1988). A distanza di due anni i due hanno fatto ingresso tra i top 100 del ranking Atp, ma, tra i protagonisti della stagione junior 2005, c’è chi ha ottenuto risultati migliori tra i pro: Juan Martin Del Potro (1988, n.49 del ranking ITF 2005) è oggi n.44 al mondo; Sam Querrey (1987; n.18 del ranking ITF 2005) occupa la 63esima posizione nel ranking Atp.
Dietro il duo Berankis-Ignatik, la terza piazza del ranking ITF 2007 è occupata dal toscano Matteo Trevisan che rispetto ai primi della classe ha avuto un rendimento lievemente inferiore soltanto nei tornei dello Slam. Per il resto la stagione di Teo è stata straordinaria: ha vinto Beaulieu sur Mer, Santa Croce, Bonfiglio e il doppio a Wimbledon, chiudendo con un bilancio di 38 vittorie e 7 sconfitte (84,4% di vittorie; contro l’82,2% di Berankis e il 78,9% di Ignatik). Se avesse battuto Berankis nella Semi dello Us Open (7-6 6-4 il punteggio a favore del lituano, ma Teo era in condizioni fisiche non perfette), probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Ma “del senno di poi son piene le fosse”, come si dice. Anche se i numeri non ci danno pieno conforto, siamo fermamente convinti che il toscano – se a posto fisicamente – se la possa giocare alla pari con Berankis e Ignatik. Gli stessi numeri ci dicono anche che Yuki Bhambri (1992) è il tennista che ha compiuto i maggiori progressi nel circuito: l’indiano, infatti, in 12 mesi ha scalato ben 849 posizioni, passando dal n.882 al n.33 del ranking ITF.
Sul fronte femminile, se il discorso leadership del ranking era già chiuso da tempo con la Radwanska saldamente al comando (nonostante la stesa rimediata dalla Oudin all’Orange Bowl), le protagoniste indiscusse dell’ultima tappa sono Tammy Hendler (in positivo) e Niki Hofmanova (in negativo). La sud-afro-belga, quando non trova sulla sua strada avversarie che la sovrastano fisicamente e servono piuttosto bene, vince piuttosto comodamente. Il successo di Merida (il secondo in un torneo di Grado 1, dopo la vittoria del Banana Bowl) le permette di fare un gran balzo nel ranking (dalla 30esima alla 16esima posizione) e le assicura un buon seeding per l’Open d’Australia. Prosegue, invece, il periodaccio di Niki Hofmanova, che non supera gli “esami di riparazione” della Yucatan Cup, dopo le recenti bocciature nell’Eddie Herr e nell’Orange Bowl. La sedicenne austriaca sembra stanca e con la testa altrove. Lo dimostrano le sconfitte rimediate da avversarie inferiori (Sotnikova e Burdette) e il pesante 3-6 0-6 incassato contro Michelle Larcher De Brito. La Yucatan Cup ha segnato anche l’ingresso tra le top 100 di Kristina Mladenovic (n.94 del ranking), classe 1993, nata in Francia da genitori serbi, allenata da Roch Vidal, una giocatrice che vi abbiamo già segnalato e che vi raccomandiamo di seguire nel 2008. Sempre in tema di giovani fenomeni, vale la pena di segnalare che sabato 15 dicembre, presso la Gwinnett Arena di Atlanta, Melanie Oudin, tra le più in forma di questo finale di stagione, ha disputato un set di esibizione contro Ashley Harkleroad (n.67 ranking Wta). Prove tecniche di tennis professionistico?
Buone notizie per il tennis italiano da Miami, dove la coppia Colella/Gaio colpisce ancora, mettendo le mani sulla Prince Cup (torneo di Grado 4), portandosi a casa, tra l’altro, lo scalpo di Filip Krajinovic e Pavel Liska (superati 6-2 6-3 al secondo turno). Concludiamo riportandovi il quadro di sintesi relativo alle entry list dei tennisti italiani nei primi tornei del 2008: Salk Open, Bromma-Stoccolma, Svezia (ITF Grado 3 Femminile), 2-6 Gennaio – Barbieri (Main Draw), Trevisan (Quali); Loy Yang Power, Traralgon, Victoria, Australia (ITF Grado 1 maschile), 4-9 Gennaio - Papasidero MD, Fioravante MD, Crepaldi MD, Portaluri MD, Piludu Q (1°); Loy Yang Power, Traralgon, Victoria, Australia (ITF Grado 1 femminile), 4-9 Gennaio - Giovine MD, Grymalska MD, V.Vierin MD, Meccico MD; Optus Nottinghill International, Glen Waverley, Victoria, Australia (ITF Grado 1 maschile), 12-18 Gennaio – Papasidero MD, Giannessi MD, Fioravante Q(3°), Crepaldi Q(4°), Portaluri Q(10°), Piludu Alt(7°); Optus Nottinghill International, Glen Waverley, Victoria, Australia (ITF Grado 1 femminile) 12-18 Gennaio – Giovine MD, Grymalska MD, V.Vierin MD, Meccico Q(6°).

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Azzurro d'Orange

L’Orange Bowl – quest’anno: Dunlop Orange Bowl International Tennis Championships – non è soltanto il simbolo della speranza per giovani agonisti in cerca di gloria e di sponsor. Rappresenta, in molti casi, anche il punto d’arrivo nella carriera junior di chi lo vince (ci riferiamo al torneo Under 18, ovviamente). Vincere l’Orange Bowl, si sa, fa curriculum. Il livello tecnico dei partecipanti, tradizionalmente elevato, negli ultimi dieci-quindici anni ha avuto un incremento significativo, legato prevalentemente all’ascesa dei tennisti dell’est e in generale all’ampliamento del bacino di pratica del tennis su scala mondiale, due fattori che hanno innalzato la soglia d’eccellenza necessaria per imporsi a questi livelli. La tendenza in atto riguarda tutti i tornei juniores, ma l’Orange Bowl ha una serie di atout, anche rispetto ai tornei dello Slam: si gioca in dicembre, in una fase della stagione in cui i junior sono meno distratti dai tornei pro e possono prepararsi al meglio per l’evento; non è un second-best, come avviene nei tornei dello Slam in cui i junior più forti provano le Quali o ricevono una wild card nel torneo senior e, mal che vada, considerano l’Under 18 come seconda opzione; si disputa in Florida, capitale mondiale del tennis, dove hanno le sede numerose Academy e il centro federale USTA di Boca Raton, il ché abbatte in molti casi i costi di viaggio e soggiorno che rappresentano pur sempre una barriera.
Gli affetti da pessimismo cronico e i malati di esterofilia stenteranno a crederci, ma nella 61esima edizione dell’evento Key Biscayne si è colorata anche un po’ d’azzurro, poiché Alessandro Colella e Federico Gaio (entrambi del ’92) hanno vinto il doppio maschile Under 16. Avete letto bene, due giovani promesse italiane – due che, tra l’altro, frequentano il centro tecnico federale di Tirrenia – hanno vinto l’Orange Bowl, perdendo un solo set in cinque partite e battendo coppie di tutto rispetto come Kudla/Formentera (al secondo turno) Odry/Puget (ai Quarti) e Cox/King (in finale). Lo sosteniamo da tempo: i ragazzi italiani del ’92 (Miccini, Colella, Gaio e Civarolo) sono molto interessanti, devono solo poter lavorare senza pressione. Alcuni sostengono che anche un’ottima carriera junior non offre certezze con riguardo ad affermazione nei pro, che uno junior farebbe bene a misurarsi nei tornei di terza categoria piuttosto che viaggiare per competere con i coetanei a livello internazionale. Ma poi, chissà perché Federer (numero uno dei numeri uno) , Roddick (best ranking n.1 nel 2003), la Kournikova (best ranking n. 8 nel 2000), la Vaidisova (best ranking n.7 nel 2007), la Dementieva (best ranking n. 4 nel 2004) hanno tutti vinto l’Orange Bowl, tanto per fare un esempio. Federer nel ’98 ha superato Melzer al secondo turno, Naldandian in Semi, e Coria in finale: tutta gente che ne ha fatta di strada.
Restando in tema italiani a Key Biscayne, Giacomo Miccini è incappato nella sconfitta più rocambolesca della sua stagione: al primo turno del Torneo Under 16 era in vantaggio 6-0 1-0 contro il texano Fowler (battuto da Gaio nelle Quali dell’Eddie Herr), quando il suo avversario ha interrotto il gioco per una pausa fisiologica; da quel momento la partita è girata e il recanatese ha finito col perderla con il più classico dei “choke”: 0-6 6-3 6-3. Sarà forse utile per Giacomo fermarsi un attimo per riflettere, ricaricare le batterie e fare il punto della situazione in vista del 2008; a stretto giro di posta potrebbero esserci importanti novità sul fronte coach, siamo in attesa di una conferma ufficiale. Il migliore tra gli italiani è stato quindi il già citato torinese Colella (nella foto), che ha vinto due partite nel singolare U-16 e, con un po’ di fortuna e uno schedule più umano (l’hanno fatto giocare alle 8 del mattino nel match perso 7-5 al terzo contro Kandath, dopo la maratona di tre ore del pomeriggio-sera precedente contro il messicano Sanchez) avrebbe potuto misurarsi contro Tomic nei Quarti. Gli altri (Civarolo, Stucchi e Gaio) han perso tutti al primo turno.
E’ stata un settimana infiammata da due tormentoni dal taglio decisamente giornalistico: chi fermerà la corsa di Melanie Oudin? Riuscirà Berankis a vincere il Torneo e a sorpassare Ignatik in vetta al ranking Itf? La sedicenne statunitense, dopo aver vinto l’Eddie Herr, ha continuato a triturare le avversarie con il suo drittone esplosivo e con il suo gran gioco di gambe: tra le sue vittime anche Urszula Radwanska, la n.1 uno al mondo, sconfitta nel giorno del suo diciassettesimo compleanno sotto gli occhi della sorella maggiore Agnieszka, al termine di un match avvincente e caratterizzato da colpi straordinari. Il piano di Melanie Oudin per battere la numero uno del ranking? “All’inizio ho provato a giocare sulla diagonale del dritto perchè mi sentivo più sicura, ma poi ho visto che il suo rovescio era troppo profondo per cambiare in lungo linea e giocarle sul dritto. Così, ho tenuto lo scambio sulla diagonale del rovescio aspettando la palla giusta per attaccare”. La statunitense ha allungato la sua striscia vincente fino a 27 match, arrivando a un passo dalla doppietta Eddie Herr – Orange Bowl (impresa compiuta da Andy Roddick nel 1999 e sfiorata da Nicolas Santos lo scorso anno); la sua corsa si è infranta solo in finale sulle contromisure che una Michelle Larcher De Brito in gran forma ha squadernato per portarsi a casa il trofeo. La Oudin era partita molto forte: sopra 3 a 0, poi 4-2. A quel punto Michelle ha lasciato andare il braccio su ogni palla, rifiutando una sfida sul ritmo, che probabilmente avrebbe perso. Sotto 4 a 2, nel game chiave del primo set, Michelle ha recuperato il break di svantaggio con una discesa a rete, una rarità nel suo repertorio straordinario. Attacco col diritto lungolinea sul rovescio della Oudin, seguito a rete: è stata questa l’arma vincente di Michelle, che le ha permesso di recuperare lo svantaggio iniziale, chiudere il match sul 7-5 6-3 e sollevare la prestigiosa fruttiera di cristallo a soli 14 anni e 10 mesi.
Nelle ultime 15 edizioni del torneo Under 18, solo in due sono state più precoci della portoghese: Anna Kournikova, che nel 1995 ha trionfato a 14 anni e 6 mesi, e Nicole Vaidisova, che nel 2003 ha sollevato le braccia al cielo all’età di 14 anni e 7 mesi. Anna K., come Michelle, vinse l’Orange Bowl nell’anno del suo debutto tra le Pro: nel ’95 concluse la stagione tra le prime trecento al mondo (n.281 Wta ranking). A tre settimane dalla fine dell’anno, Michelle occupa la posizione n.293 del ranking e siamo convinti che questo risultato valga molto di più di quello raggiunto dalla Kournikova, perchè in dodici anni il tennis femminile è cresciuto tantissimo, oggi è molto più difficile emergere. Nel 2007 la portoghese ha partecipato a cinque tornei da 25mila dollari, due tornei da 75mila dollari ed ha superato un turno a Miami battendo la Shaughnessy (allora n.43 al mondo). Anna K, nel 2000, cinque anni dopo la sua vittoria all’Orange Bowl ha raggiunto il suo best ranking di n.8 al mondo; mentre Nicole Vaidisova, proprio nel 2007 ha raggiunto la posizione n.7 del ranking. Se il tennis fosse una scienza esatta, nel 2011 Michelle dovrebbe fare ingresso tra le top ten, ma il tennis fortunatamente non è una scienza e noi proviamo a sbilanciarci nel pronostico: nel 2011 Michelle sarà la n.1 al mondo. Appuntatevi questa data.
L’altra impresa della settimana è quella di Sua Maestà Jr Ricardas Berankis, che quest’estate si è allenato per due settimane con Sua Maestà Sr Roger Federer. Il lituano, vincitore dello Us Open e dell’Orange Bowl nel 2007, ha scavalcato Vlad Ignatik in vetta al ranking Itf: Per superare Ignatik, Berankis doveva vincere il torneo e sperare che il bielorusso non raggiungesse le Semifinali. E’ curioso, ma il miglior alleato nella scalata è stato il talentuoso Dimitrov, che al terzo turno ha battuto Ignatik per la seconda volta nel giro di una settimana, e in finale proprio contro Berankis ha giocato una delle sue peggior partite della stagione perdendo nettamente 6-3 6-2. Anche in semifinale la sorte ha dato una mano a Ricardas che era sotto 5-2 al terzo set quando il suo avversario, Jarmere Jenkins da College Park – Georgia, ha iniziato ad accusare crampi. L’afroamericano, che ai Quarti aveva battuto Elias, ha chiamato il trainer, ma anche dopo il medical timeout non ne aveva più ed ha finito per rititarsi sul 5 pari. A questo punto, sarà la Yucatan Cup, in corso a Merida, nella culla della civiltà Maya, a decidere la volata per leadership nel ranking di fine anno. Berankis, che ha solo 37,5 lunghezze di vantaggio sui Ignatik, deve difendere i 150 punti della Copa Yucatan vinta nel 2006, ed è pertanto obbligato a vincere tutte le partite. I due potrebbero incrociarsi in finale e, francamente, sarebbe il modo migliore per chiudere la stagione. Chi vince è numero uno al mondo. Semplice ed elettrizzante.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Remare è un po' morire

