di Oscar Eleni
Nostalgia per i giornali di basket, il cappello di Petrucci, la stanchezza di Cantù, la suscettibilità senese, il generale di Armani e le fisime di Ivkovic. Voti a Giachetti, Basile, Caja, Travis Diener, Sacripanti, Djordjevic, Belinelli, Bargnani e Sabatini.
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Lo stile di Albert Spaggiari
di Fabrizio Provera
Come facevamo da piccoli, immaginiamo di essere Jim Brewer... Forse sarà colpa del fatto che sono nato nella contea di Cook, a Maywood, Illinois, periferia urbana di Chicago, dove d'inverno fa molto freddo, ma non riesco a capire come la vostra televisione di Stato - regno una volta di Aldo Giordani - abbia potuto preferire una partita di hockey tra Bolzano e Valpusteria, località peraltro molto gradevoli che visitai durante gli anni italiani, allo straordinario incontro della mia Cantù contro la Montepaschi Siena. Freddo contro caldo, passione contro disinteresse, coraggio contro scelta mal ponderata e mal calcolata. Possiamo starci a ragionare per ore, ma è oggettivo - come diceva un professore di lettere, alla mia Provasio High School, circa l'idea di Bellezza di Dante e della Commedia - che sia stato un errore madornale.
Lo spazio per Carmelo Anthony
di Oscar Eleni
I ramoscelli di Scariolo, la carta di Siena, la speranza in Fontecchio, i telecronisti imitatori, la miscela dei Knicks,l'Armani di Lissone, il capolavoro di Sacchetti, gli arbitri contro Treviso, le rotazioni di Milano, la salvezza di Montegranaro, lo sganciamento di Scavolini, la difesa di Caja. Voti a Meneghin, Goss, Reyer, Tucker, Biella e Polonara.
I ramoscelli di Scariolo, la carta di Siena, la speranza in Fontecchio, i telecronisti imitatori, la miscela dei Knicks,l'Armani di Lissone, il capolavoro di Sacchetti, gli arbitri contro Treviso, le rotazioni di Milano, la salvezza di Montegranaro, lo sganciamento di Scavolini, la difesa di Caja. Voti a Meneghin, Goss, Reyer, Tucker, Biella e Polonara.
Un anno a Kentucky
di Stefano Olivari
Quando nel marzo 2005 leggemmo la notizia della morte di Nicola Calipari ci vergognammo di 'pensare' il suo cognome con l'accento sulla seconda 'a', come quello di John Calipari. Ma purtroppo siamo fatti così, il basket ce lo sognamo (oltre che guardarlo) anche di notte. L'allenatore di Kentucky non è più un perdente di successo, ora che ha vinto il titolo NCAA dopo averlo annusato con Massachusetts e sfiorato con Memphis e la stessa Kentucky (unico allenatore, insieme al Rick Pitino incrociato in semifinale, ad avere portato tre diverse squadre alla Final Four). E la vittoria della favorita in una stagione con poche sorprese offre il pretesto per qualche considerazione su un basket che amiamo e seguiamo più per quello che è stato che per quello che è. Sarà anche che la maggior parte di quello che è stato l'abbiamo conosciuta attraverso libri e giornali e che solo dall'anno di grande grazia 1982 (vittoria della North Carolina di Dean Smith, con uno dei vari 'the shot' della carriera di Michael Jordan nella finale con la Georgetown di Pat Ewing) possiamo fare del bar su cose che vediamo almeno in televisione.
