Pop 84

di Stefano Olivari
Ultimo post del 2011, prima di una settimana di profonda riflessione fra inizio della NBA e varie altre cose importanti come la lettura del sicuro, nel senso che Robert Harris non ha mai tradito, L'indice della paura, ma soprattutto del geniale Player One di Ernest Cline: dopo i primi tre capitoli abbiamo deciso di metterlo via e di riprenderlo in un periodo che ci consentisse una lettura religiosa per cogliere ogni riferimento ai troppi videogiochi d'epoca di cui conosciamo ogni schermo (Dungeons & Dragons, per dirne uno).

La montagnetta di San Siro

di Oscar Eleni
Il momento dei buoni, l'impresa di Belgrado, gli jugoslavi di oggi, il basket che lavora e il premio ad Aradori.

Essere i Clippers

di Simone Basso 
Dovreste vedere le facce degli interlocutori quando, parlando di sport, diciamo orgogliosamente di non tifare per nessuno. E' un assioma che ci consente una fruizione più gradevole degli aspetti tecnico-tattici delle contese. Rimangono le simpatie umane ma il fanatismo proprio no, non fa per noi: perchè, durante un concerto sinfonico, dovremmo parteggiare per gli ottoni invece che per gli archi? Il tifo è una malattia infantile come gli orecchioni: da piccoli le conseguenze sono minime, da grandi invece si gonfiano i cosiddetti e si rischia grosso... Però, in fondo al cuore, qualche culto pagano lo conserviamo ancora. Il più lieve, divertito e irrazionale è quello che coltiviamo per i Clippers, storicamente la fazione sbagliata della Los Angeles cestistica.

Mi ero scordato di me

di Andrea Ferrari
"Gaber non lascia alcun erede artistico, perché nessuno gli assomiglia. Qualche anno fa c'erano un paio di cantautori capaci di coniugare ironia, poesia e capacità di vivere gli umori dei propri tempi: si chiamavano Rino Gaetano e Franco Fanigliulo, ma sono scomparsi prima di lui". Così il critico Gianni Lucini descrive uno dei grandi talenti caduti nel dimenticatoio della musica italiana. Definire da film la vita di Franco Fanigliulo, classe ’44, è persino riduttivo: di umili origini, la sua esistenza è profondamente intrecciata con il luogo dove ha sempre vissuto, La Spezia, un piccolo borgo cresciuto vorticosamente fino a diventare una città da oltre 100.000 abitanti dopo l’Unità d’Italia, dal momento in cui i Savoia decisero d’installare lì la Marina Militare e il relativo arsenale. Una scelta che tuttavia l’ha resa una enclave di povertà nel ricco nord Italia, sgangherata eppur bellissima.

I sacrifici degli altri

di Anna Laura
Il sito Wall Street Italia ha pubblicato una lista riguardante i costi dell'informazione in termini di "aiuti" di Stato. Niente sacrifici per loro, visto che il Sole 24ore ha ricevuto nel 2010 la bellezza di 19 milioni e 222mila euro di aiuti all'anno per dirci che le banche vanno difese, che bisogna liberalizzare, che bisogna licenziare. Il Corriere della Sera con annessa Gazzetta dello Sport ne riceve 23,5 milioni, anche lui pronto a giustificare gli aiuti alle banche e scagliarsi contro l'evasione fiscale. Come Repubblica, che prende "aiuti" per 16 e due milioni di euro. Pensa Stefano, dovevi fare il giornalista.

Le risposte di Hitchens

di Oscar Eleni
Boniciolli in esilio, la crescita di Cuccarolo, il coraggio di Djordjevic, la colpa di Toti, il comodino di Valli, i rischi di Dalmonte, le estati romane e l'addio a Bryant. Voti per Aradori, Danna, Crespi, Zucco, Righetti, Marques Green, Riva, Mazzarri, Trinchieri e Lamonica.

