Indegna conclusione

di Stefano Olivari
L'impazzimento dei commenti, che nella colonna dei più recenti si sono fermati per qualche giorno al 20 aprile nonostante nei singoli post da quella data ne siano stati scritti migliaia, per una volta non è dipeso dalla nostra incompetenza: così come prima tutto era rotto adesso quasi tutto funziona, il web rimane un mondo oscuro. Questo miserabile incidente è comunque stato la indegna conclusione di una stagione che invece è stata esaltante sotto molti aspetti. Una libertà di espressione impensabile nel giornalismo 'serio', un rapporto con i lettori inimmaginabile anche per i blogger più fortunati, un entusiasmo che è venuto meno solo a causa della ripetitività dei temi e del nostro modo di trattarli.

Anema e hardcore

di Simone Basso
Era l'anno simbolo di tutte le fobie dei movimenti post-punk, il 1984, e le cose non sarebbero state mai più le stesse. Ci fu un disco, suo malgrado, che fotografò alla perfezione il momento. Un'istantanea vagamente mossa: una Polaroid a colori di uno scarto, una vertigine, nella percezione del mondo esterno ormai alieno a dinamiche realmente umane. Gli Hüsker Dü colsero l'attimo e lo trasferirono su un vinile doppio firmato SST. Amarcord, gli Ottanta come ultimo (e unico?) decennio di libertà creativa nella cultura giovanile. La possibilità inebriante della costruzione di un pianeta parallelo a quello ufficiale. Ecco allora, ad Occidente, una pulsazione che coinvolse un paio di (de)generazioni; basterebbe snocciolare il bill dell'etichetta indipendente di Greg Ginn per spiegarlo in maniera efficace: oltre al combo di Saint Paul, Black Flag, Minutemen, Sonic Youth, Meat Puppets, Dinosaur Jr, Bad Brains. Musica differente per menti espanse, totalmente estranee al mainstream di allora che, grazie alla globalizzazione e a Mtv, si stava diffondendo nel mcworld.

Coca light

di Stefano Olivari
Di solito preferiamo le guardie ai ladri, detestiamo le discoteche, tireremmo sotto in macchina ubriachi e drogati prima che loro lo facciano con noi. Però il circo che è stato messo in piedi per incastrare qualche spacciatore di mezza tacca e qualche corruttore di provincia è purissima giustizia spettacolo, degna delle camionette in campo per il calcioscommesse 1980. Il nome di qualche personaggio televisivo serve a portare attenzione mediatica al lavoro della magistratura, i particolari privati sono invece fango puro visto che non è reato usare cocaina e nemmeno prostituirsi.

Dalla parte della moviola

Difficile trovare un nome più stupido di 'Cassazione' per la moviola ridimensionata che dalla prossima stagione la Rai proporrà ai suoi telespettatori, per la gioia delle emittenti concorrenti (il cui proprietario nomina i vertici Rai, ormai lo consideriamo un fatto normale). Ma il nome è comunque meglio del concetto che sottintende, che sarebbe il seguente: siccome non è possibile parlare in maniera civile o interessante degli episodi di una partita, allora non ne parliamo proprio e deleghiamo il giudizio sull'operato degli arbitri agli...arbitri.

La miniera dei pareggi

di Stefano Olivari
Fra i pareggi si trova la più alta percentuale di quote di valore nel calcio, nel senso di quote sbagliate a favore dello scommettitore. La ragione è semplice: per il meccanismo dell’allibraggio i bookmaker sono costretti a tenere più basse del dovuto le offerte sulla vittoria della favorita, specialmente quando la favorita è molto popolare (il classico Napoli sottoquotato è un buon esempio, ma per tutte le grandi tradizionali si segue la stessa logica), alzando nel contempo quelle degli altri due risultati.

I mediani e i mediocri

di Libeccio
Il conto presentato a Oriali, la normalizzazione di Benitez, il lungo addio di Balotelli, Berlusconi poco convinto e la mano sul cuore di Prandelli.

Puerto fortuna

di Simone Basso
Finisce il Tour, un pomeriggio di domenica, con Parigi vestita a festa e la saudade che ci assale: è l'ennesimo anno che se ne va rincorrendo le ruote veloci ma silenziose; cercando risposte mentre si vaga con la mente e lo sguardo su quel curioso spettacolo di mosconi bradicardici. Come se il volare tra le Alpi e i Pirenei ci consentisse l'accesso a una dimensione differente del pensiero, un non luogo con ritmi dilatati nel tempo e un respiro molto più umano, scrutando un orizzonte che vada oltre il tetto del vicino di casa.

