di Andrea Ferrari
Da quell’armata Brancaleone composta da emeriti sconosciuti ed infilata per alcuni mesi dentro la “caaaaasaaaaa” poteva uscire qualsiasi cosa, dal flop in termini di audience allo spernacchiamento a vita da parte dei conoscenti verso quella specie di pionieri del tubo catodico. Quel Grande Fratello fu davvero un esperimento, il primo e l’unico in cui si percepiva ancora un barlume di naivité tra i partecipanti senza essere ancora diventato quella sorta di ufficio di collocamento del sottobosco televisivo che è oggi.
I milordini di Proli
di Oscar Eleni
L'esplorazione di Pianigiani, il toscano di Mabel Bocchi e il vero budget dell'Armani.
L'esplorazione di Pianigiani, il toscano di Mabel Bocchi e il vero budget dell'Armani.
Gli italiani di Petrucci e Abete
di Libeccio
La vergogna per la Nazionale, quello che Lippi ha dato, i responsabili della disfatta, il fastidio per il Mondiale, il paese dei campanili, il tifo di Bossi, azzurri in declino e l'errore di Prandelli.
La vergogna per la Nazionale, quello che Lippi ha dato, i responsabili della disfatta, il fastidio per il Mondiale, il paese dei campanili, il tifo di Bossi, azzurri in declino e l'errore di Prandelli.
L'impotenza di Ronaldo
di Stefano Olivari
Un'impotenza che non dipende da cause tecniche ma da mancanza di desiderio, quindi non curabile nè con il Viagra della fortuna nè con il Cialis del far passare il tempo. Questa è sembrata la malattia di un inspiegabile Portogallo in un ottavo che avrebbe strameritato di perdere anche solo per la formazione iniziale: Ricardo Costa a destra, il classico centrale difensivo che messo sulla fascia non supera la metà campo (e quando l'ha fatto ha guadagnato un'espulsione, per l'oscena simulazione di Capdevila), un altro difensore come Pepe centrocampista arretrato, l'unico attaccante con senso del gol (Liedson) in panchina. Avendo Del Bosque presentato la Spagna migliore possibile, al di là delle condizioni fisiche di Xabi Alonso (comunque più che buono) e di un Torres che sembra stia per tornare lui ma non è ancora lui, lo svolgimento della partita è stato scontato.
Un'impotenza che non dipende da cause tecniche ma da mancanza di desiderio, quindi non curabile nè con il Viagra della fortuna nè con il Cialis del far passare il tempo. Questa è sembrata la malattia di un inspiegabile Portogallo in un ottavo che avrebbe strameritato di perdere anche solo per la formazione iniziale: Ricardo Costa a destra, il classico centrale difensivo che messo sulla fascia non supera la metà campo (e quando l'ha fatto ha guadagnato un'espulsione, per l'oscena simulazione di Capdevila), un altro difensore come Pepe centrocampista arretrato, l'unico attaccante con senso del gol (Liedson) in panchina. Avendo Del Bosque presentato la Spagna migliore possibile, al di là delle condizioni fisiche di Xabi Alonso (comunque più che buono) e di un Torres che sembra stia per tornare lui ma non è ancora lui, lo svolgimento della partita è stato scontato.
Un livello da Lippi e Pepe
Sarà anche vero che il Mondiale di calcio è un altro calcio, anzi secondo molti non è calcio né tantomeno uno sport. Però guardando Komano avere la faccia di quello che si vorrebbe suicidare e i suoi compagni piangere dopo il rigore di Cardozo non ci viene in mente molto altro che sappia descrivere così bene il senso della vita che fugge. E che fra quattro anni non sarà più la stessa, ammesso di essere ancora in pista. Insomma, non vi diremo che questo ottavo di finale è stato una partita noiosa.
Teledipendenti e perdenti
di Stefano Olivari
Un caposaldo della filosofia dei dilettanti è che sia meglio scommettere su eventi che si riescono a seguire in diretta televisiva. Idea che spesso sconfina nella superstizione ed è smentita dalle statistiche dei bookmaker, i cui profitti maggiori vengono di solito ottenuti sulle partite con grande visibilità mediatica.
Un caposaldo della filosofia dei dilettanti è che sia meglio scommettere su eventi che si riescono a seguire in diretta televisiva. Idea che spesso sconfina nella superstizione ed è smentita dalle statistiche dei bookmaker, i cui profitti maggiori vengono di solito ottenuti sulle partite con grande visibilità mediatica.
Per vedere giocare Kakà
Cambiare modulo alla prima partita dentro o fuori non è da Brasile, ma le condizioni di Felipe Melo e di Elano hanno imposto a Dunga un 4-3-3 con due centrocampisti dinamici (Dani Alves e Ramires) su tre che ha permesso di vedere contro il Cile una Selecao vicina alle sue migliori tradizioni. Vincenti o perdenti poco importa (tanto anche i vincenti perdono, prima o poi), sono le tradizioni che portano gran parte del pubblico neutrale di tutto il mondo a tifare per lui.
L'Olanda che cammina
di Stefano Olivari
La storia e l'attualità dicono che al Mondiale vince chi gioca al passo ed ogni tanto accelera, ovviamente quando ha il talento per farlo. A maggior ragione quando si passeggia in altura come in Sudafrica, anche se Durban è al livello del mare. La cifra stilistica dell'Olanda di Van Marwijk è proprio quella di addormentare la partita facendo tenere ad ogni giocatore la sua posizione, in maniera forse fin troppo lavagnesca.
La storia e l'attualità dicono che al Mondiale vince chi gioca al passo ed ogni tanto accelera, ovviamente quando ha il talento per farlo. A maggior ragione quando si passeggia in altura come in Sudafrica, anche se Durban è al livello del mare. La cifra stilistica dell'Olanda di Van Marwijk è proprio quella di addormentare la partita facendo tenere ad ogni giocatore la sua posizione, in maniera forse fin troppo lavagnesca.
Un'orzata per il rasta
di Marco Lombardo
Le istruzioni sono queste: prendete l’orzo perlato, bollitelo in acqua, spremete il tutto e mischiate il liquido ottenuto con scorza di limone o col limone stesso, a piacere. Aggiungete zucchero secondo gusto e il gioco è fatto: otterrete Wimbledon. Questa insomma è tradizione, come il fatto che - salvo eccezioni dovuto ad annate particolarmente piovose - la prima domenica del torneo sui campi dell’All England Lawn Tennis e Croquet club si aggirino solo i giardinieri. Che diciamolo, però, non sono più quelli di una volta: il loro capo, Eddie Seaward, è sul banco degli imputati dei puristi, che trovano l’erba di oggi troppo diversa da quella di ieri. O - più semplicemente - troppo simile alla terra battuta. Per cui ecco perché Wimbledon vacilla e chissà che un giorno non si giochi regolarmente anche la prima domenica.
Le istruzioni sono queste: prendete l’orzo perlato, bollitelo in acqua, spremete il tutto e mischiate il liquido ottenuto con scorza di limone o col limone stesso, a piacere. Aggiungete zucchero secondo gusto e il gioco è fatto: otterrete Wimbledon. Questa insomma è tradizione, come il fatto che - salvo eccezioni dovuto ad annate particolarmente piovose - la prima domenica del torneo sui campi dell’All England Lawn Tennis e Croquet club si aggirino solo i giardinieri. Che diciamolo, però, non sono più quelli di una volta: il loro capo, Eddie Seaward, è sul banco degli imputati dei puristi, che trovano l’erba di oggi troppo diversa da quella di ieri. O - più semplicemente - troppo simile alla terra battuta. Per cui ecco perché Wimbledon vacilla e chissà che un giorno non si giochi regolarmente anche la prima domenica.
Panama andino
di Oscar Eleni
Gli allenatori dei quali sparlare, i non affamati di Pianigiani, il gregariato senza speranze, l'addio di Binelli, le risate di Tanjevic, gli invidiosi di Treviso, il confronto Montepaschi-Simmenthal, la casa della gloria, la profezia di Kobe Bryant e la vita dopo Monza.
Gli allenatori dei quali sparlare, i non affamati di Pianigiani, il gregariato senza speranze, l'addio di Binelli, le risate di Tanjevic, gli invidiosi di Treviso, il confronto Montepaschi-Simmenthal, la casa della gloria, la profezia di Kobe Bryant e la vita dopo Monza.