Il fascino discreto della tessera annonaria

di Anna Laura
L'ultima moda di una civiltà allo sbando si chiama demonetizzazione. Il ragionamento ufficiale dei genii come Monti è che se togliamo di mezzo la moneta allora avremo sconfitto l'evasione fiscale. Quindi non controlli seri sulle proprietà di privati e società con ipotesi reale di carcerazione per gli evasori, non possibilità di detrarre dal reddito ogni spesa dimostrabile, non sia mai, ma guerra al contante mettendo sullo stesso piano il mafioso e la vecchietta.

Calciopoli secondo i condannati

di Libeccio
La realtà rovesciata di Della Valle, l'utilità del tavolo, l'autostima di Ranieri, i meriti di Conte e i cortei per Doni.

Profezia greca

di Simone Basso
Andiamo contro la funzione ludica della rete e stravolgiamo il mantra che la obbliga ad incagliarsi sul tempo presente. "Kynodontas", secondo film del regista ellenico Yorgos Lanthimos, è uscito (...) nel 2009. Fece sensazione soprattutto in patria in quanto colse l'attimo, drammatico, di quel paese. Fuggite a gambe levate se cercate novanta minuti di intrattenimento hollywoodiano. Uno dei pregi più visibili dell'opera è proprio l'apparente rifiuto della funzione, puramente estetica, del mezzo cinematografico. Perchè "Dogtooth", questo il titolo anglicizzato, destruttura ogni cosa.

Encantado

di Oscar Eleni
L'impresa di Siena, l'ingaggio di Gentile, il tocco di Arrigoni, la punizione per Dasic e l'Europeo sfumato.

Un'idea che non Chollima

di Alec Cordolcini
“Con lo spirito Chollima” è un libro di Marco Bagozzi dedicato al calcio nella Corea del Nord, uno dei paesi più isolati e “sconosciuti” al mondo. Una pubblicazione “no commercial potential” (per dirla come il buon Frank Zappa) della quale abbiano parlato con l’autore, analista politico e collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia.

Guerra mondiale durante i tagli

di Anna Laura
La Cina difenderà l'Iran ad ogni costo. Notizia letta un po' su tutti i giornali del mondo, con varie gradazioni di preoccupazione e analisi differenti. Solo che sui media italiani, con poiche eccezioni, non se ne trova traccia. Il fatto è assolutamente inaudito. Sono ormai settimane che ci strascassano con Monti e tutti gli sforzi sono tesi a farci bere la panzana che i sacrifici sono indispensabili.

Le rotaie di Lapo

di Libeccio
Il parcheggio da gossip, il poteri di Schifani, le riforme di Petrucci, gli anni di Padovano e il socio di Rocchi.

I Jefferson non sono invecchiati

di Paolo Morati
Da qualche tempo su CanalOne (numero 38 del digitale terrestre, perlomeno a Milano) stanno riproponendo una delle migliori situation comedy prodotte dalla televisione americana. Stiamo parlando de I Jefferson, storia di una famiglia black che ha fatto fortuna con una catena di lavanderie e si è trasferita a vivere a Manhattan. La serie, spin-off di un'altra eccellente sitcom, All in the family, trasmessa in Italia con il titolo di Arcibaldo, risulta ancora molto divertente e attuale a quasi quarant'anni dalla sua prima messa in onda negli Stati Uniti.

Piani scordati

di Oscar Eleni
La leggenda di Bloy Kee Dunlop, gli arbitri di Bertomeu, la frutta di Scariolo, la setta contro Lardo, l'onda di Dalmonte, l'acqua di Sacripanti, la dimensione di Gentile e l'entusiasmo da esibizione. Voti a Cancellieri, Pianigiani, Johnson, Diener, Basile, Cavaliero, Hackett, Marconato, Mordente, Dell'Agnello, Moretti e Gasol.

Il Muro del Calcio 3.5

Cinquemila interventi su calcio e dintorni, con prevalenza di dintorni, dal 16 settembre al 28 dicembre 2011.