Letture rivoluzionarie

di Oscar Eleni
Il disco di Coldebella, la lezione di Peterson, i pantaloni di Armani, l'euro di Sacrati, i collaboratori di Meneghin, la nazionale delle statistiche e i fondamentali dei veterani.

Tu chiamale se vuoi emozioni

di Dominique Antognoni
Sliding doors versione alle vongole. Il Milan batte il Varese 3-0 in una inutile amichevole estiva. Titoli. E' gia' bello il Milan di Allegri. Il Milan gia' vola. Super Milan. FantaMilan. Pato in forma scudetto. Di seguito, le analisi. Aria nuova nel Milan. Milan, schemi scudetto. Entusiasmo alle stelle. Inter, per la Champions ci siamo anche noi. Ed e' subito boom degli abbonamenti. I classici articoli dell'anno prima, con il nome della squadra che cambia a seconda del mercato di riferimento.

Effetto Cannavaro

Quella dell'Europeo sarà per Stefano Baldini l'ultima maratona della vita, a due anni da Pechino. Riflessioni di fine carriera sul perchè in Italia l'atletica di alto livello stia scomparendo, fra chi si attacca allo psicologo e chi semplicemente ha meno voglia di soffrire rispetto a un keniano. Nostro modesto parere: da almeno vent'anni l'atletica non ha più saputo vendere ai ragazzi un sistema etico, del genere 'noi siamo i migliori', ma ha solo distribuito qualche centinaio di posti di (non) lavoro a spese dei corpi militari. Parlando solo di soldi o di visibilità, un cadavere che faccia il venticinquesimo in un grande club di calcio vale più di Bolt.

Risarcimento per tutti

di Stefano Olivari
Gli sponsor della nazionale francese hanno chiesto una cifra intorno al milione di euro come risarcimento per la figura meschina, di immagine prima ancora che di (non) gioco, in Sudafrica. Non si tratta di un pizzicagnolo e di un assicuratore,  ma di Suez, Carrefour e Credit Agricole. E' un po' l'onda lunga di una cattiva coscienza nazionale, che pensa di nascondere problemi più seri dando mandato a Laurent Blanc di escludere i 23 convocati al Mondiale senza fare distinzioni fra chi vaffanculava Domenech e chi era lì senza altra colpa dell'essere fuori forma.

NBA concentrata

di Stefano Olivari
Andando a Miami e annunciandolo in quel modo grottesco LeBron James forse si infilerà al dito qualche anello (forse) ma ha rinunciato a soli 25 anni a concorrere al peraltro inesistente titolo di migliore di tutti i tempi. Vincere da pari grado di Wade sarebbe un'altra cosa che farlo da leader di una squadra forte ma con un allenatore non particolarmente versato per i giochi d'attacco (infatti Brown sarebbe stato cacciato a prescindere). Non consideriamo Bosh, per il quale vale il teorema Cucinotta: a forza di sentir dire che è un'attrice la definiamo tutti attrice, così come l'ex Raptor è ormai per definizione una stella. LeBron rimane comunque un grandissimo trend setter, anche se la concentrazione di campioni (i vari Big Three, Fab Four, eccetera sono esistiti in varie epoche) non l'ha inventata lui.

Il tempo delle mele

Parigi, 1980. La tredicenne Vic Berreton (Sophie Marceau) va al liceo e vive le solite storie di quell'età: innamoramenti platonici e non dichiarati, permessi per feste agognati, ore al telefono (fisso!). Borghesi e più incasinati di lei sono i genitori: il dentista insoddisfatto François (Claude Brasseur) e la disegnatrice in carriera Françoise. Il padre si concede un ultimo giro con una vecchia amante, ma non riesce a gestire la situazione e racconta tutto alla moglie. Che di lì a poco lo cornificherà con il professore di tedesco di Vic, prima dell'inevitabile riappacificazione finale (come avrebbe detto Casini, all'epoca più o meno il portaborse di Forlani: ''La famiglia, la famiglia, la famiglia!'').

Ottanta anni di Clerici

Sappiamo già che ci mancherà, il nostro amato 'Postumo in vita', anche se forse con il tennis è più facile essere leggeri e ironici rispetto ad ambiti in cui il pubblico pretende il sangue non solo dei vinti. Ironia ma anche malinconia e dolore per l'insensatezza dell'esistenza, una vena che nei romanzi (consigliabili quasi tutti i suoi, il nostro preferito è 'I gesti bianchi') si coglie ovviamente meglio che nelle telecronache. Da sottolineare, in questa intervista piena di stanchezza, il ricordo della degnazione con cui fu accolto allo Strega...

