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Fink la barca va

di Alec Cordolcini
Basilea troppo forte, Costanzo show, l'editto di Constantin, la salvezza del Thun e la speranza del Bellinzona. 

Forever Jong

di Alec Cordolcini 
Il miracolo del piccolo Ajax,  la scommessa di Vreven, l'importanza di Sneijder, l'errore di Pasanen e l'avvenire di Walker.

L'ultimo mirino di Van der Meyde

di Alec Cordolcini
Il centenario dell'Ajax, la previsione di Koeman, l'estero amaro e il PSV con il tatuaggio rimosso.

Mai dire Jol

di Alec Cordolcini
L'ibrido dell'Ajax, McClaren senza attacco, lo spessore del PSV e il ritorno dell'Anderlecht.

Del Piero nello stretto

di Alec Cordolcini
L'Ajax sulle palle alte, il boato per Van Nistelrooy, l'ispirazione del Twente e la serata del Belgio.

Mostro o non mostro

di Alec Cordolcini
La storia di Eduard Streltsov, il fenomeno dello sport sovietico che fu distrutto da una condanna per stupro. Meritata o no, questo rimane uno dei grandi misteri di quel calcio dalle poche notizie verificabili...

Dieci euro a calcio d'angolo

di Alec Cordolcini  
Un cronista ben pagato,  la passione cinese per l'Fc Eindhoven, il sondaggio di Voetbal International e il ritorno di Arnautovic.

La cosa più facile del mondo

di Alec Cordolcini
A Monaco di Baviera il quotidiano Sport Bild possiede la stessa autorevolezza di quella del Papa in Vaticano. Quando pertanto un paio di settimane fa il giornale ha lanciato il proprio ultimatum (Letze Warnung, Ultimo Avviso) nei confronti della squadra, alla Säbenerstrasse, il quartier generale del Bayern Monaco, i campanelli d’allarme hanno cominciato a suonare. Tutti in direzione del direttore d’orchestra, l’olandese Louis van Gaal, la cui permanenza in Germania è legata ad una sola parola: vittoria.

Il pilota di McClaren

di Alec Cordolcini
1. Tre partite nel week-end. Sfida di vertice in Eredivisie tra Twente e Ajax: due squadre cariche, in salute e tecnicamente alla pari. Ne è uscito un incontro piuttosto scialbo e povero di spunti, come talvolta accade negli incontri di cartello. Gli uomini di McClaren hanno confermato tutto il proprio agio negli scontri diretti, principale tallone d’Achille dei fuochi fatui che brillano una-due stagioni (Heerenveen, Groningen), o anche meno (Utrecht). Il Twente è una big d’Olanda, punto. Lo è a livello economico, strutturale e anche tecnico, grazie ad una rosa piena di risorse e di prospetti dall’intrigante futuro. La dorsale Douglas-Brama si è confermata ferrea, a centrocampo il sinistro di Theo Janssen può inventare qualcosa in ogni momento (ieri ha pennellato su punizione l’assist per il gol partita). Davanti Stoch, pur sottotono, ha messo in mostra movenze e numeri da piccolo Overmars. L’Ajax di Jol è molto più squadra di quella degli anni precedenti targata Blind, Ten Cate, Koster e Van Basten. Ha costruito poco ed ha perso, ma non è franata e soprattutto ha ridotto al minimo spazi e opportunità concessi all’avversario. La differenza, come detto, l’ha fatta una magia di sinistro che ha messo sulla testa di Bryan Ruiz la palla decisiva. Con De Zeeuw gli ajacidi hanno trovato il leader di centrocampo che mancava da anni, e la linea difensiva tutta belga Alderwiereld-Vertonghen si è mostrata solida. In crescita Anita sulla sinistra, peccato per l’infortunio accorso a Pantelic, che ha privato Suarez di un punto di riferimento stabile in avanti (il subentrato Sulejmani, davvero spento, non è pervenuto).
2. Twente-Ajax era anche la sfida tra due dei tre migliori marcatori stagionali d’Olanda: Luis Suarez, 21 gol, contro Bryan Ruiz, 11 (il terzo è la punta dell’Heerenveen Micheal Papadopulos, 14). Il primo ha colpito una traversa, il secondo ha deciso l’incontro. Suarez attualmente è il miglior giocatore reperibile in Eredivisie, ed è in crescita continua (anche caratterialmente) fin dai tempi di Groningen; Ruiz per contro rappresenta la grande sorpresa, soprattutto per l’adattabilità (ala destra o sinistra, seconda punta, numero 10 alle spalle del tridente), nonostante già lo scorso anno nel Gand risultò tra i migliori del campionato belga. La sfida Suarez-Ruiz continuerà il prossimo fine settimana nello spareggio-mondiale tra Uruguay e Costarica. Uno dei due rimarrà a casa. Un vero peccato.
3. In Belgio Standard Liegi-Fc Brugge rappresentava il secondo grande test di maturità per i nerazzurri di Adrie Koster, autore nelle Fiandre di un notevole lavoro di ricostruzione, a dire il vero più morale che tecnico, dal momento che gli effettivi della rosa sono pressoché gli stessi dello scorso anno. Non è andata bene, con i Rouges che conducevano 3-0 (doppio Jovanovic, quindi Witsel) dopo soli 36 minuti. Del resto non era facile, perché quando la giornata è quella giusta, allo Sclessin lo Standard è assolutamente devastante. Il problema della squadra guidata da Laszlo Boloni è l’incapacità di giocare a ritmi che non siamo forsennati. Si spiega così il ritardo accumulato dalla vetta, nuovamente conquistata dall’Anderlecht (faticoso 2-0 a Genk) a scapito del Brugge, e il rischio della mancata qualificazione agli ottavi di Champions League, dove i valloni hanno gettato alle ortiche nei minuti finali una vittoria contro l’Arsenal (da 2-1 a 2-3) e un pareggio in casa dell’Olimpiacos. Quanto al Brugge, la squadra possiede non solo i mezzi per rialzarsi ma anche, novità stagionale, il carattere giusto per farlo. Koster ha scoperto i gol del camerunese Kouemaha e le giocate dell’enfant prodige croato Perisic (classe 89), ha regalato continuità al nazionale venezuelano Vargas e si è trovato con un nuovo potenziale Kompany (il giovane Odjidja-Ofoe, altro 89) in mezzo al campo. Sperando che la sempre più vorace Premier League a gennaio non gli smonti il giocattolo.
4. Chiusura con la finale di Coppa di Norvegia, dove Molde-Ålesund era la classica trappola per lo scommettitore alla ricerca di soldi facili. Da un lato la squadra più offensiva e spettacolare della Tippeliga appena conclusa, arrivata seconda tra il consenso generale e capace di piazzare un giocatore al Manchester United (la punta Mame Biram Diouf), un secondo in cima alla classifica di rendimento del campionato (il play Makhtar Thiounè) e un terzo (l’altro senegalese Pape Patè Diouf, ala sinistra) tra i migliori assist-man. Dall’altro una piccola compagine sita in una delle città più belle di tutta la Norvegia, la liberty-style Ålesund, che ha lottato tutto l’anno con i denti per evitare la caduta in Adeccoliga. Il 13esimo posto conclusivo, un gradino sopra le forche caudine dei play-off salvezza, ha significato missione compiuta. Finale dunque con pronostico nettamente sbilanciato; siamo però in Norvegia, è novembre e pertanto privilegiare tecnica e palla a terra rispetto a fisicità e traversoni a raffica può non offrire i frutti sperati. Proprio questa è stata la chiave di lettura che ha permesso ad un tignoso Ålesund di rimontare per due volte la rete di vantaggio degli avversari (ennesimi timbri di Mame Biram Diouf), ringraziando le parate di Anders Lindegaard ed i due metri e quattro centimetri del gigantesco attaccante Tor Hogne Aarøy, che ha incornato a sei minuti dalla fine del secondo tempo supplementare la rete del definitivo 2-2. Al resto ci ha pensato Josè Mota, l’unico a sbagliare dal dischetto. Prima coppa di Norvegia della storia quindi ad essere assegnata ai calci di rigore, e primo trofeo in assoluto messo in bacheca dall’Ålesund, con tanto di rivincita personale per il tecnico Kjetil Rekdal. Famoso per essere il miglior marcatore norvegese di sempre in Coppa del mondo (segnò una rete al Messico a Usa '94 ed una al Brasile a Francia '98), Rekdal era diventato lo zimbello dei giornali norvegesi per le rancorose dichiarazioni costantemente sopra le righe e per alcune conferenze stampa assolutamente da vietare ai minori di 18 anni causa turpiloquio (favorito, almeno in un’occasione, da una permanenza troppo prolungata in qualche bar della zona). Campione di Norvegia nel 2005 con il Vålerenga, che aveva bloccato la serie di 13 titoli consecutivi vinti del Rosenborg, Rekdal aveva visto la propria carriera di allenatore imboccare un brutta china prima in Belgio a Lierse, dove era retrocesso ai play-off, poi nella Zweite Liga tedesca con il Kaiserslautern, che lo cacciò dopo 19 giornate e sole 3 vittorie conquistate. Ieri finalmente l’irascibile norvegese è tornato a sorridere.
(in esclusiva per Indiscreto)

