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Ballando per un corner

di Dominique Antognoni
Ovunque l’ipocrisia impera, ma quando si tratta delle nazionali si supera il livello già altissimo di altri settori. Intanto nessuno ancora ci ha spiegato perchè sia obbligatorio presentarsi: se l’onore fosse davvero così grande uno dovrebbe rispondere alle convocazioni scattando, senza bisogno di imposizioni. Non é più obbligatorio nemmeno fare il servizio militare, ma giocare contro il Kazakhistan e le Isole Faroe sì. Le federazioni percepiscono denaro a non finire sfruttando gli sforzi dei giocatori e delle società, alla faccia della libertà. Il direttore di Indiscreto diventa insopportabile se tocchiamo il tasto: parla di ideali vari come se tutti dovessero commuoversi all’idea di rappresentare un paese, qualunque esso sia. E come se l’orologio gli si fosse fermato agli anni '50 e '60. Ci sono cose più importanti delle nazionali, come le vacanze e i club che ti pagano, ma quando uno non vuole vedere ragioni é la fine. Il modo sprezzante nel quale le federazioni calpestano ogni santo diritto del calciatore é raccapricciante. E forse anche voi che amate le nazionali siete rimasti sbalorditi dalle condizioni che si preannunciano per i Mondiali del 2010. Gli stadi sono orrendi, la sicurezza fuori dagli stadi sa di Atalanta-Brescia con la differenza che l’anno prossimo ci saranno anche quattro gare al giorno e di conseguenza qualche morto scapperà di certo. Un Olanda-Sud Africa come lo vedete? E i tifosi dell’Inghilterra, dopo la trentesima birra in corpo e con la voglia di menar le mani, troveranno secondo voi qualcuno pronto con l’ascia? A occhio sì, come può testimoniare chiunque frequenti il Sudafrica uscendo ogni tanto dal protetto (a volte nemmeno tanto, vedi Egitto e Brasile) albergo. Di tutto questo non si parla, invece fiumi di parole per la festa sugli spalti e le squadre simpatia, ovvero il nulla alla millesima potenza. Quando pigiano il tasto della festa ci viene poi l’orticaria, come se solo in Africa il calcio fosse un motivo per godersela: Real-Barca e Chelsea-Manchester United a questo punto sarebbero dei funerali, per chi si esalta vedendo due tamburelli. Basta saperlo. A cosa serve questo linguaggio, quando appena si é fuori onda si dice quello che si pensa? Davvero ci piace così tanto vedere gente che balla per una rimessa laterale o per un colpo di testa? Appena si avvicina una telecamera scattano scene che neanche al Carnevale di Rio. Sì, sì, certo, il calcio é un fenomeno sociale, come no: ma cosa c’entra tutta quella finzione?Il direttore ha provato timidamente a spiegare ai vari Malu che tutta ‘sta festa e amicizia fra i paesi africani non esiste nemmeno a livello diplomatico, figurarsi altrove (a proposito, fra sei mesi ci sarà la Coppa d’Africa, dove le partite non sono semplicemente partite, ma dei veri festival e concorsi di canti e allegria). Poi forse noi non afferriamo il senso delle decine di morti in varie partite di qualificazione, probabile che fossero tutte feste finite male. Come uno scherzo erano state la minacce di morte a Martins e tanti altri: sì, manifestazioni di gioia e allegria. Ma sì, dai, mentiamoci, non costa nulla. Il razzismo del presunto antirazzismo permette la sincerità solo nei paesi con pochi cittadini neri: se un bianco è un cretino che non capisce cosa sta vedendo si può dire che è un cretino, che meraviglia. In un Mondiale organizzato in Germania nemmeno tanti anni fa (diciamo tre) c'erano stadi pulitissimi, gente di tutti i colori che stava a suo posto e un’atmosfera da calcio moderno. O no? Certo i poveri tedeschi sono noiosi e stanno seduti invece di ballare la rumba per un calcio d’angolo, ma a noi il calcio piace così.
(in esclusiva per Indiscreto)

Il sonno dell'ingiusto


1. No, non può far testo una Japan Cup del 26/10, 151,3 km di cortezza, 64 iscritti di numero (59 partenti, in 55 all'arrivo). Però la stessa può fare sensazione, e anche al di là del suo scontatissimo risultato finale. Poteva forse uscire dai dieci, il capitano di una delle due formazioni più forti del lotto, in gara nella classica di Utsunomiya - che tutte le corse stagionali, su strada, porta via? Ivan Basso rientra deciso, rinviene di gran carriera a 574 giorni di distanza dalla sua ultima uscita in maglia Discovery Channel, ultima tappa della Castilla y Leon 2007. Ieri in divisa Liquigas, gli resistono in salita solo Damiano Cunego e Giovanni Visconti. “Dunque: dove eravamo rimasti?” non dice alla SettimanaSportiva.it e agli altri collegati in streaming con il Sol levante. Si limita invece a dichiarare: “Mi ritengo molto soddisfatto della prestazione odierna” e “Sì, lo confesso, non mi era mai capitato prima, di sentire così tanto una vigilia. Questa notte mi sono risvegliato più volte e continuamente girato e rigirato nel letto”. Esultino i suoi detrattori. Ancora non dorme il sonno del giusto.
2. Si fa presto a scrivere “radiazione”, al più tardi “per i corridori che verranno trovati positivi a sostanze o metodi dopanti di evidente efficacia” (sostanze o metodi imprecisati). Ma “dando loro la possibilità di riprendere a gareggiare in tempi brevi nel caso diano prova di essersi affrancati da coloro che li hanno spinti o aiutati a doparsi” (prova provata con quali strumenti?). Volano stralci di una lettera dell'Accpi al presidente dell'Uci Pat McQuaid. Missiva “coraggiosa” l'hanno letta i più. Che per qualcuno rappresenta addirittura “la svolta”, un'uscita da “alzarsi in piedi e applaudire a scena aperta”. Eppure questa proposta decente, non meno vaga che ondivaga, non risulta agli atti nemmeno approvata dal sindacato internazionale Cpa: non per niente il delegato Cédric Vasseur si è sentito scavalcato a destra, o a sinistra a seconda del punto di vista dal quale “si legittima la ghigliottina”. Ripensaci, giacobino! Ai corridori i buoni propositi di sempre e le cattive maniere di rispettarli del passato, ai dirigenti le parole e le decisioni da adottare nel presente, riguardo al futuro.
3. I suoi primi cinquant'anni 4. Riassumendo: per sua stessa ammissione, Jeannie Longo-Ciprelli ha finito per perdere il conto esatto di successi e piazzamenti (rispettivamente più di un migliaio e forse tremila i podi ufficiali) ottenuti in trent'anni di carriera professionistica. Nella quale non si è risparmiata, occasionalmente, nemmeno nel ciclocross e nella mountain bike: sbandata per il fuoristrada datata 1993. Ed è a quell'epoca che risalgono i primi propositi di ritiro comunicati solennemente all'Afp nazionale. Ne seguiranno almeno altri tre nei tre lustri successivi, volontà poi sempre regolarmente disattese. Un'ultima dichiarazione dello stesso tenore - “Sento di non poter essere competitiva con le migliori del gruppo” - risale invece allo scorso settembre. Chissà, annuncio meglio definito e definitivo. Adesso che la sportiva del secolo, venerdì prossimo, spegne cinquanta candeline. Per la verità da atleta ancora perfettamente integra, attualmente tra le migliori dieci cronowomen al mondo. Personaggio unico, personalità volubile, persona rigorosa e riservata. Una donna, la storia del ciclismo. (Fine).
Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Audace colpo del solito noto


1. Como. Rispettati pronostico, pubblico, patron dei laminati d'acciaio prerivestiti. Damiano Cunego è uno di parola. Ha vinto tre degli ultimi cinque Lombardia ridisegnati intorno al lago, tracciati con Ghisallo, Civiglio e San Fermo della Battaglia negli ultimi 60, vorticosi km. In uno ha regolato allo sprint Michael Boogerd, Ivan Basso e Cadel Evans. In un altro, l'anno passato, ha tenuto Riccardo Riccò in salita e l'ha passato facile sul Lungo Lario Trento. Ma è nel Giro di sabato scorso che gli è riuscito il colpo più difficile, anzi audace per il solito noto con la volata a favore. Invece attacco in discesa dai -15, come già nel 2004 e nel 2007. Poi a tutta, da solo, su e giù tra le ville di Adriano e José Mourinho. Con un vantaggio congelato fin sotto il traguardo: successo che conta, indicato a braccia alzate con un gesto della mano. Un numero. All'arrivo, l'ex preparato da Luigi Cecchini avverte freddezza. Improvvisa una polemica a caldo: “Visto come finiscono, le mia stagioni così così?”. E chiede serio di essere creduto fino in fondo, quando si dichiara “Doping Free”.
2. Si fa presto a dire radiazione. Ma dalla sola federazione d'appertenenza o forse, per esteso, a tutte quelle aderenti all'Uci, riconosciuta dal Cio? E dalle altre organizzazioni per la pratica sportiva? Provvedimento di radiazione da assumersi in quali casi, con riferimento a quali leggi? Al più tardi, più giusto constatare la sostanziale impraticabilità e inammissibilità giuridica, di una condanna senza appello che non costa nulla ad essere pronunciata fuori dall'aula di un tribunale anti-doping, secondo il principio universale di graduale e proporzionale antipatia, nei confronti di un imputato d'occasione. Altro paio di maniche (neanche larghe), prendere poi le misure di un ordinamento - per esempio quello nazionale - che già prevede l'eventuale ricorso alla pena suddetta, dati aggravanti e particolari circostanze. Addirittura, si ricorda il caso recente nientemeno che di una squalifica a vita: comminata a un ex iridato della crono da under 23, condannato alla gestione di un reparto ciclismo nella grande distribuzione. Niente sconti per nessuno, sulla carta. E non da oggi.
3. I suoi primi cinquant'anni 3. Riassumendo: Jeannie Longo-Ciprelli, da nubile, vince di tutto di più in almeno tre discipline (solo il pianoforte non è il suo forte: sei partecipazioni sei mezze delusioni, al Concorso musicale internazionale giovanile di Besancon). Da coniugata, ecco invece le prime sorprendenti sconfitte. Tour de France 1985 e 1986, battutissima da Maria Canins. E per almeno un lustro il loro dualismo, categoria giornalistico-ciclistica a priori, regala in particolare all'evento Amaury e in generale all'intero settore femminile, un interesse tecnico, mediatico, economico, a livelli - in proporzione - mai più raggiunti da allora, da quando la quattro volte campionessa del mondo su strada, in linea, al 1989, rimontò da 0-2 a 3-2 nella sfida personale a tappe, alla dominatrice di una Vasaloppet e di dieci Marcialonga consecutive, nella stagione sportiva invernale. D'estate lancio e rilancio di una campagna pubblicitaria per un'azienda di prodotti supplementi nutrizionali, con l'ufficiale della Legion d'honneur testimonial. In prevalenza di creatina. (Continua).

