Un giovedì pomeriggio gelido, con un vento che a Milano taglia la faccia, anche se stando ai telegiornali nel resto d'Italia si sta peggio. Ma al bar Inter quasi nessuno segue i telegionali, anche se il Nino tiene sempre il televisore acceso. Ogni tanto ci si ferma su Studio Aperto, ma solo perchè ci sono tanti servizi sui backstage dei calendari. Con le mani bagnate dalla sambuca il Nino scanala in continuazione alla continua ricerca di fantomatiche fighe, che alle quattro del pomeriggio si possono solo intravedere sulle tivù lombarde che propongono fasce rassodanti. Gli hanno raccontatato di quel vecchietto rimasto inchiodato davanti a Telelombardia mentre reclamizzavano una pancera, e lui ha ripetuto la storia almeno cento volte, ridendo in maniera sgangherata e sviando l'attenzione dei clienti dalle patatine rancide e dalle olive marce.
Il freddo fuori ha fatto fare al bar un pienone, visto che in pochi hanno un lavoro, pochissimi hanno un'amante (in realtà nessuno, ma le sparate del Walter hanno tolto i freni inibitori delle palle a tutti), e nessuno un interesse oltre al calcio. Si commenta, naturalmente fuori tempo massimo, l'arrivo di Batistuta all'Inter.
Il Roberto in ufficio ha letto tutti i giornali possibili, compreso il Montatore, e parla in scioltezza. Biondiccio stempiato, sempre più grasso, il lupetto alla Albertazzi esalta la sua voglia di teatralità. ''Per me Batistuta è sempre stato un bluff. Anche alla Fiorentina non è che facesse chissà che cosa. Sì, segnava, ma per il resto nisba. Niente partecipazione al gioco, niente movimenti senza palla. Alla Roma, poi, ha tirato le cuoia''. Nei suoi primi cinquant'anni il Roberto non ha mai fatto un discorso così articolato, e l'ammirazione della parte interista del bar è palese. Walter a parte, concentrato sul suo montone, con un taglio che avrebbe fatto rabbrividire un trapper canadese. ''Un affare, me lo ha venduto un napoletano all'autogrill di Lainate''. Il leader del bar, costretto dalla madre a mettere in naftalina la renna estiva e di mezza stagione, non sembra interessato più di tanto all'argomento Batistuta.
Così la parola passa a Carmelo, che da un'ora sta cercando di aprire una scatola di Saila. Piccolo e con la faccia da sparring partner suonato, Carmelo è milanista. Ma al bar Inter questo non è un difetto, anzi. ''Batistuta ha sempre giocato in grandi squadre, per questo nell'Inter non ce lo vedo...''. Ridacchia soddisfatto. La pensione di accompagnamento che riceve grazie alla paralisi del padre gli permette di godere appieno delle delizie del pomeriggio milanese d'inverno. Sulla Gazzetta del giorno c'è un'intervista a Oriali, che fa il punto sul mercato interista. Aperta sul frigo dei gelati, è stata stuprata da tutti.
Anche da Carmelo, che ha letto con stizza le parole di Rivaldo: ''Il Milan dovrebbe cacciarlo a pedate, altro che trasferta in Cina con il Brasile! Rivaldo lo paghiamo noi. La verità è che non c'è rispetto per i tifosi veri, quelli che vent'anni fa, a Milan-Cavese, erano a San Siro...''. Stando alle testimoninanze dirette di chi c'era, quel Milan-Cavese avrebbe dovuto avere 768mila spettatori, ma nessuno al bar Inter glielo fa notare. Un milanista è utile come bersaglio dialettico, ma con lui non si discute.
Domenica contro la Reggina rientrerà Di Biagio dopo la squalifica, ma Di Biagio non piace a quasi nessuno lì dentro. Il Budrieri, che sta pensando al ragù che la moglie sta cucinando praticamente dalle prime luci dell'alba, attacca: ''E' dai tempi di Matteoli che manca un regista''. Ma nemmeno il tasto regista, che di solito fa scattare in automatico un mantra, funziona. Max è appena uscito dal cesso, le mani ancora impiastricciate, il suo testosterone è a livelli da Super Bowl. Non capisce di cosa si stia parlando, avendo la mente ancora confusa dalla masturbazione. Non si sa chi pronuncia il nome 'Batistuta'. Anzi, nemmeno: 'Bati'. Tanto basta a Max per buttar fuori dalla bocca le statistiche dell'argentino dagli esordi a oggi. Vito, senza staccarsi dal videopoker, lo gela: ''Batistuta non è da Inter. Forse lo è stato, ma adesso non è proprio da Inter''. E si gratta i coglioni, mentre buca un full. (8-forse continua)
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Crespo non vale una gamba di Ronaldo
Ore 18 e 15 di giovedì 5 settembre 2002. Il Bar Inter è in preda a una tristezza mai vista. Non per i viaggi estivi non fatti dalla maggioranza degli avventori, ma per la partenza di Ronaldo. Un bersaglio in meno per sfogare la propria cattiveria e liberare i propri fumosi ricordi. Il Nino sta pulendo il bancone con uno strofinaccio che ha tagliato il traguardo dei sette mesi senza essere risciacquato. Questo con la mano sinistra. Con la destra, sporca più della sinistra (il mignolo nella sua vita ha spalato più cerume di un pacco famiglia di cotton fioc), sta mettendo dei Cipster in un piattino.