Ribery non farà il giurato

di Stefano Olivari
La nota vicenda delle escort di Ribery e Benzema è un caso politico? Questo ha detto Karl-Heinz Rummenigge, in maniera non proprio disinteressata visto che un Franck Ribery umanamente in caduta libera sarebbe una sciagura anche per il Bayern Monaco. Di sicuro per il momento non è una grande pubblicità per la Electronic Arts, visto che il penultimo Fifa per il mercato francese aveva come uomini immagine proprio lui e Benzema (mancava giusto Govou). Rummenigge ha spiegato che secondo lui c'era bisogno di un capro espiatorio per il disastro francese in Sudafrica e così è stato ingigantito a livello anche mediatico, oltre che giudiziario, un caso che già da mesi stava montando.

Fink la barca va

di Alec Cordolcini
Basilea troppo forte, Costanzo show, l'editto di Constantin, la salvezza del Thun e la speranza del Bellinzona. 

Io leggo positivo perché son vivo

Ci chiediamo seriamente cosa possa accadere a metà dei media italiani quando Berlusconi sarà all'altro mondo, magari prima dei 120 anni pronosticati da Don Verzé. Sarà un brutto colpo per le sue televisioni, senza più un partito politico che ne curi gli interessi in maniera morbidamente violenta, ma anche per giornali tifosi (pro ma soprattutto contro) che non saprebbero fare un titolo senza la sua battuta del giorno. Assistendo allo show di ieri a Milanello non ci sono venute in mente idee calcistiche, al di là della storia delle due punte (con cui si segna di più, con tre poi si va ancora meglio) e dell'imbarazzo con cui Galliani gli ha presentato i nuovi acquisti (il suo presidente non aveva la minima idea di chi fossero Yepes e Papastathopoulos, come del resto il novanta per cento dei tifosi). Però c'è di che meditare sulla lezione di giornalismo impartita ai presenti, quasi totalmente di area o aspiranti tali.

Il giurato spagnolo

di Stefano Olivari
Fra Totti e tutto ciò che non è Roma si sta combattendo ormai una guerra asimmetrica, nel senso che c'è in campo un solo esercito mentre quello avversario esiste solo in negativo. Cioè in quanto non romanista, una specie di armata del Male definibile come 'Quelli che ci odiano', che a seconda dei giorni prende le sembianze di Balotelli, Maroni, Capello, eccetera.

Quelli che si imbavagliano da soli

di Dominique Antognoni
I più attenti forse ricordano che qualche giorno fa c’è stato lo sciopero dei giornalisti italiani, l’ennesimo. Non entriamo nel merito, non abbiamo un'opinione, però siamo curiosi di sapere se contro la legge bavaglio abbia scioperato quel signore vicino all’età della pensione, sindacalista viscerale, che al Mondiale appena entrato Lippi in sala stampa dopo la disfatta contro la Slovacchia ha esordito così: “A nome di tutti vorrei ringraziare per i momenti vissuti insieme”. Sicuramente il momento più basso del giornalismo sportivo mondiale.

Meglio Paul di Costanzo

di Libeccio
Il basso profilo di Benitez, Diego da Atalanta, l'esperto in consulenze, la parabola di Giovinco, le ultimora su Dinho, il bene secondo Cragnotti e la resurrezione di Adriano.

Gli sfavoriti di solito perdono

di Stefano Olivari
La statistica è di solito buona consigliera, anche se l’analisi del passato rischia a volte di mettere in secondo piano le notizie del presente. Le decine di migliaia di giocate di cui teniamo conto non danno quindi indicazioni operative sul risultato di Koper-Dinamo Zagabria di stasera, ma sono fondamentali per non perdere soldi in maniera sistematica. Limitando il discorso al calcio, l’esperienza personale e soprattutto i dati dei bookmaker sui pay-out (la percentuale delle giocate totali che torna nelle tasche dei giocatori) dice chiaramente che al salire delle quote il vantaggio del banco aumenta in maniera esponenziale.

Ragazzi con il piumino

di Oscar Eleni
La classe di Crovetti, la bigiata di Aradori, il sistema romano, disperazione Fortitudo, Pianigiani ignorato e la finocchiona che dà speranza.