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Avanguardia e ladri


1. Pierre Bordry dell'Antidoping francese aveva spiegato il metodo a Stade 2 di domenica 5/10: “Châtenay-Malabry lavora in stretta collaborazione con Epalinges. Così che tra i controllati al Tour sarà dichiarato positivo solo chi risulta tale, sia a noi che a loro. In accordo con il codice Wada. In tutto una trentina, i profili ematici personali che risultano irregolari”. Il progetto Cera (Continuous Erythropoietin Receptor Activator) si basava da più tempo su uno studio d'applicazione del test Elisa (Enzyme Linked Immunosorbent Assay) alle analisi sangue e urina. Obiettivo l'identificazione di una molecola Peg (Polyethylene Glycol) alla quale l'altra particolare molecola di Epo s'accompagna. Comunque assimilata, per via endovenosa o sottocutanea, da Mircera Roche o da altra soluzione. E dopo il consulto medico Parigi-Losanna ecco l'avallo politico Ffc-Uci-Cio, per il riesame dei campioni prelevati durante lo svolgimento dell'ultima Olimpiade di Pechino: però, comunque all'avanguardia, il più incredibile (o meno credibile) degli sport professionistici.
2. Bologna. Al Santuario della Madonna di San Luca presso il Colle della Guardia, 2 km con una punta al 18%, si sale forte solo di spalle. Tanto peggio per chi, come Fiorenzo Magni al Giro d'Italia, procede pellegrino con una clavicola fratturata: stringendo nei denti un nastro elastico (il tubolare della leggenda) per spingere comunque sul manubrio. 4/6/1956, 16a tappa, mini cronoscalata vinta da Charly Gaul. E nell'Emilia paranoico di sabato pomeriggio - appassionati sazi e disperati a tormentarsi sul motore truccato di questo o di quello, uscito dal gruppo alla velocità di una 50 Special, sul poggio caro a Enrico Brizzi e Cesare Cremonini - visto invece tra gli altri e dagli altri, un Damiano Cunego piuttosto ingessato, senza gambe né braccia nel finale. Scena imperdibile per i tre regolaristi Davide Rebellin, Alexandr Kolobnev e Cadel Evans, regolarmente ben piazzati ai magri 2°, 3° e 6° posto, appena dietro Danilo Di Luca. Nei loro occhi sognanti, viaggiando con la fantasia fino al lungolago di Como, il miraggio di un grasso Lombardia dove si servono solo primi.
3. Il “grande evento” Varese 2008 - classificazione come da decreto della Presidenza del consiglio dei ministri, stanziamento complessivo del piano delle opere di 78.991.599,76 € - è una partita politico-economica che si protrarrà ben oltre le due settimane successive a quella iridata, 22-28/9, 650.000 spettatori totali secondo l'autostima dell'organizzazione (350.000 per i professionisti). Ascolti tv: share medio 11,09% venerdì, 12,76% sabato, 12,77% domenica. Risultato discreto, ponderate collocazione e concorrenza. “Appena 35.000”, invece, i biglietti andati venduti sui 150.000 fatti stampare, lamentano pidocchiose le testate locali. Come se il pubblico del ciclismo fosse abituato a metter mano al portafoglio. Troppa grazia. È che nella città giardino aveva poi preso piede tutto un gridare al miracolo commerciale, a partire dall'inizio dell'estate. Esaltazione per lo più ingiustificata. E arrivata la fine della fiera, il crollo delle aspettative ha fatto danni soprattutto morali. Fisiologico -40% nei ricavi dei negozi, nel centro chiuso al traffico. Ma va?
4. I suoi primi cinquant'anni 2. Riassumendo: Jeannie Longo si dà al ciclismo ventenne, correndo per altri quattro anni in parallelo sugli sci e dopo aver già vinto, da junior, i Dipartimentali di disco, cross e 800 nell'atletica leggera. E da subito, a livello nazionale, conosce poche rivali, nessuna veramente competitiva. “Nonostante la sua evidente inesperienza tattica e una posizione in bicicletta molto migliorabile”, ricorda ipercritico Patrice Ciprelli, il preparatore di sempre. Fidanzato di lei dal 1983, marito dal 1985. Sono la coppia più sportiva del mondo piccolo della sportivissima Saint-Martin-le-Vinoux, 5187 abitanti e una grande palestra intercomunale (che porta il nome della celebrità locale, da viva). Madame ha fondo, è irresistibile sul passo e in salita. Le capita però di sbagliare qualche volata. Nel caso, è una francese che s'incazza con se stessa. Sperimentata con successo la strada, ventunenne prova anche la pista: gira che è un piacere, gode a inseguire. Collezione di maglie tricolori sempre più fornita, al 1984. 11, e non finisce qui. (Continua).

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Controllare il radiatore

1. Perché salutare con favore il ritorno alle gare di Ivan Basso (Japan Cup del 26/10, ancora sul circuito iridato di Utsunomyia 1990: ricordando Rudy Dhaenens 1961-1998) e non quello di Lance Armstrong, neanche reduce da una squalifica, per quel che vale? E perché non quello di Alexandre Vinokourov, a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan? Notizie di Michael Rasmussen? Perché scagliare malefici contro l'Aso della Parigi-Tours di domenica prossima, per non aver invitato la Lpr-Ballan di Alessandro Petacchi - appena festeggiato il suo atteso rientro alle corse, ci mancherebbe altro, dopo l'anno d'esclusione per positività al salbutamolo, Giro d'Italia 2007 - quando la squadra, effettivamente, non risulta aver mai sottoscritto il programma per l'introduzione del passaporto biologico, in dotazione ai professionisti? Perché infine menarla tanto all'Uci, in proposito, quando a stabilire la lista dei ben accetti e non agli eventi che loro stessi promuovono, hanno voluto essere solo e soltanto gli organizzatori, non ammettendo il regolamento ProTour? Altri paradossi?
2. Più equilibrato (equilibrista?) Bjarne Riis nel parlar male di Fränk Schleck, che non Pietro Algeri nel razzolare bene dopo la squalifica comminata a Riccardo Riccò: di 24 mesi, ha stabilito il Tribunale antidoping, 4 in più di quelli richiesti dalla Procura. “Ma doveva essere radiato!”, così il suo ex direttore sportivo alla Saunier Duval, dal 2009 alla Isd-Danieli. Arriva invece dal passato la prova provata - prima trasmessa per presa visione alla Süddeutsche Zeitung, dopodiché regolarmente sottoposta all'interessato, ma nel corso di una sua deposizione volontaria, dall'Agenzia antidoping del Lussemburgo - di un bonifico bancario intestato al dottor Eufemiano Fuentes, ripagata dal Csc la cortesia di non meglio precisati “consigli sulla preparazione”, domandati all'allora misconosciuto ginecologo in odore d'inchiesta. Primavera 2006. Autunno 2008: “Mi hai profondamente deluso!”, così il futuro team manager Saxo Bank-It Factory, motivando al suo tesserato la decisione di sospenderlo dall'attività, in attesa di nuove buone o cattive che siano. Ma che differenza fa?
3. Varese. Correre per perdere, piuttosto che far vincere Bettini. L'anticiclismo predicato da Antequera, ct della Spagna, ha depresso a tal punto Valverde da fargli confidare ai giornalisti, di spalle al podio e al suo presidente federale Sanchez, nel Mapei cycling stadium: “Con questa classe dirigente non vincerò mai un Mondiale”. E gli stessi Garate e Rodriguez non sono proprio riusciti a spiegarselo, l'altolà comandato via radio dall'ammiraglia, all'avanzamento di quella fuga a 12 (tra i quali 3 italiani e 3 iberici), sul finire del 12° giro. Sul momento i due hanno obbedito e basta. Salvo poi discutere aspramente l'ordine superiore, fin dal rientro nei ranghi del gruppo. Mettendo Freire in imbarazzo. Comunicazione disturbata anche tra i belgi, e rallentata dalla traduzione dal neerlandese al francese e viceversa. Davanti Nuyens e Van Goolen, senza mai parlarsi in fiammingo. Dietro Gilbert - la gamba e la lingua più svelta, francofona - a imprecare contro l'indipendentismo dei corregionali di Boonen. Tutti per questi o quello che è.
4. I suoi primi cinquant'anni 1. Jeannie Longo nasce il 31/10/1958 ad Annecy (Haute-Savoie). Famiglia di montanari sportivi, più sportivi che montanari. Da bambina le piacciono i giochi e le attività all'aria aperta. Fa volentieri ginnastica a scuola e corre già veloce. Impara presto a nuotare e sciare. E dimostra stile e potenza, sulla neve. Tanto che a Saint-Gervais Mont-Blanc scende con i tempi delle compagne più grandi. Lei che non supera i 164 cm di altezza. All'università di Grenoble si iscrive a matematica ed economia. Mentre comincia a fare dell'agonismo: prendendo maledettamente sul serio sia gli studi sia le gare. In anni d'allenamento matto e disperatissimo. Nel 1979 vince i Campionati studenteschi nazionali. Di slalom speciale, gigante e libera. Ma i tecnici federali non si fanno illusioni, hanno saputo della nuova, cocente passione. La bicicletta. “È molto meglio anche del fondo”, racconta al Dauphiné Libéré la principiante delle due ruote. Dopo essersi aggiudicata la prima ciclosportiva alla quale partecipa. Una cronoscalata a Chamrousse. (Continua).

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

L'autunno varesino splende

1. Varese. Misurato più lungo il muso di Damiano Cunego, che non l'applauso a Paolo Bettini (ed Erik Zabel), frequentando le Bettole nel dopo corsa. 12° e 13° giro hanno ubriacato di fatica mezzo gruppo, ancora lontano dal traguardo. Alessandro Ballan il più sobrio tra i tredici che hanno come vinto alla schedina. Italia e Belgio a giocarsi una tripla. Ride infine chi scatta per ultimo e sa vincere bene, benissimo, altro che poco. Uno tenuto in altissima considerazione in Belgio e in Francia, per esempio, in Italia meno ma non dal commissario tecnico della nazionale. Franco Ballerini è un intenditore, sa perfettamente quanto valgono un Fiandre - il massimo - o solo un De Panne, minimo. Piange Matti Breschel, terzo incomodo tra gli azzurri dal primo al quarto posto. Consolato da Bjarne Riis e da un contratto con la Saxo Bank-It Factory. Scherzano l'americano Lucas Euser e il giapponese Yukiya Arashiro, rispettivamente 77° a 22'49" e 78° a 22'50". “Almeno l'acqua delle docce sarà calda al punto giusto”. Ma l'organizzazione è stata pressoché perfetta.
2. Varese. Come per “il paradosso di quindici” - diciotto - “Mondiali di calcio” (Franco Rossi, Limina 1998): perde la migliore, anche ai Campionati di ciclismo. Marianne Vos decide la corsa in via Montello, trascinandosi dietro altre cinque. Due svedesi e due tedesche, con una riallunga in via Crispi. Riprese. Dal Lungolago della Schiranna in avanti, Judith Arndt e Trixi Worrack partono a turno. Vos le salta ogni volta e prova sui Ronchi. Raggiunta. Vos resta in scia a tutte, Vos spinge il rapporto come nessuna, Vos viaggia con la vittoria addosso, Vos tiene a tiro la finisseuse Emma Johansson. Vos sprinta dai 200 m e ai 50 si pianta, battuta da Nicole Cooke. In 49 giorni olimpionica e iridata. Sorriso a 32 denti e gengive, bocca occhi e il resto. Gridolino anche alla SettimanaSportiva.it: “Yeah, great!”. Finalmente distensione, nel pomeriggio del giorno più lungo. Pierre Bordry dell'antidoping francese, la mattina: “Dodici controllati al Tour faticano ad addormentarsi, da quando sanno che i loro campioni ematici riposano a Châtenay-Malabry”. Ne sapremo delle brutte.
3. Varese. Catalogo dei vincenti. Fabio Andrés Duarte Arevalo, colombiano, Funza 11/6/1986. 2004-2006 Une, 2007 Serramenti Pvc Diquigiovanni-Selle Italia, 2008 Colombia es pasión-Coldeportes e Vélo Club La Pomme. Un anno fa positivo al testosterone alla Clásica de Girardot. Mai squalificato. Venerdì scorso campione del mondo under 23. Bert Grabsch, tedesco, Lutherstadt Wittenberg 19/6/1975. 1998 Agro Adler Brandenburg, 1999-2000 Cologne, 2001-2006 Phonak, 2007 T-Mobile, 2008 High Road/Columbia. È il fratello minore e migliore di Ralf (2006-2008 Team Milram). 9 vittorie in carriera, 6 in cronometro individuali. Compresa la prova iridata di giovedì. Amber Neben, americana, Irvine 18/2/1975. 2001-2002 Cannondale, 2003-2004 T-Mobile, 2005-2008 Flexpoint. Un anno fa le è stato asportato un melanoma. “Yippee!”, ha esultato sul suo blog. Festa doppia sul podio del clm donne élite, mercoledì. Adriano Malori, Parma 28/1/1988. 182 cm per 68 kg. Physique du rôle per precorrere i tempi. Difatti: martedì oro ai 48 orari, al ritmo del tic-tac.
4. Varese. Ridendo e scherzando sull'effetto che fa, magari al ciclista in posizione aerodinamica: si è infine arrivati a prenderle maledettamente sul serio, le controindicazioni di una cura a base di pillola blu, somministrabile a una maglia rosa. S'intende più per combattere la formazione di acido lattico, che non l'impotentia erigendi. Consulto medico a margine del convegno “Varese 2008 - Science of Cycling”, organizzato da Mapei sport e dall'Ambulatorio del Campus. E allora perché non c'è traccia di citrato di sildenafil, nella Lista 2009 delle sostanze e dei metodi proibiti, appena compilata dall'Agenzia Mondiale Antidoping? Semplice. Perché nonostante decennali diffusione e sequestri di Viagra in quantità industriale - ritrovato caso per caso a domicilio del professionista o nel bagagliaio di un'ammiraglia - l'ultima parola spetta comunque agli undici del Comitato Wada, su posologia del prodotto e relativa incidenza, in una prestazione d'esercizio aerobico. E gli undici del Comitato hanno detto mah, boh, ni, “la materia è complessa, vedremo in futuro”. Link a un approfondimento dal passato (Journal of Applied Physiology 100, 2/2/2006): http://jap.physiology.org/cgi/content/abstract/100/6/2031?maxtoshow=&HITS=10&hits=10&RESULTFORMAT=&fulltext=cyclist&searchid=1&FIRSTINDEX=10&sortspec=relevance&resourcetype=HWCIT

