di Stefano Olivari
Ultimo articolo sul Mondiale prima di ributtarci sulle solite cose o anche su niente, perchè non è obbligatorio avere sempre un'opinione. A meno che non ti paghino, nel qual caso con un buon arrangiamento si possono proporre godibili cover. Ci mancano già da morire le partite senza bisogno del doping del tifo, ma ce ne faremo una ragione. Per lenire il dolore proviamo a elencare le poche idee generali che ci sono rimaste dentro e che non ci abbandoneranno tanto facilmente. Mai visto qualcuno cambiare opinione in materia calcistica.
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Il calcio batte i calci
Vince chi prova a giocare a calcio, cosa che non sempre accade. Perde l'intimidazione fisica, tollerata da un arbitro di qualità ma nell'occasione più importante disastroso. Pareggiano gli stili di gioco, quello avvolgente e quello equilibrato, entrambi penalizzati dalle forze ormai al minimo. La Spagna campione del mondo è comunque un messaggio positivo che va oltre una finale piena di episodi, che ogni minuto sembravano far cambiare direzione al risultato.
Il terzo posto più vero
di Stefano Olivari
Per niente malinconica e per niente amichevole, Germania-Uruguay è stata probabilmente la più vera delle finali per il terzo posto nella storia del Mondiale. Entrambe hanno dato il massimo, con la cattiveria giusta e senza rimpianti: è evidente che con Muller e Suarez le semifinali sarebbero potute andare in maniera diversa, ma in fondo nella vita tutto sarebbe potuto andare in maniera diversa. La Germania, senza Podolski e l'infortunato Klose, è stata costantemente più aggressiva pur non avendo in Cacau la punta con le caratteristiche giuste per valorizzare la pressione sulle fasce. Il futuro campione Ozil meglio che nelle ultime due partite, ma molto stanco. L'eroico, perchè il mondo del calcio rispetto al 1970 è leggermente cambiato, Uruguay di Tabarez ha giocato la sua partita meno contratta trovando anche il miglior Cavani del torneo.
Per niente malinconica e per niente amichevole, Germania-Uruguay è stata probabilmente la più vera delle finali per il terzo posto nella storia del Mondiale. Entrambe hanno dato il massimo, con la cattiveria giusta e senza rimpianti: è evidente che con Muller e Suarez le semifinali sarebbero potute andare in maniera diversa, ma in fondo nella vita tutto sarebbe potuto andare in maniera diversa. La Germania, senza Podolski e l'infortunato Klose, è stata costantemente più aggressiva pur non avendo in Cacau la punta con le caratteristiche giuste per valorizzare la pressione sulle fasce. Il futuro campione Ozil meglio che nelle ultime due partite, ma molto stanco. L'eroico, perchè il mondo del calcio rispetto al 1970 è leggermente cambiato, Uruguay di Tabarez ha giocato la sua partita meno contratta trovando anche il miglior Cavani del torneo.
Meglio degli uno a zero
di Stefano Olivari
Il Mondiale avrà il suo ottavo vincitore diverso, su diciannove edizioni non è in fondo una cattiva statistica. L'unica manifestazione davvero planetaria magari non proporrà il miglior calcio possibile, ma di sicuro è l'unica a regalare emozioni vere anche a chi non è legato ad una delle due squadre in campo. A quale interista frega del Werder Brema? A quale juventino importa delle vicende del Villarreal? Dubitiamo invece che qualcuno si sia staccato dalla visione di Spagna-Germania, anche solo per andare a prendere nella dispensa qualche nutriente Tuc. Poi si gioca anche a calcio e la Spagna lo fa come nessuno al mondo, meritando di arrivare alla finale come favorita al di là dei tre uno a zero consecutivi (Portogallo, Paraguay e adesso Germania) che ce l'hanno portata e che non le rendono giustizia.
Il Mondiale avrà il suo ottavo vincitore diverso, su diciannove edizioni non è in fondo una cattiva statistica. L'unica manifestazione davvero planetaria magari non proporrà il miglior calcio possibile, ma di sicuro è l'unica a regalare emozioni vere anche a chi non è legato ad una delle due squadre in campo. A quale interista frega del Werder Brema? A quale juventino importa delle vicende del Villarreal? Dubitiamo invece che qualcuno si sia staccato dalla visione di Spagna-Germania, anche solo per andare a prendere nella dispensa qualche nutriente Tuc. Poi si gioca anche a calcio e la Spagna lo fa come nessuno al mondo, meritando di arrivare alla finale come favorita al di là dei tre uno a zero consecutivi (Portogallo, Paraguay e adesso Germania) che ce l'hanno portata e che non le rendono giustizia.
