I cani da guardia del sistema impediscono alla Lega Calcio di crearsi una propria tivù e di raggiungere sul mercato interno i risultati della Premier League, per i motivi più volte ricordati: finché i due principali clienti, Sky e Mediaset, saranno i vessilli di due distinte parti politiche il prodotto sarà sempre svenduto. Poi magari la Infront ci smentirà e farà incassare alla serie A i 1600 milioni l'anno che televisivamente vale, ma per la gioia del cavallo di Troia è più probabile che non ci riesca. Non si parla però mai di Dahlia, che altro non è che l'erede di La7-Cartapiù: il gruppo svedese che fa capo alla famiglia Wallemberg (quelli della Saab) ha rilevato la baracca pay da Telecom (quindi con i contratti fino al 2010 di Fiorentina, Palermo, Bologna, Sampdoria, eccetera) ed ha ripreso, curiosamente, molti dei concetti di quel progetto che circolava in Lega qualche anno fa. Potremmo spiegarne la filosofia, ma amiamo la sintesi: il progetto che per qualche tempo fu portato avanti dalle medie società potrebbe essere definito elegantemente 'calcio e figa'. Basta vedere le cinque colonne della programmazione di Dahlia Tv in Italia: calcio medio, generici 'altri sport' (una medaglia però la collaborazione di Rino Tommasi per la boxe) con diritti non contesi da nessuno, sport estremi per chi cerca il brivido mangiando i Cipster sul divano, film soft core per chi preferisce aspettare novanta minuti prima della scena madre (tipo certe pellicole del magazzino di Sette Gold) e film porno in senso stretto per noi di periferia. Ma se di filmacci è pieno il mondo, la serie A è un bene limitato: chi ce l'ha in mano può decidere le sorti televisive italiane, fondando una tivù da zero (a maggior ragione con il digitale terrestre diffuso in tutta Italia). Basta guardare il principale oppositore del supermanager per capire tutto.
Visualizzazione post con etichetta Stefano Micolitti. Mostra tutti i post
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Soft core business
I cani da guardia del sistema impediscono alla Lega Calcio di crearsi una propria tivù e di raggiungere sul mercato interno i risultati della Premier League, per i motivi più volte ricordati: finché i due principali clienti, Sky e Mediaset, saranno i vessilli di due distinte parti politiche il prodotto sarà sempre svenduto. Poi magari la Infront ci smentirà e farà incassare alla serie A i 1600 milioni l'anno che televisivamente vale, ma per la gioia del cavallo di Troia è più probabile che non ci riesca. Non si parla però mai di Dahlia, che altro non è che l'erede di La7-Cartapiù: il gruppo svedese che fa capo alla famiglia Wallemberg (quelli della Saab) ha rilevato la baracca pay da Telecom (quindi con i contratti fino al 2010 di Fiorentina, Palermo, Bologna, Sampdoria, eccetera) ed ha ripreso, curiosamente, molti dei concetti di quel progetto che circolava in Lega qualche anno fa. Potremmo spiegarne la filosofia, ma amiamo la sintesi: il progetto che per qualche tempo fu portato avanti dalle medie società potrebbe essere definito elegantemente 'calcio e figa'. Basta vedere le cinque colonne della programmazione di Dahlia Tv in Italia: calcio medio, generici 'altri sport' (una medaglia però la collaborazione di Rino Tommasi per la boxe) con diritti non contesi da nessuno, sport estremi per chi cerca il brivido mangiando i Cipster sul divano, film soft core per chi preferisce aspettare novanta minuti prima della scena madre (tipo certe pellicole del magazzino di Sette Gold) e film porno in senso stretto per noi di periferia. Ma se di filmacci è pieno il mondo, la serie A è un bene limitato: chi ce l'ha in mano può decidere le sorti televisive italiane, fondando una tivù da zero (a maggior ragione con il digitale terrestre diffuso in tutta Italia). Basta guardare il principale oppositore del supermanager per capire tutto.
Lo scarico delle centodue
L'Associazione Italiana Calciatori si è ricordata di esistere non solo per incassare i soldi dei diritti di immagine collettivi (quelli della Panini, semplificando), ma anche per difendere i giocatori che lontani dai riflettori guadagnano, in genere fino ad aprile (la firma delle liberatorie poi rende un terno al lotto la ricezione degli ultimi tre stipendi stagionali), duemila euro al mese in ambienti allucinanti. Del caso Juve Stabia abbiamo già parlato (ieri il povero Maurizio Costantini ha dovuto lanciare segnali distensivi alla curva), ma ci sono anche quelli del Novara, del Gela e di tante microrealtà in cui gli ultras sono più numerosi degli spettatori normali e molto più legati al territorio. L'AIC ha chiesto a Viminale ed Osservatorio di non muoversi solo nelle situazioni da copertina, ma non c'è dubbio che ormai il calcio professionistico minore sia fuori controllo. A ogni latitudine: la situazione finanziaria della Pro Patria, fra contributi non versati, debiti, dimissioni fasulle, messa in mora da parte delle due stelle Fofana e Toledo (che rishiano di tornare al Ravenna, stesso girone e stessi obbiettivi), inevitabili voci di affiliazione moggiana e minacce varie, sta falsando il campionato di Prima Divisione: la squadra di Busto Arsizio rischia seriamente di essere promossa in B, per poi scontare lì quei pochi punti di penalità che le infliggeranno. Purtroppo per l'Aic, il sistema può reggere non più di trenta squadre professionistiche vere in tutta Italia: ma Campana non vuole passare alla storia come il liquidatore delle altre centodue.
In mancanza del silenzio
Più o meno tutti siamo cresciuti leggendo gli editoriali sui morti di Italia Novanta, ma anche nel 2009 trovare caschi protettivi in un cantiere edile (ne abbiamo proprio uno sotto la finestra) italiano non è esattamente la regola. L'unica certezza è che i morti di calcio abbiano più valore di altri, il controllo sociale ed il mitico 'sistema' prevede che noi si parli soprattutto di loro. E che anche all'interno dei morti di calcio si stabilisca una gerarchia precisa: per i 22 (ma forse di più, a chi importa contarli) ivoriani che hanno pagato con la vita la scelta di seguire Drogba e compagni nella partita con il Malawi la formula della 'tragica fatalità', per la prima ricorrenza della morte di Matteo Bagnaresi la solita spazzatura retorica ed ideologizzata invece del pietoso silenzio. Però bisogna ricordare che l'ultrà del Parma, uno che nel curriculum aveva tre anni di Daspo e prodezze anche extracalcistiche, non è stato ucciso dal poliziotto cattivo (la vulgata del caso Sandri) ma da una manovra affrettata di un autista terrorizzato da lanci di sassi e bottiglie. E giova anche ricordare che il pullmann (di tifosi dello Juventus Club Crema, ben lontani dal mondo ultrà) era stato assalito proprio dagli ultras del Parma. Meglio il silenzio. In mancanza del silenzio, almeno la verità.
stefano@indiscreto.it
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La panchina del Virdis greco
di Stefano Olivari1. Il Virdis greco: così alcuni giornali italiani del genere 'Niente male questo Giggs' avevano ribattezzato a metà anni Ottanta Nikos Anastopoulos, curiosità di Mat. Anastopoulos arrivò all'Avellino nel 1987, dall'Olympiacos dove era considerato quasi un mito, a 29 anni suonati. La squadra non era un granché: un Franco Colomba in declino, un Walter Schachner con meno velocità di qualche anno prima, difensori da lotta per la salvezza (Amodio, Colantuono, Ferroni), l'ex speranza viola Alessandro Bertoni e poco altro. A causa anche di vari infortuni Anastopoulos fece comunque pochissimo, giocando a malapena mezzo campionato, e poi tornò in Grecia. Dell'Italia conserva tuttora un però un buon ricordo, anche se il merito è dell'Europeo 1980 che lo rivelò a livello internazionale: nella squadra di Alketas Panagoulias, qualificatasi eroicamente (i posti a disposizione erano solo 7, altro che l'Europeo a 24 squadre del 2016) superando un girone con l'Urss e l'ottima Ungheria di quell'epoca, il futuro Virdis greco (non dimenticheremo mai quel titolo della defunta Notte in cui Mike Bantom veniva definito senza un vero perché 'Il Meneghin nero') giocò bene segnando anche un gol alla Cecoslovacchia campione in carica. Ma dove è finito oggi? Facile, allena. Mai però si è seduto su una grossa panchina: l'ultima destinazione conosciuta è quella del Pas Giannina (Giannina è la capitale dell'Epiro), l'anno scorso. Presa la squadra in corsa e sfiorata la promozione nella massima serie, Anastopoulos è stato premiato con l'esonero. Al momento fa il commentatore tivù.
2. E Florin Raducioiu? Ropesce si chiede dove sia finito l'attaccante di Bari, Verona, Brescia e Milan di inizio anni Novanta, con ritorno italiano a cavallo di fine millennio (ancora Brescia) e chiusura in tono minore in Francia. Nel 2005, a 35 anni, Raducioiu ha provato un ritorno agonistico nel Como post-Preziosi, ma senza molta convinzione. Ha una casa in Franciacorta, la cittadinanza italiana come la moglie e i figli. Ha iniziato anche ad allenare, da qualche mese. Per la precisione collabora con l'Aldini: una società a Milano molto nota, il cui settore giovanile è nell'orbita Milan ed ha come responsabile tecnico Piero Frosio.
3. Hytok vorrebbe sapere del presente di Gilberto D'Ignazio (Vicenza e Udinese anni Novanta, limitandosi alla serie A). I più se lo ricordano (traduzione: noi ce lo ricordiamo) soprattutto sulla fascia sinistra del Vicenza di Guidolin, che nel 1997 vinse la coppa Italia battendo in finale il Napoli. In estate passò all'Udinese e così non visse l'epopea della Coppa Coppe, quando solo il Chelsea di Vialli e Zola riuscì a negare la finale ai biancorossi (incredibile la partita di ritorno, fra l'altro). Nato in provincia di Bari ma cresciuto ed esploso nel Taranto, dopo la fine della carriera professionistica D'Ignazio si è concesso qualche stagione vicino a casa, ai confini del dilettantismo: prima nello Squinzano e poi nel Tricase (Eccellenza). A 40 anni aveva iniziato bene anche questa stagione, poi in ottobre si è infortunato e a dicembre ha rescisso il contratto.
(prossima puntata sabato 4 aprile)
P.S. Poche regole: a) Giocatori della storia recente, dalla tivù a colori in avanti; b) Almeno una presenza nella nostra serie A; c) Massimo una richiesta a persona; d) Possibilmente persone fuori da Wikipedia, se no sono capaci tutti; e) Tutte le richieste nei commenti a questo post, se no ce le dimentichiamo; f) Sono graditi avvistamenti e segnalazioni di grandi e piccoli ex spariti dai media, senza entrare nel privato.
Il pallone dei cento punti
Asta da brividi quella che si è conclusa nei giorni scorsi on line sul sito www.greyflannelauctions.com organizzata da Grey Flannel Inc., uno dei più famosi dealer in memorabilia sportivo negli States. Memorabilia è una specie di parolaccia qui in Italia (anche se le magliette messe all’asta su ebay dalla fondazione Pupi di J.Zanetti vanno sempre via per bei soldini), ma noi che gireremmo tranquillamente in R4 e spenderemmo al massimo € 50 per un telefonino non ci facciamo assolutamente problemi a buttare via migliaia di euro in mazze, magliette, figurine e affini. E l’occasione era sicuramente ghiotta...
I 208 lotti messi all’asta erano tutti di basket e coprivano un arco temporale piuttosto ampio…da George Mikan a Kevin Durant, tanto per intenderci. Ed è proprio una game used home jersey datata 1947-48 del centrone dei Minneapolis Lakers che è stata battuta per la cifra più alta, ben $ 92.000 (no, a queste cifre non arriviamo…). Da segnalare, dei very old times, $ 5.000 sborsati per un autografo di James Naismith e $2.500 per una Globetrotters game used jersey di Meadowlark Lemon datata anni 50. Inizia poi la sempre fastidiosa (per noi) processione di colori biancoverdi e qui veramente c’era da sbizzarrirsi, con cifre variabili da i 1.700 ed i 25.000 dollari potevate portarvi a casa le scarpe di Bill Russell, la giacca della tuta di Bob Cousy, una road jersey di Sam Jones, pantaloncini e maglietta di Tom Heinsohn o la maglia usata dal mitico numero 6 di Boston durante l’All Star Game del 1959…ma, sorry Bill, almeno qui Wilt Chamberlain ha fatto la parte del leone, la sua All Star jersey del 1967 autografata è andata via a $ 45.000 ed il pallone usato nella famosa partita dei 100 punti segnati a ben $ 48.000, pallone rubato da un 14enne durante l’invasione di campo successiva alla schiacciata finale di Wilt. Come avrete capito, c’era da perderci la testa e vi consiglio di andare a vedere sul sito i singoli lotti corredati da descrizione e fotografie (nella home page cliccate su Auction lots).
Pescando qua e là, non possiamo esimerci dal descrivere i lotti appartenenti a Julius Erving: la maglia All Star del 1978 (a dir il vero il suo peggior All Star Game…) per la quale avremmo fatto follie battuta a $ 16.000, una home jersey anni 80 (non tra le nostre preferite) a $ 4.200 ed una Converse All Star bianca (sinistra) autografata e risalente ai primi anni 70, dunque ABA, che ospitò (forse) il piedone del nostro eroe, è stata battuta a soli $ 700, perché verificare l’autenticità della scarpa come effettivamente indossata da Doctor J è faccenda piuttosto complessa in quanto non vi sono le etichette ed il design che danno il patentino a magliette ed affini. Lacrimuccia per la splendida Jazz home jersey 1976 di Pistol Pete Maravich venduta a $ 16.000 e per un paio d Nike autografate appartenute a Drazen Petrovic battute a $ 1.100…$ 600 dollari sono stati invece pagati per un assegno di Pistol Pete a se stesso, con tanto di girata sul retro…3 autografi dunque in un solo documento !
Tra i molti (e splendidi) lotti ABA ci saremmo portati volentieri a casa il trofeo per i 10.000 punti in carriera del Raja, Roger Brown, il più grande giocatore della storia dei Pacers, risalente al 1972 con appoggiato sopra il pallone della partita (ovviamente red, white & blue), la maglietta indossata da un altro nostro idolo, Ron Boone, nell’All Star Game del 74-75 ed una splendida giacca della tuta Kentucky Colonels del nostro Red Robbins battuta a soli $ 320 (e qui un pensierino potevamo farcelo…)…oltre a questi, magliette, tute, palloni, trofei vari (titolo Nets del 1976 !) ed anelli da campioni completavano un assortimento ABA veramente unico.
Scorrendo i vari lotti si incontrano un po’ tutti gli idoli della nostra giovinezza, da Walt Frazier a Bob Lanier (in quanti ricordano la famosa All Star n 56 da Sisti Sport qui a Milano?), da Calvin Murphy a Michael Ray Richardson, da Larry Bird a Michael Jordan, ed ogni item scatena un fiume di ricordi e di emozioni. Siamo invece più freddini (ma è solo una questione di età) di fronte ad oggetti appartenuti a stelle dell’ultimo decennio…belle e appetibili le magliette di Steve Nash, Kevin Garnett, Antoine Walker, Jason Kidd & c…ma noi preferiamo altro. Vi era anche una sfida tra le due prime scelte della stagione, concusasi a favore di Greg Oden che ha visto una sua maglietta di high school venir battuta a $ 14.000 contro i $ 6.800 di una game used jersey dei Texas Longhorns indossata da Kevin Durant. Se poi volevate arredare la vostra casa cosa poteva esserci di meglio di un tornello dell’Hall of Fame da piazzare all’ingresso di una stanza ($ 1.000), oppure di tre seggiolini originali del Boston Garden da inchiodare al parquet di fronte al televisore LCD ($ 600) avendo magari appeso alla parete una litografia con le foto e gli autografi dei 50 più forti giocatori del mondo (tranne Maravich per ovvi motivi), battuta quest’ultima a $ 37.000. Per concludere, una tristezza infinita ci ha assalito nel vedere tra i lotti, l’anello da campione NBA 2003 che i San Antonio Spurs fecero fare appositamente per onorare George Gervin in oro e diamanti, venduto a $ 30.000…
A quando un asta dove potremo scannarci per una maglietta di Chuck Jura o di Charlie Yelverton? Quante memorabilia sono rimaste del basket dei nostri anni migliori? Chi le ha conservate?...sognare è gratis ma, ahimè, temo che, in questa materia, nel bel paese la dimensione onirica sarà sempre l’unica consentita…
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
I 208 lotti messi all’asta erano tutti di basket e coprivano un arco temporale piuttosto ampio…da George Mikan a Kevin Durant, tanto per intenderci. Ed è proprio una game used home jersey datata 1947-48 del centrone dei Minneapolis Lakers che è stata battuta per la cifra più alta, ben $ 92.000 (no, a queste cifre non arriviamo…). Da segnalare, dei very old times, $ 5.000 sborsati per un autografo di James Naismith e $2.500 per una Globetrotters game used jersey di Meadowlark Lemon datata anni 50. Inizia poi la sempre fastidiosa (per noi) processione di colori biancoverdi e qui veramente c’era da sbizzarrirsi, con cifre variabili da i 1.700 ed i 25.000 dollari potevate portarvi a casa le scarpe di Bill Russell, la giacca della tuta di Bob Cousy, una road jersey di Sam Jones, pantaloncini e maglietta di Tom Heinsohn o la maglia usata dal mitico numero 6 di Boston durante l’All Star Game del 1959…ma, sorry Bill, almeno qui Wilt Chamberlain ha fatto la parte del leone, la sua All Star jersey del 1967 autografata è andata via a $ 45.000 ed il pallone usato nella famosa partita dei 100 punti segnati a ben $ 48.000, pallone rubato da un 14enne durante l’invasione di campo successiva alla schiacciata finale di Wilt. Come avrete capito, c’era da perderci la testa e vi consiglio di andare a vedere sul sito i singoli lotti corredati da descrizione e fotografie (nella home page cliccate su Auction lots).
Pescando qua e là, non possiamo esimerci dal descrivere i lotti appartenenti a Julius Erving: la maglia All Star del 1978 (a dir il vero il suo peggior All Star Game…) per la quale avremmo fatto follie battuta a $ 16.000, una home jersey anni 80 (non tra le nostre preferite) a $ 4.200 ed una Converse All Star bianca (sinistra) autografata e risalente ai primi anni 70, dunque ABA, che ospitò (forse) il piedone del nostro eroe, è stata battuta a soli $ 700, perché verificare l’autenticità della scarpa come effettivamente indossata da Doctor J è faccenda piuttosto complessa in quanto non vi sono le etichette ed il design che danno il patentino a magliette ed affini. Lacrimuccia per la splendida Jazz home jersey 1976 di Pistol Pete Maravich venduta a $ 16.000 e per un paio d Nike autografate appartenute a Drazen Petrovic battute a $ 1.100…$ 600 dollari sono stati invece pagati per un assegno di Pistol Pete a se stesso, con tanto di girata sul retro…3 autografi dunque in un solo documento !
Tra i molti (e splendidi) lotti ABA ci saremmo portati volentieri a casa il trofeo per i 10.000 punti in carriera del Raja, Roger Brown, il più grande giocatore della storia dei Pacers, risalente al 1972 con appoggiato sopra il pallone della partita (ovviamente red, white & blue), la maglietta indossata da un altro nostro idolo, Ron Boone, nell’All Star Game del 74-75 ed una splendida giacca della tuta Kentucky Colonels del nostro Red Robbins battuta a soli $ 320 (e qui un pensierino potevamo farcelo…)…oltre a questi, magliette, tute, palloni, trofei vari (titolo Nets del 1976 !) ed anelli da campioni completavano un assortimento ABA veramente unico.
Scorrendo i vari lotti si incontrano un po’ tutti gli idoli della nostra giovinezza, da Walt Frazier a Bob Lanier (in quanti ricordano la famosa All Star n 56 da Sisti Sport qui a Milano?), da Calvin Murphy a Michael Ray Richardson, da Larry Bird a Michael Jordan, ed ogni item scatena un fiume di ricordi e di emozioni. Siamo invece più freddini (ma è solo una questione di età) di fronte ad oggetti appartenuti a stelle dell’ultimo decennio…belle e appetibili le magliette di Steve Nash, Kevin Garnett, Antoine Walker, Jason Kidd & c…ma noi preferiamo altro. Vi era anche una sfida tra le due prime scelte della stagione, concusasi a favore di Greg Oden che ha visto una sua maglietta di high school venir battuta a $ 14.000 contro i $ 6.800 di una game used jersey dei Texas Longhorns indossata da Kevin Durant. Se poi volevate arredare la vostra casa cosa poteva esserci di meglio di un tornello dell’Hall of Fame da piazzare all’ingresso di una stanza ($ 1.000), oppure di tre seggiolini originali del Boston Garden da inchiodare al parquet di fronte al televisore LCD ($ 600) avendo magari appeso alla parete una litografia con le foto e gli autografi dei 50 più forti giocatori del mondo (tranne Maravich per ovvi motivi), battuta quest’ultima a $ 37.000. Per concludere, una tristezza infinita ci ha assalito nel vedere tra i lotti, l’anello da campione NBA 2003 che i San Antonio Spurs fecero fare appositamente per onorare George Gervin in oro e diamanti, venduto a $ 30.000…
A quando un asta dove potremo scannarci per una maglietta di Chuck Jura o di Charlie Yelverton? Quante memorabilia sono rimaste del basket dei nostri anni migliori? Chi le ha conservate?...sognare è gratis ma, ahimè, temo che, in questa materia, nel bel paese la dimensione onirica sarà sempre l’unica consentita…
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Il cesto è noia
Non ce ne vogliano i tifosi di Washington, ma la franchigia si è sempre distinta nella sua storia per una certa piattezza e per uno stile di gioco assai noioso, con l’unica eccezione della squadra primi anni Settanta con The Pearl e Gus Johnson; anche il team del titolo 1978 non ha certamente lasciato tracce indelebili, nonostante le due finali raggiunte, diciamolo, più per demeriti altrui che per meriti propri. Comunque grande solidità e costanza di risultati per una quindicina d’anni e poi, dai primi anni ’80 fino ad oggi, il nulla o quasi, ravvivato ogni tanto dall’acquisto di qualche veterano a fine carriera come Moses, Gus Williams, Spencer Haywood, Dan Roundfield, Bernard King ed MJ, che però non ha mai dato i dividendi sperati. I grandi talenti della franchigia nel recente passato, come Webber e Rasheed Wallace, hanno raccolto molto di più altrove (e quest'anno avrebbero potuto anche raccogliere insieme, non fosse stato per le loro colpe ed i meriti di LeBron James). In sede di draft la franchigia parte benissimo, scegliendo nelle sue prime due stagioni quelli che poi diventeranno Rookie of the Year, Bellamy ‘61 e Dischinger ‘62 al secondo giro...nel ’62 al terzo giro pesca anche Don Nelson e prosegue con Gus Johnson nel ’63 al secondo giro e Jerry Sloan nel ’64 sempre al second round...l’anno seguente sceglie nuovamente Jerry Sloan che finalmente scende in campo con i Bullets e nei tre anni successivi infila un tris di prime scelte che cambieranno il volto della franchigia: Jack Marin, Earl Monroe e Wes Unseld. Poi tanti altri buonissimi pick, facilitati ovviamente dallo scegliere sempre tra i primi, ma anche tanti bidoni, tra i quali ci piace ricordare i folkloristici Mel 'Turp The Human Burp' Turpin e LaBradford 'Nice game Michael' Smith, il primo famoso per le sue imprese a tavola (detto anche 'Dinner Bell Mel') e il secondo famosissimo per averne messi 37 contro MJ ed avergli fatto i complimenti a fine partita...MJ prese nota e, quando si rincontrarono, gliene mise 36...nella first half !!! L’ultimo nella lista è la prima scelta assoluta del 2001, Kwame Brown, tipico esempio di ragazzo che doveva farsi qualche anno di college per imparare a giocare. Ma veniamo ai consueti award.
BEST SHOOTER - Poca suspance...nonostante egregi esponenti come Monroe, Marin, Chenier, Dandridge, Rex Chapman, Tracy Murray...il miglior tiratore della storia dei Wizards per noi è Jeff Malone. Tecnica perfetta e risultato conseguente, Jeff è stato uno dei più bei tiratori, dal punto di vista estetico, nella storia del basket. Memorabile un suo canestro allo scadere, dall’angolo cadendo fuori dalla riga di fondo che diede la vittoria ai Bullets in una partita contro contro Detroit. In 13 stagioni NBA 48% dal campo e 87% dalla lunetta.