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Adulanti con juicio

1. Si dice che Mendrisio 2009 farà gli stessi spettatori di Varese 2008, incassando la metà ma spendendo un terzo. Quando si dice il senso degli affari e delle proporzioni. Si dice che il cronoman italiano - uno dei pochissimi - attualmente più in forma, non si capaciti della sua esclusione dal Mondiale di specialità. Perché, Bruseghin avrebbe forse fatto peggio di Quinziato e Pinotti? Si dice che tra le azzurre per la gara in linea, Guderzo pedali anche meglio di Luperini, sugli strappi, ultimamente; e che nessuna delle due tenga ancora le ruote di Arndt e Vos, sul passo. Si dice che i russi siano molto più competitivi degli americani (e i danesi degli olandesi, e gli irlandesi degli inglesi). Si dice che tra i belgi, l'atteso Gilbert parta svuotato e un'inaspettato Devolder arrivi con la gamba piena. Da 47° nella generale del Polonia, stravinto da Voigt ieri l'altro. Oggi si dice tutto e il contrario di tutto, ma da domani si pedala. E basta. Tante altre chiacchiere da domenica, nel tardo pomeriggio.
2. Alberto Contador non ha avuto rivali né al Giro d'Italia né alla Vuelta a España. Merito suo, mica una colpa. E non c'è peggior sordina di quella azionata al di qua dei Pirenei, per non sentire i toni forti di Marca spagnola, di As e persino del Mundo Deportivo (“El corredor más completo de su generación”) adulanti con juicio, nei confronti del venticinquenne madrileño. Fino al prossimo 24/10, senza dubbio il più forte ciclista da gare a tappe in attività. Aspettando il problematico, ma promettentissimo, ritorno alle competizioni del trentunenne Ivan Basso. Pronosticando poi per il ventitreenne Andy Schleck, un futuro di successo. Fantasticando, infine, sulle reali condizioni atletiche del trentasettenne Lance Armstrong, anch'egli al rientro in gruppo in contemporanea - significativa - con il varesino squalificato. Dopodiché: salto di pagina dalla trombonissima “Edad de oro” iberica, alla riapertura della pallosissima questione generazionale, a caccia di dualismi fantasma.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Preferenze da candidato unico


1. 1° Paolo Bettini, 2° Davide Rebellin, 3° Damiano Cunego, 4° Alessandro Ballan. A Suances all'arrivo come a Varese in partenza, le gerarchie sono quelle, stabilite dall'esperienza e da Franco Ballerini. Commissario tecnico molto commissario e poco tecnico: selezione di convocati, riserve e titolari, non solo in base alle attuali condizioni di forma di tanti, troppi azzurrabili, non tanto immaginando un eventuale corridore tipo (passista veloce) più adatto al circuito mondiale (scorrevole). Piuttosto, realisticamente, Nazionale presto fatta sulla scorta delle preferenze espresse dallo stesso candidato unico a capitano. Messi in minoranza gli aspiranti leader, certo con residue chance e gratificazione, ma 3 contro 5 gregari di maggioranza, tra i quali uno che tira le volate. Cioè Luca Paolini, competitivo anche alla Parigi-Bruxelles. In Spagna Oscar Freire Gomez ha fatto fondo e salita. In Polonia occhio a cos'ha in testa Fabian Cancellara, voglioso di staccare; non si capisce se anche il resto del gruppo o comunque per il resto della stagione.
2. Alberto Contador in fuga sull'Angliru, inseguito dalla Guardia Civil (“correttissimo pubblico del ciclismo” spagnolo, molto più indisciplinato di quello italiano) è l'immagine simbolo di una stagione delle corse a tappe tramontata con una settimana di anticipo, dietro le montagne della Cordillera Cantábrica. All'alba del terzo millennio, la stessa Unipublic si è detta favorevole a una riduzione del numero dei giorni assegnati in calendario a Giro d'Italia, Tour de France e Vuelta a España: da 23 a 21. Contraria l'Aso. Di qui a domenica, anche solo per passare il tempo, facile che la proposta torni in discussione e gli organizzatori la riformulino ufficialmente, facendo i conti con i nuovi indirizzi dell'Uci post-congresso. Federazione presieduta da chi, dopo il triennio di Pat McQuaid? Forse dal grande vecchio della globalizzazione del movimento, Hein Verbruggen? Difficile. Altrimenti, calcolare per i prossimi sette giorni una matematica, comprensibile ma non condivisibile, liberissima e antisportiva, spartizione di traguardi, maglie e premi. Ancora tanti, un po' per tutti.
3. Da sempre sicuro di sé. Fin da quando, ventunenne, ha preso casa “sul lago di Como” a mezza montagna, come da annuncio immobiliare. Con il 14% della Garzola, verso Brunate, da calcolare a ogni rientro dall'allenamento. L'allora neoprofessionista della Motorola ancora non disponeva di un gruzzoletto da investire nel mattone, magari per comprarsi una Villa Oleandra a Laglio. Anticipando gli Heinz del ketchup e George Clooney. In compenso la sistemazione fuori mano e da fuori soglia, gli insegnò anzitutto a non alzare la voce e ad abbassare la cresta (“Inevitabilmente, vivere in Europa mi ha raffinato”); poi a scavalcare di forza i muri, lezione messa in pratica al di là di quello di Huy nella Freccia Vallone del 1996. 155 giorni prima che gli fosse diagnosticato un cancro ai testicoli, con metastasi a cervello e polmoni. Per la cronaca e per quel che vale, con già in tasca un biennale da 2,5 milioni di dollari firmato per la Cofidis. Poi la guarigione, eccetera. Martedì scorso, Lance Armstrong ha detto serio che ritornerà giovane. Sicuri non ce la faccia anche stavolta?
4. Lo sprint di Fabio Triboli nella corsa in linea su strada Lc 1-2 / Cp 4 - 72,6 km volati ai 41 di media - è il gesto atletico che vale l'intera Paralimpiade del ciclismo italiano, molto più del totale di 6 medaglie all'attivo (2 ori, 1 argento, 3 bronzi). Perché, se il cinico non risiede a Pechino e non è adatto al mestiere di giornalista: però non tutte le discipline e le singole competizioni/per singola categoria dei Giochi, risultano ogni quadriennio ugualmente partecipate, tecnicamente rilevanti, agonisticamente probanti, in sé spettacolari. Anzi. Sabato scorso, al contrario, in programma due gare una più tirata e dispendiosa dell'altra. Tanto che nella prova Lc 3-4 / Cp 3, ne hanno fatto le spese Fabrizio Macchi e Paolo Viganò, mica gli ultimi arrivati (ritiro anticipato per entrambi). Vittoria dell'inglese Darren Kenny, potentissimo, davanti allo spagnolo Javier Ochoa. Sì, Otxoa Palacios, il Kelme-Costa Blanca primo ad Hautacam al Tour del 2000, anticipando da lontano Lance Armstrong e José Maria Jimenez. Proprio lui. Da sette anni a questa parte, diversamente abilissimo.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Ballan sui lupi


