I vendicatori smascherati

di Libeccio
La cura Mourinho, lo spezzatino da evitare, la lucidità di Moratti e le certezze su Ancelotti.

José scarico come noi

di Stefano Olivari
La proprietà transitiva non esiste nemmeno nel tennis, sport dove i fattori esterni rispetto al valore dei giocatori sono molto ridotti, figuriamoci nel calcio. Se il Barcellona ha umiliato, molto al di là del cinque a zero finale con 'manotazo' che esibito da calciatori della vituperata Italia avrebbe fatto gridare allo scandalo, il Real Madrid, non si capisce come mai la stessa squadra (sia pure indebolita da quello scarso di Ibrahimovic) sette mesi fa fosse riuscita a creare due occasioni da gol in tre quarti di partita di superiorità numerica. E nell'andata a San Siro avesse dominato solo il quarto d'ora geniale di Balotelli.

I panini di Zancanella

di Oscar Eleni
Il nuovo capo degli arbitri, la salute dell'Armani, i fenomeni incompresi di Boniciolli e il solito tiro all'allenatore. Voti a Righetti, Aradori, ai fratelli Cinciarini. E anche a Mahoric, Messina, Obradovic, digitale terrestre, Teramo, Pillastrini e Lottomatica.

Un livello superiore

di Stefano Olivari
Le Atp Finals di Londra sono state uno spettacolo non solo per il livello del gioco durante tutta la settimana e per almeno due partite da hall of fame (la finale con il nuovo Federer samprasizzato e soprattutto la semifinale fra Nadal e Murray), ma anche per un contesto ambientale straordinario. La tristezza e il gelo di molti tornei indoor, anche del genere 1000, all O2 Arena non è esistita: pubblico numeroso anche di pomeriggio e anche per i doppi, vippame di notorietà internazionale e con un passato vero (Maradona e Ron Wood qualche cosa in vita loro l'hanno fatta), tifo più caldo che a Wimbledon ma comunque sempre ben sotto i confini della beceraggine.

Non siamo soli

di Oscar Eleni
La passione di Obama, gli aperitivi che hanno fatto la storia e gli scudetti lontani.

Figlio di puttana non si deve dire

Altro che Barcellona-Real Madrid: tre giorni dopo il Superclasico del Camp Nou LeBron James torna per la prima volta da avversario alla Quicken Loans Arena con i suoi balbettanti e anche un po' strani (l'arma tattica Miller è sempre stata fuori, il collante Haslem lo sarà per un pezzo, Wade sembra che aspetti solo il ritorno in panchina di Pat Riley sulla falsariga di quanto avvenne nel 2005-2006 ai danni di Stan Van Gundy) Miami Heat. Il cui record rimane decente in generale, ma imbarazzante contro le squadre del livello massimo: fra quelle incontrate battuta solo Orlando, con sconfitte contro la stessa Orlando, i Celtics (due volte), gli Hornets e i Jazz.

Cosa succede in cittadella

di Stefano Olivari
Solita penosa minaccia dei Della Valle, per loro fortuna non si può parlare sempre di Mourinho e bisogna prenderli sul serio. ''Stiamo pensando di portare la Fiorentina a giocare fuori da Firenze. Per avere una squadra competitiva e forte è necessaria la cittadella dello sport, se non sarà possibile farla a Firenze, siamo pronti a cercare in altri comuni''. Questo ha detto Diego Della Valle in un'intervista sulla Stampa.

Hanno ragione i Porcedda

Chi ha la sfortuna di fare l'imprenditore, spinto più dalle circostanze della vita che dall'etica protestante, sa bene cosa significhi essere pagati a 180 giorni o non essere pagati affatto. Il cialtrone di turno, quasi mai bisognoso e sempre capace di trovare gente che non gli spacchi la faccia, nella migliore delle ipotesi alla centesima telefonata si fa passare la cornetta dalla domestica e ti dice: ''Allora mi faccia causa''.

Tutti noi vedovi di Mourinho

di Stefano Olivari
Chi sono le vere vedove di Mourinho? Gli interisti che solo ora si rendono conto di cosa significhi ‘la mano dell’allenatore’ (perchè il 4-2-3-1, come il 4-3-3 o l’1-1-9, è alla portata mentale di qualunque allenatorino frustrato al contrario della gestione di 25 ragazzi che si credono fenomeni incompresi) o gli anti-interisti che combattono sul fronte spagnolo una guerra contro l’uomo che li ha fatti impazzire in Italia?

