Salvati dal modern rich
La dura vita del piccolo editore è piena di umiliazioni e di direttori marketing che tornano il 7 settembre (dopo essere partiti il 7 maggio, però). Poi magari ci spiegheranno i grandi scenari del web 2.0, letti su Wired in spiaggia, aggiungendo che 'bisogna volersi bene'. Intanto noi abbiamo visto la luce grazie ad un articolo pubblicato su Gentleman, rivista che colpevolmente non leggiamo ma che per l'amico Dominique Antognoni è sacra. In un'intervista Umberto Angeloni, creatore di Uman (ignoriamo cosa sia, temiamo una linea di abbigliamento), ha indicato il suo cliente target: ''Il modern rich è un individuo affluente, moderno, razionale e internazionale, che si informa con cura, sceglie con gusto e acquista con giudizio, alla ricerca del piacere, del valore e della funzionalità. E anche sensibile e responsabile nei riguardi del più ampio contesto sociale, culturale, ambientale, teso a sviluppare uno stile personale e inimitabile''. Il modern rich: ecco il tipo di lettore che ci farà svoltare dal punto di vista pubblicitario. Come mai non ci abbiamo pensato prima?
Cento giorni da Leonardo e uno da pecora
Uno che si presenta bene, un vero uomo di Galliani che per una volta non dispiace al patron, un amico dei giocatori, uno di cui giornalisti ed opinionisti non parlano male perché è stato loro collega (e anche qualcosa di più) fino a pochi mesi fa: Leonardo siede sulla panchina del Milan per questi quattro motivi, il che non esclude che fra qualche anno possa rivelarsi un buon allenatore per il dispiacere dei cultori del patentino e della gavetta (nel suo caso comunque più silenziosi del solito, dallo schietto Ulivieri in giù). Al momento è solo una bella faccia, a cui è stata consegnata una squadra che in campionato ha come obbiettivo massimo il terzo posto e che deve navigare a vista salvando gli equilibri interni a costo di scelte vili: far uscire il Borriello non protetto invece del Ronaldinho da tavolino (con penosa smentita al Corsera) rientra in questo filone. Il problema del Milan non è ovviamente lui, anche se il Fabio Capello dei tempi delle giovanili avrebbe trattato Seedorf (e si sarebbe fatto trattare da Gattuso) in maniera molto diversa. Come i riferitori professionisti riferiscono (l'ultimissima è che non piace l'atteggiamento di Jankulovski: i colpevoli sono sempre di primo piano...), Berlusconi è intenzionato a prendere tempo fino a Natale per valutare l'ipotesi di cessione della società: in nessun caso al Nardi arabo, di sicuro ad un italiano di stretta osservanza. Fino ad allora Leonardo avrò cento giorni di navigazione tranquilla, ma va detto che non aveva torto quando si era adoperato per la permanenza di Ancelotti al Milan fino ad un secondo prima del comunicato del Chelsea: si sarebbe visto un Milan migliore e soprattutto lui avrebbe iniziato la nuova carriera in un contesto più facile.
Protezionismo di cartapesta
di Oscar Eleni1. Oscar Eleni aggrappato al saguaro cactus della Monument Valley cercando di capire se davvero dietro le spine c’è vita, c’è acqua, senza domandarsi se la data di scadenza del corpo sciolto ha stabilito che dopo la fistola, il polipo, l’ascesso, arrivi altro dolore, un messaggio definitivo. Non era vacanza quella che ci siamo presi, non lo sarà neppure nei prossimi mesi. Cercare veleno con il sale di Camargue che sa di zafferano ed anice dopo aver letto sul sito Top Training quello che Luciano Barra, il segretario federale dell’atletica nell’età del rinnovamento che precedette quella dell’oro, ha scritto per avvertire il presidente Franco Arese che esistono idee, ci sono cure per una malattia federale grave, ma se lui non ha l’umiltà di ascoltare, se non accetta consigli, allora si arrangi.
2. Magari ci fosse nel basket gente così autorevole per svegliare Meneghin dal grande sonno farmaceutico a cui lo sottopongono consiglieri federali che, come quelli dell’atletica, si nascondono fra gomme e pennini, non osano mettere il naso fuori casa per paura che la gente scopra che sono fatti di aria. Per la verità uno che ha detto le cose come dovevano essere presentate è stato Ferdinando Minucci, ma questa non può essere una novità perché da Trieste a Barcellona, da Milano a New York e, forse, persino a Toronto, tutti sanno dove è il meglio del basket italiano in questi anni, ma poi deve aver capito che quelli neppure ascoltano, se la cantano in famiglia, non hanno punti di riferimento e, purtroppo, le date di scadenza dicono che non si può andare neppure dai veri grandi vecchi per avere consiglio e conforto.
3. Storia nostra dopo la fine del “sogno” europeo. Avremmo dovuto camminare tutti a piedi nudi sul sale, provando vergogna. Invece niente. Una bella sagra del pomodoro in faccia, dell’aranciata amara, scoprendo che i peccatori erano sempre altrove. Recalcati? Lui è convinto che con questi uomini si possa andare avanti. Allora ci spieghi perché li abbiamo visti tornare indietro anche nel torneo della vergogna, del ripescaggio dove, come ci hanno detto le immagini commentate con il solito slancio ed affetto da Franco Lauro, questi galletti francesi erano bravi, erano forti, ma erano anche galletti che si beccavano, senza neppure sentire quello che diceva un allenatore non all’altezza (secondo i giocatori, si capisce) e ce lo ha dimostrato il Belgio che almeno in casa sua li ha bastonati. Non veniteci a dire che Italia tenera aveva meno dei fiamminghi, meno dei valloni. Ne aveva di più anche se perdeva gente per strada, anche se nelle vigilie vedevi trottolini amorosi fra i piedi di giganti che non riuscivano a pensare all’ultima spiaggia.
4. Meneghin sta pendando davvero ad un cambiamento? All’inizio sembrava che fosse deciso a fare piazza pulita come suggerito dal Petrucci nascosto dietro la tenda per smascherare i molti Iago che girano nella federbasket strappata ufficiosamente alle schiene dritte, salvo poi restituirla sotto altre forme di vassallaggio politico, poi abbiamo letto che l’ottica per guardare avanti è sempre la stessa: muovere le pedine, spostare lo zucchero da un tavolino a tre gambe ad uno quadrato, tenersi la stessa gente e promuovere Sacripanti visto che Pianigiani non è libero. Perché Sacripanti e non altri, magari allenatori che nelle ultime due stagioni hanno fatto bene in campionato? Perché sarebbero guai facendosi scappare il nome e anche il sognome, sono appestati, maledetti, perché nel basket italiano le cose funzionano così: tutti, ma non quelli bravi, anche se questo non vuol dire che Sacripanti è scarso, no, accidenti, ma non ci sembra pronto a guidare né i ragazzi NBA che dormono sul pisello, né altri scrocconi del talento che nell’estate non aggiungono mai niente al loro scarso repertorio. Sarà per questo che fra i disoccupati troviamo gente che appare più brava, più preparata di certi apprendisti stregoni. Chi? Vietato nominarli anche se a Natale, tanto per fare due esempi, di Caja e Boniciolli sentiremo ancora parlare.
5. Siamo nella fase dove le prime corse, la prima fatica fa sorridere quasi tutti gli allenatori che vedono “la mentalità giusta” nel gruppo appena incontrato. Teniamo nota nello speciale archivio di questi cari ragazzi che amano il rosa della vita. Attenti alle fistole. Anche molti proprietari sembrano contenti del lavoro fatto. Il più contento è il Sabatini che si è coccolato Collins per tutta la stagione scorsa, scegliendolo prima di scegliere il tecnico, prima ancora di sapere se ci sarebbero stati davvero dei compratori. Capito come funzionano le cose? Ma come, se lo fanno al Milan non dite niente, se succede alla Virtus ecco il sarcasmo. Non è vero, siamo contenti che i proprietari mostrino grande competenza, basta che poi si ricordino anche alla fine di essere stati loro a costruire la nuova meraviglia come direbbe Livio Proli.
6. Tornando a Luciano Barra, alla sua atletica splendida e splendente gli rubiamo pure il paragone che vorrebbe avvicinare il basket di oggi a quello di ieri: sarebbe come pensare al grande Torino e metterlo sulle stesso piano di quello andato in serie B con Urbano Cairo. Nel palleggio accompagnato che vieta agli arbitri il dialogo su qualsiasi sito ci domandiamo anche se la lega si sente bene o soltanto un po’incinta perché se ha ragione quando manda a dire che le nuove regole sono soltanto fumo, che il protezionismo crea soltanto giocatori di cartapesta, non riusciamo ad apprezzarla per come si muove in questo periodo lunghissimo che ci separa dal campionato. La supercoppa a Siena, ad esempio, ha un senso? No di certo. Voi dite che la prova di Genova era andata maluccio, che la tradizione va rispettata, ma state certi che i campioni non hanno bisogno di un nuovo trofeo, cercano soltanto partite stimolanti per capire se davvero hanno pescato ancora una volta meglio degli altri, se davvero Hawkins che non sopportavamo a Roma, che trovavamo esagerato a Milano, dove pure era stato più bravo che con Repesa che ci aveva perso il sonno per educarlo al meglio, sarà l’uomo che servirà per la grande battaglia europea che è ormai l’unica dimensione che può interessare davvero chi ha vinto tre scudetti di fila. Non volevate andare lontano. Meglio Firenze di Siena, allora, anche per presentare il campionato, tanto in via Sclavo il meglio lo vedranno quando si giocherà davvero a basket. Sarebbe stata una mossa per il progresso comune. Niente. Allora restiamo scettici perché tutti vogliono il bene di questo sport, vogliono il progresso, ma poi fingono di sentire il grido di dolore che arriva, magari, da uno come Ettore Messina che forse a Meneghin potrebbe dare qualche consiglio utile se ci fosse l’umiltà di parlare con la gente che non ha mai sposato certa gente.