Dopo l’ottimo tennis mostrato contro il moldavo Radu Albot, il giovanissimo ambasciatore del tennis italiano negli Stati Uniti ha avuto un passaggio a vuoto contro un avversario apparentemente abborbabile come il croato Luka Somen. Quando a 15 anni inizi a sentire la pressione di dover vincere perchè il mondo ti guarda, perchè c’e’ gente crede in te, a volte la tensione può giocare brutti scherzi e le partite facili sulla carta tendono a complicarsi. Niente di drammatico. E’ mancato quindi l’acuto di Miccini, ma l’Eddie Herr nel suo complesso ha stravinto.
E’ stata una settimana avvincente, grazie a numerosi match tirati, divertenti e di qualità tecnica elevata. L’Eddie Herr ha confermato una tendenza in atto da tempo: il tennis di oggi – per non parlare di quello di domani – da un punto di visto tecnico è sempre più un tennis globale. Le differenze tra le varie scuole nazionali sono meno marcate rispetto al passato, quasi tutti i giovani prodigi sono impostati con un tennis aggressivo, in cui la ricerca del punto è sistematica, mentre la preparazione fisica acquisisce un peso fattoriale sempre maggiore, anche nel tennis femminile. La prima regola è: rischiare, essere aggressivi in campo, cercando di togliere il tempo all’avversario. Poi magari si perde perchè si commettono tanti errori e le cose non funzionano come dovrebbero ma il verbo “remare” è sostanzialmente bandito dal vademecum del giovane prodigio.
E’ stata anche una settimana straordinaria il tennis americano. Sul fronte Under-18 femminile era dal 1994 – quando il torneo si svolgeva a Lauderhill, nella Contea di Broward, FL - che cinque statunitensi non raggiungevano gli ottavi. E dal 1993 – anno in cui il torneo Under 18 è diventato un torneo internazionale – ad oggi, le statunitensi non erano mai andate oltre le Semi. Madison Brengle – già vincitrice del torneo U-16 nel 2004 – sembrava quella più attrezzata a rompere il digiuno. Invece alla fine il tabù è stato infranto da Melanie Oudin (foto), sedicenne di Marietta, Georgia, che si è imposta 6-1 6-4 sulla polacca ‘Kasia’ Piter nella finale del Torneo U-18. La Oudin, che si allena ad Atlanta con il coach Brian De Villiers, ha vinto con pieno merito: aiutata un po' dalla sorte nei quarti, quando la sua avversaria Julia Boserup si è infortunata alla caviglia nel terzo set; autrice di una grande rimonta in Semi contro una solidissima Simona Halep; risoluta e poco fallosa in finale contro una Piter provata dalle fatiche della Semi contro Tammy Hendler e danneggiata da un paio di chiamate dubbie nel secondo e decisivo set. Con il successo ottenuto a Bradenton la Oudin ha allungato la sua striscia vincente a 22 partite (4 tornei consecutivi); la sua ultima sconfitta risale allo Us Open, contro Anastasia Pavlyuchenkova.
Nel torneo Under 18 maschile si continua a parlare portoghese: dopo il successo ottenuto dal paulista Nicolas Santos (oggi n. 725 del ranking Atp) nella precedente edizione, nel 2007 si è imposto il lusitano Gastao “Pepe” Elias, classe 1990, allievo di Bollettieri e rappresentato dalla Img. Elias sembra già pronto per il circuito Pro (a novembre ha vinto un 10mila in Messico ed è già n.637 del ranking Atp), tuttavia gli mancava l’acuto nel circuito junior (il suo miglior risultato era la finale all’Astrid Bowl 2007). Elias è il classico giocatore universale che può esprimersi bene su tutte le superfici: possiede un ottimo servizio, è solido e non molla quasi mai nei momenti importanti del match. A fronte del mezzo passo falso di Giacomo, fanno ben sperare le ottime prove di Gian Luigi Quinzi e Alessandro Colella, due con un futuro da pro assicurato. Il primo, classe 1996, è stato assolutamente strepitoso nel torneo Under 12, arrivando a un passo dalla finale (sconfitto 61 57 46 dallo statunitense Lederman). Il secondo, classe 1992 e n.16 del ranking Tennis Europe, è stato fermato ai Quarti dal quotato statunitense Sekou Bangoura, molto noto in Florida poichè parrebbe essere un fenomeno non solo a tennis, ma anche nel golf, a scacchi e con il pianoforte!
L’Eddie Herr 2007 è stato, inoltre, la vetrina ideale per due stelle del firmamento del tennis giovanile: il bulgaro Grigor Dimitrov e il serbo Filip Krajinovic. Dimitrov, vincitore del doppio maschile Under 18 (in coppia con Ignatik) e premiato da Bollettieri come “2007 Rising Star”, ha una mano pazzesca e il suo quarto di finale contro Ignatik (vinto 6-4 al terzo) meriterebbe una nomination per il più bel match del torneo. Di Krajinovic e della sua campagna d’America vi abbiamo già parlato le settimana scorsa: la sua striscia vincente di 22 partite è stata interrotta ai Quarti dal bombardiere statunitense Alex Domjan, che in Semi ha poi battuto anche Dimitrov. Il match più bello del serbo è stato senza dubbio quello contro Harrison, vinto 7-6 al terzo dopo aver annullato due match point, in cui ha mostrato una mentalità vincente soprattutto per come ha giocato sul secondo dei match point di Harrison, chiudendo lo scambio con una pregevole volèe vincente.
Ci siamo, infine, divertiti a curiosare nell’albo d’oro del Torneo Under 18 e abbiamo notato che – considerando le ultime sette edizioni – il croato Marin Cilic è l’unico vincitore del torneo ad aver fatto ingresso nei top 100 del ranking Atp. La situazione è opposta sul fronte femminile, poichè Monica Niculescu e Ula Radwanska (che è ancora una junior ed ha un potenziale da prime trenta al mondo nei pro) sono le uniche vincitrici delle ultime dieci edizioni a non aver varcato la soglia delle top 100. Chiudiamo ricordando agli appassionati che questa settimana è in corso, a Key Biscayne, la 61esima edizione dell’Orange Bowl, l’ultimo torneo di Grado A della stagione 2007, decisivo per stabilire chi concluderà la stagione tra i Top 10 del ranking Itf. Berankis, in teoria, è ancora in corsa per scavalcare Ignatik, mentre la Radwanska ha la matematica certezza di chiudere il 2007 al vertice del ranking.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Grandi e Miccini

