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Weisz con la W

Raccontare la vicenda grande e tragica di Arpad Weisz richiederebbe un libro, le poche righe (è provato che dopo la decima cade l’attenzione, anche per argomenti interessanti) di un articolo sul web non gli renderebbero in alcun caso giustizia. E un libro in realtà è stato scritto, proprio dal direttore del Guerino: ‘Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo’ (editore Aliberti). Lo citiamo non a mo’ di marchetta, anche perché si tratta di un’opera uscita quasi cinque anni fa (gli interessati l'avranno già comprata, i non interessati non lo faranno mai), ma come pretesto per parlare del Giorno della Memoria e un po’ anche di Weisz.
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Doriani d'Argentina

Da Cucchiaroni a Veron, il libro di Alberto Facchinetti su quella che forse è la più grande scuola calcistica del mondo e sulla storia della Sampdoria. In comune di sicuro c'è la quantità di talento sperperato...

Il rumore del Chiasso

di Stefano Olivari

9 - L'anno del Casale, il primo scudetto a tavolino, la Svizzera italiana e lo svago del 1916.

Lo scudetto cagliaritano dei Moratti

Nel 1964 il Cagliari sale in serie A per la prima volta nella sua storia. In sole tre stagioni dalla C alla A. Curioso per una squadra di calcio di un'isola povera e semisconosciuta nel centro del Mediterraneo. O no? Intanto l'anno successivo, il 1965, entra in funzione la raffineria della Saras...

L'anno di Crialesi

La storica promozione in serie A del Catania 1982-83 di Gianni Di Marzio allenatore e Angelo Massimino presidente, raccontata in un libro sulla storia rossazzurra. Con Ranieri libero, Cantarutti centravanti, Mastalli creativo, Sorrentino in porta e tanti altri nomi che fanno venire i brividi solo a pronunciarli. Tutti protagonisti di quei memorabili tre spareggi di Roma insieme a Como e Cremonese...

L'uomo che sapeva le lingue

di Stefano Olivari

7 - La passeggiata della Pro Vercelli, la nascita dell'azzurro, un Pozzo di cultura e i Giochi dei finti dilettanti.

Ragazzo di suburbio

di Enzo Palladini

Nel giorno del ritiro di Ronaldo, parliamo di quando tutto è iniziato. Da quella casa di Bento Ribeiro, non lontana da dove è nato Zico, e dal difficile rapporto con il padre Nelio…

La pedina mancante

di Simone Basso
St Moritz, 1974, campionati del mondo di sci alpino. Per le elvetiche, le padrone di casa, lo slalom speciale fu una specie di Waterloo. Fino alla materializzazione al cancelletto, con il pettorale trentanove, di uno scricciolo diciassettenne che scese con l'incoscienza di una bambina e il talento cristallino di una predestinata. Lise-Marie Morerod, terza alla fine della seconda manche, si presentò così al grande pubblico.

Il fallimento certificato da Peterson

di Simone Basso
I ricordi scaldano il cuore e la maggiore esposizione mediatica del basket italiano fa piacere, ma il ritorno in panchina di un grande dei Settanta significa che in Italia è stato buttato via un quarto di secolo. Quell'Olimpia e quella pallacanestro sarebbero in parte replicabili, se solo si volesse...

Di Marzio e la calda estate del 1982

In anteprima per Indiscreto il capitolo sulla storica stagione 1982-83 di 'Tutto il Catania minuto per minuto - Dalle origini al 2010', partendo dal momento in cui il presidente Angelo Massimino si innamora di un allenatore napoletano che in realtà è molto più di un allenatore. Dedicato a chi ama le buone cose di una volta...

Il nazismo che ci sta comprando

di Andrea Ferrari
Intervista al professore di storia economica Giulio Sapelli, che diversamente dalla maggioranza dei colleghi è molto interessato al presente e poco al politicamente corretto. Temi liberi: la forza del Brasile, l'argentinizzazione dell'Italia, il parassitismo belga, la sottovalutazione del pericolo cinese, l'ottusità del managerialismo...

