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In fondo a destra

di Italo Muti
La musica italiana non è fatta solo di Rose rosse, di Piccola Katy, di Sanremo più o meno truccati, di cantautori celebrati, di gruppi e solisti che scimmiottano tendenze inventate altrove. Ha anche nicchie che, seppur piccole, resistono con il perpetuarsi di onde che divengono sempre più forti nell’immaginario dei ragazzi, nonostante il rifiuto completo di mezzi da parte delle etichette più importanti. Mezzi che non si negano né al clone di qualcuno già famoso né alla ragazza televotata: rispetteremmo comunque il marketing, se solo di marketing si trattasse. La meno conosciuta di queste nicchie, per i media mainstream, è quella della musica di destra. E’ una storia lunga quella che lega la destra italiana alla musica, una strada quasi negata dai più, ma sempre vivida di talenti e indistruttibile, quasi come le canzoni di Marcello de Angelis, da Eri Bella a Nanni è partito. L’esistenza destrorsa silente (secondo il discutibile teorema che chi non è impegnato sia necessariamente di destra) di Lucio Battisti e la sua uscita dalla televisione di stato nei primi anni Settanta, senza che ci fosse una motivazione esplicita se non quella strisciante extraparlamentare dell’impegno a sinistra, sono lì a testimoniare che una destra in Italia non dovesse più esistere, insieme ai suoi simboli, in nessun campo.

Trenta e loden

di Italo Muti
Come volevasi dimostrare il secondo governo Goldman, spacciandosi per tecnico di alto livello, con venature di trasparenza senza conflitti di interessi, sta eseguendo gli ordini di Frau Merkel, trovando la ricetta per uscire dalla crisi: alzare le tasse e le imposte. Dopo l'alto consulto del consiglio dei ministri, ed il fattivo aiuto dell'ungherese, si è arrivati a questa sapida conclusione dopo mille tormenti wertheriani. Rigore ed equità, che in sostanza vuol dire bastonate sul popolo bue e qualche buffetto per chi ha un reddito superiore alla media.

Acqua di colonie

di Italo Muti
Adesso che abbiamo il secondo governo Goldman, i problemi sono finiti, gente entusiasta, SB fuori dalla stanza dei bottoni e tecnocrazia, canti, balli e folklore....o forse no? Il maglio wasp si è fatto sentire subito, niente governo a tempo, ziel nel 2013, e gli imbecilli che cianciavano di governo tecnico per sistemare le emergenze e poi elezioni sono sistemati. Elezioni? Democrazia? Potere elettivo alla gente? Forse l'antidoping dovrebbe essere obbligatorio nei cialtroni che si definiscono politici, oppure bisognerebbe misurare la loro malafede...

Aspiranti al guinzaglio

di Italo Muti
Di carne al fuoco ce n'è tantissima, ma il comune denominatore è uno solo: le dimissioni di SB. Eh sì, Silvio dà le dimissioni e tutto sparisce, nessuna crisi, i conti dello stato ritornano a posto, da soli, per inerzia, lavoro che impazza e meracto che pulsa, simpaticamente. Anche la pioggia finirebbe immediatamente, certo, l'ignavia della Vincenzi è dura da troncare e sopire, ma anche il metodo sestese tanto caro a Penati è stato messo in soffitta... tra gli urli di Bersani che voleva un'inchiesta esemplare e immediata. Senza sconti, solo punti Ipercoop.

Piccoli mutui e grandi famiglie

di Italo Muti
La Primavera Araba si è spostata in Occidente, oppure il movimento degli indignados è meno puro di quanto voglia sembrare? Domanda dalla risposta scontata, sapendo che dietro Occupy Wall Street c’e ACORN e il suo rebranding, associazione vicina al Tanned alla ricerca di una linea politica, con tanto di donazione dell’amministrazione Obama di (79.819 $). Gli Dei, vista la crescente disaffezione della gente nei loro confronti, hanno pensato bene di appoggiare con la mano sinistra tale movimento, cercando di sviare l’attenzione sui fatti reali che rendono il momento scuro come una canzone dei Cure.

Il default dei traditori

di Italo Muti
Stantuffare assume ai giorni nostri anche altri significati: decadere, tramontare, tracimare. Le imprese, inutili per il quadro politico, del nostro SB sono oramai sparate anche a Tonga grazie alle immancabili agenzie di stampa che raccolgono le intercettazioni ordinate e passate dagli ascari zibellinati alla stampa amica e da lei veicolate.