BEST PASSER - Prima Baltimore e poi Washington hanno sempre avuto una tradizione di backcourt molto solidi ed assai poco flashy, con le eccezioni di Monroe, Strickland e Porter. Mentre Black Jesus non passerà certamente alla storia per le sue qualità di passatore, Strickland e Kevin Porter sono stati due veri artisti del passaggio, maestri del penetra e scarica (sia sotto, che fuori) grazie a mani e piedi rapidissimi e ad una visione di gioco assolutamente superiore. Ai due aggiungerei anche Tom Henderson, play della squadra del titolo, poco appariscente e con numeri di assist non paragonabili a Porter e Strickland, ma molto continuo ed efficace nel servire l’uomo libero, a guidare la transizione e a dare palla sotto ad Hayes ed Unseld. Non c’è, a nostro parere, un chiaro vincitore, ma, dovendone scegliere uno, andiamo con Strickland, giocatore di maggiore impatto rispetto agli altri due.
BEST DUNKER - Franchigia molto simile ai Celtics per quanto riguarda la carenza di veri specialisti...anche qui non c’è molta storia: Jordan è arrivato ai Wizards ormai con esplosività ed elevazione dimezzate, Stackhouse ha giocato sì due annate, ma per noi è sempre stato un dunker molto sopravvalutato e poi scampoli di stagione giocati da alcuni fenomeni come Billy Ray Bates, dunker pazzesco ed idolo della Baker League a Phila...ma 15 partite in maglia Bullets sono un po’ poche per qualificarsi. Dicevamo che non c’è molta storia, nonostante i saltatori di oggi, il miglior dunker nella storia dei Wizards non può essere altri che Gus Johnson. L’importanza del contributo di 'Honeycomb' allo sviluppo della schiacciata è fuori discussione, Gus è stato il primo non centro ad inchiodare in partita con continuità e a fare della schiacciata un’arma devastante. Distrusse tabelloni ben prima di Darryl Dawkins. Elevazione e potenza uniche nel decennio...fu, senza dubbio, il Doctor J degli anni ’60, anche se il fatto di giocare in una franchigia mediocre non lo fece apprezzare come avrebbe meritato.
Con la fine della storia di Washington Wizards ed antenati andiamo in vacanza (si fa per dire) anche noi, dandovi appuntamento per la ripresa a pieno regime della Settimana Sportiva. Sul basket anni Settanta ed Ottanta abbiamo molti progetti, oltre che materiale infinito, in queste settimane penseremo a come incanalare il tutto. Qualche mese fa eravamo convinti che questa rubrica dovesse avere un termine, sicurezza che ci è stata tolta dal suo successo (certe puntate sono state lette 'davvero' da oltre 10mila persone, mentre contando i semplici click arriviamo a vette ancora più impressionanti) e soprattutto dai sentimenti contenuti nelle centinaia di mail ricevute. Solo effetto nostalgia, più per la nostra adolescenza che per Chuck Jura o World Free? Secondo noi sotto al basket c'è di più: se torneremo, promettiamo di farlo con qualche buona idea. Intanto grazie di esservi emozionati insieme a noi...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
BEST SHOOTER - Poca suspance...nonostante egregi esponenti come Monroe, Marin, Chenier, Dandridge, Rex Chapman, Tracy Murray...il miglior tiratore della storia dei Wizards per noi è Jeff Malone. Tecnica perfetta e risultato conseguente, Jeff è stato uno dei più bei tiratori, dal punto di vista estetico, nella storia del basket. Memorabile un suo canestro allo scadere, dall’angolo cadendo fuori dalla riga di fondo che diede la vittoria ai Bullets in una partita contro contro Detroit. In 13 stagioni NBA 48% dal campo e 87% dalla lunetta.
BEST PASSER - Prima Baltimore e poi Washington hanno sempre avuto una tradizione di backcourt molto solidi ed assai poco flashy, con le eccezioni di Monroe, Strickland e Porter. Mentre Black Jesus non passerà certamente alla storia per le sue qualità di passatore, Strickland e Kevin Porter sono stati due veri artisti del passaggio, maestri del penetra e scarica (sia sotto, che fuori) grazie a mani e piedi rapidissimi e ad una visione di gioco assolutamente superiore. Ai due aggiungerei anche Tom Henderson, play della squadra del titolo, poco appariscente e con numeri di assist non paragonabili a Porter e Strickland, ma molto continuo ed efficace nel servire l’uomo libero, a guidare la transizione e a dare palla sotto ad Hayes ed Unseld. Non c’è, a nostro parere, un chiaro vincitore, ma, dovendone scegliere uno, andiamo con Strickland, giocatore di maggiore impatto rispetto agli altri due.
BEST DUNKER - Franchigia molto simile ai Celtics per quanto riguarda la carenza di veri specialisti...anche qui non c’è molta storia: Jordan è arrivato ai Wizards ormai con esplosività ed elevazione dimezzate, Stackhouse ha giocato sì due annate, ma per noi è sempre stato un dunker molto sopravvalutato e poi scampoli di stagione giocati da alcuni fenomeni come Billy Ray Bates, dunker pazzesco ed idolo della Baker League a Phila...ma 15 partite in maglia Bullets sono un po’ poche per qualificarsi. Dicevamo che non c’è molta storia, nonostante i saltatori di oggi, il miglior dunker nella storia dei Wizards non può essere altri che Gus Johnson. L’importanza del contributo di 'Honeycomb' allo sviluppo della schiacciata è fuori discussione, Gus è stato il primo non centro ad inchiodare in partita con continuità e a fare della schiacciata un’arma devastante. Distrusse tabelloni ben prima di Darryl Dawkins. Elevazione e potenza uniche nel decennio...fu, senza dubbio, il Doctor J degli anni ’60, anche se il fatto di giocare in una franchigia mediocre non lo fece apprezzare come avrebbe meritato.
Con la fine della storia di Washington Wizards ed antenati andiamo in vacanza (si fa per dire) anche noi, dandovi appuntamento per la ripresa a pieno regime della Settimana Sportiva. Sul basket anni Settanta ed Ottanta abbiamo molti progetti, oltre che materiale infinito, in queste settimane penseremo a come incanalare il tutto. Qualche mese fa eravamo convinti che questa rubrica dovesse avere un termine, sicurezza che ci è stata tolta dal suo successo (certe puntate sono state lette 'davvero' da oltre 10mila persone, mentre contando i semplici click arriviamo a vette ancora più impressionanti) e soprattutto dai sentimenti contenuti nelle centinaia di mail ricevute. Solo effetto nostalgia, più per la nostra adolescenza che per Chuck Jura o World Free? Secondo noi sotto al basket c'è di più: se torneremo, promettiamo di farlo con qualche buona idea. Intanto grazie di esservi emozionati insieme a noi...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Assist negli anni sbagliati
ALL TIME SECOND TEAM
G DON OHL (1964-1968) - Arriva da Detroit insieme a Bailey Howell nel 1964 ed insieme vanno a formare con Gus Johnson, Walt Bellamy e Kevin Loughery un quintetto da fuochi artificiali che sfiorerà le finali con i Celtics. Realizzatore implacabile e clutch player...18.9 ppg, 3.7 rpg e 3.2 apg in quattro stagioni ai Bullets e statistiche ancora migliori nei playoffs con 26.2 ppg e 6 rpg 1n 13 partite. Tre volte All Star. G KEVIN PORTER (1972-1975 / 1979-1983) - Trottolino di 5’10...dotato di velocità impressionante...passatore straordinario, ha detenuto per dodici stagioni il record assoluto di assist in una partita con 29, ottenuto in maglia Nets nel 1978, proprio l'anno dell'anello vinto dai Bullets. Play puro senza grosse qualità offensive...non una gran mano dalla distanza, prendeva molti tiri in penetrazione grazie alla sua velocità superiore. Inizia e finisce la carriera ai Bullets...10.6 ppg con buone percentuali dal campo e 6.5 apg in sei stagioni. Play titolare della squadra che raggiunse le finali nel 1975...14.4 ppg e 7.3 apg in 17 partite in quella postseason. Primo negli assist nel 1975 con 8 a partita e nel 1981 con 9.1. Le sue grandi qualità di passatore ed il numero di stagioni a Washington lo fanno preferire a giocatori superiori come Gus Williams e Dave Bing, autori di buone cose, soprattutto il primo, per un periodo di tempo ridotto ed a fine carriera. G ARCHIE CLARK (1971-1974) - Vedi anche Philadelphia 76ers. Arriva ai Bullets a trent’anni suonati ma con ancora qualche cartuccia da sparare...prende il posto di Monroe, ceduto ai Knicks, e si impone come primo realizzatore e passatore della squadra in regular season, con 25.1 ppg e 8 apg...seguirà un'altra buona stagione e poi una discreta, nella quale inizierà il suo declino. Il meglio però Clark lo diede nei playoffs, in due serie perse con i Knicks, poi finalisti, nel '72 e nel '73: 26.7 ppg e 7.8 apg nella prima, 21.2 ppg e 5.2 apg nella seconda. Preferito per la sua classe straordinaria al backcourt titolare del titolo 1978 formato da Tom Henderson, difensore e generale in campo, e Kevin Grevey, micidiale tiratore mancino. G ROD STRICKLAND (1996-2001) - Play dal talento cristallino e dalla complessa personalità...ragazzo del Bronx, con un caratteraccio che non lo ha certo reso molto popolare tra gli addetti ai lavori. Tecnicamente parliamo invece di quello che, per noi, è stato uno dei più grandi play degli anni ‘90...inventore straordinario e tra i migliori piccoli di sempre a 'finire' la penetrazione...difensore aggressivo, passatore fantastico ed anche notevole rimbalzista. Statisticamente il sogno di ogni partecipante ad una fantasy league...15.5 ppg, 4.3 rpg, 8.9 apg e 1.6 stlpg in carriera a Washington. Primo nella lega negli assist nel 1998 con 10.5 a partita...membro dell’All NBA Second Team sempre nel 1998. A nostro parere uno dei più forti all time a non aver mai giocato un All Star Game. G RICHARD HAMILTON (1999-2002) - Uno dei pochi nei tempi moderni in grado di prendersi con continuità pull-up jumpers con l’uomo addosso da ogni angolo del campo. 6’6...molto rapido in grado anche di portare con autorità il pallone a canestro, ottimi movimenti senza palla, ma per il resto piuttosto carente ed assai migliorabile in ogni altro aspetto del gioco...essenzialmente un realizzatore. Migliorato parecchio in ognuna delle sue tre stagioni a Washington, passa da 9 a 18.1 a 20 ppg. Preferito di pochissimo al piccolo grande Michael Adams, All Star nel 1992. Ovviamente nella memoria storica rimarrà il Richard Hamilton visto ai Pistons...
F JUWAN HOWARD (1994-2001) - Altro membro dei Fab Five...molto tecnico ma anche eccessivamente soffice, ha sempre portato il suo mattoncino ma niente più. Non ci ha mai convinto...entrato nella lega come potenziale star, non è riuscito a dare continuità al suo gioco e ad imporsi come leader e trascinatore...18.4 ppg e 7.4 rpg in carriera a Washington con una sola apparizione ai playoffs in sette stagioni...una volta All Star. F BAILEY HOWELL (1964-1966) - Vedi anche Boston Celtics. Hall of Famer...due grandi stagioni a Baltimore prima di andare a fare scorpacciata di titoli con i Celtics. All around player, realizzatore e rimbalzista, arrivato via trade da Detroit, fu elemento determinante nel raggiungimento, da parte dei Bullets, dei loro primi playoffs culminati con la finale di conference persa in sei partite contro i Lakers...20.8 ppg e 11.7 rpg in quella postseason per Howell...18.2 ppg e 10.3 rpg in carriera a Baltimore...una volta All Star. F TERRY DISCHINGER (1962-1964) - All America a Purdue e oro olimpico a Roma, entra nell’NBA nel 1962 con gli Zephyrs e viene eletto Rookie of the Year, grazie ad una annata da 25.5 ppg, col 51% dal campo e 8 rpg. Seconda annata ugualmente positiva che conferma le sue notevoli doti di realizzatore e rimbalzista 20.8 ppg e 8.3 rpg...poi la blockbuster trade che lo porta a Detroit dove non confermerà le buone cose fatte vedere con i Bullets. Due volte All Star. Da segnalare anche tre buone stagioni a inizio carriera di Truck Robinson, rimbalzista formidabile e futuro All Star e cinque discrete stagioni di un impalpabile Harvey Grant, grande tiratore, ma sempre poco incisivo. F JACK MARIN (1966-1972) - Tiratore mancino di grande tecnica e rendimento incredibilmente costante...statisticamente alcune sue annate sono delle autentiche fotocopie. Buona stagione da matricola che gli vale l’inserimento nell’All Rookie Team. 16.7 ppg e 6.1 rpg in carriera a Baltimore. Il suo gioco saliva di un livello nei playoffs, dove ha sempre tirato fuori il meglio...20.6 ppg e 8.1 rpg nelle 18 partite dei playoffs ‘71, perse in finale contro Milwaukee. Una volta All Star. Carriera quasi analoga per Greg Ballard che, silenziosamente, ha dato ai Bullets sei stagioni di buon livello. Appena fuori rimane anche Tom Gugliotta, Larry Bird dei poveri ad inizio carriera e poi assestatosi a livelli inferiori, soprattutto a causa di numerosi infortuni. F MITCH KUPCHAK (1976-1981)- Giocatore fondamentale per le fortune dei Bullets di fine anni ’70...molto fisico ma anche dotato di discreta tecnica e intelligenza superiore, era chiamato a fare gran parte del lavoro sporco. Buone statistiche in minutaggio ridotto...15.9 ppg col 51% dal campo e 6.9 rpg in 26 minuti a partita nel 1978, anno del titolo. Anche se non c’entrano nulla con i migliori di sempre ricordiamo, per l’angolo della nostalgia, che in quella squadra giocarono anche Larry Wright e Joe Pace, il primo ovviamente con ben altro impatto rispetto al secondo. Menzione anche per Cliff Robinson, destinato a rimanere sulla soglia di vari All Time Team, visti i frequenti cambi di squadra e le pochissime partite di playoffs giocate, ma che a Washington ha giocato forse il suo miglior basket.
C JEFF RULAND (1981-1986) - Centro-ala con l’aspetto più di un uomo di linea dell’NFL che di un giocatore di basket...ma in campo era tutt’altra musica...mano morbidissima vicino a canestro, con movimenti alla Sabonis e notevole range da fuori...le sue percentuali dal campo a Washington sono state da fantascienza: 55% nell’anno peggiore e 58% nel migliore, il 1984, dove ebbe 22.2 ppg, 12.3 rpg, 3.9 apg e la convocazione all’All Star Game. Per Ruland 18.6 ppg e 10.8 rpg in cinque stagioni a Washington, tre intere e due a mezzo servizio...ed il problema principale per Jeff furono proprio gli infortuni, che gli stroncarono la carriera a soli 27 anni. Tanto di cappello al management di Washington che riuscì a sbolognarlo, già rotto, ai Sixers in cambio di Moses Malone...Ruland lasciati i Bullets giocò un grand total di 18 partite in sei stagioni a Philadelphia. Menzioni per Rick Mahorn, entrato nella lega con i Bullets e poi diventato capo dei Bad Boys a Detroit e per 'Never Nervous' Purvis Ellison, che se fosse stato un po’ più 'nervous' avrebbe avuto sicuramente una carriera migliore. C MOSES MALONE (1986-1988) - Vedi anche Philadelphia 76ers. Dopo aver condotto i Sixers alla terra promessa Moses approda a Washington dove giocherà due stagioni ad altissimo livello...nonostante l’incredibile regalo di Phila, Washington non riesce ad andare oltre il primo round dei playoffs nei due anni targati Malones (Moses + Jeff). Solite buonissime statistiche per Moses nonostante abbia passato i trenta ed il suo stile di gioco comporti un enorme dispendio di energie, 22.2 ppg, 11.2 rpg in carriera ai Bullets...aggiungiamoci anche il career best dalla lunetta con l’82% su 692 tentativi nel 1987...sempre nell’87 membro dell’All NBA Second Team...due volte All Star, con 27 p e 18 r nella partita del 1987...Hall of Famer.
Arrivederci alla prossima settimana con gli award...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
G DON OHL (1964-1968) - Arriva da Detroit insieme a Bailey Howell nel 1964 ed insieme vanno a formare con Gus Johnson, Walt Bellamy e Kevin Loughery un quintetto da fuochi artificiali che sfiorerà le finali con i Celtics. Realizzatore implacabile e clutch player...18.9 ppg, 3.7 rpg e 3.2 apg in quattro stagioni ai Bullets e statistiche ancora migliori nei playoffs con 26.2 ppg e 6 rpg 1n 13 partite. Tre volte All Star. G KEVIN PORTER (1972-1975 / 1979-1983) - Trottolino di 5’10...dotato di velocità impressionante...passatore straordinario, ha detenuto per dodici stagioni il record assoluto di assist in una partita con 29, ottenuto in maglia Nets nel 1978, proprio l'anno dell'anello vinto dai Bullets. Play puro senza grosse qualità offensive...non una gran mano dalla distanza, prendeva molti tiri in penetrazione grazie alla sua velocità superiore. Inizia e finisce la carriera ai Bullets...10.6 ppg con buone percentuali dal campo e 6.5 apg in sei stagioni. Play titolare della squadra che raggiunse le finali nel 1975...14.4 ppg e 7.3 apg in 17 partite in quella postseason. Primo negli assist nel 1975 con 8 a partita e nel 1981 con 9.1. Le sue grandi qualità di passatore ed il numero di stagioni a Washington lo fanno preferire a giocatori superiori come Gus Williams e Dave Bing, autori di buone cose, soprattutto il primo, per un periodo di tempo ridotto ed a fine carriera. G ARCHIE CLARK (1971-1974) - Vedi anche Philadelphia 76ers. Arriva ai Bullets a trent’anni suonati ma con ancora qualche cartuccia da sparare...prende il posto di Monroe, ceduto ai Knicks, e si impone come primo realizzatore e passatore della squadra in regular season, con 25.1 ppg e 8 apg...seguirà un'altra buona stagione e poi una discreta, nella quale inizierà il suo declino. Il meglio però Clark lo diede nei playoffs, in due serie perse con i Knicks, poi finalisti, nel '72 e nel '73: 26.7 ppg e 7.8 apg nella prima, 21.2 ppg e 5.2 apg nella seconda. Preferito per la sua classe straordinaria al backcourt titolare del titolo 1978 formato da Tom Henderson, difensore e generale in campo, e Kevin Grevey, micidiale tiratore mancino. G ROD STRICKLAND (1996-2001) - Play dal talento cristallino e dalla complessa personalità...ragazzo del Bronx, con un caratteraccio che non lo ha certo reso molto popolare tra gli addetti ai lavori. Tecnicamente parliamo invece di quello che, per noi, è stato uno dei più grandi play degli anni ‘90...inventore straordinario e tra i migliori piccoli di sempre a 'finire' la penetrazione...difensore aggressivo, passatore fantastico ed anche notevole rimbalzista. Statisticamente il sogno di ogni partecipante ad una fantasy league...15.5 ppg, 4.3 rpg, 8.9 apg e 1.6 stlpg in carriera a Washington. Primo nella lega negli assist nel 1998 con 10.5 a partita...membro dell’All NBA Second Team sempre nel 1998. A nostro parere uno dei più forti all time a non aver mai giocato un All Star Game. G RICHARD HAMILTON (1999-2002) - Uno dei pochi nei tempi moderni in grado di prendersi con continuità pull-up jumpers con l’uomo addosso da ogni angolo del campo. 6’6...molto rapido in grado anche di portare con autorità il pallone a canestro, ottimi movimenti senza palla, ma per il resto piuttosto carente ed assai migliorabile in ogni altro aspetto del gioco...essenzialmente un realizzatore. Migliorato parecchio in ognuna delle sue tre stagioni a Washington, passa da 9 a 18.1 a 20 ppg. Preferito di pochissimo al piccolo grande Michael Adams, All Star nel 1992. Ovviamente nella memoria storica rimarrà il Richard Hamilton visto ai Pistons...
F JUWAN HOWARD (1994-2001) - Altro membro dei Fab Five...molto tecnico ma anche eccessivamente soffice, ha sempre portato il suo mattoncino ma niente più. Non ci ha mai convinto...entrato nella lega come potenziale star, non è riuscito a dare continuità al suo gioco e ad imporsi come leader e trascinatore...18.4 ppg e 7.4 rpg in carriera a Washington con una sola apparizione ai playoffs in sette stagioni...una volta All Star. F BAILEY HOWELL (1964-1966) - Vedi anche Boston Celtics. Hall of Famer...due grandi stagioni a Baltimore prima di andare a fare scorpacciata di titoli con i Celtics. All around player, realizzatore e rimbalzista, arrivato via trade da Detroit, fu elemento determinante nel raggiungimento, da parte dei Bullets, dei loro primi playoffs culminati con la finale di conference persa in sei partite contro i Lakers...20.8 ppg e 11.7 rpg in quella postseason per Howell...18.2 ppg e 10.3 rpg in carriera a Baltimore...una volta All Star. F TERRY DISCHINGER (1962-1964) - All America a Purdue e oro olimpico a Roma, entra nell’NBA nel 1962 con gli Zephyrs e viene eletto Rookie of the Year, grazie ad una annata da 25.5 ppg, col 51% dal campo e 8 rpg. Seconda annata ugualmente positiva che conferma le sue notevoli doti di realizzatore e rimbalzista 20.8 ppg e 8.3 rpg...poi la blockbuster trade che lo porta a Detroit dove non confermerà le buone cose fatte vedere con i Bullets. Due volte All Star. Da segnalare anche tre buone stagioni a inizio carriera di Truck Robinson, rimbalzista formidabile e futuro All Star e cinque discrete stagioni di un impalpabile Harvey Grant, grande tiratore, ma sempre poco incisivo. F JACK MARIN (1966-1972) - Tiratore mancino di grande tecnica e rendimento incredibilmente costante...statisticamente alcune sue annate sono delle autentiche fotocopie. Buona stagione da matricola che gli vale l’inserimento nell’All Rookie Team. 16.7 ppg e 6.1 rpg in carriera a Baltimore. Il suo gioco saliva di un livello nei playoffs, dove ha sempre tirato fuori il meglio...20.6 ppg e 8.1 rpg nelle 18 partite dei playoffs ‘71, perse in finale contro Milwaukee. Una volta All Star. Carriera quasi analoga per Greg Ballard che, silenziosamente, ha dato ai Bullets sei stagioni di buon livello. Appena fuori rimane anche Tom Gugliotta, Larry Bird dei poveri ad inizio carriera e poi assestatosi a livelli inferiori, soprattutto a causa di numerosi infortuni. F MITCH KUPCHAK (1976-1981)- Giocatore fondamentale per le fortune dei Bullets di fine anni ’70...molto fisico ma anche dotato di discreta tecnica e intelligenza superiore, era chiamato a fare gran parte del lavoro sporco. Buone statistiche in minutaggio ridotto...15.9 ppg col 51% dal campo e 6.9 rpg in 26 minuti a partita nel 1978, anno del titolo. Anche se non c’entrano nulla con i migliori di sempre ricordiamo, per l’angolo della nostalgia, che in quella squadra giocarono anche Larry Wright e Joe Pace, il primo ovviamente con ben altro impatto rispetto al secondo. Menzione anche per Cliff Robinson, destinato a rimanere sulla soglia di vari All Time Team, visti i frequenti cambi di squadra e le pochissime partite di playoffs giocate, ma che a Washington ha giocato forse il suo miglior basket.