Il saluto di Rosetti
Con Argentina-Messico tutti gli italiani sono usciti dal Mondiale, in maniera più o meno indegna. Ci sembra infatti impossibile che Rosetti e la sua terna, l'incolpevole Calcagno e il colpevole Ayroldi, vengano riproposti da Blatter in questa manifestazione. Non solo per il clamoroso errore sul fuorigioco (Tevez tenuto in gioco da...zero messicani) nell'occasione del primo gol, quanto per essersi fatti intimidire dagli argentini quando Ayroldi stava comunicando a Rosetti di essere stato avvertito (Quarto uomo? Quinto?) dell'errore.
I fenomeni di Capello
di Stefano Olivari
L'inviato dal ritaglio facile vi ammorberà sui giornali di domani con la storia del gol-non gol (non gol, stando agli strumenti dei moviolisti di oggi) di Geoff Hurst nel 1966 per spiegare l'incredibile, perchè parliamo di mezzo metro e non di un centimetro, due a due scippato a Frank Lampard: la storia come nemesi, gli dei del calcio, eccetera. Non sappiamo se Mauricio Espinosa abbia sentito il peso della storia, di certo il crimine calcistico del guardalinee uruguayano nella storia del pallone ci è già entrato di diritto. Un possibile pareggio raggiunto nel primo tempo avrebbe potuto cambiare il risultato finale ma non l'impressione avuta fino a quel momento e da lì in poi: una squadra piena di giocatori nella loro posizione preferita, la Germania, contro un'altra malissimo preparata e attaccata al carisma dei suoi nomi.
L'inviato dal ritaglio facile vi ammorberà sui giornali di domani con la storia del gol-non gol (non gol, stando agli strumenti dei moviolisti di oggi) di Geoff Hurst nel 1966 per spiegare l'incredibile, perchè parliamo di mezzo metro e non di un centimetro, due a due scippato a Frank Lampard: la storia come nemesi, gli dei del calcio, eccetera. Non sappiamo se Mauricio Espinosa abbia sentito il peso della storia, di certo il crimine calcistico del guardalinee uruguayano nella storia del pallone ci è già entrato di diritto. Un possibile pareggio raggiunto nel primo tempo avrebbe potuto cambiare il risultato finale ma non l'impressione avuta fino a quel momento e da lì in poi: una squadra piena di giocatori nella loro posizione preferita, la Germania, contro un'altra malissimo preparata e attaccata al carisma dei suoi nomi.
Usa for Africa (We are the world)
Tutto il dramma di una partita senza domani nell'uscita di Kingson a togliere il pallone dalla testa del collega Howard, alla disperata ricerca del due a due a novanta metri dalla sua porta. Il Ghana ha salvato la faccia dell'Africa grazie a una partita solidissima: iniziata con mezzora di pressing clamoroso (da una di queste azioni è nato il ribaltamento con il vantaggio del Boateng cattivo), proseguita resistendo con disciplina al solito eccellente secondo tempo degli Stati Uniti, e conclusa nei supplementari con il gol qualificazione di Gyan e un tentativo di abbassare il ritmo che ha permesso solo gli 'in the box' a sfruttare la vitalità di Dempsey.
L'identità uruguayana
di Stefano Olivari
Le partite senza calcoli sono iniziate con una clamorosa battaglia, che l'Uruguay alla fine ha vinto di puro fisico pur subendo nel secondo tempo gli assalti e gli inserimenti dei sudcoreani. Un quarto di finale guadagnato con il difensivismo intelligente di Tabarez, che ha tolto dagli ingredienti la provocazione e lasciato la garra, ma non perso da uno Hu Jung-Moo che ha schierato la formazione propositiva di sempre.
Le partite senza calcoli sono iniziate con una clamorosa battaglia, che l'Uruguay alla fine ha vinto di puro fisico pur subendo nel secondo tempo gli assalti e gli inserimenti dei sudcoreani. Un quarto di finale guadagnato con il difensivismo intelligente di Tabarez, che ha tolto dagli ingredienti la provocazione e lasciato la garra, ma non perso da uno Hu Jung-Moo che ha schierato la formazione propositiva di sempre.
Il Mondiale della Catalogna
La nazionale della Catalogna esiste da oltre un secolo, anche se la Catalogna non è affiliata alla Fifa. Non è una cosa da sagra di paese, visto che le sue partite sono amichevoli contro nazionali 'vere' come Argentina (battuta 4 a 2 poco prima dello scorso Natale al Camp Nou), Brasile, e via scendendo. Mai contro l'Italia e poche volte contro la Spagna: in una di queste, nel 1947 al Sarrià, la nazionale per così dire centralista (e si era in pieno franchismo) fu battuta per tre a uno. L'allenatore attuale si chiama Johan Cruijff e tutta questa bolsa premessa era per dire che in questa squadra hanno giocato e giocano Puyol, Piqué, Capdevila, Sergio Busquets, Iniesta, Xavi.
Grazie Sven
di Stefano Olivari
Questo mondiale è stato una bocciatura del calcio ivoriano, dietro a Drogba e Kolo Touré non c'e niente e non è che ad Abidjan o a Bouaké siano stati lasciati dei fenomeni. Comunque, se fossimo giornalisti della Costa d'Avorio, in conferenza stampa diremmo 'Grazie Sven, per le emozioni che ci hai regalato in questi tre mesi'. A tre milioni di euro totali di ingaggio. Nell'ultima giornata gli africani potevano solo sommergere di gol la Corea del Nord e sperare nella vittoria brasiliana: due missioni fallite.
Questo mondiale è stato una bocciatura del calcio ivoriano, dietro a Drogba e Kolo Touré non c'e niente e non è che ad Abidjan o a Bouaké siano stati lasciati dei fenomeni. Comunque, se fossimo giornalisti della Costa d'Avorio, in conferenza stampa diremmo 'Grazie Sven, per le emozioni che ci hai regalato in questi tre mesi'. A tre milioni di euro totali di ingaggio. Nell'ultima giornata gli africani potevano solo sommergere di gol la Corea del Nord e sperare nella vittoria brasiliana: due missioni fallite.
Schiavi dell'artista
di Alvaro Delmo
"Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore... un giocatore, lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Correva il 1980 quando Francesco De Gregori regalò all'Italia questa piccola perla di saggezza calcistica e di vita. Di calci di rigore in questo sciagurato, per i colori italiani, Mondiale di calcio (specifichiamo calcio perché sì, esistono anche altri sport) ce n'è stato uno solo ma averlo segnato senza paura ha confermato che il giudizio di un giocatore deve andare ben oltre il tiro dal dischetto. Intendiamoci: non siamo qui per criticare un singolo giocatore ma tutto l'insieme di una squadra a nostro giudizio nata sbagliata, costruita con i presupposti sbagliati e alla quale mancava semplicemente e soprattutto quell'elemento che, insieme alla dea bendata, ti può far vincere la partita che avresti perso: la fantasia e il coraggio di rischiare.
"Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore... un giocatore, lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Correva il 1980 quando Francesco De Gregori regalò all'Italia questa piccola perla di saggezza calcistica e di vita. Di calci di rigore in questo sciagurato, per i colori italiani, Mondiale di calcio (specifichiamo calcio perché sì, esistono anche altri sport) ce n'è stato uno solo ma averlo segnato senza paura ha confermato che il giudizio di un giocatore deve andare ben oltre il tiro dal dischetto. Intendiamoci: non siamo qui per criticare un singolo giocatore ma tutto l'insieme di una squadra a nostro giudizio nata sbagliata, costruita con i presupposti sbagliati e alla quale mancava semplicemente e soprattutto quell'elemento che, insieme alla dea bendata, ti può far vincere la partita che avresti perso: la fantasia e il coraggio di rischiare.