Uomini di serie B

La storia di Caster Semenya è fondamentalmente triste: non la solita vicenda di furbizia e di doping, magari anche 'solo' ormonale, ma una condizione di sospetto ermafroditismo che al di là degli aspetti giuridici rende difficilmente presentabile la ragazza sudafricana fra le donne presunte normali. Ieri in Finlandia l'ottocentista campione del mondo ha corso e vinto la sua seconda gara dopo il rientro, rimanendo di oltre sette secondi lontana dal suo personale: dopo le polemiche e lo stop, da due settimane la federazione internazionale (dopo imprecisabili 'test') le ha infatti permesso di tornare alle gare in questa stagione senza eventi planetari.

Un amore da 75 euro

di Stefano Olivari
L'espulsione della Fortitudo Bologna non solo dalla Legadue, ma da qualsiasi campionato (fintamente) dilettantistico nazionale, oltre alle solite considerazioni sul basket italiano ne suggerisce anche qualcuna nuova. Le solite sono, appunto, le solite: uno stato di reiterata insolvenza nei confronti dei giocatori e dei fornitori in generale (la rotazione frenetica dei nomi ha l'unico scopo di non pagare quelli della tornata precedente), un patron con più promesse che soldi (l'incredibile Sacrati), sponsorizzazioni inesistenti o di piccolo calibro, promesse megalomani basate su progetti immobiliari che farebbero ridere anche rapportati al calcio.

A qualcuno non piace caldo

di Simone Basso
Benvenuti nel caos primordiale del Tour, alla settimana clou che deciderà la Festa di Luglio. La tappa della Madeleine, come volevasi (non) dimostrare, ha riaggiornato il paradigma delle Alpi decisive e l'eroismo collettivo di un plotone spalmato sulle stradi bollenti della Savoia. Il solleone, una beffa nel bel mezzo di uno scenario bucolico, provvede a una selezione impietosa: quelli in fondo, gli intoccabili mai inquadrati in mondovisione, senza borracce e assistenza hanno ringraziato il buon cuore degli spettatori. Acqua più o meno fresca, un sorso di Coca Cola (che nel deserto dell'acido lattico diventa champagne..) e una spintarella per tutti.

Catene in replica

di Stefano Olivari
Lunedì il principale canale Mondiale di Sky, in parole povere il 205, tornerà ad essere Supercalcio. E fin qui siamo all'ordinaria informazione 'di servizio' dei giornali che a fianco a questi arguti trafiletti ospitano casualmente la pubblicità di Sky. Chiusura in bellezza, domenica, con una maratona con tutti i faticosi uno a zero della Spagna campione. La cattiva notizia è che ovviamente per un mese Supercalcio sarà quasi totalmente un canale di repliche, come del resto gli altri di Sky Sport fatta eccezione per qualche tristissima amichevole e qualche torneo di golf (che i golfisti veri non guardano, peraltro: il golf in tivù piace soprattutto a noi in canottiera, Cipster e Sprite).

Parlando con l'amico Andrea abbiamo oggi avuto un momento di sconforto pensando che gli A-ha daranno l'addio alle scene il prossimo 4 dicembre...

Villa diviso quattro

Come si dice in italiano 'truffa'? Ah, sì, truffa. Ancora però ci deve venire in mente una definizione per quanto accaduto a molti scommettitori italiani sul miglior marcatore del Mondiale. In quattro hanno concluso a pari merito (Muller, Villa, Forlan e Sneijder) come vincitori, tutti a cinque gol. Ma per la Fifa il capocannoniere è Muller, che ai cinque gol ha aggiunto anche tre assist.

E' mancata la fantasia di Baggio

di Stefano Olivari
Ultimo articolo sul Mondiale prima di ributtarci sulle solite cose o anche su niente, perchè non è obbligatorio avere sempre un'opinione. A meno che non ti paghino, nel qual caso con un buon arrangiamento si possono proporre godibili cover. Ci mancano già da morire le partite senza bisogno del doping del tifo, ma ce ne faremo una ragione. Per lenire il dolore proviamo a elencare le poche idee generali che ci sono rimaste dentro e che non ci abbandoneranno tanto facilmente. Mai visto qualcuno cambiare opinione in materia calcistica.

Avanti polpo

di Libeccio
Il pacco Kakà, le interviste juventine a pagamento, il mercato di Cannavaro, il mistero di Balotelli in partenza, la buonuscita dei Sensi e la competenza di Paul.

Lo spettacolo di Spagna-Olanda

di Stefano Olivari
Sulla carta l’1,02 del Salisburgo oggi pomeriggio potrebbe essere una scommessa ‘buona’ quanto l’1,40 della Dinamo Zagabria, se giudicassimo le squadre e le loro avversarie solo in base alla fama. Resiste però il pregiudizio che ci siano scommesse più tecniche rispetto al risultato: in particolare quando si parla degli Over/Under (di solito 2,5 gol totali), che danno l’illusione di saper leggere una partita meglio dei quotisti.

