di Alvaro Delmo1. Quando si parla di band che hanno fatto la storia della musica italiana vengono fuori sempre i soliti nomi, da quelli più pop (come i Pooh) ai vari esponenti del progressive (tre nomi per tutti: Banco, Pfm e New Trolls), passando per i primi Litfiba fino ai Nomadi. Secondo noi c'è però un nome del quale è stata ampiamente sottovalutata l'importanza storica, ossia i Matia Bazar, con riferimento al periodo che va dalla fondazione all'abbandono di Antonella Ruggiero.
2. L'idea nostra è che la band ligure sia stata quella che ha segnato maggiormente "la svolta" della musica italiana verso un discorso di respiro moderno, distaccandola finalmente dagli anni Settanta dominati dal verbo dei cosiddetti cantautori e tracciando una strada che verrà in seguito ripresa e in un certo modo estremizzata da alcune produzioni più recenti. Subsonica in primis. Anni questi in cui, intendiamoci, mosse i primi passi anche il quintetto ligure ottenendo subito diversi consensi con brani che sarebbero diventati dei classici anche all'estero come Stasera che sera o Solo Tu fino al trionfo a Sanremo nel 1978 con ...E dirsi ciao , brano ingiustamente considerato minore del loro repertorio. E' un periodo in cui traspariva già una combinazione di ingredienti (Antonella Ruggiero, Carlo 'Bimbo' Marrale, Piero Cassano, Aldo Stellita e Giancarlo Golzi) potenzialmente esplosiva e che più tardi avrebbe portato, con alcune modifiche, a un ulteriore salto di qualità. Prima di proseguire ci permettiamo di segnalare altre due canzoni di questa prima fase del loro percorso artistico che riteniano doverose di ascolto: C'è tutto un mondo intorno (1979, album Tournee, del quale ricordiamo un videoclip che guardavamo da bambini a Superclassifica Show) e Cavallo Bianco (1976, dal primo album Matia Bazar).
3. Ma torniamo a quella "svolta" di cui parlavamo, segnata nel 1982 dall'uscita di Cassano (che da lì a poco sarà tra gli artefici del successo di Eros Ramazzotti) sostituito molto brevemente da Mauro Sabbione (e a sua volta da Sergio Cossu), il quale diede un impulso però decisivo ai lavori successivi. I Matia Bazar scelsero infatti allora di modificare completamente il proprio sound, contestualmente a una immagine che si fece più curata e per certi versi eccentrica, virando su un uso stratosferico dei sintetizzatori che se da un lato 'penalizzò' temporaneamente la maestria acustica di Marrale e soci, dall'altro si sposò al meglio con i testi a tratti surreali e colorati frutto in gran parte della fantasia del 'basso' Stellita. Troppo facile in tal senso parlare di Vacanze Romane che, portata a Sanremo 1983, mise all'epoca d'accordo più generazioni per il suo essere contemporaneamente innovativa e retrò. La genialità creativa della band è per noi infatti ancor meglio rappresentata da composizioni come Elettrochoc e Il Video sono io , contenute anch'esse nell'album Tango, un disco che giudichiamo imprescindibile in tutte le sue componenti. Così come da altre come Fantasia (da Berlino, Parigi, Londra... 1981) e le meno note Ultima volontà (duetto con Garbo, da Aristocratica, 1984) o Intellighenzia (sempre da Tango).
2. L'idea nostra è che la band ligure sia stata quella che ha segnato maggiormente "la svolta" della musica italiana verso un discorso di respiro moderno, distaccandola finalmente dagli anni Settanta dominati dal verbo dei cosiddetti cantautori e tracciando una strada che verrà in seguito ripresa e in un certo modo estremizzata da alcune produzioni più recenti. Subsonica in primis. Anni questi in cui, intendiamoci, mosse i primi passi anche il quintetto ligure ottenendo subito diversi consensi con brani che sarebbero diventati dei classici anche all'estero come Stasera che sera o Solo Tu fino al trionfo a Sanremo nel 1978 con ...E dirsi ciao , brano ingiustamente considerato minore del loro repertorio. E' un periodo in cui traspariva già una combinazione di ingredienti (Antonella Ruggiero, Carlo 'Bimbo' Marrale, Piero Cassano, Aldo Stellita e Giancarlo Golzi) potenzialmente esplosiva e che più tardi avrebbe portato, con alcune modifiche, a un ulteriore salto di qualità. Prima di proseguire ci permettiamo di segnalare altre due canzoni di questa prima fase del loro percorso artistico che riteniano doverose di ascolto: C'è tutto un mondo intorno (1979, album Tournee, del quale ricordiamo un videoclip che guardavamo da bambini a Superclassifica Show) e Cavallo Bianco (1976, dal primo album Matia Bazar).