C JEFF RULAND (1981-1986) - Centro-ala con l’aspetto più di un uomo di linea dell’NFL che di un giocatore di basket...ma in campo era tutt’altra musica...mano morbidissima vicino a canestro, con movimenti alla Sabonis e notevole range da fuori...le sue percentuali dal campo a Washington sono state da fantascienza: 55% nell’anno peggiore e 58% nel migliore, il 1984, dove ebbe 22.2 ppg, 12.3 rpg, 3.9 apg e la convocazione all’All Star Game. Per Ruland 18.6 ppg e 10.8 rpg in cinque stagioni a Washington, tre intere e due a mezzo servizio...ed il problema principale per Jeff furono proprio gli infortuni, che gli stroncarono la carriera a soli 27 anni. Tanto di cappello al management di Washington che riuscì a sbolognarlo, già rotto, ai Sixers in cambio di Moses Malone...Ruland lasciati i Bullets giocò un grand total di 18 partite in sei stagioni a Philadelphia. Menzioni per Rick Mahorn, entrato nella lega con i Bullets e poi diventato capo dei Bad Boys a Detroit e per 'Never Nervous' Purvis Ellison, che se fosse stato un po’ più 'nervous' avrebbe avuto sicuramente una carriera migliore. C MOSES MALONE (1986-1988) - Vedi anche Philadelphia 76ers. Dopo aver condotto i Sixers alla terra promessa Moses approda a Washington dove giocherà due stagioni ad altissimo livello...nonostante l’incredibile regalo di Phila, Washington non riesce ad andare oltre il primo round dei playoffs nei due anni targati Malones (Moses + Jeff). Solite buonissime statistiche per Moses nonostante abbia passato i trenta ed il suo stile di gioco comporti un enorme dispendio di energie, 22.2 ppg, 11.2 rpg in carriera ai Bullets...aggiungiamoci anche il career best dalla lunetta con l’82% su 692 tentativi nel 1987...sempre nell’87 membro dell’All NBA Second Team...due volte All Star, con 27 p e 18 r nella partita del 1987...Hall of Famer.
Arrivederci alla prossima settimana con gli award...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Il rimbalzista che non saltava la Gazzetta
WASHINGTON WIZARDS
(Chicago Packers 1962) (Chicago Zephyrs 1963) (Baltimore Bullets 1964-1973) (Capital Bullets 1974) (Washington Bullets 1975-1997)
ALL TIME MVP
ELVIN HAYES - forward-center (1972-1981). The Big E...e chi altro poteva essere ?...Il ragazzo che alla Houston University stupì l’America schiantando l’UCLA di Alcindor imbattuta da 47 partite, dopo quattro anni ai Rockets, trova casa a Washington e diventa immediatamente il punto di riferimento della squadra, portandola ad otto playoffs consecutivi, culminati col titolo nella fantastica cavalcata del 1978, quando, finalmente, citando Dick Motta, 'la signora cicciona cantò a squarciagola'. 6’9'' con fisico da Mister Universo, grande velocità e mano morbidissima...super rimbalzista e difensore, The Big E brevettò il turnaround jumper facendolo diventare il suo marchio di fabbrica...il tiro veniva scoccato in leggero allontanamento dopo un giro rapidissimo sul piede perno ed era pressoché immarcabile.
ALL TIME FIRST TEAM - STARTING FIVE
F ELVIN HAYES (1972-1981) - Hall of Famer...maschera serissima sia in campo che fuori...molto amato dai tifosi ma non altrettanto dai giornalisti che lo hanno spesso criticato ed accusato di essere il principale responsabile delle sconfitte (anche in finale) dei Bullets...peccato che dal giorno della sua cessione a Houston nel 1981, Washington non sia più andata da nessuna parte. Tre finali raggiunte ed un titolo...Iron man, solo 7 partite saltate in 9 stagioni ai Bullets con totali in carriera di 21.2 ppg e 12.7 rpg.. Tre volte membro dell’All NBA First Team e tre del Second Team...otto volte All Star. Terzo nella classifica NBA di tutti i tempi dei minuti giocati, sesto in quella dei rimbalzi.
F GUS JOHNSON (1963-1972) - 'The Honeycomb'...uno dei primi grandi saltatori...power forward di 6’6'' con grande bagaglio tecnico e umano. Dunker almeno 10 anni avanti ai suoi tempi. Dominante a rimbalzo nonostante di altezza ampiamente inferiore ai pari ruolo...ottimo difensore grazie ad un grande cuore ed a mezzi fisici non comuni. Una finale raggiunta con i Bullets nel 1971...cinque volte All Star e quattro volte All NBA Second Team...17.4 ppg e 12.9 rpg in nove stagioni a Washington. Il management dei Lakers rimpianse amaramente di non averlo scelto al primo giro del draft 1963, avendone avuto la possibilità, dichiarando poi di essersi giocato almeno due o tre titoli negli anni ’60 per quell'errore. Chiamato a fine carriera da Slick Leonard ai Pacers per una tazza di caffè, gioca una memorabile gara 7 delle finali ABA 1973 in trasferta contro i Kentucky Colonels: entra per Mel Daniels e, reggendosi a malapena sulle ginocchia più volte operate, annulla Artis Gilmore e mette un canestro determinante nel quarto periodo, infilandosi l’anello al dito nell’ultima partita della sua carriera. Il guerriero indomabile perde la sua ultima battaglia nel 1987 contro un male incurabile che se lo porta via a soli 51 anni.
C WES UNSELD (1968-1981) - Hall of famer...centro di appena 6’7'', ma largo come un armadio a quattro ante...entra nella lega col botto, venendo nominato nel 1969 Rookie of the Year e, addirittura, MVP (13.8 ppg e 18.2 rpg)...13 stagioni ai Bullets e 12 volte ai playoffs con 4 finali e un titolo. Non saltava l’edizione della Gazzetta di Ferragosto, ma i rimbalzi erano tutti suoi grazie ad un senso della posizione assolutamente superiore ed a mani rapidissime. Tocco morbido vicino a canestro ed ottime doti di passatore...il vero leader di quella che è stata la stagione d’oro di Washington...MVP delle finali nel 1978...cinque volte All Star...10.8 ppg, 14 rpg, 3.9 apg col 50.8% dal campo in carriera.
G EARL MONROE (1967-1971) vedi anche New York Knicks. The Pearl al suo meglio...Hall of famer...stella dei playground newyorkesi, non dimostra alcun timore reverenziale e porta il suo stile di gioco nell’NBA imponendosi subito come una delle migliori guardie della lega...epiche le sue sfide con Walt Frazier, soprattutto ai playoffs, 4-0 per NY nel 1969, 4-3 sempre per i Knicks nel 1970 e finalmente 4-3 per i Bullets nel 1971, anno della sconfitta in finale contro i Bucks di Alcindor e Robertson. Classico giocatore da uno contro uno, immarcabile in campo aperto. Rookie of the year nel 1968, due volte All Star ed una volta membro dell’All NBA First Team...23.7 ppg e 4.5 apg in carriera con i Bullets.
G PHIL CHENIER (1971-1980) - Scelta sofferta e comunque discutibile...Monroe a parte, Washington non ha avuto altri grandissimi giocatori nel backcourt, giocatori di grande spessore che abbiano passato i loro anni migliori con la franchigia. Black dai tratti asiatici...giocatore completo e molto solido...buon tiratore dalla distanza con ottima tecnica...difensore, sempre tra i migliori negli steals. Otto stagioni culminate ai playoffs e tre finali con un titolo nel ’78, sfortunatamente per Chenier proprio l’anno in cui i playoffs non li giocò a causa di un infortunio. Tre volte All Star ed una volta All NBA second team...cinque stagioni con oltre 19.7 ppg...
PANCHINA
G MICHAEL JORDAN (2001-2003) - MJ a fine carriera...ancora in grado di essere un giocatore di impatto anche se le gambe l’avevano ormai abbandonato...essenzialmente un giocatore perimetrale e difensore...non è riuscito a far fare il salto di qualità ad una squadra assai mediocre. Comunque meglio un Jordan al 50% che la quasi totalità delle guardie della franchigia al loro peak. Due volte All Star...21.2 ppg, 5.8 rpg e 4.3 apg nelle ultime due stagioni per il più grande di sempre.
G JEFF MALONE (1983-1990) - Tiratore meraviglioso, sia come tecnica che come risultato, anche se il range non si spingeva oltre la linea da tre...giocatore stile anni ’60, raramente un movimento atletico ma sempre molto setoso e compassato. Non dovevate chiedergli però di fare altro...20.2 ppg in sette stagioni ai Bullets ma anche 2.6 rpg e 2.7 apg che non sono esattamente i numeri che ti aspetti da una guardia di 6’4'', 205 lbs e grandissima tecnica. Due volte All Star ed una sola stagione sopra il 50% di vittorie.
G KEVIN LOUGHERY (1963-1971) Per noi Kevin sarà sempre innanzitutto un esagitato in borghese con sgargianti camicie e pantaloni a zampa d’elefante che corre su e giù per le sidelines guidando i Nets alla conquista di due titoli ABA...ma è bene ricordarsi che è stato anche un giocatore, ed anche uno niente male...grande aggressività e discreta mano...13.3 ppg e 3 apg...due grandi stagioni nel 1969 e 1970 oltre i 22 ppg. Scelta fatta col cuore, altre guardie del Second Team potrebbero occupare questo posto.
F BOB DANDRIDGE (1977-1981) - Swingman molto tecnico...secondo terminale offensivo, dopo the Big E, nei grandi Bullets fine anni ’70. Arriva da Milwaukee nel 1977 a contribuisce subito a portare il titolo a Washington. Pacco completo: grande realizzatore con dimensione dentro e fuori, rimbalzista e difensore...regala a Washington due stagioni super, nel '78 e '79, che coincidono con il raggiungimento delle finali...22.1 ppg, 6.9 rpg e 4.7 apg nelle 38 partite di playoffs delle due magiche stagioni. Una volta All Star, membro dell’ All NBA Second Team nel 1979, membro dell’ All NBA Defensive First Team sempre nel 1979...17.6 ppg, 5.2 rpg e 3.8 apg in quattro stagioni con i Bullets, le ultime due segnate da infortuni che determinarono la fine della sua carriera.
F CHRIS WEBBER (1994-1998) - Una delle migliori power forward dell’ultimo decennio, arriva da Golden State portandosi dietro il suo titolo di Rookie of the Year, tutto il suo bagaglio di immaturità, oltre che il pesante fardello del 'timeout'. Tecnicamente splendido...6’9'' di grandi mezzi atletici ma anche con tecnica di passaggio e controllo di palla da guardia...delle guardie ha anche il range di tiro: a Washington si innamora del tiro da tre, passando da 14 tentativi con i Warriors, a stagioni da 145, 151 e 205 tentativi, sfiorando il 40% in un’occasione. Una stagione quasi interamente persa a causa di un infortunio alla spalla. Una volta All Star e playoffs raggiunti nel 1997...20.9 ppg, 9.6 rpg e 4.4 apg in carriera a Washington, tirando col 50% dal campo.
F BERNARD KING (1987-1991) vedi anche New York Knicks e New Jersey Nets. Dire che Bernie ha lasciato un segno ad East è chiaramente un eufemismo...dato per finito dai Knicks, trova casa a Washington e tira fuori dal cilindro quattro stagioni fantastiche, prima che l’ennesima operazione al ginocchio lo costringa alla resa. Persa molta esplosività, King si reinventa giocatore da area pitturata attingendo dal suo straordinario bagaglio tecnico...è una escalation continua: 17.2, 20.7, 22.4, 28.4 i suoi ppg nei quattro anni a Washington, culminati con il ritorno all’All Star Game nel 1991, sua ultima stagione ad alto livello. E per Bernie non è finita qui...ci rivedremo ad ovest.
C WALT BELLAMY (1961-1965) vedi anche New York Knicks. Entra nella lega col botto: Rookie of the Year nel 1962 con 31.9 ppg e 19 rpg, in maglia Chicago Packers...quattro stagioni di grande qualità con la franchigia che passa da Packers a Zephyrs a Bullets, anche se con statistiche sempre in lieve ma costante peggioramento. Centro molto tecnico ed, in quegli anni, assolutamente dominante...quattro volte All Star...sempre tra i primi tre della lega nella percentuale dal campo...un’apparizione ai playoffs, nel 1965, eliminati nella finale dell’Ovest dai Lakers nonostante 20.9 ppg e 15.1 rpg...Hall of Famer.
Fine prima parte. Ovviamente continua...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
(Chicago Packers 1962) (Chicago Zephyrs 1963) (Baltimore Bullets 1964-1973) (Capital Bullets 1974) (Washington Bullets 1975-1997)
ALL TIME MVP
ELVIN HAYES - forward-center (1972-1981). The Big E...e chi altro poteva essere ?...Il ragazzo che alla Houston University stupì l’America schiantando l’UCLA di Alcindor imbattuta da 47 partite, dopo quattro anni ai Rockets, trova casa a Washington e diventa immediatamente il punto di riferimento della squadra, portandola ad otto playoffs consecutivi, culminati col titolo nella fantastica cavalcata del 1978, quando, finalmente, citando Dick Motta, 'la signora cicciona cantò a squarciagola'. 6’9'' con fisico da Mister Universo, grande velocità e mano morbidissima...super rimbalzista e difensore, The Big E brevettò il turnaround jumper facendolo diventare il suo marchio di fabbrica...il tiro veniva scoccato in leggero allontanamento dopo un giro rapidissimo sul piede perno ed era pressoché immarcabile.
ALL TIME FIRST TEAM - STARTING FIVE
F ELVIN HAYES (1972-1981) - Hall of Famer...maschera serissima sia in campo che fuori...molto amato dai tifosi ma non altrettanto dai giornalisti che lo hanno spesso criticato ed accusato di essere il principale responsabile delle sconfitte (anche in finale) dei Bullets...peccato che dal giorno della sua cessione a Houston nel 1981, Washington non sia più andata da nessuna parte. Tre finali raggiunte ed un titolo...Iron man, solo 7 partite saltate in 9 stagioni ai Bullets con totali in carriera di 21.2 ppg e 12.7 rpg.. Tre volte membro dell’All NBA First Team e tre del Second Team...otto volte All Star. Terzo nella classifica NBA di tutti i tempi dei minuti giocati, sesto in quella dei rimbalzi.
F GUS JOHNSON (1963-1972) - 'The Honeycomb'...uno dei primi grandi saltatori...power forward di 6’6'' con grande bagaglio tecnico e umano. Dunker almeno 10 anni avanti ai suoi tempi. Dominante a rimbalzo nonostante di altezza ampiamente inferiore ai pari ruolo...ottimo difensore grazie ad un grande cuore ed a mezzi fisici non comuni. Una finale raggiunta con i Bullets nel 1971...cinque volte All Star e quattro volte All NBA Second Team...17.4 ppg e 12.9 rpg in nove stagioni a Washington. Il management dei Lakers rimpianse amaramente di non averlo scelto al primo giro del draft 1963, avendone avuto la possibilità, dichiarando poi di essersi giocato almeno due o tre titoli negli anni ’60 per quell'errore. Chiamato a fine carriera da Slick Leonard ai Pacers per una tazza di caffè, gioca una memorabile gara 7 delle finali ABA 1973 in trasferta contro i Kentucky Colonels: entra per Mel Daniels e, reggendosi a malapena sulle ginocchia più volte operate, annulla Artis Gilmore e mette un canestro determinante nel quarto periodo, infilandosi l’anello al dito nell’ultima partita della sua carriera. Il guerriero indomabile perde la sua ultima battaglia nel 1987 contro un male incurabile che se lo porta via a soli 51 anni.
C WES UNSELD (1968-1981) - Hall of famer...centro di appena 6’7'', ma largo come un armadio a quattro ante...entra nella lega col botto, venendo nominato nel 1969 Rookie of the Year e, addirittura, MVP (13.8 ppg e 18.2 rpg)...13 stagioni ai Bullets e 12 volte ai playoffs con 4 finali e un titolo. Non saltava l’edizione della Gazzetta di Ferragosto, ma i rimbalzi erano tutti suoi grazie ad un senso della posizione assolutamente superiore ed a mani rapidissime. Tocco morbido vicino a canestro ed ottime doti di passatore...il vero leader di quella che è stata la stagione d’oro di Washington...MVP delle finali nel 1978...cinque volte All Star...10.8 ppg, 14 rpg, 3.9 apg col 50.8% dal campo in carriera.
G EARL MONROE (1967-1971) vedi anche New York Knicks. The Pearl al suo meglio...Hall of famer...stella dei playground newyorkesi, non dimostra alcun timore reverenziale e porta il suo stile di gioco nell’NBA imponendosi subito come una delle migliori guardie della lega...epiche le sue sfide con Walt Frazier, soprattutto ai playoffs, 4-0 per NY nel 1969, 4-3 sempre per i Knicks nel 1970 e finalmente 4-3 per i Bullets nel 1971, anno della sconfitta in finale contro i Bucks di Alcindor e Robertson. Classico giocatore da uno contro uno, immarcabile in campo aperto. Rookie of the year nel 1968, due volte All Star ed una volta membro dell’All NBA First Team...23.7 ppg e 4.5 apg in carriera con i Bullets.
G PHIL CHENIER (1971-1980) - Scelta sofferta e comunque discutibile...Monroe a parte, Washington non ha avuto altri grandissimi giocatori nel backcourt, giocatori di grande spessore che abbiano passato i loro anni migliori con la franchigia. Black dai tratti asiatici...giocatore completo e molto solido...buon tiratore dalla distanza con ottima tecnica...difensore, sempre tra i migliori negli steals. Otto stagioni culminate ai playoffs e tre finali con un titolo nel ’78, sfortunatamente per Chenier proprio l’anno in cui i playoffs non li giocò a causa di un infortunio. Tre volte All Star ed una volta All NBA second team...cinque stagioni con oltre 19.7 ppg...
PANCHINA
G MICHAEL JORDAN (2001-2003) - MJ a fine carriera...ancora in grado di essere un giocatore di impatto anche se le gambe l’avevano ormai abbandonato...essenzialmente un giocatore perimetrale e difensore...non è riuscito a far fare il salto di qualità ad una squadra assai mediocre. Comunque meglio un Jordan al 50% che la quasi totalità delle guardie della franchigia al loro peak. Due volte All Star...21.2 ppg, 5.8 rpg e 4.3 apg nelle ultime due stagioni per il più grande di sempre.
G JEFF MALONE (1983-1990) - Tiratore meraviglioso, sia come tecnica che come risultato, anche se il range non si spingeva oltre la linea da tre...giocatore stile anni ’60, raramente un movimento atletico ma sempre molto setoso e compassato. Non dovevate chiedergli però di fare altro...20.2 ppg in sette stagioni ai Bullets ma anche 2.6 rpg e 2.7 apg che non sono esattamente i numeri che ti aspetti da una guardia di 6’4'', 205 lbs e grandissima tecnica. Due volte All Star ed una sola stagione sopra il 50% di vittorie.
G KEVIN LOUGHERY (1963-1971) Per noi Kevin sarà sempre innanzitutto un esagitato in borghese con sgargianti camicie e pantaloni a zampa d’elefante che corre su e giù per le sidelines guidando i Nets alla conquista di due titoli ABA...ma è bene ricordarsi che è stato anche un giocatore, ed anche uno niente male...grande aggressività e discreta mano...13.3 ppg e 3 apg...due grandi stagioni nel 1969 e 1970 oltre i 22 ppg. Scelta fatta col cuore, altre guardie del Second Team potrebbero occupare questo posto.
F BOB DANDRIDGE (1977-1981) - Swingman molto tecnico...secondo terminale offensivo, dopo the Big E, nei grandi Bullets fine anni ’70. Arriva da Milwaukee nel 1977 a contribuisce subito a portare il titolo a Washington. Pacco completo: grande realizzatore con dimensione dentro e fuori, rimbalzista e difensore...regala a Washington due stagioni super, nel '78 e '79, che coincidono con il raggiungimento delle finali...22.1 ppg, 6.9 rpg e 4.7 apg nelle 38 partite di playoffs delle due magiche stagioni. Una volta All Star, membro dell’ All NBA Second Team nel 1979, membro dell’ All NBA Defensive First Team sempre nel 1979...17.6 ppg, 5.2 rpg e 3.8 apg in quattro stagioni con i Bullets, le ultime due segnate da infortuni che determinarono la fine della sua carriera.
F CHRIS WEBBER (1994-1998) - Una delle migliori power forward dell’ultimo decennio, arriva da Golden State portandosi dietro il suo titolo di Rookie of the Year, tutto il suo bagaglio di immaturità, oltre che il pesante fardello del 'timeout'. Tecnicamente splendido...6’9'' di grandi mezzi atletici ma anche con tecnica di passaggio e controllo di palla da guardia...delle guardie ha anche il range di tiro: a Washington si innamora del tiro da tre, passando da 14 tentativi con i Warriors, a stagioni da 145, 151 e 205 tentativi, sfiorando il 40% in un’occasione. Una stagione quasi interamente persa a causa di un infortunio alla spalla. Una volta All Star e playoffs raggiunti nel 1997...20.9 ppg, 9.6 rpg e 4.4 apg in carriera a Washington, tirando col 50% dal campo.
F BERNARD KING (1987-1991) vedi anche New York Knicks e New Jersey Nets. Dire che Bernie ha lasciato un segno ad East è chiaramente un eufemismo...dato per finito dai Knicks, trova casa a Washington e tira fuori dal cilindro quattro stagioni fantastiche, prima che l’ennesima operazione al ginocchio lo costringa alla resa. Persa molta esplosività, King si reinventa giocatore da area pitturata attingendo dal suo straordinario bagaglio tecnico...è una escalation continua: 17.2, 20.7, 22.4, 28.4 i suoi ppg nei quattro anni a Washington, culminati con il ritorno all’All Star Game nel 1991, sua ultima stagione ad alto livello. E per Bernie non è finita qui...ci rivedremo ad ovest.
C WALT BELLAMY (1961-1965) vedi anche New York Knicks. Entra nella lega col botto: Rookie of the Year nel 1962 con 31.9 ppg e 19 rpg, in maglia Chicago Packers...quattro stagioni di grande qualità con la franchigia che passa da Packers a Zephyrs a Bullets, anche se con statistiche sempre in lieve ma costante peggioramento. Centro molto tecnico ed, in quegli anni, assolutamente dominante...quattro volte All Star...sempre tra i primi tre della lega nella percentuale dal campo...un’apparizione ai playoffs, nel 1965, eliminati nella finale dell’Ovest dai Lakers nonostante 20.9 ppg e 15.1 rpg...Hall of Famer.
Fine prima parte. Ovviamente continua...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Li avevano scelti
Possiamo dire che gli Hawks, nella loro storia, siano stati tutto sommato una squadra decorosa, che sicuramente ha raccolto meno di quanto avrebbe dovuto? Probabilmente sì, 31 volte su 55 hanno chiuso la regular season entro i primi tre posti della propria Division e, nonostante alla fine abbiano vinto un solo titolo, gli Hawks sono stati quasi sempre in grado di mettere in campo una squadra competitiva, avendo avuto nelle loro fila, tra gli altri, giocatori che hanno lasciato un segno profondo nella loro era e nell’immaginario collettivo, come Bob Pettit, Pistol Maravich e Dominique Wilkins. Ma per la serie 'What could have been if...?', vi buttiamo li il seguente quintettino che sono sicuro vi farà riflettere: F JULIUS ERVING F ARVYDAS SABONIS C BILL RUSSELL G DAVID THOMPSON G BOB COUSY. Quintetto assolutamente da sogno e diremmo anche molto ben assortito...cosa c’entrano con gli Hawks, penserà qualcuno di voi? Beh, semplificando ed usando un termine leggermente improprio, diciamo che tutti e cinque i fenomeni di cui sopra sono stati, in un momento della loro carriera, 'proprietà' degli Hawks, anche se nessuno di loro ha poi mai giocato una partita di campionato con la franchigia!!! Quattro di loro furono scelti al draft: incredibilmente Cousy fu lasciato andare, Russell consegnato nelle mani del volpone Auerbach, Thompson preferì l’ABA e Sabonis decise di venire nell’NBA anni dopo, ma i suoi diritti nel frattempo erano stati acquisiti da Portland...ed il Doc ? Il Doc firmò un contratto con gli Hawks dopo il suo straordinario anno da rookie a Virginia, ma i diritti su Erving appartenevano ai Bucks ed il Doctor fu costretto a tornare negli Squires...tutto questo non prima di aver giocato però due partite di preseason con gli Hawks: ovviamente due vittorie di larga misura con Julius che ne mette 28 con 18 rimbalzi nella prima contro i Colonels e 32 nella seconda contro i Cougars...immaginate Doctor J e Pistol Pete nella stessa squadra...wow !!! E se si fossero tenuti Cousy e Russell? E se avessero firmato Thompson e Sabonis ? Beh, meno male che non siamo tifosi di Atlanta, altrimenti qualche testata al muro l’avremmo tirata...E dopo lo shock del rifiuto di David Thompson nel 1975, gli ultimi 30 anni di draft degli Hawks sono stati a dir poco disastrosi con Eddie Johnson, Willis, Rivers e Terry unici giocatori di impatto...per il resto anche i pick sulla carta migliori hanno ampiamente fallito, tipo Al Wood, Jack Givens e Butch Lee. Emblematico poi il draft del 1985: Jon Koncak con il numero 5 e disponibili c’erano Chris Mullin, Joe Dumars, Detlef Schrempf, Charles Oakley e soprattutto Karl Malone.