Sognando con il tatuato

di Dominique Antognoni
L'unico effetto negativo della fine del Mondiale è la proliferazione degli articoli per ingannare i tifosi, fra la vecchia gloria che non molla mai e il giovane che avrà un luminoso futuro. Della seconda categoria fa giornalisticamente, ma non calcisticamente, parte Cristian Daminuta. Il centrocampista che insieme a Filkor e Fossati sta per passare, per sette milioni complessivi (!!!) dall'Inter al Milan. Società ufficialmente avversarie ma in realtà da sempre molto unite quando c'è da scambiarsi sconosciuti per esigenze di bilancio. L'aspetto divertente della questione non è quello calcistico, perchè a queste operazioni siano ormai abituati, ma quello mediatico. Comunque questi ragazzi sarenno funzionali a qualche articolo e qualche servizio sulla nuova politica dei giovani che caratterizzerà il Milan negli anni a venire (sarà per questo che Oddo ha prolungato di un anno). 

Il calcio batte i calci

Vince chi prova a giocare a calcio, cosa che non sempre accade. Perde l'intimidazione fisica, tollerata da un arbitro di qualità ma nell'occasione più importante disastroso. Pareggiano gli stili di gioco, quello avvolgente e quello equilibrato, entrambi penalizzati dalle forze ormai al minimo. La Spagna campione del mondo è comunque un messaggio positivo che va oltre una finale piena di episodi, che ogni minuto sembravano far cambiare direzione al risultato.

Il terzo posto più vero

di Stefano Olivari
Per niente malinconica e per niente amichevole, Germania-Uruguay è stata probabilmente la più vera delle finali per il terzo posto nella storia del Mondiale. Entrambe hanno dato il massimo, con la cattiveria giusta e senza rimpianti: è evidente che con Muller e Suarez le semifinali sarebbero potute andare in maniera diversa, ma in fondo nella vita tutto sarebbe potuto andare in maniera diversa. La Germania, senza Podolski e l'infortunato Klose, è stata costantemente più aggressiva pur non avendo in Cacau la punta con le caratteristiche giuste per valorizzare la pressione sulle fasce. Il futuro campione Ozil meglio che nelle ultime due partite, ma molto stanco. L'eroico, perchè il mondo del calcio rispetto al 1970 è leggermente cambiato, Uruguay di Tabarez ha giocato la sua partita meno contratta trovando anche il miglior Cavani del torneo.

Roubaix di luglio

di Simone Basso
Sabato, primo avvistamento alpino al Tour de France: si entra nello Jura e comincia la rumba; niente di clamoroso in quanto a pendenze, ma avviso di chiamata per i ras del plotone. Settimana di avvio tutt'altro che decorativa: abituati a Grande Boucle con un incipit bloccato dalle ruote veloci, ci eravamo dimenticati del fascino meraviglioso dei tulipani (proponiamo partenze di Grandi Giri, a rotazione, nella terra che fu di Bosch..) e di quello sadomasochistico del pavè. Eppure, in alcune edizioni dei Settanta e (soprattutto) degli Ottanta, i tratti di porfido resero indimenticabili quelle annate: ecco dunque finalmente i tappisti, che ad aprile la Roubaix non la guardano nemmeno alla tivù, costretti a spaventarsi delle mischie rugbistiche nell'approccio al Ballo di San Vito. Ne è uscita una frazione stupenda, simile per intensità a quella fangosa di Montalcino al Giro: nelle polveri poco sottili alzate dagli sfregaselle, il deserto dei barbari, abbiamo letto le viscere del ciclismo prossimo venturo. Che sarà di una poetica simile a Chessex: un folle alternarsi, selvaggio, tra tradizione e avanguardia.

La classe di Sabrina

di Alvaro Delmo
Giovedì sera ci siamo seduti entusiasti davanti alla televisione attendendo la prima puntata di Mitici '80, trasmissione condotta su Italia 1 da Sabrina Salerno e (apparentemente) dedicata al decennio d'oro. Ammettiamo di essere rimasti un po' delusi dai servizi, in gran parte troppo lunghi e pedanti, con la scusa di un confronto tra ieri e oggi (quello finale con le domande sul sesso è stato il peggiore, ci sarebbe anche qualcosa da dire sui 'ragazzi' intervistati) e astutamente scollacciati (vedi la 'pupa' che doveva imitare personaggi irripetibili come Samantha Fox). Ci ha fatto invece piacere rivedere Tinì Cansino, Enzo Braschi e alcuni filmati del Drive In, nonché una sincera Lory Del Santo che ha spiegato perfettamente i meccanismi dell'immagine come veicolo promozionale. Per il resto di anni '80 c'era ben poco altro, accenni di canzoni a parte.