1. La classe di Alessandro Ballan non l'ha nessuno dei suoi coscritti: né Joaquím Rodríguez Oliver né Sylvain Chavanel, per dirne due che ne hanno intravisto la sagoma in oro, nella nebbia di La Rabassa. Ma la maglia del líder della Vuelta cambierà presto indossatore e al più tardi (nel 2010) colore, per differenziarsi da quella gialla del Tour. E in fondo il fiammingo Gustaaf Deloor trionfò a Madrid in arancione, nel '35 e nel '36, agli albori del Giro di Spagna; in bianco esultò Julián Berrendero, nel '41; in rosso fuoco - tinta che a questo punto tornerebbe di moda - sfilò infine Delio Rodríguez vincitore nel '45, giornale organizzatore il Diario Ya. Veste nuova, idea al 51% del socio di maggioranza di Unipublic Sau, Grupo Antena 3 e al 49% di Amaury Sport Organisation, annacqua la notizia incendiaria As. Fondato il Terzo impero francese? Dalla Castiglia Paolo Bettini sponsorizza per la Nazionale Luca Paolini, Andrea Tonti e Matteo Tosatto. Franco Ballerini potrebbe accettare almeno due consigli per gli acquisti su tre.
2. Nelle prime quattro tappe in linea, quattro arrivi uno più spettacolare dell'altro. A Jaén ritrovato lo stesso Valverde di Plumelec, 2" di distacco ai 99 levati di ruota (99° Freire, 100° Bennati) tutti allungatissimi dai -500 m, in salita. A Córdoba appena più potente Boonen di Bennati, partiti entrambi ai 200. A Puertollano appena più scattante Bennati di Boonen, entrambi nemmeno partiti, sfiancati troppo Weylandt e Viganò. A Toledo Bettini tempista, anticipando Valverde e saltando Gilbert. Cronometro: Leipheimer su frequenze di pedalata insostenibili anche per un Contador (già 41" di vantaggio su Sastre). Chavanel e Quinziato molto meglio di Schumacher e Klöden. A Granada, a squadre, prologo alla Liquigas di Agnoli, Bennati, Franzoi, Pozzato, Quinziato e Vanotti. In sei per 7,7 km ai 55,239 orari, lasciando per strada Corioni, Santaromita e in ultimo Stangelj. Del Team Csc-Saxo Bank tagliano il traguardo in sette, dell'Astana in cinque (come della Quick-Step). Caisse d'Epargne terza e al completo.
3. “Ho dato il massimo”, si è giustificato Paolo Viganò, giù dal podio nel chilometro Lc 3-4. Ma non era necessario: è che (anche) questi Giochi si sono fatti duri, durissimi. Passati i 1000 m iniziali, su pista, di una Paralimpiade del ciclismo che ne farà di strada, dentro e fuori il velodromo di Laoshan, traslocando poi nel Changping. 44 le gare in programma, delle quali 23 all'aperto. Ad Atene 2004, totale di 31 (13). Troppi salti di categoria, obiettano molti tecnici al Comitato internazionale, facendo la differenza: viva l'abbondanza di partecipanti, ma con i tempi morti finiscono fuori onda - letteralmente, anche per esigenze televisive - coerenza sportiva (competizione tra atleti con pari/parificata disabilità) e vivibilità dell'evento (relazione tra accompagnatori ed accompagnati). L'italiano appena dietro l'australiano Greg Ball, il giapponese Masaki Fujita e l'inglese Simon Richardson, rispettivamente dal quarto al primo posto in classifica. Due record del mondo nello stesso concorso, 1'14"936 per l'oro e 1'17"681 per il bronzo (95% di 1'21"157).
4. Friedrichshafen al centro del mondo. Sì, Friedrichshafen in Tubinga, sul lago di Costanza, la cittadina industriale della Zeppelin Luftschifftechnik GmbH & Co. Sì, al centro del mondo del commercio nel settore ciclistico, nei giorni della fiera b2b più importante: non ci sono più le Colonia e le Milano di una volta, non ci sono (ancora) le Singapore e le Las Vegas del domani e del dopodomani. Solo oggi aperta al pubblico, da giovedì 4 a sabato 6 agli operatori. Prima edizione di Eurobike nel 1991, anno del boom della mountain bike. 268 gli espositori, 14.505 i visitatori. Nel 2007 rispettivamente 868 e 34.280. Estensione record della superficie espositiva e numero record d'operatori e giornalisti, indaffaratissimi tra stand e standiste. Qui si fanno gli affari e le conoscenze giuste, qui si vedono tutte le novità 2009 e ci si fa vedere. Come da diciassette anni a questa parte, dovrebbe fare tendenza la bici elettrica. Ma venderà di più quella da trekking, meglio di una city e di una mtb messe assieme. Grande curiosità per il cambio elettronico per specialissima.

La Vuelta buona


1. La terza corsa a tappe al mondo, s'intende dal punto di vista italiota, passa sempre in secondo piano rispetto all'ennesima smentita, richiestissima, di una non notizia (la passata frequentazione di Mario Cipollini da parte di Magda Gomes: “Molto simpatico, ha un bell'accento toscano. Ci siamo incontrati come amici”) o all'ultima sul futuro di Riccardo Riccò, che avrebbe valutato meglio l'opportunità di partecipare a un reality show, dopo aver appreso l'entità della sua squalifica (un anno alla meno peggio). Nel frattempo, al presente, Vuelta a España con i vincitori di Tour e Giro 2008, nonché con il campione del mondo. Tra gli altri iscritti, anche Alejandro Valverde Belmonte, Tom Boonen e Oscar Freire Gomez. E d'altronde l'evento Unipublic non trae solo vantaggi, dalla collocazione in calendario a ridosso del Mondiale. In basso all'Alto de Angliru, tredicesima tappa di ventuno, si farà presto il conto di chi c'è, di chi non c'è e di chi ci fa. Alberto Contador primo a Madrid risulterebbe uno dei cinque, nella storia, con doppia maglia gialla e una rosa.
2. “A Praga farà caldo? Fiorentina con Osvaldo”. Rispondendo per le rime al titolo della settimana - il migliore di una verdellea, già rosea, mai così ispirata (giornale di mercoledì 27/8) - ben altre domande sorgono spontanee: sarà o non sarà ventilato, Nazionale Mondiale senza Pozzato? E se a qualcuno il ct darà buca, questo qualcuno sarà Di Luca? Ma se dai Ronchi saliranno controllati, sempre bene portarsi Bennati? Mancano ancora ventidue giorni alla rassegna iridata di Varese (23-28/9). Franco Ballerini li trascorrerà anzitutto selezionando le questioni di fondo da risolvere, per la formazione ideale di una squadra azzurra all'altezza dei precedenti, Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007. Poi isolando gli elementi di disturbo e aggregando quelli d'interesse, prima categoria di talentuosi con ambizioni da capitano, seconda di faticatori con mentalità gregaria. Gli uni da rispettare troppo per convocarli a tirare ai 100 dall'arrivo, gli altri chiamati apposta a far quello, già in partenza. A Bettini mancheranno le gambe? Rebellin e Cunego, le alternative meno strambe.
3. Plouay. Facile fare previsioni, nel capoluogo ciclistico del Morbihan (ma forse della Bretagna, forse della Francia). “Domani variabile, tra una settimana variabile, tra un mese variabile, tra un anno variabile. Variabile, come sempre” così si sbilancia parlando del tempo e del più e del meno, gli occhi al cielo, uno dei duecento volontari della 3 Jours e non solo, festa delle due ruote e di un mondo a parte, dal 1931. In programma, anch'esso variabile di anno in anno: sabato ciclosportiva, pista, Vtt, podistica, torneo di bocce (montepremi 4088 €) e danze popolari, domenica mattina gli Élite, domenica pomeriggio le donne, domenica sera folklore brasiliano e fuochi d'artificio, lunedì i professionisti, martedì il torneo di pétanque (montepremi 2212 €). “Difficile non piova, all'Ouest-France” scruta l'orizzonte per la Settimana Sportiva il presidente del Comité des fêtes, Patrick Fernandez. Non pioverà. Primo Pierrick Fedrigo secondo Alessandro Ballan, nell'ordine. Dopo il numero di Fabiana Luperini. In un clima sereno, serenissimo, serenissimamente incasinato.
4. Sanremo. Sorpresa: una pista ciclopedonale degna di questo nome. Effettivamente pista ed effettivamente ciclabile, in tutto e per tutti (biker, stradisti e graziellisti). Superficie in asfalto, larghezza della carreggiata 4 m, corsia riservata ai pedoni, segnaletica orizzontale, piazzole di sosta con fontanella e panchine. 24 km da San Lorenzo al Mare a Ospedaletti, sul tracciato della linea ferroviaria traslata all'interno (come da Prusst Programma di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio, approvato nel 2001). Alla ricerca del tempo perduto - in passaggi di proprietà, dell'azienda costituita per la realizzazione del progetto - mentre la cantierizzazione procede, la consegna dei lavori rimane un terno al lotto. Appunto, al 2008 ultimati solo due dei cinque segmenti iscritti nel disegno complessivo dell'opera. Non un capolavoro dell'astrattismo, non un monumento alle buone intenzioni ignote: ma greenway vera, a media percorrenza, propriamente fruibile. Fatta! Dove c'erano lo spazio per farla e altre condizioni. Ragione Liguria, e sentimento.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Absalon di bellezza

1. Riassunto delle puntate precedenti, per chi - colpevolmente - non guarda alla mountain bike dai tempi di Atlanta 1996, da quell'innocente sbirciare pierino il décolleté di Paola Pezzo. Passato inosservato appena quattro anni dopo, sul petto della boscochiesanuovese una seconda medaglia d'oro olimpica. Il biker del XXI secolo (meno pomposamente: il corridore del decennio) si chiama Julien Absalon, francese dei Vosgi, ventotto anni nove giorni fa. Nel cross-country ha vinto quattro Mondiali consecutivi dal 2004 al 2007 e tre Coppe del mondo (e mezzo) dal 2003 a oggi, quando non mancano che due prove alla conclusione dell'edizione 2008. Ma soprattutto, si è aggiudicato prima i Giochi di Atene e poi sabato scorso quelli di Pechino, facendo registrare una continuità di rendimento inarrivabile, a partire da una storica prima a Mont-Saint-Anne, Quebec, già allora davanti a Christoph Sauser. Un lustro fa. Nessuno in Val di Sole si è quindi sognato di darlo al tramonto, all'alba di giugno, una volta tanto lontano dall'Iride. E avreste dovuto vederlo che roba, là sulla collina del parco di Laoshan. Vicino alla perfezione. Tecnicamente sexy.
2. Gran Gran Bretagna nel velodromo poco distante dai percorsi del fuoristrada, Mtb e Bmx. Bilancio di 7 ori, 3 argenti e 2 bronzi, per un totale di 12 medaglie. Il 36% del metallo più prezioso sul dato nazionale complessivo, il 25% della ricchezza sportiva del paese. Tra i numeri più impressionanti: quello del terzetto della velocità (Chris Hoy, Jason Kenny, Jamie Staff) e quello del quartetto dell'inseguimento (Ed Clancy, Paul Manning, Geraint Thomas, Bradley Wiggins). Clamoroso caso di scuola ciclistica, modello di programmazione dell'attività federale, quota massima di picchi di rendimento sollecitato già agli ultimi Mondiali di Manchester. Primo obiettivo, Londra 2012. Vera Carrara entra “nella vita adulta” uscendo malissimo da una corsa a punti chiusa in partenza, un gioco da ragazze per Marianne Vos. “Sono ventun'anni che pedalo, è arrivato il momento di smettere. Sogno di aprire una gelateria e mi piacerebbe avviare una scuola di pet therapy per bambini autistici”. Ai dirigenti e tecnici Fci: cominciare immediately a farsi i fatti anche di un Roberto Chiappa, please, dati i suoi ventilati propositi di ritiro. Altrimenti, pista italiana nell'attraversata del deserto.
3. Fabian Cancellara tra i massimi protagonisti dell'Olimpiade, in assoluto, minimo (relativamente) tra i migliori atleti, per fisico e ripetizione di performance. Misurando la differenza per esempio nei confronti dei tiratori, con tutto il rispetto per chi fa pratica esercitando ben altre capacità psico-corporee. E dire che almeno in teoria, la statura del ventisettenne svizzero nemmeno avrebbe potuto piegarsi più di tanto, in posizione aerodinamica, su e giù dall'ottovolante di Badaling, 47,3 km contro il tempo nello spazio di circa 700 m di dislivello. Macché, il Tour de France ha invece finito per asciugare talmente il Csc-Saxo Bank (a proposito: confermatissimo da Bjarne Riis per il triennio 2009-2011, nonostante l'offerta d'ingaggio milionaria della Katyusha), che mai il vecchio Spartacus si era poi pesato così magro, proprio lui, il 186 cm x 80 kg di una volta - peso forma nei sette giorni tra Fiandre e Roubaix - oggi figurino rimesso a nuovo, tiratissimo. In salita, la dieta seguita alla Croix de Fer del 23/7 si è fatta sentire eccome: seconda razione di cronoscalata digerita meglio che non Levi Leipheimer e Alberto Contador, un quintale e qualcosa in due.
4. InciUci. E se la pace di Pechino tra la Federazione e l'Amaury Sport Organisation, fosse una dichiarazione di guerra al resto del mondo del ciclismo? Quantomeno, una diseguale spartizione - legale e legittima - del potere decisionale, sulle corse e sui corridori? La conferenza stampa del presidente Pat McQuaid (18/8) si legge con maggior precisione nei termini di una resa onorevole alle condizioni poste dalla Société du Tour de France, per il ritorno dei suoi eventi sotto l'ombrello dell'Union Cycliste Internationale, in definitiva al riparo da violazioni dello statuto Cio. “L'Uci accetta che i diritti di partecipazione alla Grande Boucle, per il periodo 2009-2010, siano regolati dalla convenzione stipulata il 18 giugno scorso tra le squadre e l'Aso”. Non un accenno al ripristino della formula Coppa del mondo quale challenge annuale di raggruppamento delle classiche, come evocato da più di un'interpretazione stragiornalistica, più che faziosa, del neutralissimo comunicato di Aigle. E neanche una minima sconfessione dell'idea ProTour, in quelle 3000 battute, al massimo un suo nascondimento dietro il cartellone Calendario Mondiale. Rinegoziazione al 2011.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Piccoli gruppi per grandi medaglie