Krajinovic asfalta Tomic in due set al primo turno dell’Eddie Herr; Miccini batte Krajinovic in allenamento, a Bradenton; Tomic e Krajinovic sono sotto contratto con la Img; Miccini non è sotto contratto con la Img. Se la proprietà transitiva valesse a spiegare le logiche che governano i contratti di sponsorizzazione potremmo affermare che in questo caso c’e’ qualcosa che non funziona. Ma – si sa – quando ci sono i dollari in ballo, la logica – anche la più elementare e grossolana – non sempre trionfa. Il rettangolo di cemento – con la sua impietosa pallina democratica – non servirà a mettere le cose a posto, ma siamo convinti che possa ingenerare qualche dubbio nelle menti dei boss della Img. E il rettangolo ci dice che la stagione e la carriera di Giacomo sono ad un punto di svolta: se la convincente vittoria contro il rognoso moldavo Radu Albot – testa di serie n.7 del torneo e “best eight” nell’edizione del 2006 – non resterà un episodio isolato, anche gli scettici (o i sordi oppure i ciechi) saranno costretti a ricredersi e ad ammettere che il recanatese vale tanto, ma tanto, di più della posizione n.93 del ranking Itf e di zero punti Atp.
A voler guardare oltre il match di ieri, il tabellone di Miccini lascia poco spazio ai voli pindarici, con Dimitrov potenziale avversario negli ottavi e, se ciò non bastasse, Vlad Ignatik a sbarrare la strada nei Quarti: due tra i tennisti più talentuosi in circolazione nella galassia junior, rispettive punte di diamante di due Academy – la Mark Weil, a Ojaj (Dimitrov) e la John Roddick a San Antonio (Ignatik) – dove si lavora sodo, lontano dai riflettori e senza pressione. E badate bene: a Miccini, comunque vada, va riconosciuto il merito di misurarsi con i più forti, più “anziani”, più esperti, etc. Non è un caso che sia l’unico italiano in tabellone U-18: se si escludono i ragazzi dell’89 (Trevisan e Fabbiano, perché Lopez lo abbiamo perso), che ormai sono di fatto fuori dal circuito junior, per gli altri (Papasidero, Fioravante, Giannessi, Crepaldi, Portaluri, etc.) i tecnici della Federazione hanno deciso che non era il caso di confrontarsi con i migliori, meglio restare in Italia per fare una buona preparazione…(ma in vista di cosa?) A questo proposito è forse utile citare le parole di Madison Brengle – la favorita del torneo U-18 femminile e neo-acquisto della Img Academy - riportate dal Bradenton Herald: “Ho sempre guardato a questo torneo come ad un’esperienza di apprendimento. E’ il tipo di situazione in cui puoi verificare quale sia il tuo livello di gioco”.
Se la classe ’90 è assente, lo stesso non può dirsi per i nostri migliori Under 16: in questo caso si è deciso di “rischiare”, portando Andrea Stucchi, Alessandro Colella e Federico Gaio a Bradenton. Quest’ultimo, in particolare, è passato attraverso le Qualificazioni e al primo turno ha sbattuto fuori il n.2 del seeding Miguel Almeida. Colella ha vinto un match alla sua portata contro lo statunitense Chris Cha, mentre forse ci si poteva aspettare qualcosa in più dal nostro miglior U-16, il romano Andrea Stucchi, che comunque ha perso da Raymond Sarmiento, uno dei primi dieci U-16 negli Stati Uniti e numero 1 assoluto in California e nel Sud Ovest U.S. Sul fronte femminile, abbiamo indagato, ma non siamo riusciti a comprendere, o forse meglio, ad accettare – è un problema nostro, per carità – i reali motivi della cancellazione della Burnett dal torneo Under-18. La romana era iscritta all’Eddie Herr e al 10mila Itf di Barcellona, ma si è cancellata da entrambi gli impegni, optando per impegno della seria A1 femminile italiana (Nastassja è in forza al Tc Parioli). Con tutto il rispetto, non condividiamo la scelta e riteniamo che per la carriera della Burnett sarebbe stato molto più utile e formativo giocare l’Eddie Herr che non i playout della A1 contro il Tc Cagliari. Chiudiamo la rassegna dedicata al nostro Paese con quella che è finora la nota più positiva per i colori italiani: Gian Luigi Quinzi ha raggiunto i Quarti del Torneo Under 12 e, proprio mentre stiamo scrivendo questo pezzo, si sta giocando un posto in Semi contro il canadese Filip Obucina. Da quello che apprendiamo dal blog di Tammy, che potete leggere nella sezione apposita di questo sito, Gian Luigi è assolutamente on fire.
L’evento nel suo complesso sta andando alla grande, con match di livello tecnico elevato e un’atmosfera realmente elettrizzante. Nella bolgia dei fenomeni, il giocatore del momento è Filip Krajinovic – serbo, classe 1992 – che in estate ha lasciato la sua famiglia per trasferirsi da Bollettieri e in quattro mesi ha creato scompiglio negli Stati Uniti. E’ difficile sintetizzare i numeri di Krajinovic: dallo scorso settembre a oggi ha disputato 4 tornei Itf, vincendone tre (Atlanta, El Paso, Boca Raton) e perdendo in finale nel quarto (Illinois); il bilancio è di 26 vittorie e 1 sconfitta; con il successo di ieri su Tomic (n. 20 del ranking Itf e testa di serie n.7 del torneo U-18) Filip ha allungato la sua striscia vincente a 20 partite. Assolutamente da non perdere è il probabile ottavo di finale tra Krajinovic e Rhyan Harrison. Il nostro sogno? Una Semifinale tra Giacomo e il serbo. E’ utopia? Forse. Ma sognare non costa niente e come dice la Brengle...l’importante è fare esperienza a questi livelli. Concludiamo ricordando che il match di secondo turno di Giacomo (contro il croato Luka Somen), è in programma oggi, 27 novembre, non prima delle 17:30 italiane. Chi fosse interessato ad avere aggiornamenti in tempo reale sull’andamento del match, è invitato a collegarsi al blog http://pemulis.blogspot.com . Buon tennis a tutti e se avete qualche domanda da porre a Tammy Hendler, non esitate a inviarla a pemurama@yahoo.it .

Paolo Pemulis

La situazione è Florida

Ci siamo quasi. Come ogni anno, quando la stagione Pro mostra i titoli di coda, tennis giovanile è all’alba della ribalta. Siamo alla vigilia, infatti, di uno straordinario pellegrinaggio che porta l’elite dei giovani agonisti a convergere verso la Florida per una doppietta di tornei a cinque stelle: Eddie Herr in casa di Nick Bollettieri, a Bradenton, e Orange Bowl nella suggestiva cornice del Crandon Park, a Key Biscayne. Due tornei sostenuti da macchine organizzative perfette. Due autentici classici per gli amanti del genere. Due perle di rara bellezza sistematicamente ignorati in Italia, fatta eccezione per qualche tecnico con la fama del “visionario”. Noi, esteti del tennis con il vizio di remare contro-corrente, garantiremo copertura massima ai due eventi, a partire dall’Eddie Herr che prende il via venerdì 23 novembre con i primi match di qualificazione.
Ma chi era Eddie Herr? Ci piace definirlo come il “padre putativo” del tennis giovanile internazionale, un gentiluomo occhialuto sempre con la bombetta sulla testa, che si ammalò di tennis negli ’40, quando sua figlia Suzanne divenne una tenace agonista. E cosa realizzò il generoso papi per venire incontro ai bisogni della figlia? Nel ’47 mise in piedi l’Orange Bowl facendolo iniziare nel periodo natalizio, per dare l’opportunità a Suzanne e agli studenti di giocare senza trascurare le lezioni scolastiche. L’Orange Bowl è il primo di una lunga serie di tornei fondati da Eddie Herr. Di lì a qualche decennio sarebbe nato il primo circuito giovanile internazionale della storia del tennis, un circuito che Herr considerava come “una grande famiglia” e che ebbe il suggello nel 1987 quando Glenn Feldman, nipote del decano Mr Herr, posò l’ultima pietra dell’edificio fondando l’Eddie Herr Championships e proponendo di affidarne la gestione alla Nick Bollettieri Tennis Academy. E con lo zampino di Nick, l’Eddie Herr divenne in pochi anni un polo d’attrazione mondiale, con grado di partecipazione crescente d’anno in anno, nobilitato dai più grandi di cinque generazioni di tennisti – da quella di Steffi Graf a quella di Maria Sharapova - fino ad arrivare alla cifra record di 1260 iscritti provenienti da 72 Paesi, registrata nel 2006. Le Olimpiadi del Tennis. E non è un caso che la cerimonia d’apertura, in programma domenica 25 novembre presso l’Indoor Center dell’Ima/Bollettieri Academy, sia chiamata “la Parata delle Nazioni”. Un piccolo esercito di talenti all’opera: Under 18, Under 16, Under 14, e Under 12, che tra singolare (maschile e femminile) e doppio (maschile, femminile e misto) fanno una ventina di tornei, distribuiti sui 35 campi in cemento del Tempio della modernità. La categoria Under 18 è l’unica ad attribuire punti ranking ITF (il rango è G1, al pari del nostro torneo di Santa Croce sull’Arno), gli altri sono tornei USTA di livello 3.
Le entry list dell’Under 18 hanno poco da invidiare a quelle di un torneo dello Slam, mentre tra gli iscritti alle categorie inferiori figurano outsider molto interessanti da tenere d’occhio per il futuro. Il drappello italiano sarà capitanato da Giacomo Miccini, che a Bradenton fa gli onori di casa ed è l’unico U-18 in tabellone, con Alessandro Colella e Andrea Stucchi nel main draw Under 16, Andrea Morgano in quello Under 14, Nicole Vukov e il tanto atteso Gianluigi Quinzi in quello Under 12. Come dire: pochissimi ma buoni. La Burnett si è cancellata, mentre Giada D’Ortona, Lavinia Bendandi, Gaia Sanesi, Federico Gaio, Matteo Civarolo dovrebbero giocare le Quali nelle loro rispettive categorie. I favoriti? Rhyne Williams, e Berankis, se giocano, nell’Under 18 maschile, ma fate attenzione a Jerzy Janowicz, Ryan Harrison, Grigor Dimitrov, Marin Draganja e, naturalmente, al n.1 del ranking Ignatik. Nel torneo Under 18 femminile, il ruolo di favorita spetta a Madison Brengle, se non darà forfait all’ultimo momento. Dietro l’americana c’e’ bagarre tra una decina di ragazze più o meno sugli stessi livelli: Hendler, Cohen, Halep, Boserup, Hofmanova, Piter, Pervak, Orlik, Cecil, Jovanovski e Mladenovic (quest’ultima partirà dalle Quali!). Qualche nome da seguire: Filip Krajinovic (segnalato dal buon Ivan Sabatini), Alessandra Bonte (figlia d’italiani e finalista lo scorso anno nel doppio misto U-16) per la categoria U-16; Ciprian Porumb e Tamara Curovic per l’U-14; Daria Sharapova (è la cugina di Maria) e Ricky Hendler (il fratello di Tammy) per l’U-12.
Dulcis in fundo, l’anticipazione di una ghiottoneria riservata ai nostri lettori: Tammy Hendler (nella foto) bloggerà per la Settimana Sportiva in diretta dall’Eddie Herr. La sudafro-belga, una delle stelle di questa edizione del torneo, ci parlerà di sé, del suo tennis, della sua vita nell’Academy, del suo rapporto con Nick Bollettieri, della sua migliore amica Alessandra Bonte e di suo fratello Ricky che – l’abbiamo visto all’opera in maggio sui campi laterali del Bonfiglio – ha un talento pazzesco. Tammy, n. 611 del ranking Wta, lunedì 26 sarà carica e determinata a migliorare il risultato ottenuto lo scorso anno (sconfitta in Semi dalla Cirstea). Ad una sola condizione: non ditele che è favorita, che è la più forte ed è obbligata a vincere, poiché la cosa le creerebbe troppa pressione.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

