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Il segreto di Blonde Salad

di Dominique Antognoni
The Blonde Salad, o se preferite l’Insalata Bionda. Andrebbe bene anche amara, però se dovessimo darle una definizione definitiva la chiameremmo Acid Salad. Perché Chiara Ferragni, 24 anni portati nella maniera tipica di una certa Milano, si crede già la madre del giornalismo e autorizzata di impartire lezioni e consigli a tutti, maison di moda e giornali, grandi e piccini. Ne parliamo non in quanto appassionati di moda o come frequentatori suoi o del blog (non abbiamo il piacere, in entrambi i casi), ma come cultori dell'umorismo involontario dei giornalisti. O meglio, di quel che rimane del giornalismo: non conta più quello che si scrive, ma il personaggio-fenomeno che si atteggia a guru e che da intervistatore diventa intervistato. Vale per i Santoro, ma evidentemente anche per le Ferragni.

E' arrivato un sms

di Dominique Antognoni
Finalmente oggi chiude il calciomercato di riparazione. Ma di sicuro alle diciannove non guarderemo alcuna trasmissione, anche se adoriamo la comicità involontaria e seguiamo di solito qualsiasi cosa in cui c'entri il calcio. Alla fine proprio in vista del traguardo siamo scoppiati, lo ammettiamo: nemmeno Tevez alla Malpensa riuscirebbe a tirarci su. Non riusciamo più ad apprezzare la finta stanchezza di procuratori e direttori sportivi, unita all'entusiasmo incomprensibile di giornalisti che fanno gli amiconi.

Nessuno interrompe De Laurentiis

di Dominique Antognoni
Parla, parla, parla. Non lo ferma nessuno: quando va a Sky, poi, si lancia in discorsi infiniti. Non fosse per le esigenze di chiudere il programma starebbe a parlare fino a tarda notte. Per una frase gli occorrono dieci minuti. Fa pause teatrali, cento parole per esprimere un concetto che la gente ha capito dopo le prime cinque. Si prende tutto lo spazio che vuole, tanto nessuno lo interrompe. Aurelio De Laurentiis viene trattato con i guanti, come gli altri presidenti dei club che contano: la differenza è il suo tempo di permanenza davanti alle telecamere.

Anche nel 2011-12 Totti non si discute ma si ama

di Dominique Antognoni
Esterrefatti. Proprio così siamo rimasti leggendo un articolo con argomentazioni non lontane da quelle di un tifoso da curva. Solo che non l'abbiamo letto sul giornalino della curva, ma sul primo giornale d'Italia e con la firma del primo giornalista calcistico d'Italia. Sintesi: uno che ha segnati tanti gol e giocato tante partite con la maglia della Roma non può essere trattato così.

Il passo avanti di Rossi

di Dominique Antognoni
Giuseppe Rossi vive un dramma non indifferente, mentre Marotta parla come se fosse un dirigente del Real Madrid e non invece della Juventus. In tutto questo Sky e le tivù locali che si copiano l'una con l'altra superano di gran lunga il livello di guardia, annunciandoci in pompa magna, ogni santa volta, che è arrivata la settimana decisiva per Aguero. O per Rossi. O per Vucinic. Abbiamo perso il conto.

Il dirigente di Kombuaré

di Dominique Antognoni
Ieri sera guardavamo esterrefatti i commenti e i salotti televisivi che sbrodolavano sulle mille ragioni calcistiche che avrebbe Leonardo per andare al PSG. Un club che ha fatto parlare di sé una ventina di anni fa per via di Weah e Ginola, con Artur Jorge in panchina. Poi il nulla totale. Diciamo che l’Inter è leggermente più importante nel panorama mondiale, ma solo leggermente.

Buoni segnali in vista del Bari

di Dominique Antognoni
Domenica scorsa a San Siro ci siamo imbattuti nella inevitabile miracolata tuttologa che ci guardava con quel misto di pena e superiorità, quando abbiamo accennato alla mancanza di personalità e coraggio dei giornali nostrani. Ha vinto lei, diciamolo subito.

