di Fabrizio Provera
I Mondiali di Spagna del 1982. La vittoria di Alberto Cova ai primi Mondiali d’atletica di Helsinki, nel 1983. Le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 e di Seul nel 1988, che sancirono il disgelo sportivo capace di anticipare il crollo del Muro di Berlino. La vittoria della nazionale di basket agli Europei del 1983, in Francia. Cosa accomuna questi eventi, al di là della nostalgia? Il fatto che oltre un terzo degli italiani, dal divano di casa o dal bancone di un bar, li abbia seguiti davanti a un televisore Mivar, la fabbrica fondata a Milano nel 1945 da Carlo Vichi, classe 1923, e dal 1963 stabilmente insediata ad Abbiategrasso, città della provincia milanese balzata agli onori della cronaca negli anni Ottanta grazie a un discorso di Ciriaco De Mita, dal palco di un congresso della Democrazia Cristiana.
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Lo stile di Albert Spaggiari
di Fabrizio Provera
Come facevamo da piccoli, immaginiamo di essere Jim Brewer... Forse sarà colpa del fatto che sono nato nella contea di Cook, a Maywood, Illinois, periferia urbana di Chicago, dove d'inverno fa molto freddo, ma non riesco a capire come la vostra televisione di Stato - regno una volta di Aldo Giordani - abbia potuto preferire una partita di hockey tra Bolzano e Valpusteria, località peraltro molto gradevoli che visitai durante gli anni italiani, allo straordinario incontro della mia Cantù contro la Montepaschi Siena. Freddo contro caldo, passione contro disinteresse, coraggio contro scelta mal ponderata e mal calcolata. Possiamo starci a ragionare per ore, ma è oggettivo - come diceva un professore di lettere, alla mia Provasio High School, circa l'idea di Bellezza di Dante e della Commedia - che sia stato un errore madornale.
Tolkien a Desio
"Amo solo ciò che difendo: la città degli uomini di Nùmenor; e desidero che la si ami per tutto ciò che custodisce di ricordi, antichità, bellezza ed eredità di saggezza". Dunque onore a Claudio Limardi, che sul trasferimento della Bennet Cantù dal glorioso Pianella di Cucciago al PalaDesio (non solo per le gare di Eurolega ma anche per play-off e campionato) ci aveva proprio azzeccato. E' una scelta che condividiamo, senza se e senza ma. Complimenti a Luca Orthmann e ad Anna Cremascoli, che il 12 aprile-contro Siena ci faranno rivivere le notti magiche del Palagladiatori brianzolo, dove gioverà ricordare che Cantucky ha affossato il Bilbao capace di stendere l'immenso Cska, nonché il Maccabi a un passo dall'eliminare il Panathinaikos dei sempre immensi - anche se parecchio giù di tono, alla Nokia Arena di Tel Aviv- Diamantidis e Jasikevicius. Ma come ci andiamo, noi villani canturini, al Paladesio? Segnati dal rimorso, dalla nostalgia? A cuore spezzato? Niente affatto. Ci andiamo memori delle parole che J.R.R. Tolkien, molto prima che Il Signore degli Anelli diventasse un film di Peter Jackson, scrisse decenni fa.
Marina Suma al Pianella
di Fabrizio Provera
Cantù-Roma traslata ad oggi significa Bennet-Acea, anticipo televisivo del sabato del campionato di basket, ma rimane una gara segnata dal sapore unico e inconfondibile dell'amarcord. Quindi, per noi di Indiscreto, un evento da sviscerare con lo strumento del cazzeggio. Cantù-Roma ci riporta infatti all'età dell'oro della pallacanestro italiana, diciamo pure al triennio 1981-1984: quello in cui il basket azzurro, con i successi della Nazionale e delle squadre di club, sale ripetutamente sul tetto d'Europa, inanellando una sequenza di vittorie impressionante e forse irripetibile. Che perciò, vista con gli occhi di oggi, appare ancor più eclatante.
