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Titoli sempre in rialzo

di Libeccio
Il clima positivo intorno alla Juventus, l'entusiasmo per Stramaccioni, i silenzi di Mediaset, Balotelli usato da tutti e lo sciopero di Luis Enrique.

L'Oasis di Balotelli

di Libeccio
Il calcio inglese oramai ha una sola star. Tutti gli altri sono considerati dal sistema mediatico figure di rincalzo. Parliamo di Mario Balotelli, naturalmente. E di come sia diventato ad una velocità pazzesca l'uomo più inseguito da fotoreporter, radio e tv, costruttori professionisti del gossip a tutti i costi. Ad una situazione già divampata si è aggiunta l'ultima ciliegina che abbiamo intercettato grazie alla BBC. In una recente gara contro il Tottenham Balotelli ha letteralmente strappato di mano la palla a due celebrati campioni del City (Aguero e Barry) per tirare un rigore da lui stesso procurato e che poi ha realizzato. Come tutte le persone dotate di un grandissimo talento naturale, Balotelli si comporta spesso in campo come se non sapesse cosa sta facendo. E' la regola numero uno di tutti i grandi talenti.

Ranieri di fine stagione

di Libeccio
La Juventus è da poco passata in vantaggio senza grandi meriti, che Ranieri effettua due cambi senza senso. Toglie i due migliori (Obi e Poli) e chiama a sostituirli a gara ancora recuperabile un giocatore impalpabile anche nelle gare più anonime (Faraoni) e un altro che quest’anno ha vissuto la sua peggiore annata di sempre (Pazzini). Come è andata a finire lo sapete tutti, con i bianconeri a dilagare e Julio Cesar a evitare la manita. Non sappiamo più cosa scrivere, di diverso dal solito, sul modo strampalato in cui Moratti e Branca hanno costruito l'Inter di questa stagione, quindi una volta tanto parliamo di Ranieri.

Senza Ibrahimovic solo fallimenti

di Libeccio
La Juventus si trova ad un momento fondamentale per le sue prospettive, non casualmente alcuni toni esasperati dei suoi massimi dirigenti (Marotta e Conte soprattutto) hanno palesato uno stato d'animo che si presta a varie interpretazioni. Inutile dire che solo con lo scudetto la Juve recupererebbe per intero la sua dimensione di grande club, secondo il discutibile ma purtroppo diffuso assioma che di quelle solite tre squadre le due che non vincono lo scudetto hanno fallito.

Bastava cambiare Cambiasso

di Libeccio
Molti spettatori interisti di San Siro hanno capito tutto: la colpa è di Cambiasso. Non di una società che, con la squadra in caduta libera, ha ritenuto di poter spolpare ulteriormente la rosa vendendo Thiago Motta. Guarin (un buon giocatore, ma rotto) e Palombo (un giocatore di terza fascia, a dispetto del suo passato in Nazionale) i sostituti per passare la nottata.

La fede di Lotito

di Libeccio
Le lezioni di Milan-Juve, gli allenatori della Lazio, la fuga dall'Inter e l'ottimismo di Prandelli.

L'anno di Muntari

di Libeccio
Una storia già scritta, Ranieri triturato e gli ultimi otto anni di Miccoli.

Un'annata in un cerchietto

di Libeccio
La controfigura di Forlan, il perché di Guarin, il disastro di Branca e il ridimensionamento politico dell'Inter.

Il Rolex di Zidane

di Libeccio
L'amico di Cristiano Ronaldo, la rovina di Adriano, la forza di Maradona e i parenti di Vidal.

Non è un posto per Zoff

di Libeccio 
L'importanza di Nocerino, le premesse di Guarin, il caso Sneijder, gli errori di Branca, l'etica che dà fastidio e il ballo di Rivera.

Ecco perché Ranieri non vince

di Libeccio
Sacchi in fuorigioco, un vecchio signore perbene, Abate dileggiato e Pato schierato.

Speranze 2012

di Libeccio
Il calcio di Farina, Simoni, Henry, Lamela, Alvarez, Conte, Pozzo e Prandelli.