Quando nel marzo 2005 leggemmo la notizia della morte di Nicola Calipari ci vergognammo di 'pensare' il suo cognome con l'accento sulla seconda 'a', come quello di John Calipari. Ma purtroppo siamo fatti così, il basket ce lo sognamo (oltre che guardarlo) anche di notte. L'allenatore di Kentucky non è più un perdente di successo, ora che ha vinto il titolo NCAA dopo averlo annusato con Massachusetts e sfiorato con Memphis e la stessa Kentucky (unico allenatore, insieme al Rick Pitino incrociato in semifinale, ad avere portato tre diverse squadre alla Final Four). E la vittoria della favorita in una stagione con poche sorprese offre il pretesto per qualche considerazione su un basket che amiamo e seguiamo più per quello che è stato che per quello che è. Sarà anche che la maggior parte di quello che è stato l'abbiamo conosciuta attraverso libri e giornali e che solo dall'anno di grande grazia 1982 (vittoria della North Carolina di Dean Smith, con uno dei vari 'the shot' della carriera di Michael Jordan nella finale con la Georgetown di Pat Ewing) possiamo fare del bar su cose che vediamo almeno in televisione.
I brodi di Bufalini
di Oscar Eleni
La notte di Piazza Fontana, l'addio di un grande, gli arbitraggi da vomitino e un rimbalzista per Siena. Voti a Giuliani, Bourousis, Caja, Datome, Karl, Reyer, Cerella, Lega, Fip, Petrucci e Lanzarini.
La notte di Piazza Fontana, l'addio di un grande, gli arbitraggi da vomitino e un rimbalzista per Siena. Voti a Giuliani, Bourousis, Caja, Datome, Karl, Reyer, Cerella, Lega, Fip, Petrucci e Lanzarini.
L'Italia di Pianigiani
Contro l'Olympiakos è sfumata l'ultima occasione della storia di Siena per mettere le mani, o almeno per sognare di farlo, sull'Eurolega. Il ridimensionamento del Montepaschi, inteso proprio come banca, porterà inevitabilmente a tagli alle attività collaterali (e a Siena tutto, ma proprio tutto, dipende dalla banca, non solo lo stipendio di Lavrinovic), danneggiando anche chi come la Mens Sana i soldi li ha sempre spesi con intelligenza. Per questo la brutta serie giocata contro la squadra di Ivkovic, con qualche fiammata (piaciuto moltissimo Zisis) soprattutto in garaquattro, segna la fine di un'epoca almeno in Europa.
Tolkien a Desio
"Amo solo ciò che difendo: la città degli uomini di Nùmenor; e desidero che la si ami per tutto ciò che custodisce di ricordi, antichità, bellezza ed eredità di saggezza". Dunque onore a Claudio Limardi, che sul trasferimento della Bennet Cantù dal glorioso Pianella di Cucciago al PalaDesio (non solo per le gare di Eurolega ma anche per play-off e campionato) ci aveva proprio azzeccato. E' una scelta che condividiamo, senza se e senza ma. Complimenti a Luca Orthmann e ad Anna Cremascoli, che il 12 aprile-contro Siena ci faranno rivivere le notti magiche del Palagladiatori brianzolo, dove gioverà ricordare che Cantucky ha affossato il Bilbao capace di stendere l'immenso Cska, nonché il Maccabi a un passo dall'eliminare il Panathinaikos dei sempre immensi - anche se parecchio giù di tono, alla Nokia Arena di Tel Aviv- Diamantidis e Jasikevicius. Ma come ci andiamo, noi villani canturini, al Paladesio? Segnati dal rimorso, dalla nostalgia? A cuore spezzato? Niente affatto. Ci andiamo memori delle parole che J.R.R. Tolkien, molto prima che Il Signore degli Anelli diventasse un film di Peter Jackson, scrisse decenni fa.
Gli arrabbiati di Siena
di Oscar Eleni
La necessità dei consorzi, il Montepaschi calciofilo, i Giochi di Bovolenta, la sgridata di Gamba, la caduta con l'Olympiakos, la panchina di Bryant e le squadre dei Laporta. Voti a Caja, Girolami, Green, Rosselli, Diener, Datome, Griner, Markovski, Pecile e Ciamillo.
La necessità dei consorzi, il Montepaschi calciofilo, i Giochi di Bovolenta, la sgridata di Gamba, la caduta con l'Olympiakos, la panchina di Bryant e le squadre dei Laporta. Voti a Caja, Girolami, Green, Rosselli, Diener, Datome, Griner, Markovski, Pecile e Ciamillo.