Esajas continua a sognare

di Alec Cordolcini
1. Da un piccolo campetto in un villaggio spagnolo all’esordio a San Siro con la maglia del Milan in meno di due anni. Da un lavoro come lavapiatti in ristorante messicano di Madrid alla grande avventura nel campionato italiano, con inclusa tappa in quel di Lecco. La storia di Harvey Esajas sembra un’appendice del romanzo “Cuore” di Edmondo De Amicis. Al suo interno troviamo amicizia, solidarietà e tanta dignità. Una vera e propria favola che dimostra come a volte anche in un calcio sempre più soffocato dai miliardi e dalla mancanza di etica sia ancora possibile trovare un residuo di umanità. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per ascoltarla di nuovo.
2. “E’ stato un sogno che si avverava”, dice oggi il 35enne Esajas. “Mi ero ritirato dal calcio dopo un infortunio al tendine d’Achille. Avevo lasciato lo Zamora, nella terza divisione spagnola, e mi mantenevo facendo diversi lavoretti: ho aperto un negozio di dischi, poi ho fatto il barista. Nella primavera del 2004 vengo contattato dal mio amico Clarence Seedorf. Mi offre la possibilità di allenarmi a Milanello con il Milan. Il problema era che pesavo 99 chili e che non giocavo una partita ormai da due anni”. Ma l’offerta è troppo allettante e Harvey ci si butta a capofitto. C’è da sudare, e parecchio, ma la bilancia comincia a scendere. Dopo qualche settimane Esajas si trova con 12 chili in meno e un contratto in più. “Firmai per un anno con il Milan. Quella fu la stagione della finale di Champions League contro il Liverpool. Ero in panchina a Istanbul, ricordo ogni momento. Tutto perfetto, tranne il finale: da 0-3 a 3-3, e poi la sconfitta ai rigori. Per il sottoscritto però era già tanto essere lì”.
3. Chiusa l’annata con il Milan, con tanto di debutto in prima squadra il 12 gennaio 2005 in Coppa Italia contro il Palermo (pochi minuti finali al posto di Massimo Ambrosini), la nuova maglia per Esajas è quella bluceleste del Lecco. E’ la stagione 2005-2006, quella del ritorno nel calcio professionistico. Il 28 luglio era sfilata in Piazza Garibaldi l’intera rosa della squadra per festeggiare il ritorno in Serie C-2. Passata l’euforia, arriva il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Tra le novità del mercato, ecco un olandese dal curriculum discontinuo ma comunque importante (giovanili di Ajax e Anderlecht, quindi, tra le altre, Feyenoord e Real Madrid B). “Una città splendida, Lecco, molto calorosa e accogliente. Ma in campo è stata un’annata difficile. C’erano problemi, la squadra non girava e la società era in fase di transizione. Mancava chiarezza”. Sarà salvezza all’ultima giornata grazie ad una vittoria sul campo della Biellese con rete di Christian Arrieta. Il contributo offerto da Esajas è limitato: esordio come esterno destro di centrocampo contro il Portogruaro, poi tanta Berretti. A fine stagione arriva il momento dei saluti. Molti appassionati però ricordano ancora quell’omone con il viso segnato dalle cicatrici, e visibilmente soprappeso, che fuori dal Ceppi-Rigamonti non mancava mai di dispensare un sorriso o una parola gentile. Sereno per ciò che la vita gli aveva regalato. “Ne avevo passate tante, non era certo un contratto scaduto a preoccuparmi. Aspettai fino a Natale, poi decisi di ritirarmi. Questa volta definitivamente”.
4. Ma l’esperienza italiana di Esajas non è stata tutta rose e fiori. “A Lecco c’erano problemi a livello societario. Come infatti accade in numerose società della Serie C italiana, gli stipendi non venivano pagati regolarmente. Un malcostume purtroppo diffuso, e non solo in Italia, dal momento che anche in Spagna ho vissuto una situazione simile quando ho lasciato il Real Madrid B per giocare in terza divisione. Tengo comunque a precisare che adesso con il Lecco è tutto risolto”. Si parla di mesi di ritardo. “La scusa a volte era quella dei risultati negativi; la squadra non giocava bene, e quindi per aumentare concentrazione e tensione si ritardavano i pagamenti. Un modo di agire assolutamente non giustificabile, perché la paga non è alta e a fine mese ci sono i conti di saldare, senza dimenticare chi ha una famiglia da mantenere. In realtà si cerca di mascherare un problema strutturale della Serie C, che è la mancanza di liquidità. Molte società vivono al di sopra dei propri mezzi”. Aiutate da un certo lassismo a livello regolamentare. “E’ un circolo vizioso. Molte società, non essendo piazze appetibili, per attirare giocatori importanti o giovani di talento fanno promesse che poi non possono mantenere. Offrono tanti soldi, ma poi pagano regolarmente solo i primi tre mesi. Tanti ragazzi cadono in queste trappole, alle quali è difficile sfuggire anche per una certa confusione di ruoli. Ho visto tante società dove il direttore tecnico era nel contempo il procuratore di alcuni giocatori. Mi chiedo: queste persone rappresentano gli interessi di chi? Del club, dei giocatori o di sé stessi? Il calcio italiano è troppo bello per permettere a simili persone di rovinarlo”.
5. Un’altra piaga nel calcio odierno è rappresentata dal razzismo. “Ho letto del caso Balotelli. Io non ho mai avuto problemi negli stadi, né in campo. Con questo non voglio dire che non esiste razzismo, ma semplicemente che a me non è capitato niente di spiacevole. I fischi al mio amico Seedorf? Il Milan è un grande club e il rapporto con i tifosi è speciale. Sono abituati bene, pretendono sempre tanto dai giocatori. I fischi a Clarence sottolineano implicitamente che loro lo considerano un campione. E ai campioni si chiede sempre di più. Sicuramente i mediocri non li fischia nessuno, perché non se li fila nessuno”.
6. Oggi Harvey Esajas ha preso il patentino di allenatore in Olanda (“il miglior nostro talento emergente? Sicuramente Eljero Elia, ex Twente oggi all’Amburgo”) e allena un club dilettante della zona di Amsterdam, l’Sc Buitenveldert. “Fino allo scorso anno ho guidato la selezione giovanile, adesso sono il tecnico della prima squadra. Il calcio che voglio insegnare prende spunto sia dalla scuola olandese, quindi mentalità offensiva, che dai grandi tecnici italiani, maestri di tattica. Ammiro molto Hiddink e Ancelotti, e il mio obiettivo è quello di poter allenare un domani nel campionato italiano. Sono tifoso del Feyenoord sin da quando ero bambino, e non nascondo che partire da lì non mi dispiacerebbe.”. Del resto i sogni, come ci ha insegnato lui stesso, a volte si avverano veramente.
(per gentile concessione dell'autore)

La passione di Scheringa

di Alec Cordolcini
1. Non è sempre vero che tutti i sogni muoiono all’alba. Alcuni aspettano fino al tramonto, dandoti almeno la possibilità di goderti una bella giornata. Quella dell’Az Alkmaar si è appena conclusa con la peggiore della parole che una società calcistica possa mai udire: fallimento. In questo caso non del club ma del suo proprietario, il banchiere Dirk Scheringa, titolare della DSB Bank, istituto di credito che il 19 ottobre 2009 è stato dichiarato in bancarotta dal Tribunale di Amsterdam. Tolta la carta centrale dalla base, il castello sul quale era costruita la fortuna di questo ex-poliziotto, diventato businessman nel 1975, è crollato completamente. 400mila clienti, 2mila dipendenti (di cui 1400 già rimasti senza lavoro), 65 società inserite nel network DSB; una caduta a dir poco rovinosa che non mancherà di avere forte ripercussioni sull’economia e sulla società olandese, di cui solamente due anni fa Scheringa era il 31esimo uomo più ricco, grazie ad un fatturato annuo pari a 725 milioni di euro. Nell’Az ha investito oltre 100 milioni, proprio la cifra che a suo dire è mancata alla DSB Bank per poter rimanere a galla. E’ stato insomma tradito dalla sua passione per il calcio. Non l’hanno bevuta in molti.
2. Non tedieremo il lettore con noiose cifre contabili. Puntualizziamo solamente due cose: la prima è Scheringa non è il miliardario russo arrivato in elicottero o lo sceicco gonfio di petrodollari. Dell’Az è sempre stato tifoso, pertanto il suo senso di appartenenza all’ambiente in cui operava è fuori discussione. La seconda è che Scheringa non è mai stato un santo. Investiva forte, rischiava, azzardava. Il De Telegraaf ha scritto che “meritava 10 in senso degli affari e 4 in etica”. Facile tirare le somme. Dal punto di vista calcistico è stato un ottimo presidente. Dal 2004 ad oggi ha portato una squadra di metà classifica ad una semifinale di Coppa Uefa ed al titolo nazionale; nel 2005 l’Az si trovava al 56esimo posto del ranking europeo, lo scorso anno era al 20esimo. Nello stesso periodo la crescita economica della squadra ha fatto registrare un incremento del 368%, mentre i salari da 11.4 milioni di euro sono cresciuti fino a 19.1. Oggi l’Az vale 50-60 milioni di euro, ha valorizzato talenti in passato (Koevermans, Landzaat, De Zeeuw, tutti finiti in nazionale) e continua a farlo (Schaars, Mendes Da Silva, Romero, Martens, El Hamdaoui, Dembele, Moreno, Pocognoli). Proprio i nomi citati potranno rappresentare l’ancora di salvezza del club, portando nelle sue casse denaro fresco (la vendita dello stadio, già preventivata, non è sufficiente a coprire il buco, e gli introiti dei diritti televisivi in Olanda sono risibili). Nel giro di un paio di stagioni l’Az tornerà la modesta squadra da metà classifica di inizio millennio, ma perlomeno la permanenza in Eredivisie è assicurata.
3. Nel frattempo si scende in campo senza sponsor. Paradossalmente è accaduto la prima volta proprio nella Champions League dei milionari, nell’incontro casalingo contro l’Arsenal. Cercasi sponsor disperatamente, almeno per i tre rimanenti incontri europei. La vetrina è prestigiosa, ma il tutto deve ottenere il consenso del curatore fallimentare. Che ha già bocciato l’ipotesi di una sponsorizzazione benefica modello Barcellona-Unicef. Al resto ci sta pensando il campo, dove Ronald Koeman viene costantemente superato sul piano tattico (e ovviamente del risultato finale) dai colleghi, si chiamino essi Steve McClaren (Twente) o Martin Jol (Ajax). Meglio falliti che ajacidi, citava una striscione comparso sulle tribune dell’ormai ex DSB Stadion la scorsa settimana, quando l’Az ha incassato quattro sberloni dall’Ajax. Contenti voi…
(In esclusiva per Indiscreto)