Il bravo tecnico che svenderà l'Italia

di Italo Muti
Finalmente la pioggia è arrivata, spazzando via sudori fuori stagione e calure agostane vagamente bradipe, allietandoci con le nuove pseudo imprese del Cavalier stantuffo.

Delocalizziamo Montezemolo

di Italo Muti
Coesione, nuova parola d’ordine. Napolitano docet: bisogna stare uniti in questo momento in cui l’Italia è sotto attacco, con gli alfieri dell’amor patrio in testa. LCDM e Marcegaglia i primi nomi che mi vengono in mente. In un altro momento potremmo discutere sui soggetti che attaccano l’Italia, che poi non sono diversi da quelli del '92, che tanti danni hanno fatto nella nostra storia, ma se SB sta sbracando in maniera invereconda nell’uscita di scena, come neanche un bocciato Cepu potrebbe, gli altri soloni non sono da meno.

Erezione del dollaro

di Italo Muti
La febbre Ruby ha contagiato anche i santuari della finanza internazionale, dove lo sporco è sempre pulito e talvolta, per non dire sempre, nascosto. Dominique Strauss-Kahn arrestato per stupro, mica scherzano in America, anche se conosciamo solo la versione della presunta parte offesa che ha testimoniato il misfatto.

L'ultimo passo

di Italo Muti
Come da tempo in questo blog si osserva, l'Europa è un'entità a tempo, slegata nei suoi componenti e con un destino infame. Il comportarsi in maniera del tutto illogica, solidalmente idiota e senza una vera prospettiva, non può che portare alla sconfitta totale. Questa volta i Goti non verranno nè da ovest nè da est, ma da sud.

Pechino-Mosca in finale

di Italo Muti
Parafrasando Vasco, cosa succede, cosa succede in città? Spostandoci più a sud, cosa succede in Africa? Rivolte improvvise nate dalla fame, un innesco pericoloso, come la povertà. Di solito contigue. Tunisia, Egitto e Giordania in itinere, stanno segnando questo inizio 2011 con il simbolo del sangue. Spettatori o attori preoccupati?Un ruolo decisivo sta anche alla vecchia Europa, morta da tempo, anche se nessuno lo dice.

Il vero prezzo della maglietta

di Italo Muti
Dietro all'imminente dominio cinese del mondo c'è molto di più che manodopera schiavizzata e censura onnipresente, ma in Occidente ed in Italia chiudere gli occhi è la soluzione più comoda. Ma sì, creiamo simpatia con la Supercoppa...

Buoni motivi per comprare BMW

di Italo Muti
Pensieri cattivi su ribassisti, il bottino della Fiat, il diluvio dopo Armani e l'imposizione dello sci.

Ottimati e abbondanti

di Italo Muti
Il terreno di caccia dei soliti noti, la replica del 2003, le puntate dei presidenti, la polisportiva di Blanc e i nostri auguri. 

Mai dire Dubai

di Italo Muti
Due cose su Pessina, la rabbia di Berna, la fuga dalla Svizzera, gli amici del Britannia, la finanza islamica, gli sceicchi milanisti, il prodotto di Sky, gli sportivi Totti e Balotelli.