La scoperta di Scariolo
di Oscar Eleni
Armani alla Moratti, la caduta di D'Antoni, gli attacchi a Meneghin, la crociata dei Cremascoli, le idee di Casale, il mercato di Dalipagic e la settimana di Siena. Voti a Di Bella, Brugnaro, Bulleri, Giachetti, Bourousis, Calvani, Schio, Olimpia, Petrucci e arbitri.
Armani alla Moratti, la caduta di D'Antoni, gli attacchi a Meneghin, la crociata dei Cremascoli, le idee di Casale, il mercato di Dalipagic e la settimana di Siena. Voti a Di Bella, Brugnaro, Bulleri, Giachetti, Bourousis, Calvani, Schio, Olimpia, Petrucci e arbitri.
Marina Suma al Pianella
di Fabrizio Provera
Cantù-Roma traslata ad oggi significa Bennet-Acea, anticipo televisivo del sabato del campionato di basket, ma rimane una gara segnata dal sapore unico e inconfondibile dell'amarcord. Quindi, per noi di Indiscreto, un evento da sviscerare con lo strumento del cazzeggio. Cantù-Roma ci riporta infatti all'età dell'oro della pallacanestro italiana, diciamo pure al triennio 1981-1984: quello in cui il basket azzurro, con i successi della Nazionale e delle squadre di club, sale ripetutamente sul tetto d'Europa, inanellando una sequenza di vittorie impressionante e forse irripetibile. Che perciò, vista con gli occhi di oggi, appare ancor più eclatante.
Cantù-Roma traslata ad oggi significa Bennet-Acea, anticipo televisivo del sabato del campionato di basket, ma rimane una gara segnata dal sapore unico e inconfondibile dell'amarcord. Quindi, per noi di Indiscreto, un evento da sviscerare con lo strumento del cazzeggio. Cantù-Roma ci riporta infatti all'età dell'oro della pallacanestro italiana, diciamo pure al triennio 1981-1984: quello in cui il basket azzurro, con i successi della Nazionale e delle squadre di club, sale ripetutamente sul tetto d'Europa, inanellando una sequenza di vittorie impressionante e forse irripetibile. Che perciò, vista con gli occhi di oggi, appare ancor più eclatante.
Il doppio fallimento di D'Antoni
di Stefano Olivari
Mike D'Antoni ai Knicks ha fallito, anche se per un italiano appassionato di pallacanestro è difficile dirlo. Così come è difficile scrivere, se vuoi una pseudo-intervista con citazione dello sponsor, che Bargnani ha buone statistiche solo in contesti perdenti (Raptors e Nazionale), Gallinari rispetto alla sua entrata nella NBA è migliorato solo fisicamente, Belinelli è un comprimario che se non fosse bianco e italiano (il marketing va rispettato, ma almeno diciamo la verità) ne avrebbe davanti mille. Insomma, su chi da una vita seguiamo con affetto in maniera unilaterale (noi siamo andati a Losanna e in tanti altri posti per Mike, ma giustamente Mike non leggerà in vita sua una sola riga di Indiscreto) non riusciamo ad essere onesti, però le dimissioni-esonero di D'Antoni non possono essere ridotte solo ad una squadra sbagliata (il termine di moda è 'disfunzionale') e ad una stella come Anthony che vuole sempre la palla in mano e impedisce lo sviluppo della filosofia dantoniana che ai Suns e nella Milano post Dawkins aveva trovato i suoi sfoghi migliori.