3. Ma torniamo a quella "svolta" di cui parlavamo, segnata nel 1982 dall'uscita di Cassano (che da lì a poco sarà tra gli artefici del successo di Eros Ramazzotti) sostituito molto brevemente da Mauro Sabbione (e a sua volta da Sergio Cossu), il quale diede un impulso però decisivo ai lavori successivi. I Matia Bazar scelsero infatti allora di modificare completamente il proprio sound, contestualmente a una immagine che si fece più curata e per certi versi eccentrica, virando su un uso stratosferico dei sintetizzatori che se da un lato 'penalizzò' temporaneamente la maestria acustica di Marrale e soci, dall'altro si sposò al meglio con i testi a tratti surreali e colorati frutto in gran parte della fantasia del 'basso' Stellita. Troppo facile in tal senso parlare di Vacanze Romane che, portata a Sanremo 1983, mise all'epoca d'accordo più generazioni per il suo essere contemporaneamente innovativa e retrò. La genialità creativa della band è per noi infatti ancor meglio rappresentata da composizioni come Elettrochoc e Il Video sono io , contenute anch'esse nell'album Tango, un disco che giudichiamo imprescindibile in tutte le sue componenti. Così come da altre come Fantasia (da Berlino, Parigi, Londra... 1981) e le meno note Ultima volontà (duetto con Garbo, da Aristocratica, 1984) o Intellighenzia (sempre da Tango).
4. E potremmo continuare all'infinito, tanto è stato variegato e di qualità il repertorio dei Matia Bazar, che ottenero anche ulteriore visibilità internazionale grazie alla celebre Ti sento (da Melancholia, 1985) per poi registrare altri due ottimi album prima dell'uscita di Antonella: nel 1987 Melò, dal quale fu tratto il singolo di successo Noi, e nel 1989 il sottovalutato Red Corner, lanciato da Stringimi , che chiuse degnamente il cerchio di 15 anni di musica straordinaria.
Alvaro Delmo
(in esclusiva per Indiscreto)
5 commenti:
beh devo dire che questo articolo ha il merito di rispolverare un gruppo che nella sua fase synth pop aveva mostrato un certo talento compositivo, a mio avviso i MB potevano tranquillamente mietere successi nella perfida Albione con queste sonorità...
Giusto citare i MB come innovatori della nostra musica, purtroppo verranno ricaordati per la terza parte della loro carriera, dai '90 in poi, periodo infarcito di canzonette sanremesi, improduttivi cambi di formazione e un'aura da gruppo adatto ai vari programmi con Carlo Conti.
Io penso invece che rimarranno nella storia soprattutto per la prima parte della loro carriera, fino alla fine degli Ottanta, per loro fortuna! Giustissimo aver ricordato il quasi dimenticato Sabbione, artefice numero uno della svolta verso un raffinato elettro pop che produsse capolavori come quelli citati nell'articolo. Un'impronta di qualità e ricercatezza che, seppur attenuata, rimase per un po' di tempo anche dopo il suo abbandono. D'accordo anche su "E dirsi ciao", ingiustamente ritenuta "minore" nel loro repertorio: era un pezzo di non facile impatto, un po' sofisticato, ma bello, e non è neanche vero, come spesso si scrive, che non ebbe successo, fu comunque tra i più venduti del Sanremo che vinse.
@dag nasty la perfida Albione purtroppo è ben poco aperta a musica diversa dalla sua, salvo qualche rara eccezione... credo che nemmeno I feel you (versione inglese di Ti sento) riuscì nell'impresa
@delgiu in realtà io non sono così negativo sul breve periodo con Laura Valente (Pcicoli Giganti è un bel pezzo)... piuttosto ricordo di essere rimasto molto sorpreso dal rientro di Cassano... non me l'aspettavo... una reunion vera ci starebbe bene, anche se Stellita ormai non c'è più
@charlie Sabbione portò veramente qualcosa di nuovo coi suoi 'giochi elettronici' e oggi molti devono qualcosa a quei dischi. La cosa che mi ha sorpreso riascoltando in fila i vari album è la continua evoluzione che c'è stata. Sono tutti lavori diversi tra loro anche nella ricercatezza sonora. Forse i più simili sono Tango e Aristocratica. E Red Corner, un po' dimenticato, sembra veramente l'opera che ha chiuso il cerchio. Riportando alcune tematiche di inizio carriera ma arrangiate coi suoni più moderni.
un bel pezzo della mia infanzia :-)
vinsi pure dei biglietti per il circo indovinando alla radio "mister mandarino" dalle prime note
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