Ci risentiamo presto. Forse.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell'autore)
J.R. sogna il Bari
Quando per la prima volta abbiamo sentito dell'interessamento di Tim Barton per il Bari sospettavamo che si trattasse di uno scherzo (abbiamo anche pensato che si trattasse del regista di Batman, che però di cognome fa Burton), dopo aver sentito la sua conferenza stampa post Bologna ne siamo convinti. Lo striscione ''Let's go Tim! We have a dream'' esposto sabato al San Nicola rischia così di diventare archeologia trash del tifo. Così come l'affrettato entusiasmo del sindaco Emiliano e le dichiarazioni di Vincenzo Matarrese, che ha assistito alla partita a fianco del texano regalando poi le sue prime impressioni: ''Non ci capivamo molto, ma ho visto che soffriva per il Bari''. Magari è cresciuto con il poster di Maiellaro e Loseto...Il contratto preliminare firmato il circa due settimane fa dovrebbe essere perfezionato entro un mese con la cessione delle quote per 23 milioni di euro, quindi meglio aspettare prima di emettere giudizi definitivi: magari si tratta davvero di un nuovo J.R. Ewing che i giornali finanziari hanno sempre inspiegabilmente ignorato. Intanto consigliamo la lettura dell'ultimo numero di Economy, dove Antonio Calitri spiega la realtà della Jmi Holdings di Dallas: la società che 'ha movimentato 2 miliardi di dollari'' è una stanza di un palazzo per uffici alla periferia di Dallas, con un telefono a cui non risponde nessuno. E nel sito si parla di alberghi e residence, tutti in fase di costruzione se non addirittura di progettazione.
Fibre bianche
Fra i tanti 'non detti' dei processi all'atletica italiana ce n'è uno che ci sembra più importante di altri, quello razziale. Razziale ma non necessariamente razzista, in quanto applicato contro noi stessi. In sostanza secondo molti addetti ai lavori un bianco bene allenato non potrebbe competere al massimo livello nella velocità, secondo il solito ragionamento che parte dalle fibre bianche presenti in maggior misura nei velocisti (per arrivare in certi casi alle camere a gas), e sarebbe comunque sfavorito nel mezzofondo per meri motivi di condizionamento aerobico (che non si improvvisa con stage al Sestriere a trent'anni, ma nasce nell'adolescenza). Non possiamo contraddire allenatori che hanno dedicato la vita a questo sport, anche perché queste cose le dicono apertamente solo a quelli della parrocchietta, ma è facile osservare che l'atletica è l'unico sport che permetta di emergere nei paesi con poche strutture e con un'organizzazione carente negli sport di squadra. Tanto per non allontanarci dalla vetrina di Bolt, con i loro personali sarebbero entrati nella finale dei 200 di Berlino Mennea, Pavoni, Torrieri, Tilli, Cavallaro e Puggioni, oltre ovviamente ad Andrew Howe (al 20''28 di Grosseto 2004 c'eravamo). E un posto nei sedici semifinalisti, quindi parliamo sempre di eccellenza, l'avrebbero conquistato anche le migliori versioni di Marras, Simionato, Occhiena, Attene, Fantoni, Caravani, Colombo e Galvan. Ingiusto dimenticare chi sarebbe stato nei 16 anche con il cronometraggio manuale: Anceschi, Ottolina, Benedetti e, rullo di tamburi, Livio Berruti. La sfigata Italia ha quindi prodotto nell'ultimo mezzo secolo ben 19 duecentisti almeno da semifinale mondiale o olimpica: di questi possono essere considerati contemporanei l'ex grande speranza Cavallaro (visto meno di un mese fa agli Assoluti in 21''39), il capro espiatorio Howe (che dall'oro di Goteborg e argento di Osaka ad oggi non è che abbia cambiato madre), Fantoni e Galvan, pur uscendo Howe e Fantoni dal discorso razziale. Se poi diciamo che un quattordicenne veloce di Milano o di Palermo sia più attirato dal calcio rispetto ad un omologo giamaicano diciamo solo un'ovvietà, ma non facciamo diventare le fibre bianche la spiegazione unica ed indiscutibile di quello che è anche un deficit di cultura sportiva.
Vite ultrapiatte
La fame nel mondo è un problema più importante, però è da qualche giorno che noi smadonniamo per la scelta di Sky Sport di passare al formato 16:9 per tutte le sue trasmissioni, dal calcio ai tg. Ci voleva l'inizio del campionato di calcio per far scattare l'indignazione della maggioranza silenziosa, l'Italia che si autotassa di 70 euro al mese per poter vedere in pace quelle tre o quattro cose che le interessano in mezzo ad un mare di vuota inutilità. Al di là della nostra sociologia alberoniana (l'ultimo pezzo del maestro è sull'utilità per la coppia di conservare le amicizie), questa scelta evidenzia l'idea abbastanza classista che Sky ha del suo pubblico. La famosa famiglia di ceto medio tendente (nella fantasia) all'alto, mito di ogni venditore cialtrone di pubblicità: stando ai centri media ed alla fandonie che raccontano ai big spender (almeno loro produttori di beni concreti), in Italia queste famiglie dovrebbero essere circa 400 milioni. Altrimenti non si spiegherebbe la presenza in edicola di 400 riviste di viaggi, 350 di lusso, 200 di auto ed addirittura più magazine di golf che di calcio...Tornando a Sky, il simpatico monopolista così caro ai grandi quotidiani affamati di pubblicità è fermamente convinto che chi spende 70 euro al mese per la tivù non possa non spendere un migliaio di euro per cambiare televisore e passare al 16:9 ultrapiatto Full HD eccetera (manca il commovente '99 canà' degli strepitosi televenditori anni Ottanta, con montone e stereo Rossini Hi-fi in omaggio: se la memoria non ci inganna Joe Denti era fra questi eroi dell'etere). Peccato che nel presente la maggioranza abbia ancora televisori del vecchio formato. Siamo quindi al consumatore che si sente sempre inadeguato ed invidioso del prodotto del vicino, il famoso effetto Veblen. Non c'è nessun complotto delle multinazionali o dei servizi deviati, ma solo un'idea classista del proprio pubblico che si evince anche dalle pubblicità. Classista, ma anche sbagliata.
I due Maroni
Dal c.t. ai tifosi del Pergocrema (davvero, abbiamo appena letto un comunicato della sua curva Sud), dagli alla tessera del tifoso già stra-approvata dalla Figc e dai tutti i club trainanti, forse più per amore della schedatura-marketing che dell'ordine pubblico. Favorevolissime Sky e Mediaset, anche se in prospettiva magari dovranno pagare qualche migliaio di figuranti (si viaggia sui 60 euro a trasmissione, quando la gente non è abbastanza motivata da andarci gratis), contrari gli ostaggi degli ultras in stile Catania e la maggioranza delle persone civili che vedono nella tessera solo una grana in più per chi vuole andare allo stadio. Ieri mattina ad un tifoso interista che ha acquistato un biglietto per il derby (ospita il Milan) è stata chiesta prima la tessera del tifoso e, visto che non la possedeva, in alternativa quella di abbonamento all'Inter: la confusione nelle modalità di applicazione regna quindi totale, se è vero che quella nerazzurra è l'unica società ad essere in regola con tutti i parametri (compresa la foto). Da amanti delle scommesse scommettiamo che nessuno farà ufficialmente marcia indietro, per non perdere la faccia, ma che il margine di tolleranza sarà italianissimo e dal 2010-11 non se ne parlerà più. Rimane poi il non detto di ogni ministro dell'Interno, da Scelba a Maroni: dal punto di vista dell'ordine pubblico è meglio che le teste di cazzo siano radunate piuttosto che sparse. La tessera si è rivelata quindi per quello che è: un'operazione per dimostrare che 'stiamo facendo qualcosa', anche se chi grida alla misura liberticida non propone alternative diverse dal manganello o dallo speriamo in Dio. I peggiori è sempre meglio averli allo stadio che al parco, dal punto di vista del cittadino medio, ma è incredibile che ogni minima misura contro la violenza scateni questi riflessi condizionati sessantottini: no alla legge, sì al nero di Agnelli.