Legittimando il risultato
di Stefano Olivari
Ci sono cose che i soldi e la retorica dell'uguaglianza, nel senso di appiattimento delle differenze, non potrranno mai comprare. La cultura, l'identità, il senso della storia anche (per non dire soprattutto) negli epigoni più modesti. Nella semifinale mondiale dell'Uruguay, in un calcio dove è molto più difficile emergere rispetto al 1930 o al 1950, c'è stato tutto questo e non solo per gli ultimi disperati quattro minuti alla ricerca di un tre a tre che in almeno due situazioni è sembrato potersi concretizzare. L'Olanda ha confermato la sua forza, da metà campo in su, e la sua capacità di cambiare ritmo schiacciando un tasto: utile per fare strada in un torneo dove tutti vogliono esserci, pericoloso quando ti trovi di fronte un carattere da Uruguay.
Ci sono cose che i soldi e la retorica dell'uguaglianza, nel senso di appiattimento delle differenze, non potrranno mai comprare. La cultura, l'identità, il senso della storia anche (per non dire soprattutto) negli epigoni più modesti. Nella semifinale mondiale dell'Uruguay, in un calcio dove è molto più difficile emergere rispetto al 1930 o al 1950, c'è stato tutto questo e non solo per gli ultimi disperati quattro minuti alla ricerca di un tre a tre che in almeno due situazioni è sembrato potersi concretizzare. L'Olanda ha confermato la sua forza, da metà campo in su, e la sua capacità di cambiare ritmo schiacciando un tasto: utile per fare strada in un torneo dove tutti vogliono esserci, pericoloso quando ti trovi di fronte un carattere da Uruguay.
Ritorno a Casillas
Cardozo come Gyan, rigori che avrebbero potuto cambiare la storia. Poi i profeti del dopo possono anche avere trovato una superiorità netta della Spagna, che come costruzione di gioco c'è anche sicuramente stata, ma per il Paraguay questa occasione perduta rimarrà un rimpianto eterno.
Stecca di Bilardo
di Stefano Olivari
Gli antipatizzanti di Maradona sarebbero stati contenti in ogni caso, perchè con un'Argentina campione del mondo avrebbero dato ogni merito a Carlos Bilardo. Proprio l'ex c.t. campione 1986 e vicecampione 1990, direttore tecnico della nazionale e secondo molti unica mente tattica di quello che si è poi visto in campo. Di sicuro in rapporto al talento diffuso, nemmeno paragonabile a quello del 1986 o del 1990, questa Argentina sarà ricordata come la peggiore della storia e purtroppo per Maradona la faccia del fallimento sarà solo quella di Maradona.
Gli antipatizzanti di Maradona sarebbero stati contenti in ogni caso, perchè con un'Argentina campione del mondo avrebbero dato ogni merito a Carlos Bilardo. Proprio l'ex c.t. campione 1986 e vicecampione 1990, direttore tecnico della nazionale e secondo molti unica mente tattica di quello che si è poi visto in campo. Di sicuro in rapporto al talento diffuso, nemmeno paragonabile a quello del 1986 o del 1990, questa Argentina sarà ricordata come la peggiore della storia e purtroppo per Maradona la faccia del fallimento sarà solo quella di Maradona.
La storia siamo noi
Una piccolissima nazione, grande solo nel calcio, contro un continente intero. Questi secondo la retorica del cosiddetto 'new football writing', la corrente letteraria (nei paesi dove esiste una letteratura sportiva, in altri siamo a 'Super Mou' e 'Pato con il Diavolo') che trova significati geopolitici anche nella più insulsa delle rimesse laterali o in una strizzata d'occhio di un terzino che magari è solo un tic nervoso. Secondo noi a Johannesburg si sono viste due grandi squadre, Uruguay e Ghana, che le hanno provate tutte per vincere a dispetto della propria natura difensivistica e della tensione di chi sa che non avrebbe avuto più un'occasione simile nei successivi cento anni.