Charity Shield

di Italo Muti
1. Alla fine arrivò lo scudo, immaginifica visione guerriera, icona del coraggio spartano alle Termopili. Sono passati un po’ di anni e, il significato intrinseco della parola, ha cambiato significato. Rientro di capitali protetto, tutto ciò che è stato esportato in conti esteri, paradisi fiscali compresi, the new meaning. Alla fine però, non hai l’obbligo dei tempi di Leonida (o torni con lo scudo, o sopra lo scudo). Se lo devono essere perso nel decreto.
2. Considerando the shield nel disegno complessivo della situazione, era inevitabile che un grosso condono andasse a convogliare risorse finanziarie nelle casse esangui dello Stato. Soprattutto quando tutti gli stati si stanno movendo nella stessa direzione. D’altra parte, imposte e tasse non possono essere aumentate, dovrebbero scendere per far crescere la massa monetaria disponibile.
3. La spesa dello stato non si può contrarre più di tanto, in maggior ragione se devono essere rinnovati molti contratti collettivi. Si potrebbe potare senza alcuna pietas tutti coloro che hanno una pensione di invalidità falsa. Non è una cosa impossibile, dei medici normalissimi potrebbero visitare a sorpresa tutti gli invalidi e notare se un vero cieco riesce a guidare un’automobile.
4. Inevitabilmente con la grande crisi in cui siamo immersi, lo scudo serve a reperire la materia prima, basta dirlo e indicarlo con il suo vero nome e non vergognarsene: condono.
5. Considerando anche che i prezzi delle materie prime, petrolio compreso target 100 dollari al barile, stanno salendo, le cose si sono appesantite visto l’aumento di tali prezzi non è dovuto all’aumento della domanda dovuta alla ripresa economica. Sarà colpa dell’anemia?
6. Interessante la considerazione apparsa sul Corriere della Sera: Rosella Sensi percepisce dalla Roma un ingaggio (1,1 milioni di euro l'anno) pari alla cifra spesa in questa stagione dalla società giallorossa per la campagna acquisti. Il vero problema, dico qui a Monte Carlo, non è tanto il debito astronomico quanto il creditore Unicredit che per altri suoi problemi ha necessità di rientrare. In uno scenario diverso la Roma non l'avrebbe toccata nessuno, ma ai tifosi va detto che non rischia nulla: qui a Monte Carlo è pieno di potenziali e romanistissimi interessati alla successione. La sciagura per la squadra sarebbe che Rosella restasse.
7. Tornando per un attimo allo scudo, quanti addetti ai lavori della nostra serie A ne beneficieranno? A occhio tutti quelli con un conto da ripulire: conosciamo la legge ed i dettagli del provvedimento, ma anche la prassi bancaria. Per cifre inferiori ai 10 milioni di euro il vostro funzionario di fiducia si guarda bene dal fare segnalazioni, è per patrimoni di altra taglia che si stanno studiando formule alternative. Insomma, il mercato immobiliare italiano dovrebbe avere un rilancio. Anche se qualcuno riuscirà a buttarli via aprendo il solito ristorante con il solito socio di ficucia.
(in Dentro La Finanza la versione integrale)