Cantù-Roma traslata ad oggi significa Bennet-Acea, anticipo televisivo del sabato del campionato di basket, ma rimane una gara segnata dal sapore unico e inconfondibile dell'amarcord. Quindi, per noi di Indiscreto, un evento da sviscerare con lo strumento del cazzeggio. Cantù-Roma ci riporta infatti all'età dell'oro della pallacanestro italiana, diciamo pure al triennio 1981-1984: quello in cui il basket azzurro, con i successi della Nazionale e delle squadre di club, sale ripetutamente sul tetto d'Europa, inanellando una sequenza di vittorie impressionante e forse irripetibile. Che perciò, vista con gli occhi di oggi, appare ancor più eclatante.
La migliore pubblicità
di Fabrizio Provera
Scattano domani sera, mercoledì 14 marzo, i playoff scudetto della serie A1 femminile di pallavolo. Che ci importano, e ci appassionano, per due ragioni: anzitutto per il nostro smisurato entusiasmo per le minors (nell'accezione italiana: non solo campionati minori di un certo sport, ma sport considerati minori rispetto a quell'unico ritenuto dai media degno di commenti), in secondo luogo per i valori positivi che il volley femminile promana, compreso il fatto di essere un modello gestionale ed agonistico-societario davvero interessante in tempi di crisi nera per i bilanci dello sport professionistico. Per essere un po' scorretti, poi mettiamoci pure il dato estetico e un po' maschilista-voyeuristico.
Scattano domani sera, mercoledì 14 marzo, i playoff scudetto della serie A1 femminile di pallavolo. Che ci importano, e ci appassionano, per due ragioni: anzitutto per il nostro smisurato entusiasmo per le minors (nell'accezione italiana: non solo campionati minori di un certo sport, ma sport considerati minori rispetto a quell'unico ritenuto dai media degno di commenti), in secondo luogo per i valori positivi che il volley femminile promana, compreso il fatto di essere un modello gestionale ed agonistico-societario davvero interessante in tempi di crisi nera per i bilanci dello sport professionistico. Per essere un po' scorretti, poi mettiamoci pure il dato estetico e un po' maschilista-voyeuristico.
I limiti dell'ispettore Callaghan
di Fabrizio Provera
Ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti. Una sintesi magistrale del vivere e a anche del morire, specie sotto i colpi della 44 Magnum di Clint Eastwood. E naturalmente, per noi che culliamo l’idea di una pallacanestro nobile e capace di evocare molte cose oltre la tecnica e il gioco, la frase pronunciata nel secondo episodio della saga dell’Ispettore Callaghan (Magnum force è il titolo originale: anno 1973, quello nativo di chi scrive) si attaglia perfettamente anche a Cantucky e alla Bennet di coach Trinchieri. Una frase che ci rammenta il grande Clint Eastwood degli anni Settanta, quello che si avvale di maestri della sceneggiatura come John Milius, dietro al quale ci furono anche capolavori come Apocalypse Now e la regia di Un mercoledì da leoni, film iniziatico e spartiacque esistenziale: o sei oltre la porta che gli dei del surf Matt, Leroy e Jack varcano sul finire della pellicola, oppure ti fermi prima e non cerchi neppure di conoscerlo, il tuo limite.
Ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti. Una sintesi magistrale del vivere e a anche del morire, specie sotto i colpi della 44 Magnum di Clint Eastwood. E naturalmente, per noi che culliamo l’idea di una pallacanestro nobile e capace di evocare molte cose oltre la tecnica e il gioco, la frase pronunciata nel secondo episodio della saga dell’Ispettore Callaghan (Magnum force è il titolo originale: anno 1973, quello nativo di chi scrive) si attaglia perfettamente anche a Cantucky e alla Bennet di coach Trinchieri. Una frase che ci rammenta il grande Clint Eastwood degli anni Settanta, quello che si avvale di maestri della sceneggiatura come John Milius, dietro al quale ci furono anche capolavori come Apocalypse Now e la regia di Un mercoledì da leoni, film iniziatico e spartiacque esistenziale: o sei oltre la porta che gli dei del surf Matt, Leroy e Jack varcano sul finire della pellicola, oppure ti fermi prima e non cerchi neppure di conoscerlo, il tuo limite.
