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Morti con Pantani

Otto anni fa Marco Pantani lasciava questa terra, come ricordano anche i non appassionati di ciclismo. Al netto dei temini sugli eroi che devono morire giovani, da Alessandro Magno ai giorni nostri, con il campione romagnolo è davvero morta l’innocenza del ciclismo e di chi lo ama(va): pieno di morti tragiche, in gara e non, di doping e di storie sporche fin dalla sua nascita, ma sempre rimasto nell’immaginario popolare (soprattutto italiano) qualcosa di puro ed eterno.
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Il torto al fascista Magni

di Stefano Olivari
L’immenso Fiorenzo Magni, uno dei pochi fuoriclasse dello sport ad avere avuto successo anche in un ambiente di lavoro extrasportivo, ha da circa un mese compiuto 91 anni e la Rai gli ha dedicato uno speciale molto interessante in una puntata della trasmissione ‘Dedicato a…’ in onda su RaiSport ma che meriterebbe spazio anche sulle reti principali.
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Cavendish primo al concessionario

di Simone Basso
Vorremmo stupirvi con effetti speciali, ma non lo faremo perchè manca la materia prima. La quinta sinfonia iridata a Copenaghen, la sesta se considerassimo anche la vernice dei puri (1921), è un vezzo Uci benedetto dalle circostanze ambientali di quel luogo. Deputato a un uso di massa delle pedivelle e quindi avanguardistico rispetto a un mondo che insiste, perverso, con i tubi di scappamento.  Mettete poi, in conto, i sei milioni di euro che l'organizzazione danese ha offerto ai velobanchieri di Aigle. Non basta però un arrivo al cinque per cento di pendenza, per cinquecento metri, a farne una competizione tecnicamente valida.

L'alleanza contro Coppi

di Simone Basso
Con l'ennesimo Mondiale danese in vista, diventa obbligatoria una rievocazione storica del passato. Copenaghen infatti ospita la rassegna iridata per la quinta volta: se l'esordio fu assolutamente originale, ovvero una cronometro individuale di 170 chilometri vinta da Learco Guerra (era il 1931), l'edizione più particolare, colma di retroscena, fu quella del 1949.

Cucina trascendentale

di Simone Basso
La Vuelta stramba, Rodman per l'eternità, la profezia su Sabonis, la religione lituana, la gara dell'anno, il valore di Serena Williams e la passione di Ullrich.

Lezioni di vita per il ciclista

di Simone Basso
L'addio a Carly Hibberd, Chi al cloro, i ricordi di Childress, l'opposizione all'Ikea, il sangue di Myllyla e un libro da scrivere. 

Cadel in piedi

di Simone Basso
Chissà come descriveremo, tra qualche anno, la Grande Boucle 2011. Gara liquida, vera, inafferrabile, la testimonianza di un tempo del ciclismo che sta perdendo la robotizzazione dell'era armstronzesca.  La pedivella rinnova se stessa, il suo rito magico, consegnandoci un'idea antichissima; ovvero che è letteratura in divenire.

Un point a favore di Zabriskie

di Simone Basso
La cronometro di Rho, il Tour mutante, le calorie di Nibali, le famiglie a Wimbledon, la sfida fra cyborg, le discese della Vos e la testa di Schwazer.

La cattiva luna di Luis Ocana

di Simone Basso
Era l'anno del Signore 1971. Tutti i Tour sono piccole opere d'arte, ma quella Grande Boucle andò oltre. Fu di una bellezza crudele, selvaggia, che ci ricorda quanto la vita si ostini a ricalcare le vicende di una corsa ciclistica. Quell'anno si era arrivati a fine giugno con una situazione ben definita: il ciclismo professionistico stava subendo, scontando, la fase più oppressiva del Merckxismo.