1. Guderzo a medaglia, a sorpresa. Giù dal podio Marianne Vos, tagliata fuori dalle rasoiate dell'italiana ai -15 dal traguardo. Sul gradino più alto l'altra favorita Nicole Cooke, prima tra le outsider Emma Johansson, Christiane Soeder, Linda Serup. Prova olimpica partecipata da numero 66 atlete, ultimo dorsale alla slovena (di Arluno, Milano) Sigrid Corneo. Anomalie. E concludono in 62, sessantaduesima Aurélie Halbwachs, Mauritius. A 19'47". Chi è Tatiana? Tatiana era la diciannovenne di Atene 2004, nel frattempo miglioratissima in salita e sul fondo. Da Marsan di Marostica (Vi), 160 cm x 51 Kg circa, qualifica agente di Polizia penitenziaria, gruppo sportivo Fiamme Azzurre. Corre per la Gauss-Rdz-Ormu, direttore Luisiana Pegoraro. Atleta completa, anche da cronometro e inseguimento su pista. La strada imboccata in questa stagione - raggiunto il quarto posto in un Giro Donne per grimpeuse - determina però una svolta. Direzione obbligata Varese gara in linea, corsa parallela con quella di Noemi Cantele. Contro l'ansia, evitare il trattamento riservato a Maribel Moreno.
2. Non per fare dello spirito (olimpico): ma ci sono secondi posti che valgono. Nel ciclismo, almeno quelli nella generale di un Tour de France e appunto ai Giochi, in particolare. Così che l'Asia argento di Davide Rebellin non è poi figlia di un profondo rosso, non è mica da trauma o da crocevia per l'inferno. Samuel Sanchez più esplosivo di tutti nei 100 m finali, neanche piani e volati via veloce come neanche Usain Bolt. Punto. Davanti i tre più due più uno che hanno sommato le forze per sovvertire il pronostico, apertamente schierato contro gli attaccanti da lontano (a favore degli attendisti dell'ultimo chilometro, da sotto il gonfiabile fucsia vicino al casello della G025 Beijing-Badaling). Selezione per iniziativa di Andy Schleck, potentissimo lungo una salita da rapporto. Alexander Kolobnev e Michael Rogers li ha finiti lui, iniziando una progressione dietro l'altra. Nella corsa, sui generis, senza gruppo e senza squadre (appena 143 i partenti, solo 9 le nazionali con 5 elementi), gregariato per un Carlos Sastre e un Alberto Contador! All'arrivo anche Santiago Botero, 7°.
3. “Che botta!”. Della conferenza stampa di Riccardo Riccò, mercoledì 30/7 a Roma, colpisce molto più delle sue dichiarazioni concordate con l'avvocato, quella maglia ciclamino con raffigurato il cane Spank, indossata nel giorno della prima confessione. Ai punti, peraltro, mise molto meno inelegante del completo da petroliere texano, esibito alla presentazione del Giro d'Italia 2008 lo scorso novembre, agli Arcimboldi. Dell'immagine del ciclista non si salvano neppure le apparenze, di questi tempi. Marta Bastianelli, ventun'anni, si era appena calata un berretto nero sulla fronte, e a Sky Tg 24 aveva ammesso (martedì 29) la piccola paura vissuta oggigiorno dall'intera categoria, quella per “i prodotti americani in distribuzione presso le nostre erboristerie”. E poi dice che uno si butta sulla farmacia (76 dei 180 partenti all'ultima Grande Boucle, disponevano di una regolare Autorizzazione all'uso terapeutico di medicinali altrimenti vietati). Infine, alle 8:08 dell'8/8/2008, ora di Pechino: ecco che anche al miratissimo Emanuele Sella, urgeva “togliersi un peso” presso la Procura antidoping del Coni. Sì, ma quanta, troppa, insostenibile leggerezza.
4. Roma. Peggio macerarsi ad osservarlo in stato d'abbandono, da fuori un rudere da dentro una rovina per uomini e toponomastica. Lo scorso 24/7, alle 17:50, è infine imploso il Velodromo dell'Eur, ingresso tribune da viale dell'Oceano Pacifico (attorno il periplo viale della Tecnica, viale del Ciclismo, viale dei Primati Sportivi: qualcosa resterà). Diretta tv su RomaUno, ripresa giornalistica d'inchiesta sull'Espresso - tra le altre - causa iscrizione nel registro degli indagati dell'ad della società che gestisce l'impianto, al 49% già in Acquadrome per la nuova “Città dell'acqua e del benessere”, ora edificabile sulle ceneri della pista olimpica 1960. Anno d'oro per Sante Gaiardoni (2: velocità e Km da fermo), per il tandem Giuseppe Beghetto-Sergio Bianchetto, per Luigi Arienti, Franco Testa, Mario Vallotto e Marino Vigna (inseguimento a squadre). Di mezzo un pericoloso surplace sopra 120 Kg di tritolo già posizionati, “atto dovuto” per il quale non brillano certo per tempestività, Procura, Comitato di quartiere, Comitato per i beni architettonici, Ministero, Prefettura. Video: http://www.youtube.com/watch?v=V2LFJawsZEM

Francesco Vergani
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Nel garage di Riis

1. Ha rivinto Bjarne Riis. Dodici anni dopo quel Tour de France 1996 asteriscato, moralmente e tecnicamente non aggiudicabile a nessun altro (forse al secondo Jan Ullrich? O ancora al terzo Richard Virenque?). Il direttore sportivo del team Csc-Saxo Bank ha quindi anticipato lo sprint degli organizzatori, giungendo primo al traguardo del suo garage: dentro l'ormai mitologico scatolone, agguantata la stessa maglia gialla contesa all'Aso nell'albo d'oro della corsa, negli anni ripulito da macchie sempre più grandi e untuose, alla bell'e meglio. Ritirata la divisa e messa presto sulle spalle larghe, anzi larghissime, di un altro professionista con schiena diritta e pelo sullo stomaco. Veste il simbolo del primato 2008 un corridore di fiducia già settennale, stessa stoffa tutt'altra taglia del danese. Perché caldo e fraterno ordine di scuderia, ha poi comandato a Frank e Andy Schleck - loro a pari grado di condizione se non in superiorità nei confronti del compagno Carlos Sastre Candil, cognato di José Maria Jimenez 1971-2003 - le virtù della pazienza e dell'obbedienza. Come a una scuola di vita.
2. Hanno perso Cadel Evans, Alejandro Valverde, Damiano Cunego. L'australiano della Silence-Lotto è andato in crisi nell'ultima settimana, con un crescendo di contro-prestazioni. Tra Pratonevoso a L'Alpe d'Huez accumulati 3'08" di distacco da Carlos Sastre. Nella seconda cronometro di Saint-Amand-Montrond, addirittura ultimo posto nella classifica dei migliori specialisti, a 2'05" da Stefan Schumacher (nella prima a Cholet, distanza inferiore di 23,5 Km, gap di appena 21"). Più forti di lui, nella specialità, anche Kim Kirchen, Christian Vandevelde e David Millar. Molto male gli attesi capitani di Caisse d'Epargne e Lampre, dunque. Almeno a giudicare le rispettive condotte di gara con il metro delle aspettative della vigilia, innalzate a dismisura fino a quote pronostico da carenza d'ossigeno al cervello, ragionando sull'eventuale vittoria di due che mai hanno concluso nei dieci, al 2007. Regolarmente insufficienti le tenute dello spagnolo e del veronese, allora, ancora una volta nella Grande Boucle. Piccola débâcle tale, soprattutto data la minima concorrenza.
3. Per spettacolo agonistico anche questo stanco Giro è stato come sempre all'altezza del suo blasone e del suo orgoglio, nonostante il basso profilo atletico e tecnico. Certificato per ultimo dall'insospettabile professor Michele Ferrari di 53x12.com, lui e le sue Vam-Velocità ascensionale media, Watt e Rpm-Rotazioni del pedale al minuto, scientificamente e metodologicamente assortite. Notevolissima l'impresa di chi è arrivato a Jausiers partendo sulla Lombarda, di mezzo la Bonette (non il tratto asfaltato più alto d'Europa, Pico Veleta 3398 m, non il valico stradale più elevato del continente, Col de l'Iseran 2770: comunque un'ascesa grandiosa). Formidabili i tentativi a ripetizione del finisseur Sylvain Chavanel, potente la volata à la Tom Boonen, sugli Champs Élysées, del suo gregario Gert Steegmans. Mancavano i personaggi e sono mancate anche le personalità, in gruppo e fuori. Visto appena Alberto di Monaco a Superbesse, mentre Nicolas Sarkozy (comunque senza Première dame) ha dovuto dare forfait nel tappone dell'Ubaye. Non era aria.
4. Secondo la Süddeutsche Zeitung, “Amigo de Birillo” (“Birillo” Ivan Basso) sarebbe Frank Schleck. Riprende per la terza estate consecutiva il gioco enigmistico della decrittazione, su stampa, degli eufemismi di Eufemiano, dottor Fuentes, ginecologo delle Canarie. Pseudonimi facilitati registrati nell'archivio di una manipolazione del sangue organizzata, su scala internazionale e per una clientela polisportiva. Fatti e misfatti passati in giudicato - per molti ma non per tutti - effetto dell'Operación Puerto spagnola. Per un aggiornamento sullo stato dell'arte, incrociando le fonti El Paìs e Le Monde: gli inquirenti hanno identificato, a oggi, “Hijo de Rudicio/Jan” Ullrich, “Nicolas” Santiago Botero, “Sevillano” Oscar Sevilla, “1ai" Unai Osa, “Atr” Aitor Osa, “4142” Tyler Hamilton, “Guti” José Gutierrez Cataluña, “Rh” Roberto Heras, “Falla” Constantino Zaballa, “Bella (Jorg)/Vains” Jaksche. Restano invece da attribuire, ufficialmente, altri trentuno riferimenti in codice, più o meno ermetici (es. “Valv. (Piti)”). Nuovi, immancabili tentativi di risoluzione, a margine del Tour 2009.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Se Cadel rimane in piedi