Il gran premio di Honda
Siamo ancora quelli dei pomodori ai giocatori che avevano perso in finale, rischiando più volte di andare in vantaggio due a uno, con il Brasile di Pelé. In metà delle homepage dei siti dei quotidiani campeggia la parola 'vergogna', ma chi ha dato quasi tutto quello che aveva non è che si debba vergognare. Che poi la spedizione azzurra sia stata preparata male e portata avanti peggio, in mezzo anche ad arroganza e superficialità, è un fatto. Ma di sicuro gli azzurri non hanno fatto mancare l'impegno fino al novantaseiesimo minuto, tanto che nella storia del Mondiale si sarebbero visto pareggi più immeritati. Se Pepe sul possibile tre a tre non fosse stato...Pepe adesso l'Italia troverebbe magari negli ottavi un'Olanda che ha avuto l'enorme pregio di dominare il suo girone spendendo pochissimo, sotto il profilo fisico e nervoso.
A casa non torneranno fenomeni
di Stefano Olivari
Nessuno salirà sul carro dei vincitori insieme a Lippi. Anche se la differenza fra una possibile cavalcata trionfale dopo essersi sbloccati e l'eliminazione azzurra più umiliante della storia del Mondiale (ultimi nel girone, nel 1958 non ci si qualificò per la fase finale in Svezia ma c'erano anche sedici squadre invece delle terzomondiste trentadue) è stata fatta dai dettagli oltre che da una condizione fisica scadente, che ha contato più dei limiti tecnici dei singoli e dell'unica mezzora di calcio che Pirlo aveva nelle gambe.
Nessuno salirà sul carro dei vincitori insieme a Lippi. Anche se la differenza fra una possibile cavalcata trionfale dopo essersi sbloccati e l'eliminazione azzurra più umiliante della storia del Mondiale (ultimi nel girone, nel 1958 non ci si qualificò per la fase finale in Svezia ma c'erano anche sedici squadre invece delle terzomondiste trentadue) è stata fatta dai dettagli oltre che da una condizione fisica scadente, che ha contato più dei limiti tecnici dei singoli e dell'unica mezzora di calcio che Pirlo aveva nelle gambe.
I tre draft che hanno cambiato la storia
di Simone Basso
Quando un sistema funziona realmente tende ad evolversi in continuazione: la fotografia mossa di un soggetto è indice della sua vitalità fisiologica. Sternville, all'alba di decisioni che ne muteranno il paesaggio futuro (soprattutto quello economico), continua a basarsi su una serie di variabili impazzite che ne decretano l'attrattiva e la credibilità. In attesa di un hard cap, l'Eldorado legislativo di un mondo basato sulla veridicità dei contratti, celebriamo la grandezza di un altro pilastro dello sport americano: le scelte, ovvero il meccanismo virtuoso che rimescola le carte vincenti di una stagione.
Quando un sistema funziona realmente tende ad evolversi in continuazione: la fotografia mossa di un soggetto è indice della sua vitalità fisiologica. Sternville, all'alba di decisioni che ne muteranno il paesaggio futuro (soprattutto quello economico), continua a basarsi su una serie di variabili impazzite che ne decretano l'attrattiva e la credibilità. In attesa di un hard cap, l'Eldorado legislativo di un mondo basato sulla veridicità dei contratti, celebriamo la grandezza di un altro pilastro dello sport americano: le scelte, ovvero il meccanismo virtuoso che rimescola le carte vincenti di una stagione.
Onore ai non furbi
Una Germania più furba, nel senso peggiore del termine (ma non ci viene in mente il migliore), nei minuti finali della partita con il Ghana avrebbe incaricato Arne Friedrich di svirgolare per 'sbaglio' un rinvio e di segnare nella porta di Neuer. Si sarebbe così evitata un ottavo con l'Inghilterra, scegliendosi gli Stati Uniti. Cose del genere sono spesso accadute nello sport, a partire da quell'autocanestro del Real Madrid del grande Pedro Ferrandiz per evitare il pareggio e quindi i supplementari di una partita di Coppa Campioni in trasferta a Varese.
Almeno non si mandano affanculo
di Stefano Olivari
Il calcio e poche altre cose regalano momenti come quello del gol di Landon Donovan al novantunesimo minuto della partita con l'Algeria, che ha dato agli Usa una qualificazione agli ottavi. Che non avrebbero meritato di perdere a beneficio di una Slovenia modesta in tutto e di un'Inghilterra dal grande cuore e poco altro. Ovviamente le copertine saranno per Fabio Capello, anche se finora il suo lavoro motivazionale, unito ad un 4-4-2 da manuale, avrebbe saputo farlo un qualunque semiprofessionista di Conference National.
Il calcio e poche altre cose regalano momenti come quello del gol di Landon Donovan al novantunesimo minuto della partita con l'Algeria, che ha dato agli Usa una qualificazione agli ottavi. Che non avrebbero meritato di perdere a beneficio di una Slovenia modesta in tutto e di un'Inghilterra dal grande cuore e poco altro. Ovviamente le copertine saranno per Fabio Capello, anche se finora il suo lavoro motivazionale, unito ad un 4-4-2 da manuale, avrebbe saputo farlo un qualunque semiprofessionista di Conference National.
Quasi Nigeria
di Stefano Olivari
Solo il Mondiale regala emozioni senza senso come quelle di Corea del Sud-Nigeria, che con tutto il rispetto per Maradona abbiamo preferito al prevedibile trotto dell'Argentina contro una Grecia che dagli highlights non sembra avere superato la metà campo molte volte (magari ha il 97% di possesso palla, ma non conta). Sull'uno a zero la Nigeria ha davvero sognato, oltre che sfiorato il raddoppio: aveva affiancato la Corea come punti e l'aveva superata come differenza reti, a quel punto sarebbe bastato un Milito meno triste per cambiare la situazione psicologica sui due campi e buttare fuori la Grecia fin da subito.
Solo il Mondiale regala emozioni senza senso come quelle di Corea del Sud-Nigeria, che con tutto il rispetto per Maradona abbiamo preferito al prevedibile trotto dell'Argentina contro una Grecia che dagli highlights non sembra avere superato la metà campo molte volte (magari ha il 97% di possesso palla, ma non conta). Sull'uno a zero la Nigeria ha davvero sognato, oltre che sfiorato il raddoppio: aveva affiancato la Corea come punti e l'aveva superata come differenza reti, a quel punto sarebbe bastato un Milito meno triste per cambiare la situazione psicologica sui due campi e buttare fuori la Grecia fin da subito.
Waterloo senza Napoleone
L'Uruguay ha evitato l'Argentina negli ottavi ed ha offerto contro il Messico un'altra prova di grandissimo ardore, che non possiamo sconcertianamente commentare visto che la stavamo guardando in contemporanea con Sudafrica-Francia. Se la nazionale di Domenech fosse andata in vantaggio (non che ne abbia mai avuto l'opportunità, è per dire), a Rustenburg si sarebbero preoccupati e magari avrebbero dato concretezza al pareggino che molti scommettitori aspettavano.
Nonna da Nobel
di Stefano Olivari
Mai come durante il Mondiale di calcio le notizie sono di fonte incerta. Così il nostro 1,55 dell’Italia vincente sulla Slovacchia giovedì pomeriggio si trasforma subito in un 1,90 su improbabili ‘mercati asiatici’. E così si perdono ore a navigare sul web confrontando mille operatori invece di concentrarsi su ‘cosa’ scommettere, cioè l’unica arma per battere il bookmaker. L’anno scorso il premio Nobel per l’economia è andato all’americano Oliver Williamson, noto al di fuori della cerchia accademica per le teorie sui cosiddetti ‘costi di transazione’.
Mai come durante il Mondiale di calcio le notizie sono di fonte incerta. Così il nostro 1,55 dell’Italia vincente sulla Slovacchia giovedì pomeriggio si trasforma subito in un 1,90 su improbabili ‘mercati asiatici’. E così si perdono ore a navigare sul web confrontando mille operatori invece di concentrarsi su ‘cosa’ scommettere, cioè l’unica arma per battere il bookmaker. L’anno scorso il premio Nobel per l’economia è andato all’americano Oliver Williamson, noto al di fuori della cerchia accademica per le teorie sui cosiddetti ‘costi di transazione’.
La maledizione di Caricola
di Franco Spicciariello
Ci sono voluti i Mondiali in Sudafrica per avere notizie di lui, dopo che per alcuni anni era sparito dalla circolazione. Parliamo di Nicola Caricola, classe 1963, rappresentante di successo del caffè Lavazza in Sudafrica, ma negli Ottanta difensore centrale cresciuto nel Bari, con cui giocò dal 1981 al 1983 in Serie B, nazionale Under 21. Poi la Juventus – voluto da Giampiero Boniperti – dove arriva nel 1983 e nella prima stagione vince campionato e Coppa delle Coppe.