Processato come Povia
L'intervista a tutto campo di Marcello Lippi, quella in cui ha parlato anche dell'impossibilità per i gay nel calcio di esporsi, era lunga ed articolata ma ovviamente ha generato le solite reazioni automatiche: quella del bar machista, pieno di 'sublimatori' inconsapevoli, e quella dei Grillini (nome non fatto a caso, anche ieri dominatore delle agenzie) della situazione pronti sempre a lanciare l'allarme democratico a seconda dell'ultimo take dell'Ansa. Perché se un omosessuale che alle 4 di notte gira per una zona malfamata con un orologio Cartier viene derubato e picchiato si grida all'omofobia e non all'assenza di sicurezza per il cittadino (o al limite alla cretinaggine della vittima). All'onnipresente ed inspiegabile Klaus Davi il c.t. ha semplicemente detto che la cultura dello spogliatoio 2009 magari consentirebbe anche a due calciatori di esporsi come fidanzati, ma che per mancanza di argomenti (ed anche noi con questo post ne siamo un buon esempio) il sistema mediatico parlerebbe alla fine solo di questo aspetto della loro vita. Con comprensibili effetti presso i piccoli lord che frequentano gli stadi. Una considerazione sensata, più di quelle del cattivo consigliere di un supercampione (mai allenato da Lippi) della serie A che qualche mese fa voleva convincerlo a rivelarsi diventando così un eroe del movimento gay nei secoli. Però adesso Lippi, colpevole di tante cose (fra cui non convocare i giocatori con il procuratore sbagliato, non ci riferiamo certo a Cassano) ma non di ottusità, sarà costretto a chiarire, smussare, spiegare, una cosa chiarissima per evitare un processo in stile Povia. Ce li meritiamo, quelli che 'ci aspettano dieci finali'.
I palinsesti che sorprendono Mediaset
La concorrenza all'italiana prevede che un'azienda televisiva decida i palinsesti delle concorrenti, quando non direttamente la loro presenza su una piattaforma satellitare nemica. Scontato e abusato l'esempio della Rai, piena di uomini Mediaset o comunque di nomina governativa (con il presidente del Consiglio che non viene dal settore dell'acciaio o della viticoltura), leggermente più sottile quello di Dahlia Tv che ci è tornato in mente ieri ascoltando l'annuncio di Abete circa l'accordo per i diritti sul digitale terrestre dal 2010 al 2012. Si parla del secondo pacchetto, il cosiddetto 'Silver Live', relativo alle partite casalinghe di 8 squadre sulle 20 della serie A, con le 12 del 'Gold' già assegnate a Mediaset. 31 milioni e rotti l'anno che divisi per 8 fanno l'ingaggio lordo di 4 medi giocatori da squadra che deve salvarsi: soldi su cui comunque è vietato sputare e che per Dahlia saranno comunque ben spesi visto che non ci sono milioni di italiani disposti a spendere 15 euro al mese per Nascar, poker, boxe e parapendio (mentre il canale porno merita attenzione, non necessitando di un tracciabile abbonamento ad hoc). L'aspetto grottesco della vicenda è che dall'anno prossimo saranno i detentori del pacchetto Gold a scegliere di fatto le squadre della presunta concorrenza, visto che la contrattazione sarà collettiva. Non occorre essere Nostradamus per intuire che non sarà possibile come quest'anno vedere su Dahlia squadre da primi dodici mercati televisivi come Fiorentina e Palermo. Poi ci si chiede perchè i diritti tivù del calcio italiano siano sottoquotati...E l'advisor? Avvisa.
Giochi della vecchiaia
Il dibattito generato dalla presenza modesta dell'atletica italiana a Berlino ha permesso di leggere sui giornali le ricette più varie, condite dall'inevitabile effetto nostalgia. Soprattutto per quanto riguarda quel formidabile meccanismo di selezione che furono i Giochi della Gioventù, esaltati non da vecchi bacucchi ma anche da campioni emergenti come Giorgio Rubino. Di qualche giorno fa è la lettera alla Gazzetta scritta dal marciatore romano, quarto nella 20 chilometri ai Mondiale, ma praticamente chiunque ha un ricordo personale, da spettatore o da mediocrissimo atleta, almeno delle gare scolastiche che poi avrebbero portato i migliori alle selezioni provinciali e quelli davvero bravi alle finali nazionali. Non abbastanza per diventare un misto fra Giamaica e Kenia, ma il giusto per creare un minimo di attenzione. Nati dalle idee di un gruppo di dirigenti illuminati fra i quali Bruno Zauli (l'inventore della Coppa Europa di atletica, che crudelmente morì prima della prima edizione, 1965, e di quella dei Giochi, 1968) e fortemente voluti dal padre-padrone del CONI Giulio Onesti, per quasi trenta anni sono stati il primo appuntamento agonistico vero per i praticanti under 15 di vari sport. Tutte le nostre medaglie olimpiche sono partite da lì. Per motivi finanziari l'ultima edizione vera è stata quella del 1996, ma dopo oltre un decennio di oblio abbiamo avuto in veste di accompagnatori la sfortuna di assistere ad una edizione del nuovo corso. A parte la dimensione provinciale e non agonistica del tutto, secondo la discutibile pedagogia del tutti promossi, un termine che potrebbe descrivere lo spettacolo odierno è 'scampagnata'. Lo spirito agonistico dei vecchi Giochi è ai nostri giorni in parte ripreso dai Giochi Sportivi Studenteschi, ma chi segue poco l'atletica (e gli altri sport presenti: nuoto, tennis, pallavolo, eccetera) ne ignora l'esistenza.
Il valore finanziario del giornalista
di Dominique Antognoni
Quando il direttore di Indiscreto torna dalle vacanze ha quel tono blando e vellutato da sembrare quasi un giornalista di quei prodotti che qualcuno pietosamente ancora definisce 'giornali importanti'. Torna buono e buonista e ci dispiace: comunque siamo certi che qualche giorno di telefonate a clienti non paganti e a cialtroni millantatori ce lo restituiranno cattivo come prima. Per adesso va a San Siro, incontra tanti colleghi e quasi gli scappa una lacrima per la commozione. Noi invece siamo già incattiviti e visto che non abbiamo alcun rispetto per la categoria (attenzione, per la categoria non per alcuni dei suoi componenti) ci sentiamo liberi di dire quello che per davvero accade nel mondo del giornalismo. Un grande Berlusca a fare il punto della situazione, come in tanti hanno riportato, peccato che il direttore abbia omesso un particolare: senza i soldi portati dall’ufficio marketing i giornali, cosi pieni di notizie positive, neppure riuscirebbero a uscire in edicola. La crisi ha avuto anche un effetto positivo nel mondo dell’editoria: ha fatto scendere dal piedestallo la categoria dei giornalisti, convinti nella loro infernale presunzione di essere il quarto potere dello stato e amenità simili. In pratica sono l’ultima ruota del carro, con pochissime eccezioni, per esempio Vittorio Feltri che porterà con sé almeno 20-30.000 lettori da Libero a Il Giornale. La situazione è molto semplice: in un giornale contano i soldi del patron e la bravura dell’ufficio marketing. Per un quotidiano italiano è drammatica la partenza di un venditore di pubblicità e non quella di una redazione intera. Esempio pratico: i due prodotti giornalistici più importanti hanno visto abbassare dell’80 per cento il costo di una pagina pubblicitaria. Da 10.000 a 2.000 euro. Cosa significa? Che in un anno, fatti due conti, a parità di numero di copie distribuite, i problemi finanziari saranno devastanti e la gente andrà a casa non per via della qualità del prodotto ma per i mancati introiti pubblicitari. Ma mettiamo che le vendite aumentino: le perdite saranno comunque forti per via della pubblicità che non c’é. Riassumendo: i giornalisti non fanno domande, non scrivono quello che sanno, le interviste le fanno in ginocchio (abbiamo sentito uno chiedere: ''Quanto ti piace lavorare con Mourinho?''), vengono trattati come cani da uffici stampa e calciatori e contano meno del due di briscola nell’economia dell’azienda. Aggiungiamo che si fanno riconoscere sempre e dappertutto, basta rileggere l’articolo sulle botte fra di loro al G8, quando si presero a schiaffi e pugni per mettere le mani sui gadget. Ecco, sono gli stessi che poi vedi in tv sbrodolando verità assolute come se da quelle parole dipendessero le sorti dell'umanità. Peccato che senza la pubblicità dell'olio Bertolli e dei cracker Pavesi starebbero a casa loro a raccontare quelle verità alla moglie mentre si sistema i bigodini. Questa è la libertà di stampa.
