Quelli che il rating

di Stefano Olivari
Il calcio non è una scienza esatta, tranne che per chi lo vende come scienza esatta. Per questo negli ultimi anni sono dilagati, soprattutto a livello universitario, studi statistici con l’obbiettivo di battere i bookmaker. Ne avremo letti, in forma totale o parziale, almeno una cinquantina (agli interessati consigliamo di partire dal saggio di M.J. Maher, Modelling Association Football Scores) ed il tratto comune è che prima o poi si arriva all’esplicitazione di un ranking o di un rating.

La Primavera di Emil Zatopek

di Simone Basso
La storia di un fenomeno, profeta inconsapevole dell'interval training e icona del Novecento che ha fatto la storia dell'atletica. Incrociando purtroppo per lui anche la storia vera...

Il parco giochi di Ibrahimovic

di Libeccio
Il polso di Benitez, i diciotto anni di Coutinho, le acrobazie da cortile, il sussidio di Domenech, lo schema della Roma e Askri pronto per Gaucci.

Spazio fra le marchette

di Oscar Eleni
Il gel di Scariolo, la schiena di D'Antoni, Sky senza basket, i rivali del tambu-beach, il libro di Tranquillo, bella gente in A2, la boiata delle wild card, il Lombardia di Marconato, i protetti di Bernardi, i progressi di Melli, il lavoro di Michelini e la memoria da applausi.  

I Moreno senza droga

di Stefano Olivari
La moviola di Corea del Sud-Italia, Carraro olimpico, il nuovo treno di Matthaus, i giovani di una piccola Roma, l'aquila pupazzo e i finanziamenti di Ferguson.

Lontano dai comprimari

di Jvan Sica
Mourinho non è un allenatore, una persona come le altre che in televisione vediamo dal mattino alla sera. Sa capire cosa stia facendo senza l’obbligo di dimostrare di essere Mourinho, quello che la domenica sbraccia davanti alla sua panchina. Riesce a comprendere l’ambiente in cui si trova, le situazioni che deve affrontare e a soppesare la gente che gravita nel suo mondo, predisponendo se stesso e incanalando gli altri verso quello che lui vuole.

Andando alla cieca

di Stefano Olivari
Dopo anni di questa rubrica dovrebbe essere chiaro che l’unico gioco di massa davvero temuto dai bookmaker, quindi quello più favorevole per noi scommettitori, è quello sui favoriti. Prendiamo in considerazione gli ultimi due anni di 20 campionati europei, circa 10mila partite considerando quelle con un mercato oltre le poche centinaia di euro. Ebbene, il gioco cosiddetto ‘cieco’ e senza considerazioni di valore sui favoriti batte quello sul pareggio e quello sugli sfavoriti, con margini percentuali enormi in quasi tutte le realtà geografiche.

Non ci poniamo limiti

di Libeccio
Le nuove ambizioni di Delneri, lo scudetto del 2006, gli inizi di Mourinho, il perché di Balotelli, Barbara in campo, la fine di Totti e Del Piero, la Roma di transizione.

L'anno di Pippo Marchioro

di Stefano Olivari 
Il Cesena da Uefa, pagando Beckham, la famosa clausola di Balotelli, l'asta di Nobby Stiles e undici stagioni che rimpiangeremo.

Il rapimento di Durant

di Oscar Eleni
L'idea di Urtubia, i veli di Jaaber, Belinelli la vittima, i reclutatori del volley, le liste degli stipendi, la finezza di Proli, la separazione da Sky, la diretta di Bonamico e la A senza idee.

L'anno dello Squalo

di Simone Basso
"Ad un certo punto pensavo di morire sulla bici". Se esistesse la pietà per i ciclisti, la Bola del Mundo non dovrebbe esserci; invece gli ultimi tre chilometri, una striscia di cemento in mezzo alle pietraie, sono l'ultimo biglietto (il più costoso) verso la gloria della Vuelta 2010. Vincenzo Nibali da Messina, di rosso vestito, viene attaccato dal carneade trentacinquenne Mosquera; a due e mezzo dall'arrivo temiamo la beffa di un primato strappato per pochi secondi poi, con l'intelligenza e la classe di un campione vero, lo Squalo (in progressione) ricuce metodicamente lo strappo. "Ezequiel està totalmente fundido".  Anche i telecronisti iberici comprendono il ricongiungimento prossimo, in un cordone sanitario (?) di folla (mai visto tanto pubblico nelle edizioni settembrine): finisce con i due sfiniti, il viso sporco come i minatori di Lercara Friddi e la spartizione del bottino. A Ezechiele la tappa, a Vincenzo la Vuelta.

Scuola positivista

di Stefano Olivari 
Il quarto posto dell'Inter, il giornalismo per Ibrahimovic, il vantaggio di Sereni, gli arbitri di destra e i fratelli in senso lato. 