BEST SHOOTER - Il cuore direbbe Maravich, ma Pistol Pete più che un tiratore puro è stato un realizzatore straordinario, con un assortimento di tiri mai più visto nella storia della lega, e chiunque abbia visto partite o filmati di Pistol a LSU o nei primi anni NBA, sa di cosa stiamo parlando. Tra le nominations ci sono anche due tiratori fantastici come Mike Glenn e Randy Wittman, ma, a nostro parere il titolo se lo giocano Steve Smith e Lou Hudson, il primo, bombarolo dell’era moderna il secondo, setosissimo protagonista degli anni ’70 ed in questi casi, come ormai avrete capito, non c’è storia...per noi Lou Hudson è il miglior tiratore della storia degli Hawks, grazie al suo stile, alle sue ottime percentuali ed al suo indiscutibile carisma.
BEST PASSER - A spulciare tra le statistiche a volte si scoprono cose sorprendenti: l’avreste mai detto che in carriera Spud Webb ha più assist di JoJo White, Johnny Moore e Micheal Ray Richardson ? Noi sicuramente no...e, per l’angolo della nostalgia, aggiungiamo che Steve Hawes è al 26° posto nella classifica All Time degli assist degli Hawks. Comunque né Spud, né Steve concorrono al titolo di miglior passatore, questa è roba per Doc Rivers, Mookie Blaylock, Lenny Wilkens, Tony Kukoc (anche se ha giocato pochissimo ad Atlanta) e...Pete Maravich. Anche qui per noi non c’è storia, abbiamo visto fare a Pistol Pete cose incredibili col pallone ed è lui, a nostro parere, il miglior passatore della storia degli Hawks... poco ortodosso, soprattutto negli anni di Atlanta, e molti palloni stampati sulla faccia dei poveri compagni...ma ragazzi, che brividi!
BEST DUNKER - Qui partiamo subito dal vincitore, talmente ovvia è la scelta: Dominique Wilkins è il miglior dunker della storia della franchigia. Ma vorremmo aggiungere una riflessione: Nique è stato senza dubbio un dunker straordinario e rivoluzionario, ma, a nostro parere, anche un po’ sopravvalutato; diciamo che è stato il primo vero 'two feet dunker', strapotente se staccava a due piedi, molto, ma molto meno, staccando dal terzo tempo. Sicuramente non completo come Doctor J e Michael Jordan, tanto per intenderci. Altri dunker di rilievo non sono certamente mancati alla franchigia, ricordiamo Danny Roundfield, Antoine Carr e John Drew, e come dimenticarsi dell’incredibile esibizione di Spud Webb in un leggendario Dunk Contest ?
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
BEST SHOOTER - Il cuore direbbe Maravich, ma Pistol Pete più che un tiratore puro è stato un realizzatore straordinario, con un assortimento di tiri mai più visto nella storia della lega, e chiunque abbia visto partite o filmati di Pistol a LSU o nei primi anni NBA, sa di cosa stiamo parlando. Tra le nominations ci sono anche due tiratori fantastici come Mike Glenn e Randy Wittman, ma, a nostro parere il titolo se lo giocano Steve Smith e Lou Hudson, il primo, bombarolo dell’era moderna il secondo, setosissimo protagonista degli anni ’70 ed in questi casi, come ormai avrete capito, non c’è storia...per noi Lou Hudson è il miglior tiratore della storia degli Hawks, grazie al suo stile, alle sue ottime percentuali ed al suo indiscutibile carisma.
BEST PASSER - A spulciare tra le statistiche a volte si scoprono cose sorprendenti: l’avreste mai detto che in carriera Spud Webb ha più assist di JoJo White, Johnny Moore e Micheal Ray Richardson ? Noi sicuramente no...e, per l’angolo della nostalgia, aggiungiamo che Steve Hawes è al 26° posto nella classifica All Time degli assist degli Hawks. Comunque né Spud, né Steve concorrono al titolo di miglior passatore, questa è roba per Doc Rivers, Mookie Blaylock, Lenny Wilkens, Tony Kukoc (anche se ha giocato pochissimo ad Atlanta) e...Pete Maravich. Anche qui per noi non c’è storia, abbiamo visto fare a Pistol Pete cose incredibili col pallone ed è lui, a nostro parere, il miglior passatore della storia degli Hawks... poco ortodosso, soprattutto negli anni di Atlanta, e molti palloni stampati sulla faccia dei poveri compagni...ma ragazzi, che brividi!
BEST DUNKER - Qui partiamo subito dal vincitore, talmente ovvia è la scelta: Dominique Wilkins è il miglior dunker della storia della franchigia. Ma vorremmo aggiungere una riflessione: Nique è stato senza dubbio un dunker straordinario e rivoluzionario, ma, a nostro parere, anche un po’ sopravvalutato; diciamo che è stato il primo vero 'two feet dunker', strapotente se staccava a due piedi, molto, ma molto meno, staccando dal terzo tempo. Sicuramente non completo come Doctor J e Michael Jordan, tanto per intenderci. Altri dunker di rilievo non sono certamente mancati alla franchigia, ricordiamo Danny Roundfield, Antoine Carr e John Drew, e come dimenticarsi dell’incredibile esibizione di Spud Webb in un leggendario Dunk Contest ?
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Dove con Mookie si vinceva
G MOOKIE BLAYLOCK (1992-1999) - Piccolo grande uomo e cult hero negli anni ’90, tanto che originariamente la band dei Pearl Jam si chiamò, in suo onore, proprio 'Mookie Blaylock'...play di 6’0'' completo in ogni aspetto del gioco, grandissimo difensore, rimbalzista eccellente per il suo ruolo e costantemente tra i primi della lega in palle rubate e assist...una mano con qualche spigolo di troppo ha molto limitato il suo potenziale offensivo, streaky shooter e soprattutto giocatore da transizione. Sicuramente uno di quelli in grado di far rendere al meglio i compagni di squadra...con lui gli Hawks sempre ai playoff. Molto appetito nelle fantasy league di fine anni ’80 primi anni ’90 per il suo contributo in ogni graduatoria, a la Jason Kidd tanto per intenderci...anche se con le dovute proporzioni. Qualche problema di troppo fuori dal campo. Una volta All Star, due volte membro dell’All NBA Defensive First Team e quattro volte del Second Team...14.9 ppg, 4.6 rpg, 7.3 apg e 2.6 stlpg in carriera ad Atlanta. G DOC RIVERS (1983-1991) - Si chiama Glenn, ma in pochi se lo ricordano...autentico generale in campo e cervello pensante di un’edizione degli Hawks con tantissimo talento...playmaker puro, altruista e grande difensore. Fisicamente molto forte...in attacco puniva spesso il diretto avversario portandolo in post basso per poi seppellirlo con un fade away...mano un po’ spigolosa, discrete percentuali tirando con i piedi per terra...gran penetratore...mani velocissime. Una volta All Star...13 ppg, 6.8 apg e 2 stlpg. in carriera ad Atlanta.G RICHIE GUERIN (1963-1970) vedi anche New York Knicks - Tiratore mancino di grande grinta e determinazione...arrivato a St.Louis verso fine carriera, assunse il ruolo di player-coach nel 1965 e lo mantenne fino al 1970. Delle sette apparizioni ai playoffs in carriera, ben sei con la maglia degli Hawks...da ricordare la prestazione nella postseason del 1966 con 20.6 ppg e 7.9 apg, anno in cui gli Hawks vennero sconfitti dai Lakers 4-3 nella finale dell’ovest. 13 ppg e 4.5 apg in carriera con la franchigia degli Hawks. Lo preferiamo ad Abdul Rahman (o Walt Hazzard se preferite) autore di tre buone stagioni a inizio anni ’70...menzione d’onore per l’immenso Spud Webb, che ritroveremo comunque nel capitolo dedicato ai migliori dunker. G JASON TERRY (1999-2004) - Gunner in una edizione talentuosa ma poco equilibrata degli Hawks...senza un ruolo definito, tiratore con range fino agli spogliatoi ma anche play con scarsa propensione al gioco collettivo e con un’attitudine 'me first'. Ottimo difensore e main man del backcourt nei suoi anni ad Atlanta, non è mai riuscito però a prendersi la squadra sulle spalle e a portarla ai playoffs, né da realizzatore, né da play...per intenderci nessuno lo confonderà con Iverson e neppure con Nash...16.2 ppg, 3.2 rpg e 5.5 apg nei quattro anni passati agli Hawks. Da noi molto apprezzato soprattutto per il modo di portare le calze, lunghe fino al ginocchio. A Dallas, negli ultimi anni, è sembrato un altro... G STEVE SMITH (1994-1999) - Guardia di 6’7''...insieme a Mookie Blaylock ha formato uno dei backcourt migliori della storia della franchigia...giocatori complementari, quello che non era in grado di portare Mookie veniva fornito a piene mani da Smith, tiratore micidiale da fuori, sia per tecnica che per risultati. La sua altezza gli ha spesso consentito di tirare sopra l’avversario diretto, nonostante un atletismo limitato nel tempo da ginocchia malandate. Sempre ai playoffs nei suoi cinque anni ad Atlanta...18.6 ppg, 3.8 rpg e 3.6 apg con gli Hawks in 339 partite di regular season. Una volta All Star.
F KEVIN WILLIS (1984-1994/2004-2005) - Scelto nell’anno di MJ, Hakeem e Barkley...e il ragazzo ha giocato fino all'altroieri. Crediamo che per molti sarà un problema ricordarsi di una NBA senza Kevin Willis. Power forward dagli straordinari mezzi fisici...rimbalzista feroce e molto pericoloso in attacco nell’area pitturata dove amava, e ama ancora, rilasciare un mortifero semigancio...sopra il 50% dal campo nei suoi anni ad Atlanta. Una volta All Star...nel 1992 membro dell’All NBA Third Team...sesto rimbalzista offensivo di sempre nell’NBA (statistica tenuta dal 1974). 14 ppg e 9.7 rpg in carriera ad Atlanta. F JOE CALDWELL (1965-1970) - 'Jumpin’ Joe'...atleta straordinario in grado di giocare sia ala che guardia...dunker e grande saltatore, una volta terminata la sua carriera ad Atlanta, trovò il suo naturale sbocco nell’ABA...dunque uno dei nostri protetti. 'Pogo' fu anche un difensore pazzesco, tanto che, ancora oggi, Julius Erving lo ricorda come il migliore che abbia mai affrontato, quello contro il quale fece in assoluto più fatica...e se lo dice il Doc...Grande protagonista della cavalcata del 1970 quando gli Hawks chiusero con il miglior record della Western Conference: 21.1 ppg, 5.0 rpg , 3.5 apg e 51% dal campo. Due volte All Star...una volta membro dell’NBA All Defense Second Team...16.5 ppg e 4.7 rpg in carriera agli Hawks. F SHAREEF ABDUR RAHIM (2001-2004) - Lo sceriffo ha un bel po’ di talento e tecnica nel suo zainetto...realizzatore di classe assoluta ed ottimo rimbalzista, per anni una delle stelle della lega...ma uh, nove stagioni NBA, tre squadre diverse ed un grand total di 0 (zero) playoffs games ?!?...diciamo che Shareef, o non è quel tipo di giocatore che fa la differenza e che ti cambia il volto di una squadra, oppure semplicemente è molto sfortunato...anche ad Atlanta non è stato diverso: tre stagioni di buon rendimento con ottime statistiche ma scarso impatto sulle fortune della squadra, comodamente parcheggiata nei bassifondi della Central Division...una volta All Star....20.4 ppg, 8.8 rpg e 2.9 apg con gli Hawks. F ED MACAULEY (1956-1959) vedi anche Boston Celtics - Hall of Famer...dopo gli anni bostoniani chiude la carriera negli Hawks con due grandi stagioni da giocatore ed una da allenatore-giocatore (più nella veste di coach, a dire il vero)...lascia i Celtics nel 1957 e questi vincono il loro primo anello, si prende però una bella rivincita l’anno successivo contribuendo alla conquista dell’unico titolo della storia della franchigia, proprio contro Auerbach & c.. Realizzatore e rimbalzista tra i migliori della sua epoca, si ritira a 30 anni ed a 32 è già nell’Hall of Fame. Una volta All Star nel 1957, anno in cui ha segnato 16.5 ppg e catturato 6.1 rpg. Menzioni d’onore per uno Stacey 'Plastic Man' Augmon, tuttofare ad inizio carriera, ed un Christian Laettner che nel 1997 ha giocato ad Atlanta forse il suo miglior basket, trascinando la squadra alla finale alla semifinale di conference persa contro i Bulls.
C MOSES MALONE (1988-1991) - Abbiamo già speso molto inchiostro su questo giocatore straordinario, ma non è colpa nostra se, ovunque sia andato, abbia lasciato segni indelebili...Tre stagioni con gli Hawks, due delle quali di grande livello: 20.2 ppg e 11.8 rpg e All Star Game nel 1989 e 18.9 ppg e 10 rpg nel 1990 dove, alla tenera età di 34 anni, si impone ancora come il miglior rimbalzista in attacco della lega, davanti a Barkley. Solido contributo anche nei playoffs del 1989 con 21 ppg e 12 rpg nella serie di apertura persa 3-2 con Milwaukee, in una squadra reduce da una buonissima regular season e che rimane una delle nostre preferite di sempre, annoverando, oltre a Moses, Nique, Doc Rivers, anche miti (per noi,,,) del calibro di Reggie Theus, Spud Webb e, giù il cappello, Antoine Carr. C-F WALT BELLAMY (1970-1974) - Idem come sopra...del sublime talento offensivo di questo Hall of Famer abbiamo già detto in altre puntate. Come Moses, spara le ultime cartucce ad Atlanta in una squadra dal talento fenomenale...e sono cartucce importanti: 15.6 ppg e 12.2 rpg per lui nelle cinque stagioni agli Hawks, con quattro apparizioni ai playoffs e sempre ottime percentuali dal campo. Carriera straordinaria, anche se la percezione che potesse fare di più ha contribuito a far sì che abbia dovuto aspettare ben 18 anni prima di entrare nella Hall of Fame. C DIKEMBE MUTOMBO (1996-2001) - Deke e il suo ditone...buon rimbalzista e difensore fenomenale, amava agitare il dito indice in segno di diniego davanti al faccione del 'cremato' di turno (ma le nuove generazioni chiamano ancora 'crema' la stoppata?)...non altrettanto brillante in attacco, alcuni suoi movimenti non esiteremmo a definirli imbarazzanti, come il suo tipico gancio, tecnicamente abominevole. Ma il buon Deke il suo mattone l’ha sempre portato e soprattutto conosce bene i suoi limiti e non tende a strafare...Tre volte e mezza All Star con Atlanta (una è in comproprietà con i Sixers)...due volte e mezza All Defensive First team (idem come sopra) e una volta Second Team...una volta All NBA Third Team. Nel 2001 addirittura centro dell’All NBA Second Team con 10 ppg, 13.5 rpg , 1 apg e 2.4 blkpg...ma si sa, il centro cominciava ad essere merce rara (che dire di Magloire all’All Star Game...). Ragazzi ricominciate a giocare sotto, ci siamo rotti di 7’2'' che si palleggiano tra le gambe e tirano da sette metri...non era il caso di Deke, ma quando ci vuole, ci vuole...
Alla prossima settimana per gli award...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
F KEVIN WILLIS (1984-1994/2004-2005) - Scelto nell’anno di MJ, Hakeem e Barkley...e il ragazzo ha giocato fino all'altroieri. Crediamo che per molti sarà un problema ricordarsi di una NBA senza Kevin Willis. Power forward dagli straordinari mezzi fisici...rimbalzista feroce e molto pericoloso in attacco nell’area pitturata dove amava, e ama ancora, rilasciare un mortifero semigancio...sopra il 50% dal campo nei suoi anni ad Atlanta. Una volta All Star...nel 1992 membro dell’All NBA Third Team...sesto rimbalzista offensivo di sempre nell’NBA (statistica tenuta dal 1974). 14 ppg e 9.7 rpg in carriera ad Atlanta. F JOE CALDWELL (1965-1970) - 'Jumpin’ Joe'...atleta straordinario in grado di giocare sia ala che guardia...dunker e grande saltatore, una volta terminata la sua carriera ad Atlanta, trovò il suo naturale sbocco nell’ABA...dunque uno dei nostri protetti. 'Pogo' fu anche un difensore pazzesco, tanto che, ancora oggi, Julius Erving lo ricorda come il migliore che abbia mai affrontato, quello contro il quale fece in assoluto più fatica...e se lo dice il Doc...Grande protagonista della cavalcata del 1970 quando gli Hawks chiusero con il miglior record della Western Conference: 21.1 ppg, 5.0 rpg , 3.5 apg e 51% dal campo. Due volte All Star...una volta membro dell’NBA All Defense Second Team...16.5 ppg e 4.7 rpg in carriera agli Hawks. F SHAREEF ABDUR RAHIM (2001-2004) - Lo sceriffo ha un bel po’ di talento e tecnica nel suo zainetto...realizzatore di classe assoluta ed ottimo rimbalzista, per anni una delle stelle della lega...ma uh, nove stagioni NBA, tre squadre diverse ed un grand total di 0 (zero) playoffs games ?!?...diciamo che Shareef, o non è quel tipo di giocatore che fa la differenza e che ti cambia il volto di una squadra, oppure semplicemente è molto sfortunato...anche ad Atlanta non è stato diverso: tre stagioni di buon rendimento con ottime statistiche ma scarso impatto sulle fortune della squadra, comodamente parcheggiata nei bassifondi della Central Division...una volta All Star....20.4 ppg, 8.8 rpg e 2.9 apg con gli Hawks. F ED MACAULEY (1956-1959) vedi anche Boston Celtics - Hall of Famer...dopo gli anni bostoniani chiude la carriera negli Hawks con due grandi stagioni da giocatore ed una da allenatore-giocatore (più nella veste di coach, a dire il vero)...lascia i Celtics nel 1957 e questi vincono il loro primo anello, si prende però una bella rivincita l’anno successivo contribuendo alla conquista dell’unico titolo della storia della franchigia, proprio contro Auerbach & c.. Realizzatore e rimbalzista tra i migliori della sua epoca, si ritira a 30 anni ed a 32 è già nell’Hall of Fame. Una volta All Star nel 1957, anno in cui ha segnato 16.5 ppg e catturato 6.1 rpg. Menzioni d’onore per uno Stacey 'Plastic Man' Augmon, tuttofare ad inizio carriera, ed un Christian Laettner che nel 1997 ha giocato ad Atlanta forse il suo miglior basket, trascinando la squadra alla finale alla semifinale di conference persa contro i Bulls.
C MOSES MALONE (1988-1991) - Abbiamo già speso molto inchiostro su questo giocatore straordinario, ma non è colpa nostra se, ovunque sia andato, abbia lasciato segni indelebili...Tre stagioni con gli Hawks, due delle quali di grande livello: 20.2 ppg e 11.8 rpg e All Star Game nel 1989 e 18.9 ppg e 10 rpg nel 1990 dove, alla tenera età di 34 anni, si impone ancora come il miglior rimbalzista in attacco della lega, davanti a Barkley. Solido contributo anche nei playoffs del 1989 con 21 ppg e 12 rpg nella serie di apertura persa 3-2 con Milwaukee, in una squadra reduce da una buonissima regular season e che rimane una delle nostre preferite di sempre, annoverando, oltre a Moses, Nique, Doc Rivers, anche miti (per noi,,,) del calibro di Reggie Theus, Spud Webb e, giù il cappello, Antoine Carr. C-F WALT BELLAMY (1970-1974) - Idem come sopra...del sublime talento offensivo di questo Hall of Famer abbiamo già detto in altre puntate. Come Moses, spara le ultime cartucce ad Atlanta in una squadra dal talento fenomenale...e sono cartucce importanti: 15.6 ppg e 12.2 rpg per lui nelle cinque stagioni agli Hawks, con quattro apparizioni ai playoffs e sempre ottime percentuali dal campo. Carriera straordinaria, anche se la percezione che potesse fare di più ha contribuito a far sì che abbia dovuto aspettare ben 18 anni prima di entrare nella Hall of Fame. C DIKEMBE MUTOMBO (1996-2001) - Deke e il suo ditone...buon rimbalzista e difensore fenomenale, amava agitare il dito indice in segno di diniego davanti al faccione del 'cremato' di turno (ma le nuove generazioni chiamano ancora 'crema' la stoppata?)...non altrettanto brillante in attacco, alcuni suoi movimenti non esiteremmo a definirli imbarazzanti, come il suo tipico gancio, tecnicamente abominevole. Ma il buon Deke il suo mattone l’ha sempre portato e soprattutto conosce bene i suoi limiti e non tende a strafare...Tre volte e mezza All Star con Atlanta (una è in comproprietà con i Sixers)...due volte e mezza All Defensive First team (idem come sopra) e una volta Second Team...una volta All NBA Third Team. Nel 2001 addirittura centro dell’All NBA Second Team con 10 ppg, 13.5 rpg , 1 apg e 2.4 blkpg...ma si sa, il centro cominciava ad essere merce rara (che dire di Magloire all’All Star Game...). Ragazzi ricominciate a giocare sotto, ci siamo rotti di 7’2'' che si palleggiano tra le gambe e tirano da sette metri...non era il caso di Deke, ma quando ci vuole, ci vuole...
Alla prossima settimana per gli award...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
L'uomo che battè la dinastia
ATLANTA HAWKS (Tri-Cities Blackhawks 1950-1951, Milwaukee Hawks 1952-1955, St.Louis Hawks 1956-1968).
ALL TIME MVP BOB PETTIT - forward-center (1954-1965) - Gli anni '60 verranno ricordati per le grandi finali tra i Celtics ed i Lakers, ma a cavallo tra i ’50 e i ’60 il 'name of the game' era rappresentato dalla sfida Bill Russell vs Bob Pettit...quattro finali tra Hawks e Celtics tra il 1957 ed il 1961, tre vittorie dei bostoniani ed un trionfo per gli Hawks, in sei partite nel 1958, con Pettit che ne mette 50 nella gara decisiva. Pochi avrebbero scommesso su di una carriera simile alla sua uscita dal college, perché veniva considerato troppo leggero per il gioco NBA, ma avevano sottovalutato l’incredibile dedizione a forza di volontà di Pettit. Lavoratore instancabile, se la giocava alla pari contro Russell, Chamberlain, Thurmond & c. sotto canestro ed era ugualmente dominante dal perimetro grazie alla sua tecnica ed alla sua intelligenza superiori. Uno dei 15 più grandi di sempre e, se consideriamo i ruoli, una delle 5 ali più forti di tutti i tempi..
