Quelli del Cycling Stadium

di Simone Basso
Giorni di pista mondiale a Copenhagen, quasi completamente evirata dai media nazionali; d'altronde trattasi di un festival esotico, soprattutto di atleti di lingua inglese (britannici, americani, australiani, neozelandesi) e l'attenzione viene calamitata dalle magnifiche sorti progressive della pallonara.
Per non disturbare troppo, BiciItalia continua ad accanirsi con cieca indifferenza su quel che rimane del settore nazionale: una pattuglia di ripudiati della strada, completamente privi della materia prima (cioè delle strutture) e affidati ad una programmazione improvvisata; una contraddizione parecchio italiana, divertente se affidata a Totò e Peppino, mortificante quando è lo specchio di tempi catramati come questi. Non essendoci una pista al coperto sul territorio dell'intero Stivale, facciamo fatica a concepire una sfida dei nostri carbonari a Taylor Phinney o Chris Hoy; atleti da paura, corrispettivi fisiologici di Lashawn Meritt e Trey Hardee, materiale umano di livello mostruoso.
Noi invece ad osservare le macerie, nemmeno fossimo nel centro storico aquilano, e a ricordare i tempi andati: è notte fonda anche per il circo delle sei giorni; chi era giovincello negli Ottanta ricorda il Palazzone milanese e una manifestazione circondata da un muro di folla. La stessa fotografia dell'Olimpia petersoniana da bere o di una due giorni settembrina con i Queen: gli attori, Pijnen, Sercu (il Merckx della specialità), Moser, Saronni, Thurau; il Barnum di contorno con le orchestre da transatlantico, le scommesse in nero, Lara Saint Paul simil saffica e Ilona Staller comemammalafece. Il crollo (l'ennesimo) di quella struttura come metafora dello scibile contemporaneo; oggi, al posto del santuario dello spettacolo meneghino, un bel parcheggio che esalterebbe il Ballard de "L'isola di cemento".
L'esercizio pedalatorio, che sa tanto di intrighi appassionanti e di mercenari disposti a tutto con l'odore dell'olio di canfora ovunque, resiste e sopravvive nel Nord Europa delle pedivelle (Svizzera, Olanda, Germania). E' un rito specialistico che vive di regole tutte sue e se un Bruno Risi, il boss odierno, non vale il Peter Post del tempo che fu (non pensiamo che l'elvetico possa vincere, nella offseason, una Roubaix..) non ci stracceremo le vesti: il fascino della liturgia, il giusto incontro tra bisca clandestina e sport, vale il prezzo del biglietto. Un'esibizione onesta, che non prevede la sua utilizzazione come esoscheletro per schermare altro, ovvero cose che non hanno nulla a che fare con l'espressione agonistica. Esemplare la gazzarra sviluppatasi attorno al Gran Premio di Roma ecclestoniano, impresa da Fitzcarraldo al contrario, o la promessa minacciosa di edificazioni di nuovi stadi futbalistici per blatteriadi future: per il Delle Alpi di Torino, quello delle notti maggiche di Montezuma, ci si dimentica sempre che costò poco rispetto al sacrificio degli operai ammazzati. Sette? Dieci? Quattordici? Male che vada, li giocheremo al Lotto...
Allora, separandoci definitivamente da un discorso meramente sportivo (anche se foot e tubo di scappamento lo sono come la lotta nel fango e la corsa nei sacchi), ci addentriamo nei meandri del post-moderno: chiunque bazzichi a Varese potrà testimoniare il fatto, evidenziato da un parcheggio in via Europa ancora in costruzione per la rassegna iridata ciclistica del...2008. Certi eventi italici, soprattutto se sponsorizzati con la procedura d'urgenza della Protezione Civile (la mitica Banda Bassotti de' noantri), sono perfetti per introdurre migliorie (..) al paesaggio urbano. Varese 2008, dal punto di vista organizzativo, è un Guernica di Picasso: conti misteriosi (71,4 milioni di euro!?), alberghi costruiti in zone idrogeologiche a rischio e, come volevasi dimostrare, infrastrutture per i ciclisti mai realizzate. In compenso una pioggia dorata (...) di denaro pubblico ai soliti noti come il Polita, che a Capolago ha iniziato a edificare un albergo da 78 camere, o il Ligresti, beneficiato anche dal fantomatico Cycling Stadium. Salvatore nostro adocchiò un terreno interessante mentre scontava una pena in una comunità di riabilitazione e se lo comprò nel 1998; trasformatosi magicamente in ippodromo e, durante i mondiali, asfaltato e poi rimosso. Il cadeau per lui ha previsto anche l'Atahotel, 220 stanze e un auditorium: poco importa poi che Varese 2008 Spa abbia 2 milioni di debiti...
Il corrispettivo elvetico a Mendrisio, 18 chilometri sopra, è un paragone umiliante anche per un popolino privo di dignità: il comitato organizzatore del 2009 (nove milioni di budget) ha restituito 100.000 euro avendo speso meno del previsto. Strade rifatte, piste ciclabili e nemmeno un mattone spostato nel conto del menu; a dire il vero anche il Mondiale 2004 veronese, bis sia organizzativo che agonistico (Oscarito vince semper lù), è costato relativamente poco (5 milioni) e ha reso tanto.
Le invasioni barbariche, organizzate in giacca e cravatta, vanno di moda: fanno poco rumore, grazie al silenziatore messo ai media che dovrebbero vigilare, e realizzano dividenti interessanti.
Lo sport è solo uno strumento per arrivare in fretta al risultato; come a Vancouver dove testimoni diretti ci hanno raccontato dello sbarco russo: lo stile, inconfondibile, è quello eccessivo ed inquietante del nuovo liberismo orientale. Un cocktail da coma etilico di antiche reminescenze staliniste abbinate al furore iconoclasta dell'ultracapitalismo da napalm: disumani, bizzarri ed arroganti. Se nello stile paiono un derivato della feroce Solntsevskaya Bratva, l'azione è quella dei voivodi che ammazzavano, scuoiavano e pasteggiavano con le cervella del nemico. Pressioni indebite sugli atleti, soprattutto i biatleti, volontà egemoniche sul resto delle delegazioni e atteggiamenti degni di "Eastern promises".
Valigiette affidate al personale impaurito, magari con 300000 verdoni all'interno, cenetta per pochi intimi da 60000 la sera del Canada-Russia hockeistico. Abbiamo pensato a ciò che potrebbe accadere a Sochi nel 2014 e, terrorizzati, ci siamo rifugiati nel ricordo accogliente di un genio dell'allora Unione Sovietica: convinti che i soldi, se proprio si devono sprecare, è meglio affidarli ad un creatore di cumulonembi come Tarkovsky.
Simone Basso
(in esclusiva per Indiscreto)