In Brasile non ci sono più giovani
di Stefano Olivari
Impossibile non amare il Mondiale finché ci saranno quarti di finale come Olanda-Brasile, l'instant-classic che tutti aspettavamo perchè per entrare nella leggenda tutti devono avere nomi da leggenda. E' la crudele legge del marchio: Brasile-Cile e Olanda-Slovacchia saranno sempre un'altra cosa. Partita di una intensità clamorosa, quella di Port Elizabeth, su cui è possibile dire tutto ed il suo contrario. Non può essere smentito chi afferma che la squadra di Dunga abbia dominato in ogni settore due terzi del match, costruendo poche occasioni per il raddoppio ma rimanendo in controllo costante di un'Olanda dove Sneijder sembrava infortunato e l'entrata obbligata di Ooijer aveva fatto traballare un difesa fin lì perfetta. Non può essere smentito chi afferma che l'Olanda nemmeno nei momenti più duri ha rinunciato al suo sistema di gioco, pareggiando in maniera fortunosa grazie alla coppia Julio Cesar-Felipe Melo ma poi sull'uno a uno prendendo in mano la partita con una delle più belle mezzore della sua storia che pure di belle mezzore ne ha avute tante.
Impossibile non amare il Mondiale finché ci saranno quarti di finale come Olanda-Brasile, l'instant-classic che tutti aspettavamo perchè per entrare nella leggenda tutti devono avere nomi da leggenda. E' la crudele legge del marchio: Brasile-Cile e Olanda-Slovacchia saranno sempre un'altra cosa. Partita di una intensità clamorosa, quella di Port Elizabeth, su cui è possibile dire tutto ed il suo contrario. Non può essere smentito chi afferma che la squadra di Dunga abbia dominato in ogni settore due terzi del match, costruendo poche occasioni per il raddoppio ma rimanendo in controllo costante di un'Olanda dove Sneijder sembrava infortunato e l'entrata obbligata di Ooijer aveva fatto traballare un difesa fin lì perfetta. Non può essere smentito chi afferma che l'Olanda nemmeno nei momenti più duri ha rinunciato al suo sistema di gioco, pareggiando in maniera fortunosa grazie alla coppia Julio Cesar-Felipe Melo ma poi sull'uno a uno prendendo in mano la partita con una delle più belle mezzore della sua storia che pure di belle mezzore ne ha avute tante.
L'impotenza di Ronaldo
di Stefano Olivari
Un'impotenza che non dipende da cause tecniche ma da mancanza di desiderio, quindi non curabile nè con il Viagra della fortuna nè con il Cialis del far passare il tempo. Questa è sembrata la malattia di un inspiegabile Portogallo in un ottavo che avrebbe strameritato di perdere anche solo per la formazione iniziale: Ricardo Costa a destra, il classico centrale difensivo che messo sulla fascia non supera la metà campo (e quando l'ha fatto ha guadagnato un'espulsione, per l'oscena simulazione di Capdevila), un altro difensore come Pepe centrocampista arretrato, l'unico attaccante con senso del gol (Liedson) in panchina. Avendo Del Bosque presentato la Spagna migliore possibile, al di là delle condizioni fisiche di Xabi Alonso (comunque più che buono) e di un Torres che sembra stia per tornare lui ma non è ancora lui, lo svolgimento della partita è stato scontato.
Un'impotenza che non dipende da cause tecniche ma da mancanza di desiderio, quindi non curabile nè con il Viagra della fortuna nè con il Cialis del far passare il tempo. Questa è sembrata la malattia di un inspiegabile Portogallo in un ottavo che avrebbe strameritato di perdere anche solo per la formazione iniziale: Ricardo Costa a destra, il classico centrale difensivo che messo sulla fascia non supera la metà campo (e quando l'ha fatto ha guadagnato un'espulsione, per l'oscena simulazione di Capdevila), un altro difensore come Pepe centrocampista arretrato, l'unico attaccante con senso del gol (Liedson) in panchina. Avendo Del Bosque presentato la Spagna migliore possibile, al di là delle condizioni fisiche di Xabi Alonso (comunque più che buono) e di un Torres che sembra stia per tornare lui ma non è ancora lui, lo svolgimento della partita è stato scontato.
Un livello da Lippi e Pepe
Sarà anche vero che il Mondiale di calcio è un altro calcio, anzi secondo molti non è calcio né tantomeno uno sport. Però guardando Komano avere la faccia di quello che si vorrebbe suicidare e i suoi compagni piangere dopo il rigore di Cardozo non ci viene in mente molto altro che sappia descrivere così bene il senso della vita che fugge. E che fra quattro anni non sarà più la stessa, ammesso di essere ancora in pista. Insomma, non vi diremo che questo ottavo di finale è stato una partita noiosa.
