di Erminio Ottone
Amara cronaca, con molta realtà e poca fantasia, di un sabato notte in fuga dalle convenzioni milanesi. Il mitico Pineta avrebbe potuto dare una svolta alle nostre vite, ma così non è stato. Perchè il vero problema non sono le discoteche, ma i cervelli dei loro clienti.....
Uscire da Milano può essere una buona occasione per staccare da tutto ciò che contraddistingue il tempio italiano del (non)-divertimento. Ma attenti a
dove andate. Se come chi scrive, detestate questa città, evitate una destinazione che altro non è se non il capoluogo lombardo spostato 300 km a
sud-est, col suo seguito di fighetti, PR, vip e vippettini, leccaculo e sciacquette da carta di credito: Milano Marittima. Il bersaglio di questa settimana del vostro Erminio Ottone è la celebre discoteca Pineta. Quella, per intenderci, in cui la nota Mascia del Grande Fratello ha conosciuto buona parte dei calciatori italiani. Tra gli staff di animazione, quello del Toqueville di Milano, discoteca che da circa 2 anni propone sempre gli stessi dischi. Proprio come a Milano, se non hai l'aggancio giusto o non ti presenti all'ingresso con qualche gnocca, sei out.
Ma veniamo all'accaduto. Sabato sera, ore 1,00: siamo 6 ragazzi ben vestiti che festeggiano un addìo al celibato. Il buttafuori ci stoppa per abbigliamento inadeguato. Non battiamo ciglio e ce ne andiamo: in fondo, sappiamo che entrare in sei elementi di sesso maschile sarebbe impresa ardua ovunque.. Torniamo 20 minuti dopo, ma nel frattempo abbiamo contattato i nostri agganci influenti: ingresso immediato con due tessere omaggio su sei!!! Eppure, il nostro abbigliamento era identico a venti minuti prima (tutto griffato e con abbinamenti cromatici studiati, nella migliore tradizione milanese). Ma è fuori dalla discoteca che si verifica l'incredibile. C'è gente in coda, rimbalzata, che non riesce ad entrare. Di tanto in tanto usciamo a dare un'occhiata, e le stesse facce sono ancora lì, un'ora, due ore dopo, a testimonianza del loro milanesissimo concetto di divertimento: conta esserci. Meglio entrare al Pineta (al chiuso!) per 10 minuti che spendere le ore di attesa divertendosi in altre discoteche all'aperto dove le ragazze
sono comunque tante e soprattutto più alla mano. Ma tant'è: domani potranno raccontare di aver visto il Pineta da fuori, di aver visto passare
Comandini e altri giocatori e mezzi-vip. Noi, al Pineta, ci siamo stati, ma racconteremo più volentieri di quella serata in quella discoteca sfigata,
dove qualche anno fa tre ragazze hanno accettato di spendere il dopo-festa in casa nostra... Erano tutte e tre molto avvenenti e disinibite, ma non del
Pineta: siamo degli sfigati.
PS: a Milano Marittima, spicca l'assoluto anonimato in cui si muove Cesare
dei Lunapop. Sempre in compagnia di amici maschi, non ha il seguito di
ragazzine che lo molesterebbe altrove... A Milano Marittima c'è gente più
fighetta e over 25, non ha tempo per 'ragazzetti' come lui.
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