dominiqueantognoni@yahoo.it
(in esclusiva per Indiscreto)
Quando il direttore di Indiscreto torna dalle vacanze ha quel tono blando e vellutato da sembrare quasi un giornalista di quei prodotti che qualcuno pietosamente ancora definisce 'giornali importanti'. Torna buono e buonista e ci dispiace: comunque siamo certi che qualche giorno di telefonate a clienti non paganti e a cialtroni millantatori ce lo restituiranno cattivo come prima. Per adesso va a San Siro, incontra tanti colleghi e quasi gli scappa una lacrima per la commozione. Noi invece siamo già incattiviti e visto che non abbiamo alcun rispetto per la categoria (attenzione, per la categoria non per alcuni dei suoi componenti) ci sentiamo liberi di dire quello che per davvero accade nel mondo del giornalismo. Un grande Berlusca a fare il punto della situazione, come in tanti hanno riportato, peccato che il direttore abbia omesso un particolare: senza i soldi portati dall’ufficio marketing i giornali, cosi pieni di notizie positive, neppure riuscirebbero a uscire in edicola. La crisi ha avuto anche un effetto positivo nel mondo dell’editoria: ha fatto scendere dal piedestallo la categoria dei giornalisti, convinti nella loro infernale presunzione di essere il quarto potere dello stato e amenità simili. In pratica sono l’ultima ruota del carro, con pochissime eccezioni, per esempio Vittorio Feltri che porterà con sé almeno 20-30.000 lettori da Libero a Il Giornale. La situazione è molto semplice: in un giornale contano i soldi del patron e la bravura dell’ufficio marketing. Per un quotidiano italiano è drammatica la partenza di un venditore di pubblicità e non quella di una redazione intera. Esempio pratico: i due prodotti giornalistici più importanti hanno visto abbassare dell’80 per cento il costo di una pagina pubblicitaria. Da 10.000 a 2.000 euro. Cosa significa? Che in un anno, fatti due conti, a parità di numero di copie distribuite, i problemi finanziari saranno devastanti e la gente andrà a casa non per via della qualità del prodotto ma per i mancati introiti pubblicitari. Ma mettiamo che le vendite aumentino: le perdite saranno comunque forti per via della pubblicità che non c’é. Riassumendo: i giornalisti non fanno domande, non scrivono quello che sanno, le interviste le fanno in ginocchio (abbiamo sentito uno chiedere: ''Quanto ti piace lavorare con Mourinho?''), vengono trattati come cani da uffici stampa e calciatori e contano meno del due di briscola nell’economia dell’azienda. Aggiungiamo che si fanno riconoscere sempre e dappertutto, basta rileggere l’articolo sulle botte fra di loro al G8, quando si presero a schiaffi e pugni per mettere le mani sui gadget. Ecco, sono gli stessi che poi vedi in tv sbrodolando verità assolute come se da quelle parole dipendessero le sorti dell'umanità. Peccato che senza la pubblicità dell'olio Bertolli e dei cracker Pavesi starebbero a casa loro a raccontare quelle verità alla moglie mentre si sistema i bigodini. Questa è la libertà di stampa.
dominiqueantognoni@yahoo.it
(in esclusiva per Indiscreto)
Patacche localistiche
Purtroppo le Provincie non sono ancora state abolite, nonostante l'intero arco costituzionale fino a pochi mesi prima delle ultime...Provinciali si fosse impegnato ad agire in tal senso. E siamo arrivati a quota 110, circa il doppio rispetto ai tempi dell'Unità d'Italia (quasi 150 anni fa, controllato sul Bignami) quando le difficoltà nelle comunicazioni e nei trasporti davano loro un senso almeno fisico. Nel 2009 enti per il parcheggio di falliti e raccomandati dei vari schieramenti politici, le loro competenze (di fatto solo alcuni tipi di strade e di scuole professionali) si sovrappongono in maniera assurda a quelle dei più riconoscibili Comuni e Regioni ma adesso potrebbero trovare nel calcio un motivo di esistere. L'idea del ministro delle Politiche Agricole e Forestali Zaia, di cucire i simboli locali sulle maglie delle società di calcio, sembra infatti tirata fuori apposta per esaltare l'identità provinciale dei club nell'era in cui tutti lodano il Barcellona ma poi non esitano a mettere su maglie spesso gloriose il logo della prima pizzeria pagante. Il club come identificazione ma soprattutto identità, la bandiera (locale) al posto dello sponsor, la continuità della maglia rispetto al merchandising selvaggio e senza lucro (essendo in gran parte tarocco o 'ufficioso', cioé senza il logo dello sponsor tecnico ma tollerato dalle società: Adidas e Nike Italia o dormono o hanno una strategia tropo sottile). Non sono esattamente idee anti-moderne, visto che qualche aziendina di Los Angeles interessata a mettere il suo marchio sulla maglia dei Lakers o di UCLA magari ci sarebbe. Nei paesi più civili questa identità viene pagata dal tifoso che compra la maglietta, da noi provvederebbe l'ente pubblico come già di fatto avviene attraverso pecorini ed enti turistici. Previsione facilissima: vedremo presto sulle maglie sia sponsor che patacca localistica spacciata per operazione culturale. L'Islam avanza e noi gli opponiamo l'inno-marcetta (e marchetta) della regione.
Bravi a non fare domande
di Stefano OlivariLa coda di paglia dei media ha fatto passare praticamente sotto silenzio una lezione di giornalismo che Silvio Berlusconi ha impartito una ventina di giorni fa a Milanello e su cui ci sembra invece interessante tornare. Sintetizzando il Papi-pensiero, ''basato sulla mia esperienza di editore'', due le cose che il bravo giornalista sportivo dovrebbe ricordare: 1) Il tifoso medio non vuole leggere critiche alla sua squadra, nemmeno quelle in buona fede. Magari i più illuminati accettano qualche pezzo critico ed argomentato, ma dopo un po' si stancano e non comprano più quel giornale che non li fa sognare; 2) Il tifoso medio legge quasi unicamente gli articoli o guarda i servizi riguardanti la sua squadra e, quando vuole esagerare, le sue concorrenti dirette. Poco interesse per il resto del calcio, quasi zero per il resto del mondo. Pensieri regalati proprio a cronisti sportivi, omaggiati con un ''Siete più bravi dei giornalisti politici, che insistono sempre per fare domande'' che magari avrà inorgoglito qualcuno dei presenti. Sorvolando sulla strumentalità della lezione, volta ad evitare critiche al mercato milanista, se parliamo di grandi numeri (poi tutti abbiamo un amico che segue il campionato ucraino e tutti ci riteniamo tifosi obbiettivi, tardo-montanelliani che separano i fatti dalle opinioni) Berlusconi ha ragione e purtroppo non solo riguardo al giornalismo sportivo. Chi compra il Giornale o Repubblica ha già un sistema ideologico che chiede solo di essere applicato a fatti concreti, che omettendo e aggettivando sono spesso più opinabili delle opinioni anche scrivendo cose vere. Conclusione: nel medio periodo l'unico giornalismo calcistico finanziariamente possibile è quello di Tuttosport, applicandolo a seconda della geografia a Inter, Milan, Fiorentina, Roma, Napoli, Genoa e a quei pochi altri mercati che consentano di andare in pareggio. Anche se il fallimento del Romanista e il basso profilo di varie operazioni sui singoli club farebbe pensare il contrario. Il segreto di Pulcinella è ovviamente quello di essere faziosi confezionando la faziosità all'interno di un prodotto apparentemente neutro, tutti vogliamo che i nostri pregiudizi vengano confermati da qualcuno ritenuto minimamente credibile. Chi pensa di volare più alto non si rende conto (o finge di non rendersi conto) di usare quelle poche squadre di calcio come pillola per far digerire tutto il resto.
Più soldi ai Petrov
di Stefano OlivariL'atletica leggera è il vero sport mondiale, visto che tolte alcune specialità non ha bisogno di grandi strutture per far emergere il talento quando il talento c'è: anche a Cipro, anche ad Anguilla. Un campo, un tecnico di valore (spesso nemmeno quello, soprattutto il mezzofondo è pieno di allenatori per corrispondenza), un gruppo di ragazzi motivati. Senza autoflagellazioni ci sta quindi che in questa realtà 37 paesi abbiano guadagnato una medaglia a Berlino e che fra questi non ci sia la DDR del terzo millennio, l'Italia degli impiegati statali (definizione usata anche dal presidente della Fidal Franco Arese) che al microfono di Elisabetta Caporale sembrano più preoccupati di ringraziare un colonnello scaldasedia che di fare progetti per il futuro. Non generalizziamo, però. Ogni atleta ha una sua storia, per questo fa male leggere mail di tono calcistico contro Schwazer (che nell'anno post-olimpico si è allenato più che mai ma che è stato giudicato da qualche giornale con il metro Magnini-Montano, che peraltro sono due che al di là delle apparenze si fanno un culo così) e non vedere evidenziati i sacrifici della Giordano Bruno (che ogni giorno deve andarsi ad allenare in Slovenia, con le aste sul tetto dell'auto) o della Weissteiner. La cosa che troviamo incredibile non è l'assenza di un Bolt italiano, che non può essere creato dai 1500 euro al mese delle Fiamme Gialle, ma la scarsità di atleti di livello medio in uno dei pochi paesi al mondo che ancora sfrutta il traino dei corpi militari. Discorso che vale nelle specialità senza mercato, come i lanci (Claretti e Vizzoni esempio positivo), ma anche in quelle dove il 'privato' tiene a galla un'attività che fatica a trovare spazio anche nelle brevi dei giornali sportivi: la filosofia di trasformare mezzofondisti medi in buoni maratoneti è arrivata finalmente al capolinea, visto che nessun italiano ha partecipato alle due maratone mondiali. Dal libro dei temi del giornalismo sportivo dovremmo estrarre l'immortale 'Bisogna riportare lo sport nella scuola', ma chi ha frequentato una qualsiasi scuola italiana sa benissimo che tutto dipende dalla passione di un insegnante di educazione fisica che fuori dall'orario di lavoro ti porta in un campo dove si fa sport sul serio. E allora? Meglio il centralismo, per niente democratico perchè la democrazia non è efficiente, con dieci grandi allenatori pagati bene, che una miriade di militi ignoti (la curiosità è che spesso sono fisicamente uguali: barba bianca e abbronzatura, come il Cesare Rubini-Siro Siri genialmente tratteggiato da Moretti in Palombella Rossa) costretti al paesello a motivare gente sicura dello stipendio statale e dei mille euro in nero più prosciutto e prodotti tipici del meeting di Vattelapesca. Quando due anni fa Petrov lasciò Gibilisco per seguire a tempo pieno la Isinbayeva fu trattato quasi come un mercenario, ma va ricordato che al migliore del mondo nel suo campo la Fidal corrispondeva 20.000 euro lordi a stagione. Diamo i soldi ai più bravi, magari quelli meno bravi avranno una motivazione in più. Semplicistico, ma anche semplice.