Mike D'Antoni ai Knicks ha fallito, anche se per un italiano appassionato di pallacanestro è difficile dirlo. Così come è difficile scrivere, se vuoi una pseudo-intervista con citazione dello sponsor, che Bargnani ha buone statistiche solo in contesti perdenti (Raptors e Nazionale), Gallinari rispetto alla sua entrata nella NBA è migliorato solo fisicamente, Belinelli è un comprimario che se non fosse bianco e italiano (il marketing va rispettato, ma almeno diciamo la verità) ne avrebbe davanti mille. Insomma, su chi da una vita seguiamo con affetto in maniera unilaterale (noi siamo andati a Losanna e in tanti altri posti per Mike, ma giustamente Mike non leggerà in vita sua una sola riga di Indiscreto) non riusciamo ad essere onesti, però le dimissioni-esonero di D'Antoni non possono essere ridotte solo ad una squadra sbagliata (il termine di moda è 'disfunzionale') e ad una stella come Anthony che vuole sempre la palla in mano e impedisce lo sviluppo della filosofia dantoniana che ai Suns e nella Milano post Dawkins aveva trovato i suoi sfoghi migliori.
Il mockumentary di Pesaro
di Oscar Eleni
Le stelle in vacanza, lo spazio di Hackett, Pianigiani alla Ibrahimovic, la riunificazione di Petrucci e le accuse di Scariolo. Voti per Alceo, Magnini, Pellegrini, Melli, Bogarelli, Viggiano e Peterson.
Le stelle in vacanza, lo spazio di Hackett, Pianigiani alla Ibrahimovic, la riunificazione di Petrucci e le accuse di Scariolo. Voti per Alceo, Magnini, Pellegrini, Melli, Bogarelli, Viggiano e Peterson.
Il senso della NCAA
di Stefano Olivari
Il declino del basket NCAA è iniziato a metà anni Novanta, con il passaggio diretto dall'high school alla NBA di stelle annunciate come Kevin Garnett (draft '95), Kobe Bryant ('96) e Tracy McGrady ('97): non fatti inediti, basti pensare a Moses Malone e Darryl Dawkins, ma questa volta indicatori di una tendenza generalizzata: il college come parcheggio da evitare o da limitare a un anno, secondo le regole attuali (introdotte dal draft 2006). Parliamo ovviamente di chi si si può permettere di scegliere, con le permanenze più lunghe che sono consigliate solo dalla limitazione a due (e quindi a 60 chiamate) dei giri di draft. Questo non toglie che che questo basket sia ancora quello più vicino allo spirito del gioco, con i commoventi due tempi di 20 minuti e i 35 secondi di limite per azione che costringono a pensare anche i più individualisti in campo.
Il declino del basket NCAA è iniziato a metà anni Novanta, con il passaggio diretto dall'high school alla NBA di stelle annunciate come Kevin Garnett (draft '95), Kobe Bryant ('96) e Tracy McGrady ('97): non fatti inediti, basti pensare a Moses Malone e Darryl Dawkins, ma questa volta indicatori di una tendenza generalizzata: il college come parcheggio da evitare o da limitare a un anno, secondo le regole attuali (introdotte dal draft 2006). Parliamo ovviamente di chi si si può permettere di scegliere, con le permanenze più lunghe che sono consigliate solo dalla limitazione a due (e quindi a 60 chiamate) dei giri di draft. Questo non toglie che che questo basket sia ancora quello più vicino allo spirito del gioco, con i commoventi due tempi di 20 minuti e i 35 secondi di limite per azione che costringono a pensare anche i più individualisti in campo.
Spettacolo da funerale
di Oscar Eleni
L'egoista Carmelo, lo show intorno a Dalla, la fame di Siena e la riforma di Petrucci. Voti a Sacchetti, Minucci, Markoishvili, D'Ercole, Andersen, Roma, Djordjevic, Pianigiani, Lega e Siviglia.
L'egoista Carmelo, lo show intorno a Dalla, la fame di Siena e la riforma di Petrucci. Voti a Sacchetti, Minucci, Markoishvili, D'Ercole, Andersen, Roma, Djordjevic, Pianigiani, Lega e Siviglia.