ALL TIME FIRST TEAM STARTING FIVE
F BOB PETTIT (1954-1965) - Hall of Famer...tutta la carriera in maglia Hawks. Quattro finali e l’unico titolo della franchigia nel 1958. Un mostro di consistenza...sempre sopra i 20 ppg ed i 12 rpg nei suoi undici anni nella lega. Rookie of the Year nel 1955, due volte MVP, dieci volte membro dell’All NBA First Team ed una volta del Second Team, undici volte All Star e quattro volte votato MVP della partita...26.4 ppg e 16.2 rpg le sue medie in carriera. Si ritirerà a soli 32 anni, uscendo dalla porta principale, con una stagione da 22.5 ppg e 12.4 rpg. F DOMINIQUE WILKINS (1982-1994) - 'The Human Highlight Film', e raramente soprannome fu più azzeccato...introdusse nella lega un’esplosività mai vista prima. Se per il Doctor la schiacciata era un’arte, per Nique fu violenza pura...i suoi dunking job con la testa al ferro divennero materiale fisso da highlights nei notiziari della sera. Grande attaccante, abusava un po’ troppo di una mano non propriamente eccelsa da fuori...dava ovviamente il meglio di sé in campo aperto, quando in transizione portava la palla a canestro potevi solo levarti. Discreto contributo a rimbalzo, passatore mediocre e diciamo che non verrà certamente ricordato per la sua difesa. Anche se non li condusse alla terra promessa, gli Hawks, con lui, si consolidarono per un decennio tra le powerhouse dell’Est...ma, in quegli anni, Boston e Detroit erano veramente troppo. Nove volte All Star, una volta membro dell’All NBA First Team, quattro volte del Second Team e due volte del Third Team, miglior marcatore nel 1986 con 30.3 ppg...26.4 ppg e 6.9 rpg in dodici stagioni ad Atlanta. Grande contributo anche negli otto playoffs giocati...ricordiamo i 31.2 ppg nelle undici partite giocate nella postseason del 1988, culminata in una splendida serie contro Boston persa alla settima. C ZELMO BEATY (1962-1969) - 'Big Z'...usciva semisconosciuto nel 1962 da Praire View, un all-black college, e Marty Blake, allora GM degli Hawks, lo scelse contro il parere di tutti. Beaty lo ripagò ampiamente della fiducia, trascinando la squadra a cinque finali della West Division, purtroppo tutte perse in serie combattutissime contro i Lakers ed i Warriors. Più basso della maggior parte dei suoi avversari, Zelmo sopperì con grande cuore e desiderio di emergere. Grazie alla sua tecnica superiore rimase per tutta la sua carriera NBA tra i migliori centri della lega, nonostante innumerevoli operazioni alle ginocchia avessero minato progressivamente il suo atletismo. Due volte All Star...17.4 ppg e 11.2 rpg in carriera con la franchigia. Chiusa la parentesi con gli Hawks andrà a togliersi grandi soddisfazioni nell’ABA con gli Utah Stars...e forse sarà anche per questo che noi, malati della palla rossa, bianca e blu, lo preferiamo all’Hall of Famer Clyde Lovellette come starting center nel nostro Hawks All Time Team. G PETE MARAVICH (1970-1974) - 'Pistol Pete': il suono di queste due parole è sufficiente ad evocare sensazioni da pelle d’oca, ricordi in bianco e nero di un ragazzino magrissimo con le calze afflosciate sopra le scarpe che faceva cose mai viste prima: tiri in controtempo con una mano sola, passaggi dietro la schiena, tra le gambe, dietro la testa, ball handling da sogno...un autentico genio del basket che rivoluzionò lo sport, portando la tecnica individuale a livelli allora impensabili. Il ragazzino giunse finalmente nell’NBA preceduto da una fanfara senza precedenti, ma lì non c’era più la coperta protettiva del padre e le cose non sarebbero state per niente facili. Mai amato dai compagni, invidiosi dei suoi soldi e della sua popolarità, Pistol non si trovò mai a suo agio ad Atlanta...passaggi e tiri incredibili ma poca concretezza e, soprattutto risultati scadenti per gli Hawks con rapidissime uscite dai playoffs. Due volte All Star, una volta membro dell’All NBA Second Team...24.3 ppg, 5.6 apg e 4.2 rpg in quattro stagioni ad Atlanta. Hall of Famer con un posto privilegiato nel nostro cuore. G LOU HUDSON (1966-1977) - 'Sweet Lou'...big guard dal tiro micidiale...grandissimo realizzatore...non un fenomeno dal punto di vista atletico, ma dotato di grandissimo stile e tecnica. Selezionato nell’All Rookie team, incominciò ad abusare delle retine il primo anno a St.Louis e non si fermò più. Nei quattro anni dal ’70 al ’74 fu membro, in coppia con Maravich, di uno dei più devastanti backcourt di sempre nella storia della lega: 26.8, 24.7, 27.1, 25.4 i ppg di Sweet Lou, 23.2, 19.3, 26.1, 27.7 le medie di Pistol Pete. La mano di seta di Lou Hudson gli ha consentito di tirare con un buonissimo 49% dal campo in carriera. Sei volte All Star ed una volta membro dell’All NBA Second Team. 22 ppg, 4.9 rpg e 2.9 apg in undici stagioni con gli Hawks.
FIRST TEAM, LA PANCHINA
G LENNY WILKENS (1960-1968) - Hall of Famer...playmaker classico con grande visione di gioco e leadership...sempre sotto controllo, sia dentro che fuori dal campo...mancino setosissimo dotato anche di un offensive game di tutto rispetto, anche se con percentuali dal campo non eccelse. Gli preferiamo leggermente Lou Hudson, sia per il maggior numero di stagioni giocate ad alto livello con gli Hawks, sia perché Wilkens ha giocato, forse, i suoi migliori campionati in maglia Sonics. Una finale con gli Hawks, persa con Boston nel suo anno rookie...cinque volte All Star...15.5 ppg, 4.9 rpg e 5.5 apg in otto stagioni a St.Louis. G EDDIE JOHNSON (1977-1986) - Elemento fondamentale nella buona squadra che caratterizzò i primi anni 80...shooting guard velocissima con mano torrida e range illimitato, completo in ogni aspetto del gioco, buon passatore e grande difensore...talento non completamente espresso a causa di un mucchio di problemi fuori dal campo...ce lo ricordiamo sempre con le caratteristiche ginocchiere rosse imbottite. Due volte All Star, tra l’altro con ottime prestazioni...due volte membro dell’All Defense Second Team...15.5 ppg e 5.5 apg in carriera ad Atlanta. F-G CLIFF HAGAN (1956-1966) - Hall of Famer...arrivato a St.Louis da Boston nella trade per Bill Russell. Membro della squadra campione nel 1958 e vincitrice della Western Conference dal ’57 al ’61. Mix di forza fisica, velocità e tecnica...tiratore puro dalla distanza, ma anche in grado di metterla da vicino con il suo devastante gancio destro. Nel 1958, in una memorabile prestazione, ne mise 26 nel quarto periodo contro i Knicks. Cinque volte All Star e due volte membro dell’All NBA Second Team. 18.0 ppg e 6.9 rpg in 10 stagioni con gli Hawks. Money player, dava il meglio nella postseason, 20.3 ppg e 8.2 rpg in 90 partite di playoffs. Chiuderà la carriera nell’ABA con i Dallas Chaparrals. F DAN ROUNDFIELD (1979-1984) - Ogni sera indossava la sua tuta blu da operaio e si metteva a lavorare sul parquet con grande umiltà...straordinario talento fisico, grande saltatore e dunker di prim’ordine...mano morbida vicino a canestro e costante presenza a rimbalzo...stoppatore e difensore terrificante. L’operaio si è poi ulteriormente specializzato nei primi anni ’80 diventando anche un attaccante di tutto rispetto e avvicinandosi più volte alla media di 20 ppg. A nostro parere uno dei giocatori più sottovalutati di sempre...a tale proposito, un giochino: giocatore A (971 partite, 17.8 ppg, 7.3 rpg e 1.7 blkpg), giocatore B (746 partite, 15.2 ppg, 9.7 rpg e 1.5 blkpg), giocatore C (920 partite, 17.0 ppg, 8.0 rpg e 2.2 blkpg), giocatore D (781 partite, 16.5 ppg, 9.3 rpg e 1.3 blkpg) possiamo tranquillamente dire che i quattro hanno avuto una carriera, dal punto di vista statistico, molto simile...e chi sono ? il giocatore A è Kevin McHale, il giocatore B è Dan Roundfield, il giocatore C è Larry Nance ed il giocatore D è Derrick Coleman...non male Danny !!. Se prendiamo in considerazione solo le otto stagioni passate ad Atlanta, i numeri di Roundfield sono ancora migliori: 17.6 ppg e 10.7 rpg. Tre volte All Star, una volta membro dell’All NBA Second Team, tre volte membro dell’All Defense First Team e due volte del Second Team. F JOHN DREW (1974-1982) - Small forward di grande talento, per anni il main man ad Atlanta...hot dog dal caratteristico jump shot con le gambe piegate sotto il corpo, stile adottato perché, a sua detta, gli sembrava di saltare di più...a tale proposito ricordiamo ancora un mitico servizio fotografico sul Guerin Sportivo. Attaccante fenomenale ma eccessivamente individualista...buon rimbalzista, ma di passare la palla non se ne parlava neanche. Poco amato da coach e compagni perchè egoista e interessato principalmente alle proprie statistiche...non ha lasciato una grande traccia nella storia della lega nonostante numeri di tutto rispetto. Ceduto a Utah in cambio dei diritti di Dominique Wilkins. Due volte All Star...21.1 ppg, 7.4 rpg e 1.6 apg in otto stagioni ad Atlanta. F BILL BRIDGES (1962-1972) - Quasi tutta la carriera negli Hawks per questo fantastico rimbalzista che, nonostante i suoi 6’6'', fu in grado di dominare sotto i tabelloni per una decade...possiamo definirlo un antesignano di Dennis Rodman, non solo per il numero dei rimbalzi conquistati ma soprattutto per il modo di giocare, fatto di grande intensità ed aggressività. Come Rodman, Bridges fu un grande difensore, scelto due volte nell’NBA All Defense Second Team, ma, rispetto all’ala di Chicago, fu anche attaccante di buon impatto...12.7 ppg e 12.7 rpg in carriera con gli Hawks. Giocatore da playoffs: 20.3 ppg e 14.9 rpg nel 1966 (sconfitti nella finale dell’ovest dai Lakers 4-3), 15.7 ppg e 18.8 rpg nel 1967 (sconfitti 4-2 dai Warriors nella finale dell’ovest) e addirittura 20.8 rpg nella serie persa con i Knicks in semifinale nel 1971. Tre volte All Star. C CLYDE LOVELLETTE (1958-1962) - Hall of Famer...uno dei primi centri a sviluppare un gioco perimetrale; grazie ad un eccellente tiro da fuori, Lovellette poteva anche giocare indifferentemente small o power forward, costringendo l’avversario diretto a seguirlo lontano dal canestro. Il primo giocatore nella storia ad aver vinto titolo NCAA, titolo Olimpico e titolo NBA. Due volte All Star...17.6 ppg e 10.8 rpg nei playoffs del 1960 culminati con la sconfitta in finale contro Boston. Quattro stagioni a St.Louis con 19.3 ppg e 9.6 rpg.
Come i nostri amici immagineranno, con gli Hawks abbiamo appena iniziato...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
ALL TIME MVP BOB PETTIT - forward-center (1954-1965) - Gli anni '60 verranno ricordati per le grandi finali tra i Celtics ed i Lakers, ma a cavallo tra i ’50 e i ’60 il 'name of the game' era rappresentato dalla sfida Bill Russell vs Bob Pettit...quattro finali tra Hawks e Celtics tra il 1957 ed il 1961, tre vittorie dei bostoniani ed un trionfo per gli Hawks, in sei partite nel 1958, con Pettit che ne mette 50 nella gara decisiva. Pochi avrebbero scommesso su di una carriera simile alla sua uscita dal college, perché veniva considerato troppo leggero per il gioco NBA, ma avevano sottovalutato l’incredibile dedizione a forza di volontà di Pettit. Lavoratore instancabile, se la giocava alla pari contro Russell, Chamberlain, Thurmond & c. sotto canestro ed era ugualmente dominante dal perimetro grazie alla sua tecnica ed alla sua intelligenza superiori. Uno dei 15 più grandi di sempre e, se consideriamo i ruoli, una delle 5 ali più forti di tutti i tempi..
ALL TIME FIRST TEAM STARTING FIVE
F BOB PETTIT (1954-1965) - Hall of Famer...tutta la carriera in maglia Hawks. Quattro finali e l’unico titolo della franchigia nel 1958. Un mostro di consistenza...sempre sopra i 20 ppg ed i 12 rpg nei suoi undici anni nella lega. Rookie of the Year nel 1955, due volte MVP, dieci volte membro dell’All NBA First Team ed una volta del Second Team, undici volte All Star e quattro volte votato MVP della partita...26.4 ppg e 16.2 rpg le sue medie in carriera. Si ritirerà a soli 32 anni, uscendo dalla porta principale, con una stagione da 22.5 ppg e 12.4 rpg. F DOMINIQUE WILKINS (1982-1994) - 'The Human Highlight Film', e raramente soprannome fu più azzeccato...introdusse nella lega un’esplosività mai vista prima. Se per il Doctor la schiacciata era un’arte, per Nique fu violenza pura...i suoi dunking job con la testa al ferro divennero materiale fisso da highlights nei notiziari della sera. Grande attaccante, abusava un po’ troppo di una mano non propriamente eccelsa da fuori...dava ovviamente il meglio di sé in campo aperto, quando in transizione portava la palla a canestro potevi solo levarti. Discreto contributo a rimbalzo, passatore mediocre e diciamo che non verrà certamente ricordato per la sua difesa. Anche se non li condusse alla terra promessa, gli Hawks, con lui, si consolidarono per un decennio tra le powerhouse dell’Est...ma, in quegli anni, Boston e Detroit erano veramente troppo. Nove volte All Star, una volta membro dell’All NBA First Team, quattro volte del Second Team e due volte del Third Team, miglior marcatore nel 1986 con 30.3 ppg...26.4 ppg e 6.9 rpg in dodici stagioni ad Atlanta. Grande contributo anche negli otto playoffs giocati...ricordiamo i 31.2 ppg nelle undici partite giocate nella postseason del 1988, culminata in una splendida serie contro Boston persa alla settima. C ZELMO BEATY (1962-1969) - 'Big Z'...usciva semisconosciuto nel 1962 da Praire View, un all-black college, e Marty Blake, allora GM degli Hawks, lo scelse contro il parere di tutti. Beaty lo ripagò ampiamente della fiducia, trascinando la squadra a cinque finali della West Division, purtroppo tutte perse in serie combattutissime contro i Lakers ed i Warriors. Più basso della maggior parte dei suoi avversari, Zelmo sopperì con grande cuore e desiderio di emergere. Grazie alla sua tecnica superiore rimase per tutta la sua carriera NBA tra i migliori centri della lega, nonostante innumerevoli operazioni alle ginocchia avessero minato progressivamente il suo atletismo. Due volte All Star...17.4 ppg e 11.2 rpg in carriera con la franchigia. Chiusa la parentesi con gli Hawks andrà a togliersi grandi soddisfazioni nell’ABA con gli Utah Stars...e forse sarà anche per questo che noi, malati della palla rossa, bianca e blu, lo preferiamo all’Hall of Famer Clyde Lovellette come starting center nel nostro Hawks All Time Team. G PETE MARAVICH (1970-1974) - 'Pistol Pete': il suono di queste due parole è sufficiente ad evocare sensazioni da pelle d’oca, ricordi in bianco e nero di un ragazzino magrissimo con le calze afflosciate sopra le scarpe che faceva cose mai viste prima: tiri in controtempo con una mano sola, passaggi dietro la schiena, tra le gambe, dietro la testa, ball handling da sogno...un autentico genio del basket che rivoluzionò lo sport, portando la tecnica individuale a livelli allora impensabili. Il ragazzino giunse finalmente nell’NBA preceduto da una fanfara senza precedenti, ma lì non c’era più la coperta protettiva del padre e le cose non sarebbero state per niente facili. Mai amato dai compagni, invidiosi dei suoi soldi e della sua popolarità, Pistol non si trovò mai a suo agio ad Atlanta...passaggi e tiri incredibili ma poca concretezza e, soprattutto risultati scadenti per gli Hawks con rapidissime uscite dai playoffs. Due volte All Star, una volta membro dell’All NBA Second Team...24.3 ppg, 5.6 apg e 4.2 rpg in quattro stagioni ad Atlanta. Hall of Famer con un posto privilegiato nel nostro cuore. G LOU HUDSON (1966-1977) - 'Sweet Lou'...big guard dal tiro micidiale...grandissimo realizzatore...non un fenomeno dal punto di vista atletico, ma dotato di grandissimo stile e tecnica. Selezionato nell’All Rookie team, incominciò ad abusare delle retine il primo anno a St.Louis e non si fermò più. Nei quattro anni dal ’70 al ’74 fu membro, in coppia con Maravich, di uno dei più devastanti backcourt di sempre nella storia della lega: 26.8, 24.7, 27.1, 25.4 i ppg di Sweet Lou, 23.2, 19.3, 26.1, 27.7 le medie di Pistol Pete. La mano di seta di Lou Hudson gli ha consentito di tirare con un buonissimo 49% dal campo in carriera. Sei volte All Star ed una volta membro dell’All NBA Second Team. 22 ppg, 4.9 rpg e 2.9 apg in undici stagioni con gli Hawks.
FIRST TEAM, LA PANCHINA
G LENNY WILKENS (1960-1968) - Hall of Famer...playmaker classico con grande visione di gioco e leadership...sempre sotto controllo, sia dentro che fuori dal campo...mancino setosissimo dotato anche di un offensive game di tutto rispetto, anche se con percentuali dal campo non eccelse. Gli preferiamo leggermente Lou Hudson, sia per il maggior numero di stagioni giocate ad alto livello con gli Hawks, sia perché Wilkens ha giocato, forse, i suoi migliori campionati in maglia Sonics. Una finale con gli Hawks, persa con Boston nel suo anno rookie...cinque volte All Star...15.5 ppg, 4.9 rpg e 5.5 apg in otto stagioni a St.Louis. G EDDIE JOHNSON (1977-1986) - Elemento fondamentale nella buona squadra che caratterizzò i primi anni 80...shooting guard velocissima con mano torrida e range illimitato, completo in ogni aspetto del gioco, buon passatore e grande difensore...talento non completamente espresso a causa di un mucchio di problemi fuori dal campo...ce lo ricordiamo sempre con le caratteristiche ginocchiere rosse imbottite. Due volte All Star, tra l’altro con ottime prestazioni...due volte membro dell’All Defense Second Team...15.5 ppg e 5.5 apg in carriera ad Atlanta. F-G CLIFF HAGAN (1956-1966) - Hall of Famer...arrivato a St.Louis da Boston nella trade per Bill Russell. Membro della squadra campione nel 1958 e vincitrice della Western Conference dal ’57 al ’61. Mix di forza fisica, velocità e tecnica...tiratore puro dalla distanza, ma anche in grado di metterla da vicino con il suo devastante gancio destro. Nel 1958, in una memorabile prestazione, ne mise 26 nel quarto periodo contro i Knicks. Cinque volte All Star e due volte membro dell’All NBA Second Team. 18.0 ppg e 6.9 rpg in 10 stagioni con gli Hawks. Money player, dava il meglio nella postseason, 20.3 ppg e 8.2 rpg in 90 partite di playoffs. Chiuderà la carriera nell’ABA con i Dallas Chaparrals. F DAN ROUNDFIELD (1979-1984) - Ogni sera indossava la sua tuta blu da operaio e si metteva a lavorare sul parquet con grande umiltà...straordinario talento fisico, grande saltatore e dunker di prim’ordine...mano morbida vicino a canestro e costante presenza a rimbalzo...stoppatore e difensore terrificante. L’operaio si è poi ulteriormente specializzato nei primi anni ’80 diventando anche un attaccante di tutto rispetto e avvicinandosi più volte alla media di 20 ppg. A nostro parere uno dei giocatori più sottovalutati di sempre...a tale proposito, un giochino: giocatore A (971 partite, 17.8 ppg, 7.3 rpg e 1.7 blkpg), giocatore B (746 partite, 15.2 ppg, 9.7 rpg e 1.5 blkpg), giocatore C (920 partite, 17.0 ppg, 8.0 rpg e 2.2 blkpg), giocatore D (781 partite, 16.5 ppg, 9.3 rpg e 1.3 blkpg) possiamo tranquillamente dire che i quattro hanno avuto una carriera, dal punto di vista statistico, molto simile...e chi sono ? il giocatore A è Kevin McHale, il giocatore B è Dan Roundfield, il giocatore C è Larry Nance ed il giocatore D è Derrick Coleman...non male Danny !!. Se prendiamo in considerazione solo le otto stagioni passate ad Atlanta, i numeri di Roundfield sono ancora migliori: 17.6 ppg e 10.7 rpg. Tre volte All Star, una volta membro dell’All NBA Second Team, tre volte membro dell’All Defense First Team e due volte del Second Team. F JOHN DREW (1974-1982) - Small forward di grande talento, per anni il main man ad Atlanta...hot dog dal caratteristico jump shot con le gambe piegate sotto il corpo, stile adottato perché, a sua detta, gli sembrava di saltare di più...a tale proposito ricordiamo ancora un mitico servizio fotografico sul Guerin Sportivo. Attaccante fenomenale ma eccessivamente individualista...buon rimbalzista, ma di passare la palla non se ne parlava neanche. Poco amato da coach e compagni perchè egoista e interessato principalmente alle proprie statistiche...non ha lasciato una grande traccia nella storia della lega nonostante numeri di tutto rispetto. Ceduto a Utah in cambio dei diritti di Dominique Wilkins. Due volte All Star...21.1 ppg, 7.4 rpg e 1.6 apg in otto stagioni ad Atlanta. F BILL BRIDGES (1962-1972) - Quasi tutta la carriera negli Hawks per questo fantastico rimbalzista che, nonostante i suoi 6’6'', fu in grado di dominare sotto i tabelloni per una decade...possiamo definirlo un antesignano di Dennis Rodman, non solo per il numero dei rimbalzi conquistati ma soprattutto per il modo di giocare, fatto di grande intensità ed aggressività. Come Rodman, Bridges fu un grande difensore, scelto due volte nell’NBA All Defense Second Team, ma, rispetto all’ala di Chicago, fu anche attaccante di buon impatto...12.7 ppg e 12.7 rpg in carriera con gli Hawks. Giocatore da playoffs: 20.3 ppg e 14.9 rpg nel 1966 (sconfitti nella finale dell’ovest dai Lakers 4-3), 15.7 ppg e 18.8 rpg nel 1967 (sconfitti 4-2 dai Warriors nella finale dell’ovest) e addirittura 20.8 rpg nella serie persa con i Knicks in semifinale nel 1971. Tre volte All Star. C CLYDE LOVELLETTE (1958-1962) - Hall of Famer...uno dei primi centri a sviluppare un gioco perimetrale; grazie ad un eccellente tiro da fuori, Lovellette poteva anche giocare indifferentemente small o power forward, costringendo l’avversario diretto a seguirlo lontano dal canestro. Il primo giocatore nella storia ad aver vinto titolo NCAA, titolo Olimpico e titolo NBA. Due volte All Star...17.6 ppg e 10.8 rpg nei playoffs del 1960 culminati con la sconfitta in finale contro Boston. Quattro stagioni a St.Louis con 19.3 ppg e 9.6 rpg.
Come i nostri amici immagineranno, con gli Hawks abbiamo appena iniziato...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Quando la NBA era solo nostra
Per noi tossici di basket USA la stagione 1976-77 fu quella del salto di qualità. Grazie soprattutto a Doctor J il basket NBA guadagnò spazio e nuove opportunità apparvero all’orizzonte…arrivò Basketball Digest (memorabile il primo numero, trovato da Algani, con in copertina McAdoo in stoppone su Clifford Ray)…incominciammo ad abbonarci a varie riviste (Basketball Weekly, Basketball Times, Sporting News) e, grazie alla disponibilità degli indirizzi delle franchigie NBA, iniziò un fitto mailing che ebbe ritorni notevoli sotto forma di yearbook, foto, adesivi, etc. tutto assolutamente gratis…scoprimmo poi l’USIS, straordinaria biblioteca americana dove arrivavano il New York Times ed il Washington Post, da noi fotocopiati a man bassa (soprattutto per i preziosissimi tabellini, fino ad allora irreperibili)…e la radio NATO, la leggendaria Armed Forces Radio, incominciò a gracchiare nelle nostre stanzette, portandoci live l’NBA…sembrava di sognare.
Dal punto di vista video, la storia era assai grama, non si vedeva nulla di nulla, ma anche lì dovevi vigilare con cinepresa super 8 vicino alla TV per immortalare l’evento…le attese erano sul modello Deserto dei Tartari e quando c’era la fortuna di vedere qualcosa lo si raccontava e lo si ripeteva all’infinito al playground o in palestra…anche in questo caso le fonti erano le più diverse, persino il Rischiatutto, dove in una puntata Mike Bongiorno annunciò il basket come una delle materie previste, il benemerito concorrente scelse una domanda col filmato e dovetti fare appello a tutte le mie risorse per non far ballare la cinepresa mentre sul video scorrevano immagini di Phila-Golden State con Doctor J che faceva un numero dopo l’altro!