Quando Gianelli tifava per l'Ascoli

di Franco Casalini
Non credo di avere mai visto, in tre anni, John non dico arrabbiarsi, ma nemmeno alzare un sopracciglio. Nemmeno a Mosca, quando campò per tre giorni di pane e burro, a causa del cibo non proprio gradito. In regime di scambio di ospitalità, per motivi di valuta, il CSKA ci aveva alloggiato in un grazioso ostello della gioventù, confortevole (c'erano persino i cuscini!), ma non precisamente segnalato sulla Guida Michelin. In effetti la brodaglia rossastra che ci accoglieva immancabilmente ad ogni colazione, pranzo e cena, non era propriamente allettante, né tanto meno le aringhe, più o meno affumicate, che formavano l'unico ghiotto secondo di ogni pasto. E così vedevamo progressivamente John deperire, fatalmente, fino alla partita. Cosa che non gli impedì di giocare, al solito, con insuperato rendimento, anche se perdemmo di un punto. Ecco, l'unica parola che riesco efficacemente ad associare a John è proprio rendimento. Né punti, né passaggi, né blocchi, né difesa, né rimbalzi. Ma tutte queste voci quando ne serviva una.

Trenta e loden

di Italo Muti
Come volevasi dimostrare il secondo governo Goldman, spacciandosi per tecnico di alto livello, con venature di trasparenza senza conflitti di interessi, sta eseguendo gli ordini di Frau Merkel, trovando la ricetta per uscire dalla crisi: alzare le tasse e le imposte. Dopo l'alto consulto del consiglio dei ministri, ed il fattivo aiuto dell'ungherese, si è arrivati a questa sapida conclusione dopo mille tormenti wertheriani. Rigore ed equità, che in sostanza vuol dire bastonate sul popolo bue e qualche buffetto per chi ha un reddito superiore alla media.

Stern e l'interesse comune

di Oscar Eleni
L'insalata di Crespi, Basile per sempre, Michelori da sbarco, il Partizan senza Pekovic, la sfilata di Proli, gli occhiali di Bufalini, il mercato di Chris Paul e il cattivo LeBron James.

Quando i differenti sono gli altri

di Piersandro Guerrera
Il primo grandissimo successo su larga scala per Apple è arrivato all’inizio degli anni Duemila con l’avvento degli iPod. Un risultato tale da spingere l’azienda di Cupertino, ai tempi ancora capitanata da Steve Jobs, a puntare su una campagna di marketing diversa e più aggressiva da quella del passato. Per anni, infatti, il motto dei Mac e dei suoi utenti era Think Different (“pensa in modo diverso”), una via come un'altra per intendere che se la massa segue una moda dettata dalla diffusione su larga scala dei computer con sistema operativo Windows, era possibile utilizzare un Mac per dimostrare il proprio modo di essere diversi.

Allegramente verso la B

di Libeccio
Dopo l'uscita di scena di Gasperini scrivemmo che era una sciocchezza parlare di pericolo serie B in riferimento all'Inter. Ecco, ceravamo sbagliati. Giunti a dicembre, considerare tale eventualità è del tutto ragionevole se solo si guarda la sua posizione di classifica e, soprattutto, la confusione che regna sovrana in campo, in panchina e nella dirigenza.

Il valore senza Gallinari

di Oscar Eleni
La vittoria della Cecconi, la vera squadra di Scariolo, Trinchieri per i posteri, il vampiro di Biella. Voti per Atripaldi, Zisis, Mordente, Sacripanti, Righetti, Pungetti, Esposito, Bianchini, Dalmonte e Scalabrine.