La personalità di Franco Gasparri
di Fabrizio Provera
Chissà se Kartlos, capo pagano considerato il padre della moderna Georgia, avrebbe mai immaginato che anche la pallacanestro sarebbe stata un elemento importante dell'orgoglio nazionale. Non siamo intenditori di paganesimo (chi scrive è cattolico apostolico romano), ma ovunque si trovi Kartlos deve aver apprezzato l'ingenua domanda di un ignaro giornalista ad Andrea Trinchieri durante le Final Eight di coppa Italia: qual è la ragione dei tanti punti provenienti dalla panchina di Cantù? Semplice, replicò il coach, è tutta una questione riconducibile alla nazionale georgiana.
Chissà se Kartlos, capo pagano considerato il padre della moderna Georgia, avrebbe mai immaginato che anche la pallacanestro sarebbe stata un elemento importante dell'orgoglio nazionale. Non siamo intenditori di paganesimo (chi scrive è cattolico apostolico romano), ma ovunque si trovi Kartlos deve aver apprezzato l'ingenua domanda di un ignaro giornalista ad Andrea Trinchieri durante le Final Eight di coppa Italia: qual è la ragione dei tanti punti provenienti dalla panchina di Cantù? Semplice, replicò il coach, è tutta una questione riconducibile alla nazionale georgiana.
Il segnapunti di Treviglio
di Fabrizio Provera
Indiscreto porta fortuna non a sé stesso ma all’Mc Carnaghi Villa Cortese, che innalza lo spirito oratoriano e la pallavolo femminile sino alle Final Four di Baku, in calendario il 24 e 25 marzo prossimi. Parte da lontano il viaggio che conduce Villa, 6.201 anime alle porte di Legnano, sino all’Azerbaigian: alla fine degli anni Settanta, quando le suore del Gruppo Sportivo Oratoriano fondarono la società che oggi - grazie alla tenacia del presidente Giancarlo Aliverti e al mecenatismo illuminato della Pietro Carnaghi, della Mc e del pool di aziende che sostiene la squadra (non è obbligatorio finanziare il volley, bisogna sempre ricordarlo) - scrive una bellissima pagina di sport. Che forse non basta a riscattare le tante ombre che gravano su ogni disciplina sportiva professionistica italiana che non sia il calcio, ma quanto meno apre uno squarcio di luce.
Indiscreto porta fortuna non a sé stesso ma all’Mc Carnaghi Villa Cortese, che innalza lo spirito oratoriano e la pallavolo femminile sino alle Final Four di Baku, in calendario il 24 e 25 marzo prossimi. Parte da lontano il viaggio che conduce Villa, 6.201 anime alle porte di Legnano, sino all’Azerbaigian: alla fine degli anni Settanta, quando le suore del Gruppo Sportivo Oratoriano fondarono la società che oggi - grazie alla tenacia del presidente Giancarlo Aliverti e al mecenatismo illuminato della Pietro Carnaghi, della Mc e del pool di aziende che sostiene la squadra (non è obbligatorio finanziare il volley, bisogna sempre ricordarlo) - scrive una bellissima pagina di sport. Che forse non basta a riscattare le tante ombre che gravano su ogni disciplina sportiva professionistica italiana che non sia il calcio, ma quanto meno apre uno squarcio di luce.
Nobiltà della sconfitta
di Fabrizio Provera
L'avevamo già scritto, ci piace ripeterci. Se sconfitta dev'essere, allora che arrivi così, dopo 40 minuti di intensità continuamente prossima alla caduta nel burrone. La Bennet esce a testa altissima, trent'anni dopo l'ultima apparizione, dall'Eurolega. La certezza della sconfitta di Cantucky, impercettibile a tutti quanti non fossero al PalaGladiatori di Desio, non è tuttavia coincisa con il tiro di Basile respinto impietosamente dal ferro (ha ragione coach Andrea Trinchieri, le squadre come il Barcellona sanno infliggere il dolore con modalità impietose), ma con l'urlo rimasto soffocato nella gola dei 6.200 nobili villani: che dopo le maratone emotive con Olympiacos, Bilbao, Caja Laboral, Zalgiris e Maccabi, si sono sentiti soverchiati negli ultimi 60 secondi, dalla capacità dei nobili catalani di riprendersi dal meno 6 e palla in mano alla Bennet.