Ma il grazie più grande va alla TV Svizzera, che, quando la RAI mostrava concorsi ippici strasponsorizzati o entusiasmanti partite di hockey a rotelle, ha avuto la meravigliosa intuizione di mostrare durante l’intervallo delle partite di campionato, annunciati dall’inconfondibile voce di Arnaldo Cremonesi, splendidi filmati NBA ed NCAA, culminati con uno speciale di un paio d’ore sulle 5 Università di Philadelphia e sui migliori giocatori NBA del momento…inutile dire che la cinepresa lavorò a pieno regime…ancora oggi conservo gelosamente 2 pizze di ragguardevoli dimensioni con tutto quello che ripresi in quegli anni, sorvoliamo sulla qualità ma ai quei tempi era come il Graal…In parallelo recuperai alcuni spettacolari super8 sui playoffs NBA dal 1969 al 1974…il primo grazie a Natale Redaelli, massaggiatore della Mobil4, che me lo portò dagli States di ritorno da un viaggio con Jura & c…Alcindor, Frazier, Reed, West, Monroe, Havliceck, Haywood…inutile dire che il proiettore rischiava quotidianamente la fusione!
Eravamo i Re, i depositari della verità assoluta, e schiere di discepoli venivano a casa nostra periodicamente per merendone a base di filmini super8, guide, riviste, foto e nozioni e pareri sui giocatori che solo noi eravamo in grado di elargire. E tra i fruitori del nostro materiale vi erano anche allenatori più o meno noti dell’area milanese. Ma i tempi stavano cambiando…di lì a poco incominciammo ad andare negli States con regolarità per viaggi di “aggiornamento“ che ci spalancarono un nuovo orizzonte…la NBA in Italia, grazie a riviste come Superbasket ed, in seguito, alla tivù commerciale, fece il botto ed incominciò ad essere un po’ di tutti e, di conseguenza, un po’ meno nostra. Iniziammo a collaborare con la nuova rivista, ma schiavi del nostro indolico snobismo e circondati da orde di parvenu, sentimmo che il nostro tempo era finito ed era ora di lasciare il passo…con qualche rimpianto direi oggi, vista la carriera avuta da brillanti ragazzotti che si accostarono allo sport americano in quel periodo…
Seguimmo comunque l’NBA con immutato entusiasmo ancora per un po’ di anni, almeno fino al ritiro del Doctor, ma poi il richiamo dei vecchi tempi fu troppo forte e la voglia di adrenalina e di nuove strade ebbe il sopravvento…ci innamorammo follemente di una nostra vecchia passioncella: il baseball…e tutto ricominciò da capo. Con internet ed Mlb.TV oggi anche lì siamo alla saturazione, tonnellate di pappa pronta ed una pace dei sensi sempre più in agguato…sotto, sotto però siamo sempre gli stessi ed il brivido della caccia non si dimentica e dunque ci consentiamo alcune divagazioni, battendo strade diverse nel medesimo ambito…il mio amico Marco è diventato il guru del baseball giapponese dispensando il verbo a destra e a manca ed io mi sto specializzando in memorabilia, soprattutto mazze usate in partite ufficiali…è una meraviglia cercare per mesi foto di un giocatore che impugna una determinata mazza per avere la conferma dell’autenticità o meno di un pezzo che vorresti acquistare…quando l’hai trovata, la fissi e per un attimo torni indietro nel tempo, saturo di quell’ebrezza propria dei tempi andati, quando bastava una foto per riempirti la vita.
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Dal punto di vista video, la storia era assai grama, non si vedeva nulla di nulla, ma anche lì dovevi vigilare con cinepresa super 8 vicino alla TV per immortalare l’evento…le attese erano sul modello Deserto dei Tartari e quando c’era la fortuna di vedere qualcosa lo si raccontava e lo si ripeteva all’infinito al playground o in palestra…anche in questo caso le fonti erano le più diverse, persino il Rischiatutto, dove in una puntata Mike Bongiorno annunciò il basket come una delle materie previste, il benemerito concorrente scelse una domanda col filmato e dovetti fare appello a tutte le mie risorse per non far ballare la cinepresa mentre sul video scorrevano immagini di Phila-Golden State con Doctor J che faceva un numero dopo l’altro!
Ma il grazie più grande va alla TV Svizzera, che, quando la RAI mostrava concorsi ippici strasponsorizzati o entusiasmanti partite di hockey a rotelle, ha avuto la meravigliosa intuizione di mostrare durante l’intervallo delle partite di campionato, annunciati dall’inconfondibile voce di Arnaldo Cremonesi, splendidi filmati NBA ed NCAA, culminati con uno speciale di un paio d’ore sulle 5 Università di Philadelphia e sui migliori giocatori NBA del momento…inutile dire che la cinepresa lavorò a pieno regime…ancora oggi conservo gelosamente 2 pizze di ragguardevoli dimensioni con tutto quello che ripresi in quegli anni, sorvoliamo sulla qualità ma ai quei tempi era come il Graal…In parallelo recuperai alcuni spettacolari super8 sui playoffs NBA dal 1969 al 1974…il primo grazie a Natale Redaelli, massaggiatore della Mobil4, che me lo portò dagli States di ritorno da un viaggio con Jura & c…Alcindor, Frazier, Reed, West, Monroe, Havliceck, Haywood…inutile dire che il proiettore rischiava quotidianamente la fusione!
Eravamo i Re, i depositari della verità assoluta, e schiere di discepoli venivano a casa nostra periodicamente per merendone a base di filmini super8, guide, riviste, foto e nozioni e pareri sui giocatori che solo noi eravamo in grado di elargire. E tra i fruitori del nostro materiale vi erano anche allenatori più o meno noti dell’area milanese. Ma i tempi stavano cambiando…di lì a poco incominciammo ad andare negli States con regolarità per viaggi di “aggiornamento“ che ci spalancarono un nuovo orizzonte…la NBA in Italia, grazie a riviste come Superbasket ed, in seguito, alla tivù commerciale, fece il botto ed incominciò ad essere un po’ di tutti e, di conseguenza, un po’ meno nostra. Iniziammo a collaborare con la nuova rivista, ma schiavi del nostro indolico snobismo e circondati da orde di parvenu, sentimmo che il nostro tempo era finito ed era ora di lasciare il passo…con qualche rimpianto direi oggi, vista la carriera avuta da brillanti ragazzotti che si accostarono allo sport americano in quel periodo…
Seguimmo comunque l’NBA con immutato entusiasmo ancora per un po’ di anni, almeno fino al ritiro del Doctor, ma poi il richiamo dei vecchi tempi fu troppo forte e la voglia di adrenalina e di nuove strade ebbe il sopravvento…ci innamorammo follemente di una nostra vecchia passioncella: il baseball…e tutto ricominciò da capo. Con internet ed Mlb.TV oggi anche lì siamo alla saturazione, tonnellate di pappa pronta ed una pace dei sensi sempre più in agguato…sotto, sotto però siamo sempre gli stessi ed il brivido della caccia non si dimentica e dunque ci consentiamo alcune divagazioni, battendo strade diverse nel medesimo ambito…il mio amico Marco è diventato il guru del baseball giapponese dispensando il verbo a destra e a manca ed io mi sto specializzando in memorabilia, soprattutto mazze usate in partite ufficiali…è una meraviglia cercare per mesi foto di un giocatore che impugna una determinata mazza per avere la conferma dell’autenticità o meno di un pezzo che vorresti acquistare…quando l’hai trovata, la fissi e per un attimo torni indietro nel tempo, saturo di quell’ebrezza propria dei tempi andati, quando bastava una foto per riempirti la vita.
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Il petto di Kim Hughes
Qualche settimana fa il direttore di Indiscreto mi ha confessato la sua dipendenza da NBA Broadband ed io ho fatto outing sulla mia insana passione per MLB.tv, con la quale mi intrattengo fino a notte fonda. Ed inevitabilmente il pensiero torna a quando tutto ebbe inizio, quando il virus dello sport americano si impadronì di noi, ai good old times così cari a noi cultori delle vecchie merendine e degli sceneggiati RAI, quando tra una Girella e “Dov’è Anna ?” o tra un Buondì al cioccolato ed una puntata di “Ritratto di donna velata” la nostra mente volava oltreoceano ad inseguire sogni straordinari, resi dalla nostra immaginazione più vivi e grandiosi di qualsiasi odierno highlight.
Ma come era nella Milano degli anni Settanta, nei lunghi anni pre Superbasket e pre Peterson, la vita di noi malati di basket made in Usa? Di noi 4 gatti, avamposto di un esercito che nei decenni seguenti avrebbe invaso il paese? Vi erano poche certezze, anzi pochissime…i Giganti del basket, mensilmente, dedicavano due o tre pagine al mondo USA con splendide foto spesso made in Sports Illustrated, il Guerin Sportivo regalava ogni tanto bellissimi servizi fotografici, sempre e solo con foto scattate al Madison Square Garden e tutto finiva lì, fatta eccezione per qualche paginetta su riviste meteora tipo Playbasket. Ovviamente tutto ciò non era sufficiente, poteva andare bene per l’appassionato qualunque ma non per noi, malati degli States…per noi la caccia era sempre aperta e durava 24 ore al giorno, bisognava sempre stare pronti perché il servizio di costume poteva apparire d’incanto anche sul quotidiano o sulla rivista che nulla aveva a che fare col basket, oppure persino in TV nella trasmissione più peregrina.
Herald Tribune e Daily American erano le prede quotidiane, fuori da scuola si correva fino all’edicola Fiorati in Piazzale Baracca dove avevamo licenza di consultazione a patto di qualche acquisto settimanale…le notizie arrivavano due giorni dopo e dovevamo accontentarci dei risultati con i due migliori marcatori per squadra ed occasionalmente una foto…foto articoli e risultati, ovunque fossero reperiti, venivano incollati e trascritti su appositi quadernoni (alla fine saranno 23, con migliaia di pagine e foto)…L’Herald più atteso era quello con il prewiev di inizio stagione, dove si apprendevano alcune delle trade avvenute durante l’estate e si commentavano a voce alta nel mezzo della piazza (“Wow...Ron Boone a Kansas City…cavoli, Larry Kenon a San Antonio!!!”).
Ossigeno veniva anche da Inside Sports, rivista intellettual-sportiva, e da Sports Magazine, mensili reperibili nei luoghi sacri (Fiorati e Algani in primis) oltre che dalla pubblicazione annuale della guida Street & Smith che veniva letteralmente imparata a memoria…ma i periodi di carestia erano lunghi e duri da vivere, in alcuni momenti si vacillava e si compivano gesti inconsulti tipo ritagliare da vecchi numeri dei Giganti, dal Guerino o da ogni dove, immagini di americani ex del nostro campionato e appena passati tra i pro: col risultato che tra i primi quadernoni ogni tanto vi sono pagine tristissime con foto di Kim Hughes in maglia Innocenti con scritto a penna sul petto “NETS”, o Steve Hawes con la scritta “HAWKS” e Tom McMillen “KNICKS”…era proprio in questi momenti che bisognava affinare il metodo ed intensificare la ricerca: “Il Monello”, “L’Intrepido”, “Time Magazine”, “Newsweek”, nulla sfuggiva al controllo e, quando si trovava qualcosa, la gioia era incontenibile…
In questo venivo assistito molto dalla mia straordinaria visione periferica da playmaker che mi permetteva di scandagliare intere pareti di riviste e libri in pochi secondi, individuando, nel caso ci fosse, materiale interessante: ricordo ancora una cattura, tra le riviste di musica e strumenti, di un numero di “Crawdaddy” individuato grazie ad uno spicchio di palla che spuntava tra le riviste sovrapposte, dentro vi era un servizio sul Doc con splendide foto in maglia Nets riprese dall’alto e mai più viste da nessun’altra parte…clamorosa anche l’individuazione di una guida 1977 formato tascabile col Doc in copertina, annegata da Algani in un’intera parete di romanzetti in inglese, ed un numero di Ebony, rivista cult rivolta alla minoranza di colore, con le foto di tutti i blacks al momento presenti nell’NBA. Quanti ricordi, forse troppi. E non abbiamo ancora tirato fuori i video...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Ma come era nella Milano degli anni Settanta, nei lunghi anni pre Superbasket e pre Peterson, la vita di noi malati di basket made in Usa? Di noi 4 gatti, avamposto di un esercito che nei decenni seguenti avrebbe invaso il paese? Vi erano poche certezze, anzi pochissime…i Giganti del basket, mensilmente, dedicavano due o tre pagine al mondo USA con splendide foto spesso made in Sports Illustrated, il Guerin Sportivo regalava ogni tanto bellissimi servizi fotografici, sempre e solo con foto scattate al Madison Square Garden e tutto finiva lì, fatta eccezione per qualche paginetta su riviste meteora tipo Playbasket. Ovviamente tutto ciò non era sufficiente, poteva andare bene per l’appassionato qualunque ma non per noi, malati degli States…per noi la caccia era sempre aperta e durava 24 ore al giorno, bisognava sempre stare pronti perché il servizio di costume poteva apparire d’incanto anche sul quotidiano o sulla rivista che nulla aveva a che fare col basket, oppure persino in TV nella trasmissione più peregrina.
Herald Tribune e Daily American erano le prede quotidiane, fuori da scuola si correva fino all’edicola Fiorati in Piazzale Baracca dove avevamo licenza di consultazione a patto di qualche acquisto settimanale…le notizie arrivavano due giorni dopo e dovevamo accontentarci dei risultati con i due migliori marcatori per squadra ed occasionalmente una foto…foto articoli e risultati, ovunque fossero reperiti, venivano incollati e trascritti su appositi quadernoni (alla fine saranno 23, con migliaia di pagine e foto)…L’Herald più atteso era quello con il prewiev di inizio stagione, dove si apprendevano alcune delle trade avvenute durante l’estate e si commentavano a voce alta nel mezzo della piazza (“Wow...Ron Boone a Kansas City…cavoli, Larry Kenon a San Antonio!!!”).
Ossigeno veniva anche da Inside Sports, rivista intellettual-sportiva, e da Sports Magazine, mensili reperibili nei luoghi sacri (Fiorati e Algani in primis) oltre che dalla pubblicazione annuale della guida Street & Smith che veniva letteralmente imparata a memoria…ma i periodi di carestia erano lunghi e duri da vivere, in alcuni momenti si vacillava e si compivano gesti inconsulti tipo ritagliare da vecchi numeri dei Giganti, dal Guerino o da ogni dove, immagini di americani ex del nostro campionato e appena passati tra i pro: col risultato che tra i primi quadernoni ogni tanto vi sono pagine tristissime con foto di Kim Hughes in maglia Innocenti con scritto a penna sul petto “NETS”, o Steve Hawes con la scritta “HAWKS” e Tom McMillen “KNICKS”…era proprio in questi momenti che bisognava affinare il metodo ed intensificare la ricerca: “Il Monello”, “L’Intrepido”, “Time Magazine”, “Newsweek”, nulla sfuggiva al controllo e, quando si trovava qualcosa, la gioia era incontenibile…
In questo venivo assistito molto dalla mia straordinaria visione periferica da playmaker che mi permetteva di scandagliare intere pareti di riviste e libri in pochi secondi, individuando, nel caso ci fosse, materiale interessante: ricordo ancora una cattura, tra le riviste di musica e strumenti, di un numero di “Crawdaddy” individuato grazie ad uno spicchio di palla che spuntava tra le riviste sovrapposte, dentro vi era un servizio sul Doc con splendide foto in maglia Nets riprese dall’alto e mai più viste da nessun’altra parte…clamorosa anche l’individuazione di una guida 1977 formato tascabile col Doc in copertina, annegata da Algani in un’intera parete di romanzetti in inglese, ed un numero di Ebony, rivista cult rivolta alla minoranza di colore, con le foto di tutti i blacks al momento presenti nell’NBA. Quanti ricordi, forse troppi. E non abbiamo ancora tirato fuori i video...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
Momenti sbagliati
Scorrendo i nomi presenti nei due All Time Team delle puntate precedenti appare evidente che i Knicks abbiano schierato nel corso della loro storia diverse squadre di grande qualità; ciò nonostante gli anelli portati a casa sono stati solamente due e ben sei le finali perse...gemellati con i Sixers? L’ultimo titolo ormai risale al 1973 e, anche se gli 86 anni trascorsi tra un titolo e l’altro dei Red Sox sono ancora lontani, c’è poco da stare allegri a casa Knicks, anche perché a breve non è certamente previsto un rientro nel giro che conta. Di squadre da titolo ne hanno avute più d’una, ma sulla loro strada hanno avuto la sfortuna di incocciare in personaggi del calibro di George Mikan, Michael Jordan, Hakeem Olajuwon, Larry Bird, che li hanno sempre fermati ad un passo dalla terra promessa. Comunque il trademark dei Knicks nel corso della loro storia è rimasto sempre lo stesso: superdifesa, aggressività, gioco fisico, gran movimento della palla...east coast basketball. Dando un'occhiata al comportamento in sede di draft diciamo che i Knicks sono stati a nostro parere tra i peggiori attori della storia NBA; storicamente abbastanza disastrosi, i Knicks, non a caso, legano i loro due titoli agli unici draft veramente buoni effettuati e che gli hanno consentito di portare a casa, nell’arco di quattro anni, Willis Reed, Bill Bradley, Walt Frazier, Dave Stallworth, Cazzie Russell, Phil Jackson e Mike Riordan. Per il resto è un susseguirsi di nomi che non hanno lasciato alcuna traccia a parte Ewing (ma col primo pick della lottery non era difficile...), Mark Jackson e Gerald Wilkins; quando nel recente passato hanno pescato qualcosa di buono, tipo M.R. Richardson, Rod Strickland e Lonnie Shelton, non hanno avuto la costanza di insistere a dar loro fiducia, lasciandoli andare altrove. L’ultimo pick d’impatto è stato proprio Mark Jackson nel lontano 1987. Ed ora i consueti award per il best shooter, best passer e best dunker nella storia della franchigia.
BEST SHOOTER - Se cercate un tiratore consistente dalla lunga distanza, difficilmente riuscirete a trovarne uno migliore di Trent Tucker, assolutamente micidiale con i piedi per terra...stilisticamente non è facile pensare ad un jumper più bello di quello di Allan Houston...anche Frazier, Richardson, Monroe, Braun e Bradley rimangono nella memoria per le loro indubbie qualità balistiche e non si può dimenticare che Bernard King la metteva sempre, anche se con un range assai più limitato. Tutti questi però possono al massimo concorrere per il secondo posto perché in maglia Knicks ha giocato colui del quale Bill Russell ha testualmente detto: ''Dimenticatevi la definizione 'Miglior lungo tiratore di tutti i tempi', Bob McAdoo è semplicemente il miglior tiratore di tutti i tempi. Punto'''. E se lo dice Bill Russell...A rafforzare la tesi abbiamo qui davanti, mentre scriviamo, una copia di Basketball Digest datata marzo 1979 con, in copertina, una bellissima foto di McAdoo in jumper accompagnata dal titolo 'Bob McAdoo: The greatest shooter of all time'. Difficile dar loro torto, Bob ha sempre fatto valanghe di punti tirando con percentuali elevatissime e con un range praticamente illimitato...ma più dei long range jumper, quello che sempre ci ha sempre lasciati sbalorditi è la pulizia del suo gesto da più vicino, nei jumper più difficili, quelli a un metro, due dal canestro, con la palla, rilasciata con un tocco morbidissimo e parabola altissima, che fluttuava al rallentatore verso il canestro.
BEST PASSER - In questo caso non abbiamo tutte le certezze mostrate per l’elezione del miglior tiratore...ci sono almeno quattro giocatori che, a nostro parere, possono aspirare al titolo di miglior passatore della franchigia di New York, e sono: Walt Frazier, Dick McGuire, Michael Ray Richardson e Mark Jackson. McGuire una sorta di Cousy dei poveri (senza offesa ovviamente...stiamo sempre parlando di Hall of famer) con grande visuale periferica, uno dei primi grandi passatori della storia, Richardson e Jackson molto flashy, due talenti straordinari, velocissimi nel rilasciare il pallone e capaci di trovare angoli per altri nemmeno immaginabili; poi c’è Frazier, grande classe e stile inimitabile, capace del passaggio spettacolare, ma più incline a preferire l’esecuzione più semplice, quella più pulita, quella predicata da ogni allenatore. Razionalmente vorremmo scegliere Frazier ma il cuore ci porta altrove e Mark Jackson ci ha fatto vedere cose che pochi altri ci hanno mostrato; scegliamo lui come miglior passatore della storia dei Knicks, ma uno qualsiasi degli altri tre sarebbe comunque una scelta più che degna.
BEST DUNKER - Qui ci troviamo in grossa difficoltà avendo a che fare con una franchigia che, analogamente ai Celtics, ha sempre praticato un basket molto essenziale con attori il più delle volte assai concreti. Diciamo tranquillamente che fino alla metà degli anni ’70 di dunker veri a New York, sponda Knicks, non se ne è vista nemmeno l’ombra; poi sono apparsi sulla scena McAdoo, dunker occasionale con poca fantasia anche se gli abbiamo visto fare inchiodate incredibili, insomma un potenziale alla Larry Nance con dieci anni di anticipo, Spencer Haywood, più creativo e spesso alla ricerca della giocata ad effetto, Lonnie Shelton, bestione dalla potenza devastante, e Ray Williams, elevazione fantastica salendo al rallentatore, alla Lloyd Free; poi, anche se alla frutta, Paul Westphal e Randy Smith, due ex All Star esplosivi e, negli anni a seguire, ci ricordiamo, come già detto, dell’incredibile esplosività di Bernard King e Latrell Sprewell, ma anche della grande elevazione di Darrell Walker, John Starks e Larry Johnson, via, via fino alle incredibili schiacciate di Stephon Marbury. Tutti gli atleti sopra citati ci hanno regalato delle giocate memorabili ma, a nostro parere, il titolo di best dunker della franchigia se lo giocano Gerald Wilkins e Kenny 'Sky' Walker...molto diversi tra loro...il fratellino di Dominique one foot dunker di grande eleganza è cresciuto idolatrando Doctor J dal quale ha preso molti dei suoi movimenti...Sky Walker, two feet dunker di grande esplosività e creatività cercò di trarre il massimo da questa sua particolare abilità, non essendo lui esattamente un giocatore di basket...è una very close call ma proprio perché vogliamo che questo riconoscimento vada non a specialisti, ma soprattutto a chi sul parquet era (o è) in grado di fare altro oltre che affondare la palla nella retina, la nostra scelta come best dunker della franchigia dei Knicks è...rullo di tamburi...Gerald Wilkins...beh, anche in questo caso, buon sangue non mente.
Chiuso con i Knicks, la prossima settimana soddisferemo le richieste dei tanti amici che ci hanno chiesto di tornare nell'Italia degli anni Settanta. Limitandoci al basket...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
BEST SHOOTER - Se cercate un tiratore consistente dalla lunga distanza, difficilmente riuscirete a trovarne uno migliore di Trent Tucker, assolutamente micidiale con i piedi per terra...stilisticamente non è facile pensare ad un jumper più bello di quello di Allan Houston...anche Frazier, Richardson, Monroe, Braun e Bradley rimangono nella memoria per le loro indubbie qualità balistiche e non si può dimenticare che Bernard King la metteva sempre, anche se con un range assai più limitato. Tutti questi però possono al massimo concorrere per il secondo posto perché in maglia Knicks ha giocato colui del quale Bill Russell ha testualmente detto: ''Dimenticatevi la definizione 'Miglior lungo tiratore di tutti i tempi', Bob McAdoo è semplicemente il miglior tiratore di tutti i tempi. Punto'''. E se lo dice Bill Russell...A rafforzare la tesi abbiamo qui davanti, mentre scriviamo, una copia di Basketball Digest datata marzo 1979 con, in copertina, una bellissima foto di McAdoo in jumper accompagnata dal titolo 'Bob McAdoo: The greatest shooter of all time'. Difficile dar loro torto, Bob ha sempre fatto valanghe di punti tirando con percentuali elevatissime e con un range praticamente illimitato...ma più dei long range jumper, quello che sempre ci ha sempre lasciati sbalorditi è la pulizia del suo gesto da più vicino, nei jumper più difficili, quelli a un metro, due dal canestro, con la palla, rilasciata con un tocco morbidissimo e parabola altissima, che fluttuava al rallentatore verso il canestro.