Ci sono voluti i Mondiali in Sudafrica per avere notizie di lui, dopo che per alcuni anni era sparito dalla circolazione. Parliamo di Nicola Caricola, classe 1963, rappresentante di successo del caffè Lavazza in Sudafrica, ma negli Ottanta difensore centrale cresciuto nel Bari, con cui giocò dal 1981 al 1983 in Serie B, nazionale Under 21. Poi la Juventus – voluto da Giampiero Boniperti – dove arriva nel 1983 e nella prima stagione vince campionato e Coppa delle Coppe.
W la foca
di Stefano Olivari
Mai come in questa edizione le presunte grandi sono state in sospeso fino all'ultimo per la qualificazione alle fasi decisive, anche solo per evitare un secondo posto che potrebbe avere conseguenze drammatiche. E' il caso della Spagna, contro l'Honduras apparsa brillante come con la Svizzera ma con la piccola differenza di due gol di David Villa ed un tiro a segno misto ad accademia che sembra fatto apposta per far nascere rimpianti.
Mai come in questa edizione le presunte grandi sono state in sospeso fino all'ultimo per la qualificazione alle fasi decisive, anche solo per evitare un secondo posto che potrebbe avere conseguenze drammatiche. E' il caso della Spagna, contro l'Honduras apparsa brillante come con la Svizzera ma con la piccola differenza di due gol di David Villa ed un tiro a segno misto ad accademia che sembra fatto apposta per far nascere rimpianti.
Nazionali da buttare
di Dominique Antognoni
L’ultimo tabù rimasto nel calcio è quello legato alle squadre nazionali. Per forza devi allinearti e dire che sono la cosa più importante, che unisce, espressione più vera del calcio, eccetera. Per noi (escluso il direttore, che non ha perso un secondo nemmeno di Cile-Honduras) la scarsissima qualità tecnica del Mondiale e soprattutto la forma scadente dei grandi giocatori è una gioia infinita. Un calcio così scadente non lo vedrete mai, quando ci sono in campo con gli stessi giocatori Chelsea, Inter, Arsenal, Manchester United e Barcellona.
L’ultimo tabù rimasto nel calcio è quello legato alle squadre nazionali. Per forza devi allinearti e dire che sono la cosa più importante, che unisce, espressione più vera del calcio, eccetera. Per noi (escluso il direttore, che non ha perso un secondo nemmeno di Cile-Honduras) la scarsissima qualità tecnica del Mondiale e soprattutto la forma scadente dei grandi giocatori è una gioia infinita. Un calcio così scadente non lo vedrete mai, quando ci sono in campo con gli stessi giocatori Chelsea, Inter, Arsenal, Manchester United e Barcellona.
Non ci sono più i rimbalzi di una volta
di Simone Basso
In attesa della Regina, che arriverà il 24 Giugno sul Campo Centrale, a Wimbledon aspettiamo nuove dal Re e dal Principe: Championships numero 124 all'All England Club, ladies and gentlemen, nel tempio che Giorgio Bassani definì il Vaticano del tennis. Ci arriviamo perplessi, consci di aver visto l'unico vero torneo erbivoro al Queen's; ironico ma nemmeno tanto, il manto sempre più mediocre di Wimby lo ha trasformato in un evento, beninteso il più prestigioso del mondo, molto meno peculiare rispetto a qualche anno fa.
In attesa della Regina, che arriverà il 24 Giugno sul Campo Centrale, a Wimbledon aspettiamo nuove dal Re e dal Principe: Championships numero 124 all'All England Club, ladies and gentlemen, nel tempio che Giorgio Bassani definì il Vaticano del tennis. Ci arriviamo perplessi, consci di aver visto l'unico vero torneo erbivoro al Queen's; ironico ma nemmeno tanto, il manto sempre più mediocre di Wimby lo ha trasformato in un evento, beninteso il più prestigioso del mondo, molto meno peculiare rispetto a qualche anno fa.
Bravi incassatori
di Stefano Piazza
Leggendo le notizie che i giornali sudafricani pubblicano con una certa irritazione e che le "autorità" locali faticano a digerire si intuisce che i sudafricani avrebbero concesso tutto (ma proprio tutto) alla Blatter spa, in vista di questo Mondiale, ma anche che il risultato sembra essere un potenziale "buco" di almeno due miliardi di euro. Sintesi: un disastro completo.
Leggendo le notizie che i giornali sudafricani pubblicano con una certa irritazione e che le "autorità" locali faticano a digerire si intuisce che i sudafricani avrebbero concesso tutto (ma proprio tutto) alla Blatter spa, in vista di questo Mondiale, ma anche che il risultato sembra essere un potenziale "buco" di almeno due miliardi di euro. Sintesi: un disastro completo.
Che palle questa storia di Vigo
di Stefano Olivari
La più squallida partita degli azzurri nell'era Lippi ha regalato all'Italia un probabile secondo posto nel girone: giovedì contro la tristissima Slovacchia della famiglia Weiss basterà un pareggio, se il Paraguay confermerà contro la Nuova Zelanda la solidità mostrata finora. Le conferme sono state due: un attacco senza classe, dove un po' di vivacità si è vista solo con l'ingresso di Camoranesi e Di Natale, e la paura dei giornalisti di esporsi anche solo in una critica educata.
La più squallida partita degli azzurri nell'era Lippi ha regalato all'Italia un probabile secondo posto nel girone: giovedì contro la tristissima Slovacchia della famiglia Weiss basterà un pareggio, se il Paraguay confermerà contro la Nuova Zelanda la solidità mostrata finora. Le conferme sono state due: un attacco senza classe, dove un po' di vivacità si è vista solo con l'ingresso di Camoranesi e Di Natale, e la paura dei giornalisti di esporsi anche solo in una critica educata.
Diciotto milioni e venti punti
di Oscar Eleni
Gli autografi di Peterson, i Mabuse dell'antidoping, la contestazione a Bucchi, l'addio di McIntyre, lo spazio per Melli e gli azzurri che non fanno squadra.
Gli autografi di Peterson, i Mabuse dell'antidoping, la contestazione a Bucchi, l'addio di McIntyre, lo spazio per Melli e gli azzurri che non fanno squadra.
Awana Ghana
di Stefano Olivari
Fra i pochi buoni propositi che avevamo c'era senz'altro quello di non parlare mai più della vuvuzela, ma qualche ora fa uno dei frati della nostra parrocchia è venuto sotto casa nostra munito dell'orrido strumento e l'ha suonato per circa un quarto d'ora. Così, solo per essere in clima da Mondiale. Giuriamo che l'episodio di cui siamo stati testimoni è vero, non escludiamo che possa essere accaduto anche di peggio. E' il bello di questo di questo mese folle che segna le nostre vite, folle come Danimarca-Camerun.
Fra i pochi buoni propositi che avevamo c'era senz'altro quello di non parlare mai più della vuvuzela, ma qualche ora fa uno dei frati della nostra parrocchia è venuto sotto casa nostra munito dell'orrido strumento e l'ha suonato per circa un quarto d'ora. Così, solo per essere in clima da Mondiale. Giuriamo che l'episodio di cui siamo stati testimoni è vero, non escludiamo che possa essere accaduto anche di peggio. E' il bello di questo di questo mese folle che segna le nostre vite, folle come Danimarca-Camerun.
Il Dna della Germania
di Stefano Olivari
L'incubo del marketing Fifa sta prendendo corpo: ottavi di finale con meno grandi tradizionali del previsto e con quasi nessuna africana. Di sicuro Germania e Inghilterra dovranno nell'ultima partita del loro girone battere Ghana e Slovenia, se vogliono evitare rischi, mentre la Francia è praticamente fuori e la Spagna non se la sta passando bene. Delle aspiranti al titolo che hanno già disputato la seconda partita finora solo l'Argentina ha timbrato il cartellino. Tutte considerazioni ovvie: del resto in questo mese ci siamo imposti di parlare solo di calcio, un piccolo regalo che ci siamo voluti fare a dispetto del marketing editoriale (un modesto articolo su Allegri o Coutinho pagherebbe di più), e il calcio giocato porta a dire ovvietà. Che però ci scaldano il cuore più del valzer dei portieri.