Scrittori che si abbassano
di Stefano OlivariIl calcio italiano è l'argomento di conversazione preferito degli italiani, ma per motivi misteriosi ha ispirato pochi romanzi. Quasi tutti accomunati dalla bruttezza, quelli scritti da giornalisti frustrati e quelli dei letterati con una conoscenza della materia inferiore alla media di un bar. Fra i pochi a salvarsi, per sentito dire, l'Azzurro Tenebra di Giovanni Arpino. Per sentito dire, appunto, perché l'opera uscita tre anni dopo il Mondiale 1974 è stata per decenni senza ristampa prima che poco tempo fa la casa editrice Graphot la riproponesse. Finalmente l'abbiamo riletto, per non citarlo nel 2009 fidandoci di un bambino anni Settanta a cui non era piaciuto (l'istruzione progressista del tempo gli aveva fatto credere che quando qualcosa non piace è perché non la si è capita) ma che diceva in giro l'esatto contrario. Di cosa si tratta, insomma? Di un romanzo a più piani, evidenti anche se intersecati. Il primo è quello del racconto della spedizione italiana alla Coppa del 1974, vissuta da Arpino come inviato 'nobile' della Stampa: più confidenze che storia, più sensazioni che analisi, più considerazioni personali che che notizie. Con una divisione netta fra buoni (Bearzot, osservatore inascoltato dal c.t., Zoff e Facchetti), cattivi (le troppe primedonne bolse, da Rivera a Riva, oltre all'ottuso Chinaglia) e gente che si lascia trascinare dagli eventi (Valcareggi su tutti). Il secondo è quello dell'affresco del giornalismo sportivo: le Iene, sempre a caccia di una frase ambigua da strumentalizzare, le Belle Gioie che vivono la professione come tifo, i Grandi Inviati disillusi e cinici: livorosetto il ritratto di Brera, con il quale Arpino dopo una quasi amicizia anche litigò, forse colpevole di avere la sua stessa filosofia di vita (il grande scrittore che si abbassa a trattare una materia popolare) ma una fama molto superiore, affettuoso quello di Bruno Bernardi che per la Stampa si occupava di calcio giocato, centrate molte considerazioni sull'inutilità del lavoro giornalistico. Il terzo piano importante è quello del linguaggio: una specie di vernacolo a metà strada fra il cazzeggio intellettuale ed il calambour da redazioni, con citazioni nobili inframmezzate a considerazioni ignobili. Il piano più geniale del libro viene di solito considerato proprio il terzo, ma a noi è parso pesante ed esageratamente grottesco: l'autocompiacimento linguistico può produrre Dante, ma anche Camilleri. Emozionante invece la vena amara di Arpino, da romanziere vero quale era (è morto nel 1987), che riesce ad applicare con maestria allo sguardo di un centrocampista argentino, all'appuntamento con un cane fuori dall'albergo, alla patria idealizzata dagli emigranti, allo squallido ritiro della Polonia, alle prese in giro fra italiani in gita. Chi si aspetta di trovare retroscena del Mondiale forse più importante della storia, per i cambiamenti che comportò, rimarrà deluso. Così come noi, che avevamo mitizzato un libro che non ci era piaciuto nemmeno da piccoli. Molti critici dicono però che il grande romanzo italiano sul calcio è stato scritto e che sia proprio questo.
Il mondo che allontana i Mancini
di Libeccio1. Personalmente ho nostalgia di Roberto Mancini anche alla luce degli ultimi eventi (sapeva da molto tempo dell'arrivo di Special One al suo posto, comunque prima della gara in cui l'Inter venne eliminata dal Liverpool). Forse l'intera vicenda di Mancio andrebbe riscritta, considerato che a Mancini si è rimproverato (fatto pagare) la debolezza dei risultati in Europa (identici a quelli di Special One). Costava molto meno, otteneva gli stessi risultati e non chiedeva ritocchi allo stipendio con metodi ricattatori. Una persona perbene.
2. Dopo le partite di calcio della serie A alle 12.30 di domenica, ora è il turno del possibile utilizzo del motore nella velatura per le barche cheprenderanno parte all'America's Cup. I dirigenti sportivi italiani e mondiali fanno a gara a chi la propone più grossa e indecente. Soprattutto contro lo sport e i tifosi.
3. La frattura del polso del Papa ha campeggiato nel titolo di testa su quasitutti i quotidiani nazionali generalisti e sportivi, ma in pochi hanno dato il minimo rilievo alle dimissioni del Vicepresidente della Commissione antimafia Carlo Vizzini e meno ancora ne hanno dato circa le ragioni che lo hanno costretto a rassegnarle. Il vice presidente della Commissione che lo Stato ha costituito quale presidio permanente della lotta alla mafia, secondo le accuse del figlio di Vito Ciancimino, avrebbe svolto il ruolo di "pulitore" di denaro sporco proprio per conto della Mafia spa medesima. Una cosa da nulla.
4. La società Immobiliare Risanamento spa del finanziere d'assalto Luigi Zunino è stata dichiarata tecnicamente fallita e poi salvata da un piano di ancoraggio delle banche creditrici. Aveva accumulato debiti per 5 miliardi di euro dalle principali banche nazionali e off-shore (in primis Unicredit e Banca Intesa SanPaolo). Le stesse banche che fino a poco tempo fa ne raccomandavano l'acquisto ai propri risparmiatori insieme alle principali Agenzie di Rating secondo le quali il titolo, pur in sofferenza, poteva riservare delle belle sorprese. Anche in questo caso un ragionamento serio sul ruolo della stampa economica italiana andrebbe effettuato, considerato che fino a pochi giorni fa nessuno ha scritto una riga sullo stato comatoso della società. Anzi....
5. A proposito della stampa: non dovrebbe ogni giorno ricordare a chi di dovere che nei 4 miliardi di euro della operazione salvataggio Alitalia (pagati da ognuno di noi), figuravano anche delle poste utili a risarcire i piccoli azionisti del titolo?
6. Ho ascoltato un importantissimo dirigente del nuoto nazionale, intervistato dalla tv nel contesto dei Mondiali di Roma. Non parlava neanche un italiano comprensibile. Lo stesso avevo notato giorni prima ascoltando l'intervista tv di un noto assessore del comune di Roma che si esprimeva in modo da far inorridire il grande Trap. Ci sono Ministri della Repubblica che a domanda 'Dove si trova la Cecenia?' si sono rifugiati insorrisetti imbarazzati e hanno tirato via dalle telecamere. Altri, sempre Ministri di questo governo, che non sapevano cosa fosse la Consob.
7. Oramai in Italia ogni cosa è concessa agli incapaci mentre i meritevoli vengono tenuti in una condizione di costante emarginazione. L'importante è avere relazioni giuste oppure, se si è donna e piacente, darla allegramente a chi conta. Ma a chi importa? Domanda sorta leggendo i giornali, più concentrati sul particolare pecoreccio che sull'universale ideologico di tutta la situazione.
8. I giudici Falcone e Borsellino sono morti da oltre venti anni. Marcello Dell'Utri è senatore della Repubblica da 14. La "questione italiana" e il suo tragico epilogo di escort e agende rosse scomparse è tutta in queste poche parole: altro che gossip e teleobbiettivi puntati su Villa Certosa.
9. Ho letto e segnalo a chiunque abbia voglia di leggerlo un libro magnifico: "Il giorno prima della felicità", di Erri de Luca. Sì, il campionato sta per cominciare.
Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)
La vera scommessa su Leonardo
di Stefano OlivariPassare dalla scrivania alla panchina è una scommessa, in tutti i sensi. E quella della dirigenza milanista su Leonardo ha ottime possibilità di essere persa. Non stando al bar sottocasa, pieno di esaltatori di una vaga ‘esperienza’ e di una ancor meno definibile ‘gavetta’ (nemico numero uno di questi vecchi adoratori del patentino è stato Roberto Mancini), ma ai bookmaker internazionali. Poco conta che il Milan campione d’Italia 2009-2010 sia dato mediamente a 7,50, contro il 3 della Juventus, il 25 della Roma ed il clamoroso 1,80 dell’Inter: per gli amanti del bicchiere mezzo pieno significa pur sempre che una squadra dalla fisionomia incerta e reduce da un precampionato deludente viene accreditata del 13% (100 diviso la quota) di possibilità di vincere l’ex campionato più bello del mondo. Poco ma non proprio niente, il che rende più evidente la scarsa stima del mercato per Leonardo. Le quote sul primo allenatore della serie A ad essere esonerato sono in continua evoluzione, anche perché la maggior parte dei bookmaker ufficiali non le offre e quindi per puntare sui ‘fired’ bisogna andare su mercati dove grandi scostamenti da un’ora all’altra sono normali. Il candidato numero uno è comunque Ruotolo, dato a 5,50, ma è clamoroso come fra il tecnico del Livorno e quello della terza teorica forza del campionato ci siano davvero pochissimi colleghi. Ventura a 7, Zenga a 8 (bella quota, considerando le tacche sulla fusoliera di Zamparini), Donadoni a 11 e poi si arriva a Leonardo, pagato 15. Ovvio il confronto con un altro esordiente come Ciro Ferrara, che viene dal mercato considerato come Mourinho e Spalletti: tutti con quote intorno ai 30. In altre parole Ferrara come allenatore viene considerato il doppio del campione del mondo 1994 nonostante l’organico della Juventus sia ritenuto superiore a quello del Milan (e quindi i fallimenti maggiormente imputabili a chi siede in panchina). Forzato ma curioso il confronto con il primo esonerato della Premier League: Ancelotti viene pagato quasi a 40, addirittura come gli intoccabili Ferguson e Wenger. Più inquietante il modo in cui domanda ed offerta si incrociano su Leonardo ‘esonero assoluto’, cioè cacciato dalla panchina rossonera durante la stagione in qualsiasi momento: totonero e totogrigio pagano questa eventualità a 3,50, che con la solita traduzione significa che il mercato dà il brasilano di passaggio al 28,5%. Bisogna ricordare che non si tratta di probabilità solo sportive o basate su informazioni da insider, ma anche su quello che i giocatori di grossa taglia ‘credono’, costringendo così il banco ad adeguarsi con meccanismi spesso applicati a spanne. Conclusione facile: mezzo mondo scommette sul fatto che il Milan sia decente ma soprattutto che Leonardo sia di passaggio. E se fosse invece vero il contrario?