9 commenti:

Italo Muti ha detto...

@Simone

Bellissimo, estatico e financo razionalista.
La scintilla deriva dai nostri scambi dell'altra sera?
Anyway, Art.1 l'Italia è una repubblica de' noartri basata sul calcio, sul tradimento e sulla cialtronaggine.
Art.2 Badoglio è padre di molti se non di tutti
Art3. si rimanda agli articoli precedenti.

a)Il ciclismo è vuvi ma solo su strada, la pista non vale, bisogna costruire palazzatti che non crollino con la neve
2)Non tirare fuori gli anni 80, il direttore si suicida stavolta. Ricordi lontani e bellissimi, il disastro stava stratificandosi ma non lo sapevamo
3)Lara saint paul, ricordi da sotf core, oggi di saint c'è solo silvya. La modernizzazione dell'est
4)Sulle costruzioni italiane, hai dimenticati i palzzinari di Roma, leggasi Caltagirone-Casini (le famose case del centro....ah, ah, ah), e Italia 90 di LCDM, con lui a letto che dorme affranto e la Fenech che dice ai giornalisti, "E' a letto, è distrutto". Nessuno ha avuto il coraggio di chiedere perché. Ha fatto una doppietta? si è sognato l'uscita di Zenga (con la Fenech lì?)?Voleva le ande con la neve?
Ha letto un libro? Gli hanno detto che doveva fondare un partito per il bene dell'Italia?
5)Ligresti, Badoglio,SB, Coop, Goldman, Bilderberg, una pizza si, una pizza no, gnam, Italie...
6)Ost, Praga, divisa a metà fra mafia russa e mafia cecena. Tu sai che la mafia russa è adesso una estensione dell'FSb ex-Kgb?Un magnate russo si è comparto l'Independent, ma era già dei signori della Lubianka, conndiramazioni nel Guardian, Pais, France-soir, Repubblica....
7)Quando passi da me? l'ultimo post ha generato sentimenti di Patria, interessante. Dovrei buttar giù un articolo su Geronzi e uno su Santoro, facce della stessa medaglia, shity silver
Italo

Simone ha detto...

@Italo:merci..
Il riferimento a Italia'90 è ben presente,del resto le palazzinate(soprattutto in tempo di crisi)non passeranno mai di moda.
Resta da vedere quando scoppierà la bolla speculativa che coinvolge il settore immobiliare:se accadrà,il sistema dovrà scegliere tra il collasso e il prolasso...
Si salvi chi non può.
Su DLF commento qualcosa domani.

Per reintegrare il discorso su Tarkovsky.
http://www.youtube.com/watch?v=PBZsj8FPSbo

kalz ha detto...

Nel pezzo c'è del buono che ho apprezzato, anche se non me lo sono goduto come altre volte per via di quell'arietta frou frou che spira, ma che mi rendo conto in Italia si porta sempre bene...

Idiosincrasie e allergie personali che non alterano la stima e l'attesa di nuovi pezzi.

Dane ha detto...

Eh?! Ci sono i Mondiali su Pista?!... :-O

Herbie Sykes ha detto...

Bravo Simone e speriamo che Sochi non sia un disastro annunciato...

Simone ha detto...

@Kalz:nel pezzo spira lo scirocco,il vento che fa tempestare sul Nord Italia.
Molto interessanti,nel prologo belga alla settimana santa,i due bimbi tricolori Oss e Felline.
Da seguire attentamente.

@Dane:la data è l'ennesima magata dell'Uci;che adesso sta preparando l'assalto finale ai Grandi Giri.

@Herbie Sykes:thank you!!
2014,it's gonna be a cruel winter.

Dane ha detto...

Simone, ironizzavo sullo spazio dedicatogli dai media. L'anno scorso catturai tutto grazie al DT, quest'anno vado di streaming con qualche spezzone. Però in compenso su Raisportpiù posso vedermi il calcio di serie C e i play-off di tamburello....

Simone ha detto...

@Dane:in tempo di crisi,le specialità con meno agganci politici rischiano l'oscuramneto totale.
Ieri pomeriggio la Bre ha vinto la Coppa Cev:nessuna televisone ha trasmesso la finale.
Sky ha tagliato,direi semipensionato,Tommasi nel tennis.
L'ultimo baluardo rimane Eurosport...

Dane ha detto...

Simone, è evidente. Ma la botta ad un solo anno di distanza è stata forte. Colpa mia che da bulimico ho fatto indigestione a Chorzów.....