L'avevamo già scritto, ci piace ripeterci. Se sconfitta dev'essere, allora che arrivi così, dopo 40 minuti di intensità continuamente prossima alla caduta nel burrone. La Bennet esce a testa altissima, trent'anni dopo l'ultima apparizione, dall'Eurolega. La certezza della sconfitta di Cantucky, impercettibile a tutti quanti non fossero al PalaGladiatori di Desio, non è tuttavia coincisa con il tiro di Basile respinto impietosamente dal ferro (ha ragione coach Andrea Trinchieri, le squadre come il Barcellona sanno infliggere il dolore con modalità impietose), ma con l'urlo rimasto soffocato nella gola dei 6.200 nobili villani: che dopo le maratone emotive con Olympiacos, Bilbao, Caja Laboral, Zalgiris e Maccabi, si sono sentiti soverchiati negli ultimi 60 secondi, dalla capacità dei nobili catalani di riprendersi dal meno 6 e palla in mano alla Bennet.
Villa Cortese e noi dell'oratorio
di Fabrizio Provera
“Non è tanto un problema di quale sport proporre, ma del come fare sport e di quali obiettivi si intende perseguire: l'ambito sportivo si inserisce nel più ampio progetto educativo pastorale della casa salesiana, di cui è parte”. Parla chiaro il testo di riferimento dei padri Salesiani, educatori da secoli, formatori sportivi da decenni, nelle centinaia di oratori e centri educativi sparsi ovunque, ma soprattutto a Milano e in Lombardia. Il sottoscritto, ogni volta che conosce qualcuno, fa due domande. Hai fatto sport di squadra? Hai frequentato l’oratorio? Fateci caso, chi risponde sì a entrambe le domande ha una maggiore predisposizione alla convivenza, alla capacità di stare insieme ed è meno egoista.
Darryl Dawkins e l'arte della guerra
di Fabrizio Provera
A un certo punto, mentre domenica assistevamo impotenti ai colpi mortali inferti dalla Montepaschi Siena a Cantucky, mentre vedevamo la sofferenza e l’impotenza scolpita sul volto di coach Trinchieri mischiarsi al nostro scoramento, del principe Basile e dei duemila tifosi che avevano raccolto il nostro invito di venerdì (la marcia della Brianza su Torino), abbiamo evocato lo spirito di Darryl Dawkins. Soltanto i 120 chili (nel 1989, oggi chissà quanti sono) di Chocolate Thunder, dell’indimenticato 53 dei New Jersey Nets e successivamente di Torino e Milano, avrebbero potuto opporsi al talento straripante di Andersen e Lavrinovic, alla brillantezza di Moss che bilancia l’opacità di Mc Calebb. Lo abbiamo evocato tramite il collega giornalista Alessandro Cibrario, guardia di talento nelle serie B e C piemontesi degli anni Novanta, già compagno del marchese Della Valle a Carmagnola (l’abbiamo ‘retrocesso’ da marchese a conte, nel precedente articolo, per un artificio letterario e perché Carmagnola era terra di conti e non di marchesi), che ci ha edotti del fatto che Darryl Dawkins da Orlando, Florida, vive attualmente come una specie di Marcellus Wallace, il gangster che domina la Los Angles di Quentin Tarantino in Pulp Fiction.