Ha vinto Michael Jordan

di Stefano Olivari
LeBron James ha fatto un errore, anche se nel giugno 2011 dovesse festeggiare il suo primo titolo NBA insieme ai neo-compagni Wade e Bosh. Perchè questo suo primo titolo, peraltro tutto da conquistare prima di arrivare ai Lakers da three-peat passando per una Eastern Conference che sta molto migliorando, non avrebbe niente di jordaniano. Niente di male, ma messe a posto venti generazioni future si gioca anche per l'immagine e la gloria. Non è un caso che stanotte Espn subito dopo l'annuncio in diretta di LBJ (in un contesto tristissimo, con la canottiera che spuntava dalla camicia), abbia mandato in onda immagini di Jordan con annessi commenti sul valore dei suoi primi Bulls da titolo.

Vince la quantità

Confrontare le statistiche dei professionisti con quelle dei dilettanti è sempre utile, soprattutto in un periodo da giocate occasionali come quello del Mondiale di calcio. Bisogna precisare che la fonte sono i bookmaker, che tengono monitorati gruppi di giocatori ben precisi (che dei propri dati sono giustamente gelosissimi).

Meglio degli uno a zero

di Stefano Olivari
Il Mondiale avrà il suo ottavo vincitore diverso, su diciannove edizioni non è in fondo una cattiva statistica. L'unica manifestazione davvero planetaria magari non proporrà il miglior calcio possibile, ma di sicuro è l'unica a regalare emozioni vere anche a chi non è legato ad una delle due squadre in campo. A quale interista frega del Werder Brema? A quale juventino importa delle vicende del Villarreal? Dubitiamo invece che qualcuno si sia staccato dalla visione di Spagna-Germania, anche solo per andare a prendere nella dispensa qualche nutriente Tuc. Poi si gioca anche a calcio e la Spagna lo fa come nessuno al mondo, meritando di arrivare alla finale come favorita al di là dei tre uno a zero consecutivi (Portogallo, Paraguay e adesso Germania) che ce l'hanno portata e che non le rendono giustizia.

Il circo che ha bisogno dei Maradona

di Dominique Antognoni
Abbiamo poco da dire sul Mondiale, al di là del fatto che ne abbiamo visto quasi tutte le partite (ma solo perché non c'era altro calcio guardabile in giro). Un motivo per esultare però lo abbiamo trovato. Abbiamo sentito, visceralmente, una gioia infinita per l’umiliazione subita da Maradona e da tutto il sistema mediatico schiavo del personaggio. Guardate Diego come calcia, guardate Diego come stringe la manina alla nipotina, guardate Diego come si commuove. Gli stessi che magari in privato si rendono comnto di come sia ridotta una squadra potenzialmente grandissima come l’Argentina, con un obeso ex drogato in panchina. Uno che non riesce a motivare se stesso, figurarsi gli altri. Abbiamo esultato per lo 0 a 4 strameritato di Maradona contro i tedeschi più che per il rendimento scadente in nazionale di coloro che si e ci esaltano per dieci mesi con il club. Non certo perchè ce l'abbiamo con Maradona, che da calciatore ha regalato gioie immense, ma perchè adesso uno come lui è l'ideale per il temino dell'inviato che dell'Argentina conosce a malapena quattro giocatori. Letto anche un elogio del destro (del destro) di Messi, su un quotidiano una volta glorioso...

Legittimando il risultato

di Stefano Olivari
Ci sono cose che i soldi e la retorica dell'uguaglianza, nel senso di appiattimento delle differenze, non potrranno mai comprare. La cultura, l'identità, il senso della storia anche (per non dire soprattutto) negli epigoni più modesti. Nella semifinale mondiale dell'Uruguay, in un calcio dove è molto più difficile emergere rispetto al 1930 o al 1950, c'è stato tutto questo e non solo per gli ultimi disperati quattro minuti alla ricerca di un tre a tre che in almeno due situazioni è sembrato potersi concretizzare. L'Olanda ha confermato la sua forza, da metà campo in su, e la sua capacità di cambiare ritmo schiacciando un tasto: utile per fare strada in un torneo dove tutti vogliono esserci, pericoloso quando ti trovi di fronte un carattere da Uruguay.