1. Prato Nevoso. Cadel Evans non avrà più niente da perdere, alla partenza della cronometro di sabato (53 Km tra Allier e Cher: strong enough). Niente, a parte la vittoria di questo sfuggente, sfigatissimo 95° Tour de France, incerto e insicuro almeno come gli ultimi due. Quassù dove sciano gli uomini di mondo e di Mondovì - nel primo dei tre giorni alpini, milite esente Damiano Cunego - lo squadrone Csc-Saxo Bank ha fatto quindi leva obbligatoria sulla sua superiorità numerica, isolando e accerchiando il nemico. Ben addestrato Andy Schleck. Ancora meglio Carlos Sastre, rientrato nei ranghi. Di fatto, operazione maglia gialla portata a termine con successo. Contenuta, in extremis, anche la perdita di Frank Schleck da Bernhard Kohl. Ma il capitano lussemburghese è tanto veloce negli arrivi in salita, quanto lento contro il tempo. E ahilui potrebbero non bastare 2' di vantaggio, eventualmente accumulati sugli avversari. Dalla cima della Bonette, fino alla pedana di Cérilly. Chance per Denis Menchov, a questo punto? Provincia granda, piccolo mistero.
2. Nessuna sorpresa. In gruppo, tra gli organizzatori, nel sèguito. Negativo, se l'aspettavano tutti. In attesa delle controanalisi, la non notizia della positività all'anti-doping di Riccardo Riccò (in più d'un controllo?) ha subito suscitato, a caldo nell'ambiente, reazioni generalizzate d'impressionante freddezza. In particolare nelle dichiarazioni - raggelanti - di team manager e corridori delle squadre francesi. Con la rimarchevole eccezione dell'Agritubel di Christophe Moreau. Le accuse dirette al/ai Saunier Duval-Scott non si spiegavano per un fatto d'antipatia personale, evidentemente. La difesa dell'indagato “per assunzione di sostanze nocive, nella fattispecie Epo” proverà piuttosto a dimostrare l'inattendibilità o la contraddittorietà del sistema adottato dall'Aso, sotto l'egida della sola Federazione ciclistica nazionale. Premesso che la stessa Agenzia anti-doping transalpina, in data 11/7, aveva già denunciato l'assoluto rispetto dei protocolli mondiali. Garbugli che non c'azzeccano con lo sport, obietteranno i miei venticinque lettori. Tutta colpa dei capponi.
3. Letto veramente, tra un dispaccio di giudiziaria e l'altro, “Il racconto del ciclismo. Giro d'Italia e Tour de France '98 in televisione”. A cura di Giorgio Simonelli, collana Vqpt Rai-Eri. Formidabile quell'anno il movimento mediatico attorno alle corse e ai corridori, da maggio a luglio. Marco Pantani buca il video. Record d'ascolto per la Montceau-les-Mines-Le Creusot dell'1/8 (terzo canale, sabato pomeriggio: spettatori 4.230.000, share 47,7%). Due eventi seriali a confronto, due testi di narrazione diretta sovrapponibili, sottintendono i semiologi. Somiglianze nella retorica cronachistica. Differenze nei mezzi tecnici impiegati, ai fini registici. In Italia non si perde d'occhio l'agonismo. In Francia anche ma non solo, allargando lo sguardo al paesaggio. Quanto ai contenuti, netto lo stacco dalla mera trattazione dell'affaire Festina-Lotus ai voli pindarici sopra le gesta del Pirata. L'ammiraglia guidata da Willy Voet non passò la frontiera franco-belga, l'8/7 a Neuville-en-Ferrin. E la sua (pessima) fama si spense definitivamente sul Galibier, tempo diciannove giorni di riprese.
4. La chiameremo Katyusha. Cambio d'identità per il team Tinkoff Credit Systems, la squadra omonima del “presidente ciclista” Oleg, “uomo di affari riuscito” (autopresentazione). Annunciata una rivoluzione di novembre sotto l'egida del Russian Global Cycling Project, fondazione per lo sport con un portafoglio di 30 milioni di Euro. Costituita, tra gli altri, con il contributo di tre main sponsor: Gazprom, Itera, Rostechnologii. Team manager confermato Stefano Feltrin. Direttore generale del progetto, nominato l'attuale responsabile dell'Autorità governativa per lo sport moldavo, il già sovietico, russo, passaporto ucraino, appunto moldavo, infine belga, Andrei Tchmil nato non lontano dal confine cinese, casa a Moniga del Garda, vita straordinaria. Esperienza da vendere, denaro da spendere, corridori da comprare. Qualche nome? “Siamo interessati a Cadel Evans, Carlos Sastre, Fabian Cancellara, Robbie McEwen, Filippo Pozzato, Gert Steegmans”. Tutto qui, si limitano a dire dallo staff. Primo obiettivo disputare il Tour de France 2009. A qualche settimana dal Grand Prix of Sochi.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Naturalmente alto

1. Come il suo livello d'ematocrito: altrettanto, da tenere sotto controllo. “Naturalmente alto”, il rendimento in salita di Riccardo Riccò, sull'Aspin e verso Hautacam. “Mi sono impressionato da solo”, si è quindi citato addosso il Saunier Duval-Scott. Forse che si era riascoltato al microfono di Alessandra De Stefano? (“Stanno a guardare anche il pugno nell'uovo”, aveva detto dell'Anti-doping del Tour). Alejandro Valverde ko già nella cronometro di Cholet. Damiano Cunego staccato dopo la Côte de Saint-Jean-de-Donne, prima ancora che ai 2,5 Km dalla vetta del Tourmalet. Christian Vandevelde terzo e Bernard Kohl quarto, dopo dieci tappe. E non finisce qui. Altri dilettanti allo sbaraglio potrebbero essere da applausi (Vincenzo Nibali?) e altri professionisti della regolarità potrebbe uscire di scena tra i fischi, di qui a una settimana. Festa del ciclismo a sorpresa (riuscita) ai piedi della Bonette e dell'Alpe d'Huez, in testa solo i riferimenti sicuri a Cadel Evans e Denis Menchov, allontanando il pensiero stupendo di una rimonta italiana, da dietro. Ma che corrida, là davanti. Poche certezze e molto agonismo.
2. Concetto rivoluzionario: in Francia la Festa nazionale è una festa nazionale. Ogni 14 luglio, da centoventott'anni a questa parte. Di qua da Ventimiglia, un po' “Perché Sanremo è Sanremo”. Oltralpe nel mese delle ferie, nel giorno del Défilé delle forze armate (e di Carla Bruni) sui Campi Elisi, cade il decimo anniversario dell'ultima vittoria mondiale tricouleur, quella di Zinedine Zidane e di Aimé Jacquet. Piccola grassa consolazione, per il popolo affamato da troppe magre figure, nell'adoratissima Grande Boucle patrimonio statale e quindi di tutti, sempre nella concezione universalistica della Parigi enciclopedica. Distribuita a dispense e porta e porta, giusto questa settimana stampa e siti riscrivono a modo loro “La leggenda dei Bleus”. Mentre sull'asfalto del Peyresourde si fatica non poco, a rileggere dipinto il nome dell'ultimo, competitivo atleta di casa: Richard Virenque, terzo nel '96 e secondo nel '97. Il ciclismo della Ffc va soprattutto fuoristrada, quando non mantiene la pista. In linea con i tempi che corrono, per le gare a tappe si scommette forte su un ex ciclocrossista, Clément Lhotellerie. Categoria espoirs.
3. Desio. Una donna sola al comando. E la sua maglia era biancoceleste, prima che si tinteggiasse definitivamente di rosa, fin dall'arrivo sul suo Monte Serra (“per che i pisan veder Lucca non ponno”). Divina Fabiana Luperini. Senza che per questo, Amber Neben e Claudia Hausler abbiano poi recitato la commedia delle sconfitte in partenza, co-protagoniste Tatiana Guderzo e Nicole Brändli. Cinque Giri come nessun'altra e come Fausto Coppi, bestemmia la volgare statistica delle pari opportunità. Tre Grande Boucle Féminine alla Joane Somarriba, una in più di Maria Canins, tre Freccia Vallone alla Nicole Cooke. Nel suo genere, la trentaquattrenne di Cascine di Buti risulterebbe anche un'autentica campionissima della storia: certo, avesse mai vinto uno straccio di Mondiale o un'Olimpiade, in quindici anni di carriera professionistica. Il ct Edoardo Savoldi tentenna con coraggio, teorizza pratico sui pro e i contro di una convocazione in extremis, per la trasferta di Pechino. Marta Bastianelli pedala sicura. Naomi Cantele è molto più duttile tatticamente. Giochi già chiusi, per la migliore delle grimpeuse?
4. Forse non rappresenterà un segno dei tempi, come la preghiera del venerdì dei musulmani (Yaum al-Gium'a) al Maspes-Vigorelli. Forse non figurerà gossip & glamour, come le sedute quotidiane di allenamento della coppia Lance Armstrong-Kate Hudson, al Palisades Tennis Club di Newport Beach, California. Ma la svolta epocale c'è stata, l'hanno registrata tutti gli indicatori che magari non faranno notizia, però rendono l'idea: ci sono più biciclette pro capite in Cina e India, che non in Olanda e Francia. Fino a ieri, s'intende anche solo fino al 2006, non era ancora così, e gli europei inforcavano - lasciavano in garage - più Graziella Carnielli e Lapierre, che non gli asiatici altri mezzi di fortuna, prodotti e distribuiti chissà come. Oggi lo storico sorpasso, peraltro completato senza alcun colpo di clacson e senza ossessione futurista, né alla Bruno Cortona ai tempi del boom né alla Vaughan nel “Crash” di Cronenberg. Lo dicono a chiare lettere e numeri alla mano, demografia e trend macroeconomici. È il giovane Oriente che tira. Il Vecchio continente, molla.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Senza abbuoni né cattivi