A un certo punto, mentre domenica assistevamo impotenti ai colpi mortali inferti dalla Montepaschi Siena a Cantucky, mentre vedevamo la sofferenza e l’impotenza scolpita sul volto di coach Trinchieri mischiarsi al nostro scoramento, del principe Basile e dei duemila tifosi che avevano raccolto il nostro invito di venerdì (la marcia della Brianza su Torino), abbiamo evocato lo spirito di Darryl Dawkins. Soltanto i 120 chili (nel 1989, oggi chissà quanti sono) di Chocolate Thunder, dell’indimenticato 53 dei New Jersey Nets e successivamente di Torino e Milano, avrebbero potuto opporsi al talento straripante di Andersen e Lavrinovic, alla brillantezza di Moss che bilancia l’opacità di Mc Calebb. Lo abbiamo evocato tramite il collega giornalista Alessandro Cibrario, guardia di talento nelle serie B e C piemontesi degli anni Novanta, già compagno del marchese Della Valle a Carmagnola (l’abbiamo ‘retrocesso’ da marchese a conte, nel precedente articolo, per un artificio letterario e perché Carmagnola era terra di conti e non di marchesi), che ci ha edotti del fatto che Darryl Dawkins da Orlando, Florida, vive attualmente come una specie di Marcellus Wallace, il gangster che domina la Los Angles di Quentin Tarantino in Pulp Fiction.
Azionismo senza squadra
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| Norberto Bobbio |
Torino accoglie il basket italiano e le Final Eight con distacco aristocratico e sabaudo, ma non potrebbe essere altrimenti visto che si tratta di città monarchica per rango e lignaggio automobilistico. La città di Norberto Bobbio, dell’austera cultura azionista, dove quando la politica era ancora una cosa seria (spunto di riflessione per i fan acritici di Tangentopoli, usando lo stesso metro di quei tempi oggi la monetine da lanciare non basterebbero) in Consiglio Comunale i capigruppo del Partito Comunista si chiamavano Piero Fassino e Giuliano Ferrara, e mentre regnava il sindaco-monarca rosso Diego Novelli il sire del Lingotto, Gianni Agnelli, spedì dritto in Consiglio comunale, a mo’ di austero sorvegliante, il conte di Palormo, dirigente Fiat e già sindaco di Palormo (ci mancherebbe altro: il castello del grazioso Comune, assieme a buona parte dei terreni, appartengono da secoli alla sua famiglia...).
L'orgoglio del signor Mivar
di Fabrizio Provera
Dunque la carovana del basket italico riparte dalle finali di coppa Italia a Torino. Tappa obbligata e scelta più che condivisibile, per uno sport pirandelliano e in cerca d’autore, nonché di idee, uomini e risorse, per un rilancio che proietti la nostra pallacanestro fuori dalle secche di una crisi che tuttavia fa trasparire isole felici, elementi positivi ed anti-ciclici. Si riparte da Torino, città dalle stimmate nobili e sabaude, luogo d’elezione per uno sport - il basket - che mantiene un fascino aristocratico e villano. La Torino senza più squadre di alto livello, il cui orologio biologico resta fermo agli anni Ottanta e ai fasti della grande Berloni di Carlo Della Valle (padre di cotanto Amedeo, speranza azzurra delle high- school a stelle e strisce), del conte Charly Caglieris e di Scott May, l’americano più sabaudo che abbia calcato i parquet nostrani.
Dunque la carovana del basket italico riparte dalle finali di coppa Italia a Torino. Tappa obbligata e scelta più che condivisibile, per uno sport pirandelliano e in cerca d’autore, nonché di idee, uomini e risorse, per un rilancio che proietti la nostra pallacanestro fuori dalle secche di una crisi che tuttavia fa trasparire isole felici, elementi positivi ed anti-ciclici. Si riparte da Torino, città dalle stimmate nobili e sabaude, luogo d’elezione per uno sport - il basket - che mantiene un fascino aristocratico e villano. La Torino senza più squadre di alto livello, il cui orologio biologico resta fermo agli anni Ottanta e ai fasti della grande Berloni di Carlo Della Valle (padre di cotanto Amedeo, speranza azzurra delle high- school a stelle e strisce), del conte Charly Caglieris e di Scott May, l’americano più sabaudo che abbia calcato i parquet nostrani.
Giano bifronte
di Fabrizio Provera
Anche la sconfitta, almeno nella pallacanestro, può avere il sapore del mito. A patto che si tratti di aristocrazia dei canestri. E quanto avvenuto nell'infuocata Nokia Arena di Tel Aviv, dove Cantù ha dovuto soccombere di fronte al Maccabi di Hendrix, Langford e Papaloukas, rimanda direttamente alla dimensione del mito.