Moratti due volte al dì

di Libeccio
Prandelli noioso, la Juventus di Motta, le motivazioni di Benitez, interisti tramortiti, il palcoscenico di Mourinho, il risarcimento per l'Olanda e la delusione africana.

Tutto il resto è noia

di Simone Basso
Il pistolero più bravo, mancino manacorino, si aggira tra le sterpaglie e la sabbia del Campo Centrale; osserva preoccupato le tribune, non vede Eastwood e Volontè, e prosegue rinsavito: nessun fucile nei paraggi. Wimbledon 2010 ci consegna un tir di riflessioni: il federerismo, annunciato da mesi in ritirata, si eclissa ufficialmente; è tempo di interregno nadalista, sulla cui durata potremmo scommettere solo sapendo lo stato di usura delle ginocchia del buon Rafa. Nadal, in futuro, dovrà programmarsi meglio, diradando le occasioni di testare le giunture del suo macchinario bellico. Domenica di intenso allenamento agonistico o poco più: Tommasino Berdych, pur opposto a un avversario meno devastante di quello osservato nei due turni precedenti, ha dimostrato di patire le alte quote di una finale. La più insignificante dai tempi di Hewitt-Nalbandian 2002, che si inserisce in un torneo non certo esaltante dal punto di vista tecnico e spettacolare: la colpa non è sicuramente di Nadal, utilizzatore finale perfetto di una situazione ambientale che si è evoluta (?) nell'ultimo decennio. Il cyber tennis dell'iberico è qualcosa che, col passare dei lustri, potrebbe portare a sviluppi clamorosi: il nadalismo, una scienza che psicosomatizza la vittoria, spiegato ai bambini.

Il ritmo di Gepy

di Alvaro Delmo
Nei giorni scorsi è mancato Giampiero Scalamogna, in arte Gepy & Gepy. Al di là dei coccodrilli di rito, che abbiamo letto anche su diversi quotidiani online, vogliamo proporre su Indiscreto un intervento volutamente non finalizzato a ripercorrere la carriera del massiccio interprete e autore romano (tra l'altro anche grande tifoso della Roma, per la quale aveva scritto uno degli inni ufficiali) focalizzandoci piuttosto su un suo strepitoso album del 1979 intitolato Body to Body da cui venne estratto l'omonimo singolo, grande successo anche oltreoceano. Di questa raccolta ci piace parlare perché rappresenta uno dei casi importanti di disco music italiana di caratura internazionale, antecedente l'avvento della italo dance che spopolò negli anni a seguire. Un'opera caratterizzata da ritmiche pulsanti, funky, e da un uso degli archi che allora la faceva da padrone in questo tipo di produzioni.

Selva oscura

di Oscar Eleni
Il Palio di Minucci, le epurazioni alla Proli, i Knicks a San Siro. Pensieri sparsi su Atripaldi, Mantica, Porlaluppi, Benetton, Tanjevic, Petrucci, Facchini, Cantù, Pini e Fortitudo.

Ritorno a Casillas

Cardozo come Gyan, rigori che avrebbero potuto cambiare la storia. Poi i profeti del dopo possono anche avere trovato una superiorità netta della Spagna, che come costruzione di gioco c'è anche sicuramente stata, ma per il Paraguay questa occasione perduta rimarrà un rimpianto eterno.

Stecca di Bilardo

di Stefano Olivari
Gli antipatizzanti di Maradona sarebbero stati contenti in ogni caso, perchè con un'Argentina campione del mondo avrebbero dato ogni merito a Carlos Bilardo. Proprio l'ex c.t. campione 1986 e vicecampione 1990, direttore tecnico della nazionale e secondo molti unica mente tattica di quello che si è poi visto in campo. Di sicuro in rapporto al talento diffuso, nemmeno paragonabile a quello del 1986 o del 1990, questa Argentina sarà ricordata come la peggiore della storia e purtroppo per Maradona la faccia del fallimento sarà solo quella di Maradona.

La storia siamo noi

Una piccolissima nazione, grande solo nel calcio, contro un continente intero. Questi secondo la retorica del cosiddetto 'new football writing', la corrente letteraria (nei paesi dove esiste una letteratura sportiva, in altri siamo a 'Super Mou' e 'Pato con il Diavolo') che trova significati geopolitici anche nella più insulsa delle rimesse laterali o in una strizzata d'occhio di un terzino che magari è solo un tic nervoso. Secondo noi a Johannesburg si sono viste due grandi squadre, Uruguay e Ghana, che le hanno provate tutte per vincere a dispetto della propria natura difensivistica e della tensione di chi sa che non avrebbe avuto più un'occasione simile nei successivi cento anni.