Tanti piccoli inglesi

di Stefano Olivari
La prima formazione campione d’Italia si trova su tutti gli almanacchi, ma non è superfluo ricordarne gli elementi principali oltre allo stracitato Spensley. Dà l’idea di cosa sia il calcio italiano di fine Ottocento, al di là della retorica sul pionierismo e sui bei tempi andati.

Piramidi all'italiana

di Stefano Olivari
La prima semifinale-scudetto si disputa in mattinata, esattamente alle 9, fra Internazionale Torino e Torinese. Circa 200 gli spettatori al Velodromo Umberto I di Torino, di cui metà paganti...

La medicina di Spensley

di Stefano Olivari
Insieme a Torino il motore del calcio italiano di fine Ottocento è senza dubbio Genova, con un carattere più di importazione e nettamente più inglese rispetto all’altra città faro. Genova sta vivendo un boom commerciale, dovuto anche all’apertura del Canale di Suez che ha ridato centralità al Mediterraneo, ed è una delle città italiane più ricettive nei confronti delle novità: all’inizio il nuovo sport viene giocato quasi solo da marinai e impiegati inglesi, ma lo spirito di emulazione scatta subito nonostante all’epoca in Italia l’idea di ‘vero sport’ sia lontana da quella delle discipline di squadra. Gli sport da giovin signori sono infatti individuali: scherma, podismo, ginnastica.

L'Internazionale un po' socialista

di Stefano Olivari
Cosa ha diverso dalle altre già scritte questa storia del calcio italiano? Forse niente, però dovete essere voi a dirlo. Per quanto ci riguarda, prima di tutto è aperta ai contributi di tutti gli appassionati ad integrazione degli articoli: nessuno di noi ha la verità in tasca, aver letto centinaia di libri sull’argomento non ci fa diventare detentori del Verbo ma capaci di scrivere una traccia credibile pensiamo di sì.

L'ultimo tuffo di Greg Louganis

Nel marzo 1988 Greg Louganis è il più forte tuffatore del mondo, forse già il più grande di sempre, quando a sei mesi dalla sua ultima Olimpiade si sottopone al test per l’Aids spinto dal fidanzato. Positivo, nel senso che il test dà il responso peggiore che ci si possa attendere. L’allenatore Ron O’Brien lo rincuora e lo invita a mantenere il segreto: andrà a Seul il solito Louganis pubblico, il dio dei tuffi, mentre quello privato si imbottirà di farmaci e e soffrirà in silenzio.

Ispirato da San Paolo

di Stefano Olivari
Qual è la frase più conosciuta e citata della storia dello sport? Vince per distacco, con la seconda classificata nemmeno all’orizzonte, ‘L’importante non è vincere, ma partecipare’. Attribuita a Pierre de Coubertin, il creatore del movimento olimpico moderno, nel corso dei decenni è stata collegata ad una molteplicità di personaggi. Ma un po’ come per la scoperta dell’America, non è importante chi sia arrivato cronologicamente per primo (Fenici o Vichinghi che fossero) ma chi ha saputo rendere questa scoperta un punto di svolta per il mondo.

Il muro di Lippi

di Enzo Palladini
Vacanze lunghe, quelle dell'estate '99, ancora una volta. Ma nel frattempo all’Inter era cambiato quasi tutto. Era arrivato Lippi e ad Appiano Gentile fu subito costruito un muro per impedire ai giornalisti di avere contatti diretti con i giocatori nerazzurri. Lippi aveva chiesto uno squadrone e aveva portato suoi uomini come Peruzzi e Jugovic, oltre a Panucci.

L'Europa di Kurilic

di Simone Basso
3 - La biografia di Drazen Petrovic continua con il racconto del suo unico ma intenso anno al Real Madrid, prima di andare nella NBA. A Caserta se lo ricordano bene...

L'età della kukkozia

di Simone Basso
2 - Continua la biografia di Drazen Petrovic, che nel 1984 passa al Cibona Zagabria: la squadra ideale per sfruttare il tiro da tre punti appena introdotto dalla Fiba di Stankovic...