Per vedere giocare Kakà
Cambiare modulo alla prima partita dentro o fuori non è da Brasile, ma le condizioni di Felipe Melo e di Elano hanno imposto a Dunga un 4-3-3 con due centrocampisti dinamici (Dani Alves e Ramires) su tre che ha permesso di vedere contro il Cile una Selecao vicina alle sue migliori tradizioni. Vincenti o perdenti poco importa (tanto anche i vincenti perdono, prima o poi), sono le tradizioni che portano gran parte del pubblico neutrale di tutto il mondo a tifare per lui.
L'Olanda che cammina
di Stefano Olivari
La storia e l'attualità dicono che al Mondiale vince chi gioca al passo ed ogni tanto accelera, ovviamente quando ha il talento per farlo. A maggior ragione quando si passeggia in altura come in Sudafrica, anche se Durban è al livello del mare. La cifra stilistica dell'Olanda di Van Marwijk è proprio quella di addormentare la partita facendo tenere ad ogni giocatore la sua posizione, in maniera forse fin troppo lavagnesca.
La storia e l'attualità dicono che al Mondiale vince chi gioca al passo ed ogni tanto accelera, ovviamente quando ha il talento per farlo. A maggior ragione quando si passeggia in altura come in Sudafrica, anche se Durban è al livello del mare. La cifra stilistica dell'Olanda di Van Marwijk è proprio quella di addormentare la partita facendo tenere ad ogni giocatore la sua posizione, in maniera forse fin troppo lavagnesca.
Il saluto di Rosetti
Con Argentina-Messico tutti gli italiani sono usciti dal Mondiale, in maniera più o meno indegna. Ci sembra infatti impossibile che Rosetti e la sua terna, l'incolpevole Calcagno e il colpevole Ayroldi, vengano riproposti da Blatter in questa manifestazione. Non solo per il clamoroso errore sul fuorigioco (Tevez tenuto in gioco da...zero messicani) nell'occasione del primo gol, quanto per essersi fatti intimidire dagli argentini quando Ayroldi stava comunicando a Rosetti di essere stato avvertito (Quarto uomo? Quinto?) dell'errore.
I fenomeni di Capello
di Stefano Olivari
L'inviato dal ritaglio facile vi ammorberà sui giornali di domani con la storia del gol-non gol (non gol, stando agli strumenti dei moviolisti di oggi) di Geoff Hurst nel 1966 per spiegare l'incredibile, perchè parliamo di mezzo metro e non di un centimetro, due a due scippato a Frank Lampard: la storia come nemesi, gli dei del calcio, eccetera. Non sappiamo se Mauricio Espinosa abbia sentito il peso della storia, di certo il crimine calcistico del guardalinee uruguayano nella storia del pallone ci è già entrato di diritto. Un possibile pareggio raggiunto nel primo tempo avrebbe potuto cambiare il risultato finale ma non l'impressione avuta fino a quel momento e da lì in poi: una squadra piena di giocatori nella loro posizione preferita, la Germania, contro un'altra malissimo preparata e attaccata al carisma dei suoi nomi.
L'inviato dal ritaglio facile vi ammorberà sui giornali di domani con la storia del gol-non gol (non gol, stando agli strumenti dei moviolisti di oggi) di Geoff Hurst nel 1966 per spiegare l'incredibile, perchè parliamo di mezzo metro e non di un centimetro, due a due scippato a Frank Lampard: la storia come nemesi, gli dei del calcio, eccetera. Non sappiamo se Mauricio Espinosa abbia sentito il peso della storia, di certo il crimine calcistico del guardalinee uruguayano nella storia del pallone ci è già entrato di diritto. Un possibile pareggio raggiunto nel primo tempo avrebbe potuto cambiare il risultato finale ma non l'impressione avuta fino a quel momento e da lì in poi: una squadra piena di giocatori nella loro posizione preferita, la Germania, contro un'altra malissimo preparata e attaccata al carisma dei suoi nomi.