In the net

Metagiornalismo è forse una parola grossa e – lo vedremo in seguito - parzialmente inadatta per inquadrare il pezzo del giorno. Più semplicemente, ci siamo guardati intorno, abbiamo dato un’occhiata al giardino del vicino, a volte siamo scesi nel suo garage, lo abbiamo fatto con delicatezza – si spera – nel tentativo di farci un’idea su chi, in Italia, scrive di tennis utilizzando il canale web. L’analisi non ha la pretesa d’essere onnicomprensiva, il campione preso in esame, anzi, è piuttosto ristretto ma ha fornito indicazioni interessanti.
Sull’italico stivale il Tennis sul web non è monopolio dei siti “istituzionali” – come Yahoo! Eurosport o Tennis Italiano: grazie a Dio vi sono anche gli amatori – come i blogger che fanno i blogger, i giornalisti mainstream che fanno i blogger, i blogger che strizzano l’occhio al maistream. I modelli istituzionali rappresentano la versione ridotta e rimaneggiata dei siti ufficiali dei professionisti, l’interattività è limitata all’esistenza di un Forum che raramente trabocca di post e di thread, Yahoo! Eurosport ha – neanche a dirlo - un look and feel da sballo e tonnellate di banda. Ma come sono messi i blogger o – per gli appassionati della serie Lost – gli “Altri”?
Numero uno del “seeding” della nostra rassegna è il più mainstream dei blog dedicati al tennis, “Servizi Vincenti” di Ubaldo Scanagatta. Giorni fa Chris McCoskey, columnist del Detroit News ha fatto discutere con un pezzo provocario titolato “Bloggers Just Aren’t Journalists”, dal quale è emerso un ritratto piuttosto stereotipato del blogger, che viene visto come il ragazzo ingegnoso armato di computer che trascorre le giornate nello scantinato a sproloquiare di chiunque e su qualunque cosa. Ebbene, Scanagatta è quanto di più lontano da questa patetica caricatura: è un giornalista d’esperienza, che conosce il tennis e il peso – o meglio: l’assenza di peso - del tennis nell’asfittico mercato editoriale cartaceo, e un giorno decide di aprire un blog per offrire agli appassionati più di quanto facciano i letargici quotidiani mainstream. La cosa piace e il buon Scanagatta nel giro di qualche mese ha la massa critica (accessi, utenti, commenti, etc.) per dar vita ad una vera e propria comunità virtuale, nascono i primi collaboratori del blog – nomi nuovi, per lo più giovani, affiancati ai soliti noti. L’iniziativa meriterebbe un bel dieci nella nostra personalissima pagella, se non fosse che: il giornalista che fa il blogger è un pur sempre un giornalista. Nel blog di ci sono aneddoti da “insider”, roba da tenere la gente inchiodata alla sedia, approfondimenti e aggiornamenti continui. Ci siamo chiesti cosa manca: senza nulla togliere ai meriti dell’artefice, a latitare è l’opinione contro-corrente. Per alcuni è un bene, per altri no. Per noi, l’opinione contro-corrente, meglio se corredata da ironia, è la quintessenza di un blog di successo. Altrimenti non si fa altro che traslare sulla rete l’approccio del buon (quando non è soporifero) giornalismo tradizioniale.
Oltre a quello di Scanagatta, abbiamo individuato due blog giornalistici filo-mainstream – in senso tecnico: quello di Alessandro Nizegorodcew, alias Vastic, e quello di una delle colonne portanti del sito di Yahoo! Eurosport, al secolo Vittorio Campanile. Partiamo da quest’ultimo: Campanile ha creato un portale di blog a tema sportivo (sport-blog.it), mettendo a disposizione di chiunque “uno spazio web per aprire il proprio blog con l’unico vincolo di scrivere di sport”. L’idea è originale: si da vita a un network di blog, legati da un filo-conduttore tematico, un hub che aggregherebbe un numero potenzialmente infinito di diari personali. Il progetto ha, tuttavia, un suo limite fisiologico: se il ristretto bacino di utenza viene intercettato quasi interamente da Scanagatta e dai siti istituzionali come quello di cui Campanile è deus ex machina, il rischio è che il numero dei blogger sia superiore al numero dei lettori e la cosa non può funzionare. Ma Campanile è uomo illuminato che decide di andare oltre le ottuse e spietate leggi del mercato. E siamo convinti che faccia bene. Se l’approccio è giusto, che dire dei contenuti? La nicchia di Campanile in versione blogger è circoscritta dalla simbolica “cortina di ferro” delle Alpi: si parla di chi si conosce bene, senza uscire dai confini nazionali. Per le opinioni contro-corrente, vale lo stesso discorso fatto per “Scana”.
Vastic – giornalista di “Nuova Spazio Radio”, una radio privata capitolina – è uno dei primi a aderire al progetto di Campanile e anch’egli segue il filone dello “Spaghetti Tennis” – scelta di campo rispettabilissima. Il buon Vastic è anche poster attivo di Tennis Teen - http://www.tennisteen.it/ - la prima vera comunità virtuale italiana sul tennis, un po’ particolare e con delle regole abbastanza rigide, ma con un solido track record. La specialità di Vastic presuppone l’uso massiccio delle reti dei gestori di telefonia mobile: chiama i tennisti, i coach e i giornalisti italiani e riporta sul blog i temi più interessanti captati nelle diuturne conversazioni con i suoi interlocutori. E’ bravissimo nel farlo, del resto è un giornalista radiofonico non a caso. A volte il buon Vastic prende posizione – prevalentemente a difesa dei tennisti italiani – ma per la presenza di opinioni contro-corrente, anche in questo caso si rimanda a quanto detto per Scanagatta.
Tra i blog amatoriali si distingue quello di Ivan Sabatini - http://youngtennis.blogspot.com/ -, che in realtà è molto di più un “fan club” sulla “italian big hope” Giacomo Miccini. Ivan è un grande cultore del Junior Tennis in generale ed è uno dei pochi blogger a guardare oltre confine – sono pregevoli i suoi due affreschi sui tornei giovanili Smrikva Bowl e Little-Mo. Solo per quest’ultimo aspetto merita una lode. Anche nel blog di Ivan c’e’ poco spazio per le opinioni contro-corrente, ma il suo diario non difetta di personalità: promosso a pieni voti.
Vi siete mai chiesti chi è il Brad Gilbert o il Nick Bollettieri in salsa italiana? Noi sì e, quanto a comunicazione via web, la risposta italiana ai simulacra americani è senz’altro Leonardo Caperchi. Ligure, con grande esperienza di talent-scouting, noto a molti come l’ex coach di Fabio Fognini, Caperchi presenta con profilo basso un contenuto elevato: il suo blog - http://caperchi.coaching.sport-blog.it/ - rappresenta una vera e propria agenda del coach, con sessioni di tecnica e riflessioni “d’autore”. Coach Caperchi ama andare contro-corrente senza essere un bastian contrario a tutti i costi. Sulle sue tesi si può dissentire, ma le idee sono ben strutturate e la forma è efficace. Caperchi rischia, si espone, prende posizione, e noi gli assegnamo la palma per il miglior blog di “spaghetti coaching”. Un premio che – siamo convinti – dedicherebbe a quanti credono fermamente che la ragione non stia da una sola parte.
Non abbiamo assegnato un award per la scrittura creativa, ma meriterebbe più di un cenno la ragazza - di cui non conosciamo il nome ma che ribattezziamo “Miss Wta” – curatrice dei blog http://grandeslam.sport-blog.it/ e http://wtatennis.sport-blog.it/ : scrittura ottima come l’acqua di un torrente di montagna nei pressi della sorgente. Ah, se non fosse così didascalica e si lasciasse guidare di più dalla fantasia…
Ha ragione McCoskey: i bloggers non sono giornalisti… (ma) a volte sanno essere geniali.
pemurama@yahoo.it http://pemulis.blogspot.com/ (in esclusiva per La Settimana Sportiva, appuntamento a mercoledì 21 novembre 2007)
Bibliografia:
Mainstream Ubaldo Scanagatta http://www.blogquotidiani.net/tennis/
Giornalistici filo-mainstream Il blog sul tennis di Alessandro Nizegorodcew http://spaziotennis.sport-blog.it/ Il blog di Vittorio Campanile http://tennis.sport-blog.it/
Amatoriali Il blog della ragazza della porta accanto http://grandeslam.sport-blog.it/ http://wtatennis.sport-blog.it/ Il blog di uno studente universitario alternativo http://laduraleggedelnet.sport-blog.it/ Vincenzo Torzillo http://amoilserveandvolley.sport-blog.it/index.php/info/ Ivan Sabatini http://youngtennis.blogspot.com/
Coach: il blog di Leonardo Caperchi http://caperchi.coaching.sport-blog.it/
Giocatori: Uros Vico http://vico.sport-blog.it/

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Scommessa facile

Per il secondo anno consecutivo Madrid ospita i Sony Ericsson Championships, l’evento conclusivo della stagione, che vede le otto best performer del 2007 darsi battaglia per un titolo che alimenterà di un milione di dollari – al lordo delle tasse e senza considerare gli sponsor - il conto in banca della vincitrice. La formula del torneo è quella del “defunto” round-robin (che l’amico Alberto Castellani ha ribattezzato simpaticamente Robin Hood): le protagoniste sono divise in due gironi, giallo e rosso (in onore della bandiera spagnola), le prime due classificate di ogni girone disputeranno le semifinali incrociate (la vincitrice del gruppo giallo giocherà contro la seconda classificata del gruppo rosso e viceversa), la finale è in programma domenica 11 novembre.
Il field del torneo annovera tre ex vincitrici di precedenti edizioni – Serena Williams (2001), Maria Sharapova (2004), Justine Henin (2006) – e tre debuttanti – Jelena Jankovic, Ana Ivanovic e Anna Chakvetadze. E’ diventato quasi noioso rimarcare che la presenza di Serena Williams da una parte e quella di Maria Sharapova dall’altra rendono squilibrata la composizione dei gironi: la bilancia sembra pendere tutta dalla parte del gruppo giallo – con Henin, Jankovic, Williams e Chakvetadze – nel complesso, tecnicamente e come momentum, superiore al gruppo rosso – che comprende Kuznetsova, Ivanovic, Sharapova e Hantuchova. A parte la Henin, che ha dosato sapientemente le energie nel corso della stagione, le altre sembrano tutte cotte o quasi, con l’eccezione forse di Serena Williams, la quale, tuttavia, nel 2007 ha ripreso a Giocare dopo quasi due anni di semi-inattività e di Maria Sharapova, sostanzialmente infortunata. Basterebbe sostituire Maria Sharapova con Tatiana Golovin e i due gironi ritroverebbero un equilibrio quasi perfetto, ma putroppo le regole non lo consentono e, tra l’altro, anche Tati ha di nuovo qualche problemino fisico (stavolta al ginocchio).
Il match d’esordio ieri, martedì, ha visto impegnate Justine Henin e Anna Chakvetadze: 2 a 0 i precedenti a favore della belga, l’ultimo dei quali risale a Miami 2007. Il record è diventato di 3 a 0, dopo un 6-1, 7-6 che ha dato la vittoria ad una Justine apparsa in palla anche se a fine partita si è un po' lamentata della velocità del campo. A seguire si è visto il clash tra Maria Sharapova e Daniela Hantuchova, 5 a 1 precedenti a favore della russa, con l’unica vittoria di Daniela risalente a Tokyo (carpet) 2004. Anche in questo caso tradizione rispettata, con Masha che ha trovato qualche difficoltà soprattutto nel secondo set, quando la Hantuchova non si è arresa alla sconfitta annullando quattro match point e perdendo poi per 7 a 5 dopo avere subito un 6-4 nel primo set. La sessione inaugurale si è conclusa con la sfida tra Svetlana Kuznetsova e Ana Ivanovic, 3 a 1 i precedenti a favore della serba, che proprio ieri ha festeggiato il suo ventesimo compleanno. Lo ha festeggiato bene, venendo a capo di una partita che ha dominato nel primo set ed all'inizio del secondo, subendo poi il rientro della russa (ma più che altro andando lei fuori giri). 7-5 al terzo per la Ivanovic, dopo tante emozioni: emozioni da partita senza domani, ci verrebbe da dire, più che da round robin.
Una curiosità statistica riguardante Serena Williams: la statunitense, quando è della partita, arriva sempre in fondo ai Championships. Così è stato nel 2001 (vincitrice), nel 2002 (runner-up) e nel 2004 (runner-up). In questa edizione, sulla carta, il match chiave per Serena dovrebbe essere quello contro Jelena Jankovic. In caso di vittoria sulla serba, la semi è quasi assicurata, poiché Anna Chakvetadze non dovrebbe impensierirla più di tanto. La sensazione che Henin e Willams, se vincono il girone, si ritroveranno in finale. E una finale tra le due non sarebbe malaccio.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Le premesse di Pantani