Il metodo Becali

di Dominique Antognoni
Mentre stavamo guardando il secondo tempo di Inter-Cesena, mercoledì scorso, siamo arrivati alla conclusione che se il Cesena avesse avuto Mutu (ipotesi di trasferimento assolutamente fuori dal mondo e inventata, ma ci arriveremo) i nerazzurri avrebbero di sicuro perso. Perché con l’uscita di Milito e l’ingresso di Biabiany il meccanismo della squadra di Leonardo si è subito rotto: non c'è solo l'aspetto tattico (nemmeno lì peraltro Biabiany eccelle), ma anche la qualità. Così abbiamo iniziato a proporre a chi di dovere di acquistare Mutu, che nella Fiorentina è ai margini.

Maria e la stella dei Lakers

di Dominique Antognoni
Livorosi articoli contro la Sharapova, che nonostante il palmares è accusata ancora di guadagnare tanto senza essere una tennista vincente. Peccato invece che abbia vinto tutto, grazie unicamente ai sacrifici che fa da quando ha sei anni...

Totti è finito ma il tottismo sta bene

di Dominique Antognoni
Nel 2025 sicuramente saremo ancora qui a sentir parlare di “Totti che deve giocare perché è l’anima della Roma e merita rispetto”. Leggeremo con le lacrime agli occhi dalle risate o ascolteremo le radio della Capitale raccontare come l’allenatore giallorosso sia un infame (con varie gradazioni di classe giornalistica, ma il concetto è quello) perché non fa giocare il capitano che, ancora, merita rispetto.

Non è Ronaldinho che si deve vergognare

di Dominique Antognoni
Con il brasiliano lontano dal Milan e dall'Italia la sedicente stampa libera si è scatenata nella rivelazione di cose stranote da anni e oltretutto di nessun valore. Peccato comunque che i pochi lettori le abbiano lette solo ora, per qualche strano motivo...

Benitez e i requisiti del giornalista

di Dominique Antognoni
Tutti i giornalisti presunti esperti di Inter stanno scrivendo che l'allenatore era un corpo estraneo rispetto alla squadra, con alcuni giocatori che addirittura lo disprezzavano. Peccato che lo sapessero da mesi e la verità si possa scrivere solo fuori tempo massimo...

La mentalità europea del Napoli

di Dominique Antognoni 
Stasera ci sarà Napoli-Steaua Bucarest. Una gara fra una squadra che da vent’anni non è capace di arrivare nelle coppe (impresa riuscita perfino a Bologna, Vicenza e Chievo) e una che ci va ogni anno. Detto questo, è chiaro che il Napoli parte favorito. Per la stampa italiana sono pronti i due pezzi che metteranno in evidenza, in base al risultato, la voglia napoletana di emergere anche in Europa oppure la certezza che qualificarsi sarebbe stato controproducente per il sogno Champions.

I ragazzi di McDonald's

di Dominique Antognoni
Verso la mezzanotte di ieri ci trovavamo all’uscita dagli spogliatoi di San Siro insieme al direttore di Indiscreto, cultore del trash da tribuna vip e degli entourage dei calciatori, e di altri sfaccendati come noi.

Pressione mediatica

di Dominique Antognoni
Ragazzi, questo mestiere va sempre verso la sua fine naturale. Parliamo del mestiere di giornalista, che per fortuna non è il nostro. Ci si inginocchia sempre, purtroppo nella gran parte delle situazioni senza alcuna ragione. Ci si inginocchia a prescindere. Tanto lo stipendio corre, il telefono aziendale va bene anche per chiamare la mamma e la vita se ne va. Lentamente e senza responsabilità.Se poi Andrea Agnelli parla di violenza mediatica nel caso Krasic e nessuno controbatte chiedendo “Scusi, ma di cosa sta parlando?” non c’è più speranza.

