L'importanza del fattore umano

di Cristiano Valli
Una partita dello sport che fra praticanti ed appassionati è fra i più seguiti del pianeta, il calcio, è un affare gestito da non più di quattro persone. Un arbitro, due guardalinee ed il quarto uomo. Tutto nel peggior concerto di discrezionalità assortite che si siano mai viste nella storia dei regolamenti.
Questo garantirebbe al calcio di mantenere la centralità del fattore umano. Che è una puttanata. Quando i vecchi dicono delle cose che potrebbero tutte finire alla voce 'nostalgia dei tempi andati' poi si dovrebbe trovare almeno una giustificazione. Quella di blatter è appunto il fattore umano. E poi quell’altra: quella che va bene la finale del Mondiale, ma sui campetti di periferia? Come se non fosse questa una disparità che sussiste in ogni sport del pianeta. Che un tale fenomeno planetario non abbia saputo darsi regole per rendersi credibile (anche per chi ci investe, mica solo per i tifosi) è sconcertante e non ha paragoni nello sport professionistico. Moviole a parte, prendendo gli sport più praticati al mondo e quelli con più seguito televisivo, risalta subito una gigantesca anomalia (abbiamo tolto gli sport in cui c'è qualcuno che arriva primo ed in cui l'arbitro conta in modo relativo): se si esclude il cricket che ha un campo gigantesco (ma alla fine accade tutto in un fazzoletto), lo sport meno controllato del pianeta è proprio il calcio. Con un addetto ogni 2070m² circa di campo (dove per addetto si intende persona preposta al rispetto del regolamento di gioco nelle competizioni internazionali). Seguono il rugby (1750m²), l’hockey su prato (1251m²), il football americano (581m²), il baseball (436m²), l’hockey su ghiaccio (200m²), il basket (71m²), il tennis (21m²), la pallavolo (18m²) ed il pugilato (13m²). Ora: va bene il fattore umano, va bene il no alla tecnologia (cioè, non va bene, ma facciamo finta), ma vi rendete conto che in quel campo di arbitri veri ce ne vanno almeno cinque o sei? Domanda stupida. 'Fattore umano' significa che da un secolo vincono più o meno gli stessi o evoluzioni (nel senso di gruppi e club che conquistano il potere) degli stessi.
Cristiano Valli
Cose Rosse

5 commenti:

Ale ha detto...

Complimenti! Dici cose sacrosante. Hai tralasciato un'altra delle obiezioni che ci vengono propinate se parliamo di tecnologia: le discussioni sono il sale del calacio e....dei media. Meglio parlare di un fuorigico che non c'era piuttosto che del gioco. Come dire meglio procurarci da mangiare con una clava piuttosto che andare al supermercato: c'è più pathos...

kalz ha detto...

E' così, ma non ne farei una tragedia.

mizio71 ha detto...

Veramente in ogni campo umano alla fine decide un uomo e la sua decisione è (quasi) sempre discrezionale ... Non credo che la moviola sia la panacea di tutti i mali del calcio. Certo che si potrebbe applicare per casi molto limitati e per poche volte a partita. In ogi caso le polemiche resteranno. Vedi l'espulsione di Cannavri di ieri sera, alla fine toccherà all'arbirto decidere se sia o meno chiara occasione da rete, mentre per il tifoso la risposta sarà sempre e comunque scontata ...

corrado agusto ha detto...

Per me la cosa più assurda del calcio, anzi direi del pallone, è la mancanza del tempo effettivo. non dovrebbe essere ammissibile che le partite abbiano una durata sempre diversa... el a cosa più ridicola è che viene giustificato con l'impossibilità di gestire il tempo effettivo in tutti i campionati. Ora, chi glielo racconta che persino in prima divisione di basket lo si fa tutte le domeniche?

buran ha detto...

Sorteggio integrale e tempo effettivo sarebbero due riforme a costo zero o quasi (al massimo l'omino addetto al cronometro). Intanto il potere dei designatori e i sospetti condeguenti sarebbero eliminati, così come i tarantolati o i "caduti" perenni quando la propria squadra è in vantaggio o pareggia vantaggiosamente, pronti poi a rialzarsi e a sgambettare, e a strappare istericamente il pallone agli avversari, non appena il risultato viene ribaltato: un vergognoso malcostume a cui ci tocca ad assistere spesso, purtroppo.