Il possesso di Koeman

di Alec Cordolcini
1. Le squadre di Ronald Koeman non sono mai belle da vedersi. Praticano un calcio speculativo, pieno di passaggi orizzontali e costruito su uno sterile possesso palla. L’esasperazione della gabbia di Hiddink modello Psv/Australia, oppure il Milan ancelottiano nella sua versione peggiore. Non è insomma un bello spettacolo, e lo diventa ancora meno quando i risultati latitano. L’Az di Van Gaal non praticava un calcio scintillante, ma era una squadra organica, solida e organizzata. L’Az di Ronald Koeman invece vive di fiammate, peraltro piuttosto pallide, che sopperiscono alla mancanza di una manovra armoniosa e, sopratutto, dotata di idee.
2. L’incontro di Champions con lo Standard Liegi ha punito la mentalità remissiva dell’ex tecnico di Vitesse, Ajax, Benfica, Psv e Valencia. I belgi non erano nella loro giornata migliore: mister Boloni, dopo lo sfortunato debutto contro l’Arsenal, aveva scelto di coprirsi snaturando in parte la vera anima dello Standard. Squadra che gira a mille solo quando gioca a mille, cioè attaccando. L’Az non ne ha approfittato, così come non aveva approfittato due settimane fa di un Olimpiacos in piena burrasca dopo aver cacciato Ketsbaia. In Grecia l’Az non aveva tirato in porta, puntando sfacciatamente allo 0-0. Al DSB Stadion lo ha fatto due volte con El Hamdaoui; gol nel primo caso, al termine di una bella azione sull’asse Martens-Dembele-Holman, grande parata di Bolat nel secondo. Poi una serie infinita di passaggi per arrivare al fischio finale.
3. Negli ultimi dieci minuti non si è visto alcun giocatore dell’Az nella trequarti avversaria, e questo nonostante la palla ce l’avessero quasi sempre gli olandesi. Un atteggiamento remissivo che è già costato tre punti in due partite. Nelle ultime uscite l’Az ha perso a Den Haag, in casa contro il Nec e ad Utrecht, battendo solamente lo Jong Ajax in coppa d’Olanda ai supplementari (doppietta di Dembele, giocatore di squisita tecnica che oggi non gioca nel Genoa solamente perchè l’Inter non ha pagato solo cash Milito e Thiago Motta). Forse qualcuno ad Alkmaar dovrebbe meditare sulla scelta compiuta in estate sul nuovo allenatore, prima che sia troppo tardi. O forse lo è già.
4. Perle in serie disseminate ieri dall’impreparato telecronista Sky nella telecronaca dell’incontro. Holman era Holmèn, Swerts (Sverts) diventava Suerts, El Hamdaoui si trasformava in El Hamdandaoui, venendo oltretutto spesso e volentieri confuso con Martens, Schaars (Skars) si ammorbidiva in Sciars e Kew Jalines (Kev Ialins) in Chiù Sgialins. La topica più grande però riguarda Pocognoli ”nato a Luik”. Dal momento che il telecronista, di cui abbiamo colpevolmente dimenticato il nome, ha parlato per tutta la partita di Standard Liegi (correttamente, dal momento che siamo in Italia), informare che il giocatore è nato a Luik, ovvero Liegi in fiammingo (pronunciata oltretutto Lüìk e non Lòk, se si vuol fare gli esperti almeno lo si faccia bene), non ha senso. Salvo non si stia ignorando di parlare della medesima città. Reduci dall’ottima telecronaca di Rubin Kazan-Inter targata Massimo Marianella, forse pretendevamo un po' troppo. Però continuiamo a non comprendere perchè uno sport così (finto)popolare come il calcio stenti ad avere dei cantori professionisti adeguati.
(in esclusiva per Indiscreto)

Un talento Excelsior

di Alec Cordolcini
1. L’ultima frontiera di questo calcio che non conosce limiti si trova in Kuwait, patria di Sayed Abdullah Sulaiman, 11enne aspirante calciatore che ha trovato un ingaggio in Europa nell’Excelsior Rotterdam, Eerste Divisie olandese. Con un provino? No, con un documentario dal titolo “Sayed, Soccer Talent”, girato dal regista olandese Hans Groenendijk (con la supervisione del padre del ragazzo) e presentato al Gulf Film Festival di Dubai. Una pellicola che racconta sogni e ambizioni di un ragazzino arabo nel corso di uno stage effettuato nel Feyenoord all’età di 9 anni, sullo sfondo dell’incontro/scontro tra due culture, quella occidentale e quella araba, sempre piuttosto distanti tra loro. Una pellicola, costata 20mila euro, sottoposta all’attenzione di numerosi club europei di prima fascia, quali Liverpool, Barcellona e Manchester United. “Durante quei giorni”, ha raccontato Groenendijk, “il mio telefono ha cominciato a scottare. Mi chiamavano un sacco di procuratori per sapere se il ragazzo era già sotto contratto con qualche club”. La scelta di Sayed, già inopinatamente ribattezzato 'Il Messi del Medio Oriente' (“e chi lo chiama così”, prosegue il regista olandese, “gli fa solo del male, perché le qualità ci sono ma la strada è ancora molto molto lunga”), è però caduta sull’Olanda, paese dove il padre Reda ha trovato lavoro, anche grazie all’intervento del governo del Kuwait, come magazziniere al porto di Rotterdam.
2. Valutazioni etiche a parte, l’Excelsior è forse il miglior club olandese nel quale un giovane emergente possa capitare. Perché il terzo club di Rotterdam ha alle spalle una recente ma consolidata tradizione di svezzamento di giovani virgulti, spesso provenienti in prestito dalla casa-madre Feyenoord, che possono iniziare il loro percorso nel calcio professionistico senza la pressione che regna in piazze più esigenti. Negli ultimi anni al Woudestein si sono così visti Robin van Persie, Mounir El Hamdaoui, Salomon Kalou, Royston Drenthe, Michel Fernandes Bastos (e qualcuno al Feyenoord si starà ancora mangiando le mani per non aver compreso il talento di questo gioiello che oggi fa faville nel Lione), Brett Holman e Thomas Buffel. Tutti nazionali, o in procinto di diventarlo. La tradizione di squadra dalla linea verde prosegue tutt’oggi, in una Eerste Divisie che ha nell’Excelsior una sorta di under-21 con ben cinque giocatori provenienti dalle giovanili del Feyenoord nell’undici titolare (il difensore Nieveld, il centrocampista Wattamaleo e il tridente d’attacco Schet-Erasmus-Janota, 10 reti complessive in 5 partite). A questi si è appena aggiunto lo sfortunatissimo Tim Vincken, dotata ala destra messasi in evidenza nel mondiale casalingo under-20 del 2005 ma che non vede il campo, causa incredibile raffica di infortuni, da oltre 50 mesi.
3. E’ un neofita del professionismo invece Roland Bergkamp, qualità ancora tutte da verificare ma cognome che non può passare inosservato. Attaccante classe 91, Roland è cugino di terzo grado del famoso Dennis, che ha dichiarato di conoscere a malapena. Lo scorso 14 agosto a ‘s Hertogenbosch è arrivato il suo debutto ufficiale; la carta d’identità segnava 18 anni e 4 mesi. Tra Daley Blind e Rodney Sneijder, tra Lorenzo Davids e Robbin Kieft, ecco un altro cognome importante che sale sul palcoscenico. Con l’augurio di non trovarsi un domani nel Monza del turno, ingaggiato dall’illustre parente diventato nel frattempo patron del club.
wovenhand@libero.it
(in esclusiva per Indiscreto)

