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Dare gratuitamente

di Oscar Eleni
Diceva un vecchio brontolone che non bisogna dare gratuitamente ai giovani quello che è costato tanto agli anziani. Messaggio non tanto in codice per la NGC che secondo Tourè dovrebbe tornare una grande squadra, quando a tutti basterebbe soltanto che tornasse ad essere una squadra dove ognuno conosce il posto dove sedersi, l’angolo del campo dal quale tirare, la striscia di campo dove far correre la palla parallela al terreno. Prima di farsi incantare dalle nostalgie di Woods, che a Treviso ha trovato soltanto radicchi amari, sarà meglio pensare di uccidere il virus del dopo Armani che in questa stagione ha portato la febbre nera, quella del dubbio, quella delle incertezze, soprattutto se Lydeka avrà davvero problemi ad andare in campo, perché, inutile nasconderlo, serve gente come lui non gente che la racconta e poi si defila dalla lotta. Necessità di fare punti e di rimettersi in corsa tenendo comunque presente che la Benetton, prima o poi, manterrà fede alla promessa di essere meno addormentata nelle partenze, quando gioca in trasferta. Guai dare una mano a chi poi ti prende braccio e tutto il resto e a Treviso, quest’anno, hanno fatto una bella squadra come scopriremo nelle finali europee di Torino. Muovere la classifica dopo il vento nuovo della giustizia federale che ci ha messo tantissimo tempo, a bocce ferme, per decidere che dovrà essere rigiocata Fortitudo-Montegranaro, la Sutor ospite a Cantù la prossima settimana. Una organizzazione seria, direbbero in una Lega seria, avrebbe deciso nella stessa settimana del misfatto, quella dove si era scoperto che il cronometro aveva mangiato tempo vero alla partita poi chiusa da un tiro di Achara convalidato e uno di Minard annullato per scadenza termini. Alla Lega vorremmo anche chiedere un po’ di attenzione sulla polenta che viene buttata ogni volta sul tavolo delle trattative per quanto riguarda lo spazio da regalare ai ragazzi italiani, meglio se giovani e di talento come magari potrebbe essere l’Andrea Bosa, figlio di Beppe che sembra far rifiorire un settore giovanile che al momento regala anche buoni risultati. Tutti facciamo il tifo per avere sul campo e non in panchina a sventolare asciugamani o, magari, a fare il muso, una malattia brutta, contagiosa, i giovani della scuola basket italiana, ma dopo aver sentito ragliare tanta gente, dopo aver letto che, per un motivo o per l’altro, quelli che sono negli Stati Uniti, non faranno il ballo intorno al rogo europeo dove potrebbe bruciare una Nazionale non ammessa alla fase finale, ci domandiamo cosa dovrebbero fare le società oltre che sdraiarsi davanti al fondamentalismo dei finti figli di Petrucci? Investi sui giovani, spendi tanto, ma sei sicuro che se saranno molto bravi se ne andranno altrove. Da chi li pagherà di più. Prima in Italia, Spagna o Russia, poi nella NBA. E’ sempre stato così, ma ora è anche peggio perché abbiamo dato gratis quello che era costato tantissimo: emanciparsi nel club. Dicevano che con l’arrivo di Meneghin i ragazzi NBA, gli “americani”, avrebbero risposto presente. Non sarà così e questa volta sarebbe difficile dare la colpa all’ex Maifredi che intanto si domanda, come tutti, perché il suo successore ha accettato le stesse figurine uscite dai comitati regionali invece di avere garanzie su una squadra vera di specialisti con una vera esperienza nei grandi club che sono il motore del sistema. Fingere di cambiare, per non cambiare nulla direbbe un Gattopardo con le scarpe giuste ai piedi, è molto pericoloso e presto ci sarà chi vorrà fare i conti in tasca al presidente che doveva immaginarselo, perché questi quando stanno per affogare giurano fedeltà a tutti, ma poi tornano ad essere gli stessi che di nascosto aumentano il prezzo del pane e delle verdure.
Oscar Eleni