L'incubo del marketing Fifa sta prendendo corpo: ottavi di finale con meno grandi tradizionali del previsto e con quasi nessuna africana. Di sicuro Germania e Inghilterra dovranno nell'ultima partita del loro girone battere Ghana e Slovenia, se vogliono evitare rischi, mentre la Francia è praticamente fuori e la Spagna non se la sta passando bene. Delle aspiranti al titolo che hanno già disputato la seconda partita finora solo l'Argentina ha timbrato il cartellino. Tutte considerazioni ovvie: del resto in questo mese ci siamo imposti di parlare solo di calcio, un piccolo regalo che ci siamo voluti fare a dispetto del marketing editoriale (un modesto articolo su Allegri o Coutinho pagherebbe di più), e il calcio giocato porta a dire ovvietà. Che però ci scaldano il cuore più del valzer dei portieri.
Mamba number five
di Simone Basso
Finisce con lo Staples in festa, dopo quarantotto minuti in apnea come in una sfida tra Maiorca e Mayol, l'odissea 2010 di Sternville. Constatato che anche in America le madri dei cretini sono sempre incinta (quei fischi a Bill Russell durante la premiazione...), gara7 si consegna per sfinimento alla squadra tecnicamente più logica malgrado uno scenario tattico totalmente ribaltato.
Finisce con lo Staples in festa, dopo quarantotto minuti in apnea come in una sfida tra Maiorca e Mayol, l'odissea 2010 di Sternville. Constatato che anche in America le madri dei cretini sono sempre incinta (quei fischi a Bill Russell durante la premiazione...), gara7 si consegna per sfinimento alla squadra tecnicamente più logica malgrado uno scenario tattico totalmente ribaltato.
Vuvuzela ad Assago
di Oscar Eleni
Il ritorno dei diecimila, il grigiore di Bucchi, l'alba di Artest e il saluto a D'Este.
Il ritorno dei diecimila, il grigiore di Bucchi, l'alba di Artest e il saluto a D'Este.
Co-campioni senza cuore
di Stefano Olivari
Scusate il ritardo, ma abbiamo appena messo un centello a 1,65 sul pari di Messico-Uruguay. Così, tanto per pagarci un giorno a Pinarella di Cervia. Queste erano le cose davvero importanti, fra quelle meno c'è una Francia incredibilmente quasi fuori dal Mondiale per colpe proprie ed episodi decisivi: Hernandez era partito in fuorigioco, una volta si sarebbe detto che 'Il Messico ha legittimato il risultato' ma anche oggi non siamo lontani da questi alati concetti.
Scusate il ritardo, ma abbiamo appena messo un centello a 1,65 sul pari di Messico-Uruguay. Così, tanto per pagarci un giorno a Pinarella di Cervia. Queste erano le cose davvero importanti, fra quelle meno c'è una Francia incredibilmente quasi fuori dal Mondiale per colpe proprie ed episodi decisivi: Hernandez era partito in fuorigioco, una volta si sarebbe detto che 'Il Messico ha legittimato il risultato' ma anche oggi non siamo lontani da questi alati concetti.
Il pallone da spiaggia
di Stefano Olivari
Argentina, Brasile e adesso Spagna: tre indizi che provano l’assurdità dello Jabulani, mostro Adidas che non ha aumentato il numero dei gol pur aumentando i problemi ai portieri scarsi. Non solo: ha peggiorato la qualità dei calci di punizione, quella dei tiri dalla media distanza (tutti più alti del voluto) e soprattutto quella dei fraseggi corti di centrocampo. Che sembrano a volte fatti con un pallone da spiaggia, anche quando i piedi sono cinque stelle extralusso come quelli di Iniesta e Xavi. L’enfasi sui portieri che si lamentano e sul numero dei gol fa dimenticare la qualità generale di una partita, seriamente minacciata da un attrezzo del mestiere che per il momento ha peggiorato il mestiere.
Argentina, Brasile e adesso Spagna: tre indizi che provano l’assurdità dello Jabulani, mostro Adidas che non ha aumentato il numero dei gol pur aumentando i problemi ai portieri scarsi. Non solo: ha peggiorato la qualità dei calci di punizione, quella dei tiri dalla media distanza (tutti più alti del voluto) e soprattutto quella dei fraseggi corti di centrocampo. Che sembrano a volte fatti con un pallone da spiaggia, anche quando i piedi sono cinque stelle extralusso come quelli di Iniesta e Xavi. L’enfasi sui portieri che si lamentano e sul numero dei gol fa dimenticare la qualità generale di una partita, seriamente minacciata da un attrezzo del mestiere che per il momento ha peggiorato il mestiere.
Settima sinfonia
di Simone Basso
L'incertezza di garasei, Bryanteers versus Gang Green, dura poco più di sei minuti: alla partenza aggressiva dei Lacustri, che al solito premia chi la attua, rispondono Allen e Garnett. L'infortunio di Perkins spacca la sfida in due, morsa subito alla giugulare da un Mamba (11 punti in un amen) che indica la via.
L'incertezza di garasei, Bryanteers versus Gang Green, dura poco più di sei minuti: alla partenza aggressiva dei Lacustri, che al solito premia chi la attua, rispondono Allen e Garnett. L'infortunio di Perkins spacca la sfida in due, morsa subito alla giugulare da un Mamba (11 punti in un amen) che indica la via.
Tramonto d'oca
di Oscar Eleni
Meditazioni da allenatori, Coldebella trevigiano, Stonerook in Nazionale, la cena di Aradori, il contratto di Bucchi e la spesa di Armani.
Meditazioni da allenatori, Coldebella trevigiano, Stonerook in Nazionale, la cena di Aradori, il contratto di Bucchi e la spesa di Armani.
Meno occasioni di Perani
di Stefano Olivari
All'Ellis Park Luis Fabiano ha avuto molte meno occasioni rispetto al Marino Perani di Middlesbrough 1966, però il Brasile la sua Corea è riuscito ad evitarla. L'ha evitata con una difesa perfetta, tolte le leggerezze finali, unita alla capacità di gestire psicologicamente un pessimo primo tempo senza farsi prendere dall'ansia di cambiare tutto. Nessuno del quartetto offensivo era in grande vena: Luis Fabiano non è mai riuscito a liberarsi, Elano ha avuto la prima palla sulla corsa invece che nei piedi nell'occasione del secondo gol (assist di Robinho), Kakà è stato il Kakà imballato-trattenuto anche delle sue poche ottime prestazioni 2009-2010 ma alla distanza può crescere e fare di questo il suo Mondiale, Robinho ha cercato la posizione per novanta minuti ma ha avuto il pregio di essere vivo.
All'Ellis Park Luis Fabiano ha avuto molte meno occasioni rispetto al Marino Perani di Middlesbrough 1966, però il Brasile la sua Corea è riuscito ad evitarla. L'ha evitata con una difesa perfetta, tolte le leggerezze finali, unita alla capacità di gestire psicologicamente un pessimo primo tempo senza farsi prendere dall'ansia di cambiare tutto. Nessuno del quartetto offensivo era in grande vena: Luis Fabiano non è mai riuscito a liberarsi, Elano ha avuto la prima palla sulla corsa invece che nei piedi nell'occasione del secondo gol (assist di Robinho), Kakà è stato il Kakà imballato-trattenuto anche delle sue poche ottime prestazioni 2009-2010 ma alla distanza può crescere e fare di questo il suo Mondiale, Robinho ha cercato la posizione per novanta minuti ma ha avuto il pregio di essere vivo.
Mistero poco buffo
di Alec Cordolcini
Eccoli di nuovo, trentaquattro anni dopo. Dal finto dentista Doo-Ik Pak al “Rooney d’Asia” Tae-Se Jong. Il primo giustiziò l’Italia, il secondo proverà a ripetere l’impresa nientemeno che contro il Brasile. Cambiano gli interpreti, non il contesto. La Corea del Nord, ovvero lo stato più isolato del mondo. La nazionale nordcoreana, Chollima il suo soprannome, il grande mistero di questo Mondiale. Non sono più la “squadra di ridolini” (copyright Ferruccio Valcareggi) del 1966, ma della selezione attualmente guidata da Jong-Hun Kim si continua a sapere poco.