Il Walter sta intrattenendo Max e Vito con i racconti delle sue avventure estive: dice che a Milano d'estate si scopa, e che lui si è fatto tre turiste, due inglesi e una australiana. In particolare l'australiana faceva delle cose, ma delle cose...il Walter dà fondo alle trame dei film porno che si è sparato tutto agosto, con la vecchia madre in cucina a preparare i cannelloni alla pescatora, sempre i cannelloni alla pescatora, un piatto che piaceva tanto al povero papà. Max si sta eccitando, anche perchè ha i jeans troppo stretti, con dentro infilata una Lacoste azzurra tarocca, mentre Vito non vede l'ora di tornare al suo videopoker. Non ha mai amato Ronaldo, Vito, ma la sua partenza proprio non gli va giù. ''Io l'avrei tenuto, il Ronie'', azzarda mentre si sfila dalla tasca un mezzo euro da fottersi alla macchinetta. Frase che non c'entra niente con i numeri dell'australiana, ma che almeno fa cambiare discorso al Walter. Stavolta la palla gli è venuta male: chi li ha mai visti i turisti a Milano, e in zona San Siro poi....tre turiste troie che avrebbero sfondato la porta di casa Buratti, sfidato il tanfo del ripieno dei cannelloni sempre in preparazione, e stuprato il Walter. Certo, il Walter dice di averle agganciate mentre fotografavano una chiesa, e di essersele fatte in un albergo....ma la più bella chiesa della zona sembra un capannone da sfasciacarrozze, e Walter non ha di solito in tasca i soldi nemmeno per pagarsi un Aperol, figurarsi una stanza d'albergo. Solo Max potrebbe credergli, e infatti più tardi onorerà con una bella sega la simpatica australiana, alta, capelli lunghi, abbronzata e con un braccialetto alla caviglia destra (particolare bene inventato, questo).
''E' rotto!!!'', urla un accaldato Budrieri. Anche lui ha sempre odiato Ronaldo. Un povero coglione, un drogato, un perdente che ha vinto solo due Mondiali (''Ma in uno non ha giocato e nell'altro ha solo fatto gol...'') e che nel terzo è arrivato in finale. ''Il Moratti ha fatto bene a darglielo'', prende il pallino il Walter, leccandosi il baffo bisunto e accarezzandosi la camicia bianca. ''E' finito, del resto lo si è visto anche al Real. Primo allenamento, primo infortunio. Matematico. Ve l'ho sempre detto io che era uno fragile, me l'ha detto un medico mio amico che lo ha visitato un casino di volte. Invece voi sempre a cagarmi il cazzo con Ronaldo di qui, Ronaldo di là...ma andate affanculo!!!''. Nel bar nessuno ha mai esaltato, o anche soltanto parlato bene di Ronaldo, negli ultimi quattro anni. Solo nella stagione 1997-98 qualcuno ammetteva che poteva essere paragonabile, ma solo paragonabile, al Peirò (''Che gol, ragazzi, quello al Manchester United: lancio del Suarez di 50 metri, pam!, aggancia il Jair sulla destra, scatto di 60 metri, mette in mezzo per il Peirò, che scarta tre difensori, supera il portiere - il grande Bills, ve lo ricordate Bills? Un gigante, due metri e dieci... - con un pallonetto e poi appoggia in gol di testa....aaaaaaaahhhhhhhhhhhhh'', con mano pagaiante). Ma il Walter è un leader: ''Certo, andava sostituito con uno veloce, non con Crespo, che è un bestione che sta lì fermo...''.
Franco segue il calcio internazionale, suo cognato (ne ha 15) ha una smart card tarocca di Telepiù e sa che gli altri lo sanno: ''L'uomo giusto era Owen. Fra l'altro uno che ieri ha pranzato con Moratti, non posso dirvi il nome se no mi ammazza, mi ha detto che Moratti ha già il contratto in mano, e che Owen arriva a gennaio''. Dire Moratti invece che il Moratti è un errore da matita blu, e la considerazione di Franco cade nel vuoto. La giornata alle Poste è stata dura, la chiazze di sudore che partono dalle ascelle ormai stanno toccando i pantaloni. Il Roberto è più fresco, nel suo ufficio alla Regione non si presenta nemmeno per sbaglio da circa tre settimane, e quindi più lucido: ''Il Crespo non vale una gamba di Ronaldo, anche se Ronaldo era sempre infortunato. L'anno scorso nella Lazio ha fatto schifo, anche se ha segnato un po' di gol. Ma non vedete che ce l'hanno regalato? Di una cosa sono certo, quest'anno: Crespo non è da Inter....''.(7-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Il Walter sta intrattenendo Max e Vito con i racconti delle sue avventure estive: dice che a Milano d'estate si scopa, e che lui si è fatto tre turiste, due inglesi e una australiana. In particolare l'australiana faceva delle cose, ma delle cose...il Walter dà fondo alle trame dei film porno che si è sparato tutto agosto, con la vecchia madre in cucina a preparare i cannelloni alla pescatora, sempre i cannelloni alla pescatora, un piatto che piaceva tanto al povero papà. Max si sta eccitando, anche perchè ha i jeans troppo stretti, con dentro infilata una Lacoste azzurra tarocca, mentre Vito non vede l'ora di tornare al suo videopoker. Non ha mai amato Ronaldo, Vito, ma la sua partenza proprio non gli va giù. ''Io l'avrei tenuto, il Ronie'', azzarda mentre si sfila dalla tasca un mezzo euro da fottersi alla macchinetta. Frase che non c'entra niente con i numeri dell'australiana, ma che almeno fa cambiare discorso al Walter. Stavolta la palla gli è venuta male: chi li ha mai visti i turisti a Milano, e in zona San Siro poi....tre turiste troie che avrebbero sfondato la porta di casa Buratti, sfidato il tanfo del ripieno dei cannelloni sempre in preparazione, e stuprato il Walter. Certo, il Walter dice di averle agganciate mentre fotografavano una chiesa, e di essersele fatte in un albergo....ma la più bella chiesa della zona sembra un capannone da sfasciacarrozze, e Walter non ha di solito in tasca i soldi nemmeno per pagarsi un Aperol, figurarsi una stanza d'albergo. Solo Max potrebbe credergli, e infatti più tardi onorerà con una bella sega la simpatica australiana, alta, capelli lunghi, abbronzata e con un braccialetto alla caviglia destra (particolare bene inventato, questo).