Trading su Ancelotti

di Stefano Olivari
Chelsea qualificato agli ottavi di Champions e al comando della Premier League nonostante le ultime due sconfitte. Anche in un mondo folle come quello del calcio è difficile credere che la panchina di Carlo Ancelotti sia in pericolo adesso. Di certo, come nel trading finanziario, è possibile guadagnare da ogni voce.

Linguaggio del corpo

di Oscar Eleni
Ritorno dall'inferno, le grafiche di Sky, il fumo Lottomatica, il vento di McCalebb e l'aria tossica di Milano. Voti a Gallinari, Bargnani, Belinelli, Pillastrini, Ford, Armani, Mahoric, Cinciarini, Messina, Obradovic, Smith, Hawkins e Jaaber.

L'ora della ritirata

di Libeccio
Ferrara meglio di Delneri, l'atteggiamento di Benitez, il regalo della Rai e la smobilitazione del Bologna.

Il saluto di Ivanisevic

di Simone Basso
Fine della biografia di Drazen Petrovic: gli ultimi fuochi con l'ultima grande Jugoslavia, l'argento di Barcellona con la Croazia, la morte in auto. E l'omaggio infinito di un popolo...

Epidemia di invidia

di Enzo Palladini
Quando si arriva con la fama di superpagato il primo obbligo è quello di vincere lo scetticismo. Quando arrivò all'Inter tutti sapevano che teneva moltissimo alla maglia numero 9, una specie di marchio di fabbrica. Ivàn Zamorano disse chiaramente che non gliela voleva lasciare, così attraverso una serie di ragionamenti si arrivò alla conclusione di dover scegliere tra la 10 e la 17.

La valle dell'Oden

di Stefano Olivari
Le orme di Sam Bowie, la credibilità di Nancy Lieberman, l'anno degli Spurs e un grazie da Oscar.

L'ultima tentazione di Harrison

di Stefano Olivari
Le sorprese non sono sinonimo di partita taroccata, anzi in proporzione lo sono molto meno dei risultati che confermano i pronostici. La base del cosiddetto ‘match fixing’ è infatti la serena accettazione della sconfitta da parte del probabile sconfitto. Lo sanno bene i bookmaker inglesi, che hanno notato la massa di denaro confluita sabato in alcune agenzie di Manchester sulla vittoria al terzo round di David Haye contro Audley Harrison.

Ossigeno nel riformatorio

di Simone Basso
La quarta parte della biografia di Drazen Petrovic. Una sola stagione in Acb e l'Nba escape verso la terra promessa: malgrado lo scetticismo yankee, dopo il primo impatto durissimo, ebbe successo anche in quella Sternville. Almeno sette anni prima dell'espansione totale che ne avrebbe diluito il talento complessivo, ma elevato le entrate milionarie.

Il solito scudetto di Ibra

di Libeccio
Un campionato segnato, la tattica di Benitez, la raccomandazione di Mourinho e il record degli infortunati.

L'estate di Ganz e Rambert

di Stefano Olivari

Il ritorno del vecchio Moratti, il piccolo sparo di Beretta, la Triade di papà, la scoperta di Zamparini.

I ragazzi di McDonald's

di Dominique Antognoni
Verso la mezzanotte di ieri ci trovavamo all’uscita dagli spogliatoi di San Siro insieme al direttore di Indiscreto, cultore del trash da tribuna vip e degli entourage dei calciatori, e di altri sfaccendati come noi.

L'Italia dei non furbi in festa per la Red Bull

di Stefano Olivari
Ha vinto lo sport, si dice sempre quando a vincere è la squadra o il campione per cui tifiamo (o a perdere quelli per cui non tifiamo). Il Mondiale di Formula Uno non fa eccezione, visto che non conoscendo minimamente la materia ci siamo accostati al Gran Premio di Abu Dhabi spinti solo dalla sonnolenza post-prandiale, da Diretta Gol che sembrava quasi quello della B del sabato e appunto dal tifo puro.

Il muro di Lippi

di Enzo Palladini
Vacanze lunghe, quelle dell'estate '99, ancora una volta. Ma nel frattempo all’Inter era cambiato quasi tutto. Era arrivato Lippi e ad Appiano Gentile fu subito costruito un muro per impedire ai giornalisti di avere contatti diretti con i giocatori nerazzurri. Lippi aveva chiesto uno squadrone e aveva portato suoi uomini come Peruzzi e Jugovic, oltre a Panucci.