Contro il senso comune
Il calcio delle nazionali ha una percentuale di quote sbagliate superiore a quella del calcio di club, per due ragioni precise. La prima: non c’è un’attività continuativa, difficile valutare formazioni che giocano poche partite all’anno quando anche i migliori quotisti spesso non vanno al di là di valutazioni sui singoli. La seconda: l’effetto ‘marchio’ è moltiplicato, visto che sul pianeta Terra ci sono molti più scommettitori occasionali che credono a occhi chiusi che nel Brasile di quanti credano nel Barcellona.
Parando i guai
di Stefano Olivari
Il Mondiale dell'Italia non è finito, ma non è neppure veramente iniziato. Nell'uno a uno con il Paraguay la manovra azzurra è stata buona, con De Rossi e Montolivo quasi ai loro livelli, e alcuni singoli hanno brillato (bravo Pepe, fra cambi di fascia e intensità per 90 minuti), ma tutto il resto è stato scadente al di là dei pochissimi tiri in porta.
Il Mondiale dell'Italia non è finito, ma non è neppure veramente iniziato. Nell'uno a uno con il Paraguay la manovra azzurra è stata buona, con De Rossi e Montolivo quasi ai loro livelli, e alcuni singoli hanno brillato (bravo Pepe, fra cambi di fascia e intensità per 90 minuti), ma tutto il resto è stato scadente al di là dei pochissimi tiri in porta.
Instant classic
di Simone Basso
Chiamare questa Gara5 pivotal game è offensivo, trattasi di resa dei conti quasi definitiva. Sternville a ventiquattro carati, la contesa stabilisce un'inerzia biancoverde che al termine della terza sfida pareva uno sforzo di immaginazione pura.
Chiamare questa Gara5 pivotal game è offensivo, trattasi di resa dei conti quasi definitiva. Sternville a ventiquattro carati, la contesa stabilisce un'inerzia biancoverde che al termine della terza sfida pareva uno sforzo di immaginazione pura.
Il fascino discreto dell'impiegato
di Libeccio
Il software di Benitez, la firma di Krasic, la speranza dell'Africa, la passione nelle bidonville e la coppa di Vieira.
Il software di Benitez, la firma di Krasic, la speranza dell'Africa, la passione nelle bidonville e la coppa di Vieira.
Persone sbagliate al PalaSclavo
di Oscar Eleni
Oscar Eleni dalla rocca dei papi senese, sulla strada dove al mattino vanno a correre in salita i paracadutisti e dove spesso trovi anche gli arbitri di basket. Quelli di gara uno vinta da Siena su Milano, vinta con il solito scarto di 20 punti, ma non con la solita facilità, si sono visti correre ma verso direzioni diverse perché bisognava proprio avere la fantasia del designatore per mettere insieme Cerebuch, Paternicò e Sardella per far diventare la partita una pasta scotta anche se in giro c’era peperoncino a chili per renderla interessante.
Oscar Eleni dalla rocca dei papi senese, sulla strada dove al mattino vanno a correre in salita i paracadutisti e dove spesso trovi anche gli arbitri di basket. Quelli di gara uno vinta da Siena su Milano, vinta con il solito scarto di 20 punti, ma non con la solita facilità, si sono visti correre ma verso direzioni diverse perché bisognava proprio avere la fantasia del designatore per mettere insieme Cerebuch, Paternicò e Sardella per far diventare la partita una pasta scotta anche se in giro c’era peperoncino a chili per renderla interessante.
Il mago di Ozil
di Stefano Olivari
Pochi gol, errori dei portieri ma soprattutto dei centrocampisti dovuti all'orrido Jabulani, dibattiti sull'importanza culturale della vuvuzela. Sudafrica 2010 non è ancora davvero decollato, anche se storicamente le prime partite dei gironi sono sempre le più bloccate. Le seconde quelle con gli attacchi che si svegliano, le terze quelle più farlocche, niente disseta come l'acqua e per imparare le lingue bisogna andare sul posto. Sia come sia, delle aspiranti al titolo scese in campo hanno finora fatto una buona impressione solo Argentina e Germania.
Pochi gol, errori dei portieri ma soprattutto dei centrocampisti dovuti all'orrido Jabulani, dibattiti sull'importanza culturale della vuvuzela. Sudafrica 2010 non è ancora davvero decollato, anche se storicamente le prime partite dei gironi sono sempre le più bloccate. Le seconde quelle con gli attacchi che si svegliano, le terze quelle più farlocche, niente disseta come l'acqua e per imparare le lingue bisogna andare sul posto. Sia come sia, delle aspiranti al titolo scese in campo hanno finora fatto una buona impressione solo Argentina e Germania.
La mano di Capello e quella de Dios
di Stefano Olivari
Aaaahhh, la mano dell'allenatore. Quella di Capello si vedrà forse nei momenti decisivi, dagli ottavi in poi, perchè contro gli Stati Uniti la sua Inghilterra ha mostrato brillantezza fisica ma anche il solito 4-4-2, con centrali di centrocampo che si inseriscono e ribaltano l'azione ma che pur essendo campioni (Gerrard più di Lampard) costruiscono poco.
Aaaahhh, la mano dell'allenatore. Quella di Capello si vedrà forse nei momenti decisivi, dagli ottavi in poi, perchè contro gli Stati Uniti la sua Inghilterra ha mostrato brillantezza fisica ma anche il solito 4-4-2, con centrali di centrocampo che si inseriscono e ribaltano l'azione ma che pur essendo campioni (Gerrard più di Lampard) costruiscono poco.
Testa libera contro testa pesante
di Oscar Eleni
Simone Pianigiani apparecchia la tavola di Azzurra che ci presenterà a fine play-off, ma ancora non annuncia se userà prezzemolo o melissa perché è rimasto colpito dalla dichiarazione di guerra del Piero Bucchi. L’avversario che incontrerà da domani in una finale scudetto al meglio delle 7 partite fra Siena e Milano che finirà nel buio del mondiale di calcio ascoltando il suono noioso delle vuvuzela. L’allenatore dei campioni in carica da tre anni si domanda come l’Armani abbia potuto diventare farfalla nascendo fra le erbacce di una stagione modesta se pensiamo che con il bilancio dell’Olimpia Cantù potrebbe giocare almeno tre stagioni alla grande come l’ultima che ha chiuso proprio contro Siena.
Simone Pianigiani apparecchia la tavola di Azzurra che ci presenterà a fine play-off, ma ancora non annuncia se userà prezzemolo o melissa perché è rimasto colpito dalla dichiarazione di guerra del Piero Bucchi. L’avversario che incontrerà da domani in una finale scudetto al meglio delle 7 partite fra Siena e Milano che finirà nel buio del mondiale di calcio ascoltando il suono noioso delle vuvuzela. L’allenatore dei campioni in carica da tre anni si domanda come l’Armani abbia potuto diventare farfalla nascendo fra le erbacce di una stagione modesta se pensiamo che con il bilancio dell’Olimpia Cantù potrebbe giocare almeno tre stagioni alla grande come l’ultima che ha chiuso proprio contro Siena.
Visti ma non sentiti
di Stefano Olivari
Finalmente si è iniziato a giocare, con due partite piene di errori e quindi divertenti. La retorica da uomo bianco progressista, del genere 'mai vista una cerimonia inaugurale tanto colorata', ha un qualcosa di razzista che non sapremmo spiegare: apprezzate il fatto che nemmeno proviamo a farlo.
Finalmente si è iniziato a giocare, con due partite piene di errori e quindi divertenti. La retorica da uomo bianco progressista, del genere 'mai vista una cerimonia inaugurale tanto colorata', ha un qualcosa di razzista che non sapremmo spiegare: apprezzate il fatto che nemmeno proviamo a farlo.
Il mondo di Zeman
Il Mondiale non ci fa dimenticare l'orticello e l'eco mediatica ovviamente nulla dell'ingaggio interista di Rafa Benitez, amante del calcio muscolare e tatticamente poco lontano da Mourinho. E' un 'signore', questo sì, nell'accezione italo-giornalistica del termine: parla bene di tutti e nessuno lo criticherà per le sconfitte, in fondo la palla è rotonda e ad un allenatore educato si perdona molto.
