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Al posto di Toto

di Enzo Palladini
In Brasile, come in quasi tutto il Sudamerica, un giocatore può essere tesserato per un club di calcio pur essendo proprietà di una società privata o addirittura di una persona fisica. Il Cruzeiro decise di tesserare Ronaldo e spese per quell’operazione l’equivalente di 50mila dollari pagati alla società di Pitta, Martins e Jairzinho, acquisendo così il 55 per cento dei diritti del giocatore. Così nel marzo del 1993 quel talento di 16 anni e mezzo lasciò la Cidade Maravilhosa, la città meravigliosa, per trasferirsi a Belo Horizonte.

I tanti scopritori di Ronaldo

di Enzo Palladini
Jair Ventura Filho, in arte Jairzinho, nella storia del calcio è conosciuto come Furaçao da Copa, l’uragano della Coppa. Il soprannome gli venne cucito addosso nel 1970 quando vinse il Mondiale segnando 7 gol in 6 partite, uno dei quali proprio nella finale vinta per 4-1 dal Brasile contro l’Italia.

Autobus per il Flamengo

di Enzo Palladini
C’è un’espressione tipicamente brasiliana: pelada, che assume molteplici significati e può aiutare a comprendere quel mondo a parte. Pelada è un campaccio dove si gioca per divertimento e si passano le giornate. Può essere di terra battuta, di sassi, a volte anche di cemento. Del’erba nemmeno l’ombra, per questo si chiama pelada. Jogar uma pelada vuol dire giocare su uno di questi campi improvvisati, magari con sassi o pezzi di legno al posto delle porte. L’importante è che ci sia qualcosa che assomigli a una bola, a un pallone. Che sia di gomma o di stracci poco importa, basta che rotoli e possa essere preso a calci. Il quartiere di Bento Ribeiro è pieno di peladas ed è proprio per questo che il piccolo Ronaldo nel tragitto da casa a scuola cadeva spesso in tentazione.

Ragazzo di suburbio

di Enzo Palladini

Nel giorno del ritiro di Ronaldo, parliamo di quando tutto è iniziato. Da quella casa di Bento Ribeiro, non lontana da dove è nato Zico, e dal difficile rapporto con il padre Nelio…

Epidemia di invidia

di Enzo Palladini
Quando si arriva con la fama di superpagato il primo obbligo è quello di vincere lo scetticismo. Quando arrivò all'Inter tutti sapevano che teneva moltissimo alla maglia numero 9, una specie di marchio di fabbrica. Ivàn Zamorano disse chiaramente che non gliela voleva lasciare, così attraverso una serie di ragionamenti si arrivò alla conclusione di dover scegliere tra la 10 e la 17.

Il muro di Lippi

di Enzo Palladini
Vacanze lunghe, quelle dell'estate '99, ancora una volta. Ma nel frattempo all’Inter era cambiato quasi tutto. Era arrivato Lippi e ad Appiano Gentile fu subito costruito un muro per impedire ai giornalisti di avere contatti diretti con i giocatori nerazzurri. Lippi aveva chiesto uno squadrone e aveva portato suoi uomini come Peruzzi e Jugovic, oltre a Panucci.

Il giudizio di Mazzola

di Enzo Palladini
Nel febbraio del 1995 Moratti acquistò l’Inter e nei mesi successivi si favoleggiò spesso di un passaggio di Ronaldo alla squadra nerazzurra. Il ragazzo stava già meravigliando il mondo con la maglia del Psv Eindhoven, logico aspettarsi un colpo del genere. Però c’erano forti resistenze interne: Sandro Mazzola sembrava contrario all’affare e all’epoca il suo parere era tenuto da Moratti in grande conto.

Lezioni di olandese

di Enzo Palladini
Prendere un brasiliano e portarlo in Europa non è facile. Mai. Anche nel caso di Ronaldo a Eindhoven c’erano mille complicazioni: il ragazzo era giovane, veniva da Rio de Janeiro, non conosceva il freddo, non parlava la lingua locale e nemmeno l’inglese. E poi la città è terrificante.

I soci di Jairzinho

di Enzo Palladini
La leggenda secondo cui un vecchio fenomeno sia stato scopritore e mèntore di un giovane fenomeno è sempre affascinante. Ma qualcuno la mette in dubbio e sostiene che in realtà Jairzinho avrebbe sì scoperto Ronaldo, ma avrebbe poi intrapreso l’operazione commerciale in società con Alexandre Martins e Reinaldo Pitta. Poi diventati gli agenti di Ronaldo e tali rimasti per buona parte della carriera, salvo poi essere costretti ad abbandonare il mondo del calcio per guai piuttosto seri con la giustizia.

Ragazzo di suburbio

di Enzo Palladini
Una cosa è la favela, altra è il suburbio. Per la mentalità primomondista sono entrambi sinonimi di povertà e tristezza, chi conosce il Brasile sa che non è così. Sono alveari di popolo diseredato, ma con grandi differenze tra loro. La favela è quanto di peggio si possa immaginare: case fatte di lamiera e legno, incrostate sulle colline, appoggiate sul fango, senza acqua corrente né servizi sociali. Spesso anche senza legge, nel senso che lì i poliziotti non possono entrare se non in assetto di guerra. Il suburbio è un gradino più su, anche se i brasiliani direbbero tre o quattro gradini, rispetto alla favela.