Dieci partite a stagione

Il Milan ha aggiunto un altro trionfo e ralativo trofeo nella propria bacheca societaria. Questo è il fatto eclatante , dominante rispetto ad altre situazioni e accadimenti calcistici di più basso profilo. Certo seguendo un ragionamento che mi tormenta da anni, se le cose fossero andate come forse giustizia calcistica imponeva, anche questo trofeo non avrebbe avuto partecipante la squadra rossonera....ma è discorso complesso ma comunque ragionamento frutto non di invidia o peggio, ma di fatti realmente accaduti cui non possiamo catalogare come "la palla è rotonda" o " nel calcio non esiste logica o etica" e via di questo passo...Da quando è inizata la stagione Agosto 2007, la squadra rossonera ha giocato da 8 una decina di gare, vincendole con un rapporto qualità-quantità in percentuale altissima. Come dire mi gioco al meglio dell'attuale mio poter fare, in termini di tattica, aspetti tecnici, concentrazione, salvaguardia da infortuni gravi, accantonamento di polemiche e gestione di presunti casi creati per distogliere attenzione da quello che sarebbe acccaduto. 10 incontri nel complesso non eccelsi ma sufficienti , visti gli avversari, a risultare vincenti e devastanti per gli avversari , gli altri a casa, alla finestra....e dopo soli 6 mesi ci si ritrova, con 2 coppe importanti aggiunte in bacheca, un centravanti primo in Europa per realizzazioni, e un pallone d'oro. Nel ragionamento di cui sopra, riprendo un vecchio adagio che l'onda lunga ora lunghissima della notte nebbiosa di Belgrado faccia sentire il suo influsso benefico. E qualcuno mi dica che non è così. Rari i disastri del dopo, pochi i tracolli, anche le brutte figure di alcuni dirgenti, non fanno lontanamente il paio, con le sparate morattiane del giorno . Sempre però qualcosa ha troppo funzionato secondo una dea bendata assai veggente. Dicevo che il ragionamento mi "tormenta" , e sia ma non con acredine di becero tifoso da bar, ma con l'impotenza di poter far fronte a uno strapotere tanto mirato e calcolato nei tempi e nel tempo da far rabbrividire. Milan - lab, le cessioni volutamente fatte passare come drammatiche, e tanto altro danno la conferma che nel calcio la giustizia esiste per le 10/12 gare che vuoi fare in modo che le cose funzionino. Hanno ragione loro. Gli altri dimostrano poca attenzione perfino nelle dichiarazioni dove si scambiano trofei Moretti con un mondiale per club......e da quello si parte o miseramente ci si arrende.

Flavio Zonca

Settimana: per il Milan puntare su dieci partite all'anno non è tanto una scelta, quanto un obbligo. Se a livello di formazione titolare puoi battere chiunque, devi arrivare in forma in quelle partite che fanno svoltare una stagione e per il resto puntare ad un onorevole quanto scontato quarto posto: tanto i 42mila abbonati del campionato non si potranno lamentare, fra Champions e Mondiale per club. I tragici errori di mercato di Galliani e Berlusconi sono stati fatti tutti sulle seconde linee, ma sono quelli più facilmente rimediabili: trovare qualcuno meno vecchio di Favalli e Serginho, meno bolso di Emerson e meno rotto di Ronaldo non dovrebbe essere difficile. Quanto a Gourcuff e Pato, siamo convinti che siano due fenomeni: per rapporti personali ormai rotti il primo andrà forse a mostrare la sua classe altrove, ma Pato ha tutto per stare nel Milan. Insomma, a piangere in genere è chi sbaglia i titolari. Questo per quanto riguarda la parte calcistica, mentre in Moggiopoli la società rossonera è stata abile, mediaticamente ma anche politicamente (dopo l'errore di non aver lasciato andare Gianni Letta nel posto che sarebbe stato preso da Guido Rossi), nel passare dal banco dei carnefici a quello delle vittime. La nebbia di Belgrado è materia di tormento da tifosi, come dici tu, la decisione salva-Champions di Sandulli un po' meno. E annusando l'aria, ieri alla Malpensa il grande Minimizzatore ha minimizzato...

stefano@indiscreto.it

Se Capello è l'uomo giusto

Ciao Stefano, volevo esprimere la mia opinione sulla nomina di Capello Ct dell'Inghilterra, premettendo subito di non essere del tutto d'accordo con la tesi dell'uomo giusto al posto giusto, che è stata suffragata anche da tuoi colleghi autorevoli e su cui presumibilmente i giornali italiani costruiranno paginate se e fino a quando le cose andranno bene per il nostro connazionale. Intendiamoci: penso anche io che Capello sia la persona giusta per riportare disciplina negli allegri ritiri della Nazionale inglese e rimotivare quei giocatori che si avviano verso la seconda parte della loro carriera (penso a Beckham, Lampard, Gerrard, Terry) senza aver mai combinato niente con la maglia dell'Inghilterra, pur avendo vinto molto a livello di club. Ma in buona sostanza credo che la F.A. abbia sbagliato nel chiamare un allenatore da "tutto e subito" per una allenare una squadra che, a mio avviso, non è in grado neppure in prospettiva, di puntare al Mondiale del 2010. Mi spiego meglio: tolti i grandi giocatori di cui sopra, non mi sembra che ci siano molti altri calciatori inglesi in grado di far compiere in tempi brevi il salto di qualità alla loro nazionale, a parte qualche giovane di talento come Richards (e forse Walcott e Bale). A questo punto la domanda è: avrà Capello la voglia, alla sua età e dopo la carriera fatta, di consumarsi gli occhi sui campi della Premier per scoprire nuove leve valide per la squadra? Io in proposito qualche dubbio l'avrei...Per questo motivi secondi me sarebbe stato meglio che i maggiorenti della F.A. avessero puntatosu un allenatore-setacciatore alla Bernardini o anche alla Bearzot pre-Argentina 78, in grado di costruire un gruppo, che, anche passando attraverso brutte figure ed esperimenti azzardati, possa essere capace, se non raggiungere, perlomeno di lottare per altri traguardi. E'chiaro poi che tutto è opinabile, anche considerando le qualità dell'allenatore in questione. Del resto anche quando fu nominato Lippi C.T. della Nazionale italiana si facevano discorsi simili a quelli che sto facendo adesso...