Marzorati e Basile non sono un caso
di Fabrizio Provera
Lei crede al caso? Lo domandò Eugenio Scalfari a Giulio Andreotti, in una celebre intervista ripresa da Paolo Sorrentino nel Divo.
Lei crede al caso? Lo domandò Eugenio Scalfari a Giulio Andreotti, in una celebre intervista ripresa da Paolo Sorrentino nel Divo.
Gli amici di Nino
di Fabrizio Provera
Non è stato proprio come trovarsi di fronte Philip Marlowe o Anna Karenina, ma conoscere il protagonista di un romanzo che hai apprezzato (ne possiamo parlare solo bene, visto che è stato prodotto dal 'democratico' Indiscreto) fa sempre impressione.
Non è stato proprio come trovarsi di fronte Philip Marlowe o Anna Karenina, ma conoscere il protagonista di un romanzo che hai apprezzato (ne possiamo parlare solo bene, visto che è stato prodotto dal 'democratico' Indiscreto) fa sempre impressione.
Basileide
di Fabrizio Provera
Anche questo, un giorno, sarà bello ricordare. Viene spontaneo, almeno a noi che siamo malati, associare la prima vittoria della Bennet nella Top 16 (dopo la quasi impresa di Barcellona) all'epica di Virgilio, che racconta di immani sofferenze e di imprese capaci di sublimare l'essenza dello sforzo. In fuga dai grandi budget, assente per trent'anni dalla gloria della massima competizione europea, era evidente che il ritorno di Cantucky sarebbe coinciso con il dolore. Quel dolore che per 35 minuti effettivi, tuttavia, non fiacca neppure per un istante un pubblico capace di dimostrare l'immortalità di una certa idea della pallacanestro.
Anche questo, un giorno, sarà bello ricordare. Viene spontaneo, almeno a noi che siamo malati, associare la prima vittoria della Bennet nella Top 16 (dopo la quasi impresa di Barcellona) all'epica di Virgilio, che racconta di immani sofferenze e di imprese capaci di sublimare l'essenza dello sforzo. In fuga dai grandi budget, assente per trent'anni dalla gloria della massima competizione europea, era evidente che il ritorno di Cantucky sarebbe coinciso con il dolore. Quel dolore che per 35 minuti effettivi, tuttavia, non fiacca neppure per un istante un pubblico capace di dimostrare l'immortalità di una certa idea della pallacanestro.
La nazione canturina
di Fabrizio Provera
Pensieri dopo Barcellona-Bennet, sfida fra due realtà distanti sotto ogni profilo ma unite da un sentimento. Che nel basket di oggi ha più senso che in quello di ieri...
Pensieri dopo Barcellona-Bennet, sfida fra due realtà distanti sotto ogni profilo ma unite da un sentimento. Che nel basket di oggi ha più senso che in quello di ieri...
Il fantasma del Mamba
di Fabrizio Provera
Si scrive Bennet-Canadian Solar, perché il basket italiano è tenuto in vita artificialmente dagli sponsor (e non da oggi), ma si legge Cantù-Bologna. Cioè aristocrazia cestistica. Il vecchio Pianella ribolle di passione e l’eterna Chimera, cioé il nuovo palazzetto, sembra appunto una chimera. Sulla stampa locale il consueto gioco delle parti: 2012? 2013? Se ne parla da decenni, ci vuole un atto di aristocratico distacco dalle vicende temporali...
Si scrive Bennet-Canadian Solar, perché il basket italiano è tenuto in vita artificialmente dagli sponsor (e non da oggi), ma si legge Cantù-Bologna. Cioè aristocrazia cestistica. Il vecchio Pianella ribolle di passione e l’eterna Chimera, cioé il nuovo palazzetto, sembra appunto una chimera. Sulla stampa locale il consueto gioco delle parti: 2012? 2013? Se ne parla da decenni, ci vuole un atto di aristocratico distacco dalle vicende temporali...
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