1. Un Tour de France senza abbuoni né cattivi, a insindacabile giudizio dell'Amaury Sport Organisation. Largo fin dall'inizio ai distacchi effettivi, stretta finale sugli indesiderati anche in tempo reale, “se necessario”, a salvaguardia di un'integrità che si vuole “da esempio, per lo sport in generale e non solo” (Christian Prudhomme). Se c'è una cosa che non manca al massimo evento ciclistico internazionale - una delle tre grandi manifestazioni periodiche, l'unica annuale, frequentate da una popolazione sufficientemente rappresentativa di quella mondiale, in termini di audience -, se c'è un segno particolare che fa l'identità della corsa più importante, è una sensibile coscienza di sé, da cui la tendenza ai sensi di colpa e ai sensi di legge (etica), agli scrupoli di responsabilità. Ma già dal Grand Départ sulle dipartimentali bretoni, fin dall'arrivo sulla côte di Plumelec, ecco che la maglia gialla di un Alejandro Valverde, guarda caso, stronca in partenza il tentativo di Kim Kirchen come quello degli organizzatori, entrambi benintenzionati e però maldestri, nel volersi distinguere anticipando l'azione: di forza e d'autorità, in contropiede e di diritto. Le chiacchiere stanno a zero, il vincitore degli ultimi Liegi e Delfinato a 56 (13 vittorie solo dal 2007 a oggi). Domani è un altro giorno utile per farsi una ragione dell'archiviazione spagnola dell'Operación Puerto, al limite per rimuoverla consapevolmente. Ieri complimenti al campione. E basta.
2. Tre giorni dopo essersi presentato al via del Campionato danese femminile - per un'improbabile protesta contro la sua federazione nazionale, subito virilmente sedata - Michael Rasmussen si è visto riconoscere una (minima) parte del maxi risarcimento danni richiesto alla Rabobank, la squadra che lo licenziò in tronco un anno prima, quando ormai la Grande Boucle pareva davvero sua, ancora all'antivigilia della crono di Angoulême. Per il professionista la soddisfazione di un piccolo rimborso spese, ha stabilito il tribunale di Utrecht: un paio di mensilità arretrate (132.500 € x2) più il valore del montepremi spettante alla maglia gialla di Parigi (400.000 €). 4,8 milioni di Euro meno della cifra domandata dal corridore, ma tant'è. In compenso, da quel giudice olandese è giunta una risposta definitiva all'interrogativo di molti, revisionisti e non delle avventure del pinocchietto di Lazise. Ebbene sì: infine non è altri che lui, il sedicente ciclista ubiquo - la mattina in Messico, il pomeriggio sulle Dolomiti - il legittimo vincitore (amorale) del Tour de France 2007, esonerato illegalmente senza preavviso e a corsa lanciata. Coincidenze. Due giorni prima della sentenza amministrativa in suo favore, lo stesso Rasmussen è stato squalificato per due anni dalla Federazione ciclistica monegasca, per la quale risulta tesserato. Le bugie hanno le gambe corte. La giustizia, tempi lunghi e troppo spesso sbagliati.
3. Nizza. Dal prossimo 21/7, il trentaquattrenne Alexandre Vinokourov potrebbe riprendere la sua attività di ciclista professionista, licenza kazaka nonostante la residenza nel Principato di Monaco. E sul Col de la Madone, la salita-test di ogni bravo ciclista-contribuente del fisco di Montecarlo, c'è chi giura di averlo visto già tirato e scattante, lo squalificato (per trasfusione omologa) dell'ultima Grande Boucle, primo pour parler tra i gestori e gli avventori della catena Culture Vélo, dalla Rue de France fino a Cannes e a Fréjus. L'ex Astana potrebbe anzitutto cambiare mezzo e divisa, anziché seguitare ad allenarsi - “Très fort”, osserva l'Iron Man Laurent Jalabert - su una bicicletta e con una tenuta da triathlon. Potrebbe pur sempre tornare a indossare la maglia della nazionale, il due volte bronzo ai Mondiali di cronometro. Giusto in tempo per le Olimpiadi di Pechino, per giunta. Potrebbe anche farlo, potrebbe sul serio rientrare alle gare: certo, fosse un pazzo o uno squattrinato. E invece da qui a due settimane, quello che “Da tre o quattro anni a questa parte, il ciclismo è diventato un autentico bordello”, proprio lui, curerà personalmente la trasformazione e il rilancio del vetusto Hôtel de la Commanderie (ad Andon, montagna accessibile dalla Route Napoleon) in un moderno centro sport, benessere e congressi d'alto livello, ma a basso impatto ambientale. Que dire? Invecchiando migliora, il nuovo Vino businessman.
4. Brivido caldo, dal processo contro Susanna Maranini in Frigo e il marito Dario, in aula ad Albertville. “Gli allora direttori sportivi della Fassa Bortolo, Giancarlo Ferretti e Bruno Cenghialta, così come i medici della squadra, effettivamente non mi hanno lasciato scelta. I loro rimproveri nei miei confronti, data la perdurante assenza di risultati (e per un corridore che guadagnava 480.000 € l'anno) erano un'umiliazione insopportabile. Continuavano a ripetermi che sapevo bene cosa fare. E d'altronde tanti assumevano Epo, in quella stagione. C'era chi si è fatto e chi ci ha guadagnato sopra più di me». Tutt'altro che un'autodifesa, anzi l'ennesima controaccusa - invero general-generica - al sistema ciclismo nel suo complesso, nello specifico delle parole di lui, sotto lo sguardo preoccupato di lei. I due rischiano fino a dodici mesi di reclusione con la condizionale, più multe per almeno 36.000 €. In compenso l'avvocato dell'ex professionista prova a mischiare le carte, riporta la cronaca del Dauphiné Libéré: giocando il jolly di una netta divisione dei ruoli alla prova dei fatti, tra moglie colpevole e marito innocente. Ecco il capitolo che manca a “Le donne dei campioni” di Beppe Conti, Editoriale Armenia. Per ultimo, si sta scrivendo (stenografato) non lontano da Sainte-Hélène-sur-Isère, dal luogo del delitto dove nell'auto della coppia vennero rinvenuti siringhe e prodotti dopanti, l'11/7/2005. Ah, l'amour.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Il salto in alto di Simeoni

1. Bergamo. Lance Armstrong, ha temuto arrivasse da dietro Lance Armstrong. Filippo Simeoni davanti a Giovanni Visconti e Filippo Pozzato, in un Campionato italiano deciso sulla Circonvallazione Mugazzone, anziché sulla Boccola. Un Ceramica Flaminia-Bossini Docce che anticipa i Quick Step e i Liquigas. Un trentaseienne che prende il tempo a un venticinquenne e a un ventiseienne, perdipiù al caldo del primo pomeriggio, senza starsene chiuso in casa a bere molto e a mangiar frutta. Scherzi dell'afa, del ciclismo, del destino. Vince l'inseguito dalla maglia gialla, con le peggiori intenzioni, nell'Annemasse-Lons-le-Saunier del Tour de France 2004. Rivince l'inseguito dall'ostracismo di mezzo gruppo (cliente del miglior preparatore sportivo su piazza) da almeno sette anni a questa parte, dalla diffusione di quel Gq dell'agosto 2001, fuori Paola e Chiara dentro altri nomi e cognomi, citati dal corridore in una deposizione alla magistratura ordinaria. Stravince “l'inseguito dalla malasorte”, dice lui alla Settimana Sportiva, “fortuna che adesso è tutto finito, anzi si ricomincia”.
2. Primo Damiano Cunego, secondo Matteo Carrara, terzo Vincenzo Nibali. La classifica degli italiani da classifica, alla partenza della Grande Boucle, è presto fatta. S'intende giudicando inclassificabile Riccardo Riccò, che espatria “con l'obiettivo di vincere una tappa, magari quella dell'Alpe d'Huez”. Dichiarazione d'intenti molto meno convincente della sua prestazione in salita verso Bergamo Alta, ultimo passaggio, primo alla ruota di Davide Rebellin. Non si crederà mica un Giuseppe Guerini o un Roberto Conti qualsiasi, il modesto capitano Saunier Duval-Scott? Endorsement scimmiottando il Direttore: 10 Euro su Frank Schleck vincente a 33 (quota Snai al 29/6). Nessun calcolo ragionieristico, solo una sensazione da diploma psico-socio-pedagogico. Cadel Evans ha tante virtù: costanza, potenza, resistenza. Ma pure il vizio del secondo posto, praticato anche nel fuoristrada. Yaroslav Popovych e Dario David Cioni, tra gli altri Silence-Lotto, faranno l'impossibile perché non ricada nella tentazione. L'Avenue des Champs-Élysées si apprezza un po' meglio, dal gradino più alto del podio di Parigi.
3. Thomas Dekker chi, il grande drammaturgo elisabettiano o il piccolo interprete di serial e miniserie? Né l'uno né l'altro. Thomas Dekker il ciclista, l'olandese volente o nolente - suo malgrado, soffre di problemi di pressione - più atteso e considerato, dal movimento fermo a ‘Joop’ Zoetemelk, quanto a vittorie nelle grandi corse a tappe. Certo il giovane più seguito dall'ammiraglia Rabobank, prima della promozione in prima squadra (formazione ProTour) del connazionale Robert Gesink, '86 dallo stesso fisico, centimetro più chilogrammo meno. Dopodiché, nessuno dei due risulta convocato da Erik Breukink per la trasferta di Brest. Ma per motivi opposti: mentre Dekker non ritrova la forma dal Romandia dell'anno passato, Gesink la condizione non l'ha mai persa, dalla Parigi-Nizza dello scorso marzo al recente Delfinato. Il moro marca male, ed è in castigo dopo una lavata di capo. Il biondo promette bene, e sarebbe un delitto bruciarlo, fumantino com'è all'infiammarsi di ogni gara. Nel frattempo l'ultima velina dà Lars Boom tricolore (nederlandese) su strada, lui già iridato del ciclocross. Dopo il calcio, il ciclismo totale.
4. “Biciclette per tutti. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha inaugurato nel centro della capitale il servizio di noleggio biciclette. 200 mezzi in 19 postazioni. Abbiamo quindi iniziato un tour tra le capitali europee per vedere dove e come funziona il bike sharing. Se tutti gli altri sì, perché Roma no?”. La bicicleide europea del Foglio.it ha già fatto tappa a Parigi, Vienna, Monaco di Baviera, Barcellona, Copenaghen, Tallinn, Tel Aviv. Là dove, per esempio in Germania, quando serve una bici la si ordina per telefono alle ferrovie dello stato: risponde un centralino, pronto ad indicare l'ubicazione del primo mezzo raggiungibile. In seconda battuta, un sms riferisce il codice di sblocco del fermaruota, da riattivare a fine uso con una terza e ultima chiamata. Costo del servizio: 6 Cent al minuto. Retrospettiva. L'8/4/1987, un azzardo storico del sindaco Paolo Pillitteri. 500 bici gialle per tutti, anche sotto la Madonnina. “È una scommessa sul senso civico dei milanesi, sulla loro capacità di difendere l'interesse comune”. E le bici andarono a ruba, letteralmente. Perché Milano no.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Teoria dei Giochi

1. “Julien Absalon abandonne”. Il ritiro del francese ha fatto più notizia dell'avanzata rossocrociata, nel cross country mondiale della Val di Sole: primo Christoph Sauser, secondo Florian Vogel, terzo Ralph Naef. Ma prima ancora e prima di tutti e tutto, ecco l'inverosimile sconfitta di un vero vincente. “All'inizio ho avuto un problema con la catena e ho perso concentrazione. Quindi non mi sono sufficientemente idratato, e mi è venuto un colpo di calore. Infine credo proprio di aver voluto strafare. Chissà, forse sentivo troppo la pressione”. Il campione non si spiega ma nemmeno si spezza. E a Pechino tornerà il biker da battere, anche se lui non lo sa. “Ormai i Giochi sono fatti per gli svizzeri, non ci sono dubbi”. Tra le donne Margarita Fullana ha girato sui tempi di un uomo (anch'egli spagnolo: Sergio Mantecon Gutierrez). Tra i discesisti Samuel Hill ha reso facile la parte difficile del tracciato, in sé molto tecnico e poco scorrevole. Per poi scivolare terzo alla penultima curva. Nel medagliere meglio la Colombia di Australia, Italia, Russia e altre nazionali storiche.
2. Non è colpa sua, è che li disdegnano così i Campionati italiani di cronometro individuale, troppi altri connazionali professionisti. Una bella bigiata di gruppo e via, al brutto andazzo di una scuola di specialità in grave, gravissima crisi. Anzitutto di vocazione e di reclutamento, ancorché di risultati. Ad Atene 2004 Filippo Pozzato non prese neanche il via, nella gara olimpica poi appannaggio di Tyler Hamilton. Era il 1994 quando Andrea Chiurato conquistò la prima e ultima medaglia della storia, ai Mondiali contro il tempo. Era il 1988 quando Guido Bontempi giunse primo nel cronoprologo di Pornichet-La Baule, ultimo italien ad accendere il ritmo nella prova del tic-tac, Oltralpe. A Marco Pinotti, migliore di tredici (tredici) e tricolore per la terza volta in quattro anni, solo un grande plauso e piccoli meriti: quello di partecipare, quello di partecipare vincendo, quello di partecipare vincendo e ricercando la prestazione. A Montichiari completati 33,1 Km in neanche 40 minuti, a una media oraria di 50 e passa. Qualcuno in grado d'andargli in scia? C'è nessuno?
3. Niente spritz, siamo svizzeri. All'ora (italiana) dell'aperitivo non si è aggiunto uno spettatore ch'è uno, alla platea feriale del Tour de Suisse. Né sulle strade né davanti alla tv, e nonostante le cronotabelle di ben sette tappe su nove, si siano adeguate ai tempi dei palinsesti nei giorni dell'Europeo: diretta video dalle 17:00, arrivo da programma alle 18:30. Rispettivamente, su Sf Zwei prima di “Euro 2008: Countdown”, sulla Tsi 2 prima di “Destinazione stadio”, sulla Tsr 2 prima di “Samantha Oups!”. Oups!, appunto. L'effetto traino del ciclismo (pedalato) sul calcio (parlato) si è dimostrato pressoché nullo. Tanto peggio, allora, per chi s'è perso un impressionante Frank Schleck su e giù dal Cademario. E i numeri di Fabian Cancellara a Lyss e Berna. E la performance di Roman Kreuziger sul Klausenpass. Tanto meglio, prossimamente su questi schermi, inquadrare i corridori fin da metà pomeriggio, com'è d'uso da che mondo è mondo. A Flumserberg, quota 1391 m, quasi metà gruppo ha tagliato il traguardo dopo le 18:45. Tutti ai massaggi dopo Carosello.
4. Sull'ultimo Le Scienze, edizione italiana L'Espresso di Scientific American, una prima applicazione della teoria dei giochi alla pratica ciclistica: attività sportiva (scientificamente) associata all'assunzione di sostanze dopanti. E a corredo dell'articolo, più o meno saggio, di Michael Shermer - il guru di Skeptic terzo su quattro nella Great American Bike Race del 1982, da Santa Monica a New York in 10d19h54' - ecco la risoluzione comparata di “dilemma del prigioniero” e “dilemma dell'atleta positivo a un controllo”. Come due complici si ritrovano interrogati in separata sede, dopo che si erano accordati per tacere entrambi, così due corridori del gruppo, anche loro si vedono infine costretti a decidere, ponderando payoff (guadagno) personale e reciproco. Cooperare o tradire, non parlare o confessare, rispettare le regole o fare uso di doping? Il redattore Peter Brown ipotizza il sommarsi di un guadagno comunque molto alto, in tasca al ciclista che fa uso di doping. E cce credo, co' 'sti prezzi: http://www.sciam.com/article.cfm?id=the-doping-game-payoffs.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Fermiamoci al Pavesi

