Una normale foto di Zaliagiris

di Stefano Olivari
Avete mai provato a chiedere a un club italiano di calcio, da quelli con venticinque addetti stampa a quelli con il bancario dopolavorista che si occupa degli accrediti nel tardo pomeriggio (accade anche in serie A, nel recente passato anche in una squadra scudettata), la foto di un giocatore? Ecco, è più facile farsi dare dal Mossad l'elenco dei suoi informatori o che un cantante italiano rinunci ad un album di cover.
A meno che non siate in grado di restituire in qualche modo il 'favore', ovviamente, sottoforma di articoli-pompino o di spiate fatte al club riguardanti quel collega 'che parla male di voi'. Dal profondo della nostra sfiga avevamo bisogno, per un libro che stiamo scrivendo (insieme a Giorgio Specchia) sugli stranieri della pallacanestro italiana dagli albori fino alla sentenza Bosman, di un'immagine di Tom Zaliagiris. Come qualche appassionato ricorderà, era uno dei due americani del Banco Roma 1978-79, allenato dall'ex c.t. azzurro Nello Paratore (personaggio ai confini del mito, ben descritto nel libro di Mario Arceri e Valerio Bianchini 'La leggenda del basket'). Ma soprattutto era stato un ottimo giocatore a livello di college, a North Carolina. Quindi siamo andati sul sito dei Tar Heels, scrivendo a caso alla persona che nel settore comunicazione ci sembrava la più alta di grado. E dopo poche ore è arrivata la cortese risposta di Matt Bowers, con allegata la foto di Zaliagiris (morto pochi anni fa, fra l'altro) in jpeg. Ringraziamo Bowers e passiamo ad altro. Una cosa normalissima, starete sicuramente pensando se non avete mai fatto i giornalisti sportivi in Italia.

10 commenti:

jeremy ha detto...

La mia domanda è essenziale: perche?!?

Stefano Olivari ha detto...

Se non hai niente da dare in cambio la risposta non arriva, di solito (statistica personale, basata su qualche migliaio di richieste: solo cose normali, tipo statistiche o immagini) in Italia funziona così.

kalz ha detto...

E' quello che succede con le domande di lavoro. In passato mi è capitato di rispondere a un paio di offerte di lavoro da società straniere e mi hanno sempre risposto, pur dicendomi che non erano interessate. In Italia 9 volte su 10 manco ti rispondono.

p.s. Bello l'idea del nuovo libro

Roberto Gotta ha detto...

Stefano, spari sulla croce rossa (ma fai bene). Certe leghe USA danno i libretti con i recapiti degli addetti stampa indicando, per ognuno di loro, anche il numero telefonico di casa e - ove ci sia - il nome della moglie, così se telefoni puoi rivolgerti alla signora per nome. Altro pianeta? No, altro universo.
@kalz: stessa cosa è capitata a me, anni fa. Non corrispondevo al profilo richiesto, ma me l'hanno detto, invece del silenzio totale.

VVVVVVVVVVVVVVVV ha detto...

Questo blog ormai sta diventando una scuola di vita. Io sulla professione di giornalista in Italia posso dire solo perché non ho nemmeno provato a seguirla. Avevo 20 anni ed ero ad un workshop sulla professione di giornalista un ex direttore mi sembra dell'Osservatore Romano disse questa frase: il giornalismo è una porta che però si apre solo dall'interno! In pratica astenersi perditempo!

Leo ha detto...

"più facile che un cantante italiano rinunci ad un album di cover..."

Deng deng deng. Gioco, partita, incontro!
Direttore mi ha fatto buttare via (che poi che vuol dire buttarsi via???)

VVVVVVVVVVVVVVVV ha detto...

Beh comunque avrei anche dovuto imparare a scrivere (altra motivazione non trascurabile).

mizio71 ha detto...

temo che il giornalismo non sia l'unico campo affetto da italianite acuta ....

charliegeorge ha detto...

Paratore! E Peterson che in un uno dei suoi primi anni in Italia frequenta un corso di aggiornamento della federazione, con Paratore che illustra uno schema d'attacco, con tutte le opzioni, i ribaltamenti ecc, per poi concludere..."oggi non è più molto usato" Peterson chiede "come mai?" E Nello risponde "beh, da quando ci sono i 30 secondi..."

Stefano Olivari ha detto...

Fra l'altro la sua Italia riuscì nell'impresa di farsi scippare una medaglia nell'Olimpiade di casa, quando contro il Brasile non fu segnato a referto un canestro decisivo...