La parte soggettiva del basket

Ci sono sport che si prestano all’analisi statistica più di altri. Fra questi c’è di sicuro il basket, in particolare quello NBA che è ripreso da poche settimane e che da anni assicura i migliori ritorni agli scommettitori professionali insieme all’hockey ghiaccio e al baseball (la disciplina che in pratica ha ‘creato’ la statistica sportiva, guarda caso).

Quelli che tradiscono la Ferrari

di Stefano Olivari
Nel mondo del tifo esiste qualcosa di più stupido e ipocrita del ‘dobbiamo tifare per le italiane quando giocano in Europa’? Sì, esiste. E’ il tifo obbligatorio ed incondizionato per la Ferrari, come se Alonso ci rappresentasse più di Vettel o Stefano Domenicali fosse più simpatico di Chris Horner. Nel 1983 a Imola ci fu una becera esultanza sulle tribune per l'incidente a Riccardo Patrese (Brabham), che lasciò la testa al ferrarista Tambay, ma a quasi trent’anni di distanza troviamo sempre inconcepibile questo dogma del tifo obbligatorio per le macchine di Maranello.

L'Europa di Kurilic

di Simone Basso
3 - La biografia di Drazen Petrovic continua con il racconto del suo unico ma intenso anno al Real Madrid, prima di andare nella NBA. A Caserta se lo ricordano bene...

L'esclusiva esclusa di Sky

di Stefano Olivari
Aveva ragione Galliani. Le botte in allenamento fra Ibrahimovic e Onyewu sono cose successe mille volte (sempre silenziate, ma questo è un altro discorso) e hanno alla fine dato un po’ di cattiveria in più al Milan, che a Bari con un modulo meno da dream team (Berlusconi stava in quel momento seguendo lo show dell’ex camerata Fini) ha colto un successo importante. Aveva ragione anche su un’altra cosa, Galliani. Basta fare la voce grossa, anche quando conti sempre meno e ti hanno messo nel mirino (a Milano Moggi 2011 è più probabile dell’Expo 2015): la classe giornalistica è formata da gente che fondamentalmente non vuole grane.

Un perdono da venti milioni

di Libeccio
La digestione di Garrone, gli infortuni degli anziani interisti e l'ultrà Ranieri.

L'età della kukkozia

di Simone Basso
2 - Continua la biografia di Drazen Petrovic, che nel 1984 passa al Cibona Zagabria: la squadra ideale per sfruttare il tiro da tre punti appena introdotto dalla Fiba di Stankovic...

Il giudizio di Mazzola

di Enzo Palladini
Nel febbraio del 1995 Moratti acquistò l’Inter e nei mesi successivi si favoleggiò spesso di un passaggio di Ronaldo alla squadra nerazzurra. Il ragazzo stava già meravigliando il mondo con la maglia del Psv Eindhoven, logico aspettarsi un colpo del genere. Però c’erano forti resistenze interne: Sandro Mazzola sembrava contrario all’affare e all’epoca il suo parere era tenuto da Moratti in grande conto.

L'ostile Garnett

di Stefano Olivari
Antonio Cassano ha mai detto a un avversario, con l’intento di innervosirlo,  ‘sembri un malato di cancro’? Non ci risulta, ma se l’avesse fatto avremmo scritto che il ‘solito Cassano’ ha insultato Tizio, mancato di rispetto a Caio, ferito la sensibilità di Sempronio. Nella NBA e nello sport americano in genere tutto questo si chiama ‘trash talking’, che nell’accezione di noi sudditi a mgliaia di chilometri è qualcosa di accettabile e di quasi simpatico (nonostante il fatto che non lo accetteremmo mai dal Materazzi o dal Totti della situazione: e giù virulenti editoriali), mentre al di là dell’oceano genera dibattiti non dissimili quelli calcistici nostri.

Da Kamenko a Mozart

di Simone Basso
1 - La biografia di Drazen Petrovic, indimenticabile icona di un basket jugoslavo ed europeo figlio del suo tempo. Uno sport che non tornerà più...

Quel che va bene alla Juve va bene all'Italia

di Libeccio
Il vivaio degli allenatori azzurri, le regole di Krasic, il raffinato Moratti, la Lazio oltre i limiti, la differenza fra Totti e Cassano, i capelli di Allegri.

Sagra del tordo

di Oscar Eleni
Il primo posto ingigantito, la mancanza di Hairston, l'allievo Pianigiani, la carriera di Gallinari, il Bucchi spiazzato, l'oratorio di Binda, il ritardo di Roma, gli occhi di Treviso e il risveglio dall'anestesia. Voti a Recalcati, Fuochi, Maciulis, Lombardia, Sacchetti, Slovenia, Caserta, Brindisi e Lottomatica.