''E' rotto!!!'', urla un accaldato Budrieri. Anche lui ha sempre odiato Ronaldo. Un povero coglione, un drogato, un perdente che ha vinto solo due Mondiali (''Ma in uno non ha giocato e nell'altro ha solo fatto gol...'') e che nel terzo è arrivato in finale. ''Il Moratti ha fatto bene a darglielo'', prende il pallino il Walter, leccandosi il baffo bisunto e accarezzandosi la camicia bianca. ''E' finito, del resto lo si è visto anche al Real. Primo allenamento, primo infortunio. Matematico. Ve l'ho sempre detto io che era uno fragile, me l'ha detto un medico mio amico che lo ha visitato un casino di volte. Invece voi sempre a cagarmi il cazzo con Ronaldo di qui, Ronaldo di là...ma andate affanculo!!!''. Nel bar nessuno ha mai esaltato, o anche soltanto parlato bene di Ronaldo, negli ultimi quattro anni. Solo nella stagione 1997-98 qualcuno ammetteva che poteva essere paragonabile, ma solo paragonabile, al Peirò (''Che gol, ragazzi, quello al Manchester United: lancio del Suarez di 50 metri, pam!, aggancia il Jair sulla destra, scatto di 60 metri, mette in mezzo per il Peirò, che scarta tre difensori, supera il portiere - il grande Bills, ve lo ricordate Bills? Un gigante, due metri e dieci... - con un pallonetto e poi appoggia in gol di testa....aaaaaaaahhhhhhhhhhhhh'', con mano pagaiante). Ma il Walter è un leader: ''Certo, andava sostituito con uno veloce, non con Crespo, che è un bestione che sta lì fermo...''.
Franco segue il calcio internazionale, suo cognato (ne ha 15) ha una smart card tarocca di Telepiù e sa che gli altri lo sanno: ''L'uomo giusto era Owen. Fra l'altro uno che ieri ha pranzato con Moratti, non posso dirvi il nome se no mi ammazza, mi ha detto che Moratti ha già il contratto in mano, e che Owen arriva a gennaio''. Dire Moratti invece che il Moratti è un errore da matita blu, e la considerazione di Franco cade nel vuoto. La giornata alle Poste è stata dura, la chiazze di sudore che partono dalle ascelle ormai stanno toccando i pantaloni. Il Roberto è più fresco, nel suo ufficio alla Regione non si presenta nemmeno per sbaglio da circa tre settimane, e quindi più lucido: ''Il Crespo non vale una gamba di Ronaldo, anche se Ronaldo era sempre infortunato. L'anno scorso nella Lazio ha fatto schifo, anche se ha segnato un po' di gol. Ma non vedete che ce l'hanno regalato? Di una cosa sono certo, quest'anno: Crespo non è da Inter....''.(7-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Nesta era meglio di Cannavaro
Bar Inter, venerdì 9 agosto 2002. Sono quasi tutti in ferie, anche se quasi nessuno ha lavorato. In ferie ma a Milano, con tapparelle abbassate e canottiera. Solo qualche puntata dal Nino, tanto per non ammazzarsi di seghe nel cesso mentre la moglie o la madre stanno guardando un film con Alberto Sordi, quasi sempre quello in cui lui fa il medico marchettaro. Ci sono tante notizie di Inter su cui sputare sentenze, ma l'assenza di partite vere ha un po' spento gente già spenta di suo. Da due settimane il Walter, che ha mandato la renna in una tintoria lurida (ci sono da togliere le ditate di patatine di un anno) spara su Ronaldo, e gli altri annuiscono e basta.
Però l'acquisto di Cannavaro, chissà perchè, fa salire la vivacità della discussione. Franco è sicuro: ''Con Cannavaro si fa il salto di qualità, possiamo fare anche la difesa a tre''. Analisi tattica resa più credibile dal cambio di camiciola: da azzurra a bianca con righe azzurre verticali, sbiadite da lavaggi a mille gradi. Gigliola, la moglie di Franco, oltre che togliere i colori agli orrendi vestiti del marito ha anche allevato due figli ciccioni e sudaticci, che si nutrono quasi solo di Rodeo e Bounty. Hanno 13 e 11 anni, Lothar Emanuele e Andrea, e il padre dice che sono le stelle delle rispettive formazioni, nell'Unione Calcio Milanese, l'UCM, orgoglio del quartiere. Non è vero, ma il calcio giovanile al bar interessa poco e così via di annuimento.
A Max Cannavaro non piace: ''Moratti ha fatto l'ennesima cazzata. Ha buttato al cesso centinaia di miliardi, fra Farinos e tutte le altre seghe che sono passate da noi, e adesso per risparmiare qualcosa su Nesta, il miglior difensore del mondo, è andato su una soluzione di ripiego''. Parole pronunciate con la sicurezza dell'uomo di successo, i suoi tre anni in uno di liceo scientifico sono andati bene (retta dell'istituto: 9 milioni di lire all'anno) bene, e adesso, a 18 anni, potrà iscriversi alla quarta in un liceo normale.