Molti di voi già sapranno che Martina Hingis ha dichiarato alla stampa di essere risultata positiva alla cocaina durante l’ultimo torneo di Wimbledon e contestualmente ha annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica. Giovedì 1° novembre 2007, la notizia ha compiuto il giro del mondo ed è stata riportata da quotidiani, agenzie, rotocalchi che normalmente ignorano il tennis giocato. The Swiss Miss si dichiara innocente al 100%, afferma di non aver mai preso droghe. La decisione del ritiro – stando alle sue parole - è legata a problemi fisici (all’anca) e all’effetto demotivante del “fango” riversato su di lei dallo scandalo della presunta positività.
Veniamo ai fatti: Martina Hingis viene informata (non si capisce bene quando) che il primo controllo anti-doping (c.d. Test A) effettuato dopo la sconfitta subita a Wimbledon da Laura Granville - il match risale al 29 giugno scorso - è risultato positivo a un metabolita della cocaina. Subito dopo aver ricevuto la comunicazione, Martina dichiara di aver effettuato il test del capello – che, ricordiamo, può evidenziare tracce di cocaina assunta fino a 90 giorni prima dell’analisi – con esito negativo. Dopo qualche tempo, le controanalisi (c.d. Test B) confermano la positività alla cocaina. Gli avvocati ingaggiati dalla Hingis hanno riscontrato una serie di contraddizioni sul campione di urina utilizzato per le analisi, sono convinti che i test siano stati svolti così male che gli esaminatori non potranno provare l’effettiva provenienze delle urine risultate positive. Gli stessi avvocati hanno, tuttavia, anticipato alla diretta interessata che un eventuale battaglia legale contro le risultanze del test anti-doping potrebbe durare anni e Martina ha comunicato la sua decisione di non voler trascorrere i prossimi anni a difendersi dalle accuse di doping.
La nostra opinione è che, innocente o colpevole che sia la Hingis, le accuse hanno un effetto devastante sull’immagine e la reputazione della ex numero uno al mondo; indirettamente, ne esce male anche il Tennis, che nel frattempo viene lavorato ai fianchi dall’inchiesta sul caso-scommesse. Urge fare chiarezza e ci rifiutiamo di credere che una come la Hingis – che ha urlato la sua innocenza - rinunci a difendersi da accuse così gravi. Potremmo riflettere a lungo su verità, verità processuale e giustizia, ma riteniamo che al momento la cosa abbia poco senso e che soprattutto il tempo sarà galantuomo a riguardo. Quanto alla Hingis, solo un anno fa ha giocato un Masters straordinario, con quel set da incorniciare strappato alla Henin. A seguire, in gennaio, l’esibizione del berlocco di fidanzamento ricevuto da Radek Stepanek. A fine gennaio, è la volta del trionfo di Tokyo, con una Martina in salute che sbaraglia la concorrenza e mette le mani su quello che poi risulterà essere (?) l’ultimo torneo vinto in carriera. Dopo Tokyo, qualcosa si inceppa, iniziano i problemi fisici all’anca, Martina si allena poco e inizia a perdere da avversarie inferiori. Salta il French Open e si ripresenta a Wimbledon, dove rischia di esser sbattuta fuori al primo turno da...Naomi Cavaday. In estate, poi, c’e’ il triste annuncio di Radek: fine dell’idillio sentimentale tra i due che resteranno amici ma...ognuno per la sua strada. E la strada di Martina sembra un precipizio.
Concludiamo riportando le parole di Larry Scott, general magager della Wta, sul caso Hingis: “La Wta non ha ricevuto alcuna informazione ufficiale con riguardo alla positività del test di Martina Hingis e, pertanto, non siamo nella posizione di commentare l’accaduto. Comunque, è importante ricordare che, in materia di anti-doping, vale la presunzione di innocenza...Con riguardo all’annuncio del ritiro, Martina Hingis sarà sempre ricordata non solo per i suoi trofei vinti, ma anche per il suo incredibile tocco, per la sua intelligenza sul campo e per la sua professionalità fuori dal campo”. Saranno anche parole di circostanza quelle di Larry, ma in momenti come questo rappresentano un argine – benché fragile – al fango mediatico. Il nostro auspicio – per Martina, per il Tennis e per lo sport in generale – è quello di evitare un nuovo caso Pantani. Poiché, quando una come la Hingis entra nel tritacarne dei Media per una vicenda di doping, le premesse di un linciaggio ci sono tutte.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Democrazia della pallina

“Questo ragazzo farà strada...Suo figlio è un fenomeno...La ragazza avrà un futuro di successo, regalerà tante soddisfazioni a voi genitori e al nostro Paese”. Sono le espressioni abusate, o luoghi comuni logorati dall’abuso, cui si fa ricorso non solo nell’ambiente tennistico, ma anche a scuola, nel mondo dello spettacolo, in ogni ambito in cui esista un minimo di competizione finalizzata a carriera, soldi e successo. Il tennis ha un vantaggio, rispetto ad altri ambiti: quello insito nella “democrazia della pallina”. Si perchè nel 99,9% dei casi vince il più forte o il più meritevole in una situazione specifica. Nel tennis non ci sono raccomandati, baroni o quarti di nobiltà e se qualcuno, privo di talento, viene spinto da federazioni o accademie private, rimedia prevalentemente figuracce. L’unica variabile “politica” è la scelta, operata dai centri di (sotto)potere, del giovane su cui investire. E non è poco, ma è sempre meglio del mondo dello spettacolo o del terziario c.d. avanzato, dove qualità o eccellenza sono spesso un optional scomodo da gestire, talvolta non gradito da capetti ottusi e servili.
Il tennis è democratico, dicevamo, ma il rovescio della medaglia è che la soglia di eccellenza si innalza di giorno in giorno. Per poter competere a livelli alti i ragazzi vengono avviati alla pratica dello sport in età da scuola materna e alla fine emergono i “mostri” di coordinazione, di “fantasia motoria”. Giovanissimi con motivazioni e disciplina da campione affermato e, sempre più spesso, dotati di mezzi fisici adeguati per sostenere le fatiche e lo stress dello junior tour. Adolescenti-macchina? Non esageriamo, ma le aberrazioni esistono, eccome se esistono. In questo nostro viaggio metafisico alla scoperta dei ragazzi più interessanti del “reame”, abbiamo provato a scovare chi sta emergendo dal “wild bunch” agonistico internazionale, chi sta uscendo dai blocchi per spiccare il volo nel Gotha del tennis giovanile e non solo. La nostra attività di scouting ha prodotto una watch-list di diciotto talentini che noi “raccomandiamo” in prospettiva 2008. Siamo convinti che tra loro vi sia il futuro numero uno. I “best 18”, pertanto, sono tutti nati in un range temporale compreso tra il 19 gennaio 1991 e il 14 maggio 1993 (28 mesi). Nove sono del ’91, sei del ’92 e tre del ’93.
La invincibile armada del 1991 è capitanata da Petra Martic, la giraffa di Spalato, e da Rhyne Williams, “the next big star”, l’erede designato di Donald Young. Petra e Rhyne sono fisicamente già pronti per i tornei pro e lo hanno ampiamente dimostrato nel corso della stagione: l’americano vincendo un 10mila sulla terra, a Pittsburgh in luglio, e la croata, attualmente n.340 del ranking Wta, con una continuità di rendimento nei tornei da 25mila in su, che le ha permesso di portare a casa scalpi di avversarie molto vicine alle Top 100 come Greta Arn, Angelika Bachmann e Sandra Zahlavova. Rhyne e Petra rispetto alla concorrenza hanno dalla loro un buon servizio, che è a livello junior è un atout, soprattutto in campo femminile. Se andate a rileggere l’intervista a Tammy Hendler – pubblicata lo scorso aprile – la sud-afro-belga ha spiegato candidamente i motivi della stesa rimediata contro la Martic a Miami (Luxilon Cup 2007), affermando che “c’e’ poco da fare quando la mia avversaria mette in campo 8 prime su 10, e il servizio è la parte migliore del suo gioco. E’ stato molto difficile per me entrare nel match, lei è partita subito forte e non ha avuto cali nel corso del match. A volte va così, bisogna saper accettare le sconfitte”. E se le dice la Hendler...
Oltre a Williams e Martic, il contingente del 1991 comprende: il bulgaro Grigor Dimitrov e il croato Marin Draganja; la polacca Katarzyna Piter e la rumena Simona Halep; tre americane molto promettenti come Gail Brodsky, Julia Boserup e Allie Will. Dimitrov (vincitore dell’Orange Bowl U-16 2006) e Draganja (finalista dell’Avvenire nel 2007) sono due ragazzi di indiscutibile talento, che giocano un tennis aggressivo; di Dimitrov apprezziamo la freddezza e lucidità nei punti importanti; Draganja è più spregiudicato ma ha una mano eccellente. Tra le ragazze Simona Halep è un autentico rullo compressore, sulla terra è un torello che non molla un punto, con un furore agonistico impressionante e un’intensità di gioco da tennista matura. L’abbiamo vista a Firenze, in primavera, macinare gioco e triturare le avversarie; a Parigi ha battuto la Anastasia Pivovarova; a Flushing Meadows ha annichilito Michelle Larcher De Brito. Di recente ha avuto qualche problema alla caviglia sinistra; speriamo che Simona recuperi al più presto, per poter giocare un gran torneo a Melbourne in gennaio. Con riguardo al terzetto americano, Gail Brodsky sembra la più pronta a compiere il salto di qualità: ucraina di nascita, newyorkese – di Brooklyn - d’adozione, Gail si allena da anni, insieme a Grigor Dimitrov (e a Ksenia Milevskaya), presso la Mark Weil Tennis Academy, a Ojai, nel Sud della California. Grazie al suo tennis aggressivo e alla straordinaria capacità di stare aggrappata al match anche quando le cose non funzionano alla grande (qualità, quest’ultima, da non sottovalutare per un junior), quest’anno ha messo le mani sulla Easter Bowl – che per gli americani vuol dire tanto – ha raggiunto i quarti a Wimbledon e ha portato a casa diverse partite nei tornei pro (una su tutte: la vittoria contro Sandra Kloesel che gli ha permesso di approdare in Semi nel 50mila di Troy, in Alabama).
La leva del ’92 non è da meno, con quattro ragazzi eccellenti - Bernard Tomic, Giacomo Miccini (nella foto), Ryan Harrison e Tamaryn Hendler – e due scommesse - Ema Burgic e Nastassja Burnett. Assegnamo a Bernard Tomic il ruolo del wonder boy e a Giacomo quello di outsider di lusso. Gli australiani scalpitavano da un po’ per incoronare al più presto l’erede di Lleyton Hewitt ed hanno investito per acclamazione popolare il prodigio di Gold Coast. Bernard ha una tecnica pazzesca, un gioco multidimensionale e una grande capacità di lettura dello scambio; gli mancano forse il peso di palla (di Giacomo Miccini) e il servizio (di Giacomo Miccini). L’interrogativo è: nel tennis maschile, che da anni procede nella direzione del “big serve and huge forehand”, c’e’ più spazio per gente come Tomic o come Giacomo? La riposta, come sempre, la da e la darà il rettangolo. E il rettangolo ci dice che a New York Giacomo ha rifilato un sonante 6-4 6-2 al golden boy della scuderia Img, ma rivalry tra i due è appena all’inizio, siamo ansiosi di rivederli giocare l’uno contro l’altro. Un altro ottimo tennista è Ryan Harrison, texano, fuori dal giro Img, allenato dal padre Pat Harrison che è uno dei coach più preparati del John Newcombe Tennis Ranch. Il ragazzo due settimane fa ha messo le mani sulla Osaka Mayor's Cup (Torneo GA dei circuito Ift U-18). Tenetelo d’occhio.
Su Tammy Hendler di nuovo c’e’ che la settimana scorsa ha raggiunto i Quarti nel 25mila di Istanbul. Dal punto di vista tecnico, Tammy è perfetta o quasi nei colpi a rimbalzo, dove colpisce con un anticipo pazzesco, la sua definitiva affermazione a livelli alti passa attraverso la crescita dal punto di vista fisico (e su questo il team di Bollettieri sta lavorando da un po’) e la costruzione di un servizio meno aggredibile (e su questo il team di Bollettieri sta lavorando da un po’). Altrimenti, continuerà a non esserci match – non ancora – contro gente come Ula Radwanska e Ksenia Milevskaya. Sulla bosniaca Ema Burgic, ritieniamo che abbia un qualcosa in più rispetto a Camila Silva e Sviatlana Pirazhenka, ma la differenza è minima, quasi impercettibile. Quanto a Nastassja Burnett, i suoi atout al momento sono il rovescio e l’ottima preparazione fisica. Nastassja è un atleta, una Schiavone con ben altro fisico, con tutto il rispetto per Francesca. Se farà progressi al servizio, sarà dangerous floater in molti tornei nel 2008.
Infine, la gang dei ragazzi “terribili” del 1993: Carlos Boluda, Hanna Orlik e Kristina Mladenovic. Forse qualcuno di voi ha visto giocare l’alicantino (come Juan Carlos Ferrero) Boluda: bam-bam, intensità, potenza e anticipi impressionanti. Un nuovo Agassi, più che un epigono di Rafa. Lo stesso Zio Toni (Nadal) si è complimentato con Carlos ed ha ammesso che Rafa a 14 anni era molto più artigianale e sapeva fare meno cose. Boluda ringrazia e replica: Rafa ha vinto tre volte il Roland Garros, io cosa ho vinto finora? La bielorussa Orlik, 14 anni compiuti nel marzo scorso, è talento allo stato puro, con quelle accelerazioni di diritto da brividi e – sottolineo – un servizio che non è affatto male, considerata l’età. La vincitrice dell’Eddie Herr e Orange Bowl U-14 nello stesso anno (il 2006), si è già costruita una classifica Itf, che è pazzesca per una quattordicenne (il 29 ottobre è n.67 del ranking), a suon di vittorie nei tornei G3 e G2. Siamo più o meno sui livelli di Tamira Paszek a 14 anni, con una superiorità dal punto di vista fisico/atletico rispetto all’allieva di Larry Passos. Una curiosità: nel gennaio scorso, sul carpet del Casio Itf Junior Tournament di Amburgo, la Burnett ha strappato un set alla bielorussa. La più giovane dei nostri “best 18” è la francese Kristina Mladenovic, un’autentica forza della natura, 182 cm di altezza x 60 kg a 14 anni, palla pesante e servizio robusto. Kristina – che è un mix quasi perfetto tra Mary Pierce e Nicole Vaidisova – ha già vinto la sua prima partita tra i pro nel 10mila di Clermond-Ferrand, in Francia. Qualcuno di voi può averla vista all’opera l’estate scorsa a San Remo, in occasione della Summer Cup. Il suo staff ha annunciato la partecipazione di Kristina alle prossime edizioni di Eddie Herr e Orange Bowl, in programma rispettivamente l’ultima settimana di novembre e la prima di dicembre. Ne vedremo delle belle.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Mai stati giovani