Le spalle di Armani
di Oscar Eleni
Le porte di Caserta, la scoperta dei Savoia, la programmazione Mondiale. Voti per Caputo, Hall, Sabatini, Sacripanti, Pianigiani, Mordente e Michelori.
Le porte di Caserta, la scoperta dei Savoia, la programmazione Mondiale. Voti per Caputo, Hall, Sabatini, Sacripanti, Pianigiani, Mordente e Michelori.
Uruguay
di Stefano Olivari
Con l'Uruguay il primo rischio è quello di riproporre sbobba del passato, copiata dallo 'Speciale Mondiali' di quattro anni prima perchè tanto in una fase finale la Celeste non combina qualcosa di buono dal 1970.
Con l'Uruguay il primo rischio è quello di riproporre sbobba del passato, copiata dallo 'Speciale Mondiali' di quattro anni prima perchè tanto in una fase finale la Celeste non combina qualcosa di buono dal 1970.
Francia
Secondo uno dei dogmi del giornalismo non sarebbe possibile vincere un Mondiale avendo in panchina un commissario tecnico con le valigie pronte, più o meno ufficialmente. Eppure negli ultimi cinque casi (Beckenbauer 1990, Parreira 1994, Jacquet 1998, Scolari 2002 e Lippi 2006) è andata esattamente così, con i giocatori che sapevano di essere guidati da un tecnico in partenza. Per questo le campane a morto per la Francia di Domenech non convincono, al netto dell'antipatia per il modo in cui la qualificazione è arrivata.
Messico
di Stefano Olivari
Squadra abbonata alle onorevoli eliminazioni agli ottavi di finale (i quarti raggiunti solo nelle due edizioni ospitate, 1970 e 1986, eliminato dagli azzurri e dalla Germania Ovest), il Messico sopravvissuto alla gestione Eriksson e consegnato alla buonissima minestra riscaldata Javier Aguirre potrebbe faticare nel timbrare il cartellino 2010.
Squadra abbonata alle onorevoli eliminazioni agli ottavi di finale (i quarti raggiunti solo nelle due edizioni ospitate, 1970 e 1986, eliminato dagli azzurri e dalla Germania Ovest), il Messico sopravvissuto alla gestione Eriksson e consegnato alla buonissima minestra riscaldata Javier Aguirre potrebbe faticare nel timbrare il cartellino 2010.
Sudafrica
Due o tre cose che pensiamo di ognuna delle trentadue finaliste mondiali, in ordine di apparizione sul campo. Senza retroscena, del resto ne conosciamo pochi anche di Inter e Milan che giocano sotto casa nostra, e senza la completezza degli 'Speciale Mondiali' che anche 'Donna Moderna' e 'Conoscere i funghi' questa settimana vendono in allegato. Partiamo ovviamente dal Sudafrica, in campo domani alle 16 contro il Messico, il cui girone (Francia, Uruguay e appunto Messico) è uguale a quello dell'Inghilterra 1966.
Circo nella miseria
di Stefano Olivari
I due poli dei commentatori, i nostri connazionali in Sudafrica e l'overdose da notizie curiose.
I due poli dei commentatori, i nostri connazionali in Sudafrica e l'overdose da notizie curiose.
Il Super Tele e i gattoni
di Simone Basso
Se non ve ne siete accorti, in questi giorni di giugno con il favore del sole pieno cominciano le Blatteriadi. Roba che non vi permette di distrarvi nemmeno per un attimo: l'onnipresenza mediatica dell'avvenimento è talmente straripante da inseguirvi come in un telefilm distopico, tipicamente inglese ("Hanging on in quiet desperation is the English way" cantò un gruppo di milionari capelluti nei seventies). Ci sono infatti momenti della giornata nei quali vi sentite nel mondo perfetto di "The Prisoner", con un numero sei inciso su una spilletta della giacca e una gran voglia di fuggire da quell'incubo colorato.
Se non ve ne siete accorti, in questi giorni di giugno con il favore del sole pieno cominciano le Blatteriadi. Roba che non vi permette di distrarvi nemmeno per un attimo: l'onnipresenza mediatica dell'avvenimento è talmente straripante da inseguirvi come in un telefilm distopico, tipicamente inglese ("Hanging on in quiet desperation is the English way" cantò un gruppo di milionari capelluti nei seventies). Ci sono infatti momenti della giornata nei quali vi sentite nel mondo perfetto di "The Prisoner", con un numero sei inciso su una spilletta della giacca e una gran voglia di fuggire da quell'incubo colorato.
L'Italia che stava aspettando Capello
di Libeccio
Il rinnovato amore per l'Inghilterra, la furbizia di Adriano, il declino di Buffon e l'incontro con Gianni Letta.
Il rinnovato amore per l'Inghilterra, la furbizia di Adriano, il declino di Buffon e l'incontro con Gianni Letta.
Ha ragione Calderoli
Cadiamo nella trappola di Calderoli o non ci cadiamo? Ci cadiamo, ovviamente, perché viviamo di parole. Poco da dire sul demagogico invito ai calciatori a tagliarsi i premi in questi tempi di crisi, un classico del pauperismo italico che vede nei soldi una colpa.
Il giorno della civetta
di Stefano Olivari
Prima del Roland Garros si poteva giocare Francesca Schiavone ‘coppa in mano’ a 200, ma dubitiamo che più dello 0,5% (100 diviso 200) del volume delle puntate sia finito sulla tennista milanese. Quindi ancora una volta i bookmaker sono rimasti vivi, grazie alle cosiddette quote civetta.
Prima del Roland Garros si poteva giocare Francesca Schiavone ‘coppa in mano’ a 200, ma dubitiamo che più dello 0,5% (100 diviso 200) del volume delle puntate sia finito sulla tennista milanese. Quindi ancora una volta i bookmaker sono rimasti vivi, grazie alle cosiddette quote civetta.
Il record amaro del Belgio
di Alec Cordolcini
Qualificazioni al Mondiale 1973, l'imbattibile difesa di Goethals prova a superare l'Olanda del calcio totale e quasi ci riesce. Anzi, a un certo punto ci riesce proprio...
Qualificazioni al Mondiale 1973, l'imbattibile difesa di Goethals prova a superare l'Olanda del calcio totale e quasi ci riesce. Anzi, a un certo punto ci riesce proprio...
Il magna in Italy
di Stefano Olivari
Solo i calciatori sono calati nel contesto sociale italiano, riproponendone pregi (pizza, mandolino, sole, madonne con bambino) e difetti. Quasi tutte le altre categorie di sportivi vivono di risultati, quando ci sono, e di confronti internazionali veri.
Solo i calciatori sono calati nel contesto sociale italiano, riproponendone pregi (pizza, mandolino, sole, madonne con bambino) e difetti. Quasi tutte le altre categorie di sportivi vivono di risultati, quando ci sono, e di confronti internazionali veri.
La grande casa di Galleani
di Oscar Eleni
Una bandiera ammainata, la difesa di Siena, Pianigiani insultato, i minuti dei giocatorini, la scelta di Consolini, la riforma di Meneghin. Voti a Galleani, Tanjevic, Gurioli, Sabatini, Peterson, Colombo, Facchini e Tola.
Una bandiera ammainata, la difesa di Siena, Pianigiani insultato, i minuti dei giocatorini, la scelta di Consolini, la riforma di Meneghin. Voti a Galleani, Tanjevic, Gurioli, Sabatini, Peterson, Colombo, Facchini e Tola.
Segni particolari: bellissima
di Marco Lombardo
Il trionfo di Francesca Schiavone al Roland Garros non ha solo un significato sportivo, perchè al netto del patriottismo va detto che è maturato in circostanze irripetibili. Ma questa vittoria è in realtà molto di più...
Il trionfo di Francesca Schiavone al Roland Garros non ha solo un significato sportivo, perchè al netto del patriottismo va detto che è maturato in circostanze irripetibili. Ma questa vittoria è in realtà molto di più...
La carica dei Cento
Lo schema 'If, then' scalda il cuore degli appassionati storia controfattuale e degli ex programmatori di Commodore 64. Però non si può applicare ad ogni settore della vita umana, dalla politica al calcio.
