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Profezia greca

di Simone Basso
Andiamo contro la funzione ludica della rete e stravolgiamo il mantra che la obbliga ad incagliarsi sul tempo presente. "Kynodontas", secondo film del regista ellenico Yorgos Lanthimos, è uscito (...) nel 2009. Fece sensazione soprattutto in patria in quanto colse l'attimo, drammatico, di quel paese. Fuggite a gambe levate se cercate novanta minuti di intrattenimento hollywoodiano. Uno dei pregi più visibili dell'opera è proprio l'apparente rifiuto della funzione, puramente estetica, del mezzo cinematografico. Perchè "Dogtooth", questo il titolo anglicizzato, destruttura ogni cosa.

Davvero niente Malick

di Stefano Olivari
The tree of life è piacere assoluto, per chi ama il cinema ambizioso e le immagini tipo screensaver, quando un premio importante come la Palma d'oro va a un film che esce dalla logica del bilocale più cucinotto (e annesso sesso esistenziale, magari con Chopin in sottofondo) siamo felici.

Stiamo improvvisando

di Stefano Olivari
Devoti non solo di Mourinho. Lo siamo anche di Nanni Moretti, che al contrario del mito fresco vincitore della Coppa di Spagna ha perso negli anni un po' di ispirazione ma ha acquistato quel mestiere 'medio' che da giovane gli faceva schifo vedere in un Monicelli (il loro faccia a faccia anni Settanta è un cult dell'archivio Rai) o in un Alberto Sordi, qualche giorno fa abbiamo visto Habemus Papam con tutto il carico di pregiudizi del caso. Siccome ci occupiamo di sport (come la Mariella Valentini presa a schiaffi in Palombella Rossa), cinque sottolineature ad uso e consumo di Indiscreto.

I gioiellini della Parmalat

Nel Gioiellino, il film di Andrea Molaioli liberamente ispirato al crack della Parmalat, una parte secondo noi troppo piccola è riservata ai danni finanziari causati da quella che Tanzi-Remo Girone definisce 'La squadra di calcio' e che di fatto è un giocattolo personale del figlio Stefano: nel film rappresentato in maniera caricaturale, tutto Ferrari e vanterie provinciali.

Ivory come Mourinho

di Stefano Olivari
2 - La recensione di 'Quella sera dorata', con il grande regista americano che sceglie un'ambientazione uruguayana senza però rinunciare ai suoi ingredienti base. 

Il tempo delle mele

Parigi, 1980. La tredicenne Vic Berreton (Sophie Marceau) va al liceo e vive le solite storie di quell'età: innamoramenti platonici e non dichiarati, permessi per feste agognati, ore al telefono (fisso!). Borghesi e più incasinati di lei sono i genitori: il dentista insoddisfatto François (Claude Brasseur) e la disegnatrice in carriera Françoise. Il padre si concede un ultimo giro con una vecchia amante, ma non riesce a gestire la situazione e racconta tutto alla moglie. Che di lì a poco lo cornificherà con il professore di tedesco di Vic, prima dell'inevitabile riappacificazione finale (come avrebbe detto Casini, all'epoca più o meno il portaborse di Forlani: ''La famiglia, la famiglia, la famiglia!'').