Vincenzo

Siamo d'accordo sul fatto che Fabio Capello sia tutto tranne che un costruttore di giocatori, anche se nella sua seconda incarnazione milanista (la prima era stata ovviamente quella da giocatore, fra l'altro anche nella rosa dello scudetto della stella) ha lavorato tanto e bene nel settore giovanile. Non siamo invece d'accordo sul livello tecnico dell'Inghilterra in prospettiva Mondiale 2010: il suicidio nelle qualificazioni europee non può cancellare il valore di un gruppo dalle grandi imprese sfiorate, dal quarto mondiale 2002 (vantaggio di Owen, poi evitabilissima rimonta brasiliana) alle due drammatiche battaglie con il Portogallo ad Euro 2004 e nel 2006 in Germania. Segno che in fondo manca solo qualcuno che ti faccia vincere quando devi vincere: che non significa un 'vincente' secondo l'accezione becera da albo d'oro, ma solo di un allenatore che non faccia invenzioni e che sia capace di effettuare scelte anche impopolari. Insomma, Capello. Difficile che deroghi dal 4-4-2 blindato, difficilissimo che inventi giocatori che non ci sono. Il problema principale ci sembra il portiere, nel senso di non mettere in discussione il prescelto: Carson è stato linciato dopo l'ultima partita con la Croazia, ma aveva colpe reali solo su un gol, e vista l'età ci sembra adatto per fare il vice di Robinson (che nel 2010 avrà 31 anni), mentre magari come alternativa Capello potrebbe giubilare James (che ha tutte la caratteristiche per non piacergli) e puntare sul Kirkland dela situazione. In sintesi, auguri di buona salute a Robinson: non è inferiore a chi difende la porta di Brasile, Argentina, Germania o Francia, per citare paesi con ambizioni. In difesa non vediamo motivi per disperarsi: Micah Richards è un fenomeno (Eriksson, suo allenatore al Manchester City, ha detto che non ha mai visto un difensore di diciannove anni così decisivo), la fascia destra è sua mentre a sinistra il 2010 sarà del trentenne (nel 2010) Ashley Cole. In mezzo c'è poco da inventare: banalmente si può prevedere un ticket Terry-Ferdinand, creativamente Capello per come vede il calcio (e per come lo vede Italo Galbiati) potrebbe dare una chance a Dawson e soprattutto a Steven Taylor, non certo un bambino da scoprire (ha 21 anni e a parte un breve parentesi gioca da sempre nel Newcastle) ma che ha un potenziale ancora in parte inespresso. Il centrocampo è di valore mondiale, se Beckham tornerà fisicamente in buone condizioni fra due anni e mezzo potrà spararsi l'ultimo urrah: in ogni campo a destra non mancano le alternative. Per come sta giocando e per caratteristiche tecniche potrebbe rischiare qualcosa Lampard: Capello ha sempre la tentazione di inserire un mazzolatore in più, piuttosto di uno portato ad inserirsi e che in ogni caso costruisce poco come Lampard. Gerrard insostituibile, mentre chi ha avuto Cassano non può avere paura di gestire Joe Cole. Discorsi scontati anche sull'attacco: ai soliti nomi (McClaren aveva addirittura ripescato Heskey...), soliti (Crouch, Owen, Rooney) ma sufficienti perché in campo si va in undici, Capello potrebbe aggiungere una certezza sia pure non scinitillante come Andrew Johnson piuttosto che una scommessa alla Nugent. Ci siamo lasciati prendere la mano, sproloquiando su tutto e tutti, ma volevamo solo dire che con questo gruppo ed un c.t. come Fabio Capello l'Inghilterra ha buone possibilità di alzare la coppa 44 anni dopo Wembley. Farlo nella realtà è ovviamente un'altra cosa.

stefano@indiscreto.it