Poco pane e niente acqua

di Sam Martin
Il meeting dei novemila euro per Howe, la grande stagione di Gibilisco, il discorso per gli spacciatori e il maestro di Chechi.

Perchè Raiola

di Stefano Olivari 
Le vere cifre dei procuratori, l'uomo del 2010, il gran rifiuto di Grosso, chi rappresenta Campana, i soldi di Coleen, Meazza milanista e la realtà di Mustacchio.

Nadal è soltanto il più forte

di Marco Lombardo
E adesso le cose si complicano. Perché se Novak Djokovic, appena persa una finale degli Us Open, guarda il suo avversario per dirgli «tu diventerai il più grande di sempre», la polemica tra gli schieramenti non può che riesplodere.Insomma: Federer o Nadal? E soprattutto: dove arriverà davvero Rafa, che con il 6-4, 5-7, 6-4, 6-2 costruito lunedì a New York tra uno scroscio di pioggia e l’altro, ha portato a casa - con il nono successo tra Australia, Parigi, Wimbledon e Flushing Meadows - il Grande Slam della carriera a soli 24 anni? Appunto: forse oltre Federer. Anzi no, ed ecco perché.

La smorfia di Schwazer

di Stefano Olivari
Chi conosce in profondità uno sport può trarre grandi benefici dalle scommesse live: a un esperto per intuire il risultato può bastare una smorfia del campione o un gesto tecnico eseguito in maniera anomala. Esempio: i primi giri di Alex Schwazer nella 50 chilometri di marcia del recente Europeo erano secondo alcuni esperti di atletica sufficienti per indurre a puntare sul campione in carica Diniz. Può accadere anche con il calcio, pur essendo molte di più le variabili, ma allora perché i numeri dicono che la scommessa live è per il giocatore più penalizzante di quella a mente fredda?

Basta che non ci sia Lippi

di Libeccio
La strepitosa impresa contro le Far Oer, le sagome di Trieste, il Viagra di gennaio, la ricchezza di Balotelli, il perchè delle escort, la battuta che Galliani non capisce, i supplementari da abolire, le ambizioni di Ranieri e Benitez che ci mette del suo. 

Superiorità genetica

di Simone Basso
Finisce l'estate a Istanbul e ce la godiamo grazie alla tivù tedesca, mentre Nonna Rai (forse per dirottarci su Miss Italia) cripta il segnale su Sky: il digitale terrestre viene imposto in maniera militare...Mondiali di medio termine, attendendo il rito olimpico, che malgrado il livello così così hanno divertito. La finale, davanti a un muro di 15.000 spettatori, ha visto lo showdown tra le due unità più meritevoli: i padroni di casa, mammaliturchi, la formazione che ha espresso la pallacanestro più equilibrata e logica, opposti a quella con il potenziale chiaramente più spaventoso ovvero gli States. A dispetto dei santi e del primo quarto ruvido, gli yankee controllano la contesa a piacimento; mostrando senza molto pudore una superiorità genetica che talvolta fingiamo di non riconoscere.

I sigari di Boscia Tanjevic

di Oscar Eleni
Un uomo che lascia sempre qualcosa, il 2001 vendicato, i Toti da tenersi stretti, l'Europa regalata, l'ironia di Michelini, il Mondiale della Rai, i coetanei di Gallinari e Melli.

1984

di Simone Basso
Laurent Fignon nel 1983 aveva vinto da matricola una Grande Boucle epica, piena di colpi di scena e fortunata. Infatti, senza una caduta al rifornimento della maglia gialla Pascal Simon (il dì dopo Bagnères de Luchon), il suo grande Tour sarebbe rimasto molto probabilmente in bianco ovvero con le insegne del miglior esordiente. All'edizione 1984 ci arrivò invece con la rabbia e la nausea accumulate in un Giro d'Italia degno di uno spaghetti western: il parigino aveva perso la rosa all'epilogo di Verona, dopo tre settimane di polemiche furiose. Per favorire Francesco Moser, Torriani e la carovana intera permisero ogni tipo di vantaggio casalingo al trentino: dalla cancellazione dello Stelvio alle scie motoristiche e oltre. Il punto di partenza di quel Fignon fu però rappresentato dalla cavalcata dei Monti Pallidi, la Selva-Arabba, il giorno che sgominò il plotone realizzando la prima vera impresa solitaria della carriera da pro. Non fu quindi una sorpresa, poco tempo dopo, il suo assolo sul circuito classico di Plouay, che gli regalò il tricolore di Francia.