Usa for Africa (We are the world)
Tutto il dramma di una partita senza domani nell'uscita di Kingson a togliere il pallone dalla testa del collega Howard, alla disperata ricerca del due a due a novanta metri dalla sua porta. Il Ghana ha salvato la faccia dell'Africa grazie a una partita solidissima: iniziata con mezzora di pressing clamoroso (da una di queste azioni è nato il ribaltamento con il vantaggio del Boateng cattivo), proseguita resistendo con disciplina al solito eccellente secondo tempo degli Stati Uniti, e conclusa nei supplementari con il gol qualificazione di Gyan e un tentativo di abbassare il ritmo che ha permesso solo gli 'in the box' a sfruttare la vitalità di Dempsey.
L'identità uruguayana
di Stefano Olivari
Le partite senza calcoli sono iniziate con una clamorosa battaglia, che l'Uruguay alla fine ha vinto di puro fisico pur subendo nel secondo tempo gli assalti e gli inserimenti dei sudcoreani. Un quarto di finale guadagnato con il difensivismo intelligente di Tabarez, che ha tolto dagli ingredienti la provocazione e lasciato la garra, ma non perso da uno Hu Jung-Moo che ha schierato la formazione propositiva di sempre.
Le partite senza calcoli sono iniziate con una clamorosa battaglia, che l'Uruguay alla fine ha vinto di puro fisico pur subendo nel secondo tempo gli assalti e gli inserimenti dei sudcoreani. Un quarto di finale guadagnato con il difensivismo intelligente di Tabarez, che ha tolto dagli ingredienti la provocazione e lasciato la garra, ma non perso da uno Hu Jung-Moo che ha schierato la formazione propositiva di sempre.
Il Mondiale della Catalogna
La nazionale della Catalogna esiste da oltre un secolo, anche se la Catalogna non è affiliata alla Fifa. Non è una cosa da sagra di paese, visto che le sue partite sono amichevoli contro nazionali 'vere' come Argentina (battuta 4 a 2 poco prima dello scorso Natale al Camp Nou), Brasile, e via scendendo. Mai contro l'Italia e poche volte contro la Spagna: in una di queste, nel 1947 al Sarrià, la nazionale per così dire centralista (e si era in pieno franchismo) fu battuta per tre a uno. L'allenatore attuale si chiama Johan Cruijff e tutta questa bolsa premessa era per dire che in questa squadra hanno giocato e giocano Puyol, Piqué, Capdevila, Sergio Busquets, Iniesta, Xavi.
Grazie Sven
di Stefano Olivari
Questo mondiale è stato una bocciatura del calcio ivoriano, dietro a Drogba e Kolo Touré non c'e niente e non è che ad Abidjan o a Bouaké siano stati lasciati dei fenomeni. Comunque, se fossimo giornalisti della Costa d'Avorio, in conferenza stampa diremmo 'Grazie Sven, per le emozioni che ci hai regalato in questi tre mesi'. A tre milioni di euro totali di ingaggio. Nell'ultima giornata gli africani potevano solo sommergere di gol la Corea del Nord e sperare nella vittoria brasiliana: due missioni fallite.
Questo mondiale è stato una bocciatura del calcio ivoriano, dietro a Drogba e Kolo Touré non c'e niente e non è che ad Abidjan o a Bouaké siano stati lasciati dei fenomeni. Comunque, se fossimo giornalisti della Costa d'Avorio, in conferenza stampa diremmo 'Grazie Sven, per le emozioni che ci hai regalato in questi tre mesi'. A tre milioni di euro totali di ingaggio. Nell'ultima giornata gli africani potevano solo sommergere di gol la Corea del Nord e sperare nella vittoria brasiliana: due missioni fallite.
Il gran premio di Honda
Siamo ancora quelli dei pomodori ai giocatori che avevano perso in finale, rischiando più volte di andare in vantaggio due a uno, con il Brasile di Pelé. In metà delle homepage dei siti dei quotidiani campeggia la parola 'vergogna', ma chi ha dato quasi tutto quello che aveva non è che si debba vergognare. Che poi la spedizione azzurra sia stata preparata male e portata avanti peggio, in mezzo anche ad arroganza e superficialità, è un fatto. Ma di sicuro gli azzurri non hanno fatto mancare l'impegno fino al novantaseiesimo minuto, tanto che nella storia del Mondiale si sarebbero visto pareggi più immeritati. Se Pepe sul possibile tre a tre non fosse stato...Pepe adesso l'Italia troverebbe magari negli ottavi un'Olanda che ha avuto l'enorme pregio di dominare il suo girone spendendo pochissimo, sotto il profilo fisico e nervoso.
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