Questo articolo è il secondo di una trilogia sul tennis giovanile, iniziata la settimana scorsa. Dopo l’analisi del rendimento dei ragazzi nei più importanti tornei Itf Under 18, abbiamo focalizzato l’attenzione su una fase molto delicata e non priva di insidie, che è quella della transizione da junior a pro. Alcuni parlano di due sport diversi, di cui uno è l’evoluzione dell’altro. Ci siamo chiesti quand’è che un tennista junior compie il fatidico breakthrough nel circuito pro (se entra nei primi 500 nel tennis maschile e nelle prime 300 in quello femminile? Puo’ essere un’ipotesi, ma a volte un semplice numero dice poco e va comunque spiegato). Per trovare risposte convincenti abbiamo analizzato i risultati nei tornei pro disputati dai top player junior nel corso del 2007.
Al 15 ottobre, in campo maschile solo in otto hanno superato la soglia dei 10 punti Atp e sono tutti compresi compresi nei primi 1000 del ranking: svetta Donald Young che – dopo un paio di stagioni in cui aveva rischiato di bruciarsi – con lo US Open 2007 ha compiuto il salto di qualità che molti si attendevano da tempo. Occupa la posizione n.122 del ranking, una classifica che potrebbe permettergli di entrare direttamente in tabellone del prossimo Open d’Australia. Da un punto di vista qualitativo, per l’afro-americano è stato forse più importante vincere il Challenger di Aptos e arrivare in finale a quello di Tulsa o di Calabasas che non approdare al terzo turno dello Us Open. Vincere cinque partite in una settimana (senza perdere un set) in un torneo da 75mila dollari (come quello di Aptos, in California) per un diciottenne è di una difficoltà pazzesca. D’altra parte, per raggiungere il terzo turno a Flushing Meadows e incamerare 75 punti, a Donald è bastato battere il solo Guccione all’esordio, beneficiando del ritiro di Gasquet nel turno successivo.
Ottima annata anche per il bombardiere australiano Greg Jones e per il nostro Thomas Fabbiano. Il primo è nei primi 500 del ranking, ha giocato già una finale di un challenger in Tasmania e si appresta a fare il botto nel 2008. Thomas è un pelo fuori dai primi 500, a settembre ha vinto il 10mila di Olbia (superando in finale Massimo Dell’Acqua), a luglio raggiungendo i Quarti nel Challenger di Trani (un 50mila) ha portato a casa 14 punti Atp. Il 2008 sarà decisivo per l’orgoglio di Puglia, che già oggi vanta un ranking più alto di tennisti come Da Col, Giraudo, Torresi, Dell’Acqua, Colangelo, Piccari, Di Vuolo, tutta gente che gioca da un po’. Chiedergli di chiudere la stagione con i punti necessari a giocare le Quali nell’Open d’Australia del 2009 è forse eccessivo (se non impossibile) e servirebbe solo a creargli ulteriore pressione.
E’ curioso osservare che Ignatik (foto), il n.1 del ranking Itf U-18, non abbia raccattato neanche la miseria un punto Atp. Le partite giocate dal bielorusso tra i pro si contano sulla punta delle dita di una mano, una su tutte la netta sconfitta (6-2 6-0) subita in estate a Recanati per mano di Marco Pedrini (n.460 del ranking Atp). E’ messo meglio Berankis, che a marzo ha vinto un 10mila sul cemento in Portogallo ed attualmente occupa la posizione n.771 del ranking ATP. Un gradino più in alto del lituano si situa Brydan Klein. Il vincitore dell’ultima edizione dell’open d’Australia Jr è fresco reduce dalla vittoria di un Future in Australia (il 15mila di Sawtell), ha mezzi fisici notevoli, una prima di servizio robusta e molto veloce: è un Pro a tutti gli effetti, malgrado debba ancora compiere 18 anni il prossimo 31 dicembre. 11 punti Atp per Teo Trevisan, di cui 8 raggranellati nel 10mila di Imperia, dove si è sbarazzato del testa di serie n.2 Luca Vanni, ha regolato di misura Daniel Lopez, il suo underdog preferito, prima di arrendersi in finale ad buon giocatore qual è Alberto Giraudo. Lo stesso Giraudo, intervistato da Matteo Veneri di Tennis Teen, ha definito Teo un “talento incredibile”, a suo avviso superiore a quello di Fabbiano.
Tra le ragazze, Alize Cornet ha creato il vuoto attorno a se. La punta di diamante del Team Lagardere è n.59 al mondo (a quattro distanze da Karin Knapp, tanto per intenderci, due anni e mezzo più anziana della francese), ma è junior solo per l'anagrafe – classe 1990 - e perchè ha vinto il French Open Jr. Per il resto la stella di Nizza è una pro che gioca prevalentemente i 100mila e i tornei Wta. Un’altra ben avviata nel circuito è Sorana Cirstea, classe 1990, finalista del Bonfiglio 2006, n.107 del ranking Wta. La rumena gioca un bel tennis aggressivo, è in possesso ottimi fondamentali. La sua stagione è stata costellata da risultati brillanti, con due acuti: finale a Budapest (sconfitta da Gisela Dulko, dopo aver vinto il primo set) e Semi a Bali, dove ha ottenuto la vittoria più prestigiosa della sua giovane carriera, superando 7-5 al terzo Patty Schnyder.
Dietro Cornet e Cirstea c’e’ un quartetto formato da due 17enni (Pivovarova e Brengle) e due 16enni (Radwanska e Pavlyunchekova) che, quanto a ranking Wta, valgono più o meno la Dentoni, che è n.262 al mondo: siamo in odore di entry list per le Quali agli Open d’Australia 2008. Dovessi pescarne una dal “mazzo” prenderei Ula Radwanska, con buona pace del buon Fabio Della Vida che trova anti-estetico il tennis delle sorelle di Cracovia (a proposito: Agnieszka ‘Aga’, la sorella maggiore di ‘Ula’, con i Quarti di Zurigo ha raggiunto il suo best ranking di n.26 al mondo). La Pivovarova è la più “cattiva” agonisticamente parlando e forse quella più disposta a soffrire, la Brengle è la più continua, la Pavlyunchekova ha un po’ frenato la sua ascesa, anche perchè si è cimentata a livelli molto alti, in cui si vincono poche partita ma si fa tanta esperienza. Tra la 300esima e la 350sima posizione del ranking Wta troviamo un terzetto formato dalle tre ‘Ksenie’: Ksenia Palkina (n.302), Ksenia Pervak (n.303) e Ksenia Milevskaya (n.339). Quanto alla prima e più anziana delle tre, il suo ranking Wta sostanzialmente coincide con quello Ift Under-18 (n.306) e la cosa ha sua spiegazione piuttosto banale: la Palkina gioca quasi esclusivamente tornei Pro, in agosto ha vinto un 10mila a Mosca e tre settimane fa ha raggiunto i Quarti a Tashkent. La Pervak è una mancina minuta e piuttosto rapida, che tira delle botte incredibili; il 30 settembre scorso ha vinto un 25mila in Georgia, a Batumi, superando in finale Corinna Dentoni. La Milevskaya ha, invece, raggiunto la finale in un 50mila sulla terra, a Contrexeville (Francia), sconfitta da Andrea Petkovic.
Concludiamo dedicando lo spazio che merita a Michelle Larcher De Brito, n. 33 del del ranking junior e n. 368 di quello Wta. Il tutto a soli 14 anni. La portoghese si fa gia’ valere nei 75mila (Semi ad Albuquerque, New Mexico, sconfitta da Rosana De Los Rios, futura vincitrice del torneo). Bollettieri le fa avere una wild card a Miami e cosa ti combina Michelle? Batte Meghann Shaughnessy in una partita leggendaria – di cui vi abbiamo parlato in primavera – e gioca un set alla pari contro Daniela Hantuchova. La piccola Michelle – letteralmente: siamo sui 160 cm di statura – sta studiando da numero uno. Un dettaglio di poco conto: ho parlato con lei in maggio a Salsomaggiore e mi ha confessato che sul rosso fa fatica, la palla le viaggia meno, spende troppe energie per fare il punto. Meno di un mese dopo: Michelle stacca il biglietto per per i Quarti a Parigi, vincendo in rimonta una sfida epica contro Sorana Cirstea. Morale: la De Brito è di un altro pianeta. Quanto a noi italiani, faremmo bene a tenerci stretta la Burnett, sperando che sedicenti guru non ne ostacolino il percorso crescita tecnica e umana.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Battere la terra