Il sinistro di Abouzaid

di Jvan Sica
L’Egitto è troppe cose insieme, ma è comunque affascinante nonostante la povertà e un potere con cui è difficile dialogare. Qui per le strade del Cairo non ci sono mendicanti, ma tutti cercano di venderti un pezzo della della loro vita. Al di là della realtà, negli scorsi giorni ci siamo attaccati ad un canale televisivo su tutti che festeggiava i suoi 50 anni di vita trasmettendo vecchie partite. Verso la una di una di queste notti davano Egitto-Marocco del 17 marzo 1986, semifinale di Coppa d’Africa.

L'Over dell'uomo medio

di Stefano Olivari
Tifare per un gioco stagnante a centrocampo è contro natura, sia per l’appassionato di calcio puro che per lo scommettitore dilettante. I bookmaker lo sanno benissimo ed è per questo che le quote degli Under sono quasi sempre, rapportate alla difficoltà di previsione, migliori di quelle degli Over. La statistica quinquennale (2005-2010) sugli Under dei principali cinque campionati di calcio europei (quasi diecimila partite, unendo anche quelle delle fasi finali delle coppe) ci dice infatti che quando si parla di pochi gol totali a partita (1,5 o 2,5) le tendenze per campionato o per periodo sono a volte contraddittorie, ma quando invece si va su un numero di gol superiori la tattica di gioco ideale è unica e indiscutibile. Under 3,5 gol a partita, 4,5 e così via a seconda delle offerte del banco.

Applausi per Ibra

di Libeccio
La decisione di Borriello, il vero Diego della Juventus, l'ombra di Adriano, la Roma a fari spenti, Benitez e Tabarez, gli equilibri con Ibrahimovic.

Sadomaso club

di Oscar Eleni
Un anno da raccontare a Porelli, la Rai da orgasmo, il Mondiale interrotto, i boiardi contro Meneghin, gli italiani che non migliorano, l'oro di Lucchesi, la conversazione di Tanjevic, il libro di Nikolic, l'aria di Pesaro e i tempi morti di Sabatini.

Azzardo solo per chi lo vuole

di Luca Giovagnoli
I lettori abituali di Indiscreto avranno notato la lunga discussione sviluppatasi di recente nel post 'Uomini di Poulsen' a proposito di poker e azzardo. Vorremmo però separare il poker dalla categoria dell'azzardo, per semplice amore del gioco e della sua profondità. Non intendiamo attribuirgli una nobiltà che non ha e siamo consapevoli del fatto che qualsiasi distinzione suonerà inutile a chi pensa che scommettere soldi sia sempre insano. Questo articolo è quindi rivolto a chi ha nelle vene almeno un po' di sangue da giocatore, senza analizzare le sfumature di ogni parola.

Le mille Lucic di New York

di Stefano Olivari
Il tema del padre padrone è un classico del tennis, prima ancora che della pastorizia sarda. Questo sport (il tennis, non la pastorizia) comporta così tanti sacrifici personali, fin dall'infanzia e senza la rete di sicurezza del far parte di una squadra, che nella migliore delle ipotesi dietro a ogni campione c'è una famiglia molto appassionata e nella peggiore un padre come quello di Mirjana Lucic. Ieri abbiamo super-tifato per lei contro la Jankovic, per l'emozione del ritorno ad alto livello dopo un decennio trascorso fra inattività e crisi personali. Tifo inutile, visto il risultato, ma da molti segnali si intuisce che nel prossimo futuro non mancheranno altre occasioni. Vincitrice di tornei juniores dello Slam quando era ancora Under 14 (come lei solo Jennifer Capriati e Martina Hingis, fra l'altro amica ed ex partner di doppio), la ora ventottenne croata ha mostrato fin dagli albori una potenza nei colpi (in particolare servizio e diritto incrociato) che in seguito si sarebbe vista solo in alcuni brani di sorelle Williams.

Contro Disney e contro se stesso

di Simone Basso
A Ostenda, nel Belgio fiammingo, lo sguardo delle persone tende verso l'infinito: dal porto si guarda il Mare del Nord con la consapevolezza che quell'enorme distesa azzurra deciderà il destino e le fortune della città. Il paesaggio interiore di chi cresce sulla sponda orientale (oost-einde) viene stabilito da quel mostro blu, ieratico e onnipresente. Incrociammo Raoul Servais per puro caso tanti anni fa: erano gli Ottanta e le tivù commerciali non si erano ancora specializzate nella produzione di guano per le menti, Maurizio Nichetti a orari da luci rosse presentò una serie di cartoni animati "per adulti". La prima volta lo scambiammo per un autore dell'Europa dell'Est, tale era la durezza e la poetica estrema di quelle immagini: avremmo incrociato il Mago di Ostenda, la sua poliedricità irresistibile, in diverse occasioni confondendolo ignobilmente con autori americani, francesi e italiani.