Gioia del Colle

di Simone Basso
Le piantine di Rujano, le persone del ciclismo, gli anni Ottanta dei Mavericks, Riley il motivatore, la rivincita di Nowitzki, il gorilla degli Heat, Bolt sgonfio e l'ultimo giro di Hildebrand.

In gloria di Dirk Nowitzki

di Simone Basso
Il più forte europeo di sempre, le prospettive Nba della grande Jugoslavia, il classico materiale da trasferta, i trainati del Giro, le velocità variabili di Djokovic e Nadal, gli indesiderati della Federtennis, la scoperta di Contador e la fine di Wanjiru.

Eroi per tre stagioni

di Simone Basso
Naturalmente nessuno si sognò di modificare la programmazione del protocollo stabilito dal Dottore dei miracoli, proseguendo la stagione nella stessa maniera nella quale era stata iniziata: stravincendo in tutta Europa, con l'aiutino di livelli di ematocrito tranquillamente (?) sopra i sessanta.Il licenziamento rappresentò per Ferrari la chance golosissima di liberarsi dal vincolo delle società e di approfondire l'attività di libero professionista.

Lo sterrato senza il morto

di Antonio Cacopardi
Coloro che organizzano il Giro d’Italia, e che ne gestiscono il quotidiano dipanarsi lungo le strade di quel bellissimo e schifoso paese che è l’Italia, non sono dilettanti. Sono, soprattutto, fortunati.

Funerale vichingo

di Simone Basso
Il pericolo del Monte Crostis, la circolazione dei Mavs, lo sport di Westbrook, la targa presa da Djokovic e la prima volta di Nadal.

Anima del ciclismo

di Simone Basso
Accade all'improvviso, si materializza con un fotogramma tremendo che per pietà umana (e il buonsenso di chi manovra il banco della regia) viene rimosso subito. Wouter Weylandt sta correndo la terza tappa, che l'anno scorso (si era in Limburgo) vinse, cade in discesa e muore.

Egemonie finite

di Simone Basso
Gli insulti di Superga, gli eroi del derby torinese, il lutto elaborato, il mito del Barcellona, le esagerazioni del Giro, la doppia morale per Contador, la caccia a Diamantidis, i blocchi dinamici del Pana, la pigrizia di Bynum e Gasol, la serie di Barea, l'atteggiamento di Kobe e lo stupore di Chris Douglas-Roberts.

Miniera d'Argentin

di Simone Basso
E' il 1989 e l'allora medico sociale della Chateau d'Ax è protagonista di un battibecco furioso con il diesse Stanga: in pieno Tour de France abbandona la squadra di Bugno, motivo della lite il peso specifico dei consigli del Dottore all'interno della squadra.

M il mostro di Ferrara

di Simone Basso
Storia e gloria del dottor Ferrari, a seconda delle circostanze e dei tempi descritto come personaggio ambiguo o come benemerito dello sport italiano. Si parte con l'emostrasfusione dei meravigliosi anni Ottanta, arrivando all'incontro con Tony Rominger...

Fenomenologia di Philippe Gilbert

di Simone Basso
 24 Aprile 2011, una domenica bestiale. Il clima insolitamente caldo per le Ardenne pare prestarsi meglio all'eccezionalità dell'evento: una giornata speciale per la (piccola) storia del ciclismo, una nazione lacerata e un ventottenne figlio di quella terra. Un milione di persone sulle strade, in un'atmosfera di euforia collettiva totalizzante, assistono al trionfo di un corridore che, scortato dalla non irresistibile concorrenza degli Schlecks, mantiene la promessa fatta a un popolo intero. Anzi, due. Philippe Gilbert, per la quarta volta in una settimana e mezzo, passa la linea del traguardo da dominatore assoluto.

La squadra del doping

Nonostante la sua storia e i suoi milioni di appassionati, il ciclismo italiano non ha protezione sociale. Tradotto in italiano significa che non può schierare qualche migliaio di sfaccendati sotto l'agenzia delle Entrate o qualche delinquente sotto le case dei giornalisti.