Si dice in giro che in Italia esista solo la terra. Il cemento (armato, ma non sempre) è impiegato per lo più nella costruzione di edifici. Il sintetico indoor è una superficie per reietti, cui fare ricorso quando la temperatura scende sotto lo zero. L’erba – perdonatemi la battuta – è appannaggio dei pusher albanesi. Nove tornei su dieci sono disputati sulla nobile ‘clay court’, l’Eldorado del tennis italiano. I nomi blasonati da associare a questo ‘luogo epico’ li conoscete tutti: da veri e propri simulacri come Sergio Palmieri, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, a titolati comuni mortali del calibro di Filo & Poto. La patina color terracotta su scarpe e stringhe, i calzini da cestinare a fine match, piedi ancorati almeno tre metri dietro la linea di fondocampo, palle rotonde e arrotate e ...remare, remare e ancora remare: sono i tratti caratteristici del terraiolo classico. La versione moderna si è evoluta: serve meglio, gioca vincenti, si costruisce abilmente il punto ma la base di partenza, le origini, o come diavolo volete chiamarle, sono quelle appena descritte. Ma è proprio vero che noi italiani siamo un popolo di terraioli? Le nuove generazioni di tennisti hanno la terra nel dna o nel biberon? Non c’e’ via di scampo, anche per uno col talento di Matteo Trevisan?
Chi scrive si è posto domande come queste, prima di compiere un’analisi sui più importanti tornei ITF Under-18, finalizzata al confronto del rendimento dei tennisti di diversa nazionalità al variare delle superfici. Premesso che a livello Under 18 è ancora un po’ presto per parlare di specializzazione di un giocatore di tennis, l’analisi ha offerto spunti di riflessione interessanti, che vale la pena di condividere. Abbiamo circoscritto l’ambito di analisi ai quattro tornei dello Slam e ai tornei di Grado A, che l’ITF sostanzialmente parifica ai primi ai fini del calcolo dei ranking point. Il periodo considerato è la stagione 2007, pertanto abbiamo dovuto escludere l’Orange Bowl, l’unico torneo pesante da disputare il prossimo dicembre. Abbiamo replicato il sistema di calcolo ITF, che assegna al vincitore di un Grado A 250 punti, con un bonus di ulteriori 250 punti per i vincitori di un torneo dello Slam, 180 punti al Runner-up, 120 punti ai semifinalisti e così via. In campo maschile, le prime due posizioni di questa mini race generale sono occupate dal bielorusso Uladzimir Ignatik (con 1070 punti) e dal lituano Ricardas Berankis (con 820 punti), che, guarda caso, sono in vetta al ranking Itf. Sin qui, mi direste: hai scoperto l’acqua calda. Considerando solo i tornei giocati sulla terra (Roland Garros, Bonfiglio e Copa Gerdau), Ignatik fa un po’ il Nadal (in miniatura, sia chiaro) della situazione, avendo vinto Roland Garros e Gerdau e fatto semi a Milano: il talentuoso furetto, allenato da Myron Grunber (presso la John Roddick Total Tennis Academy), ha incamerato sulla terra 870 dei 1070 punti complessivi. E, proprio come Rafa, è giunto in finale a Wimbledon. Ma siamo sicuri che Ignatik sia un terraiolo doc? Certo, è mingherlino, statura e gambe da ala destra, non serve missili a 220 km/h, ma è in possesso di una tecnica troppo raffinata per esser sbrigativamente etichettato come terraiolo.
La seconda piazza sulla terra rossa è occupata dal fiorentino Matteo Trevisan, con 370 punti (vincitore del Bonfiglio e semifinalista a Parigi). Segue il mancino francese Piro, forse il più terraiolo di tutti, con 300 punti. Anche con riguardo a Teo, ci si potrebbe chiedere: il semifinalista del recente Us Open – sconfitto da Berankis per una manciata di punti – è da considerarsi uno specialista del rosso? Gradiremmo interpellare voi lettori su questo punto, per conoscere la vostra opinione su Teo, il presunto terraiolo. Le superfici diverse dalla terra sono una colonia di Berankis (740 punti), che stacca di 240 punti l’australiano Klein e l’afro-americano Donald Young, che si sono limitati a vincere rispettivamente Open d’Austrialia e Wimbledon. E’ curioso, in realtà spiega tante cose, osservare come Teo Trevisan, senza aver un torneo pesante sul duro o sull’erba, si sia guadagnato la quarta posizione anche fuori dal suo habitat naturale a suon di piazzamenti: ottavi a Melbourne, Quarti a Wimby e, come detto, Semi a New York. Un gradino sotto Teo è il pugliese Thomas Fabbiano (foto), che con le due Semi raggiunte a Melbourne e New York si mette in luce come il meno terraiolo tra i talenti italiani.
In campo femminile, lo sapete tutti, il tricolore junior batte la fiacca. La Dentoni (terraiola anche lei?) si è chiamata fuori anzitempo e, coadiuvata da Laura Golarsa, sta saggiando le difficoltà dei futures. Zanchetta e Di Batte, le più anziane della nidiata, hanno francamente deluso, mentre le più giovani non sono ancora pronte per giocare ad alti livelli. Un discorso a parte, in realtà, andrebbe fatto per Andrea-Roxana Vaideanu, che - con un rovescio bimane per certi aspetti paragonabile a quello di Jelena Jankovic - è fuori dalle prime cinquanta al mondo, ma non sembra questo il contesto più adeguato. Possiamo solo evidenziare che Roxana – se non è fuggita nottetempo - si allena al Parioli con Erika Zanchetta. Tante speranze sono riposte in Nastassja Burnett, che ha appena 15 anni. Noi ci accontenteremmo di una con il rovescio della Vaideanu, l’abnegazione della cervese Gioia Barbieri e il fisico di ...(le tenniste italiane non hanno questi gran fisici, ma non ditelo in giro), ma la cosa ahimè è irreale.
Tornando sui numeri, le regine della stagione, vale a dire “Ula” (Urszula) Radwanska (790 punti) e Anastasia Pavlyuchenkova (780 punti), in particolare la prima, devono tutto a cemento e Wimbledon. Radwanska Jr, con il brillante risultato ottenuto nel torneo Wta di Bangkok, ha compiuto il breakthrough nel circuito pro. Sulla terra ha trionfato Alize Cornet. Anche per la vincitrice del Roland Garros vale lo stesso discorso fatto per Ula: quest’anno ha giocato diversi tornei pro ed i risultati sono maturati anche sul cemento (vedi il 3° turno allo US Open 2007, con uno strepitoso primo set giocato contro Jelena Jankovic). Sono meno note, ma sul rosso hanno dimostrato di saperci fare, la francese Cincy Chala, vincitrice della Copa Gerdau, e la serba Bojana Jovanovski, finalista al Bonfiglio. Le due sono entrambe del ’91 e in questa stagione si sono affrontate due volte, sempre sulla terra: in Brasile, in Semi, ha vinto la Chala, mentre al Bonfiglio, nei Quarti, si è imposta la Jovanovski. Sul duro la rivelazione dell’anno è Kristina Kucova. Una stagione davvero convincente quella della slovacca (580 punti tra US Open, Australian Open e Wimby), culminata con il successo a Flushing-Meadows. Tra le specialiste del cemento vanno annoverate anche la statunitense Madison Brengle (Runner-up a Melbourne, oltre che a Wimby) e l’austriaca Nikola Hofmanova, fresca reduce dalla finale di Osaka. Buoni i risultati anche per Ksenia Milevskaya (Semi a Melbourne, Parigi e New York) e Anastasia Pivovarova (vincitrice del Bonfiglio).
Concludiamo con un sommesso incitamento rivolto a scuole tennis, coach e organizzatori di tornei in Italia: è il momento di osare, di provare a uscire dal ghetto dorato, tradizionalista e sclerotizzato della terra. Ai coach in particolare: puntate sugli schemi e sul gioco d’attacco. In poche parole: evitate di far insozzare i calzini ai vostri allievi. Le mamme dei ragazzi ve ne saranno grate.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Risposte ai taroccatori

Segnalazioni, indiscrezioni, dossier segreti, dichiarazioni shock degli stessi (ex) tennisti: ogni giorno si aggiunge qualche chicco su quella che sta diventando una distesa di sale nel deserto del tennis professionistico. La diagnosi di molti: il tennis è malato, la corruzione è l’agente patogeno, la sindrome è quella del match-fixing, degli incontri “aggiustati”. Secondo quanto riportato dalla stampa francese noi italiani saremmo un popolo di scommettitori. Più precisamente: cinque tennisti italiani – i nomi li conoscete a memoria ormai – sarebbero accaniti gambler. Lo confermerebbe – non si capisce in quale veste: opinionista, teste, gola profonda, parte lesa - Julien Benneteau, tennista francese attualmente n. 62 del ranking ATP. La cosa mi sorprende non poco. Ho sempre pensato che fossimo un popolo refrattario al progresso tecnologico. Siamo uno dei paesi europei col minor numero di conti correnti bancari online, ma i nostri tennisti avrebbero tutti o quasi il vezzo delle scommesse via internet.
Il settimanale d’oltremanica “Sunday Telegraph” ha svelato l’esistenza di un dossier segreto redatto da un broker, in base al quale le partite under suspicion sarebbero 138 – di cui soltanto tre (il 2,2%) riguarderebbero match femminili. Un coro di voci autorevoli ha rumoreggiato contro la piaga del betting, considerandola un imbarazzante fattore di contaminazione del nostro sport. Con tutto il rispetto per opinionisti e anchor man, la presa di posizione denota un pruriginoso oscurantismo di ritorno. Fa pensare a Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, o al Sacro Graal dei Monty Python. Sarebbe come voler proibire l’uso di internet o chiudere le banche online per impedire le truffe sul web. Il progresso tecnologico è inarrestabile, come inarrestabile è la piaga della corruzione. Il betting è parte integrante dello sport, un fiume di denaro, a volte sospetto, che scorre vivacemente nel tessuto economico. Se la crociata oscurantista è ridicola, indignazione e fatalismo sono non meno inutili e dannosi.
Ci siamo messi nei panni dei broker e dell’ATP e abbiamo provato a escogitare qualche semplice espediente per arginare il fenomeno in questione. a) In primo luogo, ogni broker che si rispetti, per ovvie ragioni di gestione del rischio dovrebbe disporre di efficaci trigger pronti a scattare tutte le volte che i volumi delle scommesse superano una certa soglia. Ad esempio, se su un primo turno di un Challenger si scommette mediamente 10, il giorno in cui l’ammontare delle puntate dovesse superare quota 20 o 30 il broker chiuderebbe le scommesse, senza pagare le eventuali vincite sulla singola partita (vedi Betfair sul ‘pasticciaccio’ Davydenko vs Vassallo-Arguello). La cosa non estirpa la mafia (come potrebbe?) ma le complica il ‘lavoro’, poichè per ottenere profitti interessanti le partite da aggiustare diventerebbero centinaia. b) I manager dell’ATP, i quali – non dimentichiamolo – sono tecnicamente delegati dei giocatori, invece di pagare due ex detective di Scotland Yard per indagare sul caso Davydenko, potrebbero promuovere un fondo sociale a scopo mutualistico a sostegno dei tennisti di “terza e quarta fascia”, i più sensibili alle sirene della corruzione, quelli che di solito sono ignorati e mortificati dalle Federazioni.
Due semplici strumenti, uno dei quali è immediamente attuabile. Due strumenti con audience modesto, a basso contenuto di gossip mediatico. Per i nostalgici di Quarto Potere.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Costellazione Img