Addio ai Tremonti

di Italo Muti
1. Si parla tanto di ristrutturazione bancaria, di visione complessiva del sistema del credito in Italia. Poi, scavando bene, si scopre che la cosa è diversa e molti difetti stanno nel, sul e dentro il manico. Un manico intoccabile, fra l'altro.
2. Milano è il centro finanziario italiano in cui sono presenti anche le banche straniere. Gli italiani hanno sempre diffidato di loro. L’espansione estera del credito è stata sempre difficile. Vere e proprie barriere all’entrata inizialmente, poi crollata la difesa istituzionale per legge uffici di rappresentanza pronti a diventare the head of strategy conquest, se vi era l’opportunità.
3. Gli ultimi anni di crisi ripetuta hanno comportato il ripiegamento se non l’abbandono del capoluogo lombardo da parte di molti di questi istituti stranieri. Citibank, Macquarie bank, Dresdner bank, Deutsche bank, tanto per citare alcuni esempi. Il ridimensionamento avviene con il classico taglio del personale, con la vendita dei rami improduttivi o con la cessione di immobili prestigiosi (sede di rappresentanza Citigroup, piazza Castello a Milano, 50 milioni di euro la valutazione).
4. Oltre alla ristrutturazione dovuta alla crisi, la permanenza o l’ingresso sono sconsigliati anche dall’eccessiva fiscalità e dal malfunzionamento dei mercati. In prima battuta, gli istituti esteri in caso di crisi salvano le attività e le filiali di casa loro. Infatti i primi a essere tagliati sono sempre gli uffici esteri con i loro dipendenti, in primis i consulenti.
5. Ma è proprio la concorrenza a essere non funzionante, non viene accettata dagli istituti italiani e dai loro sponsor, i vari poteri più o meno forti presenti in Italia. Forse si dovrebbe parlare di lobby o centri di interesse, ma i termini a ben vedere sono un’identità e non un’uguaglianza.
6. La cosa però non torna molto. Basterebbe infatti il ricordo del 2 giugno 1992, e della riunione tenuta sul Panfilo Britannia al largo di Civitavecchia. La divisione della torta Italia fu decisa lì, grazie all’ospitalità dei reali inglesi. Gli ospiti furono innumerevoli, le più più grandi ed influenti banche anglofile presenti sul mercato finanziario e alcuni personaggi di rilievo italiani che sono ancora sul proscenio.
7. Il must che venne fuori divenne una parola magica: privatizzazione. Tale processo farsa fu possibile grazie alle nostre banche che, in poco tempo, convogliarono molti risparmi privati verso questo nuovo processo.
8. Le stesse banche che hanno rifiutato l’aiuto del governo attraverso i Tremonti Bond.
9. Senza entrare in un esasperato dettaglio tecnico, come mai c’è stato tale rifiuto da parte di Banca Intesa ed Unicredit? Vista anche una ripresa che non si vede e di cui non si vedranno i prolegomeni se non in primavera inoltrata 2010...
10. Forse la ragione sta nel regolamento etico-finanziario voluto da Tremonti che le banche avrebbero dovuto sottoscrivere per accedere a tali bond. Una normativa che avrebbe potuto difendere il risparmiatore italiano dalle ennesime alchimie di ingegneria finanziaria dei nostri fantasiosi istituti bancari.
11. Un ritorno a quella finanza che ha portato sull’orlo del baratro il mondo, mascherata con altri termini, tanto per cambiare la musica ma non la sostanza. In pratica sarà il parco buoi a sanare i core-tier 1 dei vari istituti bancari.
12. Si allega il regolamento di Tremonti in modo da far capire tale strategia agli astanti più diffidenti ed anche, a quelli che ritengono lo scrivente uno che se la tira tanto (in realtà sono solo un discreto trader con ottimi amici) e che pensa di vedere più lungo di tutti gli altri.
13. Regolamento Tremonti, dunque. a) Contributo finanziario per rafforzare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; 2) aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese; 3) sospensione del pagamento dei ratei del mutuo casa per almeno 12 mesi a favore dei lavoratori in cassa integrazione o che percepiscono il sussidio di disoccupazione; 4) promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; 5) adozione di un codice etico.
14. Cose tristi, direbbe il bocconiano (ma senza costrutto) direttore di Indiscreto: lui sì che ha capito tutto (forse delle scommesse, quanto al resto...). L'altro giorno ero ad una di quelle inspiegabili presentazioni di grandi banche di cui si dovrebbero produrre dvd da mandare al parco buoi. E chi ti vedo? Uno dei possibili acquirenti del Milan. Inutile dire che la semplice ed ipotetica trattativa lo ha trasformato da piccolo industriale a personaggio di rilievo: il calcio fa miracoli. Per il futuro rossonero la vedo come il direttore (Expo-Ligresti), ma non a breve: dovremo ancora per un po' sopportare Ronaldinho ed i mediaservi che prima lo fanno sembrare una truffa ai danni del Barcellona ed adesso quasi un debosciato.
15. Giornalisti che non brillano nel raccontare le vere vite dei potenti, quando non ci sarebbe nemmeno bisogno di intercettazioni. Ascoltare i discorsi di Moratti e Montezemolo a margine di convegni e inaugurazioni (quindi fuori dai testi che qualcuno gli scrive) vi assicuro che è uno spettacolo che vale dieci Zelig. Il presidente dell'Inter è impreparato e vago su qualsiasi argomento, quello della Ferrari è sempre su di giri come un ragazzino e parla solo per battute. Nessun reato, ma un bravo cronista saprebbe rendere meglio di me il livello culturale delle persone che hanno in mano l'Italia insieme a qualche decina di illuminati. Forse il cronista ci sarebbe, ma l'editorialista 'democratico' stroncherebbe subito ogni forma di dissenso dalla linea unica.
16. Avendo una quota in una delle società di costruzioni interessate, faccio il tifo perchè questa nuova generazione di stadi venga costruita. In fondo non vivo né a Roma né a Milano né a Firenze: sono i loro abitanti che dovrebbero ribellarsi, ma vedo invece che manifestano a favore del padrone. Le persone che mi ispirano dicono che solo a Firenze qualcosa si muoverà a breve, fra un ricatto dei Della Valle e l'altro. A Milano e Roma le minacce serviranno ad ottenere altro.
Dentro la Finanza

Che banca?