La Romania si discute e non si ama

di Dominique Antognoni
Dopo l'assurda Supercoppa italiana di sabato, che avrebbe dovuto essere giocata fra Inter A e Inter B,  non abbiamo purtroppo avuto la possibilità di ascoltare alcuna delle tante ed autorevoli radio romaniste. Ci dispiace perché i loro opinionisti sono per noi miti autentici, visto che realizzano il sogno di noi tutti: parlare di calcio come al bar e guadagnarci anche. Amici romani le ascoltano però per noi, regalandoci per fortuna solo sintesi dei cosiddetti pensieri. Stavolta niente proclami del tipo 'Ci hanno negato tre rigori', la linea è'Abbiamo regalato la Coppa all’Inter, meritavamo di vincere'. Certo, quando ad aprile Julio Cesar ha dato i tre punti alla Roma il merito era della squadra giallorossa perché troppo forte, ora invece la colpa è di Lobont: della possibilità che con un Milito in forma potesse finire 8-1 nemmeno un accenno.

Tu chiamale se vuoi emozioni

di Dominique Antognoni
Sliding doors versione alle vongole. Il Milan batte il Varese 3-0 in una inutile amichevole estiva. Titoli. E' gia' bello il Milan di Allegri. Il Milan gia' vola. Super Milan. FantaMilan. Pato in forma scudetto. Di seguito, le analisi. Aria nuova nel Milan. Milan, schemi scudetto. Entusiasmo alle stelle. Inter, per la Champions ci siamo anche noi. Ed e' subito boom degli abbonamenti. I classici articoli dell'anno prima, con il nome della squadra che cambia a seconda del mercato di riferimento.

Quelli che si imbavagliano da soli

di Dominique Antognoni
I più attenti forse ricordano che qualche giorno fa c’è stato lo sciopero dei giornalisti italiani, l’ennesimo. Non entriamo nel merito, non abbiamo un'opinione, però siamo curiosi di sapere se contro la legge bavaglio abbia scioperato quel signore vicino all’età della pensione, sindacalista viscerale, che al Mondiale appena entrato Lippi in sala stampa dopo la disfatta contro la Slovacchia ha esordito così: “A nome di tutti vorrei ringraziare per i momenti vissuti insieme”. Sicuramente il momento più basso del giornalismo sportivo mondiale.

Sognando con il tatuato

di Dominique Antognoni
L'unico effetto negativo della fine del Mondiale è la proliferazione degli articoli per ingannare i tifosi, fra la vecchia gloria che non molla mai e il giovane che avrà un luminoso futuro. Della seconda categoria fa giornalisticamente, ma non calcisticamente, parte Cristian Daminuta. Il centrocampista che insieme a Filkor e Fossati sta per passare, per sette milioni complessivi (!!!) dall'Inter al Milan. Società ufficialmente avversarie ma in realtà da sempre molto unite quando c'è da scambiarsi sconosciuti per esigenze di bilancio. L'aspetto divertente della questione non è quello calcistico, perchè a queste operazioni siano ormai abituati, ma quello mediatico. Comunque questi ragazzi sarenno funzionali a qualche articolo e qualche servizio sulla nuova politica dei giovani che caratterizzerà il Milan negli anni a venire (sarà per questo che Oddo ha prolungato di un anno). 

Il circo che ha bisogno dei Maradona

di Dominique Antognoni
Abbiamo poco da dire sul Mondiale, al di là del fatto che ne abbiamo visto quasi tutte le partite (ma solo perché non c'era altro calcio guardabile in giro). Un motivo per esultare però lo abbiamo trovato. Abbiamo sentito, visceralmente, una gioia infinita per l’umiliazione subita da Maradona e da tutto il sistema mediatico schiavo del personaggio. Guardate Diego come calcia, guardate Diego come stringe la manina alla nipotina, guardate Diego come si commuove. Gli stessi che magari in privato si rendono comnto di come sia ridotta una squadra potenzialmente grandissima come l’Argentina, con un obeso ex drogato in panchina. Uno che non riesce a motivare se stesso, figurarsi gli altri. Abbiamo esultato per lo 0 a 4 strameritato di Maradona contro i tedeschi più che per il rendimento scadente in nazionale di coloro che si e ci esaltano per dieci mesi con il club. Non certo perchè ce l'abbiamo con Maradona, che da calciatore ha regalato gioie immense, ma perchè adesso uno come lui è l'ideale per il temino dell'inviato che dell'Argentina conosce a malapena quattro giocatori. Letto anche un elogio del destro (del destro) di Messi, su un quotidiano una volta glorioso...