Si implora di pagare il biglietto

Per sminuire le potenzialità rivoluzionarie dei compagni tedeschi Lenin diceva che 'prima di occupare una stazione ferroviaria comprerebbero il biglietto del treno'. Una frase che ci è venuta in mente dopo i soliti fatti e le solite reazioni della domenica, anche se il poco affabile Vladimir Ilic Ulianov non pensava di sicuro a trasferte calcistiche. Poche cose come un comunicato di Trenitalia due giorni prima (e sottolineiamo prima) del viaggio dei tifosi napoletani a Roma spiegano perché l'Italia sia diventata la terra promessa dei delinquenti di mezzo mondo: abbastanza ricca per poter vivere dei suoi avanzi, ma in larga parte priva di ideali che vadano al di là dell'arrivare a fine mese fregando il prossimo o meglio ancora lo Stato (cioé sempre il prossimo). In questo comunicato le Ferrovie dello Stato parlavano proprio dei viaggiatori per motivi calcistici e si lanciavano in un annuncio a queste latitudini temerario: ''Saranno ammessi sui treni esclusivamente passeggeri muniti di regolare titolo di viaggio''. Capito? Un annuncio ufficiale per dire che chi vuole prendere un treno deve pagare un biglietto. Con queste premesse non è una sopresa che i viaggiatori 'normali' del Napoli-Roma siano stati fatti scendere con le cattive per far posto a gentaglia che non solo non aveva il biglietto del treno ma in buona parte non aveva nemmeno quello per entrare all'Olimpico. Ma sotto silenzio è passato anche l'annuncio di sabato di Trenitalia, in cui si invitavano i tifosi napoletani a prendere mezzi diversi dal treno per recarsi a Roma, essendo il 31 agosto un giorno da bollino rosso per i viaggi. Come agitare un drappo rosso davanti ad un toro non ancora sedato dai criminali delle corride: quello che è successo l'hanno visto o sentito tutti, inutile partecipare al campionato del 'bisogna fermare il campionato' o a quello del 'Pochi violenti, che le società devono isolare'. Il vituperato calcio italiano non ha un'etica peggiore rispetto ad altri settori, ma è rimasto uno degli ultimi catalizzatori di attenzione in una società che, direbbe il Bignami di sociologia, è sempre più frammentata e senza percorsi comuni. Per questo uno come Francesco Caruso, per fortuna non più deputato (grazie alla scomparsa di Rifondazione Comunista dai radar della politica italiana), può tranquillamente affermare che la colpa in fondo è di Trenitalia che ''si ostina a negare il diritto di viaggiare in modo collettivo''. Capito? I 250 napoletani che erano sul treno con il loro biglietto pagato non viaggiavano in modo 'collettivo', la feccia che non è riuscita nemmeno a vedersi la partita (solo una parte del secondo tempo, ovviamente sfondando i cancelli) invece sì. Non ci sono tornelli, non ci sono steward, non ci sono card del tifoso, purtroppo non ci sono nemmeno manganelli (anche se nel breve periodo darebbero soddisfazione) in grado di sostituire la coscienza del bene collettivo.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

4 commenti:

Felix ha detto...

Mi domando quando sui media si inizierà a smontare la favola del "civilissimo pubblico di Napoli" (ad onor del vero anche gli ultras neroazzurri devastarono una scuola elementare a Parma il giorno dello scudo per cui bisognerebbe stare attenti a fare distinguo di sorta fra tifoserie) ma statisticamente alcune tifoserie e specialemnte quelle del Napoli hanno troppi precedenti che si ripropongono con frequenza, sebbene piu' che a ultras teppisti li paragonerei a manovalanza camorristica non a caso attiva anche nei giorni dell'emergenza munnezza.
Quello che pero' mi domando da buon italiano dietrologo, è se dietro questa decisione scellerata delle Autorità di permettere la trasferta ai napoltani trasferta che persino ad un "ignorante" di fatti di tifo&dintorni puzzava di grosse grane, non vi sia l'ennesima subdola mossa per imporre una normativa sempre piu' rigida giustificata dalla evidenza dei fatti...un po' una sorta di "ve lo avevo detto e mo so' c..i vostri".

Saluti Felix

Stefano Olivari ha detto...

FELIX - Una specie di strategia della tensione con pretesti calcistici? Teoricamente possibile, ma in pratica questa svolta autoritaria dal punto di vista giudiziario e poliziesco non la si vede, anzi. Per rimanere in carcere in Italia un delinquente deve davvero impegnarsi...Credo di più ad un controllo sociale gestito alla giornata, che preferisce tenere insieme gli idioti, a costo di fargli sfasciare un treno, che averli in piccoli gruppi.

Felix ha detto...

Ciao Stefano, lungi dall'impostare il discorso sulla politica, ma mi pare che le misure relative ai soldati per strada siano una trovata di facciata e d'immagine (chi scrive non vota a sinistra tanto per fugare dubbi).
La realtà a mio avviso è molteplice, dabbenagine delle Autorità senso di impunità e last but not least una polizia italiana capace di picchiare tanto e male (vedasi tifosi del ManU l'altr anno a Roma) e timida ed impaurita laddove un uso massivo e deciso della forza sarebbe del tutto giustificato se non auspicato con buona pace dei pacifisti-Caruso-garantisti-filosofi in servizio permanente effettivo.
Iniziamo a reprimere duramente poi spetta alla Politica nel senso piu' alto del termine trovare soluzioni di lungo periodo.
Mi domando se ,dopo che l'anno scorso dopo gli striscioni razzisti a S.Siro contro i napoletani vennero giustamente presi provvedimenti, verrà impedito sine die ai "tifosi e ultrà" napoletani di seguire la loro squdra in trasferta senza doverseli magari ritrovare tutti assieme misteriosamente al terzo anello.
La teoria di una strategia della tensione applicata al calcio è forse una speranza per fugare il dubbio che siamo governati da incompetenti veline e abusatori di polverine e pilloline blu

Stefano Olivari ha detto...

FELIX - D'accordo con te, nel breve periodo la risposta non può che essere repressiva. Ma in generale avere quasta gentaglia per le strade, senza un obbiettivo identificabile, è più pericoloso che averla nelle stazioni ad orari prevedibili.