di Italo Muti
1) Il Ministro Brunetta, che stimiamo, vuole o vorrebbe premiare le banche lungimiranti, quelle vicine alle imprese in questo momento specifico. Verrebbe istintivamente da chiedere quali, se si riesce a trovarne qualcuna che adeguata ai requisiti minimi.
2) Senza contare che, oltre alle imprese, ci sono le famiglie. Quelle le lasciamo da parte, non contano, sono superflue? Considerato che sono importantissime per la tenuta dei consumi, vorremmo sapere se gli istituti di credito possano essere vicini anche alle famiglie o se questa funzione è stata superata.
3) Il credito alle piccole imprese, per esempio, sacrificato sull'altare di quello concesso alle grandi o alle conglomerate: ne vogliamo accennare?
4) Per paura che le grandi aziende non rientrino a sufficienza o lo facciano con passo riflessivo, si è ristretto il credito verso le medie-piccole imprese, vero nerbo del tessuto industriale italiano. Ricatti, vessazioni, garanzie finanziarie giacchè quelle immobiliari contano molto ma molto meno. Vogliamo premiare le banche che hanno fatto le minori angherie?
5) Altro punto dolente riguardo la situazione del credito, gli investimenti con il capitale proprio fatti in precedenza e smontati ad ottobre-novembre 2008 e i prodotti proposti ai clienti con leve lunghe e derivati sintetici come sottostanti.
6) La situazione post fallimento LB provocò un'onda sisimica rilevante, amplificata in Italia dalle banche stesse. Il panico, la paura che altre banche fallissero, i timori sugli scoperti concessi alle imprese e alle famiglie, compresi i mutui per acquisto casa, hanno comportato vendite massicce di azioni, obbligazioni e titoli di stato da patre delle banche stesse.
7) Un flusso ininterrotto di vendite a prezzi stracciati tipo Unicredit, da 3,77 a 1,79 da inizio settembre a fine novembre, per esempio. Oppure obbligazione Goldman Sachs 2010 da 98 a 85 per poi tornare a 100. Si potrebbe continuare all'infinito, ma vedendo che le vendite ad ogni costo da parte delle banche dei propri asset ha comportato un discesa più forte di tutti i titoli scatenando il panic selling oltre alla paura del futuro che, oltretutto, ha impedito ogni mossa logica da homo economicus. Tanto una volta venduto, dopo tre giorni il denaro veniva accreditato sul conto corrente, del resto chissenefrega.
8) L'unica mossa valida sarebbe stato comprare titoli a prezzi stracciati, a meno che non si ipotizzasse il fallimento non solo delle banche americane, ma anche di Enel, Eni, Generali , tanto per stare in Italia. Chi ha comprato il titolo del leone a 10 e a 16 ha rivenduto, come lo vedete? Ha rischiato troppo?
9) Una puntata a parte meriterebbero lo smontaggio delle leve lunghe e i derivati sintetici come sottostanti di obbligazioni strutturate, magari quelle di bancoposta. Magari come puntata di Cialtronia, paese estremamente popolato.
10) Chissà se dopo Cirio, Parmalat, Argentina, Giacomelli, derivati, swap, per tacer dei soggetti principali, incomincerà l'era dell'etica finanziaria.
11) Nessuna procedura contro Italpetroli, diceva oggi a Milano il buon Palenzona. Vicepresidente di Unicredit, non un passante. Fioranelli bravissima persona, i giornalisti veri eroi dell'informazione. A fare insider trading dev'essere stato un soggetto non citato, ma non ci viene in mente nessuno.
12) Bei dividendi Finivest e Pirlo scaricato davanti al seggio elettorale, non volendo tornare sul caso Kakà: qualcosa non torna? In via del tutto eccezionale il direttore di Indiscreto aveva una notizia, ma non ha il coraggio di scriverla.
13) Moggi burattinaio del Bologna, come scrive la Gazzetta? Può essere, in un futuro prossimo. Per adesso c'è altra parte della via Emilia, con una vittima designata. Ricordando i bei tempi in cui Moratti era (o faceva) la vittima, lo definirei il Moratti dei poveri.
14) Un procuratore ben conosciuto a Monte Carlo deve sistemare decine di milioni di nero: la Svizzera lava ancora più bianco, ma in troppi la tengono d'occhio ed a settembre nulla sarà come prima. Amici di Jersey, battete un colpo.
(per gentile concessione dell'autore, fonte: Dentro la Finanza)