Lacrime per il popolo

di Anna Laura
La rassegnazione indotta dal marketing ha raggiunto il suo apice. Ieri il ministro della Repubblica Fornero ha pianto. Una reazione fisiologica come i coccodrilli o un colpo di teatro preparato? Un po' uno e un po' l'altro. Una falsa attrice tra l'altro in crisi di nervi. Lo si evince conoscendo i meccanismi inconsci della fisiognomica nella lettura del pensiero. I movimenti dei muscoli facciali, quelli degli occhi, il ritmo respiratorio. Senso di colpa! Grande enfasi sui media mainstream, assordante tam tam.

L'età di Recoba

di Paolo Morati
Con el Chino mágico, Nacional campeón. Recoba con su magia le dio el Apertura a Nacional. Questi alcuni titoli dei principali quotidiani uruguaiani online a commento della vittoria del Nacional contro il Liverpool - entrambe squadre, come da regola, di Montevideo - che ha permesso ai bianco rosso blu di aggiudicarsi il Torneo Apertura, ossia il titolo di andata (il Torneo Clausura assegna quello di ritorno, in pratica sono due trofei) del campionato nazionale. La partita, giocata nello stadio Centenario di fronte a circa quarantamila spettatori, è stata dunque decisa da Alvaro 'el Chino' Recoba con un gol(azo) dei suoi al settantanovesimo: palla al limite, controllo di destro, rapida finta a rientrare sul difensore, spostamento sul sinistro e tiro nell'angolino a destra del portiere.

La periferia dentro

di Stefano Olivari
E' finalmente uscito Il teppista, il libro di Giorgio Specchia prodotto da Indiscreto. Un attacco veramente sciatto per un'opera straordinaria, che ci recensiamo da soli senza mendicare il favore dall'amico dell'amico. Ringrazieremo i giornali che scriveranno di noi, nessun problema con chi ci ignorerà: non è un complotto contro Indiscreto o contro Specchia, il problema è che escono troppi libri e quasi tutti del temibile 'collega' al quale non si può dire di no.

Basta una foto

di Oscar Eleni
Lo spirito di Casalini, la genialità di Bertomeu, la cera di Scariolo, il guastatore Viggiano, la svolta di Belgrado, il tiro a Pianigiani, il contadino Basile e la voglia di una generazione.

Classe viva e cybertennis stanco

di Simone Basso
I coriandoli all'O2 Arena festeggiano la fine della stagione agonistica, almeno quella che conta, con buona pace dei benpensanti che si ostinano a vibrare per la Davis... Vince, per la sesta volta, il Mago Merlino: un bel crepuscolo il suo, nobile come nessuno prima di lui o quasi; difatti ci vengono in mente solo Connors, Sampras e Agassi nella categoria specifica. L'elvetico, bontà sua, continua imperterrito ad affastellare primati: la centesima finale, il settantesimo trionfo, sorpassa due Grandi (Ivan il Terribile e Pistol Pete) nel palmarès dei Masters vinti e lo fa da vincitore più vecchio di sempre (sic) del torneo. Intanto il tempo se ne va e l'impressione è che uno così, neoclassico nei gesti, postmoderno nelle dinamiche, difficilmente lo rivedremo ancora.

Il coach ed io

di Franco Casalini
“E così, sarai tu il mio assistente? Bene, non hai idea del culo che ti farai!”. E giù una risata sguaiata, come a dire: hai voluto la bicicletta? Pedala, adesso. Questo fu il mio primo impatto con il coach. Stava per dirigere il primo allenamento con la sua nuova squadra, ancora in giugno, appena arrivato da Bologna e reduce dalla finale persa contro la Mobilgirgi. Era un arrivo voluto, ma non all’unanimità. Infatti dopo l’ultimo risultato la stampa scriveva cose così: “A Milano arriva un perdente”.Da Bologna in treno, naturalmente: perché ‘’la mia macchinetta’’, come chiamava la sua preistorica 500 bianca con le portiere controvento, l'avrebbe portata a Milano in settembre: partenza al mattino, arrivo nel pomeriggio inoltrato. Non credo potesse superare i 60 all'ora.