(pubblicato sul Giornale di oggi)
Opinione al potere
di Verba Manent
E se davvero invertissimo le parti? E se davvero a chi ci diverte, allietandoci pomeriggi o serate altrimenti soporiferi (diciamocelo, Sky a 70 euro al mese comincia a essere fuori budget!), facessimo giocare un campionato verbale parallelo? Noi di Cialtrocalcio, fedeli alla nostra filosofia di base, l'azzardo l'abbiamo messo in piedi trovando accoglienza presso Indiscreto: il suo direttore non ha grandi bisogni materiali e può quindi permettersi di mettere giù il telefono quando lo chiamano 'colleghi' famosi e sconosciuti accomunati dalla presunzione di ritenersi intoccabili. Certo non avra' il fascino di un Fantacalcio tra amici. Ma vuoi mettere il divertimento nel rivisitare giornata per giornata il campionato alle spalle con le profezie mediatiche dei soliti noti? Quelli che sono lì per fare opinione, informare, stuzzicare, ed anche a volte alzare un po troppo i toni sparandole grosse. Ma sì, dai, in fondo in questo paese il cialtronesco appare piu' che mai di moda. Siori e siore, il Cialtronato 2009-2010 è ai nastri di partenza! Non fateci mancare il vostro commento, con tanto di preferenza. Perché anche da noi, grazie ai vostri giudizi, si lotterà per il "titulo". E come promesso, avendo invertito le parti, solo chi lotterà per la salvezza avrà la piccola consolazione di non aver esagerato con le calcionerie...Ps. Avviso ai naviganti piu' permalosi (la maggioranza, con percentuali imbarazzanti fra i giornalisti sportivi...): date, virgolettati o sentenze sono pedissequamente raccolti nel nostro capiente archivio audio-video. Non provateci quindi a querelare o a minacciare di farlo mettendo in mezzo il nostro povero direttore. Visto che riportiamo solo frasi presenti nel nostro archivio, sarebbe una battaglia persa in partenza. Di seguito qualche segnalazione, aspettando le vostre. Lo spirito non è quello di dare lezioni, ma di scherzare sulla nostra inutilità (anche noi facciamo parte del teatrino domenicale) e sul valore limitato delle nostre opinioni.
PROVACI ANCORA, TENENTE - DA ANTENNA3 DEL 24-08-08 Umberto Colombo dixit: "l'Inter quest'anno arriva terza…". Finale di stagione: INTER CAMPIONE D'ITALIA.
PRONOSTICI SOLA..ROLI - da Sette GOLD del 30-08-08, Solaroli : " adesso la Sampdoria rischia moltissimo perché schiaccia l'Inter e rischia il contropiede di Balotelli" lo interrompe inviato da Genova, Benvenuto: " gooooool pareggio di Delvecchio!!!". Finale da Marassi SAMP 1- INTER 1.
BACCI.. E ABBRACCI DA GENOVA -DA TELELOMBARDIA DEL 30-08-08 SAMPDORIA-INTER, Ginone Bacci . "vedrai Fabio (Ravezzani) che a fine partita ci sarà poco di parlare del fallo di mano perché l'Inter sta prendendo il volo, si, l'Inter sta prendendo il volo..". Finale da Marassi SAMP 1- INTER 1
CAMPIONI SI NASCE..E IO LO NACQUI - DA ANTENNA3 AZZURRO ITALIA DEL 29-08-08, Gullo su Sampdoria-Inter: "Per me l'Inter da Genova tornerà con zero punti…tornerà con le ossa rotte…Cambiasso non può giocare centrale, non è il suo ruolo…''. Finale da Marassi SAMP 1- INTER 1
ROSSONERI IN...BIANCHI - DA TELELOMBARDIA DEL 31-08-08, Bianchi: ''Oggi Ronaldinho farà quattro o cinque colpi che ci faranno vincere la partita…".
Finale dallo Stadio MEAZZA in San Siro MILAN 1-BOLOGNA 2
CORN...FLAKES - DA 7 GOLD DEL 31-08-08, Corno: "La Fiorentina fino a quando giocherà così non segnerà mai". Finale dall'Artemio Franchi di Firenze FIORENTINA 1-JUVENTUS 1
MELL'HANNO CHIESTO...E MO TE O DICO - DA TELELOMBARDIA DEL 31-08-08,
Melli. "La Juventus non arriva quarta…." finale di stagione: JUVENTUS SECONDA
MAXIMA SUMMA - Da TELELOMBARDIA del 27-08-08, Suma: "Kakà rimarrà milanista a vita!". Tra una settimana inizia la Liga, non ditegli niente...
COERNENZA, QUESTA SCONOSCIUTA - Da 7 GOLD del 24-08-08, Corno "Mourinho non è Ranieri, Mourinho sa quello che fa. Ranieri fa 10 errori a partita". Ma anche da 7 GOLD del 16-04-08 (SOLO 4 MESI PRIMA...), Corno:" Avete fatto una grande stagione grazie al signor Ranieri, che qualcuno invece vorrebbe vedere massacrato...". Senza parole. The end. Ma per fortuna non finisce mai.
Verba Manent
(appuntamento a settimana prossima)
E se davvero invertissimo le parti? E se davvero a chi ci diverte, allietandoci pomeriggi o serate altrimenti soporiferi (diciamocelo, Sky a 70 euro al mese comincia a essere fuori budget!), facessimo giocare un campionato verbale parallelo? Noi di Cialtrocalcio, fedeli alla nostra filosofia di base, l'azzardo l'abbiamo messo in piedi trovando accoglienza presso Indiscreto: il suo direttore non ha grandi bisogni materiali e può quindi permettersi di mettere giù il telefono quando lo chiamano 'colleghi' famosi e sconosciuti accomunati dalla presunzione di ritenersi intoccabili. Certo non avra' il fascino di un Fantacalcio tra amici. Ma vuoi mettere il divertimento nel rivisitare giornata per giornata il campionato alle spalle con le profezie mediatiche dei soliti noti? Quelli che sono lì per fare opinione, informare, stuzzicare, ed anche a volte alzare un po troppo i toni sparandole grosse. Ma sì, dai, in fondo in questo paese il cialtronesco appare piu' che mai di moda. Siori e siore, il Cialtronato 2009-2010 è ai nastri di partenza! Non fateci mancare il vostro commento, con tanto di preferenza. Perché anche da noi, grazie ai vostri giudizi, si lotterà per il "titulo". E come promesso, avendo invertito le parti, solo chi lotterà per la salvezza avrà la piccola consolazione di non aver esagerato con le calcionerie...Ps. Avviso ai naviganti piu' permalosi (la maggioranza, con percentuali imbarazzanti fra i giornalisti sportivi...): date, virgolettati o sentenze sono pedissequamente raccolti nel nostro capiente archivio audio-video. Non provateci quindi a querelare o a minacciare di farlo mettendo in mezzo il nostro povero direttore. Visto che riportiamo solo frasi presenti nel nostro archivio, sarebbe una battaglia persa in partenza. Di seguito qualche segnalazione, aspettando le vostre. Lo spirito non è quello di dare lezioni, ma di scherzare sulla nostra inutilità (anche noi facciamo parte del teatrino domenicale) e sul valore limitato delle nostre opinioni.
PROVACI ANCORA, TENENTE - DA ANTENNA3 DEL 24-08-08 Umberto Colombo dixit: "l'Inter quest'anno arriva terza…". Finale di stagione: INTER CAMPIONE D'ITALIA.
PRONOSTICI SOLA..ROLI - da Sette GOLD del 30-08-08, Solaroli : " adesso la Sampdoria rischia moltissimo perché schiaccia l'Inter e rischia il contropiede di Balotelli" lo interrompe inviato da Genova, Benvenuto: " gooooool pareggio di Delvecchio!!!". Finale da Marassi SAMP 1- INTER 1.
