I Jefferson non sono invecchiati

di Paolo Morati
Da qualche tempo su CanalOne (numero 38 del digitale terrestre, perlomeno a Milano) stanno riproponendo una delle migliori situation comedy prodotte dalla televisione americana. Stiamo parlando de I Jefferson, storia di una famiglia black che ha fatto fortuna con una catena di lavanderie e si è trasferita a vivere a Manhattan. La serie, spin-off di un'altra eccellente sitcom, All in the family, trasmessa in Italia con il titolo di Arcibaldo, risulta ancora molto divertente e attuale a quasi quarant'anni dalla sua prima messa in onda negli Stati Uniti.
Ci piace riportarla all'attenzione anche perché, oltre all'ospitare personaggi ottimamente caratterizzati - dal capofamiglia, il saltellante, insofferente e presuntuoso George Jefferson, a sua moglie Louise, generosa con il prossimo e paziente con la punzecchiante suocera, passando per la incredibile domestica Florence, vera e propria scansafatiche sempre in rotta con il suo principale - deve molto del suo successo, almeno da noi, anche agli ottimi doppiatori, a cominciare da grandi interpreti della commedia teatrale come Enzo Garinei (George) e Isa Di Marzio (Louise, detta Weezie). Quella de I Jefferson è una serie che, durata undici stagioni per 253 episodi, è stata capace di rappresentare copioni esilaranti e mai volgari pur con i limiti di una ambientazione per forza di cose limitante. La chiave per reggere risiede tutta in battute rapide e ficcanti che riuscirebbero a divertire anche senza l'imboccata delle risate registrate tipiche delle produzioni d'oltreoceano.
Altri personaggi letteralmente geniali, come il vicino di casa inglese Harry Bentley, scapolo bizzarro e donnaiolo, la coppia mista di consuoceri Tom (bianco) ed Helen (nera) Willis, costantemente maltrattati da George che li epiteta al grido di "zebre", il viscido portiere dello stabile Ralph, sempre alla ricerca di mance, rappresentano in tutto questo la spalla ideale per i protagonisti e i loro battibecchi, che si svolgono in puntate di breve durata: appena venticinque minuti ciascuna, sufficienti tuttavia a infondere un sano e durevole buon umore.
I Jefferson non sono però solo un semplice intrattenimento ma mettono in scena anche un'acuta rappresentazione della società americana dell'epoca, affrontando con equilibrio tematiche come razzismo, integrazione e rapporti di forza, non solo economici. Un esempio per tutti l'episodio in cui George organizza a casa propria una riunione condominiale per poter conoscere un banchiere, incaponendosi nell'acquisto di un enorme pianoforte a coda per ostentare la sua disponibilità economica.
Chiudiamo con qualche curiosità sulla serie: Isabel Sanford (che interpreta Louise) ha esordito al cinema con il ruolo della domestica Tillie nel celebre film Indovina chi viene a cena? Nata nel 1917, aveva 21 anni in più rispetto al marito sulla scena Sherman Hemsley. Roxie Roker, che interpreta Helen Willis, era la madre del cantante Lenny Kravitz.

Paolo Morati (12 dicembre 2012)

11 commenti:

Krug ha detto...

Unica nota se non ricordo male Bentley era scozzese e non inglese...

Arturo ha detto...

Bentley donnaiolo ? Mah, io ricordo altro.

spillo ha detto...

infatti, bentley donnaiolo non lo ricordo. grandissimo telefilm, secondo me molto ma molto più bello rispetto al successivo "i robinson"
non sapevo fosse uno spin off di arcibaldo, che all'epoca guardavo spesso. grande il protagonista che maltrattava il fidanzato (di origine polacca) della figlia e mitica la sigla con la voce stridula

Paolo Morati ha detto...

@Krug: In un episodio Bentley spiega che arriva dall'Inghilterra e più precisamente da "un incantevole piccolo paese sulle colline del Sussex".

@Arturo e spillo: Per quanto riguarda le donne diciamo che più volte Bentley allude a ragazze del passato e del presente. Poi magari era solo un millantatore. In un episodio 'rischia' anche di sposarsi con una certa Daphne... Inoltre va ricordato per i massaggi alla schiena fatti coi piedi, i riferimenti agli antenati e una logica tutta sua...

Andrea ha detto...

serie eccezionale.

nella mia classifica di quelle comiche seconda solo a "seinfeld".

giustissimo il plauso a uno dei migliori doppiaggi italiani di sempre (di cui non beneficiò l'ottimo arcibaldo)

(e nel cassetto dei ricordi vado anche a pescare un'imbarazzante comparsata di george e weezie a telemike)

Krug ha detto...

Prob ricordo male io, me lo ricordavo (anche) vestito in kilt che narrava di antenati scozzesi...

onzapatonza ha detto...

La battuta profetica di Florence: "di questo passo avremo un presidente nero..."
http://www.youtube.com/watch?v=wCqpxQgq_UE

axel shut ha detto...

ma il primo seduto a sinistra nella foto è Lovecraft!

Paolo Morati ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paolo Morati ha detto...

@Krug: può anche essere. Magari tra le diverse stagioni c'è stata qualche incongruenza. Diciamo allora che era britannico così non si sbaglia

@onzapatonza: una previsione di chi ha adattato il testo in italiano, tra l'altro. Nell'originale Florence si domandava "how come we overcame and nobody told me?" traducibile "com'è possibile che abbiamo vinto e nessuno me l'abbia detto?". Il senso era quello ma non veniva fatto esplicito riferimento a un prossimo presidente come invece nel dialogo italiano.

@axel shut: ottima osservazione. In effetti Paul Benedict e Lovecraft si somigliano parecchio...

shila27 ha detto...

forse non le avete guardate le puntate Bentley è un donnaiolo, scapolo cambia spesso ragazze di nazionalità sempre diverse, giapponesi, russe, thailandesi ecc ecc... che non facciano vedere le sue donne è una cosa ma se si seguono le puntate e si ascolta ciò che dice si capisce molto bene che non si lega mai, ma ne cambia parecchie