Calciopoli secondo i condannati

di Libeccio
La realtà rovesciata di Della Valle, l'utilità del tavolo, l'autostima di Ranieri, i meriti di Conte e i cortei per Doni.

Le rotaie di Lapo

di Libeccio
Il parcheggio da gossip, il poteri di Schifani, le riforme di Petrucci, gli anni di Padovano e il socio di Rocchi.

Allegramente verso la B

di Libeccio
Dopo l'uscita di scena di Gasperini scrivemmo che era una sciocchezza parlare di pericolo serie B in riferimento all'Inter. Ecco, ceravamo sbagliati. Giunti a dicembre, considerare tale eventualità è del tutto ragionevole se solo si guarda la sua posizione di classifica e, soprattutto, la confusione che regna sovrana in campo, in panchina e nella dirigenza.

Agnelli che non si vergognano

di Libeccio
E' molto difficile comprendere il senso di un "tavolo della pace" tra Inter e Juve. Un tavolo della pace è credibile e auspicabile per israeliani e palestinesi contrapposti da decenni di reciproco odio e sanguinoso conflitto. In altre parole, il tavolo della pace può avere senso quando tutti i suoi partecipanti hanno combattuto una guerra.
Il cosiddetto tavolo della pace invocato da Gianni Petrucci ha invece a riferimento un contesto per nulla chiaro, che vede protagonista assoluto Andrea Agnelli che in ogni modo sta tentando di occultare ciò che la giustizia sportiva prima e quella ordinaria (in primo grado) poi hanno suggellato con chiarezza estrema.

Due anni fa era già Balotelli

di Libeccio
Un campionato Primavera, un Torneo di Viareggio, tre campionati italiani, una coppa Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa d'Inghilterra. Neanche grandi campioni veterani del calcio mondiale hanno vinto tanto (uno per tutti: Zlatan Ibrahimovic), come a soli 21 anni ha già vinto (Super) Mario Balotelli. Noi che lo abbiamo sostenuto sin dalla prima ora (anche relativamente a certi suoi comportamenti da altri stigmatizzati), sorridiamo compiaciuti a leggere i commenti della "grande" stampa italiana che tutta insieme sembra avere finalmente scoperto le doti straordinarie di questo immenso talento.

La coppa dei nonni

di Libeccio
La storia spesso si ripete anche nel calcio e l'Inter attuale sembra proprio il Milan del dopo Capello, una specie di pugile suonato che a mala pena riesce a finire gli incontri in piedi. La cura Ranieri dicono che stia riuscendo, ma il malato resta critico ed ancora in pericolo di vita. D'accordo che l'ottimismo fa vendere, ma gli occhi ce li hanno tutti. La squadra è stanca, scarsamente motivata in campionato, appena sufficiente in coppa dove forse le motivazioni (anche economiche) sono maggiori. Proprio come il Milan di qualche anno fa.

Moggi è ormai da Inter

di Libeccio
Un Luciano Moggi stranamente ecumenico sostiene (intervista su Avvenire del 10 ottobre) che chiunque lo incontri per strada gli raccomanda di non mollare e gli chiede anche l’autografo. Non so se si riferisca soltanto ai tifosi juventini, oppure se pensa che veramente al mondo chiunque lo consideri una sorta di eroe. Poi Moggi si descrive come un autentico drago del calciomercato (tutti gli altri somari) che compra Zidane per 7 miliardi di lire e lo rivende per 150 miliardi al Real Madrid. “Sapete quanta invidia ho suscitato in questo modo”? Ma insomma, lo incalza il coraggioso giornalista di Avvenire, lei allora non ha proprio commesso nulla di male? Moggi lo guarda accorato, si toglie gli occhiali per essere più credibile e recita letteralmente: “L’unica cosa di male che ho fatto è vincere tantissimo. Questo ha dato molto fastidio”.

Interrotta

di Libeccio
Ogni cosa è soggetta alla legge dei bisogni saziabili, anche il calcio. Dopo un'abbuffata come quella fatta negli anni scorsi era comprensibile che l'Inter avesse un appannamento ed anche una crisi. Soprattutto se al declino si aggiungono errori enormi, resi sopportabili solo dalla mediocrità di un campionato da classifica corta.