In Brasile non ci sono più giovani

di Stefano Olivari
Impossibile non amare il Mondiale finché ci saranno quarti di finale come Olanda-Brasile, l'instant-classic che tutti aspettavamo perchè per entrare nella leggenda tutti devono avere nomi da leggenda. E' la crudele legge del marchio: Brasile-Cile e Olanda-Slovacchia saranno sempre un'altra cosa. Partita di una intensità clamorosa, quella di Port Elizabeth, su cui è possibile dire tutto ed il suo contrario. Non può essere smentito chi afferma che la squadra di Dunga abbia dominato in ogni settore due terzi del match, costruendo poche occasioni per il raddoppio ma rimanendo in controllo costante di un'Olanda dove Sneijder sembrava infortunato e l'entrata obbligata di Ooijer aveva fatto traballare un difesa fin lì perfetta. Non può essere smentito chi afferma che l'Olanda nemmeno nei momenti più duri ha rinunciato al suo sistema di gioco, pareggiando in maniera fortunosa grazie alla coppia Julio Cesar-Felipe Melo ma poi sull'uno a uno prendendo in mano la partita con una delle più belle mezzore della sua storia che pure di belle mezzore ne ha avute tante.

Il ciclista cosmico

di Simone Basso
Introduzione bizzarra al Tour de France 2010, dedicata al prigioniero politico più divertito della storia dello sport; un Solzenicyn che viaggia in Porsche. Non sopportando più le analisi delle tappe e le liste dei protagonisti, consigliamo il fai da te per l'edizione numero novantasette che partirà da Rotterdam: avendo osservato cose assurde, tipo L'Alpe d'Huez al Delfinato percorsa con i tempi degli anni Ottanta, dedichiamo un omaggio a un'era farmacologicamente imbattibile, vergando l'apologia del più grande talento di quell'epopea shakespeariana, bellissima e tragica. Jan Ullrich, i Novanta, Epolandia e tante altre storielle.

Un giorno succede

di Marco Lombardo
Infatti un giorno succede: «Ricordo che una volta parlando con Wayne Ferreira mi ha detto che faceva sempre serve and volley sulla prima di servizio e 50% sulla seconda. E che verso la fine della sua carriera a Wimbledon, era solito fare serve and volley 50% sulla prima e non più sulla seconda. Ti chiedi: come è successo questo nel mondo?». Infatti un giorno è successo, ieri, il giorno in cui Roger Federer è uscito da Wimbledon come uno qualunque, anzi peggio, perché l’applauso che il campo centrale gli ha dedicato alla fine sembrava quello destinato a un reduce, l’atto di saluto estremo per l’attore di tante finali. Sette consecutive, per la precisione, con l’unica sconfitta subita nel 2008 contro Nadal, il match più bello di sempre che Federer non ha mai voluto rivedere. E chissà adesso quanto ci metterà Roger a guardare il suo nome uscire dal giardino di casa.

L'Altra Milano un anno dopo

di Stefano Olivari
Esattamente un anno fa abbiamo vissuto il giorno più bello della nostra vita, presentando un libro velleitario e costosissimo scritto insieme all'amico Giorgio Specchia. Velleitario perchè aveva l'ambizione di raccontare la pallacanestro italiana degli anni Sessanta e Settanta attraverso le vicende di una squadra sfigatissima e nemmeno romantica: una squadra come tante, senza la pretesa di avere storie uniche e personaggi meravigliosi. Costosissimo perchè ovviamente mancavano le fonti ed ogni pagina è stata frutto di ricerche, colloqui e interviste con i protagonisti dell'epoca. Nell'era di Wikipedia e del copia & incolla, per noi una boccata d'aria. Visto che si lavora (anche) per arrivare alla fine del mese, un lavoro simile ci sarebbe convenuto farlo su Inter o Juventus, non certo su una realtà che nel suo ultimo anno in serie A faceva fatica a portare al Palalido un migliaio di persone. E stiamo parlando di trenta anni fa, in un'era pre internet e pre quasi tutto, quando alla domenica pomeriggio anche a Milano non c'erano molte altre alternative. Costosissimo anche perchè la nostra inconsistenza imprenditoriale ci ha fatto sbattere contro prezzi di produzione da catalogo d'arte e solo il dio del basket ci ha impedito di essere truffati da librai più o meno amanti dello sport che meritano ampiamente di essere travolti da Amazon.