Il Lele dice la sua: ''Mi ha detto Facchetti, io Facchetti lo vedo sempre perchè è proprietario di due appartamenti sotto i miei, che Cannavaro sarà usato come pedina di scambio proprio per Nesta''. Naturalmente Facchetti non ha mai detto niente al Lele, che del resto non ha mai visto in vita sua. Forse non ha nemmeno due appartamenti. Magari ne ha duecento, oppure vive in una favela di Bergamo. Fatto sta che ogni tifoso interista asserisce di conoscere personalmente un dirigente dell'Inter, o perlomeno un osservatore. Oooh di meraviglia del bar, mentre Vito sta spiegando a Budrieri come funziona il videopoker. L'Oooh era chiaramente una presa per il culo, ma il Lele pensa di avere guadagnato punti. Non c'è il Gianni a ribattere: è a Porto Cervo (così ha detto) con una troia rumena, che incamera gli utili in nero della sua carrozzeria e degli altri traffici che ha in piedi. Così tocca al Walter riportare l'ordine, lisciandosi il baffo: ''Per me Cannavaro rimane, ma non è da Inter. Nesta è tutta un'altra cosa, nessuno comanda la difesa come lui. Mi ricorda un po' il povero Picchi, anche se Picchi era un'altra cosa. Cannavaro è un muscolare, alla Ferri. Ma Ferri era uno vero, che non mollava mai. Date retta a me, che di partite ne ho viste tante: Cannavaro non è da Inter....''. (6-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Però l'acquisto di Cannavaro, chissà perchè, fa salire la vivacità della discussione. Franco è sicuro: ''Con Cannavaro si fa il salto di qualità, possiamo fare anche la difesa a tre''. Analisi tattica resa più credibile dal cambio di camiciola: da azzurra a bianca con righe azzurre verticali, sbiadite da lavaggi a mille gradi. Gigliola, la moglie di Franco, oltre che togliere i colori agli orrendi vestiti del marito ha anche allevato due figli ciccioni e sudaticci, che si nutrono quasi solo di Rodeo e Bounty. Hanno 13 e 11 anni, Lothar Emanuele e Andrea, e il padre dice che sono le stelle delle rispettive formazioni, nell'Unione Calcio Milanese, l'UCM, orgoglio del quartiere. Non è vero, ma il calcio giovanile al bar interessa poco e così via di annuimento.
A Max Cannavaro non piace: ''Moratti ha fatto l'ennesima cazzata. Ha buttato al cesso centinaia di miliardi, fra Farinos e tutte le altre seghe che sono passate da noi, e adesso per risparmiare qualcosa su Nesta, il miglior difensore del mondo, è andato su una soluzione di ripiego''. Parole pronunciate con la sicurezza dell'uomo di successo, i suoi tre anni in uno di liceo scientifico sono andati bene (retta dell'istituto: 9 milioni di lire all'anno) bene, e adesso, a 18 anni, potrà iscriversi alla quarta in un liceo normale.
Il Lele dice la sua: ''Mi ha detto Facchetti, io Facchetti lo vedo sempre perchè è proprietario di due appartamenti sotto i miei, che Cannavaro sarà usato come pedina di scambio proprio per Nesta''. Naturalmente Facchetti non ha mai detto niente al Lele, che del resto non ha mai visto in vita sua. Forse non ha nemmeno due appartamenti. Magari ne ha duecento, oppure vive in una favela di Bergamo. Fatto sta che ogni tifoso interista asserisce di conoscere personalmente un dirigente dell'Inter, o perlomeno un osservatore. Oooh di meraviglia del bar, mentre Vito sta spiegando a Budrieri come funziona il videopoker. L'Oooh era chiaramente una presa per il culo, ma il Lele pensa di avere guadagnato punti. Non c'è il Gianni a ribattere: è a Porto Cervo (così ha detto) con una troia rumena, che incamera gli utili in nero della sua carrozzeria e degli altri traffici che ha in piedi. Così tocca al Walter riportare l'ordine, lisciandosi il baffo: ''Per me Cannavaro rimane, ma non è da Inter. Nesta è tutta un'altra cosa, nessuno comanda la difesa come lui. Mi ricorda un po' il povero Picchi, anche se Picchi era un'altra cosa. Cannavaro è un muscolare, alla Ferri. Ma Ferri era uno vero, che non mollava mai. Date retta a me, che di partite ne ho viste tante: Cannavaro non è da Inter....''. (6-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Nesta non sa comandare la difesa
Bar Inter, 17 luglio 2002. Sono le sei di un pomeriggio senza notizie, una volta tanto la Gazzetta sul banco dei gelati è in condizioni decenti. Vito sta fottendosi al videopoker le commissioni sui pochi appartamenti che riesce ad affittare. La sua giacca verde chiaro è orribile come la sua vita, ma nessuno se ne rende conto. Magrissimo, basso, capelli neri lisci unti tipo Grease, ma il gel non c'entra. Sarebbe sudaticcio anche se il videopoker fosse al Circolo Polare Artico. Ma è a Milano, zona San Siro, e il Nino lo ha fatto tarare per lasciare ai giocatori il trenta per cento delle giocate. Vito è sempre nell'altro settanta, ma dice sempre, soprattutto a se stesso, di avere vinto. Ha 35 anni, vive con i genitori, si è fatto la prima sega a 27 mettendo l'asciugamano del bidet sulla maniglia della porta del bagno per paura che la madre lo spiasse dal buco della serratura. L'Agenzia Immobiliare Casa Nuova, copertura per il troione di un trafficante di droga, lo sfrutta da 11 anni, e lui la ripaga parlando male ai potenziali clienti degli appartamenti che vuole vendere o affittare. Insomma, un pirla, visto che il suo fisso è di 600 euro al mese. Nella sua vita si è sentito vivo solo quando dal secondo anello di San Siro ha potuto insultare Bergomi, ad ogni rilancio sbagliato e ad ogni incertezza, con il volto trasfigurato in una maschera assatanata. L'ha sempre considerato la causa di tutti i mali dell'Inter, anche della sconfitta con il Liverpool nella finale di Coppa dei Campioni del '67 (era il Celtic, ma la colpa sarebbe stata comunque di Bergomi, che all'epoca aveva 4 anni).
Il Walter, grattandosi i coglioni di destro, lo stuzzica: ''Vito, a questa Inter mancano solo Bergomi e Ferri''. Ecco, Ferri lo sopportava ancora meno di Bergomi, però preferiva insultare Bergomi. Le carte gli hanno detto ancora male, e di calcio non ha voglia di parlare. A raccogliere la provocazione è Franco, le cui chiazze subascellari hanno raggiunto i fianchi. L'ufficio postale dove lavora chiude alle 19 e 15, ma lui ha degli orari suoi. La camiciola è sempre azzurra: ''Ma che Bergomi e Ferri! Nesta è di un'altra categoria, e Moratti fra poco lo prende. State tranquilli, lui è uno che la grana al momento giusto la tira fuori...''. Non si capisce quali siano le fonti di Franco, visto che non legge nemmeno la Gazzetta, ma nel bar tutti annuiscono. Il Walter si toglie la renna e la appoggia su una sedia di ferro laccata di giallo e ovviamente scheggiata, poi con la mano a badile prende dei Fonzies guasti e se li caccia in bocca. ''La verità - scandisce le parole, in modo che lo senta anche Max, che sta leggendo un fumetto porno -, è che di gente come lo Zio si è perso lo stampino. Campioni, ma prima di tutto uomini e professionisti seri''. Ah, con lo Zio lì in mezzo non passava nessuno....il Nino e il Lele parlano all'unisono, che nemmeno Paola e Chiara, e anche Vito, sotto di 15 euro, pare annuire. Intervento decisivo del Roberto, al quale la Regione Lombardia ha appena mandato una lettera di richiamo, forse in considerazione dei 15 minuti lavorati negli ultimi sei mesi: ''Ma ve lo vedete lo Zio con il cerchietto sui capelli alla Nesta?''. Domanda buttata lì con l'espressione sarcastica che solo l'interista vero sa tirare fuori. Quell'espressione di chi cerca consenso e gli sembra impossibile non avere ragione. Qualche risata, il Walter sostiene che Nesta è frocio, Max dice che ha letto su Novella 2000 che è fidanzato, il Walter gli ribatte che è una copertura. Gliel'ha detto uno che Nesta lo conosce bene, ma non aggiunge particolari su questo informatore.
Max appoggia il Camionista sul tavolino traballante e va al bancone a prendere una patatina alla paprika, chiedendo al Nino 'una birretta'. Budrieri è un po' spento, a mezzogiorno l'orribile figlia maggiore, 30 anni mal portati, gli ha detto che andrà a convivere con il suo vicino di scrivania, 54 anni e la moglie che non lo capisce. Però lui non lascerà la moglie, almeno non formalmente, e poi Budrieri ha scoperto che è milanista, per giunta abbonato, ed è pure brutto, bruttissimo, ai livelli di Vito. Ma la giornata del pensionato ha un guizzo, quando dal suo camicione di flanella escono poche ma decise parole: ''Per me non cambia niente, anche se arriva Nesta. Non sa comandare la difesa, del resto non è che tutte le generazioni nasca un Picchi...''. Aaaahhhh, Picchi......il mormorio nerazzurro sale. E Budrieri tira la stoccata: ''Quel Nesta lì è bravino, ma non è da Inter....''.
(5-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Il Walter, grattandosi i coglioni di destro, lo stuzzica: ''Vito, a questa Inter mancano solo Bergomi e Ferri''. Ecco, Ferri lo sopportava ancora meno di Bergomi, però preferiva insultare Bergomi. Le carte gli hanno detto ancora male, e di calcio non ha voglia di parlare. A raccogliere la provocazione è Franco, le cui chiazze subascellari hanno raggiunto i fianchi. L'ufficio postale dove lavora chiude alle 19 e 15, ma lui ha degli orari suoi. La camiciola è sempre azzurra: ''Ma che Bergomi e Ferri! Nesta è di un'altra categoria, e Moratti fra poco lo prende. State tranquilli, lui è uno che la grana al momento giusto la tira fuori...''. Non si capisce quali siano le fonti di Franco, visto che non legge nemmeno la Gazzetta, ma nel bar tutti annuiscono. Il Walter si toglie la renna e la appoggia su una sedia di ferro laccata di giallo e ovviamente scheggiata, poi con la mano a badile prende dei Fonzies guasti e se li caccia in bocca. ''La verità - scandisce le parole, in modo che lo senta anche Max, che sta leggendo un fumetto porno -, è che di gente come lo Zio si è perso lo stampino. Campioni, ma prima di tutto uomini e professionisti seri''. Ah, con lo Zio lì in mezzo non passava nessuno....il Nino e il Lele parlano all'unisono, che nemmeno Paola e Chiara, e anche Vito, sotto di 15 euro, pare annuire. Intervento decisivo del Roberto, al quale la Regione Lombardia ha appena mandato una lettera di richiamo, forse in considerazione dei 15 minuti lavorati negli ultimi sei mesi: ''Ma ve lo vedete lo Zio con il cerchietto sui capelli alla Nesta?''. Domanda buttata lì con l'espressione sarcastica che solo l'interista vero sa tirare fuori. Quell'espressione di chi cerca consenso e gli sembra impossibile non avere ragione. Qualche risata, il Walter sostiene che Nesta è frocio, Max dice che ha letto su Novella 2000 che è fidanzato, il Walter gli ribatte che è una copertura. Gliel'ha detto uno che Nesta lo conosce bene, ma non aggiunge particolari su questo informatore.
Max appoggia il Camionista sul tavolino traballante e va al bancone a prendere una patatina alla paprika, chiedendo al Nino 'una birretta'. Budrieri è un po' spento, a mezzogiorno l'orribile figlia maggiore, 30 anni mal portati, gli ha detto che andrà a convivere con il suo vicino di scrivania, 54 anni e la moglie che non lo capisce. Però lui non lascerà la moglie, almeno non formalmente, e poi Budrieri ha scoperto che è milanista, per giunta abbonato, ed è pure brutto, bruttissimo, ai livelli di Vito. Ma la giornata del pensionato ha un guizzo, quando dal suo camicione di flanella escono poche ma decise parole: ''Per me non cambia niente, anche se arriva Nesta. Non sa comandare la difesa, del resto non è che tutte le generazioni nasca un Picchi...''. Aaaahhhh, Picchi......il mormorio nerazzurro sale. E Budrieri tira la stoccata: ''Quel Nesta lì è bravino, ma non è da Inter....''.
(5-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Tutti i personaggi del bar
ANSELMO BUDRIERI: pensionato da 3 anni, indossa un gilet di lana su una camicia di flanella a quadrettoni anche in piena estate. Sposato.
IL WALTER: il leader del bar, Walter Buratti. Giubbotto di renna sempre, baffo bisunto. 47 anni, mai lavorato in vita sua, vive con la madre che gli fa sempre i cannelloni alla pescatora (piacevano al padre), dice di scopare molto e scommette, perdendo, su qualsiasi cosa.
IL ROBERTO: dipendente assenteista della Regione Lombardia, stempiato.
IL LELE: autotrasportatore, con il suo scassatissimo Ducato. Distribuisce anche giornali, ed è il primo al mattino a leggere la Gazzetta, senza capire un cazzo.
IL NINO: proprietario e gestore del bar, le sue patatine sono le più rancide dell'emisfero boreale. Vive facendo strapagare i panini agli impiegati di un'azienda che produce tubi flessibili.
MAX: studente da tre anni di liceo scientifico, all'istituto Studio 2000. Segaiolo praticante.
FRANCO: impiegato delle Poste con camiciola azzurra attirasudore. Terrone, se non fosse interista sarebbe il classico terrone juventino.
IL GIANNI: 36 anni, è il più ricco del quartiere, proprietario di una carrozzeria dove lavorano due rumeni e un pregiudicato originario di Castellammare di Stabia. Spende tutto in travestiti e aperitivi. E' l'unico ad avere una sua Gazzetta.
VITO: fanatico del videopoker.
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
IL WALTER: il leader del bar, Walter Buratti. Giubbotto di renna sempre, baffo bisunto. 47 anni, mai lavorato in vita sua, vive con la madre che gli fa sempre i cannelloni alla pescatora (piacevano al padre), dice di scopare molto e scommette, perdendo, su qualsiasi cosa.
IL ROBERTO: dipendente assenteista della Regione Lombardia, stempiato.
IL LELE: autotrasportatore, con il suo scassatissimo Ducato. Distribuisce anche giornali, ed è il primo al mattino a leggere la Gazzetta, senza capire un cazzo.
IL NINO: proprietario e gestore del bar, le sue patatine sono le più rancide dell'emisfero boreale. Vive facendo strapagare i panini agli impiegati di un'azienda che produce tubi flessibili.
MAX: studente da tre anni di liceo scientifico, all'istituto Studio 2000. Segaiolo praticante.
FRANCO: impiegato delle Poste con camiciola azzurra attirasudore. Terrone, se non fosse interista sarebbe il classico terrone juventino.
IL GIANNI: 36 anni, è il più ricco del quartiere, proprietario di una carrozzeria dove lavorano due rumeni e un pregiudicato originario di Castellammare di Stabia. Spende tutto in travestiti e aperitivi. E' l'unico ad avere una sua Gazzetta.
VITO: fanatico del videopoker.
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Makelele è un giocatore tutto sostanza
Mercoledì 29 maggio 2002, ore 18 e 20. Al Bar Inter si sta tirando sera, aspettando il Mondiale. Per una strana congiunzione astrale ci sono tutti, ma proprio tutti. Il Walter, Budrieri, il Roberto, il Lele, Max, Franco, il Gianni, Alex, Vito. E ovviamente, dietro un bancone lercio, il Nino. Il Gianni è il più ricco del quartiere, ha una carrozzeria dove a mettere le mani sono ormai solo gli schiavi, due rumeni e un pregiudicato che sta provando a redimersi. Lui cura le pubbliche relazioni e spende tutti gli utili in travestiti e aperitivi. E' l'unico del bar ad avere una sua Gazzetta, nel senso che la compra al mattino in edicola. Per questo è guardato con rispetto, non per i soldi. L'interista è invidioso, ma non dei soldi. Sulla Gazzetta c'è una lunga intervista a Cuper, la cui foto è macchiata da uno schizzo di salsa. Il Bar Inter è infatti anche una tavola fredda, dove a mezzogiorno si nutrono soprattutto gli impiegati di una azienda di tubi flessibili lì vicina. Il Nino ha avuto l'idea di esporre il cartello 'Panini-Pizze-Tosti'. Tosti, anche nel bar dove lavorava prima c'era scritto così. E qualcuno, mangiando un panino Cosacco (salsa rosa, coppa, vodka e lattuga), ha schizzato sulla Gazzetta. Budrieri non l'ha letta tutta, l'intervista, nessuno l'ha letta tutta. Però un concetto è stato afferrato. Qualcuno arriverà. Forse Kily Gonzalez, forse Makelele. Il pensionato biascica qualcosa sull'argomento, in una lingua sconosciuta e ammiccando. E' Makelele a stuzzicare la fantasia del Gianni: ''Io lo seguo fin da quando era giovane, già dieci anni fa dicevo che era forte. Anche se bisogna vedere come si ambienta in un campionato diverso da quello francese''. Nessuno osa dire che Makelele è del Real Madrid. Del reston solo il giovane Max lo sa con certezza, ma è troppo impegnato a schiacciarsi brufoli eterni, che nessun Topexan del mondo potrà debellare. E poi ha la testa ancora cerchiata: nel primo pomeriggio, nei cessi dell'Istituto Studio 2000, dove sta tentando di fare tre anni di liceo scientifico in uno, si è sparato tre seghe, pensando alle vallette delle tivù locali: lui nella parte del conduttore e loro in quella delle aspiranti, sulle quali il conduttore ha ogni diritto. Una fantasia che funziona sempre, per Max (in un'altra versione lui è Boncompagni, però Boncompagni ha il difetto di non parlare di Inter). In ogni caso la masturbazione gli ha annebbiato il cervello, e così il Gianni può sparare impunemente le sue cazzate, davanti anche al mutismo del Walter, che pensa ai 500 euro puntati su Casagrande vincente al Giro, dopo la squalifica di Garzelli e il ritiro di Simoni. ''Makelele è uno che va incollato al miglior giocatore degli avversari -spiega l'imprenditore -, per intendersi è un Tagnin''. Aaaaahhhhhhh, Tagnin.......il coro del bar è maestoso, in confronto l'Aida non è un cazzo. Si annuisce di qui e di là. Tagnin unisce. Gianni ha 36 anni, non può ricordarsi di Tagnin: ''Mi ricordo quando non fece toccare palla a Cruijff in un'Inter-Ajax 3-0....che notte ragazzi!''. Le menti di tutti vanno a quel leggendario, ma inesistente, Inter-Ajax. ''Ecco, Makelele è uno così, un giocatore tutto sostanza....non certo al livello del Tagnin, ma uno che lo ricorda'', interviene il Roberto, accarezzandosi la stempiatura da dipendente pubblico. Il Gianni apprezza, alla prossima tamponata non fregherà il Roberto cambiandogli tutto il cofano. E Kily Gonzalez? Mentre il videopoker gli incula un altro mezzo euro, Vito chiude il discorso sul nascere: ''E' da troppo tempo che lo stiamo seguendo, quello lì mi sa che non è da Inter.....''. (4-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
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Shevchenko è ormai bollito
Mercoledì 22 maggio 2002, Bar Inter, ore 18. Cielo scuro, tanto caldo, poca voglia di parlare. Il Walter aveva puntato al Totonero mille euro, rubati dal materasso della vecchia madre, sulla vittoria di Garzelli al Giro d'Italia. Ma Garzelli è stato cacciato per doping, e il Walter dal dolore non riesce nemmeno più a leggere la Gazzetta. Ci sono risucite però altre 1500 persone, solo per limitarsi al Bar Inter. Gente che si farebbe scuoiare pur di non acquistare un quotidiano, e che preferisce pagare 5 euro un prosecco di merda solo per il gusto di leggere la Gazzetta gratis. Nel tardo pomeriggio del giornale si riescono a leggere a malapena i risultati degli Europei di tamburello femminile Under 23. La notizia dello scambio Vieri-Shevchenko è sparita, e quindi, come sempre fuori tempo massimo, Budrieri, il Roberto, il Lele, Franco, e il Nino possono dire la loro. ''Per me il russo è finito'', Budrieri non ha dubbi. ''Troppe donne, quando uno scopa troppo poi si sgonfia.....''. Strizza l'occhio agli altri e con le mani grinzose mima un qualcosa, non si capisce cosa, che si sgonfia. Shevchenho è per tutti, nessuno escluso, russo. ''Ma no - dice conciliante il Roberto, con la flemma degli impiegati pubblici - è fuori di testa perchè gli hanno rapito il fratello...''. Al Lele sembra che il fratello rapito sia quello di Kaladze (ne parlava due settimane fa con il figlio della portinaia), ma non si fida di se stesso e tace. Nel bar qualcuno annuisce, qualcun altro si soffia il naso. La cena, le mogli rompicoglioni, le figlie troie e i figli succhiasoldi sono lontani. Nino dice di avere sentito che Shevchenko è un culattone, il Lele ribatte che è un grande trombatore e che sta con la figlia di Berlusconi. Franco, con la sua camiciola d'ordinanza, prova a dire che sta con la ex del figlio di Berlusconi e che è ucraino, ma viene travolto dal dibattito tecnico. Il Walter si è risvegliato: ''Shevchenko insieme al Ronaldo sarebbe l'ideale, anche se manca sempre un regista che li possa lanciare''. Manca un regista.....il mantra del Bar Inter risuona affascinante ed eterno. Budrieri, sudato per colpa della solita camiciona di flanella, si scoccia: ''La verità è che uno come il Suarez non lo rivedremo più. Aaaah che lanci..... - accompagna il ricordo con un gesto pagaiante della mano -, .....lanci di 40 metri.....aaaahhhhhhh.......certo, a riceverli c'erano il Jair o il Peirò.....Shevchenko non è da Inter, date retta a me.....''. (3-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Stefano Olivari
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Gamarra è un bel mastino
Venerdì 17 maggio 2002, 31 gradi e Bar Inter pieno. Alle sette di sera il Walter offre l'aperitivo a chi ritiene all'altezza della sua cultura calcistica. Ha appoggiato sulla sedia la renna con le ascelle chiazzate di sudore e adesso è in piedi di fronte al bancone, arringando un piccola folla di vecchi e aspiranti vecchi. Tre Aperol che saranno pagati chissà quando, ma il Nino li serve senza fiatare. Anche lui è succube del Walter. Con il baffo bisunto, il leader del bar sta dicendo la sua sull'acquisto del paraguayano Gamarra. Suona bene, il nome Gamarra. Nome da sudamericano figlio di puttana, di quelli che ti spaccano le gambe se gli vai via in dribbling. Ma lì al bar nessuno sa come giochi, anche se qualcuno ricorda che in Inter-Aek giocava con i greci. Max, studente da tre anni in uno, afferma con sicurezza che sa comandare la difesa: ''E' dai tempi di Passarella che manca uno di personalità lì in mezzo...''. Franco, impiegato alle Poste con camiciola azzurra attirasudore, esalta le sue doti nel gioco aereo: ''Altro che Materazzi!!! Gamarra mi ricorda Guarneri....lo stesso stacco, la stessa eleganza.....''. In molti lo guardano con sufficienza. Franco ha detto Guarneri, non il Guarneri. E' chiaramente terrone. Se non fosse interista, sarebbe il classico terrone juventino. Gli accademici del Bar Inter sono tolleranti, però il suo parere, chissà perchè, conta meno. Meno sicuramente di quello del Walter, che prosegue alla sua maniera nella presentazione del calciatore e dell'uomo Gamarra, mentre con la mano destra agguanta le patatine più rancide dell'emisfero boreale: ''Sì, di testa è bravo, ma è soprattutto sulle palle basse che è un mastino...uno che è difficile andarci via.....un Burgnich più che un Guarneri.....poi fuori dal campo è uno serio. Ah sì, un professionista vero, altro che certe fighette di nostra conoscenza!''. Strizzata d'occhio, grattata di palle. Sghignazzate senza controllo: Budrieri, il Roberto e il Lele non si trattengono. Dal fondo della sala una voce rauca: ''Gamarra va bene come alternativa, ma non è uno da Inter.....''. (2-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
Stefano Olivari
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Moratti dovrebbe mettere Ronaldo fuori rosa
Mercoledì 15 maggio 2002, appoggiato al frigo dei gelati del Bar Inter, zona San Siro, Anselmo Budrieri sfoglia scettico la Gazzetta più consumata del mondo. Fa un caldo della madonna, ma Anselmo indossa il suo gilet di lana sopra una camicia pesante a quadrettoni. E' in pensione da 3 anni, e pur di non farsi rompere il cazzo dalla moglie avrebbe indossato anche un eskimo. Sta sudando. ''Che cazzo vuole questo pirla.....'', dice ad alta voce sperando che gli altri tre avventori del bar, seduti allo stesso traballante tavolino, gli diano retta. Uno dei tre, il Walter, rutta. Ma senza malizia, rutta e basta. ''Sono quattro anni che lo manteniamo, questo negro, e adesso dopo tre partite di fila che gioca è già a bussare a soldi'', continua l'Anselmo, passandosi la mano destra sui capelli bianchi e forforosi. I due al tavolo del Walter, il Roberto e il Lele, annuiscono con forza, nemmeno fossero dei giornalisti. Il Walter è chiaramente il leader del bar, come dimostra il suo giubbotto di renna, inspiegabile considerando i 27 gradi, che costa come tutto l'abbigliamento degli altri presenti messo insieme. Butta le carte in maniera plateale e si alza. Una grattata ai coglioni, per ribadire la sua leadership. ''Te l'avevo detto o no che il Ronaldo era un bluff?'', attacca. ''Modestamente di calcio ne ho visto, e uno come lui, che non difende palla, ma gioca solo in verticale, di strada nel campionato italiano ne può fare poca. Gli infortuni sono un discorso a parte''. Il Walter ha 47 anni e non ha mai lavorato in vita sua, almeno ufficialmente. Vive con la madre ma scopa molto, dice lui. Forse con delle troie che paga non si sa come, probabilmente con i soldi del Monopoli. Nessuno nel locale ricorda che il Walter abbia mai attaccato Ronaldo, ma tutti annuiscono, specialmente il Roberto e il Lele. Il primo è un dipendente della Regione Lombardia, non si capisce in quale ufficio, visto che è quasi sempre al bar o a casa. Forse telelavoro. Forse le 35 ore: al mese, però. Il secondo fa l'autotrasportatore, con il suo scassatissimo Ducato. Fra le altre cose distribuisce i giornali alle edicole. E' il primo del gruppo a leggere la Gazzetta, ma non ha mai fatto pesare questo suo privilegio. Non lavora molto, comunque. Nessuno sa cosa dire, come al solito. E come al solito ci pensa il Walter: ''Moratti al Ronaldo dovrebbe metterlo fuori rosa, senza stipendio, a pane e acqua....ve l'avevo detto, io, che il Ronaldo non era da Inter''. (1-purtroppo continua)
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
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