BEST PASSER - In questo caso non abbiamo tutte le certezze mostrate per l’elezione del miglior tiratore...ci sono almeno quattro giocatori che, a nostro parere, possono aspirare al titolo di miglior passatore della franchigia di New York, e sono: Walt Frazier, Dick McGuire, Michael Ray Richardson e Mark Jackson. McGuire una sorta di Cousy dei poveri (senza offesa ovviamente...stiamo sempre parlando di Hall of famer) con grande visuale periferica, uno dei primi grandi passatori della storia, Richardson e Jackson molto flashy, due talenti straordinari, velocissimi nel rilasciare il pallone e capaci di trovare angoli per altri nemmeno immaginabili; poi c’è Frazier, grande classe e stile inimitabile, capace del passaggio spettacolare, ma più incline a preferire l’esecuzione più semplice, quella più pulita, quella predicata da ogni allenatore. Razionalmente vorremmo scegliere Frazier ma il cuore ci porta altrove e Mark Jackson ci ha fatto vedere cose che pochi altri ci hanno mostrato; scegliamo lui come miglior passatore della storia dei Knicks, ma uno qualsiasi degli altri tre sarebbe comunque una scelta più che degna.
BEST DUNKER - Qui ci troviamo in grossa difficoltà avendo a che fare con una franchigia che, analogamente ai Celtics, ha sempre praticato un basket molto essenziale con attori il più delle volte assai concreti. Diciamo tranquillamente che fino alla metà degli anni ’70 di dunker veri a New York, sponda Knicks, non se ne è vista nemmeno l’ombra; poi sono apparsi sulla scena McAdoo, dunker occasionale con poca fantasia anche se gli abbiamo visto fare inchiodate incredibili, insomma un potenziale alla Larry Nance con dieci anni di anticipo, Spencer Haywood, più creativo e spesso alla ricerca della giocata ad effetto, Lonnie Shelton, bestione dalla potenza devastante, e Ray Williams, elevazione fantastica salendo al rallentatore, alla Lloyd Free; poi, anche se alla frutta, Paul Westphal e Randy Smith, due ex All Star esplosivi e, negli anni a seguire, ci ricordiamo, come già detto, dell’incredibile esplosività di Bernard King e Latrell Sprewell, ma anche della grande elevazione di Darrell Walker, John Starks e Larry Johnson, via, via fino alle incredibili schiacciate di Stephon Marbury. Tutti gli atleti sopra citati ci hanno regalato delle giocate memorabili ma, a nostro parere, il titolo di best dunker della franchigia se lo giocano Gerald Wilkins e Kenny 'Sky' Walker...molto diversi tra loro...il fratellino di Dominique one foot dunker di grande eleganza è cresciuto idolatrando Doctor J dal quale ha preso molti dei suoi movimenti...Sky Walker, two feet dunker di grande esplosività e creatività cercò di trarre il massimo da questa sua particolare abilità, non essendo lui esattamente un giocatore di basket...è una very close call ma proprio perché vogliamo che questo riconoscimento vada non a specialisti, ma soprattutto a chi sul parquet era (o è) in grado di fare altro oltre che affondare la palla nella retina, la nostra scelta come best dunker della franchigia dei Knicks è...rullo di tamburi...Gerald Wilkins...beh, anche in questo caso, buon sangue non mente.
Chiuso con i Knicks, la prossima settimana soddisferemo le richieste dei tanti amici che ci hanno chiesto di tornare nell'Italia degli anni Settanta. Limitandoci al basket...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
L'assicurazione per Willis Reed
KNICKS ALL TIME SECOND TEAM
ALLAN HOUSTON (1996-2005) - Un throwback player....potrebbe tranquillamente essere uno dei Knicks anni 70...tecnicamente molto pulito, grandissimo tiratore dalla distanza con range praticamente illimitato...raramente una forzatura...autore di canestri importanti, anche se un po’ più di personalità a volte non guasterebbe, non è il tipo di giocatore che si prende con continuità la squadra sulle spalle nei momenti difficili...a volte troppo soffice...ball handler mediocre e discreto passatore...inesistente sotto i tabelloni...2 volte All Star...18.7 ppg in 8 stagioni ai Knicks...importante il suo contributo nei playoffs con 19 ppg in 60 partite giocate. E’ virtualmente un pareggio con Mark Jackson, giocatore che ha lasciato un segno indelebile nella memoria dei tifosi del Madison, straordinario passatore e generale in campo della grande squadra di fine anni ’80, primi ‘90. G LATRELL SPREWELL (1998-2003) - Giocatore per molti versi simile a Richardson...anche lui un 6’5'' molto atletico, in grado di dominare in ogni fase del gioco...arrivato a New York con una pessima reputazione, si è ricostruito l’immagine impegnandosi sempre al massimo e contribuendo non poco a portare i Knicks in finale nel 1999...molto streaky dalla distanza, col risultato che le sue percentuali di tiro non sono proprio eccelse, poco sopra il 40% nei suoi anni a NY...un po’ troppo innamorato del tiro da tre ma devastante quando porta il pallone a canestro finendo sempre con grande autorità...dominante anche in difesa...molto meno passatore di Richardson...17.9 ppg, 4 rpg e 3.8 apg in carriera con i Knicks. G RICHIE GUERIN (1956-1964) - Giocatore molto aggressivo e grande realizzatore in un'era non proprio felicissima per i Knicks...nelle 7 stagioni in cui Guerin ha giocato a New York una sola apparizione ai playoffs...6 volte All Star...20 ppg e 5.2 apg a NY in carriera...57 punti contro Syracuse nel 1959, primo Knick a superare i 50...ne mise 39 da avversario nella storica partita in cui Chamberlain segno 100 punti...detiene ancora il record della franchigia per assist in una partita con 21, contro Syracuse nel 1958. Buona carriera da allenatore: coach dell’anno nel 1968 con St.Louis e 327 vittorie in carriera con gli Hawks. G-F CARL BRAUN (1947-1961) - Guardia di 6’5''...grandissimo tiratore...rookie of the year nel 1948, ne mise 47 contro Providence, ancora oggi record di segnature per un primo anno...14.1 ppg e 3.8 apg in carriera a New York...5 volte All Star e 7 volte coi Knicks ai playoffs...2 volte All NBA 2nd team. Ci piace ricordare anche Ray Williams, guardia dal talento pazzesco, con i Knicks dal 1977 al 1981 e poi di nuovo nel 1984...fratellino di Gus...stagioni con grandi statistiche tipo il 1980 con 20.9 ppg, 6.2 apg e 5 rpg col 49% dal campo...in quell’anno compagno di 'Sugar Ray' in un backcourt da pelle d’oca...molto flashy e grandissimo saltatore, ma anche discontinuo e discutibile nelle scelte in campo...palleggiato da una squadra all’altra si è progressivamente perso per strada...meritava miglior fortuna. G DICK BARNETT (1965-1974) - Compagno di backcourt di Walt Frazier nella squadra del 1970...tiratore mancino con il caratteristico jumper scoccato raccogliendo le gambe sotto il corpo...15.6 ppg in carriera ai Knicks...un jolly che poteva svolgere i diversi compiti assegnatigli da Red Holzman: fare il play quando c’era bisogno dei punti di Clyde, mettere canestri importanti, difendere alla morte sulla guardia avversaria...grande difesa su West nelle finali del 1970 con Frazier impegnato a portar via un pallone dopo l’altro a Dick Garrett...si mette al dito un altro anello nel 1973, l’ultimo anno della sua carriera...All Star nel 1968. G JOHN STARKS (1990-1998) - Giocatore culto dei Knicks anni ’90...streak shooter per eccellenza, ti poteva portare dalle stalle alle stelle e viceversa in un amen...percentuali dal campo intorno al 40% testimoniano l’abbondare di scelte non sempre ortodosse...giocatore da grandissime emozioni, amato come pochi altri al Madison, molti suoi giochi sono ancora oggi materiale da highlights...chi non ricorda The Dunk nei playoffs del 1993 contro Chicago o quell’incredibile layup nel traffico entrando dalla linea di fondo con avvitamento a 360° ?...14.1 ppg e 4 apg nei suoi anni a NY...difensore fantastico, All Star nel 1994, anno della sconfitta in finale contro i Rockets. Tutto sommato niente male per un ragazzo che nessuno ha scelto al draft 1988 ed è entrato nell’NBA dalla porta di servizio. John Starks, una delle ragioni principali per le quali le sfide Knicks vs Bulls degli anni ’90 rimarranno per sempre nella nostra memoria.
F CAZZIE RUSSELL (1966-1971) - Ennesimo membro della fantastica squadra del titolo 1970...grande tiratore, Cazzie era un po’ diverso dagli altri, non un gran passatore, quando era in campo era spesso il terminale dell’azione che concludeva costruendosi un proprio tiro uno contro uno. Entrato nella lega con grandissime aspettative ed un megacontratto, Russell non fu inizialmente all’altezza delle attese e, quando finalmente riuscì ad emergere, un brutto infortunio alla caviglia lo tenne fuori a lungo facendogli perdere il posto in quintetto a spese di Bradley...13.3 ppg in carriera con NY, con un massimo di 18.3 nel 1969 e grandi playoffs nel 1968 con 21.7 ppg. Scelto da noi per la sua reputazione e per il suo contributo importante al titolo del 1970, altrimenti Gerald Wilkins, guardia-ala molto completa, ai Knicks dal ’85 al ’92, non ha certamente avuto una carriera peggiore...anzi. F WILLIE NAULLS (1956-1963) - 'The Whale'...grande realizzatore e rimbalzista in una squadra non eccelsa che raggiunse i playoffs una sola volta...19.3 ppg e 11.6 rpg in 7 stagioni a New York...4 volte All Star...Willie si è rifatto a fine carriera vincendo da protagonista tre titoli con Celtics...con Boston membro del primo quintetto base tutto di colore della storia dell’NBA...oggi Reverendo Naulls. Da menzionare anche Kenny Sears, compagno di squadra di Naulls, 6’9'' dalla grande mano...due volte primo nell’NBA in percentuale dal campo. Anche se ha giocato una sola stagione ai Knicks ci piace ricordare uno dei nostri favoriti, The X man...Xavier McDaniel, fusione di tecnica e cattiveria, protagonista della fantastica serie del 1992 con Chicago ed inspiegabilmente lasciato andare a fine stagione. F-C NAT CLIFTON (1950-1957) - 'Sweetwater'...primo black della storia a firmare un contratto con una squadra NBA ed ex membro degli Harlem Globetrotters...10.3 ppg ed 8.5 rpg, i suoi numeri con i Knicks...3 finali giocate e perse, 2 contro i Lakers e George Mikan...1 volta All Star...6’6'' molto solido sia in campo che fuori, l’uomo giusto per reggere l’enorme pressione che sopporta chi rompe per primo la 'color barrier'. Lo preferiamo ad un sicuramente più talentuoso Spencer Haywood che però ai Knicks, in tre stagioni, ha dato solo qualche decente statistica e nulla più. Citazione anche per Anthony Mason, bruiser mancino dei grandi Knicks anni ’90 e Larry Johnson, ala dal talento straordinario, arrivato ai Knicks già in parabola discendente. F JERRY LUCAS (1971-1974) - Hall of famer...superstar assoluta con i Cincinnati Royals approda a New York a trent’anni suonati come polizza assicurativa nel caso Willis Reed non regga un intera stagione, ma Willis si spacca dopo sole 11 partite e sarà fuori tutta la stagione...Lucas ritona a giocare centro per la prima volta dal college ed il risultato è sensazionale...16.7 ppg, 13.1 rpg e 4.1 apg in regular season e Knicks in finale, dove dovranno arrendersi ai Lakers in 5 partite...18.6 ppg, 10.8 rpg e 5.3 apg nei playoffs ’72 per Jerry. L’anno seguente, ritornato Reed, Lucas si accontenta di un ruolo minore ma il suo contributo è decisivo in una stagione che vedrà i Knicks vincere il loro ultimo titolo, schiantando i Lakers in finale. Rimbalzista fantastico e mano fatata dalla distanza, Jerry segnava quasi tutti i suoi punti da long range...uno dei migliori passatori di sempre nel ruolo di power forward, sembrava nato per giocare con quei Knicks. Ha vinto il titolo a tutti i livelli, high school, college, NBA e pure le Olimpiadi di Roma nel ’60.
C BILL CARTWRIGHT (1979-1988) - Centro molto tecnico ma troppo soffice e perimetrale...non ci ha mai entusiasmato più di tanto. Buon realizzatore con percentuali dal campo intorno al 55%...caratteristico il suo macchinoso fade away con palla tenuta altissima...stagioni a NY da 21.7 e 20.1 ppg, ma anche da ridicole medie a rimbalzo per un 7’1''...quando in una stagione il tuo play (Richardson) prende 6.9 rpg ed il tuo centro (Cartwright) ne prende 5.8 pg, qualcosa non funziona. Un grave infortunio lo ha tenuto lontano dai parquet per due anni e ne ha ridotto ulteriormente il rendimento....ceduto a Chicago in cambio di Oakley, trova la sua dimensione in un ruolo da comprimario e si toglie delle belle soddisfazioni. C WALT BELLAMY (1965-1969) - Hall of famer...tre stagioni e mezzo di buone statistiche a New York...grande attaccante ma non adatto al gioco praticato da quei Knicks...discontinuo, non sempre dava il 100%, poteva giocarsela alla pari con Chamberlain e poi farsi mettere sotto nella partita successiva da avversari nettamente inferiori. La sua cessione a Detroit è stato un passo decisivo nella costruzione dei grandi Knicks dei due titoli: ha portato DeBusschere a New York ed ha consentito a Willis Reed di tornare a giocare nel suo ruolo naturale di centro...18.9 ppg e 13.2 rpg in carriera con i Knicks. Iron man, mai un infortunio...ogni anno tra i primi nell’NBA per partite giocate, nel 1969 addirittura 88 tra Detroit e NY.
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
ALLAN HOUSTON (1996-2005) - Un throwback player....potrebbe tranquillamente essere uno dei Knicks anni 70...tecnicamente molto pulito, grandissimo tiratore dalla distanza con range praticamente illimitato...raramente una forzatura...autore di canestri importanti, anche se un po’ più di personalità a volte non guasterebbe, non è il tipo di giocatore che si prende con continuità la squadra sulle spalle nei momenti difficili...a volte troppo soffice...ball handler mediocre e discreto passatore...inesistente sotto i tabelloni...2 volte All Star...18.7 ppg in 8 stagioni ai Knicks...importante il suo contributo nei playoffs con 19 ppg in 60 partite giocate. E’ virtualmente un pareggio con Mark Jackson, giocatore che ha lasciato un segno indelebile nella memoria dei tifosi del Madison, straordinario passatore e generale in campo della grande squadra di fine anni ’80, primi ‘90. G LATRELL SPREWELL (1998-2003) - Giocatore per molti versi simile a Richardson...anche lui un 6’5'' molto atletico, in grado di dominare in ogni fase del gioco...arrivato a New York con una pessima reputazione, si è ricostruito l’immagine impegnandosi sempre al massimo e contribuendo non poco a portare i Knicks in finale nel 1999...molto streaky dalla distanza, col risultato che le sue percentuali di tiro non sono proprio eccelse, poco sopra il 40% nei suoi anni a NY...un po’ troppo innamorato del tiro da tre ma devastante quando porta il pallone a canestro finendo sempre con grande autorità...dominante anche in difesa...molto meno passatore di Richardson...17.9 ppg, 4 rpg e 3.8 apg in carriera con i Knicks. G RICHIE GUERIN (1956-1964) - Giocatore molto aggressivo e grande realizzatore in un'era non proprio felicissima per i Knicks...nelle 7 stagioni in cui Guerin ha giocato a New York una sola apparizione ai playoffs...6 volte All Star...20 ppg e 5.2 apg a NY in carriera...57 punti contro Syracuse nel 1959, primo Knick a superare i 50...ne mise 39 da avversario nella storica partita in cui Chamberlain segno 100 punti...detiene ancora il record della franchigia per assist in una partita con 21, contro Syracuse nel 1958. Buona carriera da allenatore: coach dell’anno nel 1968 con St.Louis e 327 vittorie in carriera con gli Hawks. G-F CARL BRAUN (1947-1961) - Guardia di 6’5''...grandissimo tiratore...rookie of the year nel 1948, ne mise 47 contro Providence, ancora oggi record di segnature per un primo anno...14.1 ppg e 3.8 apg in carriera a New York...5 volte All Star e 7 volte coi Knicks ai playoffs...2 volte All NBA 2nd team. Ci piace ricordare anche Ray Williams, guardia dal talento pazzesco, con i Knicks dal 1977 al 1981 e poi di nuovo nel 1984...fratellino di Gus...stagioni con grandi statistiche tipo il 1980 con 20.9 ppg, 6.2 apg e 5 rpg col 49% dal campo...in quell’anno compagno di 'Sugar Ray' in un backcourt da pelle d’oca...molto flashy e grandissimo saltatore, ma anche discontinuo e discutibile nelle scelte in campo...palleggiato da una squadra all’altra si è progressivamente perso per strada...meritava miglior fortuna. G DICK BARNETT (1965-1974) - Compagno di backcourt di Walt Frazier nella squadra del 1970...tiratore mancino con il caratteristico jumper scoccato raccogliendo le gambe sotto il corpo...15.6 ppg in carriera ai Knicks...un jolly che poteva svolgere i diversi compiti assegnatigli da Red Holzman: fare il play quando c’era bisogno dei punti di Clyde, mettere canestri importanti, difendere alla morte sulla guardia avversaria...grande difesa su West nelle finali del 1970 con Frazier impegnato a portar via un pallone dopo l’altro a Dick Garrett...si mette al dito un altro anello nel 1973, l’ultimo anno della sua carriera...All Star nel 1968. G JOHN STARKS (1990-1998) - Giocatore culto dei Knicks anni ’90...streak shooter per eccellenza, ti poteva portare dalle stalle alle stelle e viceversa in un amen...percentuali dal campo intorno al 40% testimoniano l’abbondare di scelte non sempre ortodosse...giocatore da grandissime emozioni, amato come pochi altri al Madison, molti suoi giochi sono ancora oggi materiale da highlights...chi non ricorda The Dunk nei playoffs del 1993 contro Chicago o quell’incredibile layup nel traffico entrando dalla linea di fondo con avvitamento a 360° ?...14.1 ppg e 4 apg nei suoi anni a NY...difensore fantastico, All Star nel 1994, anno della sconfitta in finale contro i Rockets. Tutto sommato niente male per un ragazzo che nessuno ha scelto al draft 1988 ed è entrato nell’NBA dalla porta di servizio. John Starks, una delle ragioni principali per le quali le sfide Knicks vs Bulls degli anni ’90 rimarranno per sempre nella nostra memoria.
F CAZZIE RUSSELL (1966-1971) - Ennesimo membro della fantastica squadra del titolo 1970...grande tiratore, Cazzie era un po’ diverso dagli altri, non un gran passatore, quando era in campo era spesso il terminale dell’azione che concludeva costruendosi un proprio tiro uno contro uno. Entrato nella lega con grandissime aspettative ed un megacontratto, Russell non fu inizialmente all’altezza delle attese e, quando finalmente riuscì ad emergere, un brutto infortunio alla caviglia lo tenne fuori a lungo facendogli perdere il posto in quintetto a spese di Bradley...13.3 ppg in carriera con NY, con un massimo di 18.3 nel 1969 e grandi playoffs nel 1968 con 21.7 ppg. Scelto da noi per la sua reputazione e per il suo contributo importante al titolo del 1970, altrimenti Gerald Wilkins, guardia-ala molto completa, ai Knicks dal ’85 al ’92, non ha certamente avuto una carriera peggiore...anzi. F WILLIE NAULLS (1956-1963) - 'The Whale'...grande realizzatore e rimbalzista in una squadra non eccelsa che raggiunse i playoffs una sola volta...19.3 ppg e 11.6 rpg in 7 stagioni a New York...4 volte All Star...Willie si è rifatto a fine carriera vincendo da protagonista tre titoli con Celtics...con Boston membro del primo quintetto base tutto di colore della storia dell’NBA...oggi Reverendo Naulls. Da menzionare anche Kenny Sears, compagno di squadra di Naulls, 6’9'' dalla grande mano...due volte primo nell’NBA in percentuale dal campo. Anche se ha giocato una sola stagione ai Knicks ci piace ricordare uno dei nostri favoriti, The X man...Xavier McDaniel, fusione di tecnica e cattiveria, protagonista della fantastica serie del 1992 con Chicago ed inspiegabilmente lasciato andare a fine stagione. F-C NAT CLIFTON (1950-1957) - 'Sweetwater'...primo black della storia a firmare un contratto con una squadra NBA ed ex membro degli Harlem Globetrotters...10.3 ppg ed 8.5 rpg, i suoi numeri con i Knicks...3 finali giocate e perse, 2 contro i Lakers e George Mikan...1 volta All Star...6’6'' molto solido sia in campo che fuori, l’uomo giusto per reggere l’enorme pressione che sopporta chi rompe per primo la 'color barrier'. Lo preferiamo ad un sicuramente più talentuoso Spencer Haywood che però ai Knicks, in tre stagioni, ha dato solo qualche decente statistica e nulla più. Citazione anche per Anthony Mason, bruiser mancino dei grandi Knicks anni ’90 e Larry Johnson, ala dal talento straordinario, arrivato ai Knicks già in parabola discendente. F JERRY LUCAS (1971-1974) - Hall of famer...superstar assoluta con i Cincinnati Royals approda a New York a trent’anni suonati come polizza assicurativa nel caso Willis Reed non regga un intera stagione, ma Willis si spacca dopo sole 11 partite e sarà fuori tutta la stagione...Lucas ritona a giocare centro per la prima volta dal college ed il risultato è sensazionale...16.7 ppg, 13.1 rpg e 4.1 apg in regular season e Knicks in finale, dove dovranno arrendersi ai Lakers in 5 partite...18.6 ppg, 10.8 rpg e 5.3 apg nei playoffs ’72 per Jerry. L’anno seguente, ritornato Reed, Lucas si accontenta di un ruolo minore ma il suo contributo è decisivo in una stagione che vedrà i Knicks vincere il loro ultimo titolo, schiantando i Lakers in finale. Rimbalzista fantastico e mano fatata dalla distanza, Jerry segnava quasi tutti i suoi punti da long range...uno dei migliori passatori di sempre nel ruolo di power forward, sembrava nato per giocare con quei Knicks. Ha vinto il titolo a tutti i livelli, high school, college, NBA e pure le Olimpiadi di Roma nel ’60.
C BILL CARTWRIGHT (1979-1988) - Centro molto tecnico ma troppo soffice e perimetrale...non ci ha mai entusiasmato più di tanto. Buon realizzatore con percentuali dal campo intorno al 55%...caratteristico il suo macchinoso fade away con palla tenuta altissima...stagioni a NY da 21.7 e 20.1 ppg, ma anche da ridicole medie a rimbalzo per un 7’1''...quando in una stagione il tuo play (Richardson) prende 6.9 rpg ed il tuo centro (Cartwright) ne prende 5.8 pg, qualcosa non funziona. Un grave infortunio lo ha tenuto lontano dai parquet per due anni e ne ha ridotto ulteriormente il rendimento....ceduto a Chicago in cambio di Oakley, trova la sua dimensione in un ruolo da comprimario e si toglie delle belle soddisfazioni. C WALT BELLAMY (1965-1969) - Hall of famer...tre stagioni e mezzo di buone statistiche a New York...grande attaccante ma non adatto al gioco praticato da quei Knicks...discontinuo, non sempre dava il 100%, poteva giocarsela alla pari con Chamberlain e poi farsi mettere sotto nella partita successiva da avversari nettamente inferiori. La sua cessione a Detroit è stato un passo decisivo nella costruzione dei grandi Knicks dei due titoli: ha portato DeBusschere a New York ed ha consentito a Willis Reed di tornare a giocare nel suo ruolo naturale di centro...18.9 ppg e 13.2 rpg in carriera con i Knicks. Iron man, mai un infortunio...ogni anno tra i primi nell’NBA per partite giocate, nel 1969 addirittura 88 tra Detroit e NY.
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
I minuti finali di Walt Frazier
NEW YORK KNICKERBOCKERS
ALL TIME MVP
WALT FRAZIER - guard (1967-1977) - Frazier o Reed ? Reed o Frazier ?...noi andiamo con Clyde, straordinario play dei due titoli dei Knicks anni Settanta....giocatore completo, grandissimo difensore ed attaccante immarcabile nei momenti che contano...stile inarrivabile sia in campo che fuori, memorabili in questo senso i suoi Borsalino, le pellicce, i foulard al collo e le Rolls...uomo di ghiaccio, sempre sotto controllo, in 13 anni di NBA nemmeno un fallo tecnico !!!...abbiamo ancora negli occhi i suoi 36 punti, 19 assist e 5 steal in gara 7 contro i Lakers nelle finali del 1970...il suo marchio di fabbrica rimangono le palle rubate, per sua ammissione avrebbe potuto averne molte di più, ma preferiva studiare i movimenti dell’avversario infondendogli un falso senso di sicurezza per poi giocarsi gli steal sicuri nei momenti decisivi della partita.