1. Vedi il Delfinato e poi muori dalla voglia di Grande Boucle, di saggiare la pasta dei capitani, di stabilire chi c'è, chi ci fa, chi ci sarà. Ancora sulla Croix de Fer, tra cinque settimane. Cadel Evans c'è, come sempre. Avanti il prossimo che lo anticiperà come già negli ultimi tre Tour, Contador, Pereiro Sio, Klöden, Sastre e prima Armstrong, Basso, Ullrich, Mancebo, Vinokourov, Leipheimer, Rasmussen. Elenco dezaniano da spuntare, per concludere che degli undici avversari dell'australiano, solo due ricominceranno da Brest, sabato 5/7. E né un Pereiro Sio al massimo, né un Sastre al minimo (a La Toussuire ritardo di 7'08") potranno mai insidiarlo. Alejandro Valverde ci fa invece più di un pensierino, tema: il candidato alla maglia gialla 2008 illustri le prove concrete di una sua effettiva tenuta nella terza settimana, quando prima di spingere a cronometro servirà tirare dai piedi della Bonette alla vetta dell'Alpe d'Huez. Esame di maturità. Ci saranno infine occasioni future anche per Robert Gesink e Maxime Monfort. Per adesso, basterà loro un piazzamento.
2. Tom Boonen è il pupone delle Fiandre, lo sportivo più famoso del Belgio, tra i tre nomi noti a più del 90% dell'intera popolazione (dietro ad Alberto II e a Paola Ruffo di Calabria, ma davanti al premier Yves Leterme). Finito nella polvere bianca, ancora non si sa in quanto assaggiatore o cocainomane o spacciatore, ci resterà sotto tutela personale e giudiziaria del suo team manager Patrick Lefevere e consulenti legali, gregari del capitano uomo immagine Quick Step. A proposito, sponsor ufficiali e tecnici della squadra hanno rinnovato il contratto fino al 2011: dov'è questa crisi? Per l'anno prossimo confermatissimo anche Stijn Devolder, Giovanni Visconti non ancora. Lo stravincitore dell'ultima Roubaix non ha cercato scuse migliori di un'ammissione di colpa al cerchio (“Aspetterò che passi l'effetto mediatico”) e di una alla botte (“No, non sono perfetto”) per giustificare gocce di benzoilecgonina nella sua pipì del 26/5. Alla peggio la difesa Uci cavalca un cavillo del Codice mondiale antidoping. Tanto che l'Aso non avrebbe alcun diritto di fare barrage.
3. Tornano i Mondiali ad agosto e la sospensione dei corridori per almeno quindici giorni, a tutela della loro salute. Rispettivamente dal 2012 (meglio tardi che mai) e presto, prestissimo. Rispettivamente a diciotto anni di distanza dall'Iride di Luc Leblanc e a dieci anni da quei troppi passaggi a livelli d'ematocrito sotto e sopra il 50%, sanguinoso compromesso accettato da tutti (il pericolo di trombosi è il nostro mestiere). Il secondo provvedimento si chiamerà “No start” e scatterà automaticamente, accertate irregolarità nei due profili disegnati dal passaporto biologico, ematologico e steroideo. Così usa per il più incredibile (o meno credibile) degli sport professionistici, non per questo il più malsano o il meno controllato. Il Consiglio direttivo della Federazione internazionale - riunito a Snekkersten, Danimarca - ha infine applicato alcune blande, inevitabili sanzioni, contro l'organismo nazionale francese. L'Aso fa da sé il Tour de France, ha ormai conquistato una posizione di forza. L'Uci reagisce debolmente, forse già studia come trattare la resa.
4. Attilio Pavesi è “l'eroe dimenticato”, il più vecchio campione olimpico italiano, il nome di un velodromo e di un museo intitolatigli da vivo (a Fiorenzuola d'Arda, la città dell'autogrill e della 6 Giorni delle Rose). Ma la prima etichetta è stata fatta stampare da La Nación di Buenos Aires ormai tre anni orsono, e nel frattempo la notizia del recupero nella memoria dei suoi due ori a Los Angeles 1932, si tramanda di generazione in generazione anche fuori Caorso e fuori la stanza di una casa di riposo di San Miguel, Argentina. Dove il novantottenne piacentino si trova oggi ricoverato. All'opera di divulgazione storica contribuisce in ultimo Graziano Zilli, autore di un repertorio straordinario di tante vicende personali e professionali, fatte riemergere di qua e di là dell'oceano. Lo sbarco dall'Italia in sella a una Tansini, seconda bici dopo la Cesare Battisti della gioventù. Una foto con Anita Page, l'attrice di Hollywood della quale si era invaghito. Il carisma dell'organizzatore. Tango della nostalgia: “È finito quel tempo che fu: Meazza, Girardengo, Pavesi e poi più”.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

Shanaze nel paese delle meraviglie

1. Milano. Alberto Contador ha vinto tre delle cinque gare a tappe alle quali ha partecipato, prima e dopo la sei giorni di Càdice. In ordine decrescente, d'importanza e di lunghezza: Giro d'Italia, Paesi Baschi, Castiglia e León. Alla Valenciana è arrivato sesto, al Murcia terzo. Di questo passo, è ormai alla sua portata pure un tris d'affermazioni molto ma molto più impegnativo, quello che mette in fila Tour de France 2007, Giro 2008 e Vuelta a España del settembre prossimo. Niente male per uno che ha quasi due anni meno del “giovane” Emanuele Sella. Il corridore c'è tutto, è veramente completo, è forte di testa come di gambe. “E l'atleta ha ancora qualche margine di miglioramento”, confida alla Settimana Sportiva il suo team manager Johan Bruyneel. Nella corsa rosa, senza preparazione specifica, è parso subito scattante fin da Agrigento e Pescocostanzo. Ha poi guadagnato contro il tempo e perso qualcosa nello spazio di pochi chilometri, verso Pampeago e Monte Pora. Ma nei tapponi successivi, sul Fedaia e sul Mortirolo, è sempre cresciuto. Diventerà un gigante?
2. La modestia di Riccardo Riccò - “Si dice sempre vinca il migliore. Ma questo Giro non lo vince il migliore” - è emersa tutta, e solo, nelle uniche vere cronometro individuali in programma al Giro: quelle di Urbino e Milano, di loro neanche piatte (la prima) o lunghe (la seconda). In 67,9 Km totali, addirittura 3'49" complessivi, hanno infine distanziato il Saunier Duval-Scott ‘dall'ultimo dei peggiori’, per dirla con il primo degli sconfitti. Alla media perdente di più di 3" al Km. Così che oltre a non essere un serpente - insegnava la magnifica Rettore - si apprende in seguito che il Cobra non è neanche un drago, nella specialità che da sempre e comunque fa una bella differenza, nell'economia di una grande corsa a tappe. Oggi il povero Riccò ancora se la vedrebbe molto brutta, per esempio in un 95° Tour de France che lascia 82,5 Km di contre-la-montre, e all'Aso si sono trattenuti. Da domani, presto, l'esplosivo corridore che ha già acceso una Sanremo e un Lombardia, potrebbe fare il botto anzitutto nelle classiche. E dopodomani, galleria del vento fino a tardi.
3. Che lavoro fa il commissario tecnico della Nazionale di ciclismo, 364 giorni l'anno? E il selezionatore dell'Italia olimpica della strada, perlomeno dal 15/8/2004? Per esempio, prende nota. Al nome del campione uscente ne restano da aggiungere diversi altri, nelle liste per Varese e per Pechino. Ai Cinque cerchi, cinque nazionali (cronoman compreso). Franco Ballerini intende fare quadrato attorno all'oro di Atene, convocando almeno due gregari: Bruseghin, più uno tra Bosisio e Visconti. Favorito il primo. Altri appunti sparsi, dentro e fuori dal Giro. Lo stesso Paolo Bettini ha salutato senza vincere. Addio o arrivederci? Non ci sono state tappe più spettacolari di quelle del Fedaia e del Monte Pora. Non le più seguite in tv, peraltro. A proposito, lo share medio ha tenuto (20,7% agli arrivi, punta del 42%). Sul Mortirolo molto meno pubblico del previsto. Daniele Bennati è andato fortissimo anche nei percorsi misti e nell'ultima cronometro, quella strameritata da Marco Pinotti (in assenza di vento, per tutti). La “delusione” Vincenzo Nibali solo 11°, a 20'14". Nel 2007, 19° a 31'42".
4. Manuel De Vecchi ancora non andava in triciclo quando nei cinema di mezzo mondo “ET L'extraterrestre” (Usa 1982) sdoganava il bmx. Ventisei anni dopo, il rider veronese telefona a casa da Taiyuan, dai Mondiali cinesi prove generali - e di qualificazione - per le prossime Olimpiadi: pronto per i Giochi, a risentirci il 20-21/8. La specialità esordisce a Pechino mettendo in palio due sole medaglie, in pratica la metà di quelle distribuite lo scorso week-end, tra Standard e Cruiser. Ma sarà certo Shanaze Reade l'Élite più in vista a Laoshan, sul tracciato di 350 m disegnato da Tom Ritzenthaler, e predisposto su un'area attigua sia al velodromo sia al percorso di Mtb. La diciannovenne del Creshire (sì, la contea del gatto delle meraviglie che ispirò Lewis Carroll) ha incantato già a marzo, agli Iridati della pista di Manchester. Oro con la Pendleton nella velocità a squadre, bissando quello di Mallorca 2007. E adesso contro Ann-Caroline Chausson arriva il terzo titolo in tre anni, con le ruote piccole. Grande tecnica individuale, l'inglese. Mentre la Francia progredisce di squadra.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it