BACCI.. E ABBRACCI DA GENOVA -DA TELELOMBARDIA DEL 30-08-08 SAMPDORIA-INTER, Ginone Bacci . "vedrai Fabio (Ravezzani) che a fine partita ci sarà poco di parlare del fallo di mano perché l'Inter sta prendendo il volo, si, l'Inter sta prendendo il volo..". Finale da Marassi SAMP 1- INTER 1
CAMPIONI SI NASCE..E IO LO NACQUI - DA ANTENNA3 AZZURRO ITALIA DEL 29-08-08, Gullo su Sampdoria-Inter: "Per me l'Inter da Genova tornerà con zero punti…tornerà con le ossa rotte…Cambiasso non può giocare centrale, non è il suo ruolo…''. Finale da Marassi SAMP 1- INTER 1
ROSSONERI IN...BIANCHI - DA TELELOMBARDIA DEL 31-08-08, Bianchi: ''Oggi Ronaldinho farà quattro o cinque colpi che ci faranno vincere la partita…".
Finale dallo Stadio MEAZZA in San Siro MILAN 1-BOLOGNA 2
CORN...FLAKES - DA 7 GOLD DEL 31-08-08, Corno: "La Fiorentina fino a quando giocherà così non segnerà mai". Finale dall'Artemio Franchi di Firenze FIORENTINA 1-JUVENTUS 1
MELL'HANNO CHIESTO...E MO TE O DICO - DA TELELOMBARDIA DEL 31-08-08,
Melli. "La Juventus non arriva quarta…." finale di stagione: JUVENTUS SECONDA
MAXIMA SUMMA - Da TELELOMBARDIA del 27-08-08, Suma: "Kakà rimarrà milanista a vita!". Tra una settimana inizia la Liga, non ditegli niente...
COERNENZA, QUESTA SCONOSCIUTA - Da 7 GOLD del 24-08-08, Corno "Mourinho non è Ranieri, Mourinho sa quello che fa. Ranieri fa 10 errori a partita". Ma anche da 7 GOLD del 16-04-08 (SOLO 4 MESI PRIMA...), Corno:" Avete fatto una grande stagione grazie al signor Ranieri, che qualcuno invece vorrebbe vedere massacrato...". Senza parole. The end. Ma per fortuna non finisce mai.
Verba Manent
(appuntamento a settimana prossima)
Atletica passiva
Dieci giorni di lettura attiva ed una settimana di atletica leggera passiva ci hanno dato la carica giusta per ripartire. Da oggi come al solito in mezzo alle cose tristi che scriviamo per sopravvivere torneremo ad infilare quelle ugualmente inutili ma meno tristi di Indiscreto. Dateci solo un po' di tempo per leggere tutti gli interventi sui muri...
Semiprofessionisti.com
di Stefano Olivari
1. Forti dell'esperienza dell'agosto scorso, quando gli articoli sull'Olimpiade di Pechino e dintorni ebbero un riscontro di pubblico pari a quasi zero (a livello quantitativo, perché poi su vari temi nacquero discussioni davvero interessanti) rispetto a quelli calcistici di qualche giorno prima e qualche giorno dopo, non commetteremo l'errore di pontificare sul nulla mentre il novantove per cento dei frequentatori di Indiscreto ha il computer spento. Andremo quindi in vacanza senza scrupoli, all'inseguimento di molte delle letture cartacee rimandate ad agosto. Non necessariamente Proust o Senofonte: abbiamo in borsa le biografie di Pete Maravich, Zidane, Giovanni Borghi e Nilton Santos, due tomi di matematica applicata alle scommesse, il Meridiano su Piero Chiara, dodici albi arretrati di Tex, la storia del leone Christian, un libro di Luigi Zoja che ci hanno detto essere geniale (si intitola 'La morte del prossimo') e l'ultima opera di R.L. Quercetani sull'atletica. Basta avere tempo, adesso ce l'abbiamo. E se alcune situazioni dovessero prendere il verso sbagliato ce l'avremo anche in settembre...
2. Purtroppo non è sempre vero che si scrive per soldi, ma di sicuro sempre lo si fa per essere letti. Quindi la nostra stagione 2008-2009 finisce qui, per ricominciare a pieno regime lunedì 24 agosto. Andiamo in vacanza, sperando di resistere alla tentazione di intervenire senza che a qualcuno interessi: abbiamo appena imparato ad aggiornare Blogger tramite cellulare e stiamo studiando come eliminare la scritta 'Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry from Vodafone', anche se sembra sia impossibile...Nessun bilancio perché non siamo ancora morti e nessun ringraziamento ruffiano a chi sa già che gli vogliamo bene, ma solo qualche modesta riflessione a beneficio delle quasi 17mila teste diverse (stando a Google Analytics: poi il vero cialtrone 2.0 moltiplicherebbe l'indirizzo Ip per un coefficiente, visto che se da un ufficio si collegano in venti risulta un lettore solo) che si ritrovano qui quasi ogni giorno.
3. Partiamo dalle cose che ci tengono attaccati alla vita, cioé dai fallimenti. Quello della Settimana Sportiva è stato doloroso in ogni senso, visto che ha fatto perdere due anni di tempo, un impegno personale assurdo, la faccia con gli amici-colleghi coinvolti e con i lettori, qualche migliaio di euro che un abile parolaio ci ha sfilato dalla tasca. Come quasi tutti i farabutti quello che abbiamo incontrato noi ha avuto la fortuna di trovare vittime non violente, che non reagiscono in maniera appropriata allo strafottente 'Fammi causa' da figlio di papà che abbiamo ascoltato anche in contesti editoriali più seri.
4. La modestia è strutturalmente falsa, quindi parliamo anche di una vittoria. L'Altra Milano, il libro che da trent'anni avremmo voluto almeno leggere. L'abbiamo scritto, insieme a Giorgio Specchia, ed il miracolo è che i conti stiano tornando nonostante si parli di basket, di una squadra ad alto livello morta ventinove anni fa e di un mondo che sembra lontanissimo anche a noi che lo abbiamo visto. Cogliamo l'occasione per ringraziare di cuore chi lo ha comprato solo per affetto nei nostri confronti e senza un particolare interesse per la pallacanestro degli anni Settanta. L'idea meravigliosa sarebbe produrne altri, con lo stesso spirito ma su argomenti meno di nicchia. I nostri autori di punta hanno tutto per raggiungere il successo, tranne che un libro pronto...
5. Venendo al presente ed all'immediato futuro, ci ha regalato qualche idea l'ottimo 'Dilettanti.com' (The cult of the amateur, in originale) di Andrew Keen. Un'analisi del modo in cui il web ed il falso mito del tutto gratis abbiano distrutto non solo l'editoria ma anche qualsiasi attività creativa a livello professionale. Tutti riciclano tutto, nel mondo dominato dal copia & incolla: i cantanti cantano solo cover, la tivù vive di trasmissioni nostalgia, i giornalisti hanno smesso di scrivere notizie e sono diventati tutti opinionisti tromboneggianti. E' un'autocritica, nel caso non si fosse capito, che ci spingerà in una direzione nuova e al momento ancora fumosa. Non più il parere saccente, sia pure limitato alle poche materie su cui ci riteniamo informati (calcio, basket, media, scommesse, storia, cazzeggio), ma nemmeno la notiziola di due righe. Qualcosa di intermedio, che non sapremmo definire e che magari non piacerà. Però di sicuro qualcosa di molto più coerente con il web, oltre che di più immediato. Non rinunceremo del tutto agli articoli che sarebbero lunghi anche per R2 di Repubblica, ma saranno l'eccezione e non la regola.
6. Il libro di Keen spiega come il discorso sui contenuti non possa essere scisso da quello sulle entrate. Non leggeremmo mai un giornale fatto nei ritagli di tempo dell'editore e dei giornalisti, per quanto gratis e fatto con passione. Ci impegneremo quindi in prima persona per raccattare pubblicità, con canali tradizionali (i soliti Adsense e le solite affiliazioni) ed anticamere personali per la riscossione di vecchi crediti. Dandoci un anno per vedere qualche risultato: non la ricchezza e nemmeno un modesto professionismo, ma qualche centinaio di euro al mese che consenta di chiedere a giornalisti veri (alcuni già li conoscete bene) un impegno che non sia dettato solo dall'amicizia. Il web ha distrutto i media tradizionali, con le attuali ondate di licenziamenti che ancora non rendono bene l'idea della gravità della situazione, ma di web non si vive. Invece di lamentarsi meglio trovare fonti di reddito alternative, più o meno parenti del giornalismo, in attesa dell'idea geniale.
7. Di cosa parleremo nel 2009-2010? Delle solite cose, ma speriamo in modo diverso. Con puntate extrasportive su animali, economia, cultura pop ed una migliore strutturazione dei muri. Ne nasceranno di nuovi, per argomenti su cui almeno una decina di noi abbia qualcosa da dire. Parafrasando il titolo di quello che è il nostro libro dell'estate, saremo dilettanti.it come spirito e semiprofessionisti.com come impegno. Scriveremo, a seconda dell'ispirazione, buoni pezzi di intrattenimento o colossali idiozie. Continueremo a farlo senza alcuno che ci detti la linea: proprietari (impossibile, siamo noi), dipendenti (non ne abbiamo), sponsor (come i dipendenti) o lettori (non essendo paganti). Ma soprattutto senza linea.
stefano@indiscreto.it
1. Forti dell'esperienza dell'agosto scorso, quando gli articoli sull'Olimpiade di Pechino e dintorni ebbero un riscontro di pubblico pari a quasi zero (a livello quantitativo, perché poi su vari temi nacquero discussioni davvero interessanti) rispetto a quelli calcistici di qualche giorno prima e qualche giorno dopo, non commetteremo l'errore di pontificare sul nulla mentre il novantove per cento dei frequentatori di Indiscreto ha il computer spento. Andremo quindi in vacanza senza scrupoli, all'inseguimento di molte delle letture cartacee rimandate ad agosto. Non necessariamente Proust o Senofonte: abbiamo in borsa le biografie di Pete Maravich, Zidane, Giovanni Borghi e Nilton Santos, due tomi di matematica applicata alle scommesse, il Meridiano su Piero Chiara, dodici albi arretrati di Tex, la storia del leone Christian, un libro di Luigi Zoja che ci hanno detto essere geniale (si intitola 'La morte del prossimo') e l'ultima opera di R.L. Quercetani sull'atletica. Basta avere tempo, adesso ce l'abbiamo. E se alcune situazioni dovessero prendere il verso sbagliato ce l'avremo anche in settembre...
