Argento vivo

di Claudio Arrigoni
Enzo è stato una delle vittime delle stragi del sabato sera quando ancora non le chiamavano con questo nome. Aveva 18 anni, i capelli lunghi, una vita al massimo, come il Vasco Rossi che ama (“E’ il mio doping”) e si spara nelle cuffie mentre si allena, per il resto un po’ si può immaginare. Rimase paraplegico.
Da quell’incidente nacque un altro Enzo. Ci volle tempo e la sfida con un grande personaggio dello sport paralimpico milanese, Francesco Mondini: “Non mi batti.” Ed Enzo: “Andrò più veloce di te.” Così, lui che aveva sempre odiato o, comunque, snobbato, lo sport cominciò ad allenarsi. Atletica in carrozzina. Furono tante Paralimpiadi, una medaglia d’argento a Barcellona non molto sentita, poi la svolta: “Non ero più competitivo nell’atletica.” Ecco lo sci di fondo. Anni di impegno e sacrifici insieme alla sua compagna Anna. Obiettivo: Torino 2006. Ci arrivò, con una microfrattura alla costola. Nei 10 km perse per pochissimi secondi. Aveva un braccialetto giallo al polso: “Non lo toglierò sino a che a Vancouver non vincerò la medaglia che ho perso qui.” Fu così: un bronzo nella stessa gara in Canada: “Ho vinto la medaglia di Torino, ora voglio quella di Vancouver.” Distanza lunga, 15 km: argento. “Non mi aspettavo una Paralimpiade così.” Che bella la storia di Enzo. Il suo cammino sino a Vancouver lo ha raccontato in un blog che Anna aiutava ad aggiornare: http://www.ontheroadtovancouver2010.blogspot.com/ . Era la storia di tre grandi amici che si preparavano alla Paralimpiade: insieme a lui, Pamela (Novaglio, qui nel biathlon) e Daniele (Stefanoni, non convocato poi). Chissà se Vasco lo ha visto o sa che è parte di medaglie paralimpiche. Poco importa. Che bella la storia di Enzo. Che felicità per quell’argento e quel bronzo al suo collo.
Claudio Arrigoni
Paralimpici

3 commenti:

clinter ha detto...

Mi domandavo, per l'appunto, come mai in un sito dove c'è persino chi si appassiona al curling, lo dico senza ombra di ironia, non venissere menzionate le Paraolimpiadi, o forse mi è sfuggito. Questa riflessione mi ha indotto a farmi una domanda:'Come mai guardo le Olimpiadi degli abili e non quelle dei diversamente abili?'
La risposta che mi son dato, purtroppo, non mi è piaciuta: evidentemente son razzista noncurante nei confronti di questi atleti. Sarò il solo?

Marattroni ha detto...

Le Paralimpiadi sono una MEGASTRONZATAGALATTICA. I suoi protagonisti non sono paratleti, sono ATLETI. Finchè non si decideranno ad allungare le vere olimpiadi di una settimana mescolando tutte le gare non si uscirà da questa ipocrisia. COsa cazzo ci vuole dico io? Il martedì mattina danno le batterie del nuoto, il pomeriggio le finali dei 100m disabili, la sera la partita di pallavolo femminile. DOv'è l'intoppo?

Stefano Olivari ha detto...

In molti meeting di atletica già funziona così, ma secondo me si deve distinguere il valore sportivo di una prestazione (il basket in carrozzina ha in questo senso la stessa importanza della finale di Eurolega) da quello tecnico e spettacolare...che è adulterato anche dalle varie gradazioni di disabilità, anche riferite allo stesso handicap...d'accordo però nel mettere le due Olimpiadi insieme, allungando tutto di una settimana...