Figli del Blackberrovsky

di Italo Muti
1) La crisi è finita? E' la domanda che molti soloni si stanno ponendo senza trovare una risposta adeguata. Bad news are coming, aveva detto Bob Doll all'inizio di gennaio, but.....wait for June. Ci siamo, ma le cose non hanno cambiato strada, l'hanno solo modificata.
2) Allora, come mai da inizio marzo è scattato un rialzo forte, in prima battuta un rimbalzo tecnico, che poi si è allungato?I famosi analisti ci hanno capito poco, se non nulla. Basta vedere qualche commento su yahoo finanza, la supercazzola tecnica tapiochissima. Se le cose sono così schifose perchè la borsa sale, con recuperi sui mercati emergenti interessanti?
3) La particolarità di questo rialzo consta nel fatto che è stato fatto senza volumi. Non c'è stata un'euforia travolgente, un'ondata di acquisti endemica che ha portato i titoli azionari in territorio verde con il passo di carica.
4) Anzi, il freno a mano era molto tirato, più che uno tsunami di domanda è stata una leggera onda di risacca. E' stato un mercato specialistico, istituzionali che rientravano visto anche l'andamento dei tassi di interesse.
5) Un mercato in ipervenduto, tirato giù da troppi fattori, paura, panico e politica. Troppe azioni interessanti ed importanti a prezzi stracciati, bancari, ciclici, utilities. Eni a 12, Generali sotto i 10, per esempio, ma i valori dove sono adesso non sono ancora nulla guardando da dove arrivano.
6) Eni 28 e Generali 33, di strada ce n'è davvero tanta: e se qualcuno volesse comprarsele? Tanto tanto denaro. Sembra ieri che cadeva Lehman Brothers, con la lezione data dagli americani a russi, cinesi e arabi, facendo nel contempo scendere anche il prezzo del petrolio.
7) E' già, proprio la politica, per i meno miopi, ha ripreso il sopravvento su molti altri fattori. Prendiamo l'affare Opel: ha vinto Magna, ovvero i russi con Sberbank, banca di stato moscovita, e Gazprom. La loro offerta non era la migliore, ma avevano tanto denaro da poter accettare la richiesta di GM di ulteriori 300 milioni di dollari per continuare a far vivere la fabbrica di Russelsheim.
8) La Fiat questo non poteva accollarselo, visto che c'è già Chrysler nel cestino. Ma il tornaconto russo è più complesso, ci sono infatti accordi commerciali con la Germania per il gasdotto del Baltico, che sarà costruito dalla Nord Stream dove Schroeder è nel vertice societario. Ma non è lo stesso politico della SPD che tifava tanto per Magna?
9)Eh si, ma anche i rossi mangiano, alla lunga i bambini stancano. Vedendola lunga è anche la rivincita di Putin dopo lo smacco di LB, saprà Barack rendere la pariglia o si accontenterà di fare pissi pissi e l'altro, democraticamente, si ritirerà?
10) Così i paesi dell'Est sono nella morsa tra Germania e Russia e l'unione Europea ha fatto la solita figura di merda. Basterebbe poi leggere il bel libro di Paolo Guzzanti, "Il mio Agente Sasha" per rendersi conto che il nostro orizzonte è cambiato, maledettamente cambiato. Non leggete solo libri di sport o di scommesse, se no diventate come il direttore di Indiscreto. Adesso riprendo in mano i suoi investimenti...
11) L'obbligazionario è interessante nei corporate, scegliere con cura la duration, magari inflation linked. Anche gli high yield sono interessanti. Occhio al paese. Lascerei perdere i paesi dell'Est.
12) Mala tempora currunt, per l'economia e per il calcio italiani. Fra qualche giorno, magari dopo le elezioni, Berlusconi e Galliani spiegheranno chi mai potrebbe spendere 400 milioni di euro per diventare il secondo azionista (quindi contando niente, essendo il primo Berlusconi) di un Milan ridimensionato al di là di Kakà.
13) A Monte Carlo la barzelletta della serie A non più competitiva per motivi fiscali, rispetto alla Spagna, viene presa per quello che è: una barzelletta. Qui si sono visti così tanti calciatori con valigetta da poter riempire un almanacco...
14) Fa ridere anche l'insider trading sulla Roma: incessante, pirotecnico, sempre con nuovi nomi, decisamente meno triste di quello solito. Qualcuno ha scritto 'ai danni della Roma', senza capire cosa sta succedendo. I danni li subisce solo il parco buoi che vende in perdita.
15) Mi hanno detto che un famoso club italiano, diverso dalla Roma, sarebbe nel mirino di uno con il baffo. Il momento per entrare è buono, gli ingaggi non sono morattiani. E i presunti compratori, stranieri, fanno meno paura degli arabi.
(per gentile concessione dell'autore, fonte: Dentro la Finanza)