ALL TIME FIRST TEAM
STARTING FIVE
F BERNARD KING (1982-1987) - Realizzatore pazzesco, ha giocato i migliori anni della sua carriera in maglia Knicks...grandissimo atleta...riceveva in post basso per poi scoccare un turnaround jumper velocissimo ed immarcabile sopra la testa dell’avversario di turno...buona mano dalla media, ma amava soprattutto portare la palla a canestro, sia a difesa schierata che in transizione, finendo spesso con schiacciate a due mani di un’esplosività fuori dal comune...26.4 ppg e 5.1 rpg in carriera con NY...57.1% dal campo (!!!) in regular season nel fantastico 1984...sempre nell’84 memorabili i suoi playoffs con 34.8 ppg ed una splendida serie con Boston persa alla 7ima....grave errore dei Knicks cederlo a Washington dopo il bruttissimo infortunio al ginocchio che lo tenne fuori per due stagioni...lo reputarono finito ma Bernie disputò ancora 4 buonissime stagioni con i Bullets...sarebbe probabilmente nella Hall of Fame se non fosse stato per i suoi problemi fuori dal campo.
F DAVE DEBUSSCHERE (1968-1974) - The Butcher fu l’ultimo pezzo del puzzle che, una volta completato, portò il titolo a NY nella fantastica stagione 1969-70...proveniente da Detroit, si inserì alla perfezione nel meccanismo dei Knicks aggiungendo uno straordinario apporto difensivo oltre al consueto contributo in attacco...atleta superiore, ha lanciato due anni per i White Sox prima di dedicarsi definitivamente al basket...all around player...se avevi bisogno di un canestro, di un rimbalzo, di un assist o di annullare l’avversario più pericoloso per qualche azione, Dave era il tuo uomo...ricordato da Connie Hawkins come il più grande difensore contro cui abbia mai giocato... grandissimo senza palla ma anche in grado di costruirsi un proprio tiro...5 volte All star...15.9 ppg e 10.7 rpg in carriera con i Knicks...notevole successo anche fuori dal campo dove è stato GM dei Nets, Commissioner dell’ABA nel 1976 e vice presidente dei Knicks....tradito dal suo grande cuore il 14 maggio del 2003.
C WILLIS REED (1964-1974) - 8 maggio 1970, ore 7:30, Willis Reed esce dagli spogliatoi e fa il suo ingresso sul parquet del Madison zoppicando vistosamente tra le ovazioni della folla...il resto è storia o, per meglio dire, leggenda...quello è il momento che meglio riassume la carriera del capitano, leader straordinario e blue collar worker in campo...più basso della maggior parte dei centri, ovviava all’handicap con forza fisica ed aggressività...molto tecnico, mano morbidissima dalla media e buoni movimenti intorno a canestro...clutch player fantastico, 36 punti e 36 rimbalzi in gara 5 contro Unseld e i Bullets nei playoffs del '70...23.7 ppg nei playoffs del '70, nonostante i soli, ma decisivi, 4 punti in gara 7 contro il Lakers...7 volte All Star, Rookie of the Year nel 1965, MVP nel '70 e MVP delle finali nei due anni del titolo, 1970 e 1973...è rimasto nel mondo del basket con vari incarichi sia da coach che dirigenziali...brutta pagina della storia dei Knicks e della sua seconda carriera, la cessione, in veste di coach, di Walt Frazier ai Cavaliers senza nemmeno comunicarglielo...Clyde lo apprese dal suo agente e non ebbe mai una comunicazione diretta dallo staff di NY.
G WALT FRAZIER (1967-1977) - Tutta la carriera ai Knicks (preferiamo dimenticare che abbia giocato a Cleveland)...guardando la figurina Topps del 1979 dove Clyde appare in palleggio con la maglia rossa dei Cavaliers abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a qualcosa di irreale, un po’ come guardare una foto di Gervin in maglia Bulls o di Jordan in maglia Wizards...grandissimo atleta, avrebbe potuto salire con la testa al ferro e affondare con facilità, ma il suo stile era un altro...19.2 ppg, 6 rpg e 6.3 apg nei suoi anni a NY in regular season...20.7 ppg, 7.2 rpg e 6.4 apg in carriera nei playoffs...7 volte All Star e 4 volte membro dell’All NBA First Team...ovviamente 7 volte membro dell’All Defensive First Team...in difesa incuteva il panico nell’avversario diretto, giocando come il gatto col topo: ''Cerco di non appoggiare mai le mani sul mio uomo, voglio che non sappia mai dove sono e cosa sto per fare, voglio che sappia che posso rubagli il pallone quando voglio''.
G EARL MONROE (1971-1980) - Palleggio, palleggio, shake and bake, virata, virata, finta con la testa, arresto, finta, finta, finta, tiro fuori equilibrio, canestro...questo riassume l’essenza del gioco di Earl 'The Pearl' Monroe o, se preferite, Black Jesus. Ai Knicks The Pearl arrivò con la nomea di giocatore immarcabile, una macchina da uno contro uno assolutamente inarrestabile, entrò in punta di piedi e si adattò con molta umiltà al gioco della squadra...il risultato? finale persa con i Lakers nel '72 e titolo nel '73 battendo sempre Los Angeles in finale...Monroe passò dallo stile run and gun dei Bullets e 25 ppg al grande gioco di squadra con molta enfasi sulla difesa dei Knicks e 15 ppg . Col ritiro di Reed e DeBusschere tornò ad essere maggiormente coinvolto nell’attacco e le sue medie tornarono sopra i 20 ppg, ma i Knicks non erano più gli stessi e, nonostante i grandi acquisti, si piombò nella mediocrità assoluta....si era definitivamente chiusa un’epoca. (Fine prima parte-continua).
IN PANCHINA
G-F BILL BRADLEY (1967-1977) - 'Dollar' non aveva certamente un fisico da backcourt player nell’NBA, ma la sua testa era di un livello assolutamente superiore...la sua diversità culturale fece sì che Bill se ne stesse sempre un po’ per conto suo all’interno dell’affiatatissimo gruppo dei due titoli, ma nonostante questo e nonostante lo stipendio molto alto che ebbe appena entrato nella lega, fu molto amato dai compagni...Dollar, non essendo in grado di costruirsi un proprio tiro, era il terminale di molti schemi che lo vedevano sfinire il marcatore diretto con continui tagli, per poi ricevere, all’uscita dell’ennesimo blocco, per un jumper completamente smarcato. Grande in the clutch anche lui, al quale spesso andava l’ultimo tiro della partita...12.4 ppg e 3.4 apg, ma il suo apporto alla squadra andava ben oltre le statistiche. In seguito senatore degli Stati Uniti.
G MICHEAL RAY RICHARDSON (1978-1982) - Giocatore fantastico...dopo un anno da rookie in cui è stato utilizzato pochissimo, Michael Ray è letteralmente esploso mostrando tutte le sue straordinarie qualità...super atleta, 6’5'' dalla grandissima velocità...3 anni da All Star ai Knicks dominando in ogni aspetto del gioco...grande mano da fuori, immarcabile in penetrazione...miglior difensore della lega nei suoi anni a NY, regolarmente primo nelle palle recuperate con 3 a partita...grandissimo passatore, primo nella lega nell’80 con 10.1 apg...ottimo apporto anche sotto i tabelloni...complessivamente nei suoi 3 anni d’oro a New York 16.5 ppg, 6.7 rpg e 8.3 apg tirando col 47% dal campo. I ben noti problemi fuori dal campo gli hanno purtroppo stroncato la carriera ma Michael Ray rimarrà sempre nei nostri cuori.
G DICK MCGUIRE (1949-1957) - Uno dei primi grandi playmaker della storia...'Tricky Dick' sembrava avere occhi anche dietro la testa tale era la sua visione del campo...passatore e ball handler straordinario, guidò i Knicks a tre finali consecutive...7.9 ppg e 5.5 apg nei suoi 8 anni a New York...5 volte All Star con i Knicks e membro della Hall of Fame...terzo miglior passatore nella storia dei Knicks con 2950 assist.
F BOB MCADOO (1976-1979) - Uno dei più grandi di sempre, la cui carriera è partita benissimo con Buffalo e finita ancor meglio con i Lakers, ma tra gli uni e gli altri, Bob ha sempre avuto la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato...comunque McAdoo ha dato a NY tre stagioni di grande qualità in una squadra in cerca di identità con veterani a fine carriera, rookies, journeymen di mezza tacca ed un’altra superstar dal grande ego come Spencer Haywood nella sua stessa posizione...forse l’attaccante più immarcabile della storia, quando Bob voleva prendersi un tiro non c’era nulla che la difesa potesse fare ed il più delle volte il risultato era solo rete...26.6 ppg col 53% dal campo e 12 rpg nei suoi anni ai Knicks...una convocazione all’All Star Game ed un’apparizione ai playoffs nel 1978, la sua unica stagione intera in maglia blu-arancio...vergognosamente bersagliato ed osteggiato dalla stampa che gli ha fatto pagare i suoi silenzi non votandolo tra i 50 più grandi di tutti i tempi....e, ancor più incredibile, gli ha fatto aspettare ben 14 anni, invece dei canonici 5, prima di eleggerlo nella Hall of Fame!!!
F CHARLES OAKLEY (1988-1998) - 6’8'' di grande potenza e cattiveria...dopo essere stato per tre anni la guardia del corpo di MJ a Chicago, Oakley è approdato a NY dove ha contribuito enormemente alle fortune della squadra nella Ewing-era, un gruppo di ragazzi che sicuramente avrebbe meritato molto di più...diciamo almeno un titolo. Difensore e rimbalzista, formò per diverse stagioni con Ewing e Mason un frontcourt fisicamente devastante... Oak non era certamente un fine trattatore di palla, ma lo ricordiamo possedere un tiro dalla media con i piedi per terra piuttosto consistente...sempre intorno al 50% dal campo...10.3 ppg e 10 rpg in carriera a New York...1 All Star Game e sempre ai playoffs nelle sue 10 stagioni con i Knicks.
F-C HARRY GALLATIN (1948-1957) - Hall of Famer...The Horse detiene il record dei Knicks per il maggior numero di partite consecutive con 610...6’6'' molto atletico e forte fisicamente, uno dei primi giocatori 'moderni'...gran lavoratore sotto i tabelloni, 6 volte tra i primi 10 rimbalzisti della lega e primo nel 1954 con 15.3 a partita...12.7 ppg in 9 stagioni con i Knicks...3 finali perse in una grande squadra che oltre a lui e McGuire annoverava anche Sweetwater Clifton e Carl Braun...7 volte All Star.
C PATRICK EWING (1985-2000) - Uno dei giocatori più controversi della storia dei Knicks...grandissimo talento e ragione principale per la quale i Knicks abbiano più volte sfiorato il paradiso negli anni Novanta...ma il problema è che il paradiso non è stato mai raggiunto. Mai amato fino in fondo dai tifosi di New York che, col passare degli anni, lo hanno sempre più accusato di non essere quel big game player che speravano di aver trovato nel draft del 1985...in questo senso il paragone con Willis Reed lo ha danneggiato non poco. Non lo ha aiutato certo il fatto che, durante la sua era ai Knicks le altre franchigie newyorkesi abbiano vinto di tutto e di più, dai Mets ai Rangers, dai Giants agli Yankees. Tecnicamente ineccepibile...il miglior jump shooting center della storia, con il suo caratteristico fade away che partiva altissimo...gioco un po’ troppo perimetrale e di conseguenza spesso lontano dal rimbalzo offensivo...difensore fantastico...22.7 ppg, 10.3 rpg e 2.6 blkpg in carriera ai Knicks...11 volte All star.
Ormai lo sapete, che non siamo capaci di esaurire un discorso in una puntata sola. Ci si rivede con il second team...
Stefano Micolitti
smicoli@tin.it
ALL TIME MVP
WALT FRAZIER - guard (1967-1977) - Frazier o Reed ? Reed o Frazier ?...noi andiamo con Clyde, straordinario play dei due titoli dei Knicks anni Settanta....giocatore completo, grandissimo difensore ed attaccante immarcabile nei momenti che contano...stile inarrivabile sia in campo che fuori, memorabili in questo senso i suoi Borsalino, le pellicce, i foulard al collo e le Rolls...uomo di ghiaccio, sempre sotto controllo, in 13 anni di NBA nemmeno un fallo tecnico !!!...abbiamo ancora negli occhi i suoi 36 punti, 19 assist e 5 steal in gara 7 contro i Lakers nelle finali del 1970...il suo marchio di fabbrica rimangono le palle rubate, per sua ammissione avrebbe potuto averne molte di più, ma preferiva studiare i movimenti dell’avversario infondendogli un falso senso di sicurezza per poi giocarsi gli steal sicuri nei momenti decisivi della partita.
ALL TIME FIRST TEAM
STARTING FIVE
F BERNARD KING (1982-1987) - Realizzatore pazzesco, ha giocato i migliori anni della sua carriera in maglia Knicks...grandissimo atleta...riceveva in post basso per poi scoccare un turnaround jumper velocissimo ed immarcabile sopra la testa dell’avversario di turno...buona mano dalla media, ma amava soprattutto portare la palla a canestro, sia a difesa schierata che in transizione, finendo spesso con schiacciate a due mani di un’esplosività fuori dal comune...26.4 ppg e 5.1 rpg in carriera con NY...57.1% dal campo (!!!) in regular season nel fantastico 1984...sempre nell’84 memorabili i suoi playoffs con 34.8 ppg ed una splendida serie con Boston persa alla 7ima....grave errore dei Knicks cederlo a Washington dopo il bruttissimo infortunio al ginocchio che lo tenne fuori per due stagioni...lo reputarono finito ma Bernie disputò ancora 4 buonissime stagioni con i Bullets...sarebbe probabilmente nella Hall of Fame se non fosse stato per i suoi problemi fuori dal campo.
F DAVE DEBUSSCHERE (1968-1974) - The Butcher fu l’ultimo pezzo del puzzle che, una volta completato, portò il titolo a NY nella fantastica stagione 1969-70...proveniente da Detroit, si inserì alla perfezione nel meccanismo dei Knicks aggiungendo uno straordinario apporto difensivo oltre al consueto contributo in attacco...atleta superiore, ha lanciato due anni per i White Sox prima di dedicarsi definitivamente al basket...all around player...se avevi bisogno di un canestro, di un rimbalzo, di un assist o di annullare l’avversario più pericoloso per qualche azione, Dave era il tuo uomo...ricordato da Connie Hawkins come il più grande difensore contro cui abbia mai giocato... grandissimo senza palla ma anche in grado di costruirsi un proprio tiro...5 volte All star...15.9 ppg e 10.7 rpg in carriera con i Knicks...notevole successo anche fuori dal campo dove è stato GM dei Nets, Commissioner dell’ABA nel 1976 e vice presidente dei Knicks....tradito dal suo grande cuore il 14 maggio del 2003.
C WILLIS REED (1964-1974) - 8 maggio 1970, ore 7:30, Willis Reed esce dagli spogliatoi e fa il suo ingresso sul parquet del Madison zoppicando vistosamente tra le ovazioni della folla...il resto è storia o, per meglio dire, leggenda...quello è il momento che meglio riassume la carriera del capitano, leader straordinario e blue collar worker in campo...più basso della maggior parte dei centri, ovviava all’handicap con forza fisica ed aggressività...molto tecnico, mano morbidissima dalla media e buoni movimenti intorno a canestro...clutch player fantastico, 36 punti e 36 rimbalzi in gara 5 contro Unseld e i Bullets nei playoffs del '70...23.7 ppg nei playoffs del '70, nonostante i soli, ma decisivi, 4 punti in gara 7 contro il Lakers...7 volte All Star, Rookie of the Year nel 1965, MVP nel '70 e MVP delle finali nei due anni del titolo, 1970 e 1973...è rimasto nel mondo del basket con vari incarichi sia da coach che dirigenziali...brutta pagina della storia dei Knicks e della sua seconda carriera, la cessione, in veste di coach, di Walt Frazier ai Cavaliers senza nemmeno comunicarglielo...Clyde lo apprese dal suo agente e non ebbe mai una comunicazione diretta dallo staff di NY.
G WALT FRAZIER (1967-1977) - Tutta la carriera ai Knicks (preferiamo dimenticare che abbia giocato a Cleveland)...guardando la figurina Topps del 1979 dove Clyde appare in palleggio con la maglia rossa dei Cavaliers abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a qualcosa di irreale, un po’ come guardare una foto di Gervin in maglia Bulls o di Jordan in maglia Wizards...grandissimo atleta, avrebbe potuto salire con la testa al ferro e affondare con facilità, ma il suo stile era un altro...19.2 ppg, 6 rpg e 6.3 apg nei suoi anni a NY in regular season...20.7 ppg, 7.2 rpg e 6.4 apg in carriera nei playoffs...7 volte All Star e 4 volte membro dell’All NBA First Team...ovviamente 7 volte membro dell’All Defensive First Team...in difesa incuteva il panico nell’avversario diretto, giocando come il gatto col topo: ''Cerco di non appoggiare mai le mani sul mio uomo, voglio che non sappia mai dove sono e cosa sto per fare, voglio che sappia che posso rubagli il pallone quando voglio''.
G EARL MONROE (1971-1980) - Palleggio, palleggio, shake and bake, virata, virata, finta con la testa, arresto, finta, finta, finta, tiro fuori equilibrio, canestro...questo riassume l’essenza del gioco di Earl 'The Pearl' Monroe o, se preferite, Black Jesus. Ai Knicks The Pearl arrivò con la nomea di giocatore immarcabile, una macchina da uno contro uno assolutamente inarrestabile, entrò in punta di piedi e si adattò con molta umiltà al gioco della squadra...il risultato? finale persa con i Lakers nel '72 e titolo nel '73 battendo sempre Los Angeles in finale...Monroe passò dallo stile run and gun dei Bullets e 25 ppg al grande gioco di squadra con molta enfasi sulla difesa dei Knicks e 15 ppg . Col ritiro di Reed e DeBusschere tornò ad essere maggiormente coinvolto nell’attacco e le sue medie tornarono sopra i 20 ppg, ma i Knicks non erano più gli stessi e, nonostante i grandi acquisti, si piombò nella mediocrità assoluta....si era definitivamente chiusa un’epoca. (Fine prima parte-continua).
IN PANCHINA
G-F BILL BRADLEY (1967-1977) - 'Dollar' non aveva certamente un fisico da backcourt player nell’NBA, ma la sua testa era di un livello assolutamente superiore...la sua diversità culturale fece sì che Bill se ne stesse sempre un po’ per conto suo all’interno dell’affiatatissimo gruppo dei due titoli, ma nonostante questo e nonostante lo stipendio molto alto che ebbe appena entrato nella lega, fu molto amato dai compagni...Dollar, non essendo in grado di costruirsi un proprio tiro, era il terminale di molti schemi che lo vedevano sfinire il marcatore diretto con continui tagli, per poi ricevere, all’uscita dell’ennesimo blocco, per un jumper completamente smarcato. Grande in the clutch anche lui, al quale spesso andava l’ultimo tiro della partita...12.4 ppg e 3.4 apg, ma il suo apporto alla squadra andava ben oltre le statistiche. In seguito senatore degli Stati Uniti.
G MICHEAL RAY RICHARDSON (1978-1982) - Giocatore fantastico...dopo un anno da rookie in cui è stato utilizzato pochissimo, Michael Ray è letteralmente esploso mostrando tutte le sue straordinarie qualità...super atleta, 6’5'' dalla grandissima velocità...3 anni da All Star ai Knicks dominando in ogni aspetto del gioco...grande mano da fuori, immarcabile in penetrazione...miglior difensore della lega nei suoi anni a NY, regolarmente primo nelle palle recuperate con 3 a partita...grandissimo passatore, primo nella lega nell’80 con 10.1 apg...ottimo apporto anche sotto i tabelloni...complessivamente nei suoi 3 anni d’oro a New York 16.5 ppg, 6.7 rpg e 8.3 apg tirando col 47% dal campo. I ben noti problemi fuori dal campo gli hanno purtroppo stroncato la carriera ma Michael Ray rimarrà sempre nei nostri cuori.
G DICK MCGUIRE (1949-1957) - Uno dei primi grandi playmaker della storia...'Tricky Dick' sembrava avere occhi anche dietro la testa tale era la sua visione del campo...passatore e ball handler straordinario, guidò i Knicks a tre finali consecutive...7.9 ppg e 5.5 apg nei suoi 8 anni a New York...5 volte All Star con i Knicks e membro della Hall of Fame...terzo miglior passatore nella storia dei Knicks con 2950 assist.
F BOB MCADOO (1976-1979) - Uno dei più grandi di sempre, la cui carriera è partita benissimo con Buffalo e finita ancor meglio con i Lakers, ma tra gli uni e gli altri, Bob ha sempre avuto la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato...comunque McAdoo ha dato a NY tre stagioni di grande qualità in una squadra in cerca di identità con veterani a fine carriera, rookies, journeymen di mezza tacca ed un’altra superstar dal grande ego come Spencer Haywood nella sua stessa posizione...forse l’attaccante più immarcabile della storia, quando Bob voleva prendersi un tiro non c’era nulla che la difesa potesse fare ed il più delle volte il risultato era solo rete...26.6 ppg col 53% dal campo e 12 rpg nei suoi anni ai Knicks...una convocazione all’All Star Game ed un’apparizione ai playoffs nel 1978, la sua unica stagione intera in maglia blu-arancio...vergognosamente bersagliato ed osteggiato dalla stampa che gli ha fatto pagare i suoi silenzi non votandolo tra i 50 più grandi di tutti i tempi....e, ancor più incredibile, gli ha fatto aspettare ben 14 anni, invece dei canonici 5, prima di eleggerlo nella Hall of Fame!!!
F CHARLES OAKLEY (1988-1998) - 6’8'' di grande potenza e cattiveria...dopo essere stato per tre anni la guardia del corpo di MJ a Chicago, Oakley è approdato a NY dove ha contribuito enormemente alle fortune della squadra nella Ewing-era, un gruppo di ragazzi che sicuramente avrebbe meritato molto di più...diciamo almeno un titolo. Difensore e rimbalzista, formò per diverse stagioni con Ewing e Mason un frontcourt fisicamente devastante... Oak non era certamente un fine trattatore di palla, ma lo ricordiamo possedere un tiro dalla media con i piedi per terra piuttosto consistente...sempre intorno al 50% dal campo...10.3 ppg e 10 rpg in carriera a New York...1 All Star Game e sempre ai playoffs nelle sue 10 stagioni con i Knicks.
F-C HARRY GALLATIN (1948-1957) - Hall of Famer...The Horse detiene il record dei Knicks per il maggior numero di partite consecutive con 610...6’6'' molto atletico e forte fisicamente, uno dei primi giocatori 'moderni'...gran lavoratore sotto i tabelloni, 6 volte tra i primi 10 rimbalzisti della lega e primo nel 1954 con 15.3 a partita...12.7 ppg in 9 stagioni con i Knicks...3 finali perse in una grande squadra che oltre a lui e McGuire annoverava anche Sweetwater Clifton e Carl Braun...7 volte All Star.
C PATRICK EWING (1985-2000) - Uno dei giocatori più controversi della storia dei Knicks...grandissimo talento e ragione principale per la quale i Knicks abbiano più volte sfiorato il paradiso negli anni Novanta...ma il problema è che il paradiso non è stato mai raggiunto. Mai amato fino in fondo dai tifosi di New York che, col passare degli anni, lo hanno sempre più accusato di non essere quel big game player che speravano di aver trovato nel draft del 1985...in questo senso il paragone con Willis Reed lo ha danneggiato non poco. Non lo ha aiutato certo il fatto che, durante la sua era ai Knicks le altre franchigie newyorkesi abbiano vinto di tutto e di più, dai Mets ai Rangers, dai Giants agli Yankees. Tecnicamente ineccepibile...il miglior jump shooting center della storia, con il suo caratteristico fade away che partiva altissimo...gioco un po’ troppo perimetrale e di conseguenza spesso lontano dal rimbalzo offensivo...difensore fantastico...22.7 ppg, 10.3 rpg e 2.6 blkpg in carriera ai Knicks...11 volte All star.
Ormai lo sapete, che non siamo capaci di esaurire un discorso in una puntata sola. Ci si rivede con il second team...
Stefano Micolitti
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