Cari lettori della Settimana Sportiva, anche in questa occasione vorrei affidarmi alla statistica per indicare uno dei pronostici più delicati: la favorita del singolare dello US Open. Faccio una breve premessa: il tabellone è maledettamente inquietante. E’ assurdo, lo so, ma sono arrivato a pensare che l’influenza astrale esercitata dalla “costellazione Img” possa esser giunta fino alla composizione del tabellone principale, spianando la strada alla detentrice del titolo Maria Sharapova. Scherzi a parte, l’urna del sorteggio è stata crudele da una parte e misericordiosa dall’altra. Due pesi e due misure del destino. Non ho mai visto un tabellone di uno Slam così tanto sproporzionato tra parte alta e parte bassa, sia in termini di valori tecnici in assoluto che di condizioni di forma delle giocatrici.
La parte alta annovera: le tre vincitrici degli Slam finora disputati nel 2007 (Serena, JuJu e Venus), le due serbe d’assalto (Jelena a Ana) e due francesi da non sottovalutare – come Tatiana (che sta ritrovando il suo tennis dopo i problemi alla caviglia) e Marion (scherzata un po’ troppo dalla stampa negli ultimi tempi, a papà Walter i tanti articolacci ironici sulla pinguedine della figlia non sono piaciuti affatto). Con tutto questo ben-di-dio di field, gli abbinamenti sono atroci, ma questo lo sapete già: Justine vs Tatiana e Venus vs Ivanovic agli ottavi; possibili anche il nuovo duello tra Serbe e il clash Serena e Justine nei Quarti. Solo una la spunterà ed è facile che chi approderà in finale vi arrivi cotta, dai tie-break, dai match chiusi al terzo, da sfide altalenanti caratterizzate da innumerevoli scambi di break.
La parte bassa è una so called cakewalk per Maria Sharapova. La più in forma del quarto della russa-americana è Francesca Schiavone. Ho detto tutto. Senza nulla togliere a Franci – le auguro di raggiungere i quarti come nel 2003 – la milanese non ha il tennis per fermare Maria. Pare che Annina Chakvetadze non stia troppo bene (roba virale, si parla di un virus contratto tra Stanford e San Diego), ma anche nelle migliori condizioni non è mai stata in grado di impensierire seriamente Maria (la teme, quando gioca contro di lei è molto tesa), perdendo 5 sfide su 5 (non considero il walkover di Mosca 2006). La Vaidisova? Mononucleosi. La Peer: crisi di gioco e d’identità, dalla quale sta lentamente uscendo, ma per l’israeliana vale lo stesso discorso fatto per Anna C. Per non parlare dell’altro quarto della parte bassa, dove figurano: la robotica underdog Nadia Petrova; Hantuchova che non vince più una partita da un po’; Hingis? Ma gioca? Non si ritira?; l’unica competitiva sulla carta è Sveta, ma Sveta un diesel, ci mette un po’ ad entrare in palla, a Toronto era visibilmente imbolsita e lenta e a New Haven ha rischiato di perdere da Aga (la Radwanska).
Il mio pronostico? Un rematch della finale del 2006, con esito opposto. Il buon esito della previsione è – letteralmente - nelle mani del fisioterapista di Justine. The physio (come lo chiamano nel circuito) dovrà compiere miracoli sulla spalla della belga dopo ogni partita. La prima settimana sarà di relativo riposo, ma dagli ottavi in poi sarà una miriade di sedute di massaggi e terapie varie. Carlos (Rodrigues, il coach di una vita) lo sa già ed è lievemente preoccupato. Proviamo a fare un’ipotesi: Golovin e Jankovic sono due che ti tengono in campo una vita e con Serena, se si vince, si vince in tre set. E tre set contro Serena sono durissimi: contro i suoi missili terra-terra, la furia dei c’mon urlati, la folla in brodo di giuggiole, the crowd, il terzo giocatore. La piccola e fragile Justine sarà in grado di reggere tutto questo stress psico-fisico? E’ la numero 1, è obbligata a farlo. Non può permettersi un’altra stecca come quella di Wimbledon.
Ma la vera ragione per la quale ho scelto Justine, ha a che fare con la statistica. Nel 2003, la belga ha vinto Toronto (il tabellone era un po’ fiacco, a onor del vero), per poi avere la consacrazione nel New York Tennis Center. E quest’anno, 4 anni dopo, indovinate chi ha vinto Toronto? Vi dirò di piu’: nel 2005, nella città dell’Ontario si è imposta Kimmie (proprio a spese di Justine). Indovinate chi ha vinto lo US Open tre settimane dopo? Lo statistico direbbe che, considerando gli anni dispari (negli pari del resto, l’Open del Canada si gioca a Montreal) l’indice di correlazione di Pearson tra le due variabili X e Y (rispettivamente, Toronto e New York) è pari a +1. A questo punto il mio mantra diventa: Veni (a Toronto), Vidi, Vici. In fondo anche Giulio Cesare, 2054 anni fa, contro l’esercito di Farnace II a Zela nel Ponto, vinse uno dei suoi tanti tornei dello Slam.

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it

Bene, bravi, tris

Vincere entrambi i tornei nello stesso anno è un'impresa titanica, compiuta soltanto 4 volte nelle ultime 33 edizioni. A partire dal 1997, anno in cui il calendario ha imposto di giocare i due tornei di seguito l'uno dall'altro, di fatto senza soluzione di continuità, solo Roddick e Rafter, rispettivamente nel 2003 e nel 1998, sono riusciti ad aggiudicarseli nello stesso anno. E guarda caso, in quelle due estati i due vinsero tutto. L'impresa è stata compiuta anche da Andre Agassi (nel 1995) e dal mitico Eddie Dibbs (nel 1978), ma allora tra i due Masters Series c'era almeno una settimana di intervallo. Chi ha vinto i due tornei ha giocato qualcosa come 12 partite di tennis in 13, massimo 14 giorni. E nel giorno di pausa ha viaggiato da Toronto o da Montreal a Cincinnati.
Nel 2003 Roddick in due settimane ha disputato un totale di 12 match, 27 set e 261 game; si è aggiudicato 7 tie-break su 7, tra cui quello decisivo contro Roger Federer nella semi di Montreal, in quella che sarebbe restata la sua unica vittoria (su 14 tentativi) contro l'elvetico; per non parlare dei due tie-break che gli hanno permesso di vincere in rimonta nella finale a stelle e strisce di Cincinnati contro Mardy Fish. Nel delirio statistico potrei rendicontare anche il numero di ace messi a segno dallo statunitense nella maratona Montreal/Cincinnati di quell’anno, ma sposterei eccessivamente l'attenzione sulla performance del tennista americano. Non può essere non sottolineato un dato significativo: chi ha vinto la maratona Canada/Cincinnati ha poi trionfato anche nello US Open. Vedi Roddick nel 2003, vedi Rafter nel 1998. Come dire che chi compie il filotto Open del Canada-Cincinnati acquisisce una sorta di onnipotenza tennistica che lo rende pressocché immune dalla sconfitta fino al traguardo ideale di Flushing Meadows.
A partire da quest'anno l'ATP - l'associazione dei giocatori che gestisce i tornei Masters Series - ha introdotto la novità dei tabelloni a 56 giocatori (prima erano a 64) per i Masters Series che si giocano all'aperto, ad eccezione di quelli di Indian Wells e Miami (tabelloni a 96 giocatori, ma lì si gioca in due settimane). In buona sostanza le prime otto teste di serie non giocheranno il primo turno (avranno il cpsiddetto BYE), il che riduce il numero di partite per i più forti e permette loro di recuperare. Ad esesempio se Federer dovesse vincere gli Open del Canada, disputando la finale domenica 12 agosto, giocherebbe il match d'esordio a Cincinnati non prima di mercoledì 15 agosto, avendo la bellezza di un giorno in più a disposizione rispetto all'anno scorso. Le fatidiche 12 partite in 14 giorni diventerebbero 10 (5+5), nel caso non improbabile in cui dovesse vincere uno dei primi otto del seeding di entrambi i tornei. Una concessione, per rendere il filotto più a misura d’uomo.
Chissà se quest’anno Roger Federer, il cui tennis di “umano” ha ben poco, non possa approfittarne e riuscire nell’impresa. “Re Leone” ha vinto nel 2004 l’Open del Canada, nel 2005 Cincinnati e nel 2006 nuovamente il torneo canadese. Per essere più precisi nel 2004, dopo aver vinto Toronto, al primo turno di Cincy è inciampato sull’ostacolo Hrbaty, mentre nel 2006, reduce dalla vittoriosa finale contro Gasquet, nel Mid West ha vinto a fatica il match d’esordio contro Srichaphan, per poi essere sconfitto al secondo round da Murray. Nell’unica occasione in cui ha vinto Cincy, il torneo di Montreal non lo aveva giocato a causa di un problema alla caviglia. Pertanto, se valesse la non casuale legge dell’alternanza, allo svizzero quest’anno spetterebbe solo il trionfo in Ohio. Vedremo. Se è quasi diabolico vincere entrambi i tornei nella stessa stagione, è altrettanto difficile ottenere un buon piazzamento. Considerando le ultime sette edizioni, solo in quattro casi lo stesso giocatore ha raggiunto almeno la Semi nelle due conpetizioni: Patrick Rafter nel 2001 (runner up a Montreal e a Cincy); Rainer Schuettler nel 2003 (2 volte semifinalista); Andy Roddick nel 2004 (runner up a Toronto e Semifinalista a Cincy); Fernando Gonzalez nel 2006 (2 volte semifinalista).

Paolo Pemulis
pemurama@yahoo.it