2. Purtroppo non è sempre vero che si scrive per soldi, ma di sicuro sempre lo si fa per essere letti. Quindi la nostra stagione 2008-2009 finisce qui, per ricominciare a pieno regime lunedì 24 agosto. Andiamo in vacanza, sperando di resistere alla tentazione di intervenire senza che a qualcuno interessi: abbiamo appena imparato ad aggiornare Blogger tramite cellulare e stiamo studiando come eliminare la scritta 'Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry from Vodafone', anche se sembra sia impossibile...Nessun bilancio perché non siamo ancora morti e nessun ringraziamento ruffiano a chi sa già che gli vogliamo bene, ma solo qualche modesta riflessione a beneficio delle quasi 17mila teste diverse (stando a Google Analytics: poi il vero cialtrone 2.0 moltiplicherebbe l'indirizzo Ip per un coefficiente, visto che se da un ufficio si collegano in venti risulta un lettore solo) che si ritrovano qui quasi ogni giorno.
3. Partiamo dalle cose che ci tengono attaccati alla vita, cioé dai fallimenti. Quello della Settimana Sportiva è stato doloroso in ogni senso, visto che ha fatto perdere due anni di tempo, un impegno personale assurdo, la faccia con gli amici-colleghi coinvolti e con i lettori, qualche migliaio di euro che un abile parolaio ci ha sfilato dalla tasca. Come quasi tutti i farabutti quello che abbiamo incontrato noi ha avuto la fortuna di trovare vittime non violente, che non reagiscono in maniera appropriata allo strafottente 'Fammi causa' da figlio di papà che abbiamo ascoltato anche in contesti editoriali più seri.
4. La modestia è strutturalmente falsa, quindi parliamo anche di una vittoria. L'Altra Milano, il libro che da trent'anni avremmo voluto almeno leggere. L'abbiamo scritto, insieme a Giorgio Specchia, ed il miracolo è che i conti stiano tornando nonostante si parli di basket, di una squadra ad alto livello morta ventinove anni fa e di un mondo che sembra lontanissimo anche a noi che lo abbiamo visto. Cogliamo l'occasione per ringraziare di cuore chi lo ha comprato solo per affetto nei nostri confronti e senza un particolare interesse per la pallacanestro degli anni Settanta. L'idea meravigliosa sarebbe produrne altri, con lo stesso spirito ma su argomenti meno di nicchia. I nostri autori di punta hanno tutto per raggiungere il successo, tranne che un libro pronto...
5. Venendo al presente ed all'immediato futuro, ci ha regalato qualche idea l'ottimo 'Dilettanti.com' (The cult of the amateur, in originale) di Andrew Keen. Un'analisi del modo in cui il web ed il falso mito del tutto gratis abbiano distrutto non solo l'editoria ma anche qualsiasi attività creativa a livello professionale. Tutti riciclano tutto, nel mondo dominato dal copia & incolla: i cantanti cantano solo cover, la tivù vive di trasmissioni nostalgia, i giornalisti hanno smesso di scrivere notizie e sono diventati tutti opinionisti tromboneggianti. E' un'autocritica, nel caso non si fosse capito, che ci spingerà in una direzione nuova e al momento ancora fumosa. Non più il parere saccente, sia pure limitato alle poche materie su cui ci riteniamo informati (calcio, basket, media, scommesse, storia, cazzeggio), ma nemmeno la notiziola di due righe. Qualcosa di intermedio, che non sapremmo definire e che magari non piacerà. Però di sicuro qualcosa di molto più coerente con il web, oltre che di più immediato. Non rinunceremo del tutto agli articoli che sarebbero lunghi anche per R2 di Repubblica, ma saranno l'eccezione e non la regola.
6. Il libro di Keen spiega come il discorso sui contenuti non possa essere scisso da quello sulle entrate. Non leggeremmo mai un giornale fatto nei ritagli di tempo dell'editore e dei giornalisti, per quanto gratis e fatto con passione. Ci impegneremo quindi in prima persona per raccattare pubblicità, con canali tradizionali (i soliti Adsense e le solite affiliazioni) ed anticamere personali per la riscossione di vecchi crediti. Dandoci un anno per vedere qualche risultato: non la ricchezza e nemmeno un modesto professionismo, ma qualche centinaio di euro al mese che consenta di chiedere a giornalisti veri (alcuni già li conoscete bene) un impegno che non sia dettato solo dall'amicizia. Il web ha distrutto i media tradizionali, con le attuali ondate di licenziamenti che ancora non rendono bene l'idea della gravità della situazione, ma di web non si vive. Invece di lamentarsi meglio trovare fonti di reddito alternative, più o meno parenti del giornalismo, in attesa dell'idea geniale.
7. Di cosa parleremo nel 2009-2010? Delle solite cose, ma speriamo in modo diverso. Con puntate extrasportive su animali, economia, cultura pop ed una migliore strutturazione dei muri. Ne nasceranno di nuovi, per argomenti su cui almeno una decina di noi abbia qualcosa da dire. Parafrasando il titolo di quello che è il nostro libro dell'estate, saremo dilettanti.it come spirito e semiprofessionisti.com come impegno. Scriveremo, a seconda dell'ispirazione, buoni pezzi di intrattenimento o colossali idiozie. Continueremo a farlo senza alcuno che ci detti la linea: proprietari (impossibile, siamo noi), dipendenti (non ne abbiamo), sponsor (come i dipendenti) o lettori (non essendo paganti). Ma soprattutto senza linea.
stefano@indiscreto.it
L'ultimo sorriso di Bobby Robson
di Stefano OlivariSessant’anni di calcio al massimo, di cui quasi venti convivendo con il cancro. Dietro al tranquillo sorriso di Sir Bobby Robson, spentosi a 76 anni a casa sua davanti alla moglie Elsie e ai tre figli, c’era l’Inghilterra vera. Quella dei ragazzi della working class che diventano idoli del loro mondo: imparando lingue e allargando le conoscenze, ma senza perdere di vista il punto di partenza. Papà minatore, lui elettricista fino al primo contratto da calciatore professionista, Robson nasce come centrocampista offensivo: stella del Fulham e del West Bromwich Albion, si guadagna anche il Mondiale 1958 con la nazionale di Winterbottom prima di diventare allenatore. Qualche mese ai Vancouver Royals della NASL e un anno con il Fulham, poi nel 1969 sale sul treno dell’Ipswich creando una delle più britanniche fra le squadre britanniche anni Settanta, mito ancora adesso delle fanzine di settore. Una FA Cup nel 1978 e la Coppa Uefa 1980-81, con due secondi posti nel massimo campionato e tanti giocatori da nostalgia canaglia: Terry Butcher, John Wark, Paul Mariner, Arnold Muhren, Alan Brazil. Nel 1982 tocca proprio a Robson sostituire sulla panchina dell’Inghilterra Ron Greenwood. I suoi due Mondiali rimarranno nella storia anche senza coppa alzata: Mexico ’86, eliminato nei quarti dal gol più furbo e dal gol più bello di tutti i tempi, Italia ’90 con l’amarezza dei rigori in semifinale. Dopo le notti magiche torna nei club: PSV Eindhoven, dove vince due campionati, poi Sporting Lisbona dove viene esonerato. Si vendica andando al Porto a conquistare altri due titoli nazionali. Lo ingaggia il Barcellona: nel 1996-97 con il miglior Ronaldo e forse il miglior Robson di sempre arrivano Coppa delle Coppe e Copa del Rey, ma la Liga va al Real di Capello. Un breve ritorno al PSV prima di far risorgere il Newcastle, portato dal fondo della Premier League al terzo posto. Infine il lavoro per la sua fondazione benefica e la lotta con la malattia. Riuscendo sempre a farsi apprezzare sia dagli appassionati sia dai colleghi che lo hanno conosciuto bene: da Alex Ferguson a José Mourinho, prima suo interprete a Lisbona e poi assistente al Porto e al Barcellona (‘’Un uomo dalla straordinaria passione, che ha dato tanto a chi ha avuto la fortuna di percorrere un tratto di strada con lui’’, così lo ha ricordato l’allenatore dell’Inter). Domenica scorsa l’ultima commovente apparizione pubblica: a Newcastle, sulla sedia a rotelle e quasi irriconoscibile, per una partita di beneficenza fra vecchie glorie tedesche e inglesi dedicata proprio alla sua fondazione: in pratica le stesse squadre di quella semifinale di Torino. Stavolta al St. James’ Park ha vinto l’Inghilterra per tre a due, trascinata da un grande Gascoigne. Sorrideva, Robson, grato alla vita.
(pubblicato sul Giornale di oggi)
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