I limiti dell'ispettore Callaghan
di Fabrizio Provera
Ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti. Una sintesi magistrale del vivere e a anche del morire, specie sotto i colpi della 44 Magnum di Clint Eastwood. E naturalmente, per noi che culliamo l’idea di una pallacanestro nobile e capace di evocare molte cose oltre la tecnica e il gioco, la frase pronunciata nel secondo episodio della saga dell’Ispettore Callaghan (Magnum force è il titolo originale: anno 1973, quello nativo di chi scrive) si attaglia perfettamente anche a Cantucky e alla Bennet di coach Trinchieri. Una frase che ci rammenta il grande Clint Eastwood degli anni Settanta, quello che si avvale di maestri della sceneggiatura come John Milius, dietro al quale ci furono anche capolavori come Apocalypse Now e la regia di Un mercoledì da leoni, film iniziatico e spartiacque esistenziale: o sei oltre la porta che gli dei del surf Matt, Leroy e Jack varcano sul finire della pellicola, oppure ti fermi prima e non cerchi neppure di conoscerlo, il tuo limite.
Ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti. Una sintesi magistrale del vivere e a anche del morire, specie sotto i colpi della 44 Magnum di Clint Eastwood. E naturalmente, per noi che culliamo l’idea di una pallacanestro nobile e capace di evocare molte cose oltre la tecnica e il gioco, la frase pronunciata nel secondo episodio della saga dell’Ispettore Callaghan (Magnum force è il titolo originale: anno 1973, quello nativo di chi scrive) si attaglia perfettamente anche a Cantucky e alla Bennet di coach Trinchieri. Una frase che ci rammenta il grande Clint Eastwood degli anni Settanta, quello che si avvale di maestri della sceneggiatura come John Milius, dietro al quale ci furono anche capolavori come Apocalypse Now e la regia di Un mercoledì da leoni, film iniziatico e spartiacque esistenziale: o sei oltre la porta che gli dei del surf Matt, Leroy e Jack varcano sul finire della pellicola, oppure ti fermi prima e non cerchi neppure di conoscerlo, il tuo limite.
Lo stipendio di Mike Nardi
di Claudio Limardi
I social network stanno diventando la vera attrazione del momento perché i giocatori li usano più di quanto i club vorrebbero, parlano a titolo personale, sono seguitissimi e qualche volta deviano dalla tangente. Qualche volta involontariamente come è successo quando una ragazzata di Alessandro Gentile ha generato il pandeomonio e l'ha fatto diventare una specie di uomo nel mirino del popolo senese. Un errore banale, una reazione eccessiva. Ma capita anche che i giocatori ne approfittino per mandare messaggi, più o meno criptati. Ron Slay dopo una partita si chiese pubblicamente perché avesse giocato così poco. Qualche volta vengono anche travisati. Una buonanotte in slang di Dee Brown fu interpretata come un addio a Teramo. E il club invitò i "followers" a documentarsi meglio sulle sfumature della lingua inglese sulla bocca degli americani.
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I social network stanno diventando la vera attrazione del momento perché i giocatori li usano più di quanto i club vorrebbero, parlano a titolo personale, sono seguitissimi e qualche volta deviano dalla tangente. Qualche volta involontariamente come è successo quando una ragazzata di Alessandro Gentile ha generato il pandeomonio e l'ha fatto diventare una specie di uomo nel mirino del popolo senese. Un errore banale, una reazione eccessiva. Ma capita anche che i giocatori ne approfittino per mandare messaggi, più o meno criptati. Ron Slay dopo una partita si chiese pubblicamente perché avesse giocato così poco. Qualche volta vengono anche travisati. Una buonanotte in slang di Dee Brown fu interpretata come un addio a Teramo. E il club invitò i "followers" a documentarsi meglio sulle sfumature della lingua inglese sulla bocca degli americani.