Il Muro di Sudafrica 2010
Visti i risultati del sondaggio e quindi certi di fare cosa gradita ai più attivi e reattivi fra di noi, proponiamo un muro dedicato solo al Mondiale e alle sue vicende collaterali. Non solo Italia, quindi, ma tutto il resto del delirio che sta per cominciare. Un muro a tempo, che chiuderà ovviamente pochi giorni dopo l'11 luglio ma che rimarrà in linea su Indiscreto per l'eternità come spin-off del Muro del Calcio. Perchè, siamo onesti, la nostra opinione su Grecia-Nigeria ci interessa più di Grecia-Nigeria...
Effetto Panatta, anzi Schiavone
Francesca Schiavone ha vinto un incredibile, con tutto il rispetto per il grande tennis espresso dalla partita contro la Na Li in avanti, Roland Garros soprattutto per lei stessa e per una carriera sempre a un passo dal podio nonostante i tanti complimenti che spesso si regalano ai perdenti di talento.
La barriera secondo Mwepu
di Stefano Olivari
Si può arrivare alla fase finale di un Mondiale senza conoscere le regole base del calcio? La risposta è sì, ricordando lo Zaire del 1974. I Leopards rappresentavano all’epoca davvero il meglio del calcio africano, oltre che una nazione che dello sport aveva capito il potenziale propagandistico.
Si può arrivare alla fase finale di un Mondiale senza conoscere le regole base del calcio? La risposta è sì, ricordando lo Zaire del 1974. I Leopards rappresentavano all’epoca davvero il meglio del calcio africano, oltre che una nazione che dello sport aveva capito il potenziale propagandistico.
L'innovativo Jabulani
Premesso che giochiamo senza problemi anche con i palloni che un tempo erano venduti insieme ai formaggini Tigre (grande esempio di collateral: ora non c'è più il pallone ma continuiamo a comprare il prodotto), non ricordiamo un Mondiale in cui il pallone non sia stato criticato dagli addetti ai lavori.
Gioco da Arkan
Primo giorno da allenatore della Fiorentina per Sinisa Mihajlovic, uno che ha voglia di calcio e non mira solo a fare il grande ex. Grottesche le polemiche sui suoi rapporti con Arkan, sintetizzate da un articolo di Adriano Sofri sul Foglio. Che il mandante di un omicidio sia considerato un maestro di etica, anche sportiva, accade solo in Italia.
Il doppio di una mezza vittoria
di Stefano Olivari
Essere in buone condizioni fisiche è un valore, non certo una colpa. Per questo quella nella prima semifinale del Roland Garros non è stata per Francesca Schiavone una mezza vittoria, pur con tutto il dispiacere per il modo con cui Elena Dementieva ha perso l'ultimo treno della carriera per vincere un torneo dello Slam.
Essere in buone condizioni fisiche è un valore, non certo una colpa. Per questo quella nella prima semifinale del Roland Garros non è stata per Francesca Schiavone una mezza vittoria, pur con tutto il dispiacere per il modo con cui Elena Dementieva ha perso l'ultimo treno della carriera per vincere un torneo dello Slam.
Il Paradiso che ci attende
di Simone Basso
Se ogni sport ha la sua Classicissima, la Nba ha una Doyenne con la carta d'identità truccata, ma che appare con una regolarità (anche in epoca di salary cap) rassicurante. Celtics-Lakers è la lanterna magica bergmaniana degli appassionati, lo divenne di prepotenza negli Ottanta quando la rivalità si rinnovò con nuovi eroi e tematiche diverse.
Se ogni sport ha la sua Classicissima, la Nba ha una Doyenne con la carta d'identità truccata, ma che appare con una regolarità (anche in epoca di salary cap) rassicurante. Celtics-Lakers è la lanterna magica bergmaniana degli appassionati, lo divenne di prepotenza negli Ottanta quando la rivalità si rinnovò con nuovi eroi e tematiche diverse.
Perso anche l'Eurofestival
di Alvaro Delmo
Mentre in Italia in molti si staranno leccando le ferite della mancata assegnazione dell'Europeo 2016, un altro importante evento continentale si è già svolto sabato sera. Il famigerato e ipercriticato Eurovision Song Contest (in Italia ribattezzato Eurofestival) ha infatti festeggiato la sua cinquantacinquesima edizione presso la Telenor Arena di Oslo davanti a 18.000 persone e con la consueta assenza italiana.
Mentre in Italia in molti si staranno leccando le ferite della mancata assegnazione dell'Europeo 2016, un altro importante evento continentale si è già svolto sabato sera. Il famigerato e ipercriticato Eurovision Song Contest (in Italia ribattezzato Eurofestival) ha infatti festeggiato la sua cinquantacinquesima edizione presso la Telenor Arena di Oslo davanti a 18.000 persone e con la consueta assenza italiana.
Banca Svizzera
Il Mondiale inizierà fra dieci giorni, ma è già il momento di prendere posizione per la fase a eliminazione diretta. Girando a nostro vantaggio una delle principali fonti di reddito dei bookmaker, cioè le quote da copertina sulle squadre che il torneo non lo vinceranno mai: per motivi tecnici, commerciali, politici.
Ogni cinquantasei anni
di Stefano Olivari
Meravigliosa Francesca Schiavone, dopo avere visto il modo in cui ha conquistato le semifinali del Roland Garros bisogna avere l'orgoglio della banalità. Il 1954, primo anno dell'era televisiva in Italia, era stato anche l'ultimo a vedere un'azzurra in semifinale in un torneo dello Slam.
Meravigliosa Francesca Schiavone, dopo avere visto il modo in cui ha conquistato le semifinali del Roland Garros bisogna avere l'orgoglio della banalità. Il 1954, primo anno dell'era televisiva in Italia, era stato anche l'ultimo a vedere un'azzurra in semifinale in un torneo dello Slam.
Ho accalappiato un pedatore
di Daniele D'Aquila
Difficile produrre una buona fiction sul calcio, in Italia così come in altri paesi dove il calcio è lo sport nazionale. Ancora più difficile farlo quando i protagonisti non recitano la parte del buon padre di famiglia, mettendosi a disposizione del mister e aspettando le inevitabili dieci finali...
Difficile produrre una buona fiction sul calcio, in Italia così come in altri paesi dove il calcio è lo sport nazionale. Ancora più difficile farlo quando i protagonisti non recitano la parte del buon padre di famiglia, mettendosi a disposizione del mister e aspettando le inevitabili dieci finali...
Tifosi su tutto
di Stefano Olivari
Periferia ovest di Milano, scuola elementare Cabrini (non Antonio ma Francesca), circa un'ora fa. Un italiano di religione ebraica, come si evinceva dal vestito, accompagna all'entrata i due figli. Passa un tamarro in motorino, uno che a occhio troverebbe ostica la lettura di Tuttosport, rallenta, si avvicina con fare minaccioso e poi urla: ''Assassini! Israele paese di terroristi''.
Periferia ovest di Milano, scuola elementare Cabrini (non Antonio ma Francesca), circa un'ora fa. Un italiano di religione ebraica, come si evinceva dal vestito, accompagna all'entrata i due figli. Passa un tamarro in motorino, uno che a occhio troverebbe ostica la lettura di Tuttosport, rallenta, si avvicina con fare minaccioso e poi urla: ''Assassini! Israele paese di terroristi''.
Agenti e sentimenti
di Oscar Eleni
Bisogna avere digerito davvero male se nella notte senti voci, se devi prendere spunto da un razionalista olandese che si chiama Baruch, o, magari, Beniamino Spinoza, per arrivare a questa semifinale impossibile fra Siena e Cantù con l’aforisma da bacio perugino: la paura non può essere senza speranza e la speranza senza paura. Eccolo il pensiero che, come la goccia, scava la pietra: vi sembra possibile una finale Cantù-Milano come sogna il Trinca Trinchieri?
Bisogna avere digerito davvero male se nella notte senti voci, se devi prendere spunto da un razionalista olandese che si chiama Baruch, o, magari, Beniamino Spinoza, per arrivare a questa semifinale impossibile fra Siena e Cantù con l’aforisma da bacio perugino: la paura non può essere senza speranza e la speranza senza paura. Eccolo il pensiero che, come la goccia, scava la pietra: vi sembra possibile una finale Cantù-Milano come sogna il Trinca Trinchieri?
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