L'Eredivisie che verrà

di Alec Cordolcini
1. Nell’estate 2008 Marko Arnautovic era solo un giovane di interessanti prospettive che aveva raccolto collezionato qualche presenza in prima squadra con il Twente, senza però mai riuscire a trovare il gol. Oggi lo troviamo nell’Inter. Il suo ex compagno di squadra Eljero Elia vantava già quattro stagioni in Eredivisie, ma il rendimento modello alti e bassi non lo rendeva proponibile in chiave mercato all’Ajax, figuriamoci all’estero. Oggi è in nazionale, e dopo aver detto di no al Manchester City si è accasato all’Amburgo. Nella città portuale troverà Marcus Berg, scoperto dai più al recente Europeo under-21 ma da anni bomber da oltre 15 gol a stagione. Poi ci sono Daniel Pranjic e Edson Braafheid, neo acquisti del Bayern Monaco. Esempi che testimoniano come anche in tempi di crisi la Eredivisie non abbia perso la propria capacità di coltivare e valorizzare talenti. Questa sera Heerenveen-Roda aprirà la nuova stagione. Il sottobosco di potenziali affari di mercato rimane altrettanto interessante e fertile. Di seguito proponiamo una rapida carrellata.
2. Tra Maradona e Van Gaal, ecco Sergio Romero (classe '87), miglior portiere del campionato 08/09. Esplosivo tra i pali, rapido nei riflessi a dispetto dell’altezza (1.92), il numero uno argentino è risultato uno degli elementi fondamentali nella vittoria dell’Az mantenendo inviolata la propria porta in ben 22 partite. Oro olimpico a Pechino con l’Argentina (titolare dai quarti di finale al posto dell’infortunato Ustari), stimatissimo dal ct della Selecciòn Maradona, che lo ha fatto esordire dal primo minuto a Glasgow contro la Scozia. Proviene dal vicino Brasile invece Douglas Franco Texeira (88), formatosi nel vivaio del Joinville Esporte Clube ma trasferitosi in Olanda senza aver disputato un solo minuto nella massima divisione brasiliana. Difensore centrale possente, leve lunghe, forte di testa, nello spumeggiante Twente del rinato Steve McClaren Douglas ha puntellato la difesa con precisione e personalità, mostrando una sorprendente capacità di adattamento al calcio europeo. Destinato a seguire la parabola ascendente del connazionale del Chelsea Alex.
3. La deficitaria gestione Van Basten in casa Ajax non ha lasciato solo macerie. Il lancio in prima squadra di Gregory van der Wiel ('89) è tutta farina del sacco dell’ex milanista, che lo ha riconvertito da difensore centrale (ruolo ricoperto nelle giovanili) in terzino destro preferendolo al più quotato (e costoso) Bruno Silva. E’ sbocciato un talento che si ispira a Dani Alves definendosi “difensore di professione, attaccante per attitudine” e che nel giro di pochi mesi è passato dall’esclusione dall’Under-21 in partenza per le Olimpiadi di Pechino alla maglia da titolare della nazionale maggiore durante le qualificazioni per Sudafrica 2010. Veste invece la casacca dei Diavoli Rossi belgi ormai dal 2007 Jan Vertonghen ('87), rude mastino mordicaviglie dai numerosi utilizzi: mediano, difensore centrale oppure esterno sinistro, ovunque lo si metta lui corre e azzanna, non disdegnando qualche puntata a rete per sfogare il proprio sinistro potente. Curiosa la storia legata al suo primo gol da professionista: coppa d’Olanda 05-06, Ajax 2-Cambuur, gli avversari gettano fuori la palla per soccorrere un infortunato, alla ripresa del gioco lui la restituisce con una palombella da oltre 50 metri che si infila nel sette. Ma giura di non averlo fatto apposta.
4. Il portafoglio vuoto aguzza l’ingegno e l’attitudine alla sperimentazione. Così il Feyenoord ha scoperto le geometrie di Leroy Fer ('90), centrocampista multifunzionale piazzato nel cuore della mediana del club di Rotterdam per dettare tempi e ritmi, proprio come fa il padre del giocatore antilliano in ambito musicale con la sua banda di ottoni “Red Hot”. Un metronomo non velocissimo ma dinamico e puntuale negli inserimenti sui calci piazzati. In attesa però di ripetere un altro affare modello Drenthe, il Feyenoord si coccola anche Diego Biseswar ('88) e Georginio Wijnaldum (90), i due scudieri dell’intramontabile Roy Makaay. Il primo è uno spirito anarchico con trascorsi tribolati (la scorsa estate venne cacciato da un provino allo Sheffield United dopo un solo giorno) che svaria sull’out sinistro, dribbla e conclude con destro a giro; il secondo ha trasferito il suo sogno di diventare un acrobata da circo sui campi da gioco. Paragonato al primo Seedorf, Wijnaldum lo ha battuto in precocità, debuttando in Eredivisie all’età di 16 anni e 148 giorni.
5. Nella stagione 1986/87 Erik Willaarts dell’Utrecht si classificò secondo nella classifica marcatori alle spalle di Marco van Basten, all’epoca bomber dell’Ajax. Potrebbe imitarlo a breve il nipote Ricky van Wolfswinkel ('88), ottimo bagaglio tecnico unito a movenze rapide e fiuto del gol da rapace d’area di rigore. Tutte qualità mostrate nel Vitesse in un campionato iniziato da signor nessuno e concluso sotto i riflettori. Adesso dovrà ripetersi proprio nell’Utrecht. In ambito olandese si conosceva già invece il brasiliano Paulo Henrique Carneiro Filho ('89); gol all’esordio nell’Atletico Mineiro (10 giugno 2007, 1-0 al San Paolo), doppietta alla sua “prima” con l’Heerenveen (5-1 al Nac Breda il 15 dicembre dello stesso anno). Aumentato quest’anno il minutaggio, sono cresciuti di conseguenza i gol, e la stagione si è chiusa in doppia cifra. Ambidestro, è agile, tecnico e svaria molto. Una rete da urlo in Coppa d’Olanda al Nec Nijmegen, con palleggio e pallonetto al volo a scavalcare il portiere. Altro pezzo forte del club frisone è Roy Beerens ('87), ala destra veloce e tatticamente ordinata che ha dimostrato come a volte fare un passo indietro possa favorire la propria carriera piuttosto che penalizzarla. Cresciuto nelle giovanili del Psv Eindhoven, nell’estate del 2007 Beerens ha rifiutato il contratto propostogli dal club della Philips preferendo accasarsi in provincia, all’Heerenveen, dove è diventato subito titolare. Stella dell’Under-21, quando gli è stato chiesto quale fosse stato l’avversario più tosto affrontato finora ha risposto senza esitazioni “l’italiano Davide Santon”. Tra piccoli campioni ci si intende subito.
6. Da tempo immemorabile il calcio ungherese non riesce a produrre un top player. Per questo motivo è ancora più forte la pressione su Balasz Dszudszak ('86), esterno mancino scuola Debrecen (tre titoli nazionali in quattro stagioni, delle quali le ultime due da titolare) arrivato nel gennaio 2008 al Psv Eindhoven. Esordio fulminante a suon di reti, poi un rallentamento la stagione, anche perché penalizzato da un modulo troppo rinunciatario. Veste la maglia della nazionale maggiore già da un anno e mezzo. La stoffa c’è tutta, adesso serve personalità e continuità.
7. Per finire un’autentica scommessa. La scorsa estate lo sconosciuto Luuk de Jong ('90) fu il maggior goleador delle squadre olandesi nelle amichevoli precampionato, tanto da guadagnarsi una chance da titolare nel De Graafschap e chiudere il campionato con un bottino, 8 reti, che gli è valso il passaggio al Twente. Quest’anno la situazione si è ripetuta con l’altrettanto sconosciuto Genaro Sneijders ('89), re del gol delle amichevoli estive con 12 centri. Gioca nel Vitesse e può quindi evitare il trappolone del prestito in Eerste Divisie, tomba delle aspirazioni di tanti goleador in erba.
(in esclusiva per Indiscreto)