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La NBA di Chamberlain
di Stefano Olivari
I 100 punti di Wilt Chamberlain in una singola partita, rievocati quattro giorni fa in occasione del cinquantenario, pur nella loro incredibilità statistica ci hanno sempre lasciati più freddi dei numeri medi di quel fenomeno: nella stagione 1961-62 50,4 punti e 25,7 rimbalzi... Nella pioggia di celebrazioni abbiamo trovato particolarmente interessante l'intervista di Al Attles a Marc Stein di Espn, in cui l'attuale dirigente degli Warriors con poche pennellate regala un grande affresco della NBA dell'epoca. Attles era in campo in quella famosa serata di Hershey, come compagno di The Stilt proprio negli Warriors (all'epoca a Philadelphia, oggi a Oakland dopo i nove anni a San Francisco) ed è senz'altro più credibile di chi non c'era o non ha visto filmati di quella partita contro i New York Knicks.
I 100 punti di Wilt Chamberlain in una singola partita, rievocati quattro giorni fa in occasione del cinquantenario, pur nella loro incredibilità statistica ci hanno sempre lasciati più freddi dei numeri medi di quel fenomeno: nella stagione 1961-62 50,4 punti e 25,7 rimbalzi... Nella pioggia di celebrazioni abbiamo trovato particolarmente interessante l'intervista di Al Attles a Marc Stein di Espn, in cui l'attuale dirigente degli Warriors con poche pennellate regala un grande affresco della NBA dell'epoca. Attles era in campo in quella famosa serata di Hershey, come compagno di The Stilt proprio negli Warriors (all'epoca a Philadelphia, oggi a Oakland dopo i nove anni a San Francisco) ed è senz'altro più credibile di chi non c'era o non ha visto filmati di quella partita contro i New York Knicks.
La regina e gli intoccabili
di Oscar Eleni
Il riciclaggio di Petrucci, l'eredità di Lefebre e i descamisados di Siena. Sensazioni su Milano, Siena, Calvani, Bologna, Cerella, Casale, Pasquini e Meneghin. Voti a Pungetti, Esposito, Hunter, Pianigiani, Mancinelli, Gentile, Aradori, Melli, Bonamico, Fotsis, Moss, Mordente, Vitali e Amoroso.
Il riciclaggio di Petrucci, l'eredità di Lefebre e i descamisados di Siena. Sensazioni su Milano, Siena, Calvani, Bologna, Cerella, Casale, Pasquini e Meneghin. Voti a Pungetti, Esposito, Hunter, Pianigiani, Mancinelli, Gentile, Aradori, Melli, Bonamico, Fotsis, Moss, Mordente, Vitali e Amoroso.
La personalità di Franco Gasparri
di Fabrizio Provera
Chissà se Kartlos, capo pagano considerato il padre della moderna Georgia, avrebbe mai immaginato che anche la pallacanestro sarebbe stata un elemento importante dell'orgoglio nazionale. Non siamo intenditori di paganesimo (chi scrive è cattolico apostolico romano), ma ovunque si trovi Kartlos deve aver apprezzato l'ingenua domanda di un ignaro giornalista ad Andrea Trinchieri durante le Final Eight di coppa Italia: qual è la ragione dei tanti punti provenienti dalla panchina di Cantù? Semplice, replicò il coach, è tutta una questione riconducibile alla nazionale georgiana.
Chissà se Kartlos, capo pagano considerato il padre della moderna Georgia, avrebbe mai immaginato che anche la pallacanestro sarebbe stata un elemento importante dell'orgoglio nazionale. Non siamo intenditori di paganesimo (chi scrive è cattolico apostolico romano), ma ovunque si trovi Kartlos deve aver apprezzato l'ingenua domanda di un ignaro giornalista ad Andrea Trinchieri durante le Final Eight di coppa Italia: qual è la ragione dei tanti punti provenienti dalla panchina di Cantù? Semplice, replicò il coach, è tutta una questione riconducibile alla nazionale georgiana.
Appello indesiderato
di Oscar Eleni
La genialità di Enzo Lefebre, quelli che litigavano con Dalla e la debolezza di Siena.
La genialità di Enzo Lefebre, quelli che litigavano con Dalla e la debolezza di Siena.
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