La scuola di Ozyakup

di Alec Cordolcini
1. Per un olandese non esiste niente di più classico e “sentito” che una bella partita di calcio contro la Germania. La quale solitamente si conclude con abbracci teutonici e lacrime oranje. Non ha fatto eccezione la finale dell’Europeo under-17 disputata ieri e che ha visto la Germania imporsi sull’Olanda 2-1 dopo i tempi supplementari. Alla luce del torneo disputato quello dei tedeschi, 5 vittorie in 5 incontri, è stato un successo sofferto ma meritato, come ci ha raccontato il collega Carlo Pizzigoni che ha seguito tutta la manifestazione (ecco il link ai suoi pezzi). Radio Olanda ha invece focalizzato le sue attenzioni sugli jonge leeuwen in maglia arancione, autori di un Europeo ampiamente positivo sotto tutti i punti di vista. Personalità, organizzazione, disciplina, talento. Una bella Olanda, fermatasi solamente di fronte all’ultimo scoglio, come accadde anche nell’Europeo del 2005, quando l’under-17 (con Diego Biseswar e Dirk Marcellis) arrivò per la prima volta nella propria storia in finale salvo cedere 2-0 alla Turchia.
2. Nato a Trebisonda ma cresciuto tra i canali di Zaandam, provincia del Noord Holland, il centrocampista di origini turche Oguzhan Özyakup non ha tradito le attese che vedevano in questo elegante meneur de jeu di scuola Az Alkmaar la stella della squadra. Visione di gioco, classe e carisma, Özyakup, destro naturale a suo agio sia nel cuore della mediana che sulla fascia, ha orchestrato la manovra dei piccoli tulipani con la saggezza di un veterano, dimostrando di meritarsi pienamente le attenzioni di un Arsenal che, nell’aprile 2008, aveva fatto pervenire al giocatore una “sostanziosa proposta” convincendolo a lasciare Alkmaar per entrare in una delle più prestigiose academies di Premier League. Young Guns Player of the Month lo scorso marzo, grazie a tre gol e un assist spalmati in quattro partite tra Young Arsenal (doppietta al Motspur Park nel 5-1 rifilato al Fulham) e Olanda under-17, Özyakup studia alla scuola di Fabregas e spera di seguire le orme del connazionale Robin van Persie. La strada è quella giusta.
3. Sette i convocati del Feyenoord per l’Europeo under-17, cinque dei quali (il centrale Stefan de Vrij, il terzino sinistro Mats van Huijgevoort, l’interno di centrocampo Osama Rashid, l’ala destra Shabir Isoufi e la punta centrale Luc Castaignos) presenti nell’undici titolare, a testimonianza del momento magico che sta vivendo il vivaio del club di Rotterdam. Il 16enne Castaignos è l’elemento che, alla pari di Özyakup, merita la copertina. Attaccante rapido alla Roy Maakay fresco del suo primo contratto da professionista firmato con lo scorso ottobre con il Feyenoord, le reti segnate alla Svizzera in semifinale e alla Germania in finale hanno iscritto Castaignos negli annali del calcio giovanile oranje quale miglior marcatore di sempre dell’under-17. 11 infatti il suo bottino di gol, una in più dei vecchi detentori del primato, vale a dire Jan Vennegoor of Hesselink, Collins John e Geoffrey Castillion. I primi due hanno sfondato nel professionismo, Castillion è invece un classe 91 in rampa di lancio all’Ajax. Una buona notizia per Castaignos. E per il calcio olandese.
4. Citazione infine per l’estremo difensore Patrick ter Mate, acrobatico e spettacolare senza però dimenticare la sostanza. Lo dimostrano i 350 minuti di imbattibilità iniziati al suo esordio (da subentrato) nell’under-17 (2-0 alla Polonia), mantenuti contro Azerbagian (1-0), Lussemburgo (4-0) e Croazia (3-0), e terminati dopo settanta minuti contro l’Inghilterra (1-1) per mano di Luke Garbutt. In finale ha invece dovuto arrendersi ad una punizione pennellata sotto l’incrocio dei pali di Florian Trinks, ma il bilancio per questo giovane appartenente al settore giovanile del Vitesse/Agovv Apeldoorn (in Olanda per contenere i costi diversi club hanno accorpato i propri vivai) è ampiamente in attivo. Un nome da seguire. wovenhand@libero.it
(in esclusiva per Indiscreto)

Koning il barbaro

di Alec Cordolcini
Zibaldone olandese di fine campionato senza voti nè pagelle, perchè di professori e maestrini ne circolano fin troppi (“Ranieri? Colpevole”; “Hiddink? Stia zitto e si ricordi la Corea”; “Spalletti? Non capisce niente”, e ci fermiamo qui). Spunti e aneddoti regalati da un campionato che ogni anno non manca di offrire emozioni e raccontare storie. Un mondo tutto da scoprire.
1. Un’intera stagione racchiusa nei piedi di Gerry Koning, sfortunato protagonista della retrocessione del Volendam. A tredici minuti dal termine della sfida salvezza contro il De Graafschap il difensore ha insaccato nella propria porta la palla del 2-2, a cinque dalla fine è capitata a lui una ghiottissima occasione per riportare gli altri oranje in vantaggio. Niente da fare. Alla grande famiglia del Volendam, artigianato locale nel calcio dei milioni, è toccato l’ultimo posto. Per i miracoli pregasi passare tra un paio d’anni.
2. Dieci panchine saltate in Eredivisie (due solo nel Roda) e, caso più unico che raro, tra queste sono incluse tutte e tre quelle delle big d’Olanda. Il Feyenoord ha licenziato Gertjan Verbeek, Huub Stevens si è dimesso dal Psv Eindhoven e Marco van Basten, a una giornata dalla fine, dall’Ajax. Per i quadricampioni d’Olanda in carica del Psv Stevens è stato un disastro; con lui in sella il Psv ha raccolto 32 punti in 19 partite (media 1.68), uscendo (male) da Champions League e Coppa d’Olanda, mentre il suo sostituto Dwight Lodeweges ha totalizzato 33 punti in 15 match (media 2.2). Ma non è finita qui; dalla nascita della Eredivisie (1956) ad oggi solamente tre tecnici nel Psv hanno fatto peggio di Stevens in termini di punti: lo slavo Milan Nikolic (1967), quindi Cees van Dijcke (58-59) e Wim Blokland (67-68).
3. A proposito di Marco van Basten, c’è da notare come la Eredivisie non porti certo bene agli ex fuoriclasse del Milan passati dal campo alla panchina. Rijkaard retrocesse con lo Sparta Rotterdam, Gullit fu allontanato dal Feyenoord dopo una stagione indecifrabile, con la squadra che segnava a raffica ma non conosceva nemmeno l’abc della fase difensiva. Adesso è toccato a Van Basten dopo un umiliante 0-4 incassato contro uno dei peggiori reparti offensivi del campionato, quello dello Sparta Rotterdam. Non è tutta da buttare l’esperienza ajacide del Cigno di Utrecht. Innegabili però gli errori e una certa confusione di fondo.
4. Ancora una volta buona parte dei dolori dell’Ajax è arrivata dal mercato. Si è proseguito sulla linea dei flop: il costosissimo Sulejmani, lo sfortunato Aissati, il terribile Oleguer (bidone della Eredivisie stagione 08/09). E’ stata così vanificata l’ottima annata di Luis Suarez, tipetto ispido e rognoso ma dal valore in costante ascesa. Non dribbla come Dembele, nè delizia gli esteti come Arnautovic, nè tantomeno sprigiona la potenza di Berg. Nessuno però lo batte in efficacia: 22 reti e 14 assist. Trattenerlo ad Amsterdam sarà sempre più dura.
5. “Bisognerebbe andarci cauti con giudizi quali pessimo attaccante o bidone. A questi signori della carta stampata che non conoscono il significato della parola rispetto ricordo che anche gente come Litmanen, Ibrahimovic o, per restare alla mia squadra, Koevermans incontrarono difficoltà all’inizio. Graziano Pellè è costato 7 milioni di euro? Abbiamo venduto Mathijsen, un difensore, all’Amburgo per 8. E’ solo un meccanismo di mercato, le valutazioni tecniche non c’entrano”. Così Louis van Gaal. Se però il tecnico dell’Az farà davvero le valigie per Monaco di Baviera, l’attaccante italiano, solo 3 centri in campionato, può scordarsi la Champions League.
6. Novello Spinelli, il presidente del Twente Joop Munsterman aveva definito senza mezzi termini “una catastrofe” l’avventura della sua squadra in Coppa Uefa. “Capisco la gioia di giocatori, tifosi e simpatizzanti, ma a livello economico questa coppa è stata un’autentica piaga. La doppia sfida con il Rennes al primo turno ci è costata una perdita netta di 600mila euro, e per la partita contro lo Schalke 04 abbiamo venduto i diritti televisivi a prezzo di saldo perché, con cinque squadre olandesi e altrettante tedesche impegnate nella competizione, i palinsesti erano già pieni”. I Tukkers devono proprio aver preso a cuore lo sfogo del proprio presidente, visto che si sono qualificati per il secondo anno consecutivo ai preliminari di Champions. L’importante è non trovare ancora l’Arsenal come lo scorso agosto.
7. Figli d’arte crescono. Nel secondo tempo di Volendam-Ajax ha debuttato Daley Blind, segnalandosi subito per la vivacità e per aver conquistato il calcio d’angolo da cui è nata la rete del successo degli ajacidi. Il centrocampista classe 1990 è figlio di Danny Blind, bandiera dell’Ajax per 13 stagioni e attualmente direttore sportivo del club. “Ma rispetto a papà difendo meno bene”, ha scherzato il giocatore, “il mio è un ruolo più offensivo”.
8. Meno esaltante invece l’esordio in Eredivisie dell’attaccante svedese Ola Toivonen. L’ex Malmö si è infatti presentato in Psv Eindhoven-Nac Breda con un plateale tuffo in area che gli è costato un giallo per simulazione. Non contento, a fine gara ha candidamente dichiarato che “per un attaccante è naturale lasciarsi cadere in area. Lo fanno tutti”. Carpiati a parte, il suo impatto nel club della Philips è stato comunque discreto.
9. Nel Feyenoord obbligato ad adottare, per ragioni economiche, la linea verde si sono messi in mostra tanti giovani virgulti, da Fer a Wijnaldum fino a Biseswar, Leerdam, Pedro e Janota. Diego Biseswar è colui che più di tutti deve ringraziare le casse vuote del club di Rotterdam, dal momento che la scorsa estate per lui era già pronto il foglio di via. Colpa di un carattere alla Balotelli che, in poco meno di dodici mesi, lo aveva visto finire ai margini del De Graafschap, venire confinato nelle giovanili all’Heracles ed essere cacciato dallo Sheffield United dopo un solo giorno di stage. Oggi è uno dei punti fermi dai quali ripartirà la ricostruzione del club di Rotterdam.
10. Non ha lasciato tracce invece il giovane più atteso nella città portuale, ovvero Kermit Erasmus, considerato in Sudafrica il Wayne Rooney di Pretoria. Due le cose per cui si è fatto notare il 18enne attaccante: l’orribile taglio alla mohicana biondo ossigenato e la golosità mostrata nel divorare i pannekoeken, la pietanza conosciuta in Italia con il nome di crêpe. Non esattamente la dieta ideale per prepararsi a Sudafrica 2010.
11. Bizzarro scherzo per il primo aprile in Olanda. L’azienda edile Licotec ha diramato un comunicato nel quale veniva presentato il piano per la costruzione di un nuovo stadio per il club di Eredivisie del De Graafschap. La particolarità dell’impianto, capienza 20mila posti, risiedeva nella forma, che avrebbe ricordato quella di un trattore in onore del soprannome (Superboeren, ovvero Supercontadini) del club di Doetinchem. Non è invece uno scherzo il colloquio richiesto dal club al Chelsea per trattenere, in caso di salvezza ai play-off, l’israeliano Ben Sahar al De Vijberg fino a metà 2010. L’ostacolo principale è rappresentato dal contratto del giocatore con i Blues, in scadenza il prossimo anno. A Stamford Bridge potrebbero infatti decidere di monetizzare.
12. Roy Maakay ha chiuso la stagione, la sua sedicesima da professionista, con un bottino di 16 reti in campionato. Solamente nel suo primo anno al Vitesse (stagione 93-94) e al suo debutto nella Liga spagnola (Tenerife, anno 97-98) l’ex bomber di Deportivo La Coruna e Bayern Monaco non ha chiuso una stagione in doppia cifra.
13. A proposito di gol, che stadio scegliere in Olanda per gustarsene il maggior numero possibile? Ovviamente l’Abe Lenstra di Heerenveen, dove quest’anno se ne sono visti ben 63, per una media di 3.71 a incontro. Merito soprattutto della squadra di casa, splendida incompiuta per l’ennesimo anno. Al solito numerosi i giocatori da appuntarsi sul taccuino: Daniel Pranjic, Paulo Henrique, Viktor Elm, Roy Beerens, Christian Grindheim, Arnold Smarason. La partita più brutta dell’anno? In Coppa Uefa contro il Milan, affrontato con imperdonabile timidezza (una difesa a cinque mai vista in Frisia, né prima né dopo). Ma altrimenti che incompiuta sarebbe?
14. Lo hanno chiamato l’esonero delle crocchette quello subito da Jan Everse, cacciato dalla dirigenza dello Zwolle dopo una furibonda litigata con un collaboratore del club al banchetto della società. Il motivo della contesa risiedeva appunto nella qualità delle “bitterbal”, stuzzichini a base di carne trita, farina e verdure. Alla fine però ha vinto Everse, tornato la scorsa settimana a guidare lo Zwolle. La dirigenza invece se n’è andata.
15. E’ finito in mutande alla festa promozione il giocatore attualmente più corteggiato dai club olandesi. Keisuke Honda, faro del centrocampo di un Vvv Venlo che ha vinto il campionato cadetto per manifesta superiorità, sfoglia la margherita delle offerte e vede nel contempo la propria maglia messa in vendita on-line in Giappone a prezzi da cimelio di Champions League. Nella storia del Venlo Voetbal Vereniging Honda è già stato ribattezzato l’affare del secolo.
16. Ultimi calci nel professionismo per Fc Eindhoven e Fortuna Sittard. Scompaiono il club cittadino della Lichtstad (città della luce) e una società storica di quella provincia olandese, il Limburgo, nel quale ha mosso i primi passi il calcio professionista oranje. Il Fortuna, sommerso dai debiti, si fonderà con il Roda, anch’egli messo maluccio tanto finanziariamente quanto sportivamente (il club affronterà i play-off salvezza/promozione), nello Sporting Limburg. Società che si è vista ritirare un contributo di 6.5 milioni di euro da parte della Provincia del Limburgo proprio a causa della precaria situazione economica. Se il buongiorno si vede dal mattino…
17. Chiusura con ciò che rimane da giocare nella stagione: la finale di coppa d’Olanda, in programma domenica 17 maggio alle ore 18.00 al De Kuip di Rotterdam, avversarie Twente e Heerenveen, diretta su Sportitalia; i play-off per l’ultimo posto disponibile in Europa League (li disputeranno Groningen, Feyenoord, Nac Breda e Utrecht); la nacompetitie, ovvero i play-off che raccolgono penultima e terzultima classificata di Eredivisie, più otto squadre di Eerste Divisie, per decidere i due club che giocheranno nella massima divisione il prossimo anno. Il programma completo lo si trova cliccando su questo link.
(in esclusiva per Indiscreto)

Una bella Moussa

di Alec Cordolcini
1. Da Radio Olanda a Video Olanda, almeno per una settimana. Dopo tante chiacchiere, ecco una compilation di immagini in movimento, nel tentativo di cogliere i gesti tecnici migliori regalati da una stagione olandese ormai agli sgoccioli. Buona visione, e ci scusiamo per la qualità non propriamente di alto livello.
2. Moussa in arabo significa Mosè. Moussa Dembele dell’Az Alkmaar non è in grado di separare le acque, però riesce a fare gol come questo.
3. Ne abbiamo già parlato qualche settimana fa, ma l’invenzione di Melvin Platje che regala al Volendam la semifinale di Coppa d’Olanda merita di essere riproposta.
4. Coast to coast di maradoniana memoria per il centrale del Groningen Andreas Granqvist, ennesimo svedese di successo in Olanda.
5. Ripescato in Qatar, da queste immagini Ali Boussaboun potrebbe far pensare ad un acquisto azzeccato da parte dell’Utrecht. Non è stato così.
6. Marko Arnautovic garantisce così, all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare, il proseguo del Twente di McClaren in Coppa d’Olanda.
7. Tra le poche note liete della tribolatissima stagione del Feyenoord, i giovani made in Rotterdam. Ecco Diego Biseswar.
8. Mounir El Hamdaoui dell’Az Alkmaar di gol ne ha segnati tanti e belli. Scegliamo questo, un gioiello di tecnica e coordinazione.
9. Da Stamford Bridge al De Vijberg di Doetinchem, casa del De Graafschap. L’israeliano Ben Sahar, prestito del Chelsea, si presenta così.
10. Nel grigiore totale del Psv Eindhoven 08/09 spunta Danny Koevermans. Ma anche per l’ex postino non è certo stata la stagione migliore.
11. A Heerenveen cresce bene la punta brasiliana classe 89 Paulo Henrique. Contro l’Utrecht ecco la sua segnatura numero 8. Ma anche in Coppa contro il Nec non ha scherzato.
12. Sempre rimanendo in Frisia, il norvegese di chiare origini marocchine Tarik Elyounoussi finalizza con freddezza un’ottima giocata corale della squadra.
13. Stagione deludente quella di Miralem Sulejmani con l’Ajax, sicuramente non all’altezza degli oltre 16 milioni di euro sborsati dagli ajacidi. Questa perla non cancella l’amarezza.
14. Non è un fine dicitore del pallone la ruvida punta centrale del Willem II Frank Demouge. Questo è un piccolo tributo alla sua miglior stagione da professionista.
15. In Eerste Divisie trionfa il Vvv Venlo, ma la palma del miglior gol finisce a Waalwijck, dove l’esterno destro belga dell’Rkc Benjamin De Ceulaer si inventa questa prodezza.
16. Quando la giornata è quella giusta, l’Heerenveen di Trond Sollied è un autentico spettacolo. Il 5-2 rifilato all’Ajax è stata la miglior partita olandese stagionale a cui ha assistito il curatore di questa rubrica. Ecco gli highlights (marcatori: Bruno Silva –autogol-, Beerens, Sibon, Pranjic (r), Huntelaar, Suarez (r), Pranjic).
wovenhand@libero.it
(in esclusiva per Indiscreto)

Dalla A all'AZ

di Alec Cordolcini
1. L’Az Alkmaar campione d’Olanda 80-81 fu una (splendida) eccezione, incapace però di aprire un ciclo, tanto che solamente otto anni dopo quel successo il club retrocesse in Seconda Divisione. Non andò meglio in Europa; l’avventura in Coppa Campioni, dopo un primo facile turno contro i norvegesi dello Start di Kristiansand, si fermò ad Anfield al cospetto del Liverpool, in una partita dai ritmi serrati che alla fine premiò la maggiore qualità dei Reds, vittoriosi 3-2 (in Olanda l’andata si era chiusa sul 2-2). L’anno successivo fu invece Coppa delle Coppe, e la musica non cambiò di una nota: primo turno comodo contro i nordirlandesi del Limerick, poi sfida contro l’Inter, che con Juary e Altobelli ribaltava a San Siro la rete segnata da Tiktak nel vecchio Alkmaarderhout. Salvo una comparsa nell’Intertoto 88/89, l’Az tornerà in Europa solamente nel 2004, nel pieno dell’era del presidente-banchiere Dick Scheringa. Il cui sogno rimane quello di vedere l’Az perennemente insediato ai vertici del calcio olandese. La buona situazione finanziaria del club (vendere i pezzi pregiati è quindi un’opzione, non un obbligo), unita ad una rosa di bassa età media ed alta qualità, rappresentano basi piuttosto solide sulle quali costruire un progetto importante. Di seguito proponiamo il bilancio stagionale dei nuovi campioni d’Olanda, che recentemente un quotidiano italiano ha definito “compagine modesta portata al successo da Louis van Gaal”. Con tutta probabilità l’unico nome del pianeta Az conosciuto dal giornalista.
2. Stagione a 5 stelle. Mounir El Hamdaoui (24 anni): l’uomo in più dell’Az. Van Gaal gli ha concesso molta libertà di movimento, lui ha ripagato superando quota 20 reti, segnando da ogni posizione. Pagato a peso d’oro nel gennaio 2008, ha ripagato l’investimento con gli interessi. Tecnicamente aveva poco da dimostrare, a livello fisico e di rendimento invece ancora molto. Lo ha fatto al meglio. Testa a testa finale con Luis Suarez dell’Ajax per il titolo di capocannoniere. Stijn Schaars (25): se Wesley Sneijder è il nuovo Davids, Schaars è il nuovo Sneijder. Così si diceva di lui un paio di anni fa. Poi un bruttissimo infortunio lo ha costretto a ripartire da zero. Pienamente guarito, ecco nuovamente un centrocampista poliedrico che imposta e difende con uguale intensità e lucidità. La stoffa inoltre è quella del leader. Demy de Zeeuw (25): sul mercato in estate, frustrato dall’essere risultato il migliore dei suoi in una stagione rovinosa che gli ha fatto perdere il posto nazionale. Troppo bassa però l’offerta dell’Amburgo, si resta ad Alkmaar. Nel cuore del centrocampo, per comporre con Schaars la struttura portante della mediana, e del gioco, di tutta la squadra. L’ambizione per il grande salto brucia ancora, ma adesso il valore del suo cartellino è raddoppiato. Sergio Romero (22): a sorpresa titolare tra i pali fin dalla prima giornata, si è dimostrato un portiere attento e affidabile, rimanendo imbattuto per oltre 900 minuti. Infortunato nel finale di stagione per aver tirato una testata al muro dello spogliatoio dopo la sconfitta in Coppa d’Olanda contro il Nac Breda. Unica concessione al nervosismo in una stagione di notevole maturità.
3. Stagione a 4 stelle. Moussa Dembele (21): il miglior prodotto d’esportazione dell’Az, e infatti è il principale candidato a lasciare la squadra. Lo farà dopo un ottimo torneo in cui, da seconda punta o da esterno destro di fascia con ampia libertà di movimento, ha confermato tutto il proprio bagaglio tecnico di prim’ordine. Da urlo una rete al Willem II dopo aver saltato sei avversari in dribbling. David Mendes Da Silva (26): il nuovo Rijkaard che non è mai cresciuto. Sa fare tutto bene, può ricoprire pressoché tutte le posizioni in difesa ed a centrocampo, ma è sempre apparso allergico al definitivo salto di qualità. Con Van Gaal prezioso esterno destro di una mediana a quattro, ed è arrivata la convocazione in nazionale. Maarten Martens (24): come Schaars, anche lui reduce da una stagione trascorsa tutta in infermeria. Tornato titolare, si è rivisto il suggeritore lucido che gli era valso il soprannome di Litmanen dei poveri. Con De Zeeuw si divide la palma di miglior assist-man della squadra. Kew Jaliens (30): classe 79, è il veterano della squadra, e questo la dice lunga sull’età media dell’Az. Titolare inamovibile in mezzo alla difesa, ruvido ma efficace. Niklas Moisander (23): una bella sorpresa questo giovane finlandese cresciuto nel vivaio dell’Ajax e prelevato dallo Zwolle. Difensore centrale o terzino destro, sempre con grande personalità. Un nome da seguire, possibile erede di Hyypia in nazionale (ma rispetto al difensore del Liverpool è un sinistro naturale). Gill Swerts (26): dal Vitesse a parametro zero, con la fama (meritata) di elemento di categoria poco indicato per i livelli più alti. Ha smentito tutti con prestazioni sull’out di destra di notevole spessore quantitativo. Sebastien Pocognoli (21): tra i migliori terzini sinistri del campionato, è maturato limitando pause ed eccessi di nervosismo, venendo premiato con la convocazione nella nazionale belga. Acquistato nell’estate del 2007 per sostituire Tim de Cler, oggi la missione può ritenersi compiuta. Ari (23): ha avuto la sfortuna di trovarsi davanti un El Hamdaoui in stato di grazia; impossibile rubargli il posto. Si consola però con la palma di miglior realizzatore effettivo della squadra, 9 reti in 18 partite per una media di un gol ogni 113 minuti.
4. Stagione a 3 stelle. Hector Moreno (21): altra scommessa vinta da Van Gaal, che affianca questo giovane nazionale messicano a Jaliens nel cuore della difesa. Rendimento senza sbavature fino a dicembre, quando un infortunio nel match contro il Feyenoord lo mette ko. Quanto basta però per meritarsi il prolungamento del contratto fino al 2014. Ragnar Klavan (23): nazionale estone (54 caps a dispetto della giovane età) arrivato a gennaio dall’Heracles Almelo per rimpolpare un reparto arretrato ridotto un po’ all’osso dagli infortuni. Assolve bene il proprio compito, puntando su una fisicità notevole. Kees Luijckx (23): sufficienza stiracchiata per questo piccolo emulo mancato di Pirlo, ottimo gli anni passati nell’Excelsior prima come numero 10 e poi come play basso. Ma nella mediana dell’Az gli spazi scarseggiano, ed eccolo quindi riproposto come difensore centrale. Senza infamia e senza lode. Nicky van der Velden (27): scartato dall’Rkc Waalwijck in Eerste Divisie, campione con l’Az in Eredivisie. Dov’è l’errore? Forse nel caso di questo onesto cursore di fascia la verità risiede nel mezzo.
5. Stagione a 2 stelle. Graziano Pellè (25): non ci siamo. Fosse arrivato a parametro zero ci si sarebbe anche potuti accontentare delle sole tre reti stagionali (che peraltro hanno fruttato sei punti). Ma dal secondo acquisto più costoso nella storia dell’Az è obbligatorio pretendere qualcosa (molto) di più. Nonostante l’impegno sia fuori discussione. Brett Holman (25): flop proveniente dal Nec Nijmegen, il nazionale australiano si è intristito per le ripetute esclusioni dall’undici titolare nei primi mesi inabissandosi nella mediocrità. Infine non giudicabili, causa limitato impiego, il portiere Joey Didulica (31), l’attaccante Jermaine Lens (21) e i centrocampisti Simon Poulsen (24) e Marko Vejinovic (19).
(in esclusiva per Indiscreto)

L'università Louis

di Alec Cordolcini
1. Champagne, nonostante tutto (de Volkskrant). Il successo di Dirk e Louis (AD). Tutto è bene quel che finisce bene (De Telegraaf). Az, titolo a bassa tensione (VI). Sconfitta e trionfo (Radio Olanda). Forse i tifosi dell’Az Alkmaar accorsi in massa sabato sera al DSB Stadion si aspettavano di festeggiare in loco il titolo nazionale invece di attendere il pomeriggio successivo tifando Psv Eindhoven, ma dubitiamo che qualcuno abbia osato lamentarsi. Certamente l’incontro con il Vitesse ha sfiorato il surrealismo; non che l’Az sia apparso granchè tonico e brillante, ma le due reti siglate dai gialloneri di Arnhem si pongono a metà tra un maleficio voodoo e la più pura casualità. Nella prima Ricky van Wolfswinkel si è trovato la palla sul dischetto del rigore, solo davanti a Didulica, dopo una serie di rimpalli che in nove casi su dieci avrebbero mandato il pallone verso il fondo del campo oppure lo avrebbero ricacciato sulla trequarti; nel secondo il tiro, potente ma nulla più, di Alexander Büttner ha incocciato il corpo di Swerts finendo sotto l’incrocio dei pali. Due tiri in porta, due gol. Stadio ammutolito di fronte al riaffiorare di antiche paure (il campionato di due anni fa perso all’ultima giornata). Una manciata di ore dopo il Psv sotterrava l’Ajax 6-2 scacciando l’incubo. Az campione per la seconda volta nella sua storia.
2. Se al posto di Louis van Gaal ci fosse stato Marco van Basten, oppure Huub Stevens, l’Az avrebbe comunque vinto il campionato? Domanda che può apparire stucchevole nella sua impossibilità di trovare una risposta univoca, ma che diventa utile per evidenziare i meriti di un tecnico che in molti consideravano bollito e fuori tempo massimo. Perché il successo dell’Az è soprattutto il successo di Van Gaal, e la dimostrazione di come un progetto serio e ponderato sia più importante dei soldi. Il club di Alkmaar possiede, grazie al presidente-banchiere Dick Scheringa, il quarto budget della Eredivisie con 28 milioni di euro. Davanti a esso le tre grandi: Ajax (65), Psv Eindhoven (55) e Feyenoord (38). In estate gli ajacidi hanno investito 28 milioni di euro in nuovi giocatori, il club della Philips circa 20. L’Az invece, reduce da un’annata flop caratterizzata da pesanti investimenti sul mercato (Ari, Pellè, El Hamdaoui) senza alcun ritorno in termini sportivi, ha impostato la ricostruzione partendo dal materiale che aveva in casa. Il pieno recupero degli infortunati Schaars e Martens, il rientro alla base dei prestiti (Luijckx, Lens), più alcuni interventi minori (Swerts, Moisander, Van der Velden, Klavan) a basso costo, eccezion fatta per il nazionale australiano Holman che però non ha inciso. I veri protagonisti comunque sono stati quei giocatori che l’anno prima in campo non erano andati oltre l’undicesimo posto: De Zeeuw, Romero, Dembele, Mendes Da Silva, Jaliens, Pocognoli, più i già citati Schaars, Martens, Ari e El Hamdaoui. Dall’oro al ferro e di nuovo all’oro. Con tanti ringraziamenti al fabbro.
3. Dell’Az campione ne parliamo oggi anche sul quotidiano Il Giornale. In questa sede ci limitiamo a ribadire come il successo non arrivi alla fine di un “campionato dei poveri”, termine che in Olanda si usa per indicare la vittoria di una outsider favorita dalla contemporanea annata negativa delle big. I numeri sono tutti dalla parte dei Van Gaal boys, che hanno conquistato (a tre giornate dalla chiusura) 76 punti contro i 72 del Psv campione della passata stagione, segnando 62 reti e subendone 17 (65-24 il saldo del club della Philips). Senza contare i numerosi primati del club ritoccati in questa Eredivisie: maggior numero di partite chiuse a reti inviolate (17), miglior serie senza sconfitte (25 partite), maggior numero di minuti consecutivi senza subire reti (957, record stabilito dal portiere argentino Sergio Romero), maggior numero di vittorie in trasferta (12).
4. Curiosità finale: l’azienda Amstel celebrerà il successo del club del Noord Holland mettendo in commercio una serie speciale composta da 300mila bottiglie da birra da 50 cl dotate di apposita etichetta Az-kampioen van Nederland. Costo uguale a quello di una normale bottiglia da mezzo litro. La Amstel fece un’operazione simile nel 1969, quando produsse esemplari celebrativi a tiratura limitata per qualificazione dell’Ajax alla finale di Coppa dei Campioni (poi persa contro il Milan di Gianni Rivera). Gesondheid!
(in esclusiva per Indiscreto)

Debiti d'identità

di Alec Cordolcini
1. Qualche appassionato di campionati nordici e di favole calcistiche ricorderà con piacere l’avventura dell’Assiryska, la squadra svedese rappresentante della comunità assira (la cui provenienza si divide tra Turchia, Iran, Iraq e Siria) nella terra di re Carlo XVI Gustavo che nel 2003 riuscì ad arrivare a giocarsi la finale di coppa di Svezia, poi persa contro l’Elfsborg. Un club dove concetti quali comunità e senso di appartenenza erano per ovvie ragioni anteposti al mero risultato sportivo. La bella storia degli assiri, dalle cui fila il più importante giocatore emerso è stato l’attuale centrocampista dell’Ajax Kennedy Bakircioglu (il cui cognome in lingua assira significa pressappoco “forgiatore di metalli”), è finita poco dopo con la retrocessione dall’Allsvenskan e lo spettro del fallimento, scampato per un soffio. Oggi militano nel Superettan, la serie cadetta svedese. Fino a poche settimane fa in Olanda esisteva una società dai principi molto simili a quelli dell’Assiryska: si chiamava Türkiyemspor e rappresentava la comunità turca ad Amsterdam. Origini inequivocabili già dal logo, che vedeva nella parte inferiore un pallone e in quella superiore la bandiera turca a sinistra, quella olandese a destra, e al centro le tre X simbolo della capitale olandese. Il club ha recentemente chiuso i battenti causa debiti per oltre 100mila euro, una cifra considerevole per una società amatoriale iscritta alla Hoofdklasse, la Serie C d’Olanda. A nulla è servito l’intervento del consolato di Turchia; il ritiro del Türkiyemspor è stato immediato, facendo calare il sipario su un altro piccolo pezzo di storia del calcio di Amsterdam.
2. Roda-Utrecht dello scorso 8 marzo è una partita la cui visione sarà assolutamente da vietare quando inizieranno le trattative con le emittenti olandesi per i diritti televisivi, che in Olanda ammontano a circa 60 milioni di euro (poco meno della metà di quanto incassa il solo Milan) da dividere, in proporzione a bacino d’utenza e risultati sportivi, tra tutte le 18 società di Eredivisie. Roda-Utrecht era la sfida tra una società in piena crisi, quella di Kerkrade, e una di metà classifica che grazie al cambio di allenatore (via Van Hanegem, dentro Du Chatinier) ha trovato maggiore stabilità senza per questo abbandonare la vetta della classifica, detenuta da ormai tre stagioni, quale squadra meno divertente del campionato (in Olanda si danno i voti, da 1 a 10, a ogni partita e poi si genera l’amusementswaarde, il coefficiente-divertimento). Il risultato è stato uno 0-0 dove il primo tiro in porta dei padroni di casa è arrivato al minuto 65 grazie ad una punizione di Marcel de Jong. Il resto è facile da immaginare. La cosa più bella è stato lo sferzante commento dato dal commentatore di Voetbal International: “una tombolata di mezzogiorno in un ospizio per anziani avrebbe regalato maggior ritmo e più emozioni”.
3. Non poteva essere quindi l’Utrecht l’avversario più indicato per poter mettere fine alla striscia di imbattibilità dell’Az Alkmaar, che proprio grazie alla vittoria di ieri al Galgenwaard ha portato a 24 il numero di risultati utili consecutivi in Eredivisie, migliorando il proprio precedente primato (23) stabilito nella stagione 80/81, quella mitica del titolo nazionale conquistato dai vari Kist, Tol, Spelbos, Metgod, Hovenkamp e Peters, quest’ultimo futuro centrocampista di Genoa e Atalanta. Ma gli interpreti di oggi non sono da meno: De Zeeuw, Schaars, El Hamdaoui, Martens, Romero, Dembele, Ari, Mendes Da Silva, Moisander, Luijckx, Pocognoli. Non c’è giocatore, anche in panchina (vedi Pellè, solo 3 gol - tra cui una doppietta - ma che hanno portato 6 punti), che non meriti di vincere questo campionato.
4. La crisi è nera e reale. Nella Eerste Divisie olandese la metà dei club sono a corto di liquidità. Accade così di leggere storie come quella di Sjors de Bruin, 22enne portiere del Top Oss che a fine stagione saluterà squadra e mondo del pallone. Il motivo? Ha trovato un lavoro impiegatizio presso un’azienda locale. Posto di lavoro sicuro, stipendio discreto, possibilità di carriera e soprattutto il vantaggio di non doversi reinventare a 35 anni quando il calcio ti mette in pre-pensionamento.
5. Non abbiamo mai parlato di calcio femminile. Dallo scorso anno è nata la Vrouwen Eredivisie, campionato nazionale che raccoglie 7 sezioni femminili di altrettante società professionistiche: Az Alkmaar, Utrecht, Ado Den Haag, Willem II, Twente, Heerenveen e Roda. Dalla prossima stagione potrebbe arrivare anche il Feyenoord, per fornire nuovo impulso ad un movimento che dal 1985 a oggi ha visto incrementare le donne giocatori da 38mila a 77mila. Una crescita in linea con quella di molti paesi europei, nordici in primis. Per la prima volta nella storia ci sarà anche l’Olanda, vincitrice ai play-off contro la Spagna, alla fase finale di un campionato europeo, che si disputerà in Finlandia nel 2009. La parola al commissario tecnico delle oranje Vera Pauw. “Il calcio femminile non è un altro sport rispetto a quello maschile, ma è come se lo fosse. Il nostro campionato viene guardato da circa 70mila persone all’anno, e sono considerati numeri molto scarsi. E’ vero, se questi vengono paragonati alle cifre degli uomini. Non lo è se si considera che l’hockey o la pallavolo maschile raccolgono poco più della metà dei nostri spettatori. Nessuno però si azzarda ad affermare che queste due discipline non